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	<title>Gian Marco Boellisi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Gian Marco Boellisi Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il fiume di armi che dagli Stati Uniti scorre verso i cartelli messicani</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/il-fiume-di-armi-che-dagli-stati-uniti-scorre-verso-i-cartelli-messicani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2026 06:03:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Narcos]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/narcos.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Messico" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/narcos.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/narcos-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/narcos-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/narcos-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p> Gran parte delle armi usate dai narcosi arrivano dagli Stati Uniti. Il Messico proteste e propone accordi ma gli Usa non rispondono.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/narcos.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Messico" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/narcos.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/narcos-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/narcos-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/narcos-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Quando si parla dei cartelli messicani legati al narcotraffico, si conosce ampiamente quanto essi siano pesantemente equipaggiati ed armati. Tuttavia spesso non ci si pone la domanda da dove provengano queste armi. Le recenti dichiarazioni del Segretario della Difesa del Messico, il <strong>Generale Ricardo Trevilla Trejo</strong>, hanno in parte fugato questi dubbi, specie per quanto riguarda le munizioni calibro 50. Queste sono munizioni di medie dimensioni, lunghe all’incirca quanto un sigaro, e progettate per essere usate su armi dalla potenza di fuoco tale da poter penetrare corazze di veicoli leggeri o piccoli aeroplani.</p>



<p>Secondo le <a href="https://www.nytimes.com/2026/02/10/world/americas/mexico-cartel-ammunition-us-army.html">recenti dichiarazioni del Generale</a>, dal 2012 ad oggi sono stati sequestrati 137.000 proiettili calibro 50, di cui <strong>il 47% proveniente dagli Stati Uniti.</strong> In particolare le munizioni sarebbero per la maggior parte riconducibili alla <em>Lake City Army Ammunition Plant</em>, fabbrica di munizioni a Kansas City, Missouri, di proprietà del governo degli Stati Uniti, la quale costituisce <a href="https://winchester.com/Support/Media/In-The-News/2023/02/01/Winchester-Awarded-NGSW-Ammunition-Production-Contract-From-The-US-Army">il più importante produttore di munizioni per fucili per l’esercito americano</a>. I proiettili calibro 50 proverrebbero anche da altre aziende, con sede in Brasile ed in Corea, tuttavia i dati di origine mostrano come la Lake City sia diventata un vero e proprio punto di riferimento per i cartelli messicani.</p>



<p>Il Generale Trejo ha anche aggiunto che da ottobre 2024, ovvero da quando Claudia Sheinbaum si è insediata come presidente, il governo messicano ha sequestrato circa 18.000 armi da fuoco, di cui <strong>l’80% proveniente dagli Stati Uniti</strong>. Tra queste, 215 fucili Barret calibro 50 (armi lunghe quasi un metro e pesanti sui 14 chili), mitragliatrici di vario calibro, lanciarazzi e lanciagranate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il governo Usa non risponde</h2>



<p>Le dichiarazioni del Generale hanno ripreso <a href="https://www.icij.org/news/2026/02/nearly-half-of-powerful-50-caliber-ammo-seized-by-mexican-government-came-from-us-army-plant-defense-minister-says/">un’indagine fatta dal New York Times e dal Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (ICIJ)</a>, la quale ha mostrato come le munizioni calibro 50  fossero riservate all’esercito americano. Quest’ultimo ha più volte sollecitato la <em>Lake City</em> ad arrivare ad un rate di produzione di 1,6 miliardi di proiettili l’anno. In cambio, gli appaltatori che operano sugli impianti hanno potuto usare <strong>le eccedenze produttive per venderle a forze dell’ordine, governi stranieri ed anche a distributori e negozi al dettaglio. </strong>È bene sottolineare, infatti, che negli Stati Uniti de facto non esistono limitazioni federali all’acquisto di munizioni da parte di cittadini americani o residenti legalmente su territorio americano. A detta delle autorità statunitensi, questo accordo ha permesso di far risparmiare 50 milioni di dollari l’anno ai contribuenti americani.</p>



<p>Da parte del governo americano non vi sono state risposte precise sull’uso delle munizioni della <em>Lake City </em>da parte dei cartelli messicani, sottolineando solamente quanto la condotta attuale dell’azienda faccia risparmiare diversi milioni ai <em>taxpayers </em>statunitensi. In questo contesto, <strong>lo scorso giugno la Corte Suprema statunitense ha bloccato una causa intentata dal governo messicano</strong> contro alcuni produttori di armi americani, i quali non avrebbero agito abbastanza proattivamente per evitare che i loro prodotti finissero in mano ai narcotrafficanti. Una seconda causa similare ad oggi è ancora in corso.</p>



<p>D’altro canto, grazie alla potenza di fuoco delle armi made in U.S.A. e specie delle calibro 50, la violenza della guerra alla droga e per la droga non sembra avere mai fine. <strong>Gli esponenti dei cartelli hanno abbattuto elicotteri, assaltato convogli governativi, massacrato impunemente civili e assassinato deliberatamente diversi funzionari statali. </strong>Per quanto si cerchi di interrompere il flusso di armamenti, le stime del governo messicano ritengono che ogni anno tra le 200.000 e le 500.000 armi da fuoco vengano introdotte illegalmente dagli Stati Uniti in Messico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le vane proteste del Messico</h2>



<p>La presidente <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/narcos-il-messico-respinge-la-proposta-di-trump-no-allimpiego-dellesercito-usa-e-la-tensione-sale.html">Sheinbaum </a>ha esortato diverse volte ad un maggior coordinamento tra autorità statunitensi e messicane per interrompere questo flusso di morte, <strong>paragonando il flusso di armi dagli Stati Uniti al Messico con l’altrettanto letale flusso di droghe di sintetiche e fentanyl che dal Messico inonda le strade americane.</strong> Nonostante ciò, la controparte statunitense non si è mostrata parimenti proattiva nel contribuire alla limitazione del fenomeno. Infatti il grande paradosso è che, nonostante lo scorso anno l’amministrazione Trump abbia designato sei cartelli messicani come organizzazioni terroristiche straniere, le stesse organizzazioni terroristiche <strong>acquistano ed usano attivamente armamenti e munizioni prodotti in stabilimenti di proprietà dell’esercito degli Stati Uniti.</strong></p>



<p>Il fenomeno del flusso di armamenti, se non gestito prontamente, potrebbe costituire un grande ritorno di fiamma per Washington. Infatti sono sempre più frequenti notizie di come il confine tra Stati Uniti e Messico stia diventando sempre più pericoloso e militarizzato. Prova ne sia, <a href="https://nypost.com/2025/01/09/us-news/rocket-launcher-rpgs-likely-bound-for-mexican-cartels-seized-at-arizona-border/">diversi lanciarazzi rpg sono stati sequestrati al confine tra Messico ed Arizona</a>, i quali secondo le autorità di confine sarebbero stati diretti ad alcuni membri di un cartello locale.</p>



<p>Fintanto che i <em>sicarios</em> dei cartelli messicani avranno accesso ad un flusso di armi così ingente e ben strutturato, qualsiasi altra politica governativa, statunitense o messicana che sia, non potrà mai avere alcuna efficacia e soprattutto non porterà mai fine alla sempiterna violenza generata dal narcotraffico.</p>
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		<title>Lecce, la città in eterna attesa del futuro</title>
		<link>https://it.insideover.com/l-italia-delle-citta/lecce-la-citta-in-eterna-attesa-del-futuro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Mar 2025 15:19:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Italia delle città]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1440" height="600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Puglia_Lecce1_tango7174.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Puglia_Lecce1_tango7174.jpg 1440w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Puglia_Lecce1_tango7174-600x250.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Puglia_Lecce1_tango7174-300x125.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Puglia_Lecce1_tango7174-1024x427.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Puglia_Lecce1_tango7174-768x320.jpg 768w" sizes="(max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></p>
<p>La Firenze del Sud. La Capitale del Barocco. Lupiae. Questi sono solo alcuni dei molti modi e nomi con cui è chiamata Lecce, capoluogo dell’omonima provincia pugliese situata in quella che è la punta del tacco della penisola italiana. Città dalle indicibili bellezze e dall’animo duro ma friabile come la pietra leccese di cui sono &#8230; <a href="https://it.insideover.com/l-italia-delle-citta/lecce-la-citta-in-eterna-attesa-del-futuro.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/l-italia-delle-citta/lecce-la-citta-in-eterna-attesa-del-futuro.html">Lecce, la città in eterna attesa del futuro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La <strong>Firenze del Sud</strong>. La<strong> Capitale del Barocco. Lupiae</strong>. Questi sono solo alcuni dei molti modi e nomi con cui è chiamata <strong>Lecce</strong>, capoluogo dell’omonima provincia pugliese situata in quella che è la punta del tacco della penisola italiana. Città dalle indicibili bellezze e dall’animo duro ma friabile come la pietra leccese di cui sono fatti così tanti edifici nel suo centro storico, Lecce combatte oggi più che mai una <strong>battaglia silenziosa contro il tempo</strong>, cercando al contempo di non perdere le proprie radici e di stare al passo con un mondo che cambia, forse troppo in fretta.</p>



<p>Lecce ha sempre avuto questa tendenza, quella di essere un’isola felice e lontana, sempre restia al cambiamento e a tutto ciò che possa venire dall’esterno. Tanto da poter sembrare a tratti anche snob, mostrando un disinteresse verso il rapido incedere della modernità. Ciò ne ha costituito l’indomita forza e l’ultima debolezza, tanto da segnarne ancora oggi persone, luoghi e prospettive. Oggi come negli ultimi 30 anni la vita scorre lenta, rilassata, senza eccessivi mutamenti o sostanziali novità. Camminare per la centralissima <strong>Via Trinchese, attraversare i bastioni barocchi di Porta San Biagio o percorrere le vie principali della città </strong>mostra un panorama cittadino sostanzialmente invariato, al netto di qualche nuova attività commerciale o quale importante ristrutturazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una fotografia preoccupante: servizi e lavoro</h2>



<p>Considerando lo stesso arco temporale, non fanno eccezione i servizi di cui usufruiscono i leccesi. Guardando in prospettiva, <strong>Lecce dispone di un livello di servizi di discreta qualità</strong> se confrontato alla propria provincia, tra ospedali, strade e trasporti pubblici, i quali tuttavia sono decisamente insufficienti se invece li si raffronta con città distanti solamente qualche centinaio di chilometri più a Nord. Al di là della realizzazione della tangenziale un paio di decenni fa e della ristrutturazione di alcune strade cardine per il tessuto cittadino e provinciale, si assiste ad un lento e inesorabile depauperamento del bene pubblico in senso lato.</p>



