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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita in Moldavia, durante i colloqui con la presidente moldava Maia Sandu nella capitale Chisinau, ha definito inaccettabile la tempesta di disinformazione che sta investendo le nostre democrazie. Abbiamo spesso sentito parlare di disinformazione ritenendo, erroneamente, che non ci coinvolga direttamente. Eppure, in questo lungo periodo di conflitti internazionali è inevitabile considerarsi soggetti a rischio rispetto ad eventuali campagne di disinformazione, ovvero quelle sistematiche operazioni che – pianificate da attori terzi – mirano a diffondere informazioni false o fuorvianti per influenzare l’opinione pubblica, creare caos, minare la fiducia nelle istituzioni, favorire determinati obiettivi politici o anche favorire obiettivi economici e sociali.

Ma quali sono queste campagne? Come sono articolate e quali strumenti e/o piattaforme sfruttano? E ancora, quali sono gli effetti riscontrabili? Le elezioni Europee che si sono da poco concluse sono state “alterate” da questo tipo di campagne?  Per rispondere a tutti i nostri quesiti e districarci in questo complicato scenario abbiamo interpellato il professor Antonio Teti, responsabile del settore Sistemi informativi, innovazione tecnologica e sicurezza informatica dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, nonché esperto di Cyber Intelligence.

Bare vuote ai piedi della Torre Eiffel “soldati francesi dall’Ucraina”

In ogni campagna il punto cardine è l’identificazione del suo obiettivo specifico. Individuo o gruppo che sia, è proprio l’obiettivo a determinare il messaggio e la sua strategia. Già, perché lo scopo ultimo è quello di influenzare le emozioni, il ragionamento ed il comportamento dell’obiettivo. L’episodio del ritrovamento di cinque bare vuote ai piedi della Torre Eiffel è avvenuto sabato 1° giugno. A suscitare tensione è stata soprattutto la scritta riportata su di esse: “Soldati francesi dall’Ucraina”. Un episodio avvenuto a distanza di poco tempo dalle dichiarazioni del Presidente francese Emmanuel Macron che aveva ribadito la possibilità di inviare truppe occidentali in Ucraina nel caso in cui la Russia riesca ad avanzare sul fronte orientale e Kiev ne faccia richiesta.

Le indagini attivate dalla polizia francese hanno portato all’arresto di tre uomini: un bulgaro, un ucraino e un tedesco. I sospettati sono stati fermati mentre tentavano di lasciare Parigi per Berlino. Avrebbero agito per poche centinaia di euro. Le bare, coperte dalla bandiera francese, contenevano sacchi di gesso e sono state interpretate come un messaggio provocatorio legato al conflitto in Ucraina e alla presenza di soldati francesi in missioni di addestramento nel paese. Il sospetto delle autorità francesi è che dietro l’azione ci sia il servizio di intelligence russo (FSB) con lo scopo di destabilizzare l’opinione pubblica francese e creare divisioni sociali e politiche​.

Ma è davvero così? Ci sono riusciti?

“L’episodio delle bare dei soldati francesi rappresenta un formidabile esempio di conduzione di un’attività di condizionamento psicologico e comportamentale. L’immagine dei feretri ha evocato nell’immaginario collettivo dei francesi imminenti scenari terrorizzanti, al punto tale da aver certamente contribuito, a mio modesto parere, anche nelle recenti votazioni europee. I social media ed il web rappresentano, come ben sappiamo, lo strumento di riferimento per la propaganda e la disinformazione su base globale. Gli esempi non mancano”.

Quello delle bare non è un caso isolato. Esistono altri episodi di presunta ingerenza straniera come l’imbrattamento, avvenuto a maggio, del muro del Memoriale della Shoah con mani rosse, caso poi ricondotto a movimenti filopalestinesi ma con sospetti di orchestrazione russa. Ad ottobre 2023, dopo lo scoppio del conflitto israelopalestinese, alcune facciate di edifici parigini furono imbrattate con stelle di David, anche in questo caso le autorità imputarono la responsabilità ai servizi russi.

Tornando al caso delle bare, il processo contro i tre sospettati è in corso e le indagini per chiarire se l’azione sia stata pianificata all’estero continuano. Il ministro degli Esteri francese, Stéphane Séjourné, ha dichiarato che questi atti sembrano mirati a sfruttare le divisioni interne della società francese per scopi di destabilizzazione politica e sociale.

