Chi è El Chapo, il narcotrafficante che conquistò il Messico

Protagonista di ben due fughe, spesso al centro delle tensioni tra Messico e Stati Uniti, “El Chapo” Guzman è uno di quei criminali del narcotraffico capace di imporre il suo nome non solo nelle cronache ma anche nella politica. Inizia da giovane la sua scalata nei cartelli della droga e da subito ha mostrato quell’ambizione criminale in grado di renderlo spietato per il raggiungimento dei suoi obiettivi. Oggi si trova negli Usa dopo l’estradizione del 2017 e sta scontando l’ergastolo. Familiari e fedelissimi hanno preso il suo posto nel cartello di Sinaloa, da lui comandato per diversi anni. Anche loro, contro rivali e cittadini, stanno applicando metodi spietati per stabilire il controllo del territorio.

Il vero nome di El Chapo è Joaquín Archivaldo Guzmán Loera. Nato a La Tuna, nello Stato di Sinaloa, il 4 aprile del 1957, il soprannome gli viene affibbiato già in gioventù per via delle caratteristiche fisiche. Suo padre ufficialmente è un allevatore di bestiame, ma in realtà nei suoi terreni coltiva marijuana rivenduta poi ai nascenti gruppi criminali della droga. È quindi in famiglia che El Chapo viene a contatto con il mondo del narcotraffico. Anche perché lui stesso lascia la scuola per aiutare, assieme ai suoi fratelli, il padre nella coltivazione delle sostanze illecite, incluso il papavero da oppio.

Con il genitore però il rapporto è pessimo: dedito all’alcool, il padre spesso picchia i suoi figli maschi, compreso il giovane El Chapo. E così lui decide di abbandonare la sua città natale e si trasferisce dallo zio Pedro Perez. Si tratta di uno dei primi in Messico a capire le potenzialità di un nascente mercato verso gli Stati Uniti, quello della cocaina. Inizia così la sua scalata criminale. Lo zio lo introduce nella criminalità organizzata e lui in questo ambiente non perde tempo a farsi conoscere. Diventa uno stratega del passaggio della droga verso gli Usa, ma soprattutto mostra un carattere ambizioso e determinato: anche per rivalsa rispetto a un’infanzia difficile, il suo obiettivo è farsi strada nel mondo appena conosciuto, avanzare come uno dei principali riferimenti del crimine nella sua zona. Viene presentato sul finire degli anni ’80 a Felix Gallardo, uno dei principali boss del Messico. Inizialmente è il suo autista, ma in pochi anni diviene il suo principale braccio destro. Quando nel 1989 Felix viene arrestato, El Chapo ne prende il posto.

Negli Stati Uniti la droga scorre a fiumi in molte città. La cocaina è ben presente a New York come a Los Angeles, a Chicago come a San Francisco. Viene usata nelle feste, viene comprata da sempre più persone attratte da un vizio divenuto più comune. La merce viene prodotta soprattutto in Colombia, ma i principali corridoi verso il nord America e il Vecchio Continente si trovano oramai in Messico. Per i boss come El Chapo il mercato frutta miliardi. Come successore di Felix, il narcotrafficante emergente impone una riorganizzazione dei cartelli della droga. Assieme ai fedelissimi fonda il cartello di Sinaloa, da subito in contrasto con quello di Tijuana per il controllo dei traffici verso gli Usa.

Nella guerra tra i due gruppi perdono la vita migliaia di persone. Esecuzioni, torture, pestaggi, nessuna delle parti in campo è esente da atti efferati pur di predominare. El Chapo in questo contesto appare spietato: traditori, nemici, ma anche comuni cittadini che ostacolano la sua ascesa vengono fatti fuori con crudeltà. Il suo cartello riesce anche a sfuggire ai controlli delle autorità messicane ed americane: al confine tra i due Paesi, il cartello di El Chapo costruisce lunghi tunnel in cui far affluire la droga. Nel 1993 la svolta: a Guadalajara viene ucciso in aeroporto l’arcivescovo Ocampo, da sempre contro i cartelli del narcotraffico. Questo episodio determina le prime vere operazioni anti criminali in Messico ed El Chapo è costretto a nascondersi. Con la sua fidanzata María del Rocío del Villar Becerra, prova a fuggire in Guatemala ma viene arrestato dall’esercito locale il 9 giugno 1993.

La sua prima delle tre catture non scalfisce il suo comando e il suo potere. El Chapo è oramai uno degli uomini più ricchi del Messico e riesce a corrompere tutti: dai secondini del carcere, fino alle autorità giudiziarie. La prigione di Almoloya de Juárez, dove viene portato, diventa il suo quartier generale. Qui riceve i suoi fedelissimi, organizza feste e conosce uno stile di vita definito “opulento” anni dopo dai rapporti delle autorità messicane. È proprio mentre si trova in carcere che El Chapo decide di orientare i suoi interessi anche verso un’altra sostanza sempre più consumata negli Usa, ossia la metanfetamina. Il suo cartello la importa dal sud est asiatico e poi la smercia oltre il confine. Sulla sua testa però pende una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti. El Chapo in carcere non si sente più al sicuro, teme di essere processato negli Usa. E così il 19 giugno 2001 viene aiutato ad evadere. Da allora è un fantasma: ufficialmente latitante, in realtà il boss vaga per i territori da lui controllati assieme alla famiglia e agli amici senza particolari problemi. Anzi, riesce anche ad arricchire il suo patrimonio: per ben tre anni consecutivi, tra il 2009 e il 2011, la rivista Forbes lo posiziona tra i primi 60 uomini più potenti al mondo.

Gli Usa però pressano sul Messico per la sua cattura. E così il 23 febbraio 2014 arriva il suo secondo arresto dopo un blitz della marina messicana. Sembra essere la fine per El Chapo e l’inizio dell’attenuazione delle tensioni tra Città del Messico e Washington, già peraltro molto alte per via della questione migratoria. Così non è: le autorità messicane si oppongono all’estradizione immediata, El Chapo fugge di nuovo dalla prigione e l’episodio stavolta si trasforma in un vero e proprio caso diplomatico. Tuttavia la nuova latitanza non è come la precedente: braccato dall’esercito, ben deciso a rifarsi dallo smacco subito dall’ultima evasione, il boss è arrestato l’8 gennaio 2016. Il governo messicano lo estrada negli Usa l’anno successivo. Qui sta scontando l’ergastolo e dieci condanne a 30 anni di prigione. Il suo cartello tuttavia non è sparito. Il gruppo dei suoi successori è impegnato in una guerra contro i nuovi trafficanti. Un conflitto che nel giugno 2021 ha dato prova della sua crudeltà con il ritrovamento di corpi torturati e impiccati dagli eredi di El Chapo. Qualcosa nell’impero di El Chapo comunque inizia a scricchiolare: la sua seconda moglie, Emma Coronel Aispuro, dopo essere stata arrestata il 21 febbraio 2021, oggi è una delle principali collaboratrici della giustizia statunitense.