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	<title>Manuele Avilloni Archives - InsideOver</title>
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	<title>Manuele Avilloni Archives - InsideOver</title>
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		<title>La Sardegna e l&#8217;assedio delle rinnovabili: la lotta tra progresso e identità</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/la-sardegna-e-lassedio-delle-rinnovabili-la-lotta-tra-progresso-e-identita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuele Avilloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2024 16:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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<p> In Sardegna, l'assalto delle multinazionali alle energie rinnovabili sta scatenando polemiche e molte proteste.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1239" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240914180328625_9087a57f32fd013f45527f6f67e1aca3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240914180328625_9087a57f32fd013f45527f6f67e1aca3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240914180328625_9087a57f32fd013f45527f6f67e1aca3-600x387.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240914180328625_9087a57f32fd013f45527f6f67e1aca3-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240914180328625_9087a57f32fd013f45527f6f67e1aca3-1024x661.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240914180328625_9087a57f32fd013f45527f6f67e1aca3-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240914180328625_9087a57f32fd013f45527f6f67e1aca3-1536x991.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In una Sardegna avvolta dai venti antichi e solcata da secoli di storia, si sta giocando una partita che sembra appartenere al futuro, ma che inevitabilmente si scontra con il passato. È la partita delle energie rinnovabili, dove i protagonisti non sono più i contadini, i pastori o i piccoli artigiani, ma le grandi multinazionali. Queste aziende, <strong>colossi energetici come la cinese Chint, la francese GDF e l&#8217;israeliana Doral Group</strong>, sono arrivate sull&#8217;isola con progetti ambiziosi, parchi eolici e fotovoltaici che potrebbero produrre una quantità di energia sufficiente a coprire molte volte i bisogni dell&#8217;isola. Ma ciò che appare come una rivoluzione verde potrebbe nascondere un lato oscuro: la speculazione energetica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un assalto ai terreni e al paesaggio</strong></h2>



<p>La Sardegna è diventata il terreno di caccia prediletto per le multinazionali che cercano di sfruttare le risorse naturali dell’isola, in particolare il vento e il sole, che qui non mancano mai. <strong>Un vero assalto, descritto dai media locali come una colonizzazione moderna, che sta cambiando il volto del territorio. </strong>In alcuni casi, come nel Nord della Nurra, la società cinese Chint ha acquistato mille ettari di terreno per costruire il più grande parco fotovoltaico d&#8217;Europa. Terreni che un tempo erano coltivati o destinati al pascolo ora sono ricoperti di pannelli solari.</p>



<p>La stessa situazione si ripete in altre zone dell&#8217;isola, come l&#8217;impianto denominato Guspini, dove <strong>progetti agrivoltaici minacciano le rovine archeologiche di Neapolis</strong>, un antico sito storico affacciato sul Golfo di Oristano. Le comunità locali, fortemente legate alla loro terra, si sono subito mobilitate.<strong> A Guspini e in altre località, i cittadini hanno alzato le barricate</strong>, dichiarando la loro opposizione a questi impianti invasivi che minacciano non solo il paesaggio ma anche l’economia locale, basata su agricoltura, pastorizia e turismo​. In questo scontro tra modernità e tradizione, emerge chiaramente un conflitto di valori: da un lato <strong>la promessa di energia pulita e sostenibile</strong>, dall’altro<strong> la difesa di un territorio</strong> che rischia di perdere la propria identità. Una guerra combattuta dai residenti, sempre meno, la quale tuttavia passa in sordina tra i tanti problemi nazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il rischio della speculazione</strong></h2>



<p>Dietro la promessa delle energie rinnovabili si cela un pericolo più sottile: la speculazione. Secondo uno studio della CNA Sardegna, se tutti i progetti attualmente in fase di autorizzazione dovessero essere realizzati, <strong>l&#8217;isola rischierebbe di produrre undici volte l&#8217;energia che consuma.</strong> Questo eccesso di produzione non è destinato a servire le comunità locali, ma verrebbe esportato altrove, alimentando<strong> il sospetto che la Sardegna stia diventando una semplice &#8220;fabbrica energetica&#8221;</strong> per altre regioni o Paesi. A questo si aggiunge il fatto che i progetti più imponenti sono guidati da aziende straniere, il che accentua ulteriormente la percezione di una &#8220;colonizzazione&#8221; energetica.</p>



<p>La cifra che circola sui media è impressionante:<strong> si parla di speculazioni per oltre otto miliardi di euro</strong>, un giro d&#8217;affari che sta trasformando l&#8217;energia rinnovabile da opportunità per il territorio a strumento di profitto per pochi​. A preoccupare non è solo l’aspetto economico, ma anche l’impatto ambientale. Molti degli impianti previsti sorgerebbero in aree di grande valore naturalistico o paesaggistico, compromettendo la biodiversità e minacciando habitat protetti. Anche dal punto di vista burocratico, si parla di un &#8220;far west&#8221; in cuoi il vuoto normativo permette a queste aziende di agire senza un controllo adeguato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La risposta della politica: una moratoria, ma basterà?</strong></h2>



<p>Di fronte a questa situazione, la politica regionale ha deciso di intervenire. Nel luglio del 2024, la giunta regionale ha approvato <strong>una moratoria di 18 mesi su tutti i nuovi progetti di impianti eolici e fotovoltaici​.</strong> L’obiettivo è quello di frenare l’assalto delle multinazionali e concedere tempo per pianificare una mappa delle aree idonee, negoziando con lo Stato per evitare che decisioni cruciali vengano prese altrove. Tuttavia, per molti, questa moratoria è solo una soluzione temporanea che non affronta le radici del problema. Le comunità locali continuano a manifestare, chiedendo non solo una regolamentazione più severa, ma anche un maggiore coinvolgimento nelle decisioni che riguardano il loro territorio.</p>



<p>Il dibattito politico si è acceso, con posizioni divergenti anche all&#8217;interno delle stesse istituzioni. Se da un lato la moratoria è vista come una misura necessaria per fermare la speculazione, dall’altro c’è chi la critica per aver bloccato anche progetti che potrebbero portare benefici reali all’isola. Per Claudia Zuncheddu della Rete per la difesa della sanità pubblica, la moratoria non è sufficiente a contrastare quella che definisce una vera e propria “aggressione” al territorio sardo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un futuro incerto tra progresso e identità</strong></h2>



<p>In questo scontro tra il futuro delle energie rinnovabili e la tutela del territorio, emerge chiaramente un dilemma che va oltre la Sardegna. La transizione ecologica è una necessità globale, ma la sua attuazione non può avvenire a scapito delle comunità locali e del loro diritto di autodeterminazione. L&#8217;isola, con la sua storia millenaria e il suo legame profondo con la terra, rappresenta un simbolo di questa resistenza, una resistenza che non è contro il progresso, ma contro un progresso imposto dall’esterno, che rischia di cancellare l’identità di un territorio unico.</p>



<p>Le energie rinnovabili sono senza dubbio una parte fondamentale della soluzione alla crisi climatica, ma come ogni grande cambiamento, devono essere gestite con attenzione e rispetto per il contesto in cui si inseriscono. In Sardegna, questo significa trovare un equilibrio tra la necessità di sfruttare le risorse naturali e la preservazione di un paesaggio, di una cultura e di una tradizione che non possono essere sacrificate sull&#8217;altare del profitto.</p>



<p>Alla fine, la domanda che la Sardegna pone al mondo è semplice: <strong>possiamo davvero considerare sostenibile un modello di sviluppo che ignora le persone e i luoghi che ne saranno colpiti?</strong> La risposta, forse, non arriverà dalle grandi multinazionali o dalle aule dei palazzi del potere, ma dalle piazze e dai campi di questa terra antica, dove il vento soffia ancora come ha sempre fatto, libero, indomito e fiero.</p>
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		<title>Rame, porti, petrolio. La Cina fa shopping in Perù, senza badare troppo all&#8217;Amazzonia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/lespansione-cinese-in-peru-investimenti-concessioni-minerarie-e-impatti-geopolitici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuele Avilloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Aug 2024 08:39:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>Rame, porti e petrolio, senza troppo badare all'Amazzonia: la Cina allarga la propria presenza in Perù per nutrire l'economia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1067" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-19-at-10.26.25.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-19-at-10.26.25.jpeg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-19-at-10.26.25-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-19-at-10.26.25-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-19-at-10.26.25-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-19-at-10.26.25-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-19-at-10.26.25-1536x1024.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Negli ultimi anni, <strong>le relazioni tra Cina e Perù</strong> si sono talmente intensificate che hanno trasformato il Paese sudamericano in un partner strategico molto importante per Pechino. Per il Perù, il gigante asiatico rappresenta il principale partner commerciale, con un volume significativo di scambi bilaterali. Un rapporto che si è consolidato attraverso investimenti significativi, concessioni minerarie e progetti infrastrutturali che stanno ridefinendo il panorama economico e geopolitico della regione. Ma quali sono i settori e le strategie che legano i due paesi?</p>



<p>Da una parte gli investimenti cinesi in Perù, così come quelli in altri Paesi latinoamericani, rappresentano una sfida all&#8217;egemonia statunitense. La Cina, infatti, utilizza la propria potenza economica per costruire alleanze strategiche e consolidare l&#8217;influenza globale, ridisegnando gli equilibri di potere a livello internazionale. Dall’altra, per il Perù, la cooperazione con la Cina offre opportunità significative per diversificare i partenariati economici e rafforzare la propria posizione geopolitica. Ma quello che si sta configurando assomiglia più a una eccessiva dipendenza nei confronti del partner asiatico, fattore che mette a rischio l’autonomia peruviana nel campo della politica estera. Tra tutte le risorse strategiche, <strong>il rame emerge come una delle principali aree di interesse per la Cina</strong>, che mira a garantirsi l&#8217;approvvigionamento di materie prime essenziali allo sviluppo industriale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’importanza strategica del rame</strong></h2>



<p>La Cina ha un forte bisogno strategico di rame e tra i suoi obiettivi c’è quello di creare scorte del metallo rosso non raffinato. <strong>La Cina è infatti il maggiore consumatore mondiale di rame</strong>, una risorsa fondamentale per molteplici settori industriali, tra cui costruzioni, elettronica, produzione di veicoli elettrici ma anche nuove tecnologie. Con l’espansione delle nuove tecnologie, la crescente urbanizzazione si stima che <strong>la domanda di rame in Cina è destinata a crescere fino a raggiungere un +45% entro il 2027</strong>. Il Paese sudamericano dal canto suo è il secondo produttore mondiale di rame, con enormi riserve minerarie distribuite principalmente nelle regioni di Arequipa, Ancash e Apurímac.</p>



<p>Per il Perù la produzione di rame è una colonna portante dell&#8217;economia, contribuendo in maniera significativa alle esportazioni e alle entrate statali. Gli investimenti stranieri nel settore minerario sono vitali per il paese. Negli ultimi anni, aziende cinesi come MMG Limited, Chinalco e Zijin Mining hanno acquisito concessioni minerarie significative. Gli investimenti si sono concentrati su diversi progetti chiave.</p>



<p>Il progetto Las Bambas, acquistato da MMG Limited, è uno dei più grandi progetti minerari sul rame del mondo. Situato nella regione di Apurímac, ha iniziato la produzione nel 2016 e rappresenta una delle maggiori fonti di rame per la Cina. <strong>Le riserve stimate superano i sette milioni di tonnellate.</strong> Il progetto di Toromocho, gestito da Chinalco, progetto che si trova nella regione di Junín è iniziato nel 2013, continua a espandersi con nuovi ulteriori investimenti che mirano ad aumentare la capacità produttiva. Ulteriore progetto, ancora in fase di sviluppo, è quello di Rio Blanco, situato nella regione di Piura e gestito da Zijin Mining. Con le sue riserve significative, Rio Blanco rappresenta una delle future fonti principali di rame per la Cina. Una volta avviata la produzione su larga scala, è un progetto che potrebbe avere un impatto notevole sull&#8217;economia locale e nazionale.</p>



<p>Sebbene il settore minerario sia uno dei pilastri dell&#8217;economia peruviana, contribuendo significativamente al PIL del paese, la privatizzazione delle estrazioni minerarie ha sollevato numerosi dibattiti e controversie in un Paese caratterizzato da un contesto di instabilità politica e divisioni profonde.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le nuove infrastrutture</strong></h2>



