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	<title>Marco Gombacci Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 10 Nov 2020 12:13:00 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Marco Gombacci Archives - InsideOver</title>
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		<title>Nagorno Karabakh, la guerra che si vuole dimenticare</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nagorno-karabakh-la-guerra-che-si-vuole-dimenticare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Gombacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Nov 2020 08:37:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Nagorno Karabakh]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1441" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/soldato-armeno-prega-per-suo-fratello-deceduto-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/soldato-armeno-prega-per-suo-fratello-deceduto-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/soldato-armeno-prega-per-suo-fratello-deceduto-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/soldato-armeno-prega-per-suo-fratello-deceduto-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/soldato-armeno-prega-per-suo-fratello-deceduto-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/soldato-armeno-prega-per-suo-fratello-deceduto-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/soldato-armeno-prega-per-suo-fratello-deceduto-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/soldato-armeno-prega-per-suo-fratello-deceduto-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>(Martuni, Nagorno Karabakh) Solo una cosa spaventa di più dell’incessante fuoco dell’artiglieria azera: il ronzio dei droni che al suonare delle sirene d’allarme giungono a terrorizzare quei pochi civili che hanno deciso di non rifugiarsi a Erevan, capitale di quell’Armenia che dal 27 settembre scorso sta combattendo una feroce guerra contro l’Azerbaigian, suo nemico di sempre. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/nagorno-karabakh-la-guerra-che-si-vuole-dimenticare.html">[...]</a></p>
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<p>Siamo nel Nagorno Karabakh, un territorio conteso tra Armenia e Azerbaigian dove da più di un mese si combatte nelle trincee, sotto il fuoco dell’artiglieria nemica, per espugnare un fazzoletto di terra in più o in meno. Come sulla linea del Piave, i soldati armeni che ci accompagnano al fronte su una vecchia Lada anni ’60 di fabbricazione sovietica continuano a ripeterci che per loro non esiste nessuna resa. &#8220;È compito nostro difendere questa terra&#8221;, ci dice il soldato semplice Hyak, 31 anni. &#8220;Se i politici avessero voluto, avrebbero già trovato una soluzione diplomatica. Non crediamo più alla politica. Tocca a noi stare in trincea&#8221;, continua il militare lanciando anche una stoccata alla <strong>diaspora armena</strong>: &#8220;Ci servono gli aiuti concreti delle comunità di tutto mondo, non solo i like su Facebook&#8221;.</p>
<p>Guidando con i finestrini aperti per sentire gli eventuali rumori di droni in avvicinamento, incrociamo dei veicoli militari che ritornano dal fronte. Hanno un’enorme croce bianca disegnata sul cruscotto anteriore per farsi riconoscere dall’artiglieria armena e evitare così il fuoco amico. &#8220;È un’usanza che portiamo avanti sin dalla guerra degli anni Novanta&#8221;, ci dice la nostra guida. &#8220;Gli azerbaigiani &#8211; mussulmani &#8211; non metterebbero mai una croce sulle proprie vetture&#8221;, specifica quasi sorridendo.</p>
<p>A Martuni &#8211; che in armeno significa &#8220;la città pronta a combattere&#8221; &#8211; le cicatrici della guerra degli ultimi anni sono evidenti: crateri di bombe che troncano le strade, scuole abbandonate, edifici distrutti o crivellati da colpi come se fosse Sarajevo. Gli uomini e i ragazzi sono al fronte, le donne e bambini si sono rifugiati lontano e sono gli anziani a presidiare il villaggio. Dei 5mila abitanti ne rimangono solo cinquecento. L’abbigliamento di alcuni degli irriducibili anziani che incontriamo per strada, composto da divisa militare, sacchi della spesa, pantofole e a tracolla un <strong>AK-47 Kalashnikov</strong>, è il segno della loro convivenza con la guerra: una giornata scandita da impegni quotidiani con il rumore incessante dei bombardamenti che ormai non li sconvolge più.</p>
<p>Dei colpi di mortaio si avvicinano con il loro tuono quasi assordante. C’è chi si rannicchia, chi si guarda intorno impaurito, ma loro no. Gli anziani rimangono fermi, in piedi come delle rocce con la loro faccia scalfita e i loro occhi consapevoli che noi ospiti siamo destinati a ripartire a breve, mentre loro rimarranno davanti alla loro casa, sotto le bombe, con le pantofole e il kalashnikov sotto braccio. Così è stato sin dal 1991 e così sarà anche oggi.</p>
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<p>Sempre a bordo dell’irreprensibile Lada con la scritta <em>Press</em> ben visibile su tutti i lati dell’automobile, decidiamo di spingerci ancora più vicini alla prima linea. Ci fermiamo ad un blocco, corriamo tra una trincea e l’altra per raggiungere un avamposto a qualche kilometro dalla strada. Bisogna tenere la testa bassa e rispettare un distanziamento di un paio di metri gli uni dagli altri, non in ossequio a qualche regola imposta dal Covid19, ma per evitare di diventare l’obiettivo prediletto dei <strong><em>Bayraktar</em></strong>, droni di fabbricazione turca che stanno decimando l’artiglieria armena sin dall’inizio del conflitto.</p>
<p>In un bunker, soldati parlano concitatamene al telefono, in armeno. Sebbene la discussione sia incomprensibile, le loro facce sono facilmente decifrabili e le notizie dal fronte non sembrano ottime. Ci ordinano di sbrigarci poiché abbiamo ancora poco tempo per uscire dalle trincee e correre qualche centinaio di metri in un campo all’aperto per vedere il trionfo della contraerea armena. Si tratta di un drone azero abbattuto qualche giorno prima. Ancora con il fiatone per la corsa, ci fermiamo a fotografarlo. I soldati ci dicono che si tratta di un biplano <strong>Antonov An-2</strong>, fabbricato ancora ai tempi dell’Unione Sovietica, riadattato per essere pilotato da remoto e con dell’esplosivo a bordo. L’obiettivo dell’aviazione azerbaigiana era quello di farlo schiantare come kamikaze su qualche postazione militare avversa. I relitti giacciono sull’erba e gli ufficiali armeni ci guardano compiaciuti di questo loro trofeo da poter esibire alla stampa estera.</p>
<p>Il ritorno alla fidata (o quasi) Lada sovietica sembra un ripiegamento. Entriamo nella macchina che stenta a ripartire e abbiamo il timore che non regga la velocità sostenuta che il nostro autista mantiene per riportarci a Stapanakert, la capitale del Nagorno Karabakh o Repubblica indipendente di <strong>Artsakh</strong>, come viene chiamata da chi abita queste terre. Qualcosa sta succedendo al fronte e sul nostro tragitto di rientro incappiamo fatalmente in diversi mezzi armeni che trasportano dell’artiglieria pesante. Ogni volta che alla radiolina militare ci sono delle parole urlate in armeno, il piede dell’autista spinge sull’acceleratore.</p>
<p>Purtroppo in macchina ci arriva una triste notizia. Un giovanissimo soldato della comunità assiro-armena è stato ucciso durante l’offensiva azera. <strong>Youhanna Avdishoev</strong>, 18 anni, uno studente che aveva abbandonato gli studi per arruolarsi volontario nelle truppe armene, avrebbe compiuto il giorno seguente il suo diciannovesimo compleanno.  La comunità cristiano assira è una delle comunità che massicciamente hanno risposto alla chiamata alle armi del Premier <a href="https://it.insideover.com/guerra/se-leuropa-non-contrasta-erdogan-si-ritrovera-i-turchi-a-vienna.html"><strong>Nikol Pashinyan</strong></a>, sia per la vicinanza con il popolo armeno sia per combattere contro il loro nemico di sempre, quella Turchia che oltre alla fornitura di equipaggiamento militare all’Azerbaigian, è stata accusata anche di aver inviato migliaia di jihadisti siriani a combattere contro gli “infedeli” cristiani.</p>
