Nell’epoca delle società digitali i Data Center stanno diventando sempre più vitali per rimanere connessi e svolgere alcuni compiti essenziali. Da loro dipende la nostra digitalizzazione, lo sviluppo e l’uso dell’IA, ma anche molto altro. Del prezzo che paghiamo per il loro uso abbiamo parlato in un precedente articolo dal titolo “la grande sete dell’intelligenza artificiale lascia a secco le città”. Il perché è molto intuitivo: solo tra il 2023 e il 2024, si stima che gli utenti delle due piattaforme di intelligenza artificiale “generativa” più usate siano stati circa ottanta milioni. Ma non è la sola IA ad essere direttamente coinvolta. Tutte le informazioni che immagazziniamo, i servizi digitali cui facciamo affidamento sono direttamente coinvolti nelle emissioni di carbonio per l’utilizzo di energia elettrica prodotta da fonti non rinnovabili e nell’utilizzo di milioni di litri di acqua dolce (priva di batteri e impurità) necessari per raffreddare componenti elettronici nei data center.
Con questo approfondimento vogliamo raccontarvi come, negli ultimi anni, la tecnologia dei data center ha visto una rapida evoluzione. Ci sono progetti che mirano ad una maggiore attenzione all’efficienza energetica e alla sostenibilità. Una delle iniziative più affascinanti in questo ambito è il Project Natick di Microsoft. Avviato nel 2015, questo progetto esplora l’idea di posizionare data center sul fondo dell’oceano, sfruttando l’ambiente marino per risolvere le sfide tradizionali legate alla loro gestione. Ma se Microsoft, negli ultimi anni, ha fatto passi da giganti, a uno step successivo è invece la Cina che sta già costruendo il primo data center sottomarino commerciale al mondo.
Le origini e gli scopi del Project Natick
Il Project Natick è nato dalla necessità di trovare soluzioni innovative per migliorare l’efficienza energetica dei data center. I data center convenzionali consumano enormi quantità di energia, specialmente per il raffreddamento dei server. La visione di Microsoft è quella di utilizzare l’acqua fredda dell’oceano come risorsa naturale per raffreddare i server, riducendo così il consumo energetico e i costi operativi. Ma l’efficienza energetica non è l’unico obiettivo, l’altro obiettivo chiave è quello di migliorare la latenza di rete. Circa la metà della popolazione mondiale vive vicino alla costa, posizionare i data center sottomarini in prossimità delle aree costiere può ridurre il tempo necessario per la trasmissione dei dati, migliorando l’esperienza utente. Va detto però che non sono ancora disponibili degli studi sull’impatto che questi data center subacquei, installati su larga scala, avrebbero sull’ecosistema marino.
Il primo prototipo del Project Natick è stato lanciato nel 2015, ma è stato il secondo prototipo del 2018 a catturare l’attenzione globale. Questo data center sottomarino è stato posizionato a 35 metri di profondità nelle acque fredde delle Isole Orcadi, in Scozia. Conteneva 864 server e 27,6 petabyte di spazio di archiviazione, tutto racchiuso in un cilindro impermeabile lungo circa 12 metri. Per chi non lo sapesse un petabyte corrisponde a 1000 terabyte. Grazie alla temperatura naturalmente bassa dell’acqua marina, il data center poteva essere raffreddato senza bisogno di energia aggiuntiva per i sistemi di raffreddamento. Questo ha portato a una riduzione significativa dei consumi energetici.
Dal punto di vista della sostenibilità i fautori del progetto hanno fatto sapere che lo stesso è stato alimentato interamente da fonti di energia rinnovabile, attraverso l’energia eolica e solare disponibile nelle vicinanze delle Isole Orcadi. Con questo approccio vogliono dimostrare che i data center sottomarini possono essere non solo efficienti, ma anche sostenibili. Un altro aspetto interessante del progetto è che durante l’esperimento, il data center ha mostrato un tasso di guasto inferiore dell’8,6% rispetto ai data center tradizionali. Questo risultato suggerisce che l’ambiente sottomarino, stabile e senza le variazioni di temperatura e umidità tipiche della superficie terrestre, può contribuire a una maggiore affidabilità dei server.
I Data Center Cinesi
Ma se Microsoft sta sperimentando i suoi progetti la Cina non è rimasta di certo indietro anzi. La Cina sta esplorando il potenziale dei data center sottomarini attraverso un progetto guidato dalla Beijing Highlander Digital Technology Co. Ltd., un progetto che prevede la costruzione di un data center marino situato al largo della costa di Sanya, nella provincia di Hainan. È un’opera che si inserisce nella strategia della Cina di potenziare le proprie infrastrutture digitali e promuovere l’innovazione tecnologica.
Alla base del progetto c’è la volontà di installare moduli del data center in una struttura sottomarina posizionata sul fondo del mare ad una profondità di circa 35 metri. Sono strutture progettate per resistere alle difficili condizioni sottomarine, con una previsione di durata fino a 25 anni. Ogni modulo di archiviazione è a tenuta stagna e pesa ben 1.300 tonnellate. Stando alle informazioni divulgate l’intera struttura dovrebbe raggiungere la potenza di calcolo di ben 6 milioni di PC, simultaneamente. Un ambizioso progetto quello cinese che punta ad avere l’installazione di 100 moduli pienamente operativi entro il 2025.
Confronto tra i Due Progetti
Mentre Microsoft ha puntato a migliorare l’efficienza energetica e ridurre la latenza di rete, fornendo al contempo una soluzione sostenibile per il raffreddamento dei server la Cina mira a rafforzare le proprie infrastrutture digitali interne e sostenere la crescente domanda di capacità di calcolo e archiviazione. Il project Natick è un prototipo sperimentale, situato in acque fredde e relativamente calme. Questo ha permesso di testare l’efficacia e la fattibilità del progetto in un ambiente controllato. Il progetto cinese invece, ancora in fase di sviluppo, si preannuncia come una delle iniziative più ambiziose nel campo dei data center marini, con una scala potenzialmente maggiore.
Una cosa è certa, il mondo sarà sempre più dipendente dai data center e la ricerca, l’innovazione e la sostenibilità devono andare di pari passo con questa esigenza. I due progetti rappresentano due approcci distinti ma complementari verso l’innovazione nel campo delle infrastrutture digitali. Da un lato abbiamo un prototipo sottomarino dall’altro un progetto potenzialmente pensato per essere realizzato su vasta scala. Lasciatemi dire che il solito grande assente sono gli studi che attengono agli impiatti ambientali, ma si sa spesso ambiente e innovazione non hanno le stesse priorità.
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