<p>Le sole estrazioni minerarie, per quanto importanti, sarebbero complicate se non fossero supportate da uno sviluppo infrastrutturale strategico. <strong>Anche in questo settore le aziende cinesi hanno investito notevoli risorse</strong> e si sono aggiudicate la costruzione di strade, ponti ma soprattutto porti. Sono miglioramenti infrastrutturali che facilitano le operazioni minerarie e che ridisegnano gli equilibri di influenza nella regione ma anche in tutto il Sudamerica. Prima di conoscere quali mastodontiche infrastrutture la Cina sta realizzando è utile comprendere come si sia arrivati ad un simile rapporto fiduciario.</p>



<p>La Cina e il Perù hanno una relazione commerciale solida, <strong>rafforzata da un Accordo di Libero Scambio (Free Trade Agreement &#8211; FTA) implementato nel 2010.</strong> Recenti negoziati hanno mirato a espandere l’FTA, adattandosi ai contesti economici e alle dinamiche commerciali in evoluzione. A novembre 2021 infatti, entrambe le nazioni hanno concordato di migliorare ulteriormente l&#8217;FTA, concentrandosi sull&#8217;aumento delle esportazioni agricole dal Perù e sulla diversificazione dei prodotti commerciali. Successivamente nel 2023, le discussioni hanno enfatizzato l’accento sulle industrie ad alto valore, inclusi tecnologia e manifattura, con la Cina interessata al rame peruviano e ad altri minerali cruciali per le industrie tecnologiche.</p>



<p><strong>Ma il vero colpo grosso arriva con l’acquisto delle Concessioni del Porto di Chancay</strong>, un asset strategico sia per il commercio che per l&#8217;influenza geopolitica nella regione del Pacifico. Il porto è una componente chiave dell&#8217;Iniziativa che rientra nella <em>Belt and Road Initiative (BRI)</em> della Cina in America Latina. Nel 2019, la compagnia cinese COSCO Shipping Ports ha acquisito una partecipazione del 60% nel porto. Un progetto del valore di 3 miliardi di dollari che mira a trasformare Chancay in un importante hub logistico. L’espansione portuale include un nuovo terminal container, parchi logistici e un miglioramento della connettività con l&#8217;entroterra. L’intera infrastruttura ridurrà significativamente i costi e i tempi di trasporto per le merci cinesi che entrano nei mercati latinoamericani e viceversa.</p>



<p>Al termine della sua realizzazione si prevede che il porto gestirà oltre un milione di TEU all’anno (il TEU è l’unità di misura che nei trasporti navali indica container da 20×8×8 piedi ed anche la capacità di trasporto di una&nbsp;nave portacontainer), diventando così un punto cruciale per il commercio sino-peruviano.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Altre concessioni</strong></h2>



<p>L&#8217;interesse della Cina si spinge anche nel settore energetico peruviano. Nel 2023, la CNPC (China National Petroleum Corporation) <strong>ha ricevuto nuove concessioni per l&#8217;estrazione di petrolio nell&#8217;Amazzonia peruviana</strong>. Questa espansione coinvolge i blocchi 57 e 58, situati nella regione di Cusco, che sono noti per le loro significative riserve di gas naturale, stimati in quasi 100 miliardi di metri cubi. La CNPC prevede di investire fino a 2 miliardi di dollari nello sviluppo di questi blocchi, pianificando la perforazione di ben 60 pozzi​. Ma la compagnia cinese detiene anche partecipazioni nei blocchi 1-AB e 8, che sono tra i più produttivi del paese.</p>



<p>Una cosa è certa, l&#8217;estrazione di risorse in Amazzonia è stata accompagnata da numerose controversie ambientali. Le operazioni di CNPC, così come quelle di altre compagnie petrolifere nella regione, hanno portato a ripetuti casi di contaminazione delle acque e del suolo, fattori che minacciano tanto la salute delle comunità indigene quanto l&#8217;ecosistema locale.</p>
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		<title>Cina, Afghanistan e Pakistan: Pechino paga un conto salato ai problemi di sicurezza</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cina-afghanistan-e-pakistan-pechino-paga-un-conto-salato-ai-problemi-di-sicurezza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuele Avilloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Aug 2024 08:57:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Terrorismo Pakistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240818021108669_1dc4e88d2d0d458ea53401a0af41afc3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240818021108669_1dc4e88d2d0d458ea53401a0af41afc3.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240818021108669_1dc4e88d2d0d458ea53401a0af41afc3-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240818021108669_1dc4e88d2d0d458ea53401a0af41afc3-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240818021108669_1dc4e88d2d0d458ea53401a0af41afc3-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Ecco perché è cruciale per la Cina sostenere il Pakistan e appoggiare i talebani afghani. La politica degli investimenti.</p>
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<p>Che per il Pakistan la Cina sia un partner economico fondamentale lo sappiamo, senza i soldi cinesi il Pakistan probabilmente si avvierebbe verso la via del fallimento. Ma perché per la Cina il Pakistan è un partner essenziale? Tutto può essere sintetizzato in un’unica parola: <em>Sicurezza. </em>&nbsp;Per la Cina esiste la possibilità che l’Afghanistan divenga, proprio come ha fatto per l’URSS e gli Stati Uniti d’America, un incredibile buco nero economico. Il confine che coinvolge Cina, Pakistan e Afghanistan è una delle regioni più remote e strategicamente significative dell&#8217;Asia meridionale. Questo punto di confine si trova nella regione del corridoio di Wakhan, una stretta striscia di terra afghana che separa il Tajikistan dal Pakistan e termina alla frontiera con la Cina.</p>



<p>Lo scorso 26 marzo la Cina è stata costretta a sospendere la costruzione di due grandi dighe idroelettriche nel Nord del Pakistan dopo che cinque ingegneri cinesi, che lavorano appunto alla costruzione della diga di Dasu, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, sono stati uccisi insieme al loro autista pachistano da un attentato suicida avvenuto su una strada montana difficile da controllare. Stando alle indagini di Islamabad <strong>l’attentato sarebbe stato perpetrato dai membri del Taliban Pakistan</strong>, chiamati Talebani Pakistani. In questo scenario il confine con l’Afghanistan sarebbe determinante poiché proprio l&#8217;Afghanistan è accusato di dare rifugio ai membri del gruppo terroristico che dalla sua nascita, nel 2007, è in lotta con il governo centrale pakistano. Per i Taliban Pakistan colpire i cittadini cinesi su suolo pakistano significa colpire economicamente il governo vista la sua dipendenza dalla Cina. Ma prima di parlare della sicurezza di una regione altamente instabile vediamo di comprendere quali sono le motivazioni ricercate dalla Cina nel sostegno al Pakistan e poi proprio all’Afghanistan.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cina e Pakistan verso una intesa per la Sicurezza</strong></h2>



<p>I rapporti bilaterali tra Cina e Pakistan sono strategicamente importanti nella regione dell&#8217;Asia meridionale. I legami sono caratterizzati da una cooperazione estesa che riguarda diversi ambiti quali la sicurezza, l&#8217;economia, l&#8217;energia e le infrastrutture. <strong>La dipendenza del Pakistan dalla Cina deriva da una combinazione di diversi fattori:</strong> economici, militari e soprattutto geopolitici. Con il Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC), progetto lanciato nel 2015 e faro della Belt and Road Initiative (BRI), la Cina mira a collegare Gwadar, un porto pakistano sul Mar Arabico, con Kashgar nella regione autonoma uigura dello Xinjiang. Il progetto prevede la costruzione di autostrade, ferrovie e infrastrutture energetiche con investimenti che ammontano a circa 62 miliardi di dollari. Inutile dire che il CPEC, per il Pakistan, è visto come un catalizzatore verso lo sviluppo.</p>



<p>Gli attacchi terroristici ai danni di cittadini cinesi rallentano lo svolgimento del progetto ed il Pakistan ha assoluto bisogno che tutti i progetti iniziati proseguano senza intoppi per diverse ragioni. La popolazione del Pakistan è stimata in circa 231 milioni con un tasso di crescita annuo del 2%, il che lo rende il quito paese più popoloso al mondo. Secondo la World Bank, al 2023, il tasso di povertà, ovvero la percentuale della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà nazionale, è stimato al 24,3%. Ad essere elevati sono anche i tassi di mortalità, tra i quali quello infantile, 69 morti su 1000 nati vivi (il 6,9%), in parte dovuti alla mancanza di accesso a cure sanitarie adeguate. Insomma, una retromarcia o un rallentamento degli investimenti cinesi non è ammissibile soprattutto se si tiene conto che il debito pakistano sta continuando a crescere. Nel frattempo, Islamabad ha intavolato un negoziato con il Fondo monetario internazionale per l’ennesimo pacchetto di salvataggio mentre la Cina ha prorogato la scadenza di rimborso del prestito al Pakistan ma ad una esclusiva condizione, più sicurezza.</p>



<p>Il gigante asiatico nel corso degli anni non si è limitato agli aiuti economici, sono state intavolate diverse cooperazioni di tipo militare. La Cina per il Pakistan è un fornitore affidabile di armamenti avanzati e supporto tecnico, cruciale per mantenere un equilibrio strategico nella regione, specialmente rispetto all&#8217;India. La collaborazione nella produzione di armi, come il caccia JF-17, ha migliorato le capacità di difesa del Pakistan e ridotto la sua dipendenza da fornitori occidentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>E l’Afghanistan?</strong></h2>



<p>La Cina ovviamente si districa su più fronti, i suoi rapporti con l’Afghanistan sono però complessi e radicati in una serie di interessi strategici. La Cina ha investito significativamente in Afghanistan, oltre che per motivi economici anche per stabilizzare la regione e prevenire l&#8217;espansione di estremismi che potrebbero minacciare la sua sicurezza interna, in particolare nella regione autonoma dello Xinjiang, che confina con l&#8217;Afghanistan.</p>



<p>Uno dei più significativi investimenti cinesi in Afghanistan è il progetto minerario di Mes Aynak, dove la China Metallurgical Group Corporation (MCC) ha ottenuto i diritti per estrarre rame. La Cina ha infatti cercato di integrare l&#8217;Afghanistan nella sua Belt and Road Initiative, costruendo infrastrutture di trasporto e connettività per facilitare il commercio e rafforzare i legami regionali.</p>