<p>È l’imbrunire e le strade con tornanti e curve ad angolo retto non rallentano la nostra corsa verso Stepanakert che ci accoglie con il suono della sirena, segno d’allarme di un drone che sta sorvolando la città. Individuato il rifugio antiaereo più vicino, non ci resta che inchiodare la macchina e correre al riparo al più presto, aspettando che, per l’ennesima notte consecutiva, le sirene smettano di suonare e i bombardamenti cessino in questa guerra combattuta ai confini dell’<strong>Europa</strong>. La stessa Europa che, per evitare un confronto aperto con la Turchia, principale sponsor dell’Azerbaigian, preferisce chiudere gli occhi davanti a migliaia di morti che, come l’assiro-armeno Youhanna Avdishoev, continuano a morire giovanissimi sul campo.</p>
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		<title>Il fronte del Nagorno Karabakh</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/il-fronte-del-nagorno-karabakh.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Nov 2020 08:36:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Nagorno Karabakh]]></category>
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		<title>&#8220;Se l&#8217;Europa non contrasta Erdogan, si ritroverà i turchi a Vienna&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/se-leuropa-non-contrasta-erdogan-si-ritrovera-i-turchi-a-vienna.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Gombacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2020 08:58:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Nagorno Karabakh]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1670" height="1113" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Nikol-Vovayi-Pashinyan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Nikol-Vovayi-Pashinyan.jpg 1670w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Nikol-Vovayi-Pashinyan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Nikol-Vovayi-Pashinyan-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Nikol-Vovayi-Pashinyan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Nikol-Vovayi-Pashinyan-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1670px) 100vw, 1670px" /></p>
<p>Il conflitto in Nagorno Karabakh, il territorio conteso tra Armenia e Azerbaijan nel Caucaso meridionale, continua senza tregua. Abbiamo intervistato a Erevan, il primo ministro armeno Nikol Vovayi Pashinyan che ha accusato senza mezzi termini la Turchia di avere ripreso il conflitto e ha avvertito l&#8217;Europa di non sottovalutare Recep Tayyip Erdogan, invitandola ad affrontarlo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/se-leuropa-non-contrasta-erdogan-si-ritrovera-i-turchi-a-vienna.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1670" height="1113" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Nikol-Vovayi-Pashinyan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Nikol-Vovayi-Pashinyan.jpg 1670w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Nikol-Vovayi-Pashinyan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Nikol-Vovayi-Pashinyan-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Nikol-Vovayi-Pashinyan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Nikol-Vovayi-Pashinyan-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1670px) 100vw, 1670px" /></p><p>Il conflitto in Nagorno Karabakh, il territorio conteso tra Armenia e Azerbaijan nel Caucaso meridionale, continua senza tregua. Abbiamo intervistato a Erevan, il primo ministro armeno Nikol Vovayi Pashinyan che ha accusato senza mezzi termini la Turchia di avere ripreso il conflitto e ha avvertito l&#8217;Europa di non sottovalutare Recep Tayyip Erdogan, invitandola ad affrontarlo in maniera decisa per evitare di ritrovarsi di nuovo i turchi alle porte di Vienna.</p>
<p><strong>La guerra nel Nagorno Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian è riesplosa un mese fa. Qual è al momento la situazione del conflitto?</strong></p>
<p>Dobbiamo innanzitutto ricordare che è stata la Turchia a ricominciare questo conflitto, inviando mercenari e terroristi dalla Siria e Pakistan, trasferendo parte delle sue forze armate in Azerbaigian e fornendo equipaggiamenti militari alle forze azerbaigiane. L’obiettivo era quello di una &#8216;guerra lampo&#8217; per prendere il Nagorno Karabakh. Secondo i loro calcoli, la guerra sarebbe dovuta durare al massimo una settimana o dieci giorni, ma il Nagorno Karabakh ha resistito e continuerà a combattere. La Turchia non è intervenuta meramente per dare supporto all’Azerbaigian ma per perseguire le sue politiche imperialistiche. Quello che sta succedendo in queste terre è la continuazione delle politiche turche nel Mediterraneo orientale, in Grecia, a Cipro, in Libia, Siria e in Iraq. Gli armeni nel Caucaso meridionale sono l’ultimo ostacolo al disegno neo-ottomano di dominare la regione. Se la comunità internazionale non riesce a contrastare le mire espansionistiche di Erdogan, in un futuro prossimo, rischia di trovarsi i turchi nuovamente alle porte di Vienna.</p>
<p><strong>Cosa può aspettarsi realisticamente dall’Europa sapendo che vi sono alcuni Paesi che continuano a bloccare le sanzioni contro la Turchia?</strong></p>
<p>Riponiamo le speranze solo su noi stessi e sui Paesi che hanno delle alleanze consolidate con l’Armenia. La sicurezza della Repubblica e del popolo armeno è una nostra responsabilità. La sicurezza dell’Europa invece non fa parte del mio lavoro ma non ci si rimproveri che non vi avevamo avvertito. Voi europei non avete visto cosa vi sta succedendo. Anche se non viene utilizzata l’artiglieria, non vuol dire che una guerra non è incominciata. Attualmente è in corso una guerra in Europa!</p>
<p><strong>Che guerra intende esattamente?</strong></p>
<p>Guardate cosa sta succedendo in Francia. Avete notato il tono con cui il presidente della Turchia Erdogan si è rivolto a Macron? Avreste mai pensato che un presidente di una nazione possa rivolgersi così al presidente francese e dire quelle cose sulla Francia? Nessuno l’avrebbe mai pensato quindici anni fa. Anche durante la guerra fredda non mi ricordo di nessuno dei leader dell’Unione sovietica rivolgersi in quel modo a un presidente di un Paese europeo. Persone vengono decapitate nelle strade europee. Cosa è questa se non una guerra?</p>
<p><strong>Lei ha recentemente detto che non ci sono soluzioni diplomatiche al conflitto in Nagorno Karabakh. È sempre della stessa opinione?</strong></p>
<p>Com’è possibile parlare di soluzione diplomatica quando le tregue sono sistematicamente violate? Cessate il fuoco mediati da Francia, Russia e Stati Uniti sono stati rotti a pochi minuti dalle firme. Se gli accordi non sono rispettati è impossibile parlare di soluzione diplomatica.</p>
<p><strong>La guerra ha raggiunto un nuovo apice da quando lei è salito al potere. C’è qualcosa che ritiene avrebbe potuto fare per prevenire l’escalation di violenze?</strong></p>
<p>La situazione non è cambiata dal 2011. Il problema è che si può prevenire qualcosa attraverso mutue concessioni. Non ci possono essere concessioni solamente da una parte mentre dall’altra invece non si muove niente. La ragione è semplice: la parte avversa a noi ha più soldi per comprare armi. Avrei potuto non difendere i nostri interessi e quelli della popolazione del Nagorno Karabakh, ma avrebbe questo evitato la guerra? No. Perché l’Azerbaigian avrebbe sempre chiesto di più. La situazione è simile a quella che c’era in Europa all’alba della seconda guerra mondiale con l’Accordo di Monaco. I Paesi europei pensavano che concedendo la Cecoslovacchia a Hitler avrebbero tranquillizzato la Germania nazista e la guerra non sarebbe poi scoppiata. Sappiamo come è andata a finire. Ecco, continuando con il paragone storico, noi non concederemo mai la Cecoslovacchia.</p>
<p><strong>Ha intenzione di recarsi a Mosca per chiedere il supporto del Cremlino? Che supporto chiederebbe: militare o umanitario? </strong></p>
<p>La Russia è un partner strategico dell’Armenia. Sono favorevole al dislocamento di peacekeeper russi nelle zone di conflitto. Ma il problema è che per tale azione è necessario avere anche il consenso di tutte le parti in causa. Per l’Armenia questa soluzione è accettabile ma è necessario anche il consenso dell’Azerbaigian. È importante anche ricordare come la Russia abbia chiaramente affermato che in caso di una minaccia imminente all’integrità territoriale dell’Armenia, rispetterà i patti che la impegnano ad intervenire anche militarmente.</p>
<p><strong>Il fatto che le forze del Nagorno Karabakh bombardino i civili a Ganja non indebolisce la posizione di difesa dell’Armenia di fronte alla comunità internazionale? </strong></p>