<p>Nello specifico, la<strong> sanità risulta ancora oggi zoccolo duro</strong> che, nonostante alcuni importanti investimenti, non riesce ad essere efficiente nei confronti di una popolazione sempre più vecchia (Lecce è la provincia più anziana della Puglia, con <a href="https://www.istat.it/it/files/2024/05/Focus_CENSIMENTO-2022_Puglia.pdf">un’età media di 47,2 anni</a>). Ad aggiungersi a ciò va una rete di trasporti pubblici che non ha subito sostanziali incrementi o variazioni negli ultimi 20 anni, non aiutando i cittadini a far a meno dei propri mezzi di trasporto per muoversi in città e soprattutto non evitando una potenziale ghettizzazione dei quartieri periferici. A ciò si aggiunge la <strong>discreta distanza dall’aeroporto più vicino</strong>, situato a Brindisi, cosa che porta a far sentire la cittadinanza, specialmente quella più giovane, lontana e forse anche un pò isolata in un mondo invece che tende sempre più ad essere globalizzato.</p>



<p>Un altro tema in auge ormai da diversi decenni è lo sviluppo industriale e manifatturiero del leccese. A differenza delle restanti province pugliesi, Lecce è in ritardo sul tema degli investimenti e non dispone di un polo industriale propriamente detto. Ciò è dovuto in parte alla presenza nelle limitrofe province di<a href="https://it.insideover.com/l-italia-delle-citta/taranto-la-bella-addormentata-ditalia-sospesa-tra-ferro-e-acqua.html"> Taranto </a>e Brindisi di centri industriali di importanza nazionale, i quali nella seconda metà del secolo scorso hanno trainato il settore metalmeccanico della Puglia. Tuttavia la sensazione generale è che il mercato del lavoro nel leccese non sia la passo con i tempi, non solo per il settore industriale ma anche per quello del terziario.&nbsp;</p>



<p>Lecce è infatti molto nota dal punto di vista turistico, fiera di poter mostrare al mondo le proprie eccellenze in ambito artistico, naturalistico ed enogastronomico. La vera esplosione del turismo si è avuta circa 10-15 anni fa, con una confluenza nella sola provincia di Lecce di decine di migliaia di persone ogni estate. Unendo il conseguente ipersfruttamento che ne è derivato ad un’impreparazione generale dei comuni per una tale fiumana di gente insieme ad una scarsità di servizi ha portato la bolla turistica a ridimensionarsi nell’arco di pochi anni. A seguito di questa enorme richiesta del settore turistico, molti investimenti sono stati indirizzati verso questa direttrice, trascurando tuttavia altri settori cardine dell’economia e locale e quindi condannando molti di coloro i quali non fossero interessati a partecipare all’indotto turistico a vedere le proprie case allontanarsi fuori da un finestrino di un treno o di un aereo. </p>



<p>Al netto di tutto ciò, oggi <strong>Lecce mostra un rinnovato timido dinamismo nel settore privato,</strong> con nuove figure professionali che 20 anni fa nemmeno esistevano, sia per lavoratori dipendenti sia per liberi professionisti. Nonostante queste note positive, il mercato del lavoro deve ancora subire dei cambiamenti radicali se vuole evitare di vedersi sfuggire di mano tutto l’immenso capitale umano di cui dispone la città e la provincia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La società, tra partenze ed arrivi</h2>



<p>Parlando di capitale umano, se in Italia il cosiddetto “inverno demografico” sta iniziando a farsi sentire, a Lecce potrebbe condizionare il futuro prima che in altre città. Sottoposta ogni anno ad un elevato tasso di emigrazione da parte della popolazione più giovane, la città si sta configurando sempre più come un centro per persone in avanti con l’età. Un esempio fra tutti può essere la scuola primaria e secondaria, dove in alcuni istituti&nbsp; 20-30 anni fa si avevano 3-4 sezioni per ogni classe oggi si fa quasi fatica a formarne 2. La percezione del quotidiano è che banalmente passeggiando per i Giardini Pubblici Garibaldi o sotto gli alberi di <strong>Piazza Mazzini si vedano sempre meno bambini </strong>giocare. Ciò a testimonianza di quanto il problema demografico sia un tema attuale e totalmente irrisolto, specie se collegato alle tematiche del lavoro sopramenzionate. Le persone che emigrano in molti casi rimangono dove hanno trovato lavoro, facendo qui famiglia e generando figli che conosceranno Lecce spesso solo nei racconti o nelle settimane di ferie durante l’estate.</p>



<p>Lecce è sempre stata una città di grande emigrazione, soprattutto verso i grandi centri universitari e lavorativi. Negli ultimi decenni si è avuto un importante sviluppo del polo universitario leccese, il quale ha portato in parte ad arginare questa emorragia di giovani verso il resto d’Italia e d’Europa. Tuttavia mentre in passato quando si andava a studiare fuori una volta laureati in molti casi si assisteva ad un ritorno verso i propri luoghi d’origine per esercitare la propria professione, oggi non è più così. Molti giovani laureati e professionisti non hanno più la possibilità di tornare anche volendo per la mancanza di opportunità lavorative concrete o perchè non disposti ad accettare condizioni di lavoro precarie quando altrove, in Italia o all’estero, vi sono prospettive salariali e di carriera ben diverse. Ciò non toglie che si è sempre avuta e fortunatamente <strong>si continua ad avere un parziale rientro nel leccese di alcune categorie professionali, quali medici o insegnanti,</strong> o di coloro i quali accettano condizioni lavorative non così sicure e ben retribuite come invece troverebbero altrove pur di non rinunciare al proprio stile di vita, alle proprie origini, ai propri affetti.</p>



<p>Guardando l’altro lato della moneta, Lecce è stata da sempre oggetto oltre che di emigrazione anche di immigrazione. Infatti si è assistito nel corso degli anni a una progressiva migrazione di cittadini dalla provincia trasferitisi a Lecce città, per studio, lavoro o semplicemente per una maggiore centralità e disponibilità di servizi. A ciò si aggiunge l’ingresso nel contesto cittadino iniziato lentamente 30-40 anni fa di <strong>diverse comunità estere, provenienti soprattutto da Marocco, Senegal, Romania, India, Pakistan e Albania.</strong> Quest’ultima nello specifico è uno degli esempi, forse a livello nazionale, di integrazione maggiormente riuscita di una comunità straniera all’interno del tessuto sociale locale. Al netto di ciò, vi sono tuttavia ancora dei passi da gigante da compiere dal punto di vista normativo, il che rallenta di non poco una completa integrazione delle diverse comunità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Leitmotiv leccese: la qualità della vita</h2>



<p>Se si chiede ai leccesi come avvertono la qualità della vita della propria città, <strong>la risposta sarà quasi sempre su un livello medio-alto,</strong> specie se paragonata con città più grandi. Negli ultimi anni Lecce è stata eletta ad una delle capitali de facto di quella che oggi viene chiamata<strong> “vita lenta”. </strong>Un clima prettamente mediterraneo, una città piena d’arte, una tradizione enogastronomica che fa da padrona, un’ospitalità locale molto accentuata ed una disponibilità di località marittime tra le più belle della penisola italiana. </p>



<p>Nonostante questi fattori indiscutibilmente veri, Lecce vive anche di una contradditorietà di fondo mai del tutto risolta. Si ha infatti spesso e volentieri <strong>la sensazione di trovarsi in una città dalle grandi e smisurate potenzialità che però non vengono mai sfruttate a pieno</strong>. Troppo chiusa all’innovazione e senza il coraggio necessario per distinguersi adeguatamente, troppo attenta a mantenere quei sottili equilibri sociali e di potere che sono perdurati per gli scorsi decenni. Un esempio fra tutti può essere l’ormai ridimensionato polo delle nanotecnologie di Lecce, all’epoca coordinato da <strong>Roberto Cingolani</strong> ben prima di diventare ministro della Repubblica, il quale era destinato a diventare uno dei maggiori centri di ricerca a livello nazionale senza tuttavia mai raggiungere l’ambizioso obiettivo.</p>



<p>Estendendo questo equilibrismo ad un ambito più ampio, molte volte si ha la sensazione che Lecce si trovi in una bolla ovattata fuori dal tempo, come se il resto del mondo non la influenzi completamente. Ciò ovviamente non corrisponde al vero e lo dimostra come molte famiglie leccesi abbiano visto negli ultimi anni il<strong> proprio potere d’acquisto erodersi a causa delle conseguenze del Covd prima e della guerra d’Ucraina poi. </strong>Per quanto ciò possa essere solo una sensazione, è quanto molti leccesi avvertono nel loro quotidiano: per quanto epocale sia il cambiamento nel mondo esterno, esso è sempre secondario, marginale, lontano,&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un passo in avanti verso il futuro</h2>