<p>Dal 2023, dopo l’uccisione di alcuni cittadini cinesi a Kabul, le tensioni tra Cina e Afghanistan sono aumentate. Molte società minerarie cinesi hanno lavoratori cinesi di stanza in tutto il paese e gli attacchi perpetrati ai loro danni da gruppi estremisti rappresentano un enorme problema. I gruppi estremisti vedono la presenza straniera, compresa quella cinese, come una minaccia ma anche come un’ottima opportunità di propaganda. Per Pechino la sicurezza dei suoi cittadini e dei suoi progetti è diventata una priorità. Nel tentativo di ridurre i rischi la Cina ha intensificato le misure di sicurezza e ha avviato negoziati con le autorità afghane. Saranno sufficienti a stabilizzare le aree di crisi? </p>
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		<title>Quel che resta degli yazidi: dieci anni dal Genocidio</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/quel-che-resta-degli-yazidi-dieci-anni-dal-genocidio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuele Avilloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Aug 2024 11:24:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Yazidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802183017857_c235cccd402e2fc0e9b9693ba9fef2ee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802183017857_c235cccd402e2fc0e9b9693ba9fef2ee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802183017857_c235cccd402e2fc0e9b9693ba9fef2ee-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802183017857_c235cccd402e2fc0e9b9693ba9fef2ee-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802183017857_c235cccd402e2fc0e9b9693ba9fef2ee-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802183017857_c235cccd402e2fc0e9b9693ba9fef2ee-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802183017857_c235cccd402e2fc0e9b9693ba9fef2ee-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Agosto 2014: i curdi si ritirano dal Sinjar e gli Yazidi restano alla mercé dei miliziani dell'Isis.</p>
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                    Quel che resta degli yazidi: dieci anni dal Genocidio
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                        Agosto 2014: i curdi si ritirano dal Sinjar e gli Yazidi restano alla mercé dei miliziani dell&#8217;Isis.
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<p>Era il<strong> 3 agosto del 2014</strong>, quando l&#8217;<strong>ISIS</strong> lanciò un attacco contro la regione del Sinjar, Iraq, abitata prevalentemente da<strong> <a href="https://it.insideover.com/guerra/lincerto-futuro-degli-yazidi-dopo-il-genocidio.html">Yazidi</a></strong>. Le forze curde, che inizialmente proteggevano la regione, si ritirarono improvvisamente, lasciando gli Yazidi senza alcuna difesa. La speranza di un dopo guerra stabile crollò come un castello di sabbia lasciando posto ad un destino ignaro. Tanto è avvolgente la luce del Sinjar, tanto è oscura la catastrofe umanitaria conseguente all’attacco dell’ISIS. A migliaia morirono immediatamente sotto i proiettili e i colpi dei militanti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71.jpg" alt="" class="wp-image-431412" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>Oltre la coltre di sabbia si ammassarono i corpi di uomini giustiziati, decapitati e lasciati al suolo come monito di terrore. Donne e bambini vennero rapiti, molte ragazze yazide vendute come schiave sessuali, sottoposte a sistematici stupri e violenza. <strong>Lontano dallo sguardo delle comunità internazionali</strong>, migliaia di persone fuggirono verso il monte Sinjar, dove rimasero intrappolate senza cibo, acqua o assistenza medica, sotto il sole bruciante ed asfissiante di una torrida e arida estate.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802181928860_a419311c2a2ab92393a4f03e476c9a3d.jpg" alt="" class="wp-image-431395" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802181928860_a419311c2a2ab92393a4f03e476c9a3d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802181928860_a419311c2a2ab92393a4f03e476c9a3d-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802181928860_a419311c2a2ab92393a4f03e476c9a3d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802181928860_a419311c2a2ab92393a4f03e476c9a3d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802181928860_a419311c2a2ab92393a4f03e476c9a3d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802181928860_a419311c2a2ab92393a4f03e476c9a3d-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>“La mia famiglia ed io restammo nove giorni senza cibo e acqua. Poi, alcuni gruppi hanno aperto il confine dalla Siria al confine iracheno. Ci siamo spostati dall&#8217;Iraq alla Siria e successivamente siamo tornati nel Kurdistan iracheno. Siamo rimasti in un vero buco, un vecchissimo buco, per circa nove mesi per poi tornare qui in un campo profughi in Kurdistan. Viviamo qui dall&#8217;inizio del 2015”. Sono le parole rilasciate a luglio 2022 da un ragazzo Yazidi di nome Saeed e contenute negli <a href="https://www.yazidigenocidearchive.com/"><strong>Yazidi Genocide Archive</strong></a>. Sono testimonianze di vite sospese, devastate dai venti del passato e preoccupate per il futuro in cui li trascinerà. Tra le tende degli accampamenti, nel buio delle notti irachene resta l’interrogativo, come ha potuto la Storia, condurre a questo? Perché ancora una volta una diaspora tanto tragica?</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1839" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120746507_05898908462dc41fadcc8fc867a097f8.jpg" alt="" class="wp-image-431396" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120746507_05898908462dc41fadcc8fc867a097f8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120746507_05898908462dc41fadcc8fc867a097f8-600x575.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120746507_05898908462dc41fadcc8fc867a097f8-300x287.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120746507_05898908462dc41fadcc8fc867a097f8-1024x981.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120746507_05898908462dc41fadcc8fc867a097f8-768x736.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120746507_05898908462dc41fadcc8fc867a097f8-1536x1471.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Gli eventi prima del Genocidio</h2>



<p>Dopo l’attentato terroristico dell’11 settembre 2001 e dopo l’invasione dell’Afghanistan, nell’ottobre dello stesso anno, gli Stati Uniti, sotto l&#8217;amministrazione del Presidente George W. Bush, adottarono una nuova strategia di sicurezza nazionale: l&#8217;<strong>uso preventivo della forza</strong>. Questo portò ad una crescente pressione sull&#8217;<strong>Iraq </strong>sia da parte degli Stati Uniti che dell’ONU. Con la risoluzione 1441, adottata nel novembre del 2002 dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, venne concesso all&#8217;Iraq &#8220;un&#8217;ultima possibilità&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120557707_b0b882ab19a8220d96e22a68a2971d5b.jpg" alt="" class="wp-image-431397" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120557707_b0b882ab19a8220d96e22a68a2971d5b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120557707_b0b882ab19a8220d96e22a68a2971d5b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120557707_b0b882ab19a8220d96e22a68a2971d5b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120557707_b0b882ab19a8220d96e22a68a2971d5b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120557707_b0b882ab19a8220d96e22a68a2971d5b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120557707_b0b882ab19a8220d96e22a68a2971d5b-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>Tutti sappiamo come andò a finire, ma molti meno sanno che prima dell’invasione via terra dell’Iraq, la guerra scoppiò con l’operazione Southern Focus, avviata nel giugno 2002. Una strategia per aumentare la pressione sul regime iracheno e preparare il terreno all’invasione. Fu un’operazione che aveva l&#8217;obiettivo di degradare le difese aeree irachene nel sud del paese, consentendo una maggiore libertà di manovra alle forze terrestri della coalizione. Gli attacchi aerei di questa operazione si susseguirono dal mese di giugno del 2002 al marzo del 2003 fino a quando il 20 marzo del 2003 scattò l’operazione “<strong>Iraqi Freedom</strong>” che aveva lo scopo di disarmare l&#8217;Iraq delle sue presunte armi di distruzione di massa, porre fine al regime di Saddam Hussein e “liberare” il popolo iracheno. Le forze della coalizione, principalmente statunitensi e britanniche, avanzarono rapidamente attraverso il Kuwait verso Baghdad e già nell’aprile 2003, Baghdad fu conquistata e il regime di Saddam Hussein cadde.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120322206_8d2c84fb8a4aef15a427965c022f7a78.jpg" alt="" class="wp-image-431398" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120322206_8d2c84fb8a4aef15a427965c022f7a78.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120322206_8d2c84fb8a4aef15a427965c022f7a78-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120322206_8d2c84fb8a4aef15a427965c022f7a78-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120322206_8d2c84fb8a4aef15a427965c022f7a78-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120322206_8d2c84fb8a4aef15a427965c022f7a78-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120322206_8d2c84fb8a4aef15a427965c022f7a78-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p><strong>Cosa successe al paese subito dopo l’invasione? </strong>Sebbene l’obiettivo fosse la stabilizzazione e la ricostruzione dell&#8217;Iraq, il paese entrò in una fase di insurrezione e conflitti settari, rendendo la missione molto più complessa e prolungata di quanto inizialmente previsto. Aumentarono le violenze tra sunniti, sciiti e curdi, così come crebbero insurrezioni contro le forze della coalizione e il governo iracheno.</p>



<p>Nel 2007, l&#8217;amministrazione Bush implementò la strategia nota come &#8220;The Surge,&#8221; aumentando il numero delle truppe statunitensi in Iraq per stabilizzare il paese. Nel 2010 venne introdotta una nuova strategia che durò fino a fine 2011, l’operazione “New Dawn” che concludeva ufficialmente la “Iraqi Freedom” cambiando focus verso la formazione, il supporto e la consulenza alle forze irachene che avrebbero dovuto prendere il totale controllo dell’area. Quando alla fine del 2011, le forze statunitensi completarono il loro ritiro dall&#8217;Iraq, lasciarono la responsabilità della sicurezza al governo iracheno.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120208734_0500e5c3a52f7e67a9278e224d2ca14f.jpg" alt="" class="wp-image-431399" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120208734_0500e5c3a52f7e67a9278e224d2ca14f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120208734_0500e5c3a52f7e67a9278e224d2ca14f-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120208734_0500e5c3a52f7e67a9278e224d2ca14f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120208734_0500e5c3a52f7e67a9278e224d2ca14f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120208734_0500e5c3a52f7e67a9278e224d2ca14f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120208734_0500e5c3a52f7e67a9278e224d2ca14f-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>La situazione ben presto precipitò, le tensioni tra sunniti, sciiti e curdi si intensificarono, indebolendo ulteriormente il governo centrale. In un paese già dilaniato dalla guerra e dalle sue lotte intestine sopraggiunse un nuovo sanguinario dominatore, l’ISIS. Originatosi come una branca di al-Qaeda in Iraq, l&#8217;ISIS ha capitalizzato sulla debolezza del governo iracheno e sul conflitto in Siria per espandere il proprio controllo territoriale. Nel giugno 2014, a soli tre anni dal lascito statunitense, l&#8217;ISIS ha lanciato una rapida offensiva, catturando Mosul, la seconda città più grande dell&#8217;Iraq e gran parte del nord del paese. A quale prezzo? Milioni di iracheni furono sfollati e le minoranze, come gli Yazidi e minoranze cristiane, subirono atrocità e genocidio.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1185" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121243588_bcc74a1d0e2ccf046f10b7659d2e7dfa.jpg" alt="" class="wp-image-431400" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121243588_bcc74a1d0e2ccf046f10b7659d2e7dfa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121243588_bcc74a1d0e2ccf046f10b7659d2e7dfa-600x370.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121243588_bcc74a1d0e2ccf046f10b7659d2e7dfa-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121243588_bcc74a1d0e2ccf046f10b7659d2e7dfa-1024x632.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121243588_bcc74a1d0e2ccf046f10b7659d2e7dfa-768x474.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121243588_bcc74a1d0e2ccf046f10b7659d2e7dfa-1536x948.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Chi sono gli Yazidi?</h2>



<p>La comunità Yazida è una delle minoranze religiose più antiche del Medio Oriente e la loro storia risale a migliaia di anni fa. Stando ad una loro interpretazione storica, la loro religione sarebbe nata prima ancora delle religioni abramitiche. Hanno una <strong>fede sincretica</strong>, combinata con elementi di zoroastrismo, islam, cristianesimo e antiche credenze mesopotamiche. È una religione monoteista con una forte enfasi sul culto di Melek Taus, l&#8217;Angelo Pavone. La loro cosmologia include sette angeli principali, con Melek Taus al vertice. Gli Yazidi credono che il mondo sia stato creato da Dio e affidato a questi angeli per essere governato.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080311591926_a385beda1f2f952ab8b608f697ddbb9e.jpg" alt="" class="wp-image-431401" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080311591926_a385beda1f2f952ab8b608f697ddbb9e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080311591926_a385beda1f2f952ab8b608f697ddbb9e-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080311591926_a385beda1f2f952ab8b608f697ddbb9e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080311591926_a385beda1f2f952ab8b608f697ddbb9e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080311591926_a385beda1f2f952ab8b608f697ddbb9e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080311591926_a385beda1f2f952ab8b608f697ddbb9e-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>Storicamente, gli Yazidi sono insediati principalmente nella regione del Sinjar, una zona montuosa nel nord-ovest dell&#8217;Iraq, vicino al confine con la Siria. Oltre a Sinjar, vi sono comunità yazide significative anche nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, in particolare nei distretti di Shekhan e Dohuk. Nel corso degli ultimi decenni, la diaspora yazida è cresciuta, con numerose comunità stabilitesi in Europa, in particolare in Germania, nonché in Canada e negli Stati Uniti. La loro è una storia segnata da numerose persecuzioni, sin dai tempi dell&#8217;Impero Ottomano hanno subito massacri e conversioni forzate. Proprio durante il periodo ottomano vennero spesso accusati di eresia e idolatria.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803114921935_d818e63d47aa8b9450c671502ce94dea.jpg" alt="" class="wp-image-431402" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803114921935_d818e63d47aa8b9450c671502ce94dea.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803114921935_d818e63d47aa8b9450c671502ce94dea-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803114921935_d818e63d47aa8b9450c671502ce94dea-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803114921935_d818e63d47aa8b9450c671502ce94dea-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803114921935_d818e63d47aa8b9450c671502ce94dea-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803114921935_d818e63d47aa8b9450c671502ce94dea-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il Genocidio Yazidi del 2014</h2>