<p>No. Bisogna chiedersi perché Ganja <em>(</em>città sotto controllo dell’Azerbaigian<em>, ndr) </em>viene bombardata. Le forze di difesa del Nagorno Karabakh hanno legittimamente centrato delle postazioni militari nemiche. È possibile che siano state colpite anche delle infrastrutture civili. Ma anche da noi, la chiesa di Shushi (città sotto il controllo armeno, <em>Ndr</em>) è stata colpita e la non c’era sicuramente nessun obiettivo militare.</p>
<p><strong>Quale è il messaggio che vuole dare al mondo e all’Europa? </strong></p>
<p>Il Nagorno Karabakh è il fronte della guerra contro il terrorismo. Perché pensate che stiano continuando a bombardare Stepanakert (capitale del Nagorno Karabak, <em>ndr</em>)? Per una semplice ragione: vogliono che le persone abbandonino l’idea di poter vivere in quelle terre. Questo è solo il preludio della pulizia etnica e del genocidio che potrebbe verificarsi ai danni degli armeni con un Nagorno Karabakh annesso all’Azerbaigian.</p>
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		<title>L&#8217;Onu contro la Turchia: &#8220;Basta violazione dei diritti umani in Siria&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lonu-contro-la-turchia-basta-violazione-dei-diritti-umani-in-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Gombacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2020 08:16:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[curdi siriani]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="830" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-turchi-a-Idlib-La-Presse-e1582218992524.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Siria attacca posizioni turche a Idlib, l&#x2019;esercito turco rispondeSiria attacca posizioni turche a Idlib, l&#x2019;esercito turco risponde" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-turchi-a-Idlib-La-Presse-e1582218992524.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-turchi-a-Idlib-La-Presse-e1582218992524-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-turchi-a-Idlib-La-Presse-e1582218992524-768x332.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-turchi-a-Idlib-La-Presse-e1582218992524-1024x443.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le Nazioni Unite escono dal torpore è si ricordano che le milizie filo-turche che operano nella Siria nord-orientale continuano a perpetrare crimini e violenze contro i curdi siriani. Nel report del Consiglio per i diritti umani dell’Onu si evidenzia come le milizie sunnite supportate da Ankara abbiano compiuto una serie di crimini documentati contro la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lonu-contro-la-turchia-basta-violazione-dei-diritti-umani-in-siria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="830" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-turchi-a-Idlib-La-Presse-e1582218992524.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Siria attacca posizioni turche a Idlib, l&#x2019;esercito turco rispondeSiria attacca posizioni turche a Idlib, l&#x2019;esercito turco risponde" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-turchi-a-Idlib-La-Presse-e1582218992524.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-turchi-a-Idlib-La-Presse-e1582218992524-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-turchi-a-Idlib-La-Presse-e1582218992524-768x332.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-turchi-a-Idlib-La-Presse-e1582218992524-1024x443.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Le Nazioni Unite escono dal torpore è si ricordano che le milizie filo-turche che operano nella Siria nord-orientale continuano a perpetrare crimini e violenze contro i curdi siriani.</p>
<p>Nel <a href="https://undocs.org/A/HRC/45/31">report</a> del Consiglio per i diritti umani dell’Onu si evidenzia come le milizie sunnite supportate da Ankara abbiano compiuto una serie di crimini documentati contro la popolazione locale tra cui esecuzioni, rapimenti, deportazione di persone, espropri di terre e proprietà. Gli abusi sono stati indirizzati indiscriminatamente contro uomini, donne e bambini e hanno colpito i diversi gruppi etnici e religiosi presenti nella Siria nordorientale come i curdi, i yazidi e la minoranza cristiana. Tra le violenze più efferate documentate dalle Nazioni Unite vi sono ripetuti stupri a trenta donne nel solo mese di febbraio, rapimenti di bambini e perfino aver obbligato un detenuto a guardare forzatamente uno stupro di un ragazzo minore d’età. Tra gli espropri, vi sono confische di abitazioni private, terre e attività commerciali, senza un&#8217;apparente necessità militare.</p>
<h2>Chi commette i crimini e dove?</h2>
<p>Tali crimini sono stati commessi da milizie sunnite che operano nel nord della Siria sotto il controllo dell’<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-esercito-siriano-libero.html">Esercito Nazionale Siriano</a>, braccio armato dell’opposizione al regime di Bashar al-Assad. Le violenze sono state riportate nel cantone a prevalenza curda di <strong>Afrin</strong>, occupato dalle truppe filo-Ankara nel gennaio 2018 e a Jarabulus e Tel Abyad città cadute nelle mani dei seguaci del <strong>Raìs Erdogan</strong> nell’offensiva turca “Sorgente di pace”, lanciata nell’ottobre 2019. Nelle offensive turche rivolte contro i curdi, considerati da Ankara dei veri e propri terroristi per le loro relazioni con il Pkk, oltre 150mila persone di etnia curda sono state costrette ad abbandonare le loro terre e scappare al sicuro nei territori controllati dalle milizie curde YPG. Nelle zone sotto controllo turco, i nomi delle strade in curdo sono stati cancellati, i monumenti agli eroi curdi della resistenza contro lo Stato islamico sono stati abbattuti e qualsiasi riferimento alla cultura e lingua curda abolito. La deportazione e la fuga dei curdi in concomitanza a una &#8220;decurdizzazione&#8221; dell&#8217;area si è tramutata in una <a href="https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/ohchr_-_syria_monthly_human_rights_digest_-_june_2018.pdf">sostituzione etnica</a> in cui la popolazione curda è stata rimpiazzata con una popolazione prevalentemente araba sunnita proveniente da altre parti della Siria controllate sempre dalle milizie filo turche di opposizione ad Assad.</p>
<h2> Le parole dell’Alto Rappresentante Onu per i diritti umani Michelle Bachelet</h2>
<p><strong> </strong>In merito al report che documenta queste violenze, è intervenuta anche <strong>Michelle Bachelet</strong>, Alto Rappresentante delle Nazioni Unite per i diritti umani. “Chiedo urgentemente alla Turchia di aprire un’inchiesta indipendente e trasparente che possa fare chiarezza sui crimini che abbiamo accertato,” ha dichiarato la Bachelet invitando anche le autorità di Ankara a fare le dovute pressioni per porre fine il prima possibile a questi soprusi.</p>
<h2>La reazione della Turchia</h2>
<p><strong> </strong>Non si è fatta attendere nemmeno la risposta della Turchia che ha rifiutato categoricamente le accuse delle Nazioni Unite. “Rifiutiamo nella maniera più assoluta le accuse senza prove che ci sono state fatte e di aver contribuito alla violazione dei diritti umani in Siria,” ha dichiarato il Ministero degli esteri turco in una nota, come riportato da <em><a href="https://www.jpost.com/breaking-news/turkey-rejects-un-human-rights-violation-claims-in-syria-642812">Reuters</a></em>.</p>
