Vi ricordate l’Aquarius, la nave dell’Ong SOS Mediterranée, andata alla ribalta delle cronache europee quando nell’estate 2018 l’allora Ministro dell’interno Matteo Salvini aveva inaugurato la politica dei “porti chiusi”?

Salvini si era categoricamente opposto ad accogliere in Italia la nave che era di proprietà tedesca, noleggiata da un’Ong francese, con equipaggio straniero, che si trovava in acque maltesi e che batteva bandiera di Gibilterra. “Può andare dove vuole, ma non in Italia!” aveva affermato il Ministro. E dopo un lungo braccio di ferro tra il leader della Lega e l’Europa che non aveva lesinato dure critiche al governo italiano, la Spagna si era fatta avanti per far attraccare la nave dell’Ong nel porto di Valencia.

L’apertura del primo ministro socialista Pedro Sánchez, ampliato dalla gran cassa mediatica, aveva fatto cantare vittoria ai sostenitori delle frontiere e dei porti aperti ma un imbarazzante dato sta emergendo ora, quando il mondo intero è concentrato sull’emergenza del corona virus, dalla Spagna. Secondo quanto riporta il quotidiano spagnolo El Pais, a due anni dallo sbarco, il 94% dei migranti della nave Aquarius si sono visti rifiutare la loro richiesta d’asilo. Sui 629 migranti che sono sbarcati a Valencia, solo 376 hanno fatto la domanda d’asilo in Spagna. Dei 62 casi esaminati, solo 4 hanno soddisfatto i requisiti per ottenere la protezione in quanto rifugiati. Il resto dei casi sono stati respinti o archiviati.

Tra i migranti dell’Aquarius, la maggioranza erano sudanesi, nigeriani, eritrei o algerini. La Spagna aveva garantito loro che dal momento dell’approdo sul territorio spagnolo avevano 45 giorni per espletare le formalità per richiedere lo status di rifugiato, senza avere il pericolo di essere espulsi. Nonostante questa possibilità, solo la metà ne ha fatto richiesta e dopo due anni solo a quattro soggetti è stato riconosciuto questo diritto. Ricordiamo che, ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951, lo status di rifugiato può essere concesso a chi è perseguitato o teme di essere perseguitato per motivi di razza, religione, cittadinanza, appartenenza ad uno specifico gruppo sociale o per le proprie opinioni politiche. Anche i diritti alla protezione sussidiaria, ossia alla protezione garantita ad ogni cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno, sono stati rifiutati.

Ora, a tutti i richiedenti ai quali è stata rigettata la richiesta d’asilo verrà revocata la residenza e l’autorizzazione a lavorare in Spagna. Verranno considerati dalla legge spagnola a tutti gli effetti degli immigrati clandestini. Questa situazione si è rivoltata contro Pedro Sánchez che si è visto ricevere delle accuse di ipocrisia dalle Ong spagnole pro migranti. “La Spagna oltre che la possibilità di attraccare in porto, aveva garantito anche la loro protezione. Ora queste persone saranno costrette a vivere nell’illegalità!” tuonano dalla Commissione spagnola per l’aiuto ai rifugiati.

Una situazione simile ma con cifre leggermente diverse si è verificata anche in Francia. Parigi, in un gesto di solidarietà con la Spagna, aveva annunciato che qualora qualcuno dei migranti avesse fatto richiesta per ricevere asilo oltre i Pirenei, le autorità competenti francesi avrebbero esaminato le loro domande. Sulle 274 richieste d’asilo, la Francia ha approvato solo 80, di cui buona parte dal Sudan.

La Spagna, nonostante le lodi di Bruxelles e un’immagine di nazione aperta ai migranti, è uno dei Paesi con il tasso più basso di richieste d’asilo approvate. Solo il 5% delle domande presentate alle autorità di Madrid vengono approvate uguagliando i livelli dell’Ungheria di Viktor Orban, un governo non proprio aperto ai nuovi flussi migratori. E proprio analizzando questi dati si può osservare tutta l’ipocrisia dell’UE, che a seconda del colore politico dei leader dei singoli Paesi si prodiga a favore o contro i suoi Stati membri. Dopo aver fatto la voce grossa contro Salvini e Orban, ora vedremo lo stesso atteggiamento europeo anche nei confronti del governo socialista di Madrid? Ne dubitiamo fortemente.

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