<p>Sebbene anche sotto il regime di Saddam Hussein, gli Yazidi affrontarono discriminazioni e repressioni, con molte delle loro terre confiscate e le loro comunità spostate forzatamente, quello che avvenne nel 2014 sotto il brutale regime dello Stato Islamico di Iraq e Siria (ISIS) fu destinato a riempire le pagine più oscure della loro storia. In uno dei momenti più cruciali e critici, in un Iraq costellato da difficoltà economiche, isolazionismo internazionale e restrizioni autocratiche, ad essere colpiti furono uomini, donne e bambini che credevano di poter rifondare il paese ormai libero dalla guerra e dalle truppe straniere. Il seme della discriminazione, piantato in secoli di discordia, doveva ancora nascere portando con sé tutta la sua violenta oppressione.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203367_e86d7ea3a91ea4f0901e0f149b9b9980.jpg" alt="" class="wp-image-431404" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203367_e86d7ea3a91ea4f0901e0f149b9b9980.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203367_e86d7ea3a91ea4f0901e0f149b9b9980-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203367_e86d7ea3a91ea4f0901e0f149b9b9980-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203367_e86d7ea3a91ea4f0901e0f149b9b9980-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203367_e86d7ea3a91ea4f0901e0f149b9b9980-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203367_e86d7ea3a91ea4f0901e0f149b9b9980-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>Nell’attacco dell’ISIS de<strong>l 3 agosto 2014</strong> vennero uccisi <strong>3.100 uomini e ragazzi</strong> in età da combattimento mentre oltre 6.500 donne e bambini vennero rapiti e trasferiti in luoghi di prigionia in Siria. Migliaia di bambini vennero torturati e costretti a combattere la causa dell’ISIS qualunque essa fosse. Vennero isolati, indottrinati con l’intento di cancellarne la cultura, la lingua, l’identità Yazida. Donne, bambine e ragazze vennero vendute o date in premio come schiave sessuali. I medici che si sono occupati di prestare soccorso alle donne Yazide dopo la prigionia hanno dichiarato che ognuna di loro era stata vittima di stupro o altre forme di violenza sessuale che le hanno provocato cicatrici e seri problemi di salute oltre che ferite psicologiche profondissime. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203299_305c35e50d8e38a255b44bed1323c2d4.jpg" alt="" class="wp-image-431405" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203299_305c35e50d8e38a255b44bed1323c2d4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203299_305c35e50d8e38a255b44bed1323c2d4-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203299_305c35e50d8e38a255b44bed1323c2d4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203299_305c35e50d8e38a255b44bed1323c2d4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203299_305c35e50d8e38a255b44bed1323c2d4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203299_305c35e50d8e38a255b44bed1323c2d4-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>Le notizie della tragedia del Sinjar tardarono ad arrivare ma scatenarono una risposta internazionale. Le forze aeree statunitensi, insieme a quelle di altre nazioni, iniziarono una serie di raid aerei contro le posizioni dell&#8217;ISIS, mentre aiuti umanitari venivano lanciati dall&#8217;aria per i rifugiati sul monte Sinjar. Le milizie curde, tra cui il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) e le YPG (Unità di Protezione Popolare), giocarono un ruolo cruciale nel rompere l&#8217;assedio e nel permettere l&#8217;evacuazione dei sopravvissuti. Nel corso degli anni, vari organismi internazionali, tra cui le Nazioni Unite, hanno riconosciuto le azioni dell&#8217;ISIS contro gli Yazidi come genocidio. Un riconoscimento fondamentale non solo per la memoria delle vittime, ma anche per promuovere la giustizia e la responsabilità per i crimini commessi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1238" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120914527_74a1c0a0e41517ce717f59e10c190707-1.jpg" alt="" class="wp-image-431406" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120914527_74a1c0a0e41517ce717f59e10c190707-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120914527_74a1c0a0e41517ce717f59e10c190707-1-600x387.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120914527_74a1c0a0e41517ce717f59e10c190707-1-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120914527_74a1c0a0e41517ce717f59e10c190707-1-1024x660.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120914527_74a1c0a0e41517ce717f59e10c190707-1-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120914527_74a1c0a0e41517ce717f59e10c190707-1-1536x990.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La Vita Dopo il Genocidio</h2>



<p>Con l&#8217;avanzata dell&#8217;ISIS, la comunità internazionale è intervenuta con una serie di operazioni militari per supportare l&#8217;Iraq nella lotta contro il gruppo terroristico. Nello stesso 2014 venne lanciata dagli Stati Uniti e da una coalizione internazionale l’Operazione Inherent Resolve per combattere l&#8217;ISIS in Iraq e Siria. Una delle battaglie più intense avvenne proprio a Mosul e la città fu liberata dopo nove mesi di combattimenti feroci, ma a un costo elevato in termini di vite umane e distruzione. Dal 2018 anche se l’ISIS è stato significativamente indebolito e privato del suo controllo territoriale, la sua minaccia rimane sotto forma di cellule dormienti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1155" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121548994_5f4addb8ebae0152f50852875552f1a8.jpg" alt="" class="wp-image-431407" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121548994_5f4addb8ebae0152f50852875552f1a8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121548994_5f4addb8ebae0152f50852875552f1a8-600x361.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121548994_5f4addb8ebae0152f50852875552f1a8-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121548994_5f4addb8ebae0152f50852875552f1a8-1024x616.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121548994_5f4addb8ebae0152f50852875552f1a8-768x462.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121548994_5f4addb8ebae0152f50852875552f1a8-1536x924.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>Molti degli Yazidi sopravvissuti vivono ancora oggi in campi profughi, incapaci di tornare alle loro case a causa della distruzione e dell&#8217;insicurezza persistente. La ricostruzione degli insediamenti è ostacolata dalla mancanza di risorse e dall&#8217;instabilità politica della regione. Inoltre, molte donne yazide sopravvissute alla schiavitù sessuale affrontano stigmatizzazione sociale. Ai bambini nati durante la prigionia, dalle violenze sessuali, viene negata l’appartenenza alla comunità yazida. Molti bambini sono stati allontanati dalla comunità causando nelle madri un profondo stato di angoscia che va a sommarsi ai traumi delle violenze subite. Ad essere ostico all’integrazione di questi bambini è sia il Consiglio spirituale yazida che la legge irachena, la quale prevede che i figli nati da padre musulmano vengano iscritti come musulmani.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1357" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121254166_ca90db500b9e44a7e98bde6fa2029d2f.jpg" alt="" class="wp-image-431408" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121254166_ca90db500b9e44a7e98bde6fa2029d2f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121254166_ca90db500b9e44a7e98bde6fa2029d2f-600x424.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121254166_ca90db500b9e44a7e98bde6fa2029d2f-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121254166_ca90db500b9e44a7e98bde6fa2029d2f-1024x724.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121254166_ca90db500b9e44a7e98bde6fa2029d2f-768x543.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121254166_ca90db500b9e44a7e98bde6fa2029d2f-1536x1086.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>Molti membri della comunità, sfuggiti al massacro hanno provato ad emigrare all’estero ma non sempre ci sono riusciti. Khudaida, che all’epoca del genocidio aveva solo 20 anni, ricorda così il susseguirsi di dolorosi eventi: “Mio cugino è stato rapito dall&#8217;IS e ora vive in Canada. A causa di questi dolorosi eventi, mio ​​padre si è suicidato a Erbil e mio nonno è morto di infarto nello stesso mese in cui mio nipote è morto di cancro. Ho provato a emigrare dall&#8217;Iraq e andare in Germania, ma sono stata imprigionata in Turchia. Sono tornata per completare i miei studi e sono diventata un’attivista per la pace”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802182956364_dca338db54a7ea31f27554ee032628ac.jpg" alt="" class="wp-image-431413" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802182956364_dca338db54a7ea31f27554ee032628ac.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802182956364_dca338db54a7ea31f27554ee032628ac-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802182956364_dca338db54a7ea31f27554ee032628ac-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802182956364_dca338db54a7ea31f27554ee032628ac-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802182956364_dca338db54a7ea31f27554ee032628ac-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802182956364_dca338db54a7ea31f27554ee032628ac-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>Organizzazioni internazionali e locali lavorano per fornire supporto psicologico, assistenza medica e programmi di reintegrazione. La diaspora yazida gioca un ruolo cruciale, le comunità all&#8217;estero inviano aiuti finanziari e promuovono la consapevolezza globale sulle atrocità subite. Mentre gli Yazidi continuano a lottare per la giustizia e la ricostruzione, cercando di cancellare il tormento dei ricordi violenti, le prigioni per migranti continuano ad essere troppo affollate e gli accampamenti per rifugiati residenze troppo durature.</p>


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                                    Manuele Avilloni
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                                                                        </div>
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		<title>Parla Antonio Teti: Intelligenza artificiale, il Governo ha un piano, ecco che cosa prevede</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/parla-antonio-teti-intelligenza-artificiale-il-governo-ha-un-piano-ecco-che-cosa-prevede.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 14:55:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="706" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Cyber-cina-La-Presse-e1570550463398.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Cyber-cina-La-Presse-e1570550463398.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Cyber-cina-La-Presse-e1570550463398-300x110.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Cyber-cina-La-Presse-e1570550463398-768x282.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Cyber-cina-La-Presse-e1570550463398-1024x376.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Antonio Teti, uno degli estensori della Strategia italiana per l'Intelligenza Artificiale, ci parla di sfide del futuro e potenziali rischi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="706" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Cyber-cina-La-Presse-e1570550463398.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Cyber-cina-La-Presse-e1570550463398.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Cyber-cina-La-Presse-e1570550463398-300x110.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Cyber-cina-La-Presse-e1570550463398-768x282.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Cyber-cina-La-Presse-e1570550463398-1024x376.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Risale a pochi giorni fa la pubblicazione del documento sulla <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/la-grande-sfida-dellia-la-sostenibilita-ambientale.html">Strategia italiana per l&#8217;intelligenza artificiale</a>. Tra gli studiosi e accademici autori di questo studio di 38 pagine, che delinea le tappe di un percorso che nel breve-medio periodo dovrà portarci a saperci confrontare con player internazionali molto più avanti di noi sul tema digitale, c&#8217;è il professor <strong>Antonio Teti</strong>, componente del Comitato di Coordinamento per l&#8217;Intelligenza Artificiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e docente di IT Governance e Big Data al Dipartimento di Economia Aziendale presso l&#8217;Università degli Studi &#8220;Gabriele D&#8217;Annunzio&#8221; di Chieti. Lo abbiamo intervistato per capire qualcosa in più in merito a quello che sembra il piano per un salto a piedi pari verso il futuro.</p>



<p><strong>Dalla pubblicazione del documento sulla strategia italiana sull’IA a una sua effettiva applicazione nella realtà socio-politica italiana, quanto ritiene che passerà?</strong></p>



<p>Sul piano dell’attuazione di una strategia per l’adozione di piattaforme IA, l’Italia si pone tra i primi Paesi dell’UE in termini di rapidità nella comprensione di come questo fenomeno tecnologico potrà rivoluzionare le nostre esistenze. Non credo che i tempi di attuazione possano essere particolarmente lunghi, in funzione della rapidità di sviluppo e adozione di queste piattaforme, ma soprattutto per gli enormi investimenti finanziari che il settore sta attraendo a livello planetario. Bloccare o rallentare lo sviluppo delle tecnologie è un’utopia, e di conseguenza anche l’utilizzo delle stesse da parte delle masse. Secondo il rapporto rilasciato da<strong> Ital Communications-Iisfa</strong>, solo il 31% degli italiani non ha ancora usato <strong>tecnologie basate sull&#8217;IA</strong>, e parliamo di una percentuale riferibile agli ultra 54enni, ma tra loro la metà dichiara l&#8217;intenzione assoluta di adoperare sistemi di intelligenza artificiale in futuro. </p>



<p><strong>A chi è rivolto in particolar modo questo documento? Chi dovrà farsi carico dell’ammodernamento del Paese?</strong></p>



<p>&#8220;Il documento si basa su quattro aree tematiche: ricerca, pubblica amministrazione, imprese e formazione, che evidenziano la natura pervasiva dell’IA. Ovviamente giocano un ruolo determinante anche le piccole e medie aziende e soprattutto i cittadini, che dovranno imparare ad utilizzare questo nuovo strumento che ci accompagnerà, d’ora in avanti, nella nostra quotidianità. L’attuale Governo si sta già facendo carico di questo corposo processo di ammodernamento, e sta lavorando anche sulla realizzazione di apposito disegno di legge in materia di intelligenza artificiale. Purtuttavia, va evidenziato che per consentire il corretto uso delle piattaforme di intelligenza artificiale si rende indispensabile la completa collaborazione delle aziende interessate al loro sviluppo. In altri termini, siamo di fronte ad una sorta di rivoluzione industriale del terzo millennio, che richiede la collaborazione di tutti i protagonisti di questo processo di trasformazione socioeconomica globale&#8221;.&nbsp; &nbsp;</p>



<p><strong>Le direttrici di rinnovamento individuate, come da lei sottolineato, sono 4: ricerca, pubblica amministrazione, imprese, formazione. Quale sarà, secondo lei, il settore più ostico alla trasformazione? Dove si riscontreranno le maggiori resistenze?</strong></p>



<p>&#8220;A mio modesto parere sarà proprio quello della formazione. Mi spiego meglio. Nessun processo di cambiamento può realizzarsi senza un adeguato percorso di formazione che possa consentire all’individuo di comprendere come affrontare le sfide derivanti dalle innovazioni del futuro. Alla scuola, alle università e alle strutture di formazione pubbliche e private spetta tale gravoso compito. Di conseguenza si rende necessaria l’implementazione di un sistema di acculturamento nazionale ad ampio spettro che deve basarsi sul coordinamento dei diversi “<em>attori</em>” del settore della formazione. Solo in questo modo sarà possibile spiegare all’intera cittadinanza il corretto utilizzo di queste piattaforme e quali possono essere i rischi derivanti da un utilizzo sbagliato&#8221;.</p>



