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	<title>Davide Longo Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 12 Aug 2025 15:51:20 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Davide Longo Archives - InsideOver</title>
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		<title>Non voti per me? E io cambio i confini. Il caso Texas</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/non-voti-per-me-e-io-cambio-i-confini-il-caso-texas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 15:51:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerrymandering]]></category>
		<category><![CDATA[politica americana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250811083107510_cdcf4e6d4ff79754bd517b941e7a1324.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250811083107510_cdcf4e6d4ff79754bd517b941e7a1324.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250811083107510_cdcf4e6d4ff79754bd517b941e7a1324-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250811083107510_cdcf4e6d4ff79754bd517b941e7a1324-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250811083107510_cdcf4e6d4ff79754bd517b941e7a1324-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250811083107510_cdcf4e6d4ff79754bd517b941e7a1324-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250811083107510_cdcf4e6d4ff79754bd517b941e7a1324-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C’è già odore di elezioni nel Texas del governatore repubblicano Greg Abbott, che in questi giorni si trova fa le mani una situazione decisamente esplosiva, che potrebbe portare acuire la già pesante crisi politica e di rappresentanza nella quale si dibatte la politica statunitense. Lo scorso 9 luglio Abbott, inaugurando una sessione legislativa straordinaria del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/non-voti-per-me-e-io-cambio-i-confini-il-caso-texas.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250811083107510_cdcf4e6d4ff79754bd517b941e7a1324.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250811083107510_cdcf4e6d4ff79754bd517b941e7a1324.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250811083107510_cdcf4e6d4ff79754bd517b941e7a1324-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250811083107510_cdcf4e6d4ff79754bd517b941e7a1324-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250811083107510_cdcf4e6d4ff79754bd517b941e7a1324-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250811083107510_cdcf4e6d4ff79754bd517b941e7a1324-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250811083107510_cdcf4e6d4ff79754bd517b941e7a1324-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C’è già <strong>odore di elezioni nel Texas</strong> del governatore repubblicano <strong><a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/chi-e-greg-abbott-il-governatore-repubblicano-del-texas.html">Greg Abbott</a></strong>, che in questi giorni si trova fa le mani <strong>una situazione decisamente esplosiva</strong>, che potrebbe portare acuire la già pesante <strong>crisi politica e di rappresentanza</strong> nella quale si dibatte la politica statunitense. Lo scorso <strong>9 luglio</strong> Abbott, inaugurando una sessione legislativa straordinaria del Congresso texano, <a href="https://www.texastribune.org/2025/07/30/texas-redistricting-congressional-maps-house-republicans/">ha posto all’ordine del giorno</a> <strong>la ridefinizione di alcuni distretti elettorali in vista delle elezioni di medio termine del novembre 2026</strong>, durante le quali milioni di cittadini statunitensi saranno chiamati al voto per eleggere i loro rappresentanti al Congresso federale. La necessità di <strong>riorganizzare i distretti elettorali</strong> si è presentata su impulso del Dipartimento di Giustizia statunitense, che ha emanato una nota nella quale i distretti venivano definiti <strong>“discriminatori”</strong> in base alla costituzione statunitense. </p>



<p>La proposta del governatore ha causato <strong>l’insurrezione dei deputati locali del Partito Democratico</strong>, che accusano sia il governo texano, sia gli organi dell’amministrazione federale, di voler andare a <strong>modificare quei distretti che oggi votano rappresentanti democratici</strong> e che, a seguito delle modifiche, consegnerebbero <strong>la vittoria nelle mani dei repubblicani</strong>. A complicare una situazione già molto tesa è intervenuto lo stesso <strong>Donald Trump</strong>, che a metà luglio ha dichiarato di volere almeno <strong>altri cinque eletti repubblicani nell’area</strong>. «I distretti elettorali della California sono stati completamente ridisegnati» <a href="https://www.cbsnews.com/news/texas-redistricting-plan-california-new-york-illinois-indiana/">ha dichiarato</a> il <em>tycoon</em>, spiegando la scelta di ridisegnare i distretti elettorali in Texas. «<strong>Noi dovremmo avere molti più seggi in California</strong>, e invece i distretti elettorali sono stati modificati apposta» per far vincere i Democratici. E ora Trump ha visto uno spiraglio per una contromossa: «adesso <strong>noi abbiamo la possibilità di prenderci altri cinque seggi in Texas</strong>».</p>



<h2 class="wp-block-heading"><em>Redistricting</em> e <em>gerrymandering</em>, o del funzionamento delle elezioni statunitensi</h2>



<p>Il processo di <strong>ridefinizione dei confini amministrativi dei distretti elettorali</strong> è chiamato negli Stati Uniti <em>redistricting</em>, e in sé si tratta di un <strong>processo perfettamente legale</strong>. Tuttavia, se si ha un <strong>abuso politico</strong> di questa ridefinizione dei confini dei distretti elettorali, <strong>la pratica diventa illegale</strong>, un vero e proprio abuso di potere, e viene definita <em>gerrymandering</em>. Si utilizza quest’ultimo termine quando questo processo viene introdotto in modo da <strong>favorire un determinato partito politico, un gruppo etnico o un interesse particolare</strong> a discapito della rappresentanza equa degli elettori. È un fenomeno molto diffuso negli Stati Uniti, e <strong>il suo impatto è spesso decisivo nei risultati elettorali</strong> a livello statale e federale. In generale, la pratica di ridisegnare i confini dei distretti elettorali (il semplice <em>redistricting</em>) <strong>non è vista necessariamente in modo negativo</strong> – soprattutto se avviene in seguito ad un censimento che attesta la modifica della composizione demografica di una determinata area – ed <strong>è stata utilizzata in passato</strong> sia dai Repubblicani che dai Democratici. Ad esempio, in molti Stati – fra cui lo stesso Texas – la pratica è stata introdotta per <strong>assicurare a una minoranza etnica un distretto elettorale omogeneo,</strong> che ne assicurasse la rappresentanza al Congresso: è stato il caso ad esempio <strong>dell’Alabama, in cui il Distretto 7 venne completamente ridisegnato</strong> nel 1992 in accordo con il <em>Voting Rights Act</em>. I confini del distretto, che abbraccia parte della città di Birmingham e le aree rurali della <em>Black Belt</em> (l’area a forte maggioranza afroamericana), vennero definiti <strong>per garantire a questa minoranza etnica un territorio</strong> nel quale, essendo maggioranza, avevano la possibilità di <strong>esprimere un candidato appartenente a quella comunità</strong>. Questo tipo di processi di ridefinizione si muovono sempre <strong>sul filo del rasoio della legalità</strong>: infatti, negli Stati Uniti è perfettamente legale usare il <em>redistricting</em> per <strong>dare rappresentanza a una minoranza etnica</strong> effettivamente maggioritaria in un territorio, ma la pratica diviene illegale se usata per <strong>concentrare artificialmente il voto </strong>di un determinato gruppo etnico o politico a fini elettorali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa sta succedendo in Texas?</h2>