<p>Al netto di tutti i fattori descritti qui sopra, negli ultimi 30 anni Lecce può tranquillamente affermare di essere andata avanti seppur timidamente verso un miglioramento delle proprie condizioni sociali. Dovendo affrontare quotidianamente difficoltà strutturali di difficile risoluzione il cambiamento in questa lontana provincia pugliese c’è stato, anche se spesso viene avvertito dalla popolazione così lentamente che è come sembrare di star fermi anche muovendosi. <strong>Ciò che non si ha dal punto di vista infrastrutturale, economico e lavorativo lo si compensa in qualità della vita</strong>, e per chi rimane o decide/riesce a tornare è un compromesso più che accettabile da pagare. Nonostante ciò, verrà presto il tempo in cui probabilmente Lecce dovrà fare i conti con questa sensazione di progresso eccessivamente lento, soprattutto se non vorrà perdere tutte le nuove generazioni che giustamente aspirano sempre di più ad una maggiore offerta di cultura, istruzione ed intrattenimento. Riprendendo l’opera di Beckett, sembra come se Lecce fosse in un’eterna attesa di qualcosa. Qualcosa che non riesce neanche ad avvertire cosa sia e soprattutto se lo vuole davvero. Alcuni lo chiamerebbero Godot, Lecce forse lo chiamerebbe futuro.</p>
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		<title>Le mani del cartello di Jalisco sull&#8217;America Latina: droga ma anche oro, terre rare e migranti</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/le-mani-del-cartello-di-jalisco-sullamerica-latina-droga-ma-anche-oro-terre-rare-e-migranti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2025 11:17:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Cartelli messicani]]></category>
		<category><![CDATA[Narcotraffico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1148" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250208180614418_ef8f6340c00c4700cf71aabf7e93af0e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250208180614418_ef8f6340c00c4700cf71aabf7e93af0e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250208180614418_ef8f6340c00c4700cf71aabf7e93af0e-600x359.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250208180614418_ef8f6340c00c4700cf71aabf7e93af0e-300x179.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250208180614418_ef8f6340c00c4700cf71aabf7e93af0e-1024x612.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250208180614418_ef8f6340c00c4700cf71aabf7e93af0e-768x459.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250208180614418_ef8f6340c00c4700cf71aabf7e93af0e-1536x918.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da quando il noto leader del cartello di Sinaloa, Joaquin “El Chapo” Guzmán, è stato catturato ormai 9 anni fa, il panorama del narcotraffico globale ha subito un cambiamento epocale. Non solo si è assistito a sanguinosi avvicendamenti di potere tra cartelli ma è anche cambiato alla radice il modus operandi delle organizzazioni nel fare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/criminalita/le-mani-del-cartello-di-jalisco-sullamerica-latina-droga-ma-anche-oro-terre-rare-e-migranti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1148" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250208180614418_ef8f6340c00c4700cf71aabf7e93af0e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250208180614418_ef8f6340c00c4700cf71aabf7e93af0e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250208180614418_ef8f6340c00c4700cf71aabf7e93af0e-600x359.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250208180614418_ef8f6340c00c4700cf71aabf7e93af0e-300x179.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250208180614418_ef8f6340c00c4700cf71aabf7e93af0e-1024x612.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250208180614418_ef8f6340c00c4700cf71aabf7e93af0e-768x459.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250208180614418_ef8f6340c00c4700cf71aabf7e93af0e-1536x918.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da quando il noto leader del cartello di <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/criminalita/chi-e-el-chapo-il-narcotrafficante-che-conquisto-il-messico.html">Sinaloa, Joaquin “El Chapo” Guzmán,</a></strong> è stato catturato ormai 9 anni fa, il panorama del narcotraffico globale ha subito un cambiamento epocale. Non solo si è assistito a sanguinosi avvicendamenti di potere tra cartelli ma è anche cambiato alla radice il <em>modus operandi</em> delle organizzazioni nel fare affari e generare profitti. Questa rivoluzione ha visto come principale attore il <strong>Cartel Jalisco New Generation (CJNG)</strong>, il quale non solo ha <a href="https://it.insideover.com/criminalita/jalisco-e-sinaloa-cosi-i-narcos-hanno-costruito-le-loro-multinazionali.html">acquisito il primato per dimensioni ed influenza tra i cartelli messicani</a> ma ha esteso la propria ragnatela ben al di fuori dei confini nazionali. Un’estensione così ampia che neanche il leggendario cartello di Guadalajara sotto Miguel Angel “El Padrino” Gallardo o lo stesso cartello di Sinaloa sotto “El Chapo” siano mai riusciti a raggiungere.</p>



<p>In particolar modo negli ultimi anni si è assistito a una vera e propria “feudalizzazione” del mercato illegale dell’America Latina, con le varie organizzazioni criminali locali che finiscono per lavorare quasi esclusivamente<strong> per gli interessi di Jalisco, </strong>contribuendo alle innumerevoli fonti di profitto di cui il cartello messicano necessita per differenziare i propri affari. Un interessante <em>case study</em> può essere rappresentato dall’Ecuador, dove ogni centimetro del Paese risulta essere ormai direttamente o indirettamente sotto il controllo del crimine organizzato. Basti pensare che nel 2023 l’Ecuador ha raggiunto per la prima volta in assoluto nella sua storia il primato di Paese più violento dell’America Latina, passando da 22,5 omicidi per 100.000 abitanti nel 2022 a 44,5 nel 2023, con un <a href="https://insightcrime.org/news/insight-crime-2023-homicide-round-up/">aumento dell’800% negli ultimi 5 anni</a>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;modello Ecuador&#8221; del crimine</h2>



<p>Il principale gruppo criminale alleato di Jalisco, i Los Lobos, controllano direttamente circa 20 centri di estrazione illegali di oro, risorsa utilissima al cartello nelle sue attività di riciclaggio. Grazie alla forza di Jalisco i Los Lobos sono in grado di tenere a bada i gruppi rivali minori ed allo stesso tempo ad interferire con gli affari dei loro principali rivali nel Paese, i Los Choneros, alleati del cartello di Sinaloa. Tuttavia l’oro non è l’unica risorsa che irretisce i sogni di profitto del CJNG. Ovviamente i centri di produzione e stoccaggio della cocaina al confine tra Ecuador e Colombia sono una colonna portante di quest’economica sommersa, così come anche l’accesso ai porti del Paese o il facile accesso al<strong><a href="https://it.insideover.com/politica/quello-che-combinano-davvero-i-cinesi-a-panama.html"> Canale di Panama</a></strong>, da cui “El Producto” può essere esportato praticamente in tutto il mondo. Una volta che la cocaina è stata spedita ed i contanti invece rientrano, il controllo del sistema bancario locale e la sua flevile regolamentazione permette di mettere in funzione una vera e propria industria della pulizia del denaro che ha reso in pochi anni l’Ecuador uno dei principali centri del riciclaggio mondiale.&nbsp;</p>



<p>Lasciando da parte il caso eclatante dell’Ecuador, anche il resto dell’America Latina non è esente dalle mire espansionistiche del CJNG. È cronaca degli ultimi anni che in <a href="https://www.iiss.org/publications/armed-conflict-survey/2024/the-expansion-and-diversification-of-mexican-cartels-dynamic-new-actors-and-markets/">Cile, Paraguay, Uruguay e Argentina sono in aumento le attività dei gruppi criminali locali</a> legati a Jalisco per quanto riguarda il traffico di droga, le attività di riciclaggio e l’utilizzo dei porti per ogni genere di traffico illegale, come a voler imitare un “modello Ecuador” ormai divenuto di successo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mercato delle droghe sintetiche</h2>



<p>Ancora, oltre a queste fonti di introiti il CJNG si sta concentrando molto sul traffico di specie selvatiche, sullo smercio di prodotti farmaceutici contraffatti e sul controllo del traffico di migranti ed esseri umani verso gli Stati Uniti. Dulcis in fundo, vi è anche <strong>il crescente interesse verso il contrabbando di minerali delle terre rare</strong>, litio e cobalto, i quali sembrano aver portato Jalisco anche su un piano “geopolitico” non di poco conto.</p>



<p>Capitolo a parte è costituito dal promettente mercato delle <strong>droghe sintetiche</strong>, il quale ha visto la nascita dell’alleanza tra Jalisco e la banda Mara Salvatrucha (MS-13) in Honduras e il PCC in Brasile e Bolivia. Queste organizzazioni si occupano della produzione effettiva di fentanil e metanfetamine ricevendo i precursori dalla Cina per poi affidare il trasporto e la vendita all’ingrosso ai propri datori di lavoro messicani.&nbsp;</p>



<p>Nessuno degli Stati sudamericani menzionati è in alcun modo preparato ad affrontare tale situazione, né dal punto di vista sicuritario né tantomeno da quello legislativo. Mancanza di norme bancarie e antiriciclaggio adeguate, scarsa esperienza degli organi di sicurezza ed una sistema diffuso di corruzione a livello istituzionale rischiano di rendere tutti gli Stati dell’America Latina <strong>una succosa carcassa su cui gli sciacalli di Jalisco</strong> non aspettano altro che di pascersi. D’altro canto, vista la natura camaleontica del CJNG a differenza dei suoi competitor a livello globale, è molto probabile che Jalisco sarà l’organizzazione criminale dominante a livello planetario per influenza, potenza economica e potere di deterrenza negli anni a venire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/le-mani-del-cartello-di-jalisco-sullamerica-latina-droga-ma-anche-oro-terre-rare-e-migranti.html">Le mani del cartello di Jalisco sull&#8217;America Latina: droga ma anche oro, terre rare e migranti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Jalisco e Sinaloa, così i narcos hanno costruito le loro multinazionali</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/jalisco-e-sinaloa-cosi-i-narcos-hanno-costruito-le-loro-multinazionali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2025 10:09:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Cocaina]]></category>
		<category><![CDATA[Narcotrafficanti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="500" height="333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Detenciones_Michoacan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Detenciones_Michoacan.jpg 500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Detenciones_Michoacan-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Negli ultimi anni il caleidoscopico mondo della criminalità organizzata messicana sta subendo un profondo mutamento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/jalisco-e-sinaloa-cosi-i-narcos-hanno-costruito-le-loro-multinazionali.html">Jalisco e Sinaloa, così i narcos hanno costruito le loro multinazionali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="500" height="333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Detenciones_Michoacan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Detenciones_Michoacan.jpg 500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Detenciones_Michoacan-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Il mercato globale, si sa, è in continua evoluzione e ciò vale sia per il mercato “classico” di nostra quotidiana conoscenza sia per quello criminale legato al narcotraffico in America Latina. Negli ultimi anni il caleidoscopico <strong>mondo della criminalità organizzata messicana </strong>sta subendo un profondo mutamento, dovuto prevalentemente ad una <a href="https://www.iiss.org/publications/armed-conflict-survey/2024/the-expansion-and-diversification-of-mexican-cartels-dynamic-new-actors-and-markets/">diversificazione intensiva delle “business line” di riferimento e ad una </a><strong><a href="https://www.iiss.org/publications/armed-conflict-survey/2024/the-expansion-and-diversification-of-mexican-cartels-dynamic-new-actors-and-markets/">proiezione su scala globale della propria influenza</a>.</strong> In passato i narcos estendevano il proprio controllo a zone geografiche precise, occupandosi del commercio di un solo stupefacente ad alto rendimento economico (in una prima fase marijuana e successivamente cocaina). Oggi non è più così, con un’estensione dei prodotti smerciati, delle regioni d’impatto e soprattutto degli effetti prodotti a livello sociale che portano queste organizzazioni a rivaleggiare per fatturato e potenza con grandi multinazionali o in alcuni casi anche piccoli stati.</p>



<p>In questo contesto i protagonisti principali sono due. Il primo e più importante è il <strong>Cartel Jalisco New Generation (CJNG)</strong>, originario della città messicana di Jalisco. Vero e proprio apripista di queste nuove tendenze del mercato, <strong>il CJNG è nato più di un decennio fa dal cartello Milenio, piccola ramificazione del più potente cartello di Sinaloa,</strong> a seguito di numerosi scissioni e conflitti con le più eminenti potenze narcos della regione. Il cartello è diventato rinomato negli anni per la sua estrema violenza e per le sue tattiche militari di combattimento sia contro narcos rivali sia contro le forze dello stato messicano. Partiti come quasi tutti i cartelli con il traffico di marijuana e cocaina, il CJNG si è evoluto, diversificandosi come nessuno aveva fatto prima di lui fino a diventare un’impresa criminale internazionale. <strong>Tra i proventi del cartello si possono considerare: distribuzione di droghe sintetiche quali metanfetamina e <a href="https://it.insideover.com/societa/usa-la-crisi-del-fentanyl-e-i-dazi-contro-la-cina-la-formula-di-trump-non-basta.html">fentanyl negli Stati Uniti,</a></strong> controllo delle principali tratte di esseri umani attraverso l’America Centrale, controllo del commercio multimiliardario dei prodotti farmaceutici contraffatti, controllo dell’estrazione illegale di oro in Ecuador e Venezuela, riciclaggio di denaro a livello internazionale in cooperazione con la ‘ndrangheta italiana, controllo di traffici illeciti in Brasile, Paraguay e Argentina. E questi sono solo alcuni delle attività.</p>



