Per la prima volta nella storia, l’Unione europea ha imposto delle sanzioni contro degli attacchi informatici subiti da persone o entità cinesi, russe e nord coreane. Per la precisione il Consiglio dell’Unione europea ha deciso di imporre misure restrittive nei confronti di sei persone e tre entità responsabili di aver compiuto vari attacchi informatici o di avervi preso parte. Fra questi, il tentato attacco informatico ai danni dell’Opcw (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) con sede a L’Aia (Paesi Bassi) e gli attacchi pubblicamente noti come “WannaCry”, “NotPetya” e “Operation Cloud Hopper”.
Le misure in questione sono il divieto di viaggio e il congelamento dei beni per le persone fisiche e il congelamento dei beni per le entità o gli organismi. È anche vietato mettere fondi a disposizione, direttamente o indirettamente, delle persone e delle entità o organismi inseriti nell’elenco.
Chi è stato sanzionato?
Le persone sanzionate sono due cinesi (Qiang Gao e Shilong Zhang) coinvolti nell’operazione “Cloud Hopper”, una serie di attacchi contro i servizi informatici di multinazionali europee hackerando e utilizzando i dati sensibili a fini commerciali. Quattro invece le persone russe sanzionate (Alexey Valeryevich Minin, Aleksei Sergeyvich Morenets, Evgenii Mikhaylovich Serebriakov e Oleg Mikhaylovich Sotnikov), colpevoli di aver tentato un attacco informatico all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche – attacco poi sventato dai servizi di intelligence militari olandesi (MIVD).
Le entità sanzionate invece sono la cinese Haitai Technology Development Co. Ltd che ha fornito supporto finanziario, tecnico e materiale per l’operazione “Cloud Hopper” e la nord coreana Chosen Expo – Korea Export Joint Venture, colpevole di aver supportato i cyber attacchi “WannaCry” bersagliando ad esempio l’Autorità nazionale polacca per la supervisione finanziaria e la Sony Pictures Entertainment.
Più scalpore ha provocato l’inserimento nella lista nera del Centro Speciale per le Ricerche Tecnologiche (GTsST) dei servizi di intelligence militari russi. Per via degli attacchi conosciuti come “NotPetya”, tale centro è stato considerato dall’Unione europea “una grave minaccia esterna”. Non è tardata la reazione del Ministro degli esteri russo Sergey Lavrov che ha annunciato reciproche misure sanzionatorie. “Questa azione ostile da parte dell’Unione europea non rimarrà senza conseguenze. Le sanzioni sono spinte da ragioni politiche e bisogna ricordarsi che in diplomazia tutto è reciproco,” ha tuonato Lavrov come riportato da Reuters.
Reazioni alle sanzioni
L’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Ue Josep Borrell ha positivamente commentato: “L’Unione europea e i suoi Stati membri hanno più volte manifestato preoccupazione e denunciato comportamenti dolosi nel cyberspazio. Tali azioni sono inaccettabili perché minano la sicurezza e la stabilità internazionali nonché i vantaggi derivanti da Internet.” “Continueremo a rafforzare la nostra cooperazione per promuovere la sicurezza e la stabilità internazionali nel cyberspazio, aumentare la resilienza globale e sensibilizzare la popolazione riguardo alle minacce informatiche dolose,” ha poi aggiunto.
Dichiarazioni di soddisfazione anche dal Ministro degli esteri olandese Stef Blok che ha anche ringraziato l’azione dei partner europei. Il ministero degli Esteri tedesco, Paese che detiene la presidenza di turno della Ue, ha invece sottolineato come sia la prima volta che l’Ue reagisce unita a dei cyber attacchi contro degli Stati Membri.
Dall’Italia, dello stesso avviso l’europarlamentare della Lega Marco Dreosto, membro della Commissione del Parlamento europeo volta a vigilare sulle influenze esterne a danno dell’Ue. “Bene le sanzioni. I Paesi europei non devono più tollerare attacchi informatici o azioni di propaganda da attori esterni volti a minare il consolidato posizionamento strategico nazionale. In particolar modo nei confronti della Cina, il governo italiano non può rimanere ambiguo. Conte e Di Maio non facciano rientrare l’Italia nell’orbita dei Paesi vassalli di Pechino!”, ha dichiarato l’europarlamentare.
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