<p>Spesso <strong>è difficile giudicare</strong> quanto la pratica del <em>redistricting</em> scivoli in realtà nell’illegale <em>gerrymandering</em>, ma questo <strong>non sembra il caso delle attuali vicende</strong> che stanno scuotendo il Texas. Il <strong>30 luglio 2025</strong>, il Partito Repubblicano del Texas ha presentato pubblicamente una proposta di <strong>nuova mappa dei distretti congressuali</strong> che ha subito sollevato forti critiche per il suo impatto politico e demografico. La bozza <a href="https://www.texastribune.org/2025/07/31/texas-democrats-redistricting-maps-congress-primaries-retirements/">mira chiaramente</a> a <strong>sconvolgere l’equilibrio elettorale in almeno cinque aree urbane storicamente favorevoli ai Democratici</strong>: Austin, Dallas, Laredo, McAllen e Houston. In pratica, la proposta <strong>smantella o ridisegna radicalmente i collegi a maggioranza democratica</strong>, suddividendo zone urbane a forte presenza di elettori latini, afroamericani e giovani — gruppi che tendono a votare in massa per il Partito Democratico — e accorpandole a <strong>periferie bianche e più conservatrici</strong>. Questa tecnica è un classico esempio di quello che negli USA è definito <strong><em>cracking</em></strong>: si frammenta l’elettorato avversario (in questo caso progressista), disperdendolo in più distretti dove non è abbastanza numeroso da determinare il vincitore. Il caso più emblematico è il collegio di <strong>Austin</strong>, dove <a href="https://casar.house.gov/about">il deputato democratico</a> <strong>Greg Casar</strong> – considerato vicino alle posizioni socialiste di Bernie Sanders – <strong>rischia di perdere il proprio seggio</strong> perché il distretto verrebbe spezzato e inglobato in aree rurali dominate dai repubblicani. Anche a <strong>Houston</strong>, la quarta città più grande degli Stati Uniti, la proposta divide comunità latine e nere che storicamente eleggevano candidati democratici. Secondo i critici di questo piano, la proposta non solo <strong>altererebbe in modo artificiale i rapporti di forza a livello statale</strong>, ma minaccerebbe anche la <strong>rappresentanza politica delle minoranze</strong>, con potenziali violazioni del <em>Voting Rights Act</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il gran rifiuto dei Democratici texani</h2>



<p><strong>Il Partito Democratico del Texas</strong>, insieme a molte associazioni per i diritti civili, <a href="https://www.texastribune.org/2025/08/03/texas-democrats-quorum-break-redistricting-map/">è insorto</a> contro la proposta, che <strong>minerebbe di fatto le poche roccaforti blu</strong> nello Stato già saldamente in mano repubblicana. L’opposizione <strong>non si è limitata alle parole</strong>: è invece iniziato un vero e proprio <strong>boicottaggio della sessione legislativa</strong> in corso da parte dei deputati Dem, così da impedire i lavori delle camere e da bloccare l’approvazione della misura. Come accaduto in passato, l’unico modo per <strong>impedire il raggiungimento del quorum </strong>— e quindi la possibilità di voto sulla nuova mappa elettorale — è stato <strong>abbandonare fisicamente il Texas</strong>. Oltre venti legislatori democratici si sono quindi <strong>rifugiati in Illinois</strong>, stato a guida Dem, presso un hotel a St. Charles, nell’area metropolitana di Chicago, in uno sforzo coordinato per <strong>congelare i lavori della legislatura texana</strong>.</p>



<p>La risposta del Partito Repubblicano non si è fatta attendere. Il governatore Greg Abbott <a href="https://gov.texas.gov/news/post/governor-abbott-statement-on-house-democratic-quorum-break">ha annunciato pubblicamente</a> l’intenzione di <strong>procedere legalmente per dichiarare vacanti i seggi dei legislatori assenti</strong>, definendo il loro comportamento una «violazione deliberata del mandato costituzionale». Ken Paxton, procuratore generale del Texas, <a href="https://www.texasattorneygeneral.gov/news/releases/attorney-general-ken-paxton-files-historic-lawsuit-against-democrat-runaways-scotx-secure-order">ha rincarato la dose</a>, sostenendo che <strong>l’assenza prolungata equivale a un abbandono del mandato</strong>, aprendo così la porta a potenziali rimozioni forzate. In realtà, questa posizione sembra difficilmente sostenibile, anche perché il boicottaggio delle sessioni legislative <a href="https://www.texastribune.org/2025/08/03/texas-quorum-breaks-history/">è stato usato</a> come arma politica in Texas almeno dal 1870, ed è entrato a far parte della prassi politica locale. In parallelo, il senatore repubblicano John Cornyn ha inviato <a href="https://www.texastribune.org/2025/08/07/john-cornyn-fbi-texas-democrats-illinois-quorum-break-redistricting/">una lettera ufficiale</a> all’<strong>FBI</strong>, chiedendo che <strong>l’agenzia intervenga per rintracciare i democratici</strong> fuggitivi e «ripristinare l’ordine costituzionale in Texas». La richiesta, considerata da molti osservatori come una <em>boutade </em>politica, è stata <strong>accolta con freddezza</strong> sia a livello federale che dallo Stato dell’Illinois. Il governatore democratico J.B. Pritzker <a href="https://www.nbcnews.com/politics/politics-news/illinois-gov-jb-pritzker-blasts-texas-gov-greg-abbott-trump-gop-redist-rcna224081">ha infatti difeso</a> i legislatori texani, sottolineando che <strong>non esiste alcuna base legale per arrestarli o forzarli a tornare</strong>.</p>



<p>Tuttavia, la situazione ha preso una piega ancora più inquietante quando, nel weekend successivo alla fuga dei democratici, l’<strong>hotel Hyatt Regency di St. Charles</strong>, dove i deputati risiedono, è stato evacuato a seguito di una <strong>minaccia bomba anonima</strong>. Circa 400 persone sono state costrette a lasciare l’edificio mentre le autorità locali e l’FBI effettuavano controlli con unità cinofile e artificieri. Il giorno seguente è arrivata <strong>una seconda minaccia</strong>, ritenuta collegata alla prima. In entrambi i casi non è stato trovato alcun ordigno, ma l’incidente ha alimentato un clima di tensione crescente, con i democratici che parlano apertamente di <strong>intimidazioni politiche</strong> e <strong>terrorismo interno mascherato da allerta anonima</strong>. Il governatore Pritzker ha condannato duramente gli episodi e ha chiesto un&#8217;indagine completa, ringraziando le forze dell&#8217;ordine per l’intervento tempestivo.In questo clima da scontro istituzionale senza precedenti, il Texas si trova al centro di una crisi costituzionale con implicazioni nazionali. Il governatore Abbott ha promesso di <strong>continuare a convocare sessioni straordinarie per anni se necessario</strong>, finché non verrà votata e approvata la nuova mappa elettorale. Nel frattempo, i democratici in esilio politico mantengono la loro posizione, definendo il piano proposto un attacco diretto alla democrazia e alla rappresentanza delle minoranze. Il confronto appare tutt’altro che vicino a una soluzione, e <strong>potrebbe sfociare nelle prossime settimane in un contenzioso federale davanti alla Corte Suprema,</strong> oggi saldamente nelle mani di Trump.</p>
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		<item>
		<title>USA: così i lavoratori federali si organizzano contro i tagli del Doge</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-cosi-i-lavoratori-federali-si-organizzano-contro-i-tagli-del-doge.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Longo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jun 2025 16:34:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Musk-Foto-Ansa.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Musk-Foto-Ansa.webp 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Musk-Foto-Ansa-600x400.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Musk-Foto-Ansa-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Musk-Foto-Ansa-768x512.webp 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>I lavoratori licenziati o trasferiti da Doge stanno creando reti sindacali e legali per resistere ai tagli dell’amministrazione Trump.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Musk-Foto-Ansa.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Musk-Foto-Ansa.webp 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Musk-Foto-Ansa-600x400.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Musk-Foto-Ansa-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Musk-Foto-Ansa-768x512.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Negli ultimi mesi l’amministrazione Trump <a href="https://www.americanprogress.org/article/doge-cuts-by-city-state-and-congressional-district/">ha avviato</a> una vasta – almeno a parole – operazione di <strong>ridimensionamento dell’apparato federale</strong>, e migliaia di lavoratori pubblici si sono ritrovati improvvisamente a fronteggiare<strong> licenziamenti, trasferimenti forzati, precarietà contrattuale</strong>. In risposta, negli Stati Uniti sta emergendo <a href="https://www.nytimes.com/2025/06/20/us/politics/federal-workers-support-groups.html">un fronte di resistenza civile</a> composto dai <strong>sindacati</strong>, ma anche da <strong>reti legali</strong> di supporto e da <strong>comunità di mutuo aiuto</strong> sviluppatesi dal basso. Dai corridoi degli uffici federali a gruppi su Reddit, passando per incontri su Zoom e numeri verdi legali, i dipendenti pubblici stanno creando <strong>nuove forme di solidarietà</strong> per difendere i propri diritti e la propria dignità professionale. A guidare questa mobilitazione ci sono sigle storiche come <em>l’American Federation of Government Employees</em> (Afge), il più grande sindacato statunitense dei dipendenti federali, ma anche <strong>nuove organizzazioni</strong> come <em>Rise Up</em> e <em>Federal Unionists Network</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I tagli del Doge di Elon Musk</h2>