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		<title>L&#8217;ecologismo francese si scaglia contro il Tour de France e gli alberi di Natale</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/lecologismo-francese-si-scaglia-contro-il-tour-de-france-e-gli-alberi-di-natale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Gombacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 06:31:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Verdi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Ciclismo-Tour-de-France-2020-la-diciassettesima-tappa-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ciclismo, Tour de France 2020, la diciassettesima tappa (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Ciclismo-Tour-de-France-2020-la-diciassettesima-tappa-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Ciclismo-Tour-de-France-2020-la-diciassettesima-tappa-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Ciclismo-Tour-de-France-2020-la-diciassettesima-tappa-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Ciclismo-Tour-de-France-2020-la-diciassettesima-tappa-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La deriva ecologista in Francia ha due nuovi bersagli: il Tour de France e l’albero di Natale. Sono passati solo due mesi e mezzo dalla vittoria elettorale dei Verdi francesi alle elezioni amministrative che hanno permesso al partito ecologista ed europeista francese EELV di conquistare città quali Strasburgo, Marsiglia, Bordeaux e Lione. Ma nonostante il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/lecologismo-francese-si-scaglia-contro-il-tour-de-france-e-gli-alberi-di-natale.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Ciclismo-Tour-de-France-2020-la-diciassettesima-tappa-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ciclismo, Tour de France 2020, la diciassettesima tappa (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Ciclismo-Tour-de-France-2020-la-diciassettesima-tappa-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Ciclismo-Tour-de-France-2020-la-diciassettesima-tappa-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Ciclismo-Tour-de-France-2020-la-diciassettesima-tappa-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Ciclismo-Tour-de-France-2020-la-diciassettesima-tappa-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La deriva ecologista in Francia ha due nuovi bersagli: il Tour de France e l’albero di Natale. Sono passati solo due mesi e mezzo dalla vittoria elettorale dei <strong>Verdi francesi</strong> alle elezioni amministrative che hanno permesso al partito ecologista ed europeista francese EELV di conquistare città quali Strasburgo, Marsiglia, Bordeaux e Lione. Ma nonostante il breve periodo, i neo sindaci hanno già incominciato ad alzare il tiro.</p>
<h2>Il Tour de France</h2>
<p>In una serie di dichiarazioni shock, <strong>Gregory</strong> <strong>Doucet</strong>, sindaco di Lione, ha definito il leggendario Tour de France ‘maschilista’ e ‘poco ambientalista’ auspicando che la Grande Boucle non passi più per la sua città. Il sindaco ha fortemente criticato tutte le vetture a motore che circondano i corridori poiché inquinano l’ambiente dove passano. Non ha risparmiato nemmeno i gadget che vengono donati dagli sponsor in quanto rappresenterebbero “un notevole spreco di materiali”. La gara ciclistica, forse la più famosa al mondo, è poi stata accusata di <em>machismo</em> poiché non è prevista una competizione femminile che possa creare la parità dei sessi anche nello sport. (Una corsa ciclistica femminile esisteva ma non si effettua più dal 2009 <em>ndr</em>).</p>
<p>Non è la prima volta che il Tour de France viene attaccato. Da quest’anno i vincitori di tappa e le maglie gialle non verranno più baciati da graziose miss francesi ma, in seguito alle proteste delle femministe che avevano accusato di ‘sessismo’ le premiazioni con sole ragazze sul podio, sarà presente anche un uomo. Nel 2019, 38000 firme sull’onda del <strong>#metoo</strong> chiedevano di farla finita con la ‘pessima abitudine di considerare le donne come oggetti e ricompense’. Probabilmente gli organizzatori non hanno inserito due uomini alle premiazioni altrimenti rischiavano accuse di discriminazione per l’assenza di donne sul podio.</p>
<h2>Albero di Natale</h2>
<p>Il Tour de France non è l’unica vittima dell’ ‘ondata verde’ francese. Il sindaco ecologista di Bordeaux, <strong>Pierre</strong> <strong>Hurmic</strong> ha voluto annunciare che non intende più installare il tradizionale albero natalizio nella centrale Place Pey-Berland. “Ho il brutto ricordo di un albero morto che ogni anno installiamo nel centro della città. Questo non è il nostro concetto di ambientalismo,” ha dichiarato in conferenza stampa come riportato da <em><a href="https://www.lepoint.fr/politique/tour-de-france-sapin-de-noel-5g-les-polemiques-des-maires-ecolos-11-09-2020-2391467_20.php">Le Point</a></em>. Il sindaco ha poi aggiunto che al posto di un solo albero natalizio ‘morto’ di diciassette metri, pianteranno altri alberi ‘vivi’ più piccoli in diverse parti della città.</p>
<h2>La destra francese insorge</h2>
<p><strong> </strong>Non sono mancate le reazioni immediate. L’eurodeputato <strong>François-Xavier Bellamy, </strong>volto nuovo del centro destra francese dei <em>Les Républicains</em>, attacca e lancia l’allarme avvisando che “l’ecologismo rischia di divenire una nuova forma di autoritarismo”. <strong>Marine Le Pen</strong> ha immediatamente twittato: “&#8221;Queste persone hanno un rifiuto viscerale di tutto ciò che compone il nostro Paese, le nostre tradizioni, la nostra cultura.&#8221; Anche insospettabili politici francesi tra cui l’arci-femminista Ministro per l’uguaglianza di genere e per la cittadinanza <strong>Marlène Schiappa</strong> si è dichiarata ‘stupita’ da dalle dichiarazioni dei sindaci verdi.</p>
<p>Nonostante il grande risultato elettorale dello scorso giugno in Francia, i verdi sono stati al centro di numerosi polemiche in merito alle posizioni estremiste che alcuni suoi membri hanno preso riguardo le politiche ambientali e sociali. Tali posizioni come quelle degli autorevoli sindaci di Lione e Bordeaux volte a cancellare la cultura popolare nazionale e le tradizioni, hanno fatto ottenere ai verdi l’appellativo di ‘<em>Khmer verts’</em> – i <strong>Khmer verdi</strong> – rievocazione dei famigerati Khmer rossi di Pol Pot.</p>
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		<title>Prime sanzioni dell&#8217;Ue contro cyber attacchi di Cina, Russia e Corea</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/prime-sanzioni-nella-storia-dellue-contro-cyber-attacchi-di-cina-russia-e-corea-del-nord.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Gombacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2020 08:46:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1417" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Tastiera-computer-cyber-La-PressE.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tastiera computer" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Tastiera-computer-cyber-La-PressE.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Tastiera-computer-cyber-La-PressE-300x221.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Tastiera-computer-cyber-La-PressE-768x567.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Tastiera-computer-cyber-La-PressE-1024x756.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per la prima volta nella storia, l’Unione europea ha imposto delle sanzioni contro degli attacchi informatici subiti da persone o entità cinesi, russe e nord coreane. Per la precisione il Consiglio dell’Unione europea ha deciso di imporre misure restrittive nei confronti di sei persone e tre entità responsabili di aver compiuto vari attacchi informatici o di avervi preso parte. Fra questi, il tentato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/prime-sanzioni-nella-storia-dellue-contro-cyber-attacchi-di-cina-russia-e-corea-del-nord.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/prime-sanzioni-nella-storia-dellue-contro-cyber-attacchi-di-cina-russia-e-corea-del-nord.html">Prime sanzioni dell&#8217;Ue contro cyber attacchi di Cina, Russia e Corea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1417" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Tastiera-computer-cyber-La-PressE.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tastiera computer" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Tastiera-computer-cyber-La-PressE.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Tastiera-computer-cyber-La-PressE-300x221.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Tastiera-computer-cyber-La-PressE-768x567.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Tastiera-computer-cyber-La-PressE-1024x756.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Per la prima volta nella storia, l’Unione europea ha imposto delle sanzioni contro degli attacchi informatici subiti da persone o entità cinesi, russe e nord coreane. Per la precisione il Consiglio dell’Unione europea ha deciso di imporre <strong>misure restrittive</strong> nei confronti di sei persone e tre entità responsabili di aver compiuto vari <strong>attacchi informatici</strong> o di avervi preso parte. Fra questi, il tentato attacco informatico ai danni dell&#8217;<strong>Opcw</strong> (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) con sede a L’Aia (Paesi Bassi) e gli attacchi pubblicamente noti come &#8220;WannaCry&#8221;, &#8220;NotPetya&#8221; e &#8220;Operation Cloud Hopper&#8221;.</p>
