La mattina di venerdì 26 luglio le maggiori agenzie di stampa mondiali hanno battuto una notizia passata per lo più in sordina ma che ha destato non poco scalpore: il leader e co-fondatore del noto Cartello di Sinaloa, Ismael Zambada Garcia, detto El Mayo, ed uno degli almeno 15 figli del boss El Chapo, Joaquin Guzmán Lopez detto El Güero, sono stati arrestati giovedì 25 dalle autorità statunitensi presso l’aeroporto di Santa Teresa, New Mexico, non lontano da El Paso in Texas.
Scalpore dovuto prevalentemente al fatto che El Mayo era ricercato da 40 anni per traffico internazionale di droga, 40 anni che ha trascorso completamente nell’ombra e mantenendo un basso profilo, al contrario di molti altri capi, riuscendo così a non trascorrere neanche un giorno in carcere in tutta la sua vita. Una differenza sostanziale rispetto al precedente leader del Cartello di Sinaloa, El Chapo Guzmán, il quale era stato arrestato tre volte prima dell’estradizione negli Stati Uniti. Storicamente El Mayo è sempre stato lo stratega del Cartello, con una voce molto importante a partire dagli anni Novanta nell’organizzazione del trasporto di cocaina e marijuana oltre confine. A causa della sua estrema importanza ai vertici del narcotraffico messicano, il governo statunitense aveva messo negli scorsi anni una ricompensa di 15 milioni di dollari per qualsiasi informazione portasse alla sua cattura.
Come è naturale in questi casi, gli interrogativi sulle modalità dell’arresto non si sono fatti attendere. Infatti vi sono numerose dubbi ed incertezze sui pochi dettagli comunicati agli organi di stampa da parte delle autorità statunitensi. La versione ufficiale è che i due noti narcotrafficanti sarebbero stati catturati a seguito di una leggerezza oltreconfine, cosa che, per quanto abbastanza difficile da credere, non è da escludere a priori. Secondo questa ricostruzione El Mayo ed El Güero sarebbero stati traditi da un altro membro del Cartello e trasportati via aerea in Texas, facendo loro credere di andare ad ispezionare delle proprietà in Messico.
Un’altra ricostruzione invece vede nel tradimento di El Güero la chiave di volta di tutto. I due storicamente non andavano d’accordo, avendo cominciato negli ultimi anni un conflitto intestino al Cartello per pttenerne il controllo. Infatti a seguito dell’arresto di El Chapo, i figli di quest’ultimo avevano costituito una fazione indipendente, i Los Chapitos, i quali, nonostante fossero stati cresciuti da un punto di vista criminale da El Mayo, avevano iniziato a osteggiarne le azioni.
Tra tutti i figli del vecchio boss, sicuramente spicca la figura di Iván Archivaldo Guzmán Salazar, detto El Chapito, così come anche dello stesso El Güero. Il piccolo Guzmán avrebbe così consegnato El Mayo alle autorità americane con la promessa di avere in cambio la liberazione del fratello Ovidio Guzmán López, chiamato El Raton e considerato l’esponente meno sveglio del clan, incarcerato negli Stati Uniti da settembre 2023. Secondo fonti del Federal Bureau of Prison, egli sarebbe stato rilasciato martedì scorso, informazione prontamente smentita dall’ambasciata americana in Messico.
Infine, l’ipotesi meno paventata dai media ma forse quella più verosimile, è che i due narcotrafficanti si siano consegnati spontaneamente alle autorità. Sarebbero infatti arrivati con un aereo privato e si sarebbero consegnati con tutta la calma e la tranquillità di questo mondo, a detta anche di alcuni testimoni oculari presenti nelle vicinanze dell’arresto. El Mayo è infatti ormai avanti con l’età ed alcune voci dicono sia da tempo in condizioni di salute precarie. Se sia stato fatto o meno un accordo con le autorità federali americane, questo lo scopriremo solo nei prossimi mesi o anni.