<p><strong>Nel documento viene riportato che l’IA generativa potrebbe contribuire a far crescere il PIL italiano fino a un più 18,2% annuo, come?</strong></p>



<p>&#8220;Anche nello studio “<em>AI 4 Italy: Impatti e prospettive dell’Intelligenza Artificiale Generativa per l’Italia e il Made in Italy</em>”, elaborato da The European House-Ambrosetti in collaborazione con Microsoft Italia, si ipotizza tale percentuale di incremento. L’IA Generativa avrà infatti impatti rivoluzionari e trasversali su tutti i settori e gli aspetti della nostra società, mutando radicalmente i sistemi di utilizzo delle tecnologie, ma soprattutto le modalità di consumo e produzione dei contenuti informativi. Un altro aspetto importante risiede nella capacità dell’IA generativa di fronteggiare le conseguenze negative dell’invecchiamento della popolazione. Entro il 2040 in nostro paese perderà circa 3,7 milioni di occupati. Se consideriamo che attualmente tale numero garantisce i livelli di produttività, con l’AI generativa sarà possibile mantenere invariato il medesimo livello di produttività e, di conseguenza, anche il benessere economico del paese. Va sottolineato che l’incremento del 18% della produttività può essere garantito se si sfruttano sapientemente soprattutto le potenzialità dell’IA in termini di capacità di ricerca, assimilazione e accorpamento delle informazioni finalizzate ad una rapida formulazione di analisi e previsioni in ambiti diversi. I settori della finanza, manifatturiero e sanitario rappresentano quelli più indicati per l’utilizzo dell’IA generativa. Purtuttavia, l’intelligenza artificiale generativa pone una serie di rischi sul piano etico-sociale. Certamente assisteremo alla sostituzione dell’uomo per una serie di attività lavorative e professionali, e ciò potrebbe produrre finanche delle conseguenze sul piano socio-economico. Per questo motivo è indispensabile adottare un approccio responsabile, contraddistinto da trasparenza, corretto utilizzo delle piattaforme, estrema affidabilità, sicurezza ed imparzialità&#8221;.</p>



<p><strong>L’IA potrebbe migliorare il rapporto dei cittadini con le istituzioni, può quindi essere usata per far regredire quel senso di sfiducia che negli anni la popolazione ha assunto nei confronti dello Stato. A livello pratico in che modo può essere realizzato?</strong></p>



<p>&#8220;Il miglioramento del rapporto cittadini/istituzioni può giungere, come ho già detto, solo come diretta conseguenza dell’innalzamento del livello di acculturamento della popolazione sull’utilizzo delle tecnologie digitali e su una maggiore digitalizzazione della PA. L’attuale Governo sta conducendo uno sforzo enorme a tal proposito, ma resta ancora molto da fare soprattutto per quanto concerne la pubblica amministrazione. Ancora oggi, i problemi di inefficienza, rigidità burocratica e contrasto alle innovazioni, rimangono i mali endemici della nostra macchina burocratica nazionale. A ciò si aggiunge il problema dell’invecchiamento del personale della PA che certamente non contribuisce ad innalzare il livello di miglioramento dei servizi al pubblico e lo snellimento delle procedure. Anche alcune norme nazionali, sempre più spesso, contribuiscono alla paralisi dei processi amministrativi. L’IA può rappresentare uno strumento formidabile per ridurre o persino eliminare tali problemi, ma solo se progettata e utilizzata in maniera corretta&#8221;.</p>



<p><strong>Facendo una stima, entro quanti anni l’Italia potrà definirsi al pari dei Paesi europei sul piano della cultura digitale?</strong></p>



<p>&#8220;Domanda a cui è difficile fornire anche solo una previsione. Certamente è una delle sfide più grandi che il nostro Paese sta affrontando e lo sforzo richiesto è enorme. Tuttavia confido il quello che definisco il cosiddetto “<em>genio italico</em>”, ovvero la capacità degli italiani di trovare soluzioni immediate a problemi inaspettati e complessi, una caratteristica che solo noi possiamo vantare di possedere&#8221;.</p>



<p><strong>L’IA generativa comporta un alto rischio di omogeneizzazione culturale, ma anche alcune conferme su falsi assunti, perché e come si contrasta questo fenomeno?</strong></p>



<p>&#8220;I rischi dell’IA sono molteplici. Innanzitutto partiamo dalle tecniche di autoapprendimento delle piattaforme IA, che devono basarsi su “<em>fonti informative</em>” affidabili. Le fonti di informazione su cui si basa un sistema di IA devono essere attendibili, verificate e correttamente descritte. Solo in questo modo sarà possibile fruire di una piattaforma versatile, scalabile, e concretamente utilizzabile. Al contrario, se la formazione della piattaforma si basa su un’attività di “<em>scraping</em>” ad ampio spettro della rete, è corretto attendersi una formazione condizionata da informazioni ridotte, manipolate, o completamente false. In altri termini parliamo di un sistema di IA che ingurgita anche disinformazione. Ciò produce inesorabilmente il fenomeno delle cosiddette “<em>allucinazioni</em>” dell’IA, ovvero la generazione di output che non sono basati sulla realtà o su verità oggettive. Ciò può produrre la diffusione di credenze che possono produrre convinzioni nell’uomo molto pericolose e soprattutto in ambiti diversi. L’IA rappresenta uno strumento dalle potenzialità straordinarie, ma sarà l’uomo, come sempre, a deciderne la tipologia di utilizzo. L’intelligenza artificiale è come un coltello, può essere utilizzato per affettare del pane o per spalmare della marmellata, ma può essere utilizzato anche per offendere. È sempre l’essere vivente a decidere del suo destino&#8221;.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>È estate, facciamoci una birra. Purché sia italiana e artigianale. Ecco una guida regione per regione</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/le-migliori-birre-italiane-da-gustare-questestate-scopri-le-eccellenze-regionali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuele Avilloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 11:45:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/pexels-rdne-6174129.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/pexels-rdne-6174129.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/pexels-rdne-6174129-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/pexels-rdne-6174129-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/pexels-rdne-6174129-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/pexels-rdne-6174129-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/pexels-rdne-6174129-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Scopri le migliori birre italiane artigianali che celebrano le tradizioni e le culture regionali, perfette per l'estate.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/pexels-rdne-6174129.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/pexels-rdne-6174129.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/pexels-rdne-6174129-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/pexels-rdne-6174129-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/pexels-rdne-6174129-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/pexels-rdne-6174129-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/pexels-rdne-6174129-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Venerdì 2 agosto si celebra<a href="http://content.usatoday.com/communities/popcandy/post/2010/08/start-celebrating-its-international-beer-day/1"> l&#8217;International Beer Day</a> ed è l&#8217;occasione per parlare di una bevanda nel cui mercato anche l&#8217;Italia gioca un suo ruolo. Il consumo di <strong>birra</strong> in Italia ha visto una crescita costante negli ultimi anni, testimoniando un cambiamento culturale significativo. Un tempo dominato dal vino, il mercato italiano della birra si è conquistato il suo spazio e sono sempre di più i piccoli produttori che decidono di lanciare sul mercato birre artigianali di qualità. Le birre italiane sono ormai famose per la loro qualità e varietà. Dalle coste della Sicilia alle montagne della Sardegna, l&#8217;Italia offre una gamma straordinaria di birre. Eccone alcune da gustare durante la calda stagione estiva, un viaggio tra i sapori regionali.</p>



<p><strong>1. Birra Messina Cristalli di Sale</strong></p>



<p>Originaria della Sicilia, la Birra Messina Cristalli di Sale è una vera gemma del Mediterraneo. La storia della Birra Messina inizia nel 1923, quando venne fondata la Birra Trincia da un gruppo di imprenditori locali. Successivamente, nel 1949, il birrificio fu rilevato da un&#8217;altra azienda e rinominato Birra Messina, diventando rapidamente un punto di riferimento per gli amanti della birra in <a href="https://it.insideover.com/ambiente/sicilia-all-asciutto-ma-non-e-tutta-colpa-del-clima.html">Sicilia</a>. Nel 2007, la produzione fu trasferita a Massafra, in Puglia, ma la birra ha mantenuto il suo legame con la Sicilia sia nel nome che nel carattere. È una lager leggera caratterizzata dall&#8217;aggiunta di cristalli di sale marino che le conferiscono un gusto unico e rinfrescante. Il sale marino, raccolto dalle saline di Trapani, viene aggiunto durante il processo di produzione. È una birra che si abbina splendidamente con piatti di mare, pesce alla griglia, frutti di mare e insalate di mare.</p>



<p><strong>2. Birra Raffo</strong></p>



<p>Oggi icona della Puglia, in passato tratto indistinguibile di una città sul mediterraneo: Taranto. La Raffo è una lager dal sapore deciso e dissetante. Perfetta per combattere il caldo torrido del Sud Italia, si abbina splendidamente con la cucina pugliese, in particolare con le friselle al pomodoro. La storia della Birra Raffo inizia nel 1919 a Taranto, grazie al fondatore, Vitantonio Raffo, un imprenditore visionario che vide la possibilità di creare una birra locale che potesse competere con le birre tedesche e austriache, molto popolari in quel periodo. Vitantonio Raffo costruì il primo stabilimento proprio a Taranto, sfruttando l&#8217;acqua pura delle fonti locali, che si rivelò perfetta per la produzione della birra. La Birra Raffo divenne rapidamente popolare tra i lavoratori del porto e i marinai, grazie al suo sapore robusto e rinfrescante, guadagnandosi il soprannome di &#8220;la birra del marinaio&#8221;. L’unico rimpianto? La scelta della proprietà, il gruppo multinazionale giapponese Asahi Breweries, che possiede Peroni, di chiamarla birra di Puglia eliminando il chiaro riferimento a Taranto, città che negli ultimi anni è stata al centro del vortice Ilva. Vero è che la nota birra viene oggi prodotta nello stabilimento di Bari, sempre in Puglia, che è uno dei principali impianti del gruppo.</p>



<p><strong>3. Birra Ichnusa “non filtrata”</strong></p>



<p>Ormai simbolo dell’isola di Sardegna, la Birra Ichnusa è diventato un classico intramontabile. Fondata nel 1912 ad Assemini, vicino a Cagliari, la birra prende il nome dal termine latino &#8220;Ichnusa&#8221;, che si riferisce all&#8217;antico nome greco dell&#8217;isola di Sardegna. È una birra non filtrata che conserva tutto il sapore autentico dell&#8217;isola, con note leggermente amare e un corpo pieno. Ottima da gustare in spiaggia, magari dopo una lunga giornata di mare e sole, accompagnata da formaggi locali e pane carasau. Il logo di Ichnusa presenta i Quattro Mori, un simbolo storico della Sardegna, che rende la birra immediatamente riconoscibile e profondamente legata alla sua terra d&#8217;origine. Dal 1986 Ichnusa è di proprietà del gruppo Heineken, che ha contribuito ad aumentare la distribuzione della birra a livello nazionale e internazionale, mantenendo però l&#8217;identità e la produzione in Sardegna.</p>



<p><strong>4. Birrificio Lambrate &#8211; Ortiga</strong></p>



<p>Milano non è solo moda e design, ma anche birra artigianale di alta qualità. Il Birrificio Lambrate propone l&#8217;Ortiga, una birra dal colore dorato e dal sapore fruttato con un leggero retrogusto amaro. Fresca e dissetante, è l&#8217;ideale per un aperitivo estivo in città. Fondato nel 1996, il Birrificio Lambrate è stato uno dei pionieri della scena birraria artigianale italiana e ha contribuito in modo significativo alla sua crescita e popolarità. La Birra Ortiga deve il suo nome a uno dei quartieri di Milano, Ortica, noto per il suo carattere vivace e autentico. Il valore aggiunto? Il Birrificio Lambrate è ancora oggi indipendente e gestito dai suoi fondatori, che continuano a mantenere un forte legame con la comunità locale e una passione immutata per la produzione di birre di alta qualità.</p>



<p><strong>5. Baladin &#8211; Isaac</strong></p>



<p>Il Piemonte ci regala la Isaac del birrificio Baladin, una blanche dal carattere speziato e agrumato. Con le sue note di coriandolo e scorza d&#8217;arancia, questa birra è perfetta per rinfrescarsi durante le calde serate estive, magari accompagnata da un piatto di salumi e formaggi. La Birra Baladin Isaac è una delle prime birre del birrificio, è una blanche (o witbier) ispirata alle birre di frumento belghe ma con un tocco italiano. Il birrificio Baladin fu fondato da Teo Musso nel 1996 a Piozzo, un piccolo paese nelle Langhe, in Piemonte. Il suo fondatore è considerato uno dei pionieri della birra artigianale in Italia e ha dato vita a Baladin con l&#8217;obiettivo di produrre birre che riflettessero il territorio, l&#8217;innovazione e la passione per l&#8217;arte birraria. Il birrificio Baladin è ancora oggi indipendente e gestito dallo stesso Teo Musso. Nel corso degli anni il marchio Baladin è diventato uno dei nomi più rispettati e conosciuti nel panorama della birra artigianale italiana.</p>