<p>Le misure in questione sono il divieto di viaggio e il congelamento dei beni per le persone fisiche e il congelamento dei beni per le entità o gli organismi. È anche vietato mettere fondi a disposizione, direttamente o indirettamente, delle persone e delle entità o organismi inseriti nell&#8217;elenco.</p>
<h2>Chi è stato sanzionato?</h2>
<p>Le persone sanzionate sono due cinesi (Qiang Gao e Shilong Zhang) coinvolti nell’operazione “Cloud Hopper”, una serie di attacchi contro i servizi informatici di multinazionali europee hackerando e utilizzando i dati sensibili a fini commerciali. Quattro invece le persone russe sanzionate (Alexey Valeryevich Minin, Aleksei Sergeyvich Morenets, Evgenii Mikhaylovich Serebriakov e Oleg Mikhaylovich Sotnikov), colpevoli di aver tentato un attacco informatico all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche – attacco poi sventato dai servizi di intelligence militari olandesi (MIVD).</p>
<p>Le entità sanzionate invece sono la cinese Haitai Technology Development Co. Ltd che ha fornito supporto finanziario, tecnico e materiale per l’operazione “Cloud Hopper” e la nord coreana Chosen Expo &#8211; Korea Export Joint Venture, colpevole di aver supportato i cyber attacchi “WannaCry” bersagliando ad esempio l’Autorità nazionale polacca per la supervisione finanziaria e la Sony Pictures Entertainment.</p>
<p>Più scalpore ha provocato l’inserimento nella lista nera del Centro Speciale per le Ricerche Tecnologiche (GTsST) dei <strong>servizi di intelligence militari russi</strong>. Per via degli attacchi conosciuti come &#8220;NotPetya”, tale centro è stato considerato dall’Unione europea “una grave minaccia esterna”. Non è tardata la reazione del Ministro degli esteri russo <strong>Sergey Lavrov</strong> che ha annunciato reciproche misure sanzionatorie. “Questa azione ostile da parte dell’Unione europea non rimarrà senza conseguenze. Le sanzioni sono spinte da ragioni politiche e bisogna ricordarsi che in diplomazia tutto è reciproco,” ha tuonato Lavrov come riportato da <em><a href="https://www.reuters.com/article/us-eu-cybercrime-russia-sanctions/russia-pledges-reciprocal-steps-after-eu-sanctions-for-alleged-cyberattacks-idUSKCN24W22D">Reuters</a></em>.</p>
<h2>Reazioni alle sanzioni</h2>
<p>L’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Ue <strong>Josep Borrell</strong> ha positivamente commentato: “L&#8217;Unione europea e i suoi Stati membri hanno più volte manifestato preoccupazione e denunciato comportamenti dolosi nel cyberspazio. Tali azioni sono inaccettabili perché minano la sicurezza e la stabilità internazionali nonché i vantaggi derivanti da Internet.” “Continueremo a rafforzare la nostra cooperazione per promuovere la sicurezza e la stabilità internazionali nel cyberspazio, aumentare la resilienza globale e sensibilizzare la popolazione riguardo alle minacce informatiche dolose,” ha poi aggiunto.</p>
<p>Dichiarazioni di soddisfazione anche dal Ministro degli esteri olandese Stef Blok che ha anche <a href="https://www.government.nl/latest/news/2020/07/30/eu-condemns-malicious-behaviour-cyberspace">ringraziato</a> l’azione dei partner europei. Il <strong>ministero degli Esteri tedesco</strong>, Paese che detiene la presidenza di turno della Ue, ha invece sottolineato come sia la prima volta che l’Ue reagisce unita a dei cyber attacchi contro degli Stati Membri.</p>
<p>Dall&#8217;Italia, dello stesso avviso l’europarlamentare della Lega <strong>Marco Dreosto</strong>, membro della Commissione del Parlamento europeo volta a vigilare sulle influenze esterne a danno dell’Ue. “Bene le sanzioni. I Paesi europei non devono più tollerare attacchi informatici o azioni di propaganda da attori esterni volti a minare il consolidato posizionamento strategico nazionale. In particolar modo nei confronti della Cina, il governo italiano non può rimanere ambiguo. Conte e Di Maio non facciano rientrare l’Italia nell’orbita dei Paesi vassalli di Pechino!&#8221;, ha dichiarato l’europarlamentare.</p>
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		<title>La furia iconoclasta del Black Lives Matter a Bruxelles</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-furia-iconoclasta-del-black-lives-matter-a-bruxelles.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Gombacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2020 06:40:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Black lives matter]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Black-lives-matter-marcia-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Black lives matter Floyd Usa (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Black-lives-matter-marcia-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Black-lives-matter-marcia-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Black-lives-matter-marcia-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Black-lives-matter-marcia-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le proteste dei Black Lives Matter sono arrivate anche a Bruxelles. Ispirate dalle rivolte scoppiate a Minneapolis in seguito alla morte di George Floyd, oltre 30mila persone hanno firmato una petizione per richiedere la rimozione delle statue di Leopoldo II, il sovrano belga che regnò dal 1865 al 1909 contrassegnando l’epoca del colonialismo del Belgio. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-furia-iconoclasta-del-black-lives-matter-a-bruxelles.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Black-lives-matter-marcia-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Black lives matter Floyd Usa (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Black-lives-matter-marcia-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Black-lives-matter-marcia-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Black-lives-matter-marcia-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Black-lives-matter-marcia-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Le proteste dei <strong>Black Lives Matter</strong> sono arrivate anche a Bruxelles. Ispirate dalle rivolte scoppiate a Minneapolis in seguito alla morte di George Floyd, oltre 30mila persone hanno firmato una petizione per richiedere la rimozione delle statue di <strong>Leopoldo II</strong>, il sovrano belga che regnò dal 1865 al 1909 contrassegnando l’epoca del colonialismo del Belgio.</p>
<p>La <a href="https://www.change.org/p/ville-de-bruxelles-stad-brussel-enlever-toutes-les-statues-en-hommage-%C3%A0-l%C3%A9opold-ii-alle-standbeelden-verwijderen-ter-ere-aan-l%C3%A9opold-ii?recruiter=897928323&amp;utm_source=share_petition&amp;utm_medium=twitter&amp;utm_ca">petizione online</a> chiede di rimuovere tutte le sue statue poiché stonerebbero con il carattere multiculturale e multietnico di Bruxelles e del Belgio, in quanto Leopoldo II viene accusato di essere colpevole di un genocidio nel <strong>Congo</strong>, ex colonia belga, e di aver compiuto atrocità contro la popolazione locale a cavallo tra il XIX e il XX secolo. “Bruxelles con i suoi 118 quartieri rappresenta quasi 200 nazionalità. Per questa ragione le statue non trovano posto né nella capitale del Belgio e dell’Europa, né nel resto del Paese,” si legge sulla petizione. Gli autori si sono prefissati l’obiettivo di far rimuovere tutte le statue entro il 30 giugno, sessantesimo anniversario dell’indipendenza del Congo.</p>
<h2>Le statue già vandalizzate</h2>