Alcune fonti avevano segnalato uno dei figli di El Mayo negli Stati Uniti a febbraio, dove potrebbe essere andato per porre le basi per un accordo. Sicuramente la latitanza era diventata sempre più problematica da gestire e il timore di poter essere preso dalle autorità messicane potrebbe averlo portato a volersi consegnare agli americani. El Mayo è infatti detentore di informazioni preziosissime, come accordi, collusioni ed amicizie di politici ed autorità messicane degli ultimi 40 anni, informazioni che probabilmente non gli avrebbero permesso di sopravvivere a lungo in un carcere messicano. L’ipotesi della resa potrebbe essere quindi una chiave di lettura senz’altro interessante, visto soprattutto che un uomo ricercato dalla polizia di tutto il mondo per 40 anni non avrebbe mai abbassato la guardia così all’improvviso.
Indipendentemente dalle modalità della cattura, l’arresto dei due boss porterà ad un cambiamento di equilibri epocale nel mondo del narcotraffico. Infatti El Mayo ed El Güero risultano gli ultimi di una lunga lista di arresti tra i narcos messicani, non ultimo il celeberrimo arresto di El Chapo, lo storico e più potente boss del Cartello di Sinaloa, il quale per il suo silenzio è stato condannato all’isolamento nel Super Max, la prigione federale di Florence in mezzo al deserto del Colorado, dalla quale nessuno è mai scappato.
I vuoti di potere nel narcotraffico come quelli in politica non sono ammessi, così ora con grande probabilità avranno inizio sanguinose scalate di potere che porteranno dietro di sè una non indifferente lista di morti. Tra i potenziali aspiranti leader vi è sicuramente Ivan Archivaldo, figlio di El Chapo e figura di spicco all’interno del frammentato cartello di Sinaloa. Dall’altro lato potrebbero approfittarne i cartelli rivali, come il Cartello di Jalisco-Nueva Generacion, tra i più aggressivi ed affamati di potere negli ultimi anni.
Tuttavia il mondo del narcotraffico è in continua evoluzione e non lo si deve immaginare più come un blocco monolitico a cui tutti i cartelli secondari sono assoggettati. Distante ormai anni luce da quanto raccontato dai film e serie tv, l’universo del crimine organizzato è completamente decentralizzato, con un’infinita serie di cartelli rivali di pari forza che collaborano e lottano allo stesso tempo. Vi sono sub-appaltatori della raffinazione, killer freelance, riciclatori di denaro comuni ed una miriade di altre figure che, anche se rimosse, possono essere facilmente sostituite.
L’arresto di El Mayo è sicuramente un evento storico, tuttavia la sua cattura sarà più simbolica che con risvolti pratici. El Mayo infatti rappresentava l’ultimo esponente ancora in circolazione della prima grande generazione di narcotraffico messicano. Tutti i suoi contemporanei, quali il padrino Miguel Ángel Félix Gallardo, Amado Carrillo o Rafael Caro Quintero, sono morti o in prigione. Inoltre il suo arresto sarà del tutto ininfluente rispetto alle tonnellate di droga, in particolare cocaina e fentanyl, che attraversano ogni giorno il confine statunitense.
Ciò non toglie che sia il Governo americano sia quello messicano vorranno pascersi di questo effimero orpello. Dal punto di vista della Casa Bianca questo arresto sicuramente rappresenta una vittoria nell’eterna guerra alla droga statunitense ed inoltre è un punto sfruttabile nella prossima campagna elettorale tra Trump e Harris. Per Città del Messico, invece, la neo presidente Claudia Sheinbaum, e più in generale il suo partito Morena, colleziona un successo a poche settimane dalle elezioni. È possibile che nel passaggio da Obrador alla Sheinbaum, sebbene entrambi dello stesso partito, siano venute meno alcune protezioni essenziali per i boss o, ancora più semplicemente, siano avvenuti alcuni shift di potere tra i narcos ed i politici locali, motivo che potrebbe aver spinto ancora maggiormente El Mayo a consegnarsi alla giustizia.
Nel 2010 El Mayo in un’intervista al giornale messicano Proceso aveva detto che avrebbe preferito uccidersi piuttosto che andare in carcere. Sarebbe interessante sapere un giorno cosa abbia convinto uno dei più narcotrafficanti più importanti dell’ultimo secolo a cambiare idea dopo 14 anni.

