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Tra domenica e lunedì ben due cavi sottomarini di comunicazione sono stati troncati nel Mar Baltico. Il primo, un collegamento internet di 218 km tra la Lituania e l’isola svedese di Gotland ,è andato fuori servizio intorno alle 9 del mattino di domenica, ora italiana; il secondo, un cavo di 1200 km che collega Helsinki al porto tedesco di Rostock, denominato C-Lion1, ha smesso di funzionare intorno alle 3 del mattino di lunedì, come ha affermato la società statale finlandese di sicurezza informatica e telecomunicazioni Cinia.

Finlandia e Germania hanno dichiarato congiuntamente di essere “profondamente preoccupate per il cavo sottomarino reciso” e di stare indagando su “un incidente (che) solleva immediatamente sospetti di danni intenzionali”.

“È assolutamente fondamentale che venga chiarito il motivo per cui attualmente abbiamo due cavi nel Mar Baltico che non funzionano”, ha detto Carl-Oskar Bohlin, ministro della Difesa civile svedese. Samuli Bergstrom, responsabile delle comunicazioni presso il Finnish National Cyber Security Center Traficom, ha invece affermato che le ragioni dell’interruzione sul cavo tra Finlandia e Germania sono in fase di indagine e che tali interruzioni si verificano di tanto in tanto per diverse ragioni: ad esempio, sono soggette a condizioni meteorologiche e danni causati dalle navi.

A tal proposito il maggior indiziato per il danno al cavo C-Lion1 potrebbe proprio essere un mercantile cinese, la MV Yi Peng 3, uscita dal Baltico nella giornata di martedì. Questa connessione dati sottomarina è stata commissionata nel 2016 ed è l’unico cavo di comunicazione che va dalla Finlandia all’Europa centrale.

Nel corso degli ultimi anni ci sono state diverse troncature a cavi e condotte sottomarine, che sollevano sospetti di atti di sabotaggio. Nell’ottobre 2023, il gasdotto Balticconnector tra Finlandia ed Estonia è stato danneggiato in quello che le autorità finlandesi all’epoca hanno dichiarato essere stato probabilmente un atto deliberato. Tuttavia, Helsinki e Pechino sono impegnate in colloqui diplomatici dall’ottobre dell’anno scorso sul possibile ruolo di una nave cargo registrata a Hong Kong nei danni causati al gasdotto. Sempre nell’ottobre 2023, la Svezia ha riferito che anche un cavo sottomarino con l’Estonia era stato danneggiato. Retrocedendo nel tempo, si ricorda l’ormai acclarato attacco ai gasdotti Nord Stream, sempre nel Mar Baltico, avvenuto a settembre 2022, ma prima del conflitto in Ucraina, che sembra abbia scatenato una serie di incidenti sospetti ai cablaggi sottomarini, ci sono stati altri casi simili.

A novembre 2021 una lunga porzione di un sensore sottomarino a cavo del sistema di sorveglianza LoVe (Lofoten-Vesteralen) era stata tagliata e asportata, e pochi mesi dopo, a gennaio 2022, uno dei due cavi in fibra ottica che collega la Norvegia alle isole Svalbard, lo Svalbard Undersea Cable System, era stato tranciato. La polizia norvegese, che ha indagato su quanto accaduto nell’ultimo caso, dopo un mese ha affermato che, in base alle prove raccolte, si è trattato di attività umana, quindi si è aperta la possibilità di un atto deliberato, fermo restando la se pur remota – viste le profondità in gioco – possibilità di un incidente.

La “guerra” ai cablaggi e condutture sottomarine rientra nelle attività militari svolte nella “zona grigia” dei conflitti, ovvero in quelle azioni spesso di difficile attribuzione come in questo caso volte a ottenere dei vantaggi (anche politici): fondamentalmente un atto di guerra ibrida.

Queste infrastrutture sono fondamentali per la sicurezza di un Paese, e in particolare al giorno d’oggi tra il 97 e il 99% del traffico dei dati passa per cavi sottomarini. In un mondo iperconnesso, dove oltre alle nostre mail e conversazioni, le transazioni finanziarie internazionali sfruttano questi cablaggi, si capisce bene l’importanza delle stesse soprattutto in relazione alla loro fragilità intrinseca, ampiamente dimostrata da questi casi.

L’Italia è stata tra i primi Paesi a capire la necessità di sorvegliare e proteggere le infrastrutture sottomarine nazionali, e in questo senso ha avviato una missione che coinvolge la Marina Militare per questo scopo, sebbene allo stato attuale sia praticamente impossibile garantire al 100% che un cavo sottomarino o una conduttura di altro tipo sia messa in sicurezza: sorvegliare in modo continuativo cablaggi lunghi centinaia o migliaia di chilometri nelle profondità marine è una sfida tecnologica e operativa non indifferente.

Da quest’ultimo punto di vista il nostro Paese, che ha finalmente compreso l’importanza del dominio sottomarino, ha avviato programmi di ricerca connessi al nuovo Polo Nazionale della dimensione Subacquea (PNS) di La Spezia che possono trovare applicazioni anche in questo senso.

La tematica è quindi fortemente d’attualità, al punto che, come affermato da tempo, la NATO dovrebbe concepire formalmente la nascita del nuovo dominio subacqueo (o underwater) – oltre ai cinque canonici (sea, air, land, cyber, space) – stante le nuove tecnologie che permettono di ampliare il raggio d’azione delle operazioni e stante l’attuale panorama delle infrastrutture sottomarine.

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