<p>Nei giorni scorsi alcuni monumenti e busti raffiguranti l’ex sovrano sono stati imbrattati o divelti. Una statua è stata irrimediabilmente <a href="https://www.gva.be/cnt/dmf20200604_04980889/standbeeld-leopold-ii-ekeren-in-brand-gestoken-schade-lijkt-nu-onherstelbaar">bruciata</a> ad Anversa. A Gent un busto sempre di Leopoldo II è stato <a href="https://www.reuters.com/article/us-minneapolis-police-belgium/inspired-by-us-protests-some-belgians-want-colonial-king-statues-removed-idUSKBN23B1QQ">pitturato</a> di rosso sangue e imbrattato con la scritta “<strong>I can’t breathe</strong>”, frase simbolo dei movimenti “Black Lives Matter”. Nella cittadina fiamminga di Kortrjk il “corso Leopoldo II” è stato rinominato per non fare riferimento a un “pluriomicida” come è stato definito dal consiglio comunale. Alcuni direttori di scuole in Belgio temono che queste proteste arrivino al punto di pretendere il cambio dei <em>curricula</em> scolastici “per senso di colpa del passato” evitando una discussione onesta sul monarca e condannandolo ex post senza possibilità di dibattito. Il rischio che si corre in Belgio è che chiunque tenti di aprire una discussione a riguardo rischia di essere <strong>accusato di razzismo</strong> o di essere un nostalgico del periodo coloniale di fine Ottocento. Sebbene vi siano numerosi belgi che supportano l’idea di rimuovere le statue, ci sono altrettanti belgi che riconoscono che lo status del Belgio tra le nazioni europee con un’economia più sviluppata derivi anche dal suo passato coloniale. Perché è necessario sempre differenziare un giusto riconoscimento delle colpe del passato, dalla cancellazione di tutto quello che è stata la propria storia nazionale.</p>
<h2>Revisionismo storico</h2>
<p>Ciò si è tristemente visto negli Stati Uniti quando è divenuto di moda proporre la rimozione delle statue di <strong>Cristoforo Colombo</strong>, colpevole di aver dato l’inizio allo sterminio delle popolazioni locali, o del <strong>Generale Lee</strong>, comandante in capo dell’esercito sudista durante la guerra di secessione. Per i suoi rapporti con il regime fascista, hanno proposto di eliminare la statua a Chicago dell’aviatore italiano <strong>Italo Balbo</strong> autore della <em>Crociata del Decennale </em>Roma-Chicago-New York-Roma e celebrata a suo tempo sia dalla copertina del <em>Time</em> sia dal presidente statunitense in persona Franklin Roosevelt. Addirittura il simbolo globale della non violenza, il <strong>Mahatma Gandhi</strong> ha visto una sua statua vandalizzata a Johannesburg, con l’accusa di essere un pericoloso razzista.</p>
<p>La revisione storica rischia di essere un esercizio pericoloso. Se andassimo ad analizzare attentamente allora si dovrebbero rimuovere le statue e le onorificenze del Presidente democratico degli Stati Uniti d’America <strong>Woodrow Wilson</strong> poichè bloccò l’arruolamento degli afro-americani nell’esercito a stelle e strisce. Se continuiamo con questo esercizio storico possiamo andare a vedere come la fondatrice delle cliniche per l’aborto Planned Parenthhood, Margaret Sanger non era una femminista ma bensì promuoveva l’aborto al fine di ridurre la popolazione di colore negli Stati Uniti. E continuando si potrebbero arrivare alla rimozione degli edifici eretti durante il fascismo in Italia (già l’ex Presidente della Camera dei Deputati <strong>Laura Boldrini</strong> ci era andata particolarmente vicina). E poi perché non abbattere il Colosseo perché dentro venivano fatti combattere degli schiavi o distruggere le piramidi perché furono erette da quei tiranni dei faraoni?</p>
<p>Recentemente i fondamentalisti jihadisti dello Stato islamico sono stati capaci addirittura di distruggere il tempio romano di Palmira in Siria, tutti i reperti archeologici a Raqqa o Mosul, e innumerevoli chiese che incontravano sul loro cammino di distruzione al fine di cancellare la storia pregressa di quelle terre. Gli <strong>eroi del mondo odierno</strong> non dovrebbero essere qualche calciatore o influencer ma bisognerebbe ricordare molto di più Khaleed al-Assad, l’archeologo di Palmira decapitato dalle bandiere nere che se pur minacciato di morte non ha rivelato dove si trovavano alcuni manufatti di inestimabile valore, non economico, ma storico e culturale per il mondo intero.</p>
<p>Nel ricordo di questo grande uomo e per differenziarci da quei barbari dell’Isis che come prima cosa avevano l’obiettivo di distruggere tutti i monumenti storici proprio per incominciare una nuova narrativa di propaganda, è necessario ricordare quanto sia importante non cancellare la storia e ciò che la rappresenta, ma preservarla e studiarla a fondo. Solo così si potranno fare i conti con il nostro passato senza dibattiti ideologici o addirittura oscurantisti. Anche nel caso di <strong>Leopoldo II</strong>.</p>
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		<title>Il Vaticano ringrazia la Cina e spacca la Curia</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/il-vaticano-ringrazia-la-cina-e-spacca-la-curia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Gombacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2020 17:11:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Vaticano-Papa-Francesco-messa-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Papa Francesco messa La Presse" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Vaticano-Papa-Francesco-messa-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Vaticano-Papa-Francesco-messa-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Vaticano-Papa-Francesco-messa-La-Presse-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Vaticano-Papa-Francesco-messa-La-Presse-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il riavvicinamento storico tra Vaticano e Cina non smette di creare polemiche. Ora il terreno di scontro è la “diplomazia degli aiuti” della Cina verso i Paesi europei per soccorrere le nazioni più colpite dall&#8217;epidemia Covid-19. Tra fine marzo ed inizio aprile, Pechino ha inviato alla Santa Sede importanti aiuti sanitari per le popolazioni colpite &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/il-vaticano-ringrazia-la-cina-e-spacca-la-curia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Vaticano-Papa-Francesco-messa-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Papa Francesco messa La Presse" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Vaticano-Papa-Francesco-messa-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Vaticano-Papa-Francesco-messa-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Vaticano-Papa-Francesco-messa-La-Presse-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Vaticano-Papa-Francesco-messa-La-Presse-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il riavvicinamento storico tra Vaticano e <strong>Cina</strong> non smette di creare polemiche. Ora il terreno di scontro è la “diplomazia degli aiuti” della Cina verso i Paesi europei per soccorrere le nazioni più colpite dall&#8217;epidemia <strong>Covid-19</strong>.</p>
<p>Tra fine marzo ed inizio aprile, Pechino ha inviato alla Santa Sede importanti aiuti sanitari per le popolazioni colpite dal corona virus. Le mascherine, guanti chirurgici, tute ed occhiali da protezione sono stati distribuiti in Vaticano, al policlinico Gemelli a Roma, nell’arcidiocesi di Milano e in Lombardia, epicentro della pandemia in Italia.</p>
<p>Per ringraziare questo gesto, il direttore della Sala Stampa vaticana <strong>Matteo Bruni</strong> ha dichiarato: “la Santa Sede apprezza il generoso gesto ed esprime riconoscenza ai Vescovi, ai fedeli cattolici, alle istituzioni e a tutti gli altri cittadini cinesi per questa iniziativa umanitaria, assicurandoli della stima e delle preghiere del Santo Padre”.</p>
<h2>Le critiche del Cardinale Burke</h2>
<p>Ma queste parole non sono state ben accolte dal Cardinale americano <strong>Raymond Leo Burke </strong>che ha fatto immediatamente notare come il Vaticano si sia affrettato a ringraziare la Cina ma abbia invece taciuto sull’aiuto ricevuto da Taiwan, l’arci-nemica cinese, considerata da Pechino parte del proprio territorio e non uno stato indipendente. Il governo di Taipei aveva donato 280mila mascherine al Vaticano in segno di solidarietà per la loro storica vicinanza poiché la Santa Sede è l’unico Paese in Europa a riconoscere ufficialmente Taiwan, dimostrazione della fedeltà di Taipei alla Chiesa cattolica e alla Santa Sede, sin dai tempi di Mao.</p>
<p>“La Santa Sede ha ragione a ringraziare la Cina per gli aiuti ricevuti ma mi spiace notare che non abbia ringraziato pubblicamente anche <strong>Taiwan</strong> per l’importante sostegno dato,” ha detto il Cardinale Burke al <em><a href="https://www.theaustralian.com.au/world/coronavirus-vatican-lauds-china-snubs-taiwan-over-aid/news-story/ada6eb23e168fb89eff6f5a0ebe140ac">The Australian</a></em>. “C’è qualcosa di enormemente sbagliato in questo comportamento. Sembra che la Cina occupi una posizione privilegiata all’interno del Vaticano,” ha continuato il Cardinale.</p>