<p>Negli ultimi mesi, a partire dall’insediamento di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti, il <strong>Department of Government Efficiency (Doge)</strong> – guidato <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-e-musk-game-over-ecco-perche-lidillio-non-poteva-durare.html#google_vignette">fino a poche settimane</a> fa da <strong>Elon Musk</strong> – ha annunciato <strong>tagli multimiliardari nei contratti federali</strong> e nel personale dei vari ministeri dipendenti dalla Casa Bianca. Musk, però, <a href="https://it.insideover.com/politica/elon-musk-lascia-la-guida-di-doge-dopo-aver-rotto-con-rubio-e-la-cerchia-di-trump.html">ha poi lasciato l’incarico</a> sbattendo la porta, in aperta polemica con il <strong>Big Beautiful Bill</strong> promosso dal tycoon, e nel frattempo è emerso che quei tagli hanno colpito soprattutto personale qualificato e necessario, <strong>senza apportare un reale risparmio</strong> alle casse dello Stato. Tra gli esempi più eclatanti <a href="https://www.bbc.com/news/articles/cn4j33klz33o">riportati dalla BBC</a>, c’è <strong>un contratto in Texas</strong> per strutture per minori non accompagnati: Doge rivendica un risparmio di 2,9 miliardi, ma fonti ufficiali parlano di <strong>soli 153 milioni </strong>di riduzione realmente documentabili, e che comunque hanno reso <strong>il servizio carente</strong> in un’area in cui l’abbandono scolastico è estremamente elevato. </p>



<p>Analogamente, uno dei risparmi vantati da Doge riguarda <strong>la cancellazione di un accordo tecnologico</strong> con l’Irs dal valore di 1,9 miliardi di dollari; tuttavia, dalle verifiche risulta che quel contratto <strong>non aveva ancora comportato spese effettive</strong>, il che significa che non si trattava di un taglio su fondi già stanziati. Resta quindi poco chiaro se e quanto di quell’importo fosse davvero destinato a essere speso, e se la sua eliminazione rappresenti un risparmio reale o solo teorico, una sorta di <strong>gioco di prestigio matematico</strong>. Questi numeri, presentati come “risparmi” da Doge, paiono dunque <strong>più teoria contabile che beneficio concreto</strong>, e suscitano seri dubbi sull’effettiva utilità dei tagli effettuati.</p>



<p>Più in generale, Doge ha pubblicato <a href="https://www.nytimes.com/2025/03/04/podcasts/the-daily/doge-elon-musk.html">una lista di risparmi</a> stimati fino a <strong>180 miliardi di dollari</strong>, ma varie inchieste giornalistiche e delle associazioni per i diritti civili hanno dimostrato che <strong>solo una parte parecchio ridotta</strong> – fra i 32 e i 61 miliardi – è in realtà accompagnata <strong>da documentazione trasparente</strong> fornita dall’amministrazione Trump, e che almeno i due terzi del supposto “risparmio” non sarebbero affatto dimostrabili. Per di più, <strong>molti contratti cancellati risultano già conclusi</strong> o con fondi già spesi e non recuperabili, e quindi sarebbero incapaci di produrre risparmi reali. Dunque, pur decantando tagli drastici e una battaglia contro «sprechi e burocrazia», il Doge ha mostrato di <strong>contare molto più sulla propaganda</strong> – condita peraltro da <a href="https://www.nytimes.com/2025/03/13/us/politics/doge-errors-funding-grants-claims.html">grossolani errori contabili</a> e matematici – che su dati realmente verificabili. I grandi annunci di Donad Trump restano tali: a parole sembra tagliare le spese dell’apparato federale, nei fatti di concreto rimane ben poco, se non il <strong>licenziamento di migliaia di persone</strong> che, da un giorno all’altro, si sono ritrovati senza un lavoro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La reazione dei sindacati e delle reti di lavoratori</h2>



<p>La <strong>reazione dei sindacati</strong> dei lavoratori federali, articolata sui binari paralleli delle <strong>cause legali e della mobilitazione della base</strong>, non si è fatta attendere. La <em>National Treasury Employees Union</em> (<em>Nteu</em>) e l’<em>Afge</em>, insieme ad altri, hanno presentato <strong>cause contro i licenziamenti</strong>, contestando fra gli altri provvedimenti anche l&#8217;accesso ai dati personali dei lavoratori richiesto dalla Casa Bianca. Allo stesso tempo, in numerose città sono state organizzate manifestazioni – come i “Save Our Services” – dove si sono raccolti rappresentanti di varie agenzie federali per sottolineare i rischi connessi al <strong>declino dei servizi pubblici</strong>. Questi movimenti <strong>non sono passeggeri:</strong> implicano una risposta coordinata e solida, con sindacati mobilitati sia in tribunale che nelle piazze per difendere salari, diritti contrattuali e funzioni statali essenziali.</p>



<p>Negli stessi giorni, e in particolare a partire dal mese di febbraio, ha iniziato a svilupparsi la <strong><em>Federal Unionists Network</em></strong> (<em>Fun</em>), una <strong>rete di organizzazioni indipendenti</strong> di lavoratori e disoccupati, orizzontale e sviluppatasi dal basso, che ha rapidamente dimostrato la forza di migliaia di lavoratori federali organizzati anche al di fuori e attorno dei sindacati. I gruppi affiliati alla rete, supportati da attivisti e sindacalisti, hanno usato chat, mailing list e Zoom per diffondere informazioni su come avviare <strong>azioni locali di protesta</strong>, formalmente autonome e diffuse a livello tattico, ma unite in una <strong>strategia nazionale complessiva</strong> garantita dal coordinamento della <em>Fun</em>. Il network è stato ad esempio fra i più accesi <strong>promotori di eventi nazionali</strong> come le giornate di protesta del <em><strong>Save Our Services</strong></em> (Salviamo i nostri servizi pubblici) del 19 febbraio scorso o l’impressionante sequenza di manifestazioni di <strong><em>Hands Off!</em> </strong>(Giù le mani) del 5 aprile.</p>



<p>La <em>Fun</em> ha lavorato inoltre per sviluppare incontri e tavoli di formazione interna degli attivisti su come <strong>reclutare colleghi e personale licenziato</strong>, ma anche chi è rimasto dentro al sistema e può fare così da tramite con la massa di lavoratori precari rimasti nelle agenzie federali. I corsi di formazione trattano anche di <strong>come aprire vertenze sindacali nei luoghi di lavoro</strong>, e di come preparare risposte coordinate ai licenziamenti attraverso <strong>azioni legali e proteste di piazza</strong>. Il risultato è una mobilitazione «dal basso verso l’alto», come hanno dichiarato alcuni elementi del network, capace di tradursi in <strong>azioni concrete e coordinamento non solo sindacale ma anche politico</strong>, piuttosto che rimanere legati a poche, simboliche date di protesta gestite dai soli vertici dei sindacati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rise Up: una rete di assistenza legale</h2>