<p>I proventi da questi traffici hanno portato a due conseguenze principali. La prima è stata una militarizzazione vera e propria del cartello, con i membri che mostrano sui social media di possedere mitragliatrici di prim’ordine, veicoli corazzati e persino i cosiddetti “<a href="https://insightcrime.org/news/mexicos-narco-tanks-are-going-from-impractical-to-tactical/">narco tank</a>”. Dall’altro lato ciò ha portato all’instaurazione di una fitta rete di alleanze tra diversi gruppi criminali in tutta l’America Latina, quali ad esempio con il <strong>Primo Comando della Capitale (PCC) </strong>in Brasile e diverse bande e gruppi armati ecuadoriani, entrambi portanti in dono il controllo dei porti locali, rotte di traffici illeciti e controllo del territorio.</p>



<p>Il secondo protagonista e rivale del CJNG è l’antico e ancora potente cartello di Sinaloa. Potenza calante del narcotraffico a seguito sia della <a href="https://it.insideover.com/criminalita/messico-decapitato-il-cartello-di-sinaloa-riparte-la-guerra-per-il-narcotraffico.html">decapitazione dei suoi vertici</a> sia dell’estrema violenza ed espansionismo del suo rivale, Sinaloa è stato espulso da molti territori dal CJNG, anche se oggi rimane una voce importante a livello del commercio internazionale di cocaina così come di fentanil e metanfetamina. Secondo diversi report, il cartello di Sinaloa ha instaurato legami molto stretti con <strong>l&#8217;Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) in Colombia,</strong> gruppo guerrigliero operante per la maggior parte in Venezuela sotto la protezione del regime di Maduro. Anche qui le linee di diversificazione degli affari si ritiene abbiano toccato gli stessi ambiti descritti per Jalisco, anche se con meno incisività e soprattutto senza detenere la maggioranza delle quote di mercato o la proiezione globale dei propri competitor.</p>



<p>Quanto riportato può rendere l’idea di quanto siano stratificate le economie di queste organizzazioni, sebbene ad oggi nessun ente, nazionale o internazionale, abbia ben chiaro il reale volume dell’economia alimentante quest’idra dalle infinite teste. Caduti i grandi cartelli sudamericani e ridimensionate le storiche organizzazioni criminali europee (comprese alcune di quelle italiane) tra i ruggenti anni Ottanta e gli anni Novanta, quello a cui stiamo assistendo in questo decennio è una ristrutturazione in toto del panorama criminale mondiale. Panorama dove le organizzazioni tendono a non concentrarsi su un’unica fonte di profitto, ma a diversificare a tal punto le proprie entrate rendendo quasi impossibile distinguere quali siano i soldi puliti da quelli sporchi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/jalisco-e-sinaloa-cosi-i-narcos-hanno-costruito-le-loro-multinazionali.html">Jalisco e Sinaloa, così i narcos hanno costruito le loro multinazionali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>100 morti al giorno nel Messico ostaggio dei cartelli della droga</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/100-morti-al-giorno-nel-messico-ostaggio-dei-cartelli-della-droga.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmarco Boellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 13:20:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240926144023104_3c2f06716c6b3b5c6c9133bc60d40837.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Messico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240926144023104_3c2f06716c6b3b5c6c9133bc60d40837.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240926144023104_3c2f06716c6b3b5c6c9133bc60d40837-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240926144023104_3c2f06716c6b3b5c6c9133bc60d40837-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240926144023104_3c2f06716c6b3b5c6c9133bc60d40837-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240926144023104_3c2f06716c6b3b5c6c9133bc60d40837-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240926144023104_3c2f06716c6b3b5c6c9133bc60d40837-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo l'arresto dei boss da parte degli americani, lo Stato messicano del Sinaloa è ripiombato in una guerra tra narcotrafficanti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/100-morti-al-giorno-nel-messico-ostaggio-dei-cartelli-della-droga.html">100 morti al giorno nel Messico ostaggio dei cartelli della droga</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240926144023104_3c2f06716c6b3b5c6c9133bc60d40837.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Messico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240926144023104_3c2f06716c6b3b5c6c9133bc60d40837.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240926144023104_3c2f06716c6b3b5c6c9133bc60d40837-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240926144023104_3c2f06716c6b3b5c6c9133bc60d40837-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240926144023104_3c2f06716c6b3b5c6c9133bc60d40837-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240926144023104_3c2f06716c6b3b5c6c9133bc60d40837-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240926144023104_3c2f06716c6b3b5c6c9133bc60d40837-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La pace non sembra un’opzione per il Messico. A distanza di solo qualche settimana <a href="https://it.insideover.com/criminalita/messico-decapitato-il-cartello-di-sinaloa-riparte-la-guerra-per-il-narcotraffico.html">dall’arresto dei boss Ismael “El Mayo” Zambada Garcia e Joaquin “El Güero” Guzmán Lopez, figlio del boss El Chapo</a>, lo Stato di Sinaloa e più in generale il Nord del Messico sembrano essere ripiombati nell’ennesima guerra tra narcos per il controllo del territorio. Le dinamiche dell’arresto dei due boss sono ancora tutt’altro che chiare, tuttavia il vuoto di potere che ne è scaturito ha portato quasi immediatamente a un sanguinoso conflitto all’interno del cartello. Da un lato vi sarebbero infatti i fedelissimi di El Mayo, cofondatore del cartello di Sinaloa, mentre dall’altro vi sarebbero due dei Chapitos, ovvero i figli di El Chapo.</p>



<p>Dallo scorso 9 settembre <strong>decine di persone sarebbero state uccise nello stato di Sinaloa, principalmente nella capitale Culiacan</strong>. Le cifre ufficiali parlerebbero di 53 morti e di 51 persone scomparse. Tuttavia si può bene intuire come in un contesto così violento come quello messicano bisogna tenere conto delle persone che non state segnalate ancora essere scomparse così come quelle che non si troveranno mai. Oltre ai conflitti a fuoco tra fazioni opposte o contro le forze dell’ordine, i narcotrafficanti di Culiacan stanno portando nuovamente agli occhi del Messico l’efferatezza della guerra per la droga: svariati cadaveri sono stati lasciati in mezzo alla strada, seminudi con solo i cappelli addosso, come monito per gli avversari.</p>



<p>Per quanto le violenze oggi siano limitate principalmente allo stato di Sinaloa, le autorità ritengono che un ampliamento della guerra agli stati di Sonora, Durango, Baja California e Chihuahua sia imminenti. Al netto di ciò, il <a href="https://english.elpais.com/international/2024-09-24/cartel-war-in-sinaloa-spreads-fear-to-other-states-in-mexico-you-see-fewer-people-on-the-streets-and-businesses-close-early.html">Messico ha raggiunto nuovamente la triste soglia di 100 morti al giorno</a>, numeri che sembravano relegati al passato e che invece dimostrano quanto il Paese aderisca alla nomea di “narcostato” che gli viene affibbiata sempre più spesso negli ultimi anni.</p>



<p>A causa degli scontri, le strade di Sinaloa ricordano molto le città di tutto il globo durante la pandemia. Dalle 19 in poi è in atto un coprifuoco <em>de facto</em> autoimposto, avendo la popolazione troppa paura ad uscire nelle ore serali e trovarsi nel mezzo di uno scontro a fuoco. Il governatore <strong>Rubén Rocha Moya</strong> ha iniziato addirittura a distribuire casa per casa pacchi alimentari, visto che la maggior parte delle persone non esce di casa neanche per la spesa. In molte città del Sinaloa le feste locali sono state rimandate per evitare che i narcotrafficanti usino quest’occasione per l’ennesima sparatoria. A conti fatti l’intera popolazione è in ostaggio dei cartelli, senza alcuna soluzione di continuità.</p>



<p>In risposta a tutto ciò, il <a href="https://www.aljazeera.com/news/2024/9/22/dozens-killed-in-mexico-as-rivals-fight-for-control-of-sinaloa-cartel">governo centrale ha inviato 600 soldati per rafforzare la sicurezza dello Stato</a>. Nonostante l’atto simbolico, ciò sicuramente non porterà tranquillità alla popolazione locale. È infatti frequente che scontri a fuoco nascano proprio da narcotrafficanti che indossano divise trafugate dell’esercito per girare liberamente in città. La questione è quindi se effettivamente le forze di sicurezza porteranno a Sinaloa quella deterrenza necessaria quanto meno per ridurre l’intensità del conflitto in corso.</p>



<p>In questo senso vi è un aspro dibattito in corso in Messico sulla politica securitaria <strong>dell’uscente presidente Obrador</strong>, con la riforma della Guardia Nazionale che passerebbe alle dirette dipendenze del Segretariato della Difesa Nazionale. Ciò porterebbe, secondo alcuni, ad un vero processo di militarizzazione del Paese,  processo supportato peraltro anche dalla <strong>presidente eletta Claudia Sheinbaum</strong>. Le forze di opposizione stanno cercando di dialogare con il nuovo Governo sulla riforma, specie sulla modifica dell’articolo 129 della Costituzione, il quale limita le funzioni militari in tempo di pace. Articolo mai cambiato sin dalla sua istituzione nel 1857. Sino ad oggi.</p>



<p>Nonostante le promesse del governo sull’integrità dei 130.000 membri della Guardia Nazionale, la storia del Messico ha già visto in passato simili corpi governativi collusi apertamente con i cartelli. Esempio fra tutti è la Polizia Federale (<em>Policía Federal</em>), i cui vertici corrotti in più di un’occasione favorirono le azioni del cartello di Guadalajara, comandato nei suoi anni d’oro da El Padrino, <strong>Miguel Ángel Félix Gallardo.</strong></p>



