Le proteste dei Black Lives Matter sono arrivate anche a Bruxelles. Ispirate dalle rivolte scoppiate a Minneapolis in seguito alla morte di George Floyd, oltre 30mila persone hanno firmato una petizione per richiedere la rimozione delle statue di Leopoldo II, il sovrano belga che regnò dal 1865 al 1909 contrassegnando l’epoca del colonialismo del Belgio.

La petizione online chiede di rimuovere tutte le sue statue poiché stonerebbero con il carattere multiculturale e multietnico di Bruxelles e del Belgio, in quanto Leopoldo II viene accusato di essere colpevole di un genocidio nel Congo, ex colonia belga, e di aver compiuto atrocità contro la popolazione locale a cavallo tra il XIX e il XX secolo. “Bruxelles con i suoi 118 quartieri rappresenta quasi 200 nazionalità. Per questa ragione le statue non trovano posto né nella capitale del Belgio e dell’Europa, né nel resto del Paese,” si legge sulla petizione. Gli autori si sono prefissati l’obiettivo di far rimuovere tutte le statue entro il 30 giugno, sessantesimo anniversario dell’indipendenza del Congo.

Le statue già vandalizzate

Nei giorni scorsi alcuni monumenti e busti raffiguranti l’ex sovrano sono stati imbrattati o divelti. Una statua è stata irrimediabilmente bruciata ad Anversa. A Gent un busto sempre di Leopoldo II è stato pitturato di rosso sangue e imbrattato con la scritta “I can’t breathe”, frase simbolo dei movimenti “Black Lives Matter”. Nella cittadina fiamminga di Kortrjk il “corso Leopoldo II” è stato rinominato per non fare riferimento a un “pluriomicida” come è stato definito dal consiglio comunale. Alcuni direttori di scuole in Belgio temono che queste proteste arrivino al punto di pretendere il cambio dei curricula scolastici “per senso di colpa del passato” evitando una discussione onesta sul monarca e condannandolo ex post senza possibilità di dibattito. Il rischio che si corre in Belgio è che chiunque tenti di aprire una discussione a riguardo rischia di essere accusato di razzismo o di essere un nostalgico del periodo coloniale di fine Ottocento. Sebbene vi siano numerosi belgi che supportano l’idea di rimuovere le statue, ci sono altrettanti belgi che riconoscono che lo status del Belgio tra le nazioni europee con un’economia più sviluppata derivi anche dal suo passato coloniale. Perché è necessario sempre differenziare un giusto riconoscimento delle colpe del passato, dalla cancellazione di tutto quello che è stata la propria storia nazionale.

Revisionismo storico

Ciò si è tristemente visto negli Stati Uniti quando è divenuto di moda proporre la rimozione delle statue di Cristoforo Colombo, colpevole di aver dato l’inizio allo sterminio delle popolazioni locali, o del Generale Lee, comandante in capo dell’esercito sudista durante la guerra di secessione. Per i suoi rapporti con il regime fascista, hanno proposto di eliminare la statua a Chicago dell’aviatore italiano Italo Balbo autore della Crociata del Decennale Roma-Chicago-New York-Roma e celebrata a suo tempo sia dalla copertina del Time sia dal presidente statunitense in persona Franklin Roosevelt. Addirittura il simbolo globale della non violenza, il Mahatma Gandhi ha visto una sua statua vandalizzata a Johannesburg, con l’accusa di essere un pericoloso razzista.

La revisione storica rischia di essere un esercizio pericoloso. Se andassimo ad analizzare attentamente allora si dovrebbero rimuovere le statue e le onorificenze del Presidente democratico degli Stati Uniti d’America Woodrow Wilson poichè bloccò l’arruolamento degli afro-americani nell’esercito a stelle e strisce. Se continuiamo con questo esercizio storico possiamo andare a vedere come la fondatrice delle cliniche per l’aborto Planned Parenthhood, Margaret Sanger non era una femminista ma bensì promuoveva l’aborto al fine di ridurre la popolazione di colore negli Stati Uniti. E continuando si potrebbero arrivare alla rimozione degli edifici eretti durante il fascismo in Italia (già l’ex Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini ci era andata particolarmente vicina). E poi perché non abbattere il Colosseo perché dentro venivano fatti combattere degli schiavi o distruggere le piramidi perché furono erette da quei tiranni dei faraoni?

Recentemente i fondamentalisti jihadisti dello Stato islamico sono stati capaci addirittura di distruggere il tempio romano di Palmira in Siria, tutti i reperti archeologici a Raqqa o Mosul, e innumerevoli chiese che incontravano sul loro cammino di distruzione al fine di cancellare la storia pregressa di quelle terre. Gli eroi del mondo odierno non dovrebbero essere qualche calciatore o influencer ma bisognerebbe ricordare molto di più Khaleed al-Assad, l’archeologo di Palmira decapitato dalle bandiere nere che se pur minacciato di morte non ha rivelato dove si trovavano alcuni manufatti di inestimabile valore, non economico, ma storico e culturale per il mondo intero.

Nel ricordo di questo grande uomo e per differenziarci da quei barbari dell’Isis che come prima cosa avevano l’obiettivo di distruggere tutti i monumenti storici proprio per incominciare una nuova narrativa di propaganda, è necessario ricordare quanto sia importante non cancellare la storia e ciò che la rappresenta, ma preservarla e studiarla a fondo. Solo così si potranno fare i conti con il nostro passato senza dibattiti ideologici o addirittura oscurantisti. Anche nel caso di Leopoldo II.

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