<p>A fianco di queste esperienze di<strong> autorganizzazione dei lavoratori licenziati, </strong><a href="https://aflcio.org/2025/4/16/introducing-rise-federal-workers-legal-defense-network">un’altra organizzazione</a><strong> sta emergendo </strong>come<strong> </strong>un punto di riferimento per i dipendenti pubblici colpiti dai licenziamenti di massa. Fondata da un’alleanza di sindacati e gruppi legali progressisti, <em><strong>Rise Up: Federal Workers Legal Defense Network</strong></em> (Solleviamoci: Rete di difesa legale dei lavoratori federali) mette in contatto <strong>i lavoratori federali con migliaia di avvocati</strong> pronti a offrire consulenze gratuite, supporto nella contestazione dei provvedimenti e, dove possibile, assistenza per vie legali.</p>



<p>Il meccanismo è <strong>semplice ma efficace</strong> e potenzialmente capillare: si compila un modulo online o ai picchetti dei lavoratori in protesta, si riceve una <strong>prima consulenza orientativa</strong> da un team di legali che lavorano <em>pro bono</em> per la causa e, se necessario, si viene <strong>affidati a un legale specializzato</strong> che porterà avanti una causa specifica per il lavoratore o il gruppo che ne hanno fatto richiesta, se esistono gli estremi per <strong>ottenere un risarcimento o il reintegro dei querelanti</strong>. In un clima dove – un po’ in tutti gli Stati Uniti che non si sentono rappresentati dall’ideologia <em>Maga</em> – la <strong>paura di parlare apertamente</strong> è crescente, <em>Rise Up</em> si sta rivelando una <strong>forma concreta di difesa collettiva</strong>, costruita dalla pratica quotidiana di lotta dei lavoratori federali statunitensi, che si stanno trasformando in breve tempo in una spina nel fianco dell’amministrazione. Se i tagli promessi dal Doge e dall’esecutivo Trump procedono oggi a rilento, infatti, è – oltre come abbiamo visto ad una certa incompetenza del ministero – soprattutto <strong>grazie all’opposizione interna ed esterna</strong> che si sta sviluppando attorno alla riduzione drastica di servizi pubblici già di per sé poco sviluppati nel sistema federale statunitense.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-cosi-i-lavoratori-federali-si-organizzano-contro-i-tagli-del-doge.html">USA: così i lavoratori federali si organizzano contro i tagli del Doge</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>India: il lavoro invisibile delle braccianti della canna da zucchero</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/india-il-lavoro-invisibile-delle-braccianti-della-canna-da-zucchero.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Longo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2025 16:21:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Corteo-di-lavoratori-a-Nuova-Delhi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Corteo-di-lavoratori-a-Nuova-Delhi.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Corteo-di-lavoratori-a-Nuova-Delhi-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Corteo-di-lavoratori-a-Nuova-Delhi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Corteo-di-lavoratori-a-Nuova-Delhi-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Sfruttamento, debiti, isterectomie forzate: la cruda realtà dei braccianti nelle piantagioni di canna da zucchero del Maharashtra, India. Multinazionali come Coca-Cola, PepsiCo e Unilever beneficiano di una filiera opaca e violenta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/india-il-lavoro-invisibile-delle-braccianti-della-canna-da-zucchero.html">India: il lavoro invisibile delle braccianti della canna da zucchero</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Corteo-di-lavoratori-a-Nuova-Delhi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Corteo-di-lavoratori-a-Nuova-Delhi.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Corteo-di-lavoratori-a-Nuova-Delhi-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Corteo-di-lavoratori-a-Nuova-Delhi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Corteo-di-lavoratori-a-Nuova-Delhi-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Nelle piantagioni di canna da zucchero del <strong>Maharashtra, in India occidentale</strong>, migliaia di lavoratori stagionali – spesso provenienti da aree rurali povere e costretti a migrare internamente ogni anno per sopravvivere – vivono in <a href="https://www.nytimes.com/2025/06/20/world/asia/india-sugar-workers-labor-conditions.html">condizioni di sfruttamento sistemico</a> che ricordano da vicino <strong>forme moderne di schiavitù</strong>. <a href="https://www.nytimes.com/2025/06/20/world/asia/india-sugar-workers-labor-conditions.html">Un’inchiesta</a> del <em>New York Times</em> ha rivelato pratiche scioccanti: <strong>isterectomie forzate</strong> per «evitare interruzioni» durante il raccolto, <strong>matrimoni precoci</strong> legati al lavoro agricolo, <strong>giornate estenuanti</strong> sotto temperature estreme, salari trattenuti per ripagare <strong>debiti con tassi da usura</strong>. Al centro del sistema, un meccanismo opaco di appalti e intermediari – spesso legati a interessi politici locali – consente alle grandi industrie dello zucchero di rifornire multinazionali come <strong>Coca-Cola, PepsiCo e Unilever</strong> senza affrontare responsabilità dirette. Mentre questi marchi affrontano <strong>crescenti pressioni internazionali</strong>, le storie delle donne che reggono il peso di questa filiera globale<strong> restano ancora largamente ignorate</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le condizioni di lavoro nei campi</h2>



<p>La <strong>raccolta della canna da zucchero</strong> – lo stesso che troviamo nei prodotti PepsiCo, Coca-Cola e Unilever, proprietaria del marchio Lipton – è già di per sé <strong>un lavoro duro</strong>, nel Maharashtra. Innanzitutto, si lavora fino a <strong>15 ore giornaliere</strong>, senza riposi o giorni di pausa, per interi mesi, durante i quali <strong>i figli non possono andare a scuola</strong> e anzi spesso vengono impiegati nei campi come aiuto dei genitori, senza essere pagati. Infatti,<strong> molti lavoratori sono stagionali</strong>, e questo significa che all’inizio della raccolta devono spostarsi da zone remote del paese, talvolta lontane centinaia di chilometri, nella speranza di essere assunti per la stagione. Questi lavoratori – e le loro famiglie – prendono parte ad una <strong>migrazione interna</strong> al Paese che coinvolge decine, forse centinaia di migliaia di persone, ad uso e consumo di uno dei settori economici più redditizi, soprattutto per le compagnie internazionali.</p>



<p>Ma le pesanti condizioni di lavoro nascondono <strong>un aspetto ancora più sinistro</strong> della filiera. Nella regione di Beed, nel Maharashtra, <strong>il distretto produttivo più importante</strong> di tutta l’India per la raccolta della canna da zucchero, <strong>il 36% delle donne</strong> censite ha subito una <a href="https://www.nytimes.com/2024/07/30/world/asia/sugar-human-rights-bonsucro-india-hysterectomies.html">isterectomia</a>, ossia l’asportazione dell’utero, delle ovaie e di altri organi dell’apparato riproduttivo. Il dato è parziale e al ribasso, vista la <strong>difficoltà di operare i censimenti</strong> in un Paese come l’India dove milioni di persone sono senza documenti. Sono <strong>i datori di lavoro a obbligare le donne</strong> a sottoporsi all’intervento chirurgico, così da poter lavorare senza pause, senza il rischio di rimanere incinte durante i mesi della raccolta e senza dover fare pause per allattare i figli. In più, l’isterectomia permette alle donne di <strong>lavorare senza avere le mestruazioni</strong>, in un contesto igienico in cui non esiste acqua corrente e non ci si potrebbe fermare nemmeno per cambiarsi un assorbente senza incorrere nell’ira dei guardiani dei campi. «Mi hanno fatto tornare al lavoro subito dopo l’operazione» racconta Archana Ashok Chaure, una delle <strong>migliaia di donne costrette a subire isterectomia</strong> che secondo le cartelle cliniche non era assolutamente necessaria. «Trascuriamo la nostra salute di fronte al denaro».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una forma di schiavitù per debiti</h2>