<p>Il presidente uscente Obrador ha imputato parte delle responsabilità delle violenze agli Stati Uniti, i quali hanno arrestato El Mayo e El Güero senza avvisare le autorità di Citta del Messico, accuse che ovviamente l’ambasciatore statunitense <strong>Ken Salazar</strong> ha respinto al mittente. Nel frattempo, mentre Città del Messico cerca un futile capro espiatorio senza mai agire concretamente per sradicare il narcotraffico dal proprio territorio, voci di corridoio affermano che <strong>Mayito Flaco</strong>, il figlio di El Mayo, abbia creato una nuova alleanza con <strong>José Gil Caro Quintero</strong>, nipote di Rafael Caro Quintero ossia uno dei capi del defunto cartello di Guadalajara, e <strong>Isidro Meza Flores</strong> conto i figli di El Chapo. Che sia vero o meno, la guerra per Sinaloa è appena iniziata, così come anche (purtroppo) la lista dei morti che la accompegnaranno nei prossimi mesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/100-morti-al-giorno-nel-messico-ostaggio-dei-cartelli-della-droga.html">100 morti al giorno nel Messico ostaggio dei cartelli della droga</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Messico: decapitato il Cartello di Sinaloa, riparte la guerra per il narcotraffico</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/messico-decapitato-il-cartello-di-sinaloa-riparte-la-guerra-per-il-narcotraffico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmarco Boellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Aug 2024 09:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
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<p>I boss El Mayo e El Guero arrestati negli Usa. Tradimento o resa? In ogni caso, ora riparte la guerra tra i cartelli della droga.</p>
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<p>La mattina di venerdì 26 luglio le maggiori agenzie di stampa mondiali hanno battuto una notizia passata per lo più in sordina ma che ha destato non poco scalpore: il leader e co-fondatore del noto Cartello di Sinaloa, <strong>Ismael Zambada Garcia, detto El Mayo</strong>, ed uno degli almeno 15 figli del boss El Chapo, <strong>Joaquin Guzmán Lopez detto El Güero</strong>, <a href="https://www.reuters.com/world/americas/mexican-drug-lord-el-mayo-is-us-custody-sources-say-2024-07-25/">sono stati arrestati giovedì 25 dalle autorità statunitensi presso l’aeroporto di Santa Teresa</a>, New Mexico, non lontano da El Paso in Texas.&nbsp;</p>



<p>Scalpore dovuto prevalentemente al fatto che El Mayo era ricercato da 40 anni per traffico internazionale di droga, 40 anni che ha trascorso completamente nell’ombra e mantenendo un basso profilo, al contrario di molti altri capi, riuscendo così a non trascorrere neanche un giorno in carcere in tutta la sua vita. Una differenza sostanziale rispetto al precedente leader del Cartello di Sinaloa, <strong>El Chapo Guzmán</strong>, il quale era stato arrestato tre volte prima dell’estradizione negli Stati Uniti. Storicamente El Mayo è sempre stato lo stratega del Cartello, con una voce molto importante a partire dagli anni Novanta nell’organizzazione del trasporto di cocaina e marijuana oltre confine. A causa della sua estrema importanza ai vertici del narcotraffico messicano, il governo statunitense aveva messo negli scorsi anni una ricompensa di 15 milioni di dollari per qualsiasi informazione portasse alla sua cattura.</p>



<p>Come è naturale in questi casi, gli interrogativi sulle modalità dell’arresto non si sono fatti attendere. Infatti vi sono numerose dubbi ed incertezze sui pochi dettagli comunicati agli organi di stampa da parte delle autorità statunitensi. La versione ufficiale è che i due noti narcotrafficanti sarebbero stati catturati a seguito di una leggerezza oltreconfine, cosa che, per quanto abbastanza difficile da credere, non è da escludere a priori. Secondo questa ricostruzione El Mayo ed El Güero sarebbero stati traditi da un altro membro del Cartello e trasportati via aerea in Texas, facendo loro credere di andare ad ispezionare delle proprietà in Messico.&nbsp;</p>



<p>Un’altra ricostruzione invece vede nel tradimento di El Güero la chiave di volta di tutto. I due storicamente non andavano d’accordo, avendo cominciato negli ultimi anni un conflitto intestino al Cartello per pttenerne il controllo. Infatti a seguito dell’arresto di El Chapo, i figli di quest’ultimo avevano costituito una fazione indipendente,<strong> i Los Chapitos</strong>, i quali, nonostante fossero stati cresciuti da un punto di vista criminale da El Mayo, avevano iniziato a osteggiarne le azioni. </p>



<p>Tra tutti i figli del vecchio boss, sicuramente spicca la figura di <strong>Iván Archivaldo Guzmán Salazar</strong>, detto El Chapito, così come anche dello stesso El Güero. Il piccolo Guzmán avrebbe così consegnato El Mayo alle autorità americane con la promessa di avere in cambio la liberazione del fratello <strong>Ovidio Guzmán López, chiamato El Raton</strong> e considerato l’esponente meno sveglio del clan, incarcerato negli Stati Uniti da settembre 2023. Secondo fonti del <a href="https://voz.us/en/society/240726/14901/ovidio-guzman-chapo-released.html">Federal Bureau of Prison, egli sarebbe stato rilasciato martedì scorso</a>, informazione prontamente smentita dall’ambasciata americana in Messico.</p>



<p>Infine, l’ipotesi meno paventata dai media ma forse quella più verosimile, è che i due narcotrafficanti si siano consegnati spontaneamente alle autorità. Sarebbero infatti arrivati con un aereo privato e si sarebbero consegnati con tutta la calma e la tranquillità di questo mondo, a detta anche di <a href="https://edition.cnn.com/2024/07/27/us/el-mayo-sinaloa-cartel-mexico-enterprise/index.html">alcuni testimoni oculari presenti nelle vicinanze dell’arresto</a>. El Mayo è infatti ormai avanti con l’età ed alcune voci dicono sia da tempo in condizioni di salute precarie. Se sia stato fatto o meno un accordo con le autorità federali americane, questo lo scopriremo solo nei prossimi mesi o anni. </p>



<p>Alcune fonti avevano segnalato uno dei figli di El Mayo negli Stati Uniti a febbraio, dove potrebbe essere andato per porre le basi per un accordo. Sicuramente la latitanza era diventata sempre più problematica da gestire e il timore di poter essere preso dalle autorità messicane potrebbe averlo portato a volersi consegnare agli americani. El Mayo è infatti detentore di informazioni preziosissime, come accordi, collusioni ed amicizie di politici ed autorità messicane degli ultimi 40 anni, informazioni che probabilmente non gli avrebbero permesso di sopravvivere a lungo in un carcere messicano. L’ipotesi della resa potrebbe essere quindi una chiave di lettura senz’altro interessante, visto soprattutto che un uomo ricercato dalla polizia di tutto il mondo per 40 anni non avrebbe mai abbassato la guardia così all’improvviso.</p>



<p>Indipendentemente dalle modalità della cattura, l’arresto dei due boss porterà ad un cambiamento di equilibri epocale nel mondo del narcotraffico. Infatti El Mayo ed El Güero risultano gli ultimi di una lunga lista di arresti tra i narcos messicani, non ultimo il celeberrimo arresto di El Chapo, lo storico e più potente boss del Cartello di Sinaloa, il quale per il suo silenzio è stato condannato all’isolamento nel Super Max, la prigione federale di Florence in mezzo al deserto del Colorado, dalla quale nessuno è mai scappato.</p>



<p><strong>I vuoti di potere nel narcotraffico come quelli in politica non sono ammessi</strong>, così ora con grande probabilità avranno inizio sanguinose scalate di potere che porteranno dietro di sè una non indifferente lista di morti. Tra i potenziali aspiranti leader vi è sicuramente <strong>Ivan Archivaldo</strong>, figlio di El Chapo e figura di spicco all’interno del frammentato cartello di Sinaloa. Dall’altro lato potrebbero approfittarne i cartelli rivali, come il <strong>Cartello di Jalisco-Nueva Generacion</strong>, tra i più aggressivi ed affamati di potere negli ultimi anni. </p>



<p>Tuttavia il mondo del narcotraffico è in continua evoluzione e non lo si deve immaginare più come un blocco monolitico a cui tutti i cartelli secondari sono assoggettati. Distante ormai anni luce da quanto raccontato dai film e serie tv, l’universo del crimine organizzato è completamente decentralizzato, con un’infinita serie di cartelli rivali di pari forza che collaborano e lottano allo stesso tempo. Vi sono sub-appaltatori della raffinazione, killer freelance, riciclatori di denaro comuni ed una miriade di altre figure che, anche se rimosse, possono essere facilmente sostituite.</p>



<p>L’arresto di El Mayo è sicuramente un evento storico, tuttavia la sua cattura sarà più simbolica che con risvolti pratici. <strong>El Mayo infatti rappresentava l’ultimo esponente ancora in circolazione della prima grande generazione di narcotraffico </strong>messicano. Tutti i suoi contemporanei, quali il padrino Miguel Ángel Félix Gallardo, Amado Carrillo o Rafael Caro Quintero, sono morti o in prigione. Inoltre il suo arresto sarà del tutto ininfluente rispetto alle tonnellate di droga, in particolare cocaina e fentanyl, che attraversano ogni giorno il confine statunitense.&nbsp;</p>



<p>Ciò non toglie che sia il Governo americano sia quello messicano vorranno pascersi di questo effimero orpello. Dal punto di vista della Casa Bianca questo arresto sicuramente rappresenta una vittoria nell’eterna guerra alla droga statunitense ed inoltre è un punto sfruttabile nella prossima campagna elettorale tra Trump e Harris. Per Città del Messico, invece, la neo presidente <strong>Claudia Sheinbaum</strong>, e più in generale il suo partito Morena, colleziona un successo a poche settimane dalle elezioni. È possibile che nel passaggio da Obrador alla Sheinbaum, sebbene entrambi dello stesso partito, siano venute meno alcune protezioni essenziali per i boss o, ancora più semplicemente, siano avvenuti alcuni <em>shift</em> di potere tra i narcos ed i politici locali, motivo che potrebbe aver spinto ancora maggiormente El Mayo a consegnarsi alla giustizia.&nbsp;</p>