<p><strong>7. Menabrea 150° Anniversario</strong></p>



<p>La Birra Menabrea 150° Anniversario è una speciale edizione limitata creata per celebrare i 150 anni di attività del Birrificio Menabrea, uno dei birrifici storici e più rispettati d&#8217;Italia. Fondata nel 1846 a Biella, in Piemonte, da Ferdinando Menabrea, la birreria è ancora oggi una delle ultime indipendenti a livello nazionale. La Menabrea 150° Anniversario è stata concepita per commemorare questa lunga e prestigiosa storia, offrendo una birra che riflette l&#8217;eccellenza e la tradizione del birrificio. È una lager con un gusto equilibrato e leggermente maltato che ben si presta a diverse occasioni, perfetta con una pizza margherita o una bruschetta. Che dire di questa edizione limitata? Un&#8217;ottima rappresentazione della lunga tradizione e dell’eccellenza del Birrificio Menabrea, un marchio che ancora oggi è a conduzione familiare e si distingue per l&#8217;impegno nella produzione di birre di alta qualità, utilizzando metodi artigianali e ingredienti selezionati.</p>



<p><strong>9. Birrificio del Ducato &#8211; Via Emilia</strong></p>



<p>Dall&#8217;Emilia-Romagna, il Birrificio del Ducato ci porta la Via Emilia, una pils dal sapore deciso e pulito. Questa birra è una celebrazione della tradizione brassicola tedesca, perfetta per accompagnare piatti di carne e salumi tipici della regione. Il Birrificio del Ducato è una realtà birraria indipendente e artigianale situata a Roncole Verdi, una località nella provincia di Parma, Emilia-Romagna. Fu fondato nel 2007 da Francesco e Giovanni Pivetti. Il birrificio ha rapidamente guadagnato riconoscimento per le sue birre di alta qualità. &#8220;Via Emilia&#8221; è una delle loro birre di punta, ispirata alla storica Via Emilia che attraversa la regione e rappresenta un tributo alla tradizione e alla cultura dell&#8217;Emilia-Romagna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/le-migliori-birre-italiane-da-gustare-questestate-scopri-le-eccellenze-regionali.html">È estate, facciamoci una birra. Purché sia italiana e artigianale. Ecco una guida regione per regione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Disinformazione, non illudiamoci: non c&#8217;è solo la Russia a manovrare la Rete</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/disinformazione-non-illudiamoci-non-ce-solo-la-russia-a-manovrare-la-rete.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuele Avilloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jun 2024 09:01:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240627012317339_d60d80ede9c1f0b6e4b3a9cf60a3e22f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="disinformazione" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240627012317339_d60d80ede9c1f0b6e4b3a9cf60a3e22f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240627012317339_d60d80ede9c1f0b6e4b3a9cf60a3e22f-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240627012317339_d60d80ede9c1f0b6e4b3a9cf60a3e22f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240627012317339_d60d80ede9c1f0b6e4b3a9cf60a3e22f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240627012317339_d60d80ede9c1f0b6e4b3a9cf60a3e22f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240627012317339_d60d80ede9c1f0b6e4b3a9cf60a3e22f-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'analisi del professor Teti: le campagne di disinformazione, dai falsi articoli su X alle bare vuote a Parigi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/disinformazione-non-illudiamoci-non-ce-solo-la-russia-a-manovrare-la-rete.html">Disinformazione, non illudiamoci: non c&#8217;è solo la Russia a manovrare la Rete</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Il Presidente della Repubblica <strong>Sergio Mattarella</strong>, in visita in Moldavia, durante i colloqui con la presidente moldava <strong>Maia Sandu</strong> nella capitale Chisinau, ha definito inaccettabile la tempesta di disinformazione che sta investendo le nostre democrazie. Abbiamo spesso sentito parlare di disinformazione ritenendo, erroneamente, che non ci coinvolga direttamente. Eppure, in questo lungo periodo di conflitti internazionali è inevitabile considerarsi soggetti a rischio rispetto ad eventuali campagne di disinformazione, ovvero quelle sistematiche operazioni che &#8211; pianificate da attori terzi &#8211; mirano a diffondere informazioni false o fuorvianti per influenzare l&#8217;opinione pubblica, creare caos, minare la fiducia nelle istituzioni, favorire determinati obiettivi politici o anche favorire obiettivi economici e sociali.</p>



<p>Ma quali sono queste campagne? Come sono articolate e quali strumenti e/o piattaforme sfruttano? E ancora, quali sono gli effetti riscontrabili? Le elezioni Europee che si sono da poco concluse sono state “alterate” da questo tipo di campagne?  Per rispondere a tutti i nostri quesiti e districarci in questo complicato scenario abbiamo interpellato il professor Antonio Teti, responsabile del settore Sistemi informativi, innovazione tecnologica e sicurezza informatica dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, nonché esperto di Cyber Intelligence.</p>



<p><strong>Bare vuote ai piedi della Torre Eiffel “soldati francesi dall’Ucraina”</strong></p>



<p>In ogni campagna il punto cardine è l’identificazione del suo obiettivo specifico. Individuo o gruppo che sia, è proprio l’obiettivo a determinare il messaggio e la sua strategia. Già, perché lo scopo ultimo è quello di influenzare le emozioni, il ragionamento ed il comportamento dell’obiettivo. L’episodio del ritrovamento di cinque bare vuote ai piedi della Torre Eiffel è avvenuto sabato 1° giugno. A suscitare tensione è stata soprattutto la scritta riportata su di esse: &#8220;Soldati francesi dall&#8217;Ucraina&#8221;. Un episodio avvenuto a distanza di poco tempo dalle dichiarazioni del Presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> che aveva ribadito la possibilità di inviare truppe occidentali in Ucraina nel caso in cui la Russia riesca ad avanzare sul fronte orientale e Kiev ne faccia richiesta.</p>



<p>Le indagini attivate dalla polizia francese hanno portato all’arresto di tre uomini: un bulgaro, un ucraino e un tedesco. I sospettati sono stati fermati mentre tentavano di lasciare Parigi per Berlino. Avrebbero agito per poche centinaia di euro. Le bare, coperte dalla bandiera francese, contenevano sacchi di gesso e sono state interpretate come un messaggio provocatorio legato al conflitto in Ucraina e alla presenza di soldati francesi in missioni di addestramento nel paese. Il sospetto delle autorità francesi è che dietro l&#8217;azione ci sia il servizio di intelligence russo (FSB) con lo scopo di destabilizzare l&#8217;opinione pubblica francese e creare divisioni sociali e politiche​.</p>



<p><strong>Ma è davvero così? Ci sono riusciti?</strong></p>



<p>“L’episodio delle bare dei soldati francesi rappresenta un formidabile esempio di conduzione di un’attività di condizionamento psicologico e comportamentale. L’immagine dei feretri ha evocato nell’immaginario collettivo dei francesi imminenti scenari terrorizzanti, al punto tale da aver certamente contribuito, a mio modesto parere, anche nelle recenti votazioni europee. I social media ed il web rappresentano, come ben sappiamo, lo strumento di riferimento per la propaganda e la disinformazione su base globale. Gli esempi non mancano”.</p>



<p>Quello delle bare non è un caso isolato. Esistono altri episodi di presunta ingerenza straniera come l&#8217;imbrattamento, avvenuto a maggio, del muro del Memoriale della Shoah con mani rosse, caso poi ricondotto a movimenti filopalestinesi ma con sospetti di orchestrazione russa. Ad ottobre 2023, dopo lo scoppio del conflitto israelopalestinese, alcune facciate di edifici parigini furono imbrattate con stelle di David, anche in questo caso le autorità imputarono la responsabilità ai servizi russi.</p>



<p>Tornando al caso delle bare, il processo contro i tre sospettati è in corso e le indagini per chiarire se l’azione sia stata pianificata all’estero continuano. Il ministro degli Esteri francese, <strong>Stéphane Séjourné</strong>, ha dichiarato che questi atti sembrano mirati a sfruttare le divisioni interne della società francese per scopi di destabilizzazione politica e sociale.</p>



<p><strong>Germania: la vasta campagna di disinformazione su X</strong></p>



<p>A gennaio 2024 i servizi di intelligence tedeschi, in collaborazione con esperti di sicurezza informatica e ricercatori accademici, hanno rivelato una vasta campagna di disinformazione su X (già Twitter), progettata per influenzare l&#8217;opinione pubblica tedesca su vari temi sensibili, tra cui il conflitto in Ucraina, le politiche energetiche e le relazioni bilaterali tra Russia e Germania.</p>



<p><strong>Professor Teti, che tipo di campagna di disinformazione è stata?</strong></p>



<p><strong>“</strong>Peter Stano, portavoce della Commissione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha affermato, durante un’intervista rilasciata a Wired US, che la Germania è stato il paese dell’UE che ha subito il maggior numero di campagne di disinformazione da parte della Russia. Il caso più noto è quello dei falsi articoli della rivista tedesca Der Spiegel diffusi su X. Gli utenti che cliccavano sulle notizie in questione, che criticavano il governo in carica, venivano reindirizzati al sito Spiegel.ltd invece che al dominio ufficiale della rivista, ovvero Spiegel.de.Va evidenziato che X non ha risposto alla richiesta di commento da parte di Wired US, e ciò evidenzia, come già riscontrato in altri casi, che i social media, per natura, non possono essere controllati nel merito del loro utilizzo. Le campagne di propaganda russe condotte in Germania hanno anche prodotto un incremento delle divisioni politiche, producendo la crescita dei cosiddetti “Putinversteher”, termine utilizzato per descrivere gli esponenti della classe politica tedesca che esprimono vicinanza o comprensione per le posizioni del presidente russo. Le conseguenze di tali campagne di persuasione possono finanche fornire una chiave di lettura per l’aggressione dell’esponente di AfD, Heinrich Koch”.</p>



<p>La campagna di disinformazione messa in atto utilizzava una combinazione di strumenti e tattiche avanzate per massimizzare il suo impatto, come l’utilizzo di Bot e account falsi (oltre 50 mila profili). Quello dell’uso di account falsi automatizzati, conosciuti come bot, è una realtà con la quale si deve fare i conti sempre più spesso. In questo caso i bot, che hanno prodotto oltre 1 ml di tweet, erano impiegati per pubblicare e ricondividere contenuti pro-Russia su X. Inoltre, gli account erano programmati per imitare il comportamento umano, aumentando così la loro credibilità. Sono stati utilizzati anche account precedentemente compromessi e riattivati dopo lunghi periodi di inattività, rendendo più difficile la loro individuazione.</p>



<p>Insomma, in quest’era digitalizzata l’infowar si combatte a colpi di hashtag e contenuti multimediali. L’uso di hashtagpopolari e controversi veniva infatti utilizzato per inserirsi nei dibattiti pubblici, amplificando la visibilità dei messaggi di disinformazione, mentre video, immagini e meme sfruttavano l&#8217;emotività visiva per rendere i messaggi più persuasivi e virali. Uno dei temi ricorrenti dell’agenda disinformativa, per esempio, riguardava il cancelliere tedesco Olaf Scholz: l’accusa che lo riguardava era quella di ignorare la popolazione tedesca per aiutare l’Ucraina nel suo conflitto.</p>



<p><strong>Quanti sono i Paesi che conducono campagne di disinformazione e quali strumenti usano?</strong></p>