<p>«Il lavoro è duro, certo» affermano le autorità del Maharashtra, «ma <strong>i lavoranti possono andarsene quando vogliono</strong>, per cercare condizioni migliori altrove». In realtà, le cose non stanno proprio così. Innanzitutto, i lavoratori non prendono un vero e proprio stipendio, e sono <strong>legati invece ai padroni</strong> dei campi da <a href="https://www.nytimes.com/2024/11/21/world/asia/india-sugar-industry-labor-abuse.html">legami di debito</a>. Quando un lavoratore comincia il periodo di raccolta, il datore di lavoro gli concede dei <strong>prestiti che ipotecano gli stipendi futuri,</strong> e in più lasciano al bracciante l’obbligo di pagare un <strong>tasso di interesse molto alto</strong>. Così, non solo il lavoratore non riceverà mai il salario – messo a copertura del debito iniziale – ma dovrà trovare un modo per ripagare i tasi di interesse: la soluzione è di solito quella di far lavorare i propri figli nei campi senza stipendio, così da coprire parte del debito. Secondo le testimonianze, <strong>è praticamente impossibile non contrarre questo tipo di debiti</strong>: i dipendenti – quando arrivano nei luoghi di raccolta – sono praticamente nullatenenti, ed è necessario pagare subito ingenti somme di denaro per qualunque attività che esuli dal lavoro, anche solo per ottenere <strong>il permesso di andare da un medico</strong> o per avere un luogo in cui dormire. Infine, in una spirale senza fine, i padroni dei campi prima obbligano le lavoratrici a subire le isterectomie, e poi <strong>trattengono i costi dell’operazione</strong> dai loro salari, andando a incrementare il debito.</p>



<p>Anche <strong>lasciare il lavoro non è un’opzione praticabile</strong>, visto che chi ci prova è sottoposto a <strong>violenze, percosse e veri e propri rapimenti</strong>. Quando sua figlia ha compiuto 12 anni, il signor Gighe Dutta ha deciso che quello sarebbe stato l&#8217;anno in cui lui e sua moglie avrebbero smesso di tagliare la canna da zucchero. Il lavoro richiedeva una lunga migrazione e la figlia avrebbe dovuto abbandonare la scuola &#8211; il primo passo per molte ragazze verso <strong>un percorso di abusi e povertà</strong> che durerà tutta la vita. Il datore di lavoro, però, non era dello stesso parere. <strong>Delle squadracce hanno malmenato il signor Dutta</strong> e lo hanno costretto a salire su un&#8217;auto. Secondo un rapporto che ha presentato a un&#8217;agenzia governativa locale, gli uomini lo hanno portato in un mulino, dove l’uomo è stato <strong>rinchiuso per due giorni e lasciato a dormire sul pavimento</strong> per «riconsiderare la sua decisione». Non si tratta di un caso isolato. «Alcuni dicono che ci uccideranno, se proviamo ad andarcene. La gente dice ogni sorta di cose» ha detto Vinobai Taktode, una bracciante che ha denunciato alla polizia <strong>il rapimento del marito</strong> da parte del suo datore di lavoro. «C’è così tanta paura nella nostra mente».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le responsabilità di multinazionali e politici locali</h2>



<p>Il lavoro a debito, praticamente <strong>una forma di schiavitù mascherata da un contratto</strong> che esiste solo sulla carta, <a href="https://www.ilo.org/topics/forced-labour-modern-slavery-and-trafficking-persons/what-forced-labour">è stata definita</a> una <strong>violazione dei diritti umani</strong> dalla Organizzazione Internazionale per il Lavoro, di cui anche l’India fa parte. Tuttavia, <a href="https://www.nytimes.com/2024/10/11/world/europe/india-sugar-worker-abuse-maharashtra-politicians.html">i politici nel Maharashtra</a> chiudono entrambi gli occhi di fronte a queste violazioni. Spesso lo fanno perché sono loro stessi ad essere <strong>proprietari degli impianti di coltivazione</strong> dello zucchero: fra questi ci sono almeno 21 membri del parlamento del Maharashtra, 4 membri del Parlamento indiano, ben cinque ministri dell’attuale Governo e oltre cinquanta fra ex parlamentari e funzionari governativi. Buona parte dei partiti sono coinvolti, dai nazionalisti indù del <strong>Bharatiya Janata Party,</strong> oggi al governo, ai membri dell’opposizione dell’<strong>Indian National Congress. </strong>«Nessuno è dalla nostra parte», ha dichiarato <a>Archana Ashok </a>Chaure, un&#8217;operaia di circa 30 anni che, dall&#8217;età di 14 anni, taglia lo zucchero per un fornitore di Coca-Cola.</p>



<p>Anche <strong>le multinazionali che beneficiano direttamente</strong> dei frutti di questo mercato <a href="https://www.nytimes.com/2024/03/24/world/asia/india-sugar-cane-fields-child-labor-hysterectomies.html">sono ben consapevoli</a> dello sfruttamento che si nasconde dietro la produzione dello zucchero nel Maharashtra. <strong>Coca-Cola</strong>, ad esempio, ha ricevuto già nel 2019 <strong>un rapporto dettagliato</strong> dai propri consulenti, in cui si documentava la presenza di <strong>lavoro minorile nei campi e nei mulini</strong>, con testimonianze dirette come quella di una bambina di dieci anni impegnata a tagliare canna da zucchero. Eppure, nello stesso anno, la compagnia si limitava a dichiarare in un altro documento di voler «ridurre gradualmente» il lavoro minorile in India. <strong>PepsiCo</strong>, dal canto suo, ha confermato che uno dei suoi principali franchise internazionali <strong>acquista zucchero proprio dal Maharashtra</strong>, dove ha appena inaugurato il terzo impianto di produzione e imbottigliamento, mentre un nuovo stabilimento Coca-Cola è attualmente in costruzione nella stessa regione.</p>



<p>Entrambe le aziende affermano pubblicamente di <strong>proibire il lavoro forzato e minorile all’interno delle proprie filiere</strong>, ma in pratica affidano il controllo ai proprietari dei mulini, i quali a loro volta <strong>scaricano la responsabilità sui subappaltatori</strong> locali. Questi ultimi si limitano a reclutare manodopera nei villaggi più poveri e a sottoporla a un <strong>regime di sfruttamento intensivo</strong> e almeno formalmente illegale. Le indagini governative e i reportage giornalistici sulla situazione non mancano, ma <strong>nessun attore della catena produttiva si è mai assunto pienamente la responsabilità</strong> della situazione. Le grandi aziende occidentali si rifugiano dietro politiche di facciata e audit superficiali, senza intervenire concretamente nei territori da cui proviene lo zucchero. Così, mentre Coca-Cola e PepsiCo continuano a <strong>espandere la loro presenza industriale</strong> in Maharashtra, a pagare il prezzo reale sono i lavoratori invisibili che alimentano la catena del profitto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/india-il-lavoro-invisibile-delle-braccianti-della-canna-da-zucchero.html">India: il lavoro invisibile delle braccianti della canna da zucchero</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Usa: l&#8217;Ice arresta i giornalisti che documentano le deportazioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/usa-lice-arresta-i-giornalisti-che-documentano-le-deportazioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Longo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2025 15:46:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="467" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Mario-Guevara-Ansa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Mario-Guevara-Ansa.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Mario-Guevara-Ansa-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Mario-Guevara-Ansa-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il giornalista salvadoregno Mario Guevara è stato arrestato mentre documentava una manifestazione in Georgia. È trattenuto da Ice e potrebbe essere espulso.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="467" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Mario-Guevara-Ansa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Mario-Guevara-Ansa.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Mario-Guevara-Ansa-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Mario-Guevara-Ansa-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Lo scorso 14 giugno, durante <a href="https://www.fox5atlanta.com/news/dekalb-police-use-tear-gas-doraville-immigration-protest">la manifestazione</a> <em>No Kings</em> a Chamblee, Georgia, <strong>il giornalista</strong> di origini salvadoregne <strong>Mario Guevara</strong> <a href="https://www.nytimes.com/2025/06/18/us/journalist-arrested-ice-georgia-mario-guevara.html">è stato arrestato</a> mentre documentava l’evento, anche se indossava un casco protettivo e la pettorina che lo qualificavano come parte della stampa accreditata. In poche ore, il suo caso si è trasformato da un semplice fermo di polizia a un <strong>simbolo delle politiche di deportazione di Donald Trump</strong>: Guevara, che da anni racconta storie di immigrazione e ingiustizia sociale negli Stati Uniti, è ora <strong>detenuto dall’Immigration and Customs Enforcement (Ice)</strong> e rischia l’espulsione dal Paese. L’accaduto solleva, oltre alla preoccupazione per la sorte del giornalista, anche una domanda fondamentale per la tenuta democratica degli Stati Uniti: è ancora possibile fare <strong>giornalismo indipendente</strong>, soprattutto se si è migranti, senza finire nel mirino delle istituzioni federali?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è Mario Guevara</h2>