<p>Nel 2010 El Mayo in un’intervista al giornale messicano Proceso aveva detto che avrebbe preferito uccidersi piuttosto che andare in carcere. Sarebbe interessante sapere un giorno cosa abbia convinto uno dei più narcotrafficanti più importanti dell’ultimo secolo a cambiare idea dopo 14 anni.</p>
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		<title>Burkina Faso, ennesimo colpo di stato fallito e la democrazia sempre più lontana</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/burkina-faso-ennesimo-colpo-di-stato-fallito-e-la-democrazia-sempre-piu-lontana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmarco Boellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jul 2024 15:45:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712175012438_6cc0a49ddfd4d1566e49733410d8d1dc-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le vicissitudini politiche della “Terra degli Uomini Integri”, traduzione dalla lingua Bambara di Burkina Faso, non sembrano conoscere fine. Per alcune ore del &#160;12 giugno sembrava essere stato messo in atto il terzo colpo di stato in Burkina Faso in meno di 3 anni. La giunta militare al cui vertice siede il capitano Ibrahim Traorè &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/burkina-faso-ennesimo-colpo-di-stato-fallito-e-la-democrazia-sempre-piu-lontana.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/burkina-faso-ennesimo-colpo-di-stato-fallito-e-la-democrazia-sempre-piu-lontana.html">Burkina Faso, ennesimo colpo di stato fallito e la democrazia sempre più lontana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Le vicissitudini politiche della “Terra degli Uomini Integri”, traduzione dalla lingua Bambara di Burkina Faso, non sembrano conoscere fine. Per alcune ore del <a href="https://www.ilriformista.it/burkina-faso-sventato-il-terzo-golpe-la-giunta-militare-di-traore-e-i-mercenari-russi-fermano-lavanzata-islamista-427270/">&nbsp;12 giugno sembrava essere stato messo in atto il terzo colpo di stato in Burkina Faso</a> in meno di 3 anni. La giunta militare al cui vertice siede il capitano Ibrahim Traorè ha tuttavia resistito al tentativo di insurrezione, dimostrando una debolezza intrinseca del proprio governo provvisorio così come anche una sempre più scarsa base di consenso tra i militari suoi sottoposti.</p>



<p>Andiamo con ordine. Il tutto sembra essere iniziato l’11 giugno, quando i combattenti islamisti di Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), sigla islamista guidata da Iyad Ag-Ghali, noto indipendentista tuareg, hanno attaccato la cittadina settentrionale di Mansila, uccidendo nello scontro 107 militari burkinabè e sequestrandone almeno 7. Questo è solo l’ultimo scontro di una guerra che va avanti da mesi dove le truppe governative combattono con gruppi armati affiliati ad Al-Qaeda ed allo Stato Islamico, questi ultimi molto più organizzati e strutturati dei primi, i quali controllano circa la metà del territorio burkinabé. L’efferato attacco ha causato fortissime proteste all’interno delle alte sfere dell’esercito, le quali hanno accusato la giunta militare di non proteggere i propri uomini e di non mettere in atto strategie efficaci per contrastare il dilagare delle milizie islamiste. Questo anche in virtù delle promesse fatte da Traorè stesso appena insediatosi, il quale si era impegnato a combattere strenuamente i qaedisti nel suo paese.</p>



<p>La notizia delle dolorose perdite non aveva ancora fatto in tempo a raggiungere tutti gli angoli del paese che <a href="https://www.aljazeera.com/news/2024/6/21/is-burkina-faso-on-the-cusp-of-another-coup">mercoledì 12 giugno sono stati avvertiti diversi colpi di arma da fuoco nella capitale Ouagadougou</a>, così come anche un colpo di artiglieria sembrerebbe essere atterrato nel palazzo della televisione nazionale, Radio Television du Burkina (RTB). A seguito di questi eventi Traorè non sarebbe apparso in pubblico per almeno un paio di giorni, fino al 14 giugno, alimentando ulteriormente le voci di un possibile colpo di mano dell’esercito. Nelle ore di maggior concitazione è molto verosimile che il capitano Traorè abbia abbandonato palazzo Koulouba, ovvero il palazzo presidenziale, essendo questa una posizione scarsamente difendibile in caso di attacco.</p>



<p>Inoltre è importante riportare che in concomitanza con gli avvenimenti appena narrati, sarebbe atterrato in Burkina Faso un volo proveniente dal Mali con a bordo circa un centinaio di mercenari russi dell’Africa Corps (ovvera la ribrandizzata Wagner), ufficialmente presenti in vece di istruttori militari, insieme anche a forze speciali mandate dal Mali come ulteriore supporto da parte del colonnello Assimi Goita, presidente della giunta militare maliana. Quest’ultimo dimostra come il supporto reciproco tra gli Stati appartenenti all’AES (Alleanza degli Stati del Sahel, formata da Mali, Niger e Burkina Faso) stia diventando sempre più profondo, <a href="https://it.insideover.com/politica/ecowas-addio-mali-burkina-faso-e-niger-se-ne-vanno.html">a discapito di altre organizzazioni internazionali presenti nell’area, come ad esempio l’ECOWAS</a>.</p>



<p>Una volta riapparso in pubblico il capitano ha smentito alla televisione nazionale tutte le voci di un nuovo cambio di regime. Nonostante ciò la situazione interna rimane tesissima. Infatti Traorè aveva già annunciato nei mesi scorsi un tentativo di colpo di stato contro la sua giunta, sventato prontamente dalle sue forze speciali prima che fosse portato a termine. Ciò dimostra come il regime in sé, indipendentemente da Traorè, rimanga estremamente fragile ed appeso alla volontà ed al consenso dei militari nel paese, vera colonna portante della macchina statale burkinabé. Secondo una fonte citata da “Le Monde”, <a href="https://www.agenzianova.com/news/burkina-faso-la-russia-e-il-mali-inviano-uomini-per-difendere-il-leader-traore-da-un-possibile-golpe/">all’interno delle forze armate sarebbe in corso l’organizzazione di un nuovo colpo di mano nel paese</a>. A sostegno di questa voce di corridoio vi sarebbero i numerosi arresti perpetrati dalla giunta negli ultimi mesi nei confronti di vari esponenti delle forze armate, aumentando ancora di più la frustrazione ed il risentimento verso la giunta al comando. Tra i più importanti esponenti di questa lista vi è sicuramente l’arresto lo scorso maggio del colonnello Mohamed Arsalane Emmanuel Zoungrana, tra le menti che avevano messo in atto il primo colpo di stato nel gennaio 2022 ai danni del presidente Roch Marc Kaborè. Infine, un avvenimento che di certo non ha destato grande consenso verso la giunta al comando è stato <a href="https://www.aljazeera.com/news/2024/5/26/burkina-faso-extends-military-rule-by-five-years">l’annuncio di Traorè lo scorso giugno di estendere di altri 5 anni la transizione</a> verso la democrazia, usando la scusa del conflitto con le frange islamiste del nord che renderebbero il paese estremamente insicuro per effettuare libere elezioni.&nbsp;</p>



<p>Ciò che attende il capitano Traorè è per usare un eufemismo un arduo compito, considerando i malumori interni all’esercito, la lotta con i gruppi jihadisti e governare su quello che il Consiglio Norvegese per i rifugiati ha definito il paese con la crisi umanitaria più trascurata al mondo per il secondo anno consecutivo. I prossimi mesi saranno fondamentali per capire se la stretta sul paese della giunta, con il supporto dei preziosi alleati saheliani e non solo, sarà efficace o se assisteremo all’ennesimo colpo di mano che mischierà le carte nel mazzo per poi non cambiare il risultato della partita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/burkina-faso-ennesimo-colpo-di-stato-fallito-e-la-democrazia-sempre-piu-lontana.html">Burkina Faso, ennesimo colpo di stato fallito e la democrazia sempre più lontana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Storia del generale Gorgan: di giorno comandava l&#8217;esercito della Moldavia, la notte passava informazioni alla Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/storia-del-generale-gorgan-di-giorno-comandava-lesercito-della-moldavia-la-notte-passava-informazioni-alla-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmarco Boellisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 15:14:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>Il generale Gorgan era il capo di stato maggiore della Moldavia. Ora è sotto processo come spia del Cremlino.. </p>
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<p>Dall’inizio dell’invasione dell&#8217;Ucraina in poi il confronto tra Mosca e i Governi europei si è svolto su numerosi piani, non ultimo quello della ricerca spasmodica di informazioni sui propri avversari. In questa competizione senza esclusione di colpi si inserisce una spy story che ha coinvolto i vertici dell’esercito moldavo. É infatti notizia recente che la <a href="https://www.politico.eu/article/moldovan-general-accused-of-treason-over-russian-spy-allegations/">Moldavia abbia spogliato Igor Gorgan, generale nonché ex Capo di Stato Maggiore, del grado</a> e delle medaglie con l’accusa di essere stato per lungo tempo una spia al servizio del Cremlino. Le informazioni sensibili che Gorgan avrebbe passato ai servizi d’intelligence russi avrebbero riguardato non solo le difese moldave ma anche le richieste ucraine inerenti ad armamenti ed equipaggiamento militare.</p>



<p>Da quel che è trapelato, Gorgan avrebbe avuto contatti con <strong>Aleksei Makarov</strong>, ufficiale del Gru (la Direzione generale per le informazioni militari russa), passandogli informazioni sia in suo possesso diretto sia a disposizione dei suoi sottoposti. È infatti noto da tempo, ormai, quanto la Moldavia abbia una componente importante della popolazione che strizza l’occhio alla Russia ed alle sue politiche. Il fatto che anche diversi ufficiali sottoposti a Gorgan, sia per debiti di carriera sia perchè banalmente condividono la sua visione di politica estera, abbiano passato informazioni ai russi dimostra quanto la Moldavia sia oggi un Paese tutt’altro che unito, con molteplici anime al suo interno in lotta tra loro.</p>



<p>La carriera stessa di Gorgan è la testimonianza di un uomo diviso tra due epoche, tra due mondi. Nato nel 1969 a Dubăsari, in Moldavia, presta servizio militare nelle forze sovietiche per poi entrare nella Scuola Militare Superiore di Armi Combinate di Novosibirsk, dove si diploma nel 1991. Ritornato in Moldavia, Gorgan diventa comandante della 2ª brigata di fanteria motorizzata a Chișinău. Nel 2001 è inviato a studiare a Fort Leavenworth, negli Stati Uniti, mentre nel 2003 partecipa alle missioni internazionali della NATO in Bosnia ed Erzegovina, Georgia e Iraq. </p>



<p>Nel 2013 il generale fu nominato Capo di Stato Maggiore della Moldavia, ma a seguito di un conflitto con l&#8217;allora ministro della Difesa <strong>Anatol Salari</strong> dovette lasciare l’incarico nel 2016. Riottenne la carica nel 2019, quando fu eletto presidente della Moldavia <strong>Igor Dodon</strong>, uomo molto vicino a Mosca, per poi perderla nel 2021 all’elezione della presidente pro-UE Maia Sandu. A seguito di quest’ultimo giro di vite, Gorgan ha lavorato per l&#8217;UNHCR, l&#8217;agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. </p>