<p>“Ritenere che le attività di disinformazione siano condotte solo da un ridotto numero di Paesi, costituirebbe un errore madornale. Secondo un recente rapporto di Freedom House, solo nel 2023, sono stati almeno 47 i governi che hanno utilizzato dei “commentatori” (fake profile e social bot) per la conduzione di attività di propaganda e disinformazione. I ricercatori di Freedom House hanno rilevato, al tempo stesso, che sono 22 i Paesi che hanno approvato leggi che richiedono o incentivano le piattaforme di apprendimento automatico per rimuovere contenuti online sfavorevoli. A tali strumenti si affiancano i cosiddetti nuovi “agenti di influenza” rappresentati da piattaforme di intelligenza artificiale in grado di agire autonomamente grazie all’utilizzo di innovative capacità di apprendimento possedute, come nel caso della piattaforma Replika.ai di Microsoft. OpenAI ha recentemente annunciato una nuova piattaforma di intelligenza artificiale, che si chiama Sora, in grado di creare immagini e video, tra loro integrabili, sulla base di indicazioni fornite dall’utente e riferibili a dati reali (persone, ambienti, paesi, etc.). Secondo l’azienda, la piattaforma sarà in grado di “interpretare accuratamente gli oggetti presenti nelle scene e generare personaggi avvincenti che esprimono emozioni vibranti”. Funzionalità che potrebbero persino rivelarsi più efficaci e funzionali, sul piano del proselitismo e della persuasione di massa, degli stessi Deep fake”.  </p>
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		<title>Affitti brevi ai turisti: Barcellona blocca tutto. L&#8217;Italia, invece&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/affitti-brevi-ai-turisti-barcellona-blocca-tutto-litalia-invece.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuele Avilloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2024 09:40:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Barcellona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1448" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240625000734929_340bfce3cccae459c83752b6cb12f9e8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="turismo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240625000734929_340bfce3cccae459c83752b6cb12f9e8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240625000734929_340bfce3cccae459c83752b6cb12f9e8-600x453.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240625000734929_340bfce3cccae459c83752b6cb12f9e8-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240625000734929_340bfce3cccae459c83752b6cb12f9e8-1024x772.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240625000734929_340bfce3cccae459c83752b6cb12f9e8-768x579.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240625000734929_340bfce3cccae459c83752b6cb12f9e8-1536x1158.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli affitti brevi stanno influenzando il tessuto sociale di città come Barcellona, Milano e Roma. Le reazioni. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1448" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240625000734929_340bfce3cccae459c83752b6cb12f9e8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="turismo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240625000734929_340bfce3cccae459c83752b6cb12f9e8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240625000734929_340bfce3cccae459c83752b6cb12f9e8-600x453.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240625000734929_340bfce3cccae459c83752b6cb12f9e8-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240625000734929_340bfce3cccae459c83752b6cb12f9e8-1024x772.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240625000734929_340bfce3cccae459c83752b6cb12f9e8-768x579.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240625000734929_340bfce3cccae459c83752b6cb12f9e8-1536x1158.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sta facendo molto discutere, non solo in Spagna ma in tutta Europa, la scelta di Barcellona, una delle principali mete turistiche europee, di vietare gli affitti brevi per i turisti a partire dal 2024. Una misura che mira a contrastare l&#8217;aumento vertiginoso dei prezzi degli affitti e a restituire le abitazioni ai residenti della città, che da anni subiscono l&#8217;impatto negativo del turismo di massa sul mercato immobiliare. Una decisione che il sindaco <strong>Ada Colau</strong> ha definito essenziale per preservare il tessuto sociale della città e garantire abitazioni accessibili ai cittadini. Ma come e perché si è arrivati a tutto questo?</p>



<p>Quello degli affitti brevi è un fenomeno che negli ultimi anni interessa tantissime città Europee, tra le quali quelle italiane, mete turistiche molto gettonate. Il modello di business degli affitti brevi è facilitato da piattaforme come Airbnb e ha visto una crescita esponenziale in molte città. Se da un lato questo tipo di locazione offre opportunità economiche ai proprietari o gestori e esperienze dinamiche e fruibili ai turisti, dall&#8217;altro lato ha provocato una serie di effetti negativi sul tessuto sociale delle comunità urbane. È importante analizzare le dinamiche degli affitti brevi per comprendere le motivazioni del loro impatto disgregante sul tessuto sociale.</p>



<p><strong>Una reazione a catena</strong></p>



<p>Per tutti noi non è mai stato tanto facile, dopo aver scelto una meta, trovare un alloggio ad un costo economico accessibile. Sull’onda di queste possibilità ci si è dimenticati dei nostri modelli urbani, non riuscendo a prevenire gli elementi disgreganti delle comunità cittadine. Le città intese come vivere comune hanno col tempo perso gran parte dei loro centri aggreganti, l’agorà non è più al centro della polis, gradualmente sostituita da grandi centri di consumo. Tra le cause della disgregazione cittadina c’è il turismo di massa e il sistema di <em>business </em>che intorno ad esso ruota. Ecco, gli affitti brevi, sono uno di questi elementi, tendono ad aumentare i canoni di locazione, riducendo la disponibilità di alloggi a lungo termine.</p>



<p>Il cambiamento promosso a Barcellona, ovvero il divieto di affitti brevi, è stato introdotto proprio per contrastare l’aumento vertiginoso degli affitti, fattore che ha reso difficile per i residenti locali trovare abitazioni a prezzi accessibili. In Italia, città come Milano, Roma e Firenze hanno sperimentato incrementi significativi dei canoni di locazione a causa della crescente popolarità degli affitti brevi, con prezzi medi giornalieri che possono arrivare fino a 98 euro.</p>



<p>Ma cosa succede a una comunità quando si passa da un affitto a lungo termine ad una maggioranza di affitti brevi? Il passaggio da affitti a lungo termine ad affitti brevi porta alla sostituzione dei residenti stabili con un flusso continuo di turisti. Fenomeno che riduce la coesione comunitaria, poiché i residenti permanenti vengono rimpiazzati da ospiti temporanei che non contribuiscono alla vita sociale e culturale del quartiere. Una dinamica che a Barcellona hanno compreso bene e che ha spinto le autorità locali a vietare gli affitti brevi per preservare il tessuto sociale della città.</p>



<p>Ma ci sono anche altri fattori che hanno spinto in direzione di questa scelta. Uno degli effetti disgreganti degli affitti brevi sarebbe l&#8217;aumento della pressione sui servizi locali. La presenza costante di turisti determina un sovraccarico per i servizi pubblici come trasporti, sanità e raccolta dei rifiuti. Elemento anch’esso che comporta un aumento del costo della vita per i residenti. L’unione di questi elementi comporta una diminuzione della qualità della vita per chi vive stabilmente in queste aree e contribuisce alla loro conservazione.</p>



<p><strong>Gentrificazione e spopolamento</strong></p>



<p>Sul nostro territorio nazionale da un lato osserviamo lo spopolamento delle piccole comunità paesane, dall’altro città dal valore inestimabile sommerse dal turismo di massa. Ma il fenomeno dello spopolamento riguarda anche i centri storici delle grandi città. Il fenomeno della gentrificazione è spesso associato all&#8217;aumento degli affitti brevi. Per capirci meglio: i proprietari degli immobili possono essere incentivati a vendere o convertire le loro proprietà in affitti brevi, aumentando il valore degli immobili e rendendo il quartiere meno accessibile per le fasce di reddito più basse. Questo processo porta al progressivo spopolamento dei residenti storici e al cambiamento della composizione socio-economica del quartiere.</p>



<p>​Sono molte le città in Italia come Milano, Roma, Firenze e Bologna che stanno affrontando problemi simili. L&#8217;aumento degli affitti brevi attraverso piattaforme ha contribuito significativamente all&#8217;incremento dei canoni di locazione, rendendo difficile per i residenti trovare abitazioni a prezzi accessibili. A Milano, il prezzo medio giornaliero di un affitto breve è di 92 euro, a Roma 95 euro e a Firenze 98 euro, con incrementi significativi negli ultimi anni.</p>



<p>In risposta a questa situazione, il Governo italiano ha introdotto nuove normative per regolamentare il mercato degli affitti brevi. Dal 2024, sarà obbligatorio ottenere un Codice Identificativo Nazionale (CIN) per chi affitta immobili per brevi periodi. Questo codice dovrà essere esposto all&#8217;interno della struttura e indicato negli annunci online, con sanzioni che possono arrivare fino a 8.000 euro per chi non si conforma alle regole​. Inoltre, l&#8217;aliquota della cedolare secca per gli affitti brevi aumenterà dal 21% al 26% per chi possiede almeno due immobili, un tentativo di disincentivare gli affitti turistici a breve termine a favore delle locazioni a lungo termine.</p>



<p><strong>Le prospettive future</strong></p>



<p>Mentre Barcellona ha optato per un divieto totale degli affitti brevi, l&#8217;Italia ha scelto provvedimenti meno draconiani, introducendo misure fiscali e burocratiche per regolamentare il settore. Le misure adottate hanno un unico comune denominatore, quello di trovare un punto di equilibrio tra turismo, che rappresenta una fonte economica significativa e il diritto dei residenti ad avere accesso ad alloggi a prezzi ragionevoli. Saranno sufficienti a contenere l&#8217;aumento degli affitti e a preservare la qualità della vita nelle città?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/affitti-brevi-ai-turisti-barcellona-blocca-tutto-litalia-invece.html">Affitti brevi ai turisti: Barcellona blocca tutto. L&#8217;Italia, invece&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Cina è (fin troppo) vicina. Un esercito di hacker mercenari per spiare i dissidenti</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/la-cina-e-fin-troppo-vicina-un-esercito-di-hacker-mercenari-per-spiare-i-dissidenti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2024 10:52:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber attack]]></category>
		<category><![CDATA[cyberspionaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I-Soon, colosso della cybersecurity cinese, pubblica per sbaglio i propri dati riservati, svelando i piani cyber-spionistici di Pechino.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per i dissidenti cinesi, l’emigrazione ha rappresentato per molto tempo una forma di tutela nei confronti della propria persona, soprattutto quanto il controllo dello Stato oppressore si fa insostenibile. Nella società della digitalizzazione questa difficile scelta rischia di non essere per nulla risolutiva e ora vi spieghiamo perché. <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/la-sfida-della-cina-setacciare-la-rete-con-le-spie-reclutate-a-scuola.html">L&#8217;approccio cinese alla sorveglianza informatica e alle operazioni di hacking è diventato sempre più sofisticato</a></strong> e sfaccettato negli ultimi anni. Il governo cinese impiega una gamma di strategie atte a monitorare dissidenti e minoranze etniche, sfruttando sia le proprie risorse interne che hacker mercenari, una sorta di esternalizzazione del controllo. Ma quali sono i metodi applicati dalla Cina per il monitoraggio informatico? Alcune informazioni sull&#8217;esternalizzazione degli attacchi informatici e <strong>una fuga di notizie significativa dalla società I-Soon</strong>, possono fornirci alcuni aspetti di queste operazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Monitoraggio dei dissidenti e delle minoranze etniche</strong></h2>



<p>La Cina ha una lunga storia di monitoraggio dei dissidenti e delle minoranze etniche, come gli uiguri nello Xinjiang, gli attivisti tibetani e i sostenitori della democrazia. <strong>Il Partito Comunista Cinese (PCC) utilizza tecnologie di sorveglianza avanzate, tra cui intelligenza artificiale e analisi dei big data</strong>, per tracciare i movimenti, le comunicazioni e le attività online degli individui. Uno strumento all’avanguardia di questo arsenale di sorveglianza è la &#8220;Piattaforma Integrata di Operazioni Congiunte&#8221; (IJOP), utilizzata ampiamente nello Xinjiang. È un sistema in grado di aggregare dati da varie fonti: filmati delle telecamere di sorveglianza, metadati di telefoni cellulari e <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/taci-il-tuo-telefono-ti-ascolta.html">attività sui social media</a> al fine di segnalare individui “sospetti”. L&#8217;IJOP fa parte di una strategia più ampia per identificare e neutralizzare preventivamente le potenziali minacce alla stabilità dello Stato.</p>



<p>Ma non è tutto, il governo cinese è in grado di impiegare anche tecniche di hacking per infiltrarsi nei dispositivi di dissidenti e attivisti. Per farlo sfrutta le vulnerabilità software e hardware. <strong>Gli hacker assoldati possono accedere a e-mail, messaggi e file</strong>, consentendo al PCC di raccogliere informazioni sulle attività e sui piani dei dissidenti. L’hacking può prendere di mira sia individui all&#8217;interno della Cina che all&#8217;estero.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esternalizzazione degli attacchi informatici</strong></h2>



<p>Ufficialmente gran parte delle attività informatiche cinesi sono svolte dal Ministero della Sicurezza dello Stato (MSS) che rappresenta la principale agenzia di intelligence e polizia segreta del paese. Tuttavia, dallo scorso aprile 2024 l’esercito popolare di liberazione (PLA) ha sciolto la Forza di Supporto Strategico e ha creato tre nuove forze: la Forza aerospaziale, la forza cyberspaziale e la forza di supporto informativo. Questi tre nuovi corpi, unitamente alla forza congiunta di supporto logistico, fanno tutti capo al PCC. Per tutelare le proprie competenze informatiche Pechino ha sviluppato un proprio protocollo di sicurezza. Il protocollo prevede anche di impedire ai tecnici informatici di condividere competenze con gli stranieri. Ai suoi professionisti, tanto per dirne una, è vietato partecipare alle competizioni internazionali di hacking.</p>