<p>Mario Guevara è <strong>molto più di un semplice reporter</strong>: è una voce diventata punto di riferimento per la comunità ispanica di Atlanta, un cronista che ha scelto di stare sul campo per raccontare innanzitutto la vita delle persone senza documenti, che negli Stati Uniti sono estremamente numerose e in gran parte incensurate, in regola con le tasse e spina dorsale di interi settori produttivi. Originario di <strong>El Salvador</strong>, Guevara è arrivato negli Stati Uniti nel 2004 attraversando il confine senza documenti pur avendo maturato una certa esperienza come reporter nel suo Paese. Dopo anni di lavori precari e un lungo <strong>percorso di regolarizzazione</strong>, è riuscito a ottenere un permesso di lavoro e a fondare <a href="https://www.facebook.com/MarioGuevaraNoticias/"><em>MG News</em></a>, un <strong>canale informativo indipendente in lingua spagnola</strong> che denuncia abusi, arresti arbitrari e violenze legate alla macchina della deportazione.</p>



<p>Smartphone alla mano, Guevara <a href="https://www.nytimes.com/2019/05/07/opinion/ice-immigration-atlanta.html">si è costruito</a> una reputazione di <strong>giornalista integerrimo ma scomodo</strong>, soprattutto tra le forze dell’ordine e le agenzie federali. I suoi reportage — molti dei quali trasmessi <strong>in diretta dai luoghi delle operazioni di Ice</strong>, da irruzioni notturne dei membri dell’agenzia in case private o da eventi di protesta e manifestazioni — hanno totalizzato decine di migliaia di visualizzazioni e Guevara si è così guadagnato l’attenzione della comunità dei latinos, ma anche <strong>l’ostilità della stessa Ice</strong>, che lo ha più volte accusato di <strong>fomentare tensioni contro un’agenzia federale</strong>. Nonostante viva da oltre vent’anni negli Stati Uniti, la sua posizione legale resta precaria: anche se Guevara <strong>risiede legalmente negli USA</strong>, la sua richiesta di <em>green card</em> (ossia di documento di residenza permanente) è ancora in attesa, mentre la sua detenzione in un centro Ice oggi minaccia di interrompere bruscamente la sua attività lavorativa e la sua vita familiare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dinamica dell’arresto</h2>



<p>L’arresto è avvenuto <strong>nel tardo pomeriggio del 14 giugno</strong>, durante una manifestazione organizzata dal movimento “No Kings” nella zona di<strong> Chamblee, sobborgo a nord-est di Atlanta</strong>. Guevara stava documentando la protesta come ha fatto decine di volte in passato: videocamera in mano, casco protettivo, pettorina con la scritta PRESS (Stampa) ben visibile. Testimoni raccontano che si stava muovendo lungo la carreggiata per <strong>seguire l’avanzamento del corteo</strong> quando è stato avvicinato da agenti del dipartimento di polizia locale. Nonostante si sia identificato immediatamente come giornalista, <strong>è stato fermato e ammanettato</strong> con l’accusa di «ostruzione alla giustizia» e «partecipazione a un assembramento illegale». Uno degli agenti, secondo <a href="https://www.facebook.com/MarioGuevaraNews/videos/525620477245014/">un video</a> successivamente diffuso sui social, <strong>avrebbe risposto</strong> con tono sprezzante al giornalista: «<strong>Press? Adesso non più</strong>».</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/No-Kings-a-Boston-Ansa.webp" alt="" class="wp-image-475146" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/No-Kings-a-Boston-Ansa.webp 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/No-Kings-a-Boston-Ansa-600x400.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/No-Kings-a-Boston-Ansa-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/No-Kings-a-Boston-Ansa-768x512.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /><figcaption class="wp-element-caption">La manifestazione <em>No Kings</em> a Boston, Massachusetts. (Foto Ansa)</figcaption></figure>



<p>Il fermo, che inizialmente sembrava destinato a concludersi con il rilascio su cauzione, ha preso <a href="https://www.ajc.com/news/2025/06/hispanic-reporter-arrested-at-protest-now-in-ice-custody-faces-deportation/">una brutta piega</a> appena 48 ore dopo, quando <strong>Guevara è stato trasferito in un centro di detenzione</strong> federale su richiesta dell’Ice. Le autorità dell’immigrazione hanno giustificato il passaggio con la presenza di un <strong>ordine di detenzione amministrativa</strong>, basato sulla sua irregolarità iniziale nel Paese, risalente a oltre vent’anni fa. In pratica, un arresto per presunte – e difficilmente dimostrabili – violazioni di lieve entità legate a una protesta si è trasformato in un <strong>possibile caso di deportazione</strong>, senza che Guevara abbia mai avuto non solo una condanna penale, ma nemmeno un processo. Per molti osservatori, si tratta di un evidente <strong>uso strumentale della legge</strong> per mettere a tacere una voce scomoda.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La crisi della libertà di parola negli USA</h2>



<p>Il caso di Mario Guevara <strong>non è un episodio isolato</strong>, ma si inserisce in un contesto più ampio di <strong>crisi della libertà di stampa e di espressione</strong> negli Stati Uniti sotto la nuova amministrazione Trump. Solo poche settimane fa, l’attivista palestinese <a href="https://www.atlanteditoriale.com/usa-crescono-le-proteste-contro-larresto-dellattivista-palestinese-mahmoud-khalil/">Mahmoud Khalil</a> è stato <a href="https://www.cbsnews.com/newyork/news/mahmoud-khalil-ice-detention-release-arrives-new-jersey/">rilasciato</a> dopo mesi di detenzione amministrativa in un centro Ice, dopo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-la-lobby-israeliana-non-dorme-mai-laipac-lancia-una-nuova-offensiva.html">essere stato arrestato</a> senza altre accuse se non quelle di <strong>aver fatto parte di un movimento pacifico</strong> di protesta pro-Palestina alla Columbia University, della quale nel 2024 era studente. Allo stesso tempo, il <strong>controllo capillare sui profili social</strong> dei richiedenti visto sta diventando una prassi sempre più invasiva: <a href="https://it.insideover.com/societa/caro-trump-gli-studenti-internazionali-valgono-miliardi-di-dollari.html">studenti internazionali</a>, attivisti e persino <a href="https://www.theguardian.com/us-news/2025/mar/19/trump-musk-french-scientist-detained">ricercatori</a> vengono esclusi o respinti sulla base di post, like o contatti ritenuti “sospetti”, senza <strong>alcuna trasparenza sui criteri applicati</strong> e senza che vengano dimostrate effettive fattispecie di reato nei contenuti dei telefoni e dei computer esaminati.</p>



