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Le Nazioni Unite escono dal torpore è si ricordano che le milizie filo-turche che operano nella Siria nord-orientale continuano a perpetrare crimini e violenze contro i curdi siriani.

Nel report del Consiglio per i diritti umani dell’Onu si evidenzia come le milizie sunnite supportate da Ankara abbiano compiuto una serie di crimini documentati contro la popolazione locale tra cui esecuzioni, rapimenti, deportazione di persone, espropri di terre e proprietà. Gli abusi sono stati indirizzati indiscriminatamente contro uomini, donne e bambini e hanno colpito i diversi gruppi etnici e religiosi presenti nella Siria nordorientale come i curdi, i yazidi e la minoranza cristiana. Tra le violenze più efferate documentate dalle Nazioni Unite vi sono ripetuti stupri a trenta donne nel solo mese di febbraio, rapimenti di bambini e perfino aver obbligato un detenuto a guardare forzatamente uno stupro di un ragazzo minore d’età. Tra gli espropri, vi sono confische di abitazioni private, terre e attività commerciali, senza un’apparente necessità militare.

Chi commette i crimini e dove?

Tali crimini sono stati commessi da milizie sunnite che operano nel nord della Siria sotto il controllo dell’Esercito Nazionale Siriano, braccio armato dell’opposizione al regime di Bashar al-Assad. Le violenze sono state riportate nel cantone a prevalenza curda di Afrin, occupato dalle truppe filo-Ankara nel gennaio 2018 e a Jarabulus e Tel Abyad città cadute nelle mani dei seguaci del Raìs Erdogan nell’offensiva turca “Sorgente di pace”, lanciata nell’ottobre 2019. Nelle offensive turche rivolte contro i curdi, considerati da Ankara dei veri e propri terroristi per le loro relazioni con il Pkk, oltre 150mila persone di etnia curda sono state costrette ad abbandonare le loro terre e scappare al sicuro nei territori controllati dalle milizie curde YPG. Nelle zone sotto controllo turco, i nomi delle strade in curdo sono stati cancellati, i monumenti agli eroi curdi della resistenza contro lo Stato islamico sono stati abbattuti e qualsiasi riferimento alla cultura e lingua curda abolito. La deportazione e la fuga dei curdi in concomitanza a una “decurdizzazione” dell’area si è tramutata in una sostituzione etnica in cui la popolazione curda è stata rimpiazzata con una popolazione prevalentemente araba sunnita proveniente da altre parti della Siria controllate sempre dalle milizie filo turche di opposizione ad Assad.

 Le parole dell’Alto Rappresentante Onu per i diritti umani Michelle Bachelet

 In merito al report che documenta queste violenze, è intervenuta anche Michelle Bachelet, Alto Rappresentante delle Nazioni Unite per i diritti umani. “Chiedo urgentemente alla Turchia di aprire un’inchiesta indipendente e trasparente che possa fare chiarezza sui crimini che abbiamo accertato,” ha dichiarato la Bachelet invitando anche le autorità di Ankara a fare le dovute pressioni per porre fine il prima possibile a questi soprusi.

La reazione della Turchia

 Non si è fatta attendere nemmeno la risposta della Turchia che ha rifiutato categoricamente le accuse delle Nazioni Unite. “Rifiutiamo nella maniera più assoluta le accuse senza prove che ci sono state fatte e di aver contribuito alla violazione dei diritti umani in Siria,” ha dichiarato il Ministero degli esteri turco in una nota, come riportato da Reuters.

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