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Il mercato globale, si sa, è in continua evoluzione e ciò vale sia per il mercato “classico” di nostra quotidiana conoscenza sia per quello criminale legato al narcotraffico in America Latina. Negli ultimi anni il caleidoscopico mondo della criminalità organizzata messicana sta subendo un profondo mutamento, dovuto prevalentemente ad una diversificazione intensiva delle “business line” di riferimento e ad una proiezione su scala globale della propria influenza. In passato i narcos estendevano il proprio controllo a zone geografiche precise, occupandosi del commercio di un solo stupefacente ad alto rendimento economico (in una prima fase marijuana e successivamente cocaina). Oggi non è più così, con un’estensione dei prodotti smerciati, delle regioni d’impatto e soprattutto degli effetti prodotti a livello sociale che portano queste organizzazioni a rivaleggiare per fatturato e potenza con grandi multinazionali o in alcuni casi anche piccoli stati.

In questo contesto i protagonisti principali sono due. Il primo e più importante è il Cartel Jalisco New Generation (CJNG), originario della città messicana di Jalisco. Vero e proprio apripista di queste nuove tendenze del mercato, il CJNG è nato più di un decennio fa dal cartello Milenio, piccola ramificazione del più potente cartello di Sinaloa, a seguito di numerosi scissioni e conflitti con le più eminenti potenze narcos della regione. Il cartello è diventato rinomato negli anni per la sua estrema violenza e per le sue tattiche militari di combattimento sia contro narcos rivali sia contro le forze dello stato messicano. Partiti come quasi tutti i cartelli con il traffico di marijuana e cocaina, il CJNG si è evoluto, diversificandosi come nessuno aveva fatto prima di lui fino a diventare un’impresa criminale internazionale. Tra i proventi del cartello si possono considerare: distribuzione di droghe sintetiche quali metanfetamina e fentanyl negli Stati Uniti, controllo delle principali tratte di esseri umani attraverso l’America Centrale, controllo del commercio multimiliardario dei prodotti farmaceutici contraffatti, controllo dell’estrazione illegale di oro in Ecuador e Venezuela, riciclaggio di denaro a livello internazionale in cooperazione con la ‘ndrangheta italiana, controllo di traffici illeciti in Brasile, Paraguay e Argentina. E questi sono solo alcuni delle attività.

I proventi da questi traffici hanno portato a due conseguenze principali. La prima è stata una militarizzazione vera e propria del cartello, con i membri che mostrano sui social media di possedere mitragliatrici di prim’ordine, veicoli corazzati e persino i cosiddetti “narco tank”. Dall’altro lato ciò ha portato all’instaurazione di una fitta rete di alleanze tra diversi gruppi criminali in tutta l’America Latina, quali ad esempio con il Primo Comando della Capitale (PCC) in Brasile e diverse bande e gruppi armati ecuadoriani, entrambi portanti in dono il controllo dei porti locali, rotte di traffici illeciti e controllo del territorio.

Il secondo protagonista e rivale del CJNG è l’antico e ancora potente cartello di Sinaloa. Potenza calante del narcotraffico a seguito sia della decapitazione dei suoi vertici sia dell’estrema violenza ed espansionismo del suo rivale, Sinaloa è stato espulso da molti territori dal CJNG, anche se oggi rimane una voce importante a livello del commercio internazionale di cocaina così come di fentanil e metanfetamina. Secondo diversi report, il cartello di Sinaloa ha instaurato legami molto stretti con l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) in Colombia, gruppo guerrigliero operante per la maggior parte in Venezuela sotto la protezione del regime di Maduro. Anche qui le linee di diversificazione degli affari si ritiene abbiano toccato gli stessi ambiti descritti per Jalisco, anche se con meno incisività e soprattutto senza detenere la maggioranza delle quote di mercato o la proiezione globale dei propri competitor.

Quanto riportato può rendere l’idea di quanto siano stratificate le economie di queste organizzazioni, sebbene ad oggi nessun ente, nazionale o internazionale, abbia ben chiaro il reale volume dell’economia alimentante quest’idra dalle infinite teste. Caduti i grandi cartelli sudamericani e ridimensionate le storiche organizzazioni criminali europee (comprese alcune di quelle italiane) tra i ruggenti anni Ottanta e gli anni Novanta, quello a cui stiamo assistendo in questo decennio è una ristrutturazione in toto del panorama criminale mondiale. Panorama dove le organizzazioni tendono a non concentrarsi su un’unica fonte di profitto, ma a diversificare a tal punto le proprie entrate rendendo quasi impossibile distinguere quali siano i soldi puliti da quelli sporchi.

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