<p>Anche <strong>dentro la stessa Casa Bianca</strong>, fra i giornalisti accreditati e spesso colonne portanti dell’informazione mainstream statunitense, oggi cresce <a href="https://www.npr.org/2025/04/08/nx-s1-5342369/ap-white-house-court-ruling-oval-office-gulf-of-mexico-america">la tensione fra media e Governo</a>: negli ultimi mesi, <strong>diversi giornalisti sono stati esclusi senza spiegazioni</strong> dalle conferenze stampa alla Casa Bianca, sollevando proteste da parte delle principali associazioni di categoria e provocando una serie di contenziosi legali fra l’amministrazione federale e le testate giornalistiche coinvolte. In questo contesto, <strong>l’arresto e la possibile deportazione di un cronista come Guevara</strong> appare meno come un errore isolato e più come <strong>un campanello d’allarme:</strong> il diritto di raccontare, fare inchiesta e documentare le azioni delle agenzie federali negli Stati Uniti – che, lo ricordiamo, è <strong>un diritto costituzionale</strong> proprio anche di chi non è cittadino ma si trova su suolo statunitense – non è più garantito nemmeno per chi possiede un accredito stampa e non ha commesso alcun reato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/usa-lice-arresta-i-giornalisti-che-documentano-le-deportazioni.html">Usa: l&#8217;Ice arresta i giornalisti che documentano le deportazioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Pressioni USA sul Messico: indagate i politici legati al narcotraffico</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/pressioni-usa-sul-messico-indagate-i-politici-legati-al-narcotraffico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Longo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 07:07:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=474738</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Claudia-Sheinbaum-foto-Ansa.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Claudia-Sheinbaum-foto-Ansa.webp 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Claudia-Sheinbaum-foto-Ansa-600x400.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Claudia-Sheinbaum-foto-Ansa-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Claudia-Sheinbaum-foto-Ansa-768x512.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Negli ultimi giorni, secondo fonti riportate da Reuters, l’amministrazione Trump avrebbe esercitato forti pressioni sul governo messicano affinché indaghi e persegua politici locali sospettati di legami con i cartelli della droga. Tra i nomi coinvolti figura Marco Rubio, attuale Segretario di Stato, che avrebbe sollevato il tema in vari incontri con alti funzionari messicani. Le richieste riguarderebbero anche esponenti del partito Morena, tra cui la governatrice della Bassa California, Marina del Pilar Avila. Il governo Sheinbaum nega ogni ingerenza, mentre da Washington emergono voci su un piano congiunto per contrastare il traffico di fentanyl e il potere dei cartelli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/pressioni-usa-sul-messico-indagate-i-politici-legati-al-narcotraffico.html">Pressioni USA sul Messico: indagate i politici legati al narcotraffico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Claudia-Sheinbaum-foto-Ansa.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Claudia-Sheinbaum-foto-Ansa.webp 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Claudia-Sheinbaum-foto-Ansa-600x400.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Claudia-Sheinbaum-foto-Ansa-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Claudia-Sheinbaum-foto-Ansa-768x512.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Negli ultimi giorni ci sarebbero state <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-del-golfo-tra-il-messico-e-google.html">nuove pressioni politiche</a> da parte di membri dell’amministrazione Trump nei confronti del <strong>Governo messicano</strong>: è quanto avrebbero riferito due fonti interne alla Casa Bianca all’agenzia Reuters. Secondo quella che pare una vera e propria fuga di notizie, <strong>il segretario di Stato Marco Rubio</strong>, accompagnato da alti funzionari del dipartimento di Giustizia, della Homeland Security e del dipartimento del Tesoro, <a href="https://www.msn.com/en-us/news/us/exclusive-us-pushes-mexico-to-prosecute-politicians-with-ties-to-drug-cartels/ar-AA1GxVWJ">avrebbe chiesto</a> <strong>al Governo della presidente Claudia Sheinbaum</strong> di <strong>indagare formalmente e perseguire politici messicani sospettati di avere legami con il narcotraffico</strong>. Secondo almeno due testimoni, i funzionari statunitensi avrebbero anche ventilato l&#8217;idea di nominare uno “<strong>zar del fentanyl</strong>” (sul modello di <strong>Tom Homan</strong>, definito “zar dei confini”) che si occupi direttamente dei <strong>progressi nella lotta contro l&#8217;oppioide</strong> sintetico e di tenere i collegamenti, in questo contesto, con il Governo messicano, Paese dal quale <a href="https://www.dea.gov/sites/default/files/2020-03/DEA_GOV_DIR-008-20%20Fentanyl%20Flow%20in%20the%20United%20States_0.pdf">il fentanyl entra negli USA</a>. Washington ha anche fatto pressioni sul Messico affinché <strong>ispezioni in modo più approfondito i cargo</strong> diretti negli Stati Uniti alla ricerca di droga, così come è stata sottolineata la necessità di <strong>controlli più efficienti dei viaggiatori </strong>al confine tra USA e Messico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La collaborazione USA-Messico e le richieste statunitensi</h2>



<p>Le richieste, sollevata da Rubio almeno in tre occasioni, fra cui una riunione con funzionari del Governo messicano, sarebbero finalizzate anche a spingere Claudia Sheinbaum a perseguire politici eletti appartenenti al suo stesso partito, la formazione di centro-sinistra <strong>Movimento Rigenerazione Nazionale (Morena)</strong> che oggi esprime l’esecutivo messicano. Secondo fonti Reuters, gli Stati Uniti avrebbero sollevato per la prima volta la richiesta durante un incontro a Washington il 27 febbraio, condotto da Rubio e dal <strong>ministro degli Esteri messicano Juan Ramon de la Fuente</strong>. All&#8217;incontro avrebbero partecipato il procuratore generale degli Stati Uniti Pam Bondi e altri funzionari dei dipartimenti della Homeland Security, della Giustizia e del Tesoro. Anche il procuratore generale del Messico Alejandro Gertz e il segretario alla Sicurezza Omar Garcia Harfuch avrebbero partecipato alla riunione, ma dai presenti <strong>non è arrivata finora nessuna conferma ufficiale</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Rubio-foto-Ansa.jpg" alt="" class="wp-image-474748" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Rubio-foto-Ansa.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Rubio-foto-Ansa-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Rubio-foto-Ansa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Rubio-foto-Ansa-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /><figcaption class="wp-element-caption">Marco Rubio, segretario di Stato degli Stati Uniti d&#8217;America (foto Ansa).</figcaption></figure>



<p>In realtà, dei <strong>rapporti di collaborazione fra i due Governi</strong> per la lotta al narcotraffico già esistono, e sono volti a <strong>contrastare l’attività di cartelli della droga</strong> come quello di Sinaloa, che producono e raffinano gli stupefacenti in Messico per poi smerciarli oltreconfine, nel più remunerativo mercato statunitense. Ad esempio, alla fine di febbraio <strong>il Messico ha inviato negli Stati Uniti 29 esponenti dei cartelli della droga</strong> &#8211; il più grande passaggio di consegne degli ultimi anni – come gesto di distensione, in seguito alle minacce di Trump di imporre dazi sulle merci messicane. </p>