<p>Ma la ristrutturazione degli apparati non è l’unica innovazione, questa riforma coincide con l’utilizzo di <strong>hacker mercenari</strong>. L’esternalizzazione consente al governo cinese di beneficiare delle competenze e dell&#8217;anonimato del settore privato, riducendo il rischio di attribuzione diretta e di reazioni internazionali. Ma chi sono questi hacker mercenari? Gli hacker esterni fanno spesso parte di reti di criminalità informatica che possono vantare ampia esperienza in varie forme di attacchi informatici, tra cui il phishing, distribuzione di malware e minacce persistenti avanzate (APT).</p>



<p>Attraverso la contrattazione con questi gruppi, la Cina può estendere le sue capacità informatiche senza esaurire le risorse interne. Il modello di esternalizzazione fornisce anche una negabilità plausibile. Quando un attacco informatico viene ricondotto a un gruppo di hacker indipendente piuttosto che al governo cinese, si complica il processo di attribuzione e diventa più difficile per le nazioni colpite reagire direttamente contro la Cina. Senza considerare che i gruppi possono compiere delle operazioni sotto falsa bandiera creando tensioni diplomatiche con altri paesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Fuga di Notizie della I-Soon</strong></h2>



<p>Nonostante il gigante asiatico possa contare su un’infrastruttura complessa, non è esente dalla fuga di informazioni. È questo il caso della società I-Soon, azienda di sicurezza informatica che ha esposto involontariamente dettagliati registri delle attività di hacking della Cina. A darne la notizia è il <em>The Wall Street Journal</em>. <strong>La fuga di informazioni riservate ha rivelato sia come il governo cinese si coordina con gruppi hacker privati, sia i bersagli specifici di queste operazioni.</strong> Un’emorragia informativa che ha incluso documenti inerenti comunicazioni interne, contratti e documentazione tecnica ma che ha anche evidenziato l&#8217;uso di malware sofisticati, costruiti ad hoc per bersagli specifici. Sono inoltre emersi dettagli sulla pianificazione strategica che si cela dietro le campagne informatiche coordinate.</p>



<p>Dalla fuga di notizie della I-Soon è emersa anche l&#8217;importanza che il governo cinese dà al monitoraggio delle minoranze etniche e dei dissidenti. I registri mostravano attacchi mirati contro attivisti uiguri, leader religiosi tibetani e organizzatori pro-democrazia di Hong Kong. <strong>Le operazioni non miravano solo alla raccolta di informazioni, ma anche a screditare questi gruppi hackerando le loro comunicazioni e diffondendo disinformazione</strong>.</p>



<p>Ma facciamo un passo indietro, cos’è I-Soon? Società fondata a Shanghai nel 2010, il suo Presidente e direttore generale è Wu Haibo, descritto dai cinesi come un hacker patriottico, anche conosciuto con il soprannome di “shutdown”. Tra i maggiori azionisti dell’azienda c’è il colosso cinese Qi An Xin Technology. Stando a quanto riportato in un avviso d’appalto dello Xinjiang datato luglio 2021, I-Soon è stata selezionata per costruire un sistema di difesa per l&#8217;ufficio di pubblica sicurezza nella regione di Akusu nello Xinjiang.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Implicazioni e Risposta Globale</strong></h2>



<p>Le rivelazioni dalla fuga di notizie della I-Soon hanno avuto implicazioni significative per la sicurezza informatica globale. Le nazioni prese di mira dagli hacker o gruppi di hacker mercenari si sono allertate per rafforzare le difese informatiche e sviluppare strategie per mitigare l&#8217;impatto di tali attacchi. L’altra sfida attiene alle preoccupazioni etiche sui diritti umani che la sorveglianza cinese sui dissidenti ha sollevato. Adesso, ovviamente, bisognerà attendere da parte cinese un rapido e, al momento, imperscrutabile cambio di strategia. Insomma, la sfida cyber continuerà ancora a lungo. E forse non avrà mai realmente fine.</p>
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		<title>I tuoi dati? Tranquillo, Microsoft li conserva sul fondale delle Isole Orcadi</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/i-tuoi-dati-tranquillo-microsoft-li-conserva-sul-fondale-delle-isole-orcadi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuele Avilloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jun 2024 12:13:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1334" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240608233908426_6a43eb61e882e0b559bb4df576597a11.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Microsoft" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240608233908426_6a43eb61e882e0b559bb4df576597a11.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240608233908426_6a43eb61e882e0b559bb4df576597a11-600x417.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240608233908426_6a43eb61e882e0b559bb4df576597a11-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240608233908426_6a43eb61e882e0b559bb4df576597a11-1024x711.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240608233908426_6a43eb61e882e0b559bb4df576597a11-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240608233908426_6a43eb61e882e0b559bb4df576597a11-1536x1067.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Microsoft e Cina stanno rivoluzionando il settore, con progetti  che sfruttano il mare per raffreddare i server.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1334" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240608233908426_6a43eb61e882e0b559bb4df576597a11.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Microsoft" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240608233908426_6a43eb61e882e0b559bb4df576597a11.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240608233908426_6a43eb61e882e0b559bb4df576597a11-600x417.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240608233908426_6a43eb61e882e0b559bb4df576597a11-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240608233908426_6a43eb61e882e0b559bb4df576597a11-1024x711.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240608233908426_6a43eb61e882e0b559bb4df576597a11-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240608233908426_6a43eb61e882e0b559bb4df576597a11-1536x1067.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nell’epoca delle società digitali i Data Center stanno diventando sempre più vitali per rimanere connessi e svolgere alcuni compiti essenziali. Da loro dipende la nostra digitalizzazione, lo sviluppo e l’uso dell’IA, ma anche molto altro. Del prezzo che paghiamo per il loro uso abbiamo parlato in un precedente articolo dal titolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/limpatto-dellia-sul-consumo-di-acqua.html">&#8220;la grande sete dell&#8217;intelligenza artificiale lascia a secco le città&#8221;</a>. Il perché è molto intuitivo: solo tra il 2023 e il 2024, si stima che gli utenti delle due piattaforme di intelligenza artificiale “generativa” più usate siano stati&nbsp;circa ottanta milioni. Ma non è la sola IA ad essere direttamente coinvolta. Tutte le informazioni che immagazziniamo, i servizi digitali cui facciamo affidamento sono direttamente coinvolti nelle emissioni di carbonio per l’utilizzo di energia elettrica prodotta da fonti non rinnovabili e nell’utilizzo di milioni di litri di acqua dolce<strong>&nbsp;</strong>(priva di batteri e impurità) necessari per raffreddare componenti elettronici nei data center.</p>



<p>Con questo approfondimento vogliamo raccontarvi come, negli ultimi anni, la tecnologia dei data center ha visto una rapida evoluzione. Ci sono progetti che mirano ad una maggiore attenzione all&#8217;efficienza energetica e alla sostenibilità. Una delle iniziative più affascinanti in questo ambito è il Project Natick di Microsoft. Avviato nel 2015, questo progetto esplora l&#8217;idea di posizionare data center sul fondo dell&#8217;oceano, sfruttando l&#8217;ambiente marino per risolvere le sfide tradizionali legate alla loro gestione. Ma se Microsoft, negli ultimi anni, ha fatto passi da giganti, a uno step successivo è invece la Cina che sta già costruendo il primo data center sottomarino commerciale al mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le origini e gli scopi del Project Natick</strong></h2>



<p>Il Project Natick è nato dalla necessità di trovare soluzioni innovative per migliorare l&#8217;efficienza energetica dei data center. I data center convenzionali consumano enormi quantità di energia, specialmente per il raffreddamento dei server. La visione di Microsoft è quella di utilizzare l&#8217;acqua fredda dell&#8217;oceano come risorsa naturale per raffreddare i server, riducendo così il consumo energetico e i costi operativi. Ma l’efficienza energetica non è l’unico obiettivo, l’altro obiettivo chiave è quello di migliorare la latenza di rete. Circa la metà della popolazione mondiale vive vicino alla costa, posizionare i data center sottomarini in prossimità delle aree costiere può ridurre il tempo necessario per la trasmissione dei dati, migliorando l&#8217;esperienza utente. Va detto però che non sono ancora disponibili degli studi sull’impatto che questi data center subacquei, installati su larga scala, avrebbero sull’ecosistema marino.</p>



<p>Il primo prototipo del Project Natick è stato lanciato nel 2015, ma è stato il secondo prototipo del 2018 a catturare l&#8217;attenzione globale. Questo data center sottomarino è stato posizionato a 35 metri di profondità nelle acque fredde delle Isole Orcadi, in Scozia. Conteneva 864 server e 27,6 petabyte di spazio di archiviazione, tutto racchiuso in un cilindro impermeabile lungo circa 12 metri. Per chi non lo sapesse un petabyte corrisponde a 1000 terabyte. Grazie alla temperatura naturalmente bassa dell&#8217;acqua marina, il data center poteva essere raffreddato senza bisogno di energia aggiuntiva per i sistemi di raffreddamento. Questo ha portato a una riduzione significativa dei consumi energetici.</p>



<p>Dal punto di vista della sostenibilità i fautori del progetto hanno fatto sapere che lo stesso è stato alimentato interamente da fonti di energia rinnovabile, attraverso l&#8217;energia eolica e solare disponibile nelle vicinanze delle Isole Orcadi. Con questo approccio vogliono dimostrare che i data center sottomarini possono essere non solo efficienti, ma anche sostenibili. Un altro aspetto interessante del progetto è che durante l&#8217;esperimento, il data center ha mostrato un tasso di guasto inferiore dell&#8217;8,6% rispetto ai data center tradizionali. Questo risultato suggerisce che l&#8217;ambiente sottomarino, stabile e senza le variazioni di temperatura e umidità tipiche della superficie terrestre, può contribuire a una maggiore affidabilità dei server.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I Data Center Cinesi</strong></h2>



<p>Ma se Microsoft sta sperimentando i suoi progetti la Cina non è rimasta di certo indietro anzi. La Cina sta esplorando il potenziale dei data center sottomarini attraverso un progetto guidato dalla Beijing Highlander Digital Technology Co. Ltd., un progetto che prevede la costruzione di un data center marino situato al largo della costa di Sanya, nella provincia di Hainan. È un’opera che si inserisce nella strategia della Cina di potenziare le proprie infrastrutture digitali e promuovere l&#8217;innovazione tecnologica.</p>



<p>Alla base del progetto c’è la volontà di installare moduli del data center in una struttura sottomarina posizionata sul fondo del mare ad una profondità di circa 35 metri. Sono strutture progettate per resistere alle difficili condizioni sottomarine, con una previsione di durata fino a 25 anni. Ogni modulo di archiviazione è a tenuta stagna e pesa ben 1.300 tonnellate. Stando alle informazioni divulgate l&#8217;intera struttura dovrebbe raggiungere la potenza di calcolo di ben 6 milioni di PC, simultaneamente. Un ambizioso progetto quello cinese che punta ad avere l’installazione di 100 moduli pienamente operativi entro il 2025.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Confronto tra i Due Progetti</strong></h2>



<p>Mentre Microsoft ha puntato a migliorare l&#8217;efficienza energetica e ridurre la latenza di rete, fornendo al contempo una soluzione sostenibile per il raffreddamento dei server la Cina mira a rafforzare le proprie infrastrutture digitali interne e sostenere la crescente domanda di capacità di calcolo e archiviazione. Il project Natick è un prototipo sperimentale, situato in acque fredde e relativamente calme. Questo ha permesso di testare l&#8217;efficacia e la fattibilità del progetto in un ambiente controllato. Il progetto cinese invece, ancora in fase di sviluppo, si preannuncia come una delle iniziative più ambiziose nel campo dei data center marini, con una scala potenzialmente maggiore.</p>



<p>Una cosa è certa, il mondo sarà sempre più dipendente dai data center e la ricerca, l’innovazione e la sostenibilità devono andare di pari passo con questa esigenza.&nbsp;I due progetti rappresentano due approcci distinti ma complementari verso l&#8217;innovazione nel campo delle infrastrutture digitali. Da un lato abbiamo un prototipo sottomarino dall’altro un progetto potenzialmente pensato per essere realizzato su vasta scala. Lasciatemi dire che il solito grande assente sono gli studi che attengono agli impiatti ambientali, ma si sa spesso ambiente e innovazione non hanno le stesse priorità.</p>
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