<h2>L’accordo tra Vaticano e Cina</h2>
<p>Nel settembre 2018, la Santa Sede e il governo cinese hanno siglato un &#8220;<strong>accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi</strong>” in una mossa diplomatica volta a riaprire un dialogo tra la superpotenza asiatica e il Vaticano interrotto nel 1951 dopo la presa del potere di Mao. Con l’accordo di fatto si regola la nomina dei vescovi in Cina lasciando l’ultima parola alla Santa Sede. I detrattori di questo accordo hanno evidenziato come si desse il potere effettivo di nomina dei vescovi alla Chiesa “ufficiale”, controllata dall’”Associazione patriottica cattolica cinese” che mantiene un rapporto di collaborazione con il regime comunista e che ha il compito di controllo sulle attività dei cattolici cinesi, lasciando la Chiesa “clandestina” abbandonata al proprio destino.</p>
<p>Questa intesa, non ancora disponibile al pubblico, ha suscitato non pochi malumori all’interno delle mura vaticane. “L’accordo del 2018 è di fatto un disconoscimento delle sofferenze di innumerevoli fedeli cristiani cinesi che sono state vittime della crudele persecuzione del governo comunista,” ha commentato il Cardinale Burke in merito all’accordo.</p>
<p>Anche il <strong>Cardinale emerito di Hong Kong Joseph Zen</strong> ha definito questo accordo un “tradimento” e “una resa al regime comunista”. “Il Papa ha una certa simpatia per i comunisti perché in America del Sud essi sono visti come bravi ragazzi che lottano per la giustizia sociale. Ma non in Cina dove i comunisti sono degli oppressori e qualsiasi accordo con loro è senza speranza. Non possiamo pensare che i comunisti si fermeranno nelle loro persecuzioni religiose. Prima potevamo sperare nell’aiuto del Vaticano ma ora nemmeno più in questo,” ha dichiarato sull’accordo il Cardinale Zen.</p>
<p>Il Vaticano e soprattutto il Segretario di Stato <strong>Pietro Parolin</strong> hanno voluto fortemente concludere l’accordo auspicato da Papa Francesco per “creare quelle condizioni per una più ampia collaborazione a livello bilaterale con l’auspicio che tale intesa possa favorire un fecondo e lungimirante percorso di dialogo istituzionale e contribuisca positivamente alla vita della Chiesa cattolica in Cina”, come si poteva leggere in una nota vaticana.</p>
<h2>I cristiani perseguitati in Cina</h2>
<p>L’intenzione vaticana di dialogare con la Cina ha provocato reazioni molto negative. “In Cina la vita dei cristiani è divenuta più difficile dopo l’entrata in vigore, il 1° febbraio 2018, del nuovo Regolamento sugli Affari religiosi che ha ulteriormente limitato la libertà di fede. Il Partito Comunista ha vietato gli insegnamenti religiosi ‘non autorizzati’, mentre gli sforzi per &#8216;sinicizzare&#8217; le credenze religiose proseguono a ritmo sostenuto,” ha dichiarato Alessandro Monteduro, presidente della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre a<em> <a href="https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2019/11/05/news/acs-monteduro-oltre-70mila-cristiani-oggi-detenuti-per-ragioni-di-fede-1.37840511">La Stampa</a>. </em></p>
<p>In seguito alle polemiche suscitate dal mancato ringraziamento a Taiwan, in occasione di una seconda donazione di generi alimentari per i più bisognosi proprio del governo di Taipei, l’Elemosiniere di Sua Santità <strong>Konrad Krajewski</strong> ha voluto ringraziare “profusamente Taiwan e il suo ambasciatore presso la Santa Sede Metthew Lee per la generosità dimostrata,” come riportato dall’<em><a href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/coronavirus-taiwan-dona-all-elemosiniere-del-papa-cibo-e-mascherine-per-i-poveri">Avvenire</a></em>.  Mettendo così fine alla polemica.</p>
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		<title>Guerriglia urbana a Bruxelles (nonostante la quarantena)</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/guerriglia-urbana-a-bruxelles-nonostante-la-quarantena.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Gombacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 15:49:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=269868</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Beglio-Bruxelles-Molenbeck-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Beglio-Bruxelles-Molenbeck-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Beglio-Bruxelles-Molenbeck-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Beglio-Bruxelles-Molenbeck-La-Presse-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Beglio-Bruxelles-Molenbeck-La-Presse-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una vigilia di Pasqua violenta quella passata a Bruxelles. Nonostante la quarantena, nella notte tra sabato e domenica, violenti scontri si sono registrati nel quartiere di Anderlecht portando all’arresto di 57 persone colpevoli di avere assaltato e distrutti mezzi della polizia belga, come riporta la televisione di stato Rtbf. Tutto era incominciato venerdì 10 aprile &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/guerriglia-urbana-a-bruxelles-nonostante-la-quarantena.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Beglio-Bruxelles-Molenbeck-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Beglio-Bruxelles-Molenbeck-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Beglio-Bruxelles-Molenbeck-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Beglio-Bruxelles-Molenbeck-La-Presse-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Beglio-Bruxelles-Molenbeck-La-Presse-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Una vigilia di Pasqua violenta quella passata a <strong>Bruxelles</strong>. Nonostante la quarantena, nella notte tra sabato e domenica, violenti scontri si sono registrati nel quartiere di Anderlecht portando all’arresto di 57 persone colpevoli di avere assaltato e distrutti mezzi della polizia belga, come riporta la televisione di stato <em><a href="https://www.rtbf.be/info/societe/detail_anderlecht-tension-autour-de-la-station-clemenceau-suite-au-deces-d-un-jeune-homme-lors-d-une-course-poursuite?id=10480525">Rtbf</a></em>.</p>
<p>Tutto era incominciato venerdì 10 aprile quando una pattuglia della polizia in perlustrazione stava controllando che tutti gli abitanti stessero rispettando la quarantena imposta dalle autorità belghe in seguito all’emergenza coronavirus. Nell’adempiere il loro compito, i poliziotti hanno fermato un giovane che stava girando per le strade in scooter. Quest’ultimo, anziché fermarsi come intimato, è fuggito. Durante l’inseguimento e percorrendo una strada contromano, ha incrociato un’altra vettura della polizia contro la quale si è scontrando morendo fatalmente.</p>
<p>Alcune gang locali, che da sempre mal sopportano i controlli delle forze dell’ordine in alcune zone della città, hanno chiamato a raccolta i loro fiancheggiatori inscenando delle sommosse per protestare contro la morte del giovane ragazzo e, più in generale, per dare un messaggio intimidatorio alle autorità del posto, scoraggiandole a non ispezionare più le “loro” aree di competenza.</p>
<h2>Guerriglia urbana</h2>
<p>Abitanti della zona, asserragliati dentro le loro case in ossequio — loro si — alla quarantena, hanno filmato gli scontri e immediatamente questi video hanno fatto il giro dei social media. Si vedono chiaramente decine di persona sfidare e minacciare a volto coperto la polizia violando in un solo colpo sia le leggi sull’ordine pubblico che le restrizioni dell’isolamento obbligatorio.  In seguito all’escalation di violenze, alcuni vandali hanno preso di mira una camionetta della polizia distruggendone i vetri, prendendola a calci e bucando le gomme. Per fortuna, i poliziotti all’interno erano riusciti a fuggire prima. Scene di una vera e propria guerriglia urbana tanto che la polizia per ristabilire l’ordine ha dovuto fare uso di idranti e caricare a più riprese i manifestanti per disperderli.</p>
<p>Il borgomastro di <strong>Anderlecht</strong> Fabrice Cumps ha chiarito al <em><a href="https://www.lesoir.be/293982/article/2020-04-11/le-bourgmestre-danderlecht-condamne-ceux-qui-ont-attaque-les-policiers-ils-sont">Le Soir</a></em> che la famiglia del giovane morto nell’incidente ha immediatamente fatto un appello alla calma chiedendo di non strumentalizzare quanto accaduto. Ma i manifestanti, non ascoltando la volontà dei famigliari del deceduto e mossi da altri interessi, non hanno voluto fermarsi. Nonostante gli interventi di rinforzi, gli scontri si sono prolungati nella notte tanto che i cittadini potevano sentire degli elicotteri volare nei cieli di Bruxelles per sorvegliare e monitorare eventuali nuovi assembramenti di teppisti.</p>