<p>Il fatto è che per il Governo messicano l’<strong>estradizione di cittadini messicani negli USA</strong> è un problema politico: da un lato l’estradizione è molto utile ed efficace perché sradica i signori della droga da un territorio che spesso li protegge e nel quale hanno profonde connessioni con economia, politica e società. Dall’altro, però, estradare un grande numero di prigionieri negli Stati Uniti rischia di far apparire debole sia il Governo di Sheinbaum, sia tutto il sistema giudiziario, cosa che i vertici di Morena vogliono evitare a tutti i costi, insieme con il rischio di essere percepiti come una amministrazione fantoccia al servizio del sistema giudiziario e politico statunitense. Dall’altra parte, però, <strong>il Governo degli Stati Uniti aumenta la pressione</strong>: due delle fonti anonime hanno dichiarato a Reuters che è stata discussa anche la possibilità di accelerare la cattura e/o la deportazione di obiettivi prioritari della Dea e dell&#8217;Fbi con la diretta partecipazione di forze di polizia ed esercito statunitensi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le accuse ai membri di Morena</h2>



<p>Un accordo di questo tipo, oltre ad essere un pericolo a livello di credibilità interna, presenta anche un vero e proprio <strong>fattore di rischio politico per Claudia Sheinbaum</strong> e la sinistra cardenista messicana. Infatti, fra le persone direttamente accusate dagli Stati Uniti di avere stretti rapporti con il narcotraffico ci sarebbero anche alcuni funzionari eletti appartenenti a Morena, il partito della presidente. Fra questi funzionari, la più nota è <strong>Marina del Pilar Avila</strong>, governatrice della Bassa California accusata di avere rapporti con il cartello della droga dei <em>Los Rusos</em>, fra i responsabili dello smercio illegale del fentanyl negli Stati Uniti. <strong>Avila ha respinto al mittente le accuse</strong>: «Affermo categoricamente che è totalmente falsa qualsiasi informazione che cerchi di collegarmi a qualsiasi gruppo della criminalità organizzata», ha dichiarato la governatrice. In questo clima di voci di corridoio mai confermate – anzi, di solito <a href="https://mexiconewsdaily.com/news/us-release-list-mexican-politicians-drug-cartels/">bollate come false</a> dalla stessa ambasciata statunitense in Messico – anche il leader di Morena, <strong>Andrés Manuel López Obrador</strong>, è stato accusato <a href="https://mexiconewsdaily.com/politics/president-lopez-obrador-slams-reports-alleging-illicit-campaign-financing/">di aver ricevuto</a> fra i 2 e i 4 milioni di dollari da una serie di organizzazioni criminali come finanziamento per la sua campagna alle presidenziali del 2006. L’accusa, lanciata da <a href="https://www.propublica.org/article/mexico-amlo-dea-probe-cartel-campaign-donations">ProPublica</a>, è stata rispedita al mittente da Lopez Obrador, che ha accusato <strong>le agenzie statunitensi</strong> di essere la cabina di regia di una vera e propria <strong>macchina del fango contro i politici della sinistra messicana</strong>. «È una campagna diffamatoria» ha dichiarato Lopez Obrador, «è negli Stati Uniti, è in Germania, è qui in Messico. Ma dove sono le prove? Come è stato orchestrato tutto questo? Come? Le agenzie del Governo statunitense non ne erano a conoscenza?».</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Lopez-Obrador-Foto-Ansa.jpg" alt="" class="wp-image-474749" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Lopez-Obrador-Foto-Ansa.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Lopez-Obrador-Foto-Ansa-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Lopez-Obrador-Foto-Ansa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Lopez-Obrador-Foto-Ansa-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /><figcaption class="wp-element-caption">Andrés Manuel López Obrador, leader di Morena e presidente del Messico fra il 2018 e il 2024.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I vertici statunitensi e messicani negano le ingerenze</h2>



<p>Per ora <strong>il Governo del Messico ha negato qualunque tipo di ingerenza statunitense</strong> in quella che viene considerata una questione di politica interna. «È assolutamente falso che negli incontri con il segretario di Stato Rubio o con il suo team al dipartimento di Stato siano state avanzate richieste di indagare, perseguire o estradare qualsiasi funzionario messicano» ha dichiarato Juan Ramón de la Fuente, ministro degli Esteri messicano, in un post su X. <strong>Anche da parte statunitense è arrivata a stretto giro una smentita</strong> da parte dell’ufficio del Segretario di Stato Marco Rubio, anche se più voci insistono sulla possibilità dello sviluppo di un piano congiunto fra i due Paesi volto a smantellare i cartelli della droga attivi in stati come Sinaloa, Chihuahua o Nuevo Leon.&nbsp;</p>
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		<title>Brasile: cattolici in crisi, crescono gli evangelici che ora puntano alla politica</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/brasile-cattolici-in-crisi-crescono-gli-evangelici-che-ora-puntano-alla-politica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Longo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 06:46:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Cattolici-in-crisi-Brasile.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Cattolici-in-crisi-Brasile.webp 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Cattolici-in-crisi-Brasile-600x400.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Cattolici-in-crisi-Brasile-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Cattolici-in-crisi-Brasile-768x512.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il cattolicesimo in Brasile perde fedeli, scendendo al 56% dal 1995. Crescono invece gli evangelici, oggi al 26,9%, protagonisti di un cambiamento religioso, sociale e politico.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Cattolici-in-crisi-Brasile.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Cattolici-in-crisi-Brasile.webp 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Cattolici-in-crisi-Brasile-600x400.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Cattolici-in-crisi-Brasile-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Cattolici-in-crisi-Brasile-768x512.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p><strong>Il cattolicesimo in Brasile</strong> sta vivendo <a href="https://www.reuters.com/world/americas/catholicism-shrinks-brazil-evangelical-faith-surges-2025-06-06/">una crisi senza precedenti</a>. Sebbene resti il Paese con la più alta concentrazione di cattolici nel mondo – <strong>il 13% del totale globale</strong> – il Brasile ha visto negli ultimi anni, almeno a partire dalla fine del secolo scorso, <strong>un lento ma inesorabile declino</strong> del numero di fedeli, con una crescita parallela di altre denominazioni cristiane, per lo più evangeliche. È quanto riporta <a href="https://agenciadenoticias.ibge.gov.br/en/agencia-news/2184-news-agency/news/43181-ibge-announcement-data-on-religion-in-brazil">uno studio</a> pubblicato pochi giorni fa dall’Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (Ibge), che ha rilevato come <strong>i cattolici rappresentino oggi soltanto il 56,7% della popolazione complessiva del Brasile, contro l’89,2% del 1995.</strong> Un crollo di più di trenta punti percentuali, che ha portato i cattolici brasiliani ad essere oggi circa la metà della popolazione totale, concentrati soprattutto nelle grandi città e nel Nord-Est del Paese, lontano dalle aree più vicine all’Amazzonia. A insidiare il predominio religioso della Chiesa di Roma nella regione sono soprattutto <strong>le varie denominazioni protestanti evangeliche</strong>, che sono passate <a href="https://it.insideover.com/reportage/religioni/le-sette-evangeliche-in-brasile.html">a rappresentare</a> il 9% della popolazione nel 1995 al dato odierno del 26,9% dei brasiliani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli evangelici come fenomeno di massa</h2>



<p>«Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescente presenza di evangelici che emergono e si affermano gradualmente nella società, prendendo posizione, esprimendo i loro valori, le loro idee e la loro fede», ha dichiarato un’analista dell&#8217;Ibge, <strong>Maria Goreth Santos</strong>, che identifica la crescita di questa denominazione religiosa come <strong>un fenomeno di massa</strong> dovuto a una serie di fattori concomitanti, che si innestano nella crisi di rappresentanza della Chiesa Cattolica percepita come una istituzione lontana dai bisogni della gente, soprattutto delle fasce più povere della popolazione.</p>



<p>Innanzitutto, <strong>il lavoro missionario degli evangelici</strong> si è sviluppato negli ultimi decenni secondo precise direttrici: da un lato sono state fondate comunità religiose nelle zone più remote del Paese, privilegiando i contesti di disagio sociale; dall’altro, la costruzione di mega-chiese nelle principali città, centro dell’emigrazione interna di migliaia di brasiliani. Così si