<p>La relazione con i servizi di Mosca si ritiene sia iniziata nel 2004, quando Gorgan prestava servizio sotto missione NATO. Il suo contatto ai tempi sarebbe stato l&#8217;addetto militare russo a Chișinău, Vadim Ukhnalev. Probabilmente nei primi anni le informazioni passate a Mosca vertevano maggiormente sulle dimaniche politiche interne moldave, sulla leadership del paese e sulla descrizione delle forze armate di Chișinău. <a href="https://theins.ru/politika/272103">L’agenzia investigativa russa indipendente The Insider ha pubblicato i messaggi Telegram</a> tra Gorgan ed i suoi contatti nel Gru russo, i quali hanno subito un’impennata dopo aprile 2022, quindi ad invasione d’Ucraina già iniziata. A quanto pare le informazioni trapelate riguarderebbero il supporto occidentale alla causa ucraina, con dettagli sulle linee di rifornimento dirette che attraversano la Moldavia, quali ad esempio gli orari notturni di treni colmi di carburante e munizioni provenienti dalla Romania, o sulle richieste ucraine di proiettili di artiglieria e su dei Mig 21 che sarebbero dovuti passare attraverso una società di comodo nel Emirati Arabi.</p>



<p>In tutto ciò la Moldavia ha lanciato un allarme negli ultimi mesi ai suoi alleati occidentali su come la Russia stia cercando di destabilizzare il Paese, facendo leva su parte della classe politica compiacente e sul sostegno di parte della popolazione. É infatti importante ricordare che in Moldavia la regione della Transnistria è de facto indipendente dalle autorità di Chișinău ed ospita sul suo territorio diverse centinaia di truppe russe a protezione di uno dei più grandi depositi di armi e munizioni del globo. È quindi naturale che alla scoperta di casi di spionaggio così rilevanti il Governo moldavo si metta sull’attenti, specie considerando il fatto che l’anno scorso Chișinău ha avviato i negoziati per l’entrata nell’UE. Cosa sicuramente non troppo gradita a Mosca.</p>



<p>Ad oggi il generale Gorgan ha evitato di commentare l’intera faccenda. Nel frattempo il <a href="https://www.reuters.com/world/europe/moldova-charges-former-army-official-allegedly-spying-russia-2024-06-13/">Governo moldavo ha deciso di aprire un procedimento penale</a> nei confronto dell’ex Capo di Stato Maggiore, iniziando così un nuovo capitolo di questa spy story che potrebbe rivelarsi la punta di un iceberg di cui non si possono neanche immaginare le dimensioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/storia-del-generale-gorgan-di-giorno-comandava-lesercito-della-moldavia-la-notte-passava-informazioni-alla-russia.html">Storia del generale Gorgan: di giorno comandava l&#8217;esercito della Moldavia, la notte passava informazioni alla Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>ECOWAS addio: Mali, Burkina Faso e Niger se ne vanno</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ecowas-addio-mali-burkina-faso-e-niger-se-ne-vanno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 13:28:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[ECOWAS]]></category>
		<category><![CDATA[franco CFA]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'uscita dall'ECOWAS di Mali, Niger e Burkina Faso e l'abbandono del franco CFA mettono in crisi la FranceAfrique.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da anni sempre più trascinata in una spirale d’instabilità che sembra non aver fine, <strong>l’area del Sahel e in generale dell’Africa Occidentale </strong>tutta ritorna ancora una volta al centro del dibattito internazionale. È notizia dello scorso gennaio infatti che Mali, Burkina Faso e Niger, ovvero gli Stati dove negli ultimi anni si sono succeduti e conseguentemente radicati regimi militari golpisti, hanno annunciato congiuntamente la <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/mali-niger-e-burkina-faso-via-dallecowas-161949">fuoriuscita immediata dalla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, ovvero l’Ecowas</a>. Secondo il comunicato televisivo con cui è avvenuto l’annuncio, l’ECOWAS si sarebbe “<a href="https://x.com/AESinfos/status/1751594957754728816?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1751594957754728816%7Ctwgr%5E0cf762d699e7e328c1d32b0cb78ef1d30e36d1d3%7Ctwcon%5Es1_&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fwww.rfi.fr%2Fen%2Fafrica%2F20240">allontanato dagli ideali dei suoi padri fondatori e dallo spirito del panafricanismo</a>”, oltre che ad essere sempre maggiormente influenzato da potenze straniere.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-424802" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La notizia della fuoriuscita di questi Stati, sebbene giunta improvvisamente, non sorprende più di tanto. Infatti erano mesi che le tensioni si accumulavano, specie a valle dell’ultimo colpo di stato in Niger dell’estate 2023 e della conseguente fondazione nel settembre 2023 dell’ Alleanza degli Stati del Sahel o AES (Alliance des Etats du Sahel), un’alleanza militare con un patto di difesa collettiva tra Mali, Burkina Faso e Nige<strong>r. L’ECOWAS ha immediatamente dichiarato di essere volenterosa nel ricercare una “una soluzione negoziata all’impasse politica”, </strong>rimanendo comunque conscia che per mettere in atto effettivamente l’uscita dei tre Paesi sarebbe necessario un anno di tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa è l&#8217;ECOWAS</h2>



<p>Sin dalla sua fondazione nel 1975, quando l’intento era di aumentare lo sviluppo e&nbsp; l’integrazione politica e commerciale di 12 stati dell’Africa Occidentale, l’ECOWAS ha dovuto affrontare numerose sfide tra i propri Stati membri in una delle aree geografiche più complesse e instabili del pianeta. Infatti il distacco dell’AES costituisce un pericoloso precedente poltico, sia a livello africano sia a livello globale, dove uno o più stati decidono di abbandonare unilateralmente un’organizzazione internazionale per motivazioni politiche. Uno scenario già visto e discusso in alcune occasioni negli ultimi anni ma che potrebbe benissimo applicarsi ad altri organi di sicurezza collettivi al di fuori del continente africano. Alcuni osservatori politici l’hanno addirittura già ribattezzata “Brexit Africana”.</p>



<p>Nei giorni immediatamente precedenti l’annuncio, funzionari dell’ECOWAS dovevano recarsi a <a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-resta-in-niger-la-missione-africana-dellintelligence.html">Niamey, la capitale del Niger</a>, per cercare una mediazione con i rappresentanti dell’AES. Tuttavia all’ultimo minuto gli ambasciatori dell’ECOWAS hanno annullato l’incontro. Questo non ha fatto altro che fornire un assist clamoroso ai leader dell’AES, i quali hanno sostenuto che questa fosse la prova lampante che l’ECOWAS non volesse instaurare alcun dialogo e che l’organizzazione fosse succube di pressioni occidentali in merito alle questioni del Sahel.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122542226_4897bd475184425cb5ac378adfb0805c-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-424803" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122542226_4897bd475184425cb5ac378adfb0805c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122542226_4897bd475184425cb5ac378adfb0805c-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122542226_4897bd475184425cb5ac378adfb0805c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122542226_4897bd475184425cb5ac378adfb0805c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122542226_4897bd475184425cb5ac378adfb0805c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122542226_4897bd475184425cb5ac378adfb0805c.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per quanto l’uscita degli stati dell’AES possa essere in prima battuta un parziale successo politico, esso si potrebbe tramutare ben presto in un totale disastro economico. L’abbandono dall’ECOWAS non solo isolerebbe ulteriormente tre dei paesi più poveri dell’intera regione, ma porterebbe alla perdita della libera circolazione di uomini e merci in tutta la regione nonchè ai vantaggi economici presenti tra i membri dell’organizzazione. Infatti a seguito dei colpi di Stato che hanno coinvolto i 3 paesi dell’AES, l’ECOWAS ha inizialmente instaurato un regime sanzionatorio molto duro nei confronti dei suddetti Stati, minacciando addirittura un intervento militare in occasione del golpe nigerino della scorsa estate. Ciò ha portato ad un <a href="https://www.crisisgroup.org/africa/sahel/niger/ecowas-nigeria-and-niger-coup-sanctions-time-recalibrate">diffuso malcontento popolare ma soprattutto ad un innalzamento esponenziale dei prezzi dei beni di prima necessità ed una scarsità di medicinali</a>. A dimostrazione di come le sanzioni spesso diano scarsi risultati politici ma si ripercuotano soprattutto sulla popolazione e sulle economie locali.</p>



<p>In controtendenza all’uscita dell’AES dall’ECOWAS, quest’ultimo <a href="https://www.aljazeera.com/news/2024/2/24/ecowas-lifts-sanctions-on-niger-amid-tensions-in-west-africa-bloc#:~:text=Reporting%20from%20the%20summit%20in,financial%20institutions%20in%20the%20region.">ha rimosso successivamente gran parte delle sanzioni pendenti sul Niger lo scorso febbraio</a>. Il presidente della Commissione ECOWAS, il gambiano Omar Alieu Touray, ha commentato che rimangono in vigore solamente alcune mirate sanzioni ma senza specificarne la natura. Il gesto è stato letto da molti osservatori sia come un segnale di pacificazione e sia un invito non troppo velato ai tre Paesi a rimanere nell’organizzazione. Ovviamente il timore principale dell’ECOWAS è che altri paesi possano unirsi all’AES, archiviando così definitivamente qualsiasi futuro politico possa essa avere nel destino di quest’area.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;antifrancesismo</h2>



<p>Uno dei principali collanti di questo movimento anti-sistema è senza dubbio il sentimento anti-francese, ex potenza colonizzatrice ma ancora oggi con importanti interessi nell’area. I Paesi dell’AES hanno proceduto prontamente all’espulsione delle truppe francesi presenti nei loro paesi, sostituendo le collaborazioni militari e le partnership economiche siglate con Parigi con le loro esatte copie ma firmate con Mosca. È infatti ormai sempre più nota ed endemica la presenza dei mercenari Wagner sul suolo degli stati AES così come la fornitura di attrezzature militari da parte del Cremlino nei confronti dei vari regimi golpisti.</p>



<p>Ad aggiungere ulteriore carne sulla brace dell’antifrancesismo, vi è il rinnovato dibattito emerso nella prima metà del 2024 <a href="https://www.aljazeera.com/features/2024/2/23/burkina-faso-mali-and-niger-debate-exiting-cfa-zone">sull’abbandono del franco CFA</a>. Il franco CFA è una moneta creata nel 1945 ed applicata a numerosi paesei dell’impero coloniale d’oltralpe, il cui acronimo inizialmente stava per Colonies Francaises d’Afrique (Colonie francesi d’Africa). Ottenute la maggior parte delle colonie l’indipendenza, esse rimasero comunque ancorate a questa moneta, motivo per cui l’acronimo venne cambiato in Communate Financiere Africaine (Comunità finanziaria africana). Ad oggi risulta essere una moneta usata da Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Benin, Mali, Niger, Senegal e Togo. Una moneta equivalente viene ugualmente usata da Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Guinea Equatoriale, Ciad, e Gabon.</p>