<h2>Il problema della sicurezza a Bruxelles</h2>
<p>Le forze politiche hanno condannato all’unanimità le violenze dichiarando la loro solidarietà alla polizia. Ma il dibattito sulla sicurezza nella capitale belga (e dell’Europa) si è riaperto. Da ormai più di dieci anni, alcuni quartieri della città non sono più sotto pieno controllo delle forze dell’ordine. Il caso più eclatante finito sui giornali di tutto il mondo è quello di <strong>Molenbeek</strong>, quartiere a nord della città, tristemente famoso per essere la fucina di terroristi islamici dall’attacco alla stazione spagnola di Atocha del 2004 fino ad arrivare agli attacchi terroristici di Bruxelles nel 2016, passando per il Bataclan a Parigi nel 2015.</p>
<p>Altri quartieri, meno noti, sono ormai delle enclave della malavita e la polizia ha difficoltà a mantenerne l’ordine. A pochi passi dalla Grand Place, l’ormai storica scuola ebraica del centro di Bruxelles ha dovuto chiudere i battenti in seguito a numerosi minacce antisemite. I genitori non si fidavano più a mandare in quella zona i loro figli. Troppo pericoloso. Sui murales delle case o delle parrocchie, il viso della Vergine Maria è stato pitturato di nero e una vignetta esce dalla sua bocca con una scritta in arabo “Maria vi vuole bene” per evitare i continui atti vandalici contro le <strong>icone sacre cristiane</strong>.  Le amministrazioni dei vari comuni della città stanno cercando di riqualificare le zone considerate più a rischio. Ma un duro lavoro li aspetta. La radicalizzazione islamica dei quartieri fuori controllo è penetrata in profondità, ad imam salafiti è stato permesso di predicare al di fuori delle regole attirando nuovi adepti specie tra i giovani. Un permissivismo e lassismo ha creato dei veri propri ghetti dove cova un rancore difficile da estirpare. Se questa è la capitale d’Europa…</p>
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		<title>La Spagna nega l&#8217;asilo al 94% dei migranti dell&#8217;Aquarius</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-spagna-nega-lasilo-al-94-dei-migranti-dellaquarius.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Gombacci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2020 14:39:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Aquarius]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Migranti-Aquarius-ong-SOS-Mediterran%C3%A9e-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ong Aquarius migranti" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Migranti-Aquarius-ong-SOS-Mediterran%C3%A9e-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Migranti-Aquarius-ong-SOS-Mediterran%C3%A9e-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Migranti-Aquarius-ong-SOS-Mediterran%C3%A9e-La-Presse-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Migranti-Aquarius-ong-SOS-Mediterran%C3%A9e-La-Presse-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Vi ricordate l’Aquarius, la nave dell’Ong SOS Mediterranée, andata alla ribalta delle cronache europee quando nell’estate 2018 l’allora Ministro dell’interno Matteo Salvini aveva inaugurato la politica dei “porti chiusi”? Salvini si era categoricamente opposto ad accogliere in Italia la nave che era di proprietà tedesca, noleggiata da un’Ong francese, con equipaggio straniero, che si trovava &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-spagna-nega-lasilo-al-94-dei-migranti-dellaquarius.html">[...]</a></p>
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<p>Salvini si era categoricamente opposto ad accogliere in Italia la nave che era di proprietà tedesca, noleggiata da un’Ong francese, con equipaggio straniero, che si trovava in acque maltesi e che batteva bandiera di Gibilterra. “Può andare dove vuole, ma non in Italia!” aveva affermato il Ministro. E dopo un lungo braccio di ferro tra il leader della Lega e l’Europa che non aveva lesinato dure critiche al governo italiano, la <strong>Spagna</strong> si era fatta avanti per far attraccare la nave dell’Ong nel porto di Valencia.</p>
<p>L’apertura del primo ministro socialista <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-pedro-sanchez.html">Pedro Sánchez</a>, ampliato dalla gran cassa mediatica, aveva fatto cantare vittoria ai sostenitori delle frontiere e dei porti aperti ma un imbarazzante dato sta emergendo ora, quando il mondo intero è concentrato sull&#8217;emergenza del corona virus, dalla Spagna. Secondo quanto riporta il quotidiano spagnolo <em><a href="https://elpais.com/espana/2020-03-12/espana-deniega-el-asilo-al-94-de-los-rescatados-por-el-aquarius.html">El Pais</a></em>, a due anni dallo sbarco, il <strong>94% dei migranti</strong> <strong>della nave Aquarius</strong> si sono visti rifiutare la loro richiesta d’asilo. Sui 629 migranti che sono sbarcati a Valencia, solo 376 hanno fatto la domanda d’asilo in Spagna. Dei 62 casi esaminati, solo 4 hanno soddisfatto i requisiti per ottenere la protezione in quanto rifugiati. Il resto dei casi sono stati respinti o archiviati.</p>
<p>Tra i migranti dell’Aquarius, la maggioranza erano sudanesi, nigeriani, eritrei o algerini. La Spagna aveva garantito loro che dal momento dell’approdo sul territorio spagnolo avevano 45 giorni per espletare le formalità per richiedere lo status di rifugiato, senza avere il pericolo di essere espulsi. Nonostante questa possibilità, solo la metà ne ha fatto richiesta e dopo due anni solo a quattro soggetti è stato riconosciuto questo diritto. Ricordiamo che, ai sensi della <strong>Convenzione di Ginevra</strong> del 1951, lo status di rifugiato può essere concesso a chi è perseguitato o teme di essere perseguitato per motivi di razza, religione, cittadinanza, appartenenza ad uno specifico gruppo sociale o per le proprie opinioni politiche. Anche i diritti alla protezione sussidiaria, ossia alla protezione garantita ad ogni cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno, sono stati rifiutati.</p>
<p>Ora, a tutti i richiedenti ai quali è stata rigettata la richiesta d’asilo verrà revocata la residenza e l’autorizzazione a lavorare in Spagna. Verranno considerati dalla legge spagnola a tutti gli effetti degli immigrati clandestini. Questa situazione si è rivoltata contro Pedro Sánchez che si è visto ricevere delle accuse di ipocrisia dalle Ong spagnole pro migranti. “La Spagna oltre che la possibilità di attraccare in porto, aveva garantito anche la loro protezione. Ora queste persone saranno costrette a vivere nell’illegalità!” tuonano dalla Commissione spagnola per l’aiuto ai rifugiati.</p>
<p>Una situazione simile ma con cifre leggermente diverse si è verificata anche in <strong>Francia</strong>. Parigi, in un gesto di solidarietà con la Spagna, aveva annunciato che qualora qualcuno dei migranti avesse fatto richiesta per ricevere asilo oltre i Pirenei, le autorità competenti francesi avrebbero esaminato le loro domande. Sulle 274 richieste d’asilo, la Francia ha approvato solo 80, di cui buona parte dal Sudan.</p>
<p>La Spagna, nonostante le lodi di Bruxelles e un’immagine di nazione aperta ai migranti, è uno dei Paesi con il tasso più basso di richieste d’asilo approvate. Solo il 5% delle domande presentate alle autorità di Madrid vengono approvate uguagliando i livelli dell’Ungheria di <strong>Viktor Orban</strong>, un governo non proprio aperto ai nuovi flussi migratori. E proprio analizzando questi dati si può osservare tutta l’ipocrisia dell’UE, che a seconda del colore politico dei leader dei singoli Paesi si prodiga a favore o contro i suoi Stati membri. Dopo aver fatto la voce grossa contro Salvini e Orban, ora vedremo lo stesso atteggiamento europeo anche nei confronti del governo socialista di Madrid? Ne dubitiamo fortemente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-spagna-nega-lasilo-al-94-dei-migranti-dellaquarius.html">La Spagna nega l&#8217;asilo al 94% dei migranti dell&#8217;Aquarius</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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