Il conflitto in Nagorno Karabakh, il territorio conteso tra Armenia e Azerbaijan nel Caucaso meridionale, continua senza tregua. Abbiamo intervistato a Erevan, il primo ministro armeno Nikol Vovayi Pashinyan che ha accusato senza mezzi termini la Turchia di avere ripreso il conflitto e ha avvertito l’Europa di non sottovalutare Recep Tayyip Erdogan, invitandola ad affrontarlo in maniera decisa per evitare di ritrovarsi di nuovo i turchi alle porte di Vienna.

La guerra nel Nagorno Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian è riesplosa un mese fa. Qual è al momento la situazione del conflitto?

Dobbiamo innanzitutto ricordare che è stata la Turchia a ricominciare questo conflitto, inviando mercenari e terroristi dalla Siria e Pakistan, trasferendo parte delle sue forze armate in Azerbaigian e fornendo equipaggiamenti militari alle forze azerbaigiane. L’obiettivo era quello di una ‘guerra lampo’ per prendere il Nagorno Karabakh. Secondo i loro calcoli, la guerra sarebbe dovuta durare al massimo una settimana o dieci giorni, ma il Nagorno Karabakh ha resistito e continuerà a combattere. La Turchia non è intervenuta meramente per dare supporto all’Azerbaigian ma per perseguire le sue politiche imperialistiche. Quello che sta succedendo in queste terre è la continuazione delle politiche turche nel Mediterraneo orientale, in Grecia, a Cipro, in Libia, Siria e in Iraq. Gli armeni nel Caucaso meridionale sono l’ultimo ostacolo al disegno neo-ottomano di dominare la regione. Se la comunità internazionale non riesce a contrastare le mire espansionistiche di Erdogan, in un futuro prossimo, rischia di trovarsi i turchi nuovamente alle porte di Vienna.

Cosa può aspettarsi realisticamente dall’Europa sapendo che vi sono alcuni Paesi che continuano a bloccare le sanzioni contro la Turchia?

Riponiamo le speranze solo su noi stessi e sui Paesi che hanno delle alleanze consolidate con l’Armenia. La sicurezza della Repubblica e del popolo armeno è una nostra responsabilità. La sicurezza dell’Europa invece non fa parte del mio lavoro ma non ci si rimproveri che non vi avevamo avvertito. Voi europei non avete visto cosa vi sta succedendo. Anche se non viene utilizzata l’artiglieria, non vuol dire che una guerra non è incominciata. Attualmente è in corso una guerra in Europa!

Che guerra intende esattamente?

Guardate cosa sta succedendo in Francia. Avete notato il tono con cui il presidente della Turchia Erdogan si è rivolto a Macron? Avreste mai pensato che un presidente di una nazione possa rivolgersi così al presidente francese e dire quelle cose sulla Francia? Nessuno l’avrebbe mai pensato quindici anni fa. Anche durante la guerra fredda non mi ricordo di nessuno dei leader dell’Unione sovietica rivolgersi in quel modo a un presidente di un Paese europeo. Persone vengono decapitate nelle strade europee. Cosa è questa se non una guerra?

Lei ha recentemente detto che non ci sono soluzioni diplomatiche al conflitto in Nagorno Karabakh. È sempre della stessa opinione?

Com’è possibile parlare di soluzione diplomatica quando le tregue sono sistematicamente violate? Cessate il fuoco mediati da Francia, Russia e Stati Uniti sono stati rotti a pochi minuti dalle firme. Se gli accordi non sono rispettati è impossibile parlare di soluzione diplomatica.

La guerra ha raggiunto un nuovo apice da quando lei è salito al potere. C’è qualcosa che ritiene avrebbe potuto fare per prevenire l’escalation di violenze?

La situazione non è cambiata dal 2011. Il problema è che si può prevenire qualcosa attraverso mutue concessioni. Non ci possono essere concessioni solamente da una parte mentre dall’altra invece non si muove niente. La ragione è semplice: la parte avversa a noi ha più soldi per comprare armi. Avrei potuto non difendere i nostri interessi e quelli della popolazione del Nagorno Karabakh, ma avrebbe questo evitato la guerra? No. Perché l’Azerbaigian avrebbe sempre chiesto di più. La situazione è simile a quella che c’era in Europa all’alba della seconda guerra mondiale con l’Accordo di Monaco. I Paesi europei pensavano che concedendo la Cecoslovacchia a Hitler avrebbero tranquillizzato la Germania nazista e la guerra non sarebbe poi scoppiata. Sappiamo come è andata a finire. Ecco, continuando con il paragone storico, noi non concederemo mai la Cecoslovacchia.

Ha intenzione di recarsi a Mosca per chiedere il supporto del Cremlino? Che supporto chiederebbe: militare o umanitario?

La Russia è un partner strategico dell’Armenia. Sono favorevole al dislocamento di peacekeeper russi nelle zone di conflitto. Ma il problema è che per tale azione è necessario avere anche il consenso di tutte le parti in causa. Per l’Armenia questa soluzione è accettabile ma è necessario anche il consenso dell’Azerbaigian. È importante anche ricordare come la Russia abbia chiaramente affermato che in caso di una minaccia imminente all’integrità territoriale dell’Armenia, rispetterà i patti che la impegnano ad intervenire anche militarmente.

Il fatto che le forze del Nagorno Karabakh bombardino i civili a Ganja non indebolisce la posizione di difesa dell’Armenia di fronte alla comunità internazionale?

No. Bisogna chiedersi perché Ganja (città sotto controllo dell’Azerbaigian, ndr) viene bombardata. Le forze di difesa del Nagorno Karabakh hanno legittimamente centrato delle postazioni militari nemiche. È possibile che siano state colpite anche delle infrastrutture civili. Ma anche da noi, la chiesa di Shushi (città sotto il controllo armeno, Ndr) è stata colpita e la non c’era sicuramente nessun obiettivo militare.

Quale è il messaggio che vuole dare al mondo e all’Europa?

Il Nagorno Karabakh è il fronte della guerra contro il terrorismo. Perché pensate che stiano continuando a bombardare Stepanakert (capitale del Nagorno Karabak, ndr)? Per una semplice ragione: vogliono che le persone abbandonino l’idea di poter vivere in quelle terre. Questo è solo il preludio della pulizia etnica e del genocidio che potrebbe verificarsi ai danni degli armeni con un Nagorno Karabakh annesso all’Azerbaigian.

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