<p>A oggi i paesi dell’AES non hanno una road map comune sull’argomento, tant’è vero che non si sa se l’abbandono effettivamente avverà e quando, rimanendo quindi un puro annuncio in salsa propagandistica. L’intenzione, infatti, sarebbe di allargare l&#8217;alleanza e di cooperare anche a livello economico, creando una moneta unica &nbsp;per gli stati aderenti all’AES, ma visto lo stato delle economie attualmente sembra un piano di difficile riuscita. Una bella gatta da pelare, considerando che unite le economie di Mali, Niger e Burkina Faso costituiscono circa l’8% del PIL dell’area ECOWAS. I sostenitori del CFA ritengono che rimanere all’interno delle logiche finanziarie parigine, e quindi indirettamente ancorati all’euro, sia un cuscinetto vitale per contrastare l’inflazione. Dall’altro lato i detrattori del CFA ritengono che il franco non sia di certo stato creato a beneficio degli Stati africani, ma solo per proteggere Parigi da eventuali speculazioni contro il dollaro americano.</p>



<p>Sintetizzando, la contrapposizione tra l’ECOWAS, o quello che ne rimarrà, e l’AES sarà il fulcro delle dinamiche politiche dell’intera regione negli anni a venire. Per quanto spesso dimenticato dai media nostrani, il Sahel ricopre oggi più che mai un’importanza cruciale su un elevato numero di agende, non riuscendo gli Stati ivi collocati però a divincolarsi né dalle pesanti ingerenze delle potenze estere né da una crisi politica interna ormai dilagante dalla loro indipendenza fino ai giorni nostri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ecowas-addio-mali-burkina-faso-e-niger-se-ne-vanno.html">ECOWAS addio: Mali, Burkina Faso e Niger se ne vanno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>9 Maggio: dal 1945 a oggi, il giorno dell&#8217;orgoglio russo</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/9-maggio-il-giorno-della-vittoria-russo-attraverso-i-decenni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 May 2024 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1274" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240509140003714_67040322f40e09aba2cf3ee7417a72c2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240509140003714_67040322f40e09aba2cf3ee7417a72c2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240509140003714_67040322f40e09aba2cf3ee7417a72c2-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240509140003714_67040322f40e09aba2cf3ee7417a72c2-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240509140003714_67040322f40e09aba2cf3ee7417a72c2-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240509140003714_67040322f40e09aba2cf3ee7417a72c2-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240509140003714_67040322f40e09aba2cf3ee7417a72c2-1536x1019.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nonostante lo scorrere del tempo e delle varie stagioni politiche, in Russia una delle feste ancora oggi più celebrate e sentite è senza dubbi la Festa della Vittoria sul nazismo, celebrata il 9 maggio dal 1945. Per quanto il paese abbia subito non indifferenti trasformazioni dalla fine del Secondo Conflitto Mondiale, la popolazione sente ancora &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/9-maggio-il-giorno-della-vittoria-russo-attraverso-i-decenni.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1274" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240509140003714_67040322f40e09aba2cf3ee7417a72c2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240509140003714_67040322f40e09aba2cf3ee7417a72c2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240509140003714_67040322f40e09aba2cf3ee7417a72c2-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240509140003714_67040322f40e09aba2cf3ee7417a72c2-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240509140003714_67040322f40e09aba2cf3ee7417a72c2-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240509140003714_67040322f40e09aba2cf3ee7417a72c2-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240509140003714_67040322f40e09aba2cf3ee7417a72c2-1536x1019.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nonostante lo scorrere del tempo e delle varie stagioni politiche, in Russia una delle feste ancora oggi più celebrate e sentite è senza dubbi la <strong><a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/verso-un-9-maggio-in-sordina-perche-putin-non-punta-tutto-sul-giorno-della-vittoria.html">Festa della Vittoria sul nazismo, celebrata il 9 maggio dal 1945.</a></strong> Per quanto il paese abbia subito non indifferenti trasformazioni dalla fine del Secondo Conflitto Mondiale, la popolazione sente ancora molto come propria questa festività, tanto da poterla considerare quasi una rappresentazione concreta del comune sentire dei russi. Attraverso i riti e le modalità con cui si festeggia questa importante ricorrenza possiamo costruire <strong>uno spaccato di come la percezione verso il mondo esterno,</strong> ed anche verso sè stessi, sia cambiata nel corso dei decenni.</p>



<p>Partiamo dalla prima particolarità. Infatti al contrario della maggior parte d’Europa, dove la festa della Vittoria si tiene l’8 maggio, in Russia essa è festeggiata il 9. Il lag temporale è dovuto alla firma di due trattati di resa. Il primo fu firmato il 7 maggio da <strong>Alfred Jodl, Capo di Stato Maggiore della Wehrmacht,</strong> in presenza di un rappresentante delle forze sovietiche e uno forze alleate anglo-americane. Tuttavia, visto che il testo non fu approvato dall’Alto Comando Sovietico ed essendo la firma stata apposta non da un generale, Stalin volle subito che la firma fosse ripetuta. La firma quindi fu rifatta l’8 maggio a Berlino, quando a Mosca era già il 9 a causa del fuso orario, siglata nero su bianco da <strong>Wilhelm Keitel, tra i capi della Wehrmacht, ed il Maresciallo Georgy Zhukov</strong>, tra i più brillanti generali sovietici durante la guerra.</p>



<p>Nel 1945 stesso si tenne la prima parata militare a Mosca il 24 giugno, tra le più gloriose mai tenutesi in memoria della vittoria sui nazisti. Fu in quest’occasione che il Maresciallo <strong>Zhukov sfilò sul dorso di un cavallo bianco calpestando tutte le bandiere naziste catturate</strong>. Sin dal primo anno fu indetta festa nazionale sovietica per il 9 maggio e fu inaugurata la tradizione dei 30 colpi di cannone, a <strong>Mosca, San Pietroburgo (allora Leningrado) e nelle altre città considerate “città eroiche”.</strong> Nei primi anni immediatamente successivi alla fine della guerra il 9 maggio rimase un giorno lavorativo, dove tuttavia la sera si festeggiava con concerti musicali nelle varie città dedicati ai veterani così come riunioni dei reduci ed in generale omaggi della comunità russa ai combattenti sopravvissuti.<strong> Il 9 maggio veniva vissuto con enorme pathos collettivo accompagnato da un senso di gratitudine </strong>verso i soldati che avevano contribuito alla conclusione della guerra. Infatti la stragrande maggioranza dei cittadini sovietici aveva subito almeno una perdita in famiglia a causa della guerra (su 60 milioni di caduti nel conflitto 25 milioni furono russi, di cui 17 milioni solo civili uccisi deliberatamente dagli invasori nazisti), con una grande fetta della parte europea del paese ancora in fase di ricostruzione a seguito della distruzione causata dalle forze fasciste.</p>



<p>Con il passare degli anni vennero innalzati numerosi memoriali in tutta l’Unione Sovietica, come ad esempio i fuochi eterni, fiamme che non si sarebbero mai spente essendo in memoria dei caduti in guerra, ancora oggi presenti in numerose città della Russia. Tutte queste opere architettoniche sarebbero diventate veri e propri luoghi di pellegrinaggio durante le celebrazioni del giorno della Vittoria, ma anche mausolei a cui i parenti dei caduti avrebbero fatto visita regolarmente. Nel 1965 fu fatta una seconda parata militare a Mosca e fu da quest’anno in poi che fu istituito il <strong>minuto di silenzio</strong> in ricordo delle vittime così come il 9 maggio divenne ufficialmente giorno non lavorativo in Unione Sovietica. In questi anni la ricorrenza della festa della Vittoria veniva percepita dai cittadini sovietici come una festa popolare, un’occasione di riunione familiare che serviva da collante della società al pari di altre festività importanti durante l’anno come poteva essere il capodanno o similari.</p>



<p>Una terza parata fu fatta nel 1985, una quarta nel 1990 e, dal 1995 in poi, essa si sarebbe svolta regolarmente ogni anno. La parata principale si è sempre tenuta a Mosca, mentre nelle altre città si effettuavano sfilate anche se di dimensioni minori dove hanno sede le scuole militari russe, come ad esempio San Pietroburgo. Nonostante la caduta dell’Unione Sovietica e l’enorme trauma collettivo vissuto durante gli anni ’90, i cittadini russi continuarono a vivere le <strong>festività del 9 maggio</strong> con grande orgoglio. Visto come uno dei periodi tra i più insicuri della storia russa, le festività della Vittoria servirono al paese a cementare quel sentimento patriottico tanto presente durante gli anni sovietici, specie in un simile momento senza più una matrice ideologica. Si cercò in pratica di contrastare le enormi difficoltà economiche portate dal tracollo sovietico ricordando al mondo intero, ed anche a sé stessi, quanto fosse importante appartenere alla grande nazione russa ed alle sue tradizionali festività.</p>



<p>Dopo il 2000 il 9 maggio iniziò a vedere sempre più la mancanza di veterani di guerra, ormai rimasti sempre meno visti decenni passati dal quel lontano 1945. Ciò portò i vari <strong><a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/il-9-maggio-dei-filorussi-moldavi-uno-schiaffo-a-governo-e-onu.html">governi Putin a promuovere l’iniziativa di sfilare per le città russe con le foto dei parenti caduti in guerra. </a></strong>E fu anche in questi anni che la parata di Mosca divenne ancora una volta occasione di dimostrazione della potenza militare russa, con sfilate dei nuovi mezzi militari prodotti dall’industria bellica moscovita. Nonostante il ricambio generazionale, ancora oggi il 9 maggio viene visto come una delle <strong>feste più sentite tra la popolazione.</strong> Tra processioni nei luoghi di memoria e trasmissione alle nuove generazioni dei simboli della festa (spesso si possono vedere in televisione bambini vestiti in uniforme militari d’epoca durante le ricorrenze), la festa della Vittoria viene usata ancora oggi come unificante del paese, specie in questi ultimi anni di sempre maggiori fronti internazionali culminati con l’invasione dell’Ucraina.</p>



<p>Proprio in questi ultimi due anni <strong>le foto dei caduti in Ucraina</strong> sono state accostate a quelle dei caduti durante la Seconda Guerra Mondiale. Un chiaro rimando alla “de-nazificazione” dichiarata dal presidente Putin nelle ore precedenti all’invasione. Anche in simboli come questi si può avvertire in che maniera sia vissuta la campagna d’Ucraina dalla popolazione russa, al di là di tutte le direttive governative che possono inficiare sulle varie manifestazioni. Perchè per quanto i decenni possano passare, la festa del 9 maggio è sempre<strong> servita ai russi ad unirsi nella memoria di un passato condiviso </strong>e nella speranza di un futuro migliore, anche se questo futuro oggi sembra dover passare ancora per un tempo indefinito dai sanguinosi campi di battaglia ucraini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/9-maggio-il-giorno-della-vittoria-russo-attraverso-i-decenni.html">9 Maggio: dal 1945 a oggi, il giorno dell&#8217;orgoglio russo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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