Germania: la vasta campagna di disinformazione su X

A gennaio 2024 i servizi di intelligence tedeschi, in collaborazione con esperti di sicurezza informatica e ricercatori accademici, hanno rivelato una vasta campagna di disinformazione su X (già Twitter), progettata per influenzare l’opinione pubblica tedesca su vari temi sensibili, tra cui il conflitto in Ucraina, le politiche energetiche e le relazioni bilaterali tra Russia e Germania.

Professor Teti, che tipo di campagna di disinformazione è stata?

Peter Stano, portavoce della Commissione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha affermato, durante un’intervista rilasciata a Wired US, che la Germania è stato il paese dell’UE che ha subito il maggior numero di campagne di disinformazione da parte della Russia. Il caso più noto è quello dei falsi articoli della rivista tedesca Der Spiegel diffusi su X. Gli utenti che cliccavano sulle notizie in questione, che criticavano il governo in carica, venivano reindirizzati al sito Spiegel.ltd invece che al dominio ufficiale della rivista, ovvero Spiegel.de.Va evidenziato che X non ha risposto alla richiesta di commento da parte di Wired US, e ciò evidenzia, come già riscontrato in altri casi, che i social media, per natura, non possono essere controllati nel merito del loro utilizzo. Le campagne di propaganda russe condotte in Germania hanno anche prodotto un incremento delle divisioni politiche, producendo la crescita dei cosiddetti “Putinversteher”, termine utilizzato per descrivere gli esponenti della classe politica tedesca che esprimono vicinanza o comprensione per le posizioni del presidente russo. Le conseguenze di tali campagne di persuasione possono finanche fornire una chiave di lettura per l’aggressione dell’esponente di AfD, Heinrich Koch”.

La campagna di disinformazione messa in atto utilizzava una combinazione di strumenti e tattiche avanzate per massimizzare il suo impatto, come l’utilizzo di Bot e account falsi (oltre 50 mila profili). Quello dell’uso di account falsi automatizzati, conosciuti come bot, è una realtà con la quale si deve fare i conti sempre più spesso. In questo caso i bot, che hanno prodotto oltre 1 ml di tweet, erano impiegati per pubblicare e ricondividere contenuti pro-Russia su X. Inoltre, gli account erano programmati per imitare il comportamento umano, aumentando così la loro credibilità. Sono stati utilizzati anche account precedentemente compromessi e riattivati dopo lunghi periodi di inattività, rendendo più difficile la loro individuazione.

Insomma, in quest’era digitalizzata l’infowar si combatte a colpi di hashtag e contenuti multimediali. L’uso di hashtagpopolari e controversi veniva infatti utilizzato per inserirsi nei dibattiti pubblici, amplificando la visibilità dei messaggi di disinformazione, mentre video, immagini e meme sfruttavano l’emotività visiva per rendere i messaggi più persuasivi e virali. Uno dei temi ricorrenti dell’agenda disinformativa, per esempio, riguardava il cancelliere tedesco Olaf Scholz: l’accusa che lo riguardava era quella di ignorare la popolazione tedesca per aiutare l’Ucraina nel suo conflitto.

Quanti sono i Paesi che conducono campagne di disinformazione e quali strumenti usano?

“Ritenere che le attività di disinformazione siano condotte solo da un ridotto numero di Paesi, costituirebbe un errore madornale. Secondo un recente rapporto di Freedom House, solo nel 2023, sono stati almeno 47 i governi che hanno utilizzato dei “commentatori” (fake profile e social bot) per la conduzione di attività di propaganda e disinformazione. I ricercatori di Freedom House hanno rilevato, al tempo stesso, che sono 22 i Paesi che hanno approvato leggi che richiedono o incentivano le piattaforme di apprendimento automatico per rimuovere contenuti online sfavorevoli. A tali strumenti si affiancano i cosiddetti nuovi “agenti di influenza” rappresentati da piattaforme di intelligenza artificiale in grado di agire autonomamente grazie all’utilizzo di innovative capacità di apprendimento possedute, come nel caso della piattaforma Replika.ai di Microsoft. OpenAI ha recentemente annunciato una nuova piattaforma di intelligenza artificiale, che si chiama Sora, in grado di creare immagini e video, tra loro integrabili, sulla base di indicazioni fornite dall’utente e riferibili a dati reali (persone, ambienti, paesi, etc.). Secondo l’azienda, la piattaforma sarà in grado di “interpretare accuratamente gli oggetti presenti nelle scene e generare personaggi avvincenti che esprimono emozioni vibranti”. Funzionalità che potrebbero persino rivelarsi più efficaci e funzionali, sul piano del proselitismo e della persuasione di massa, degli stessi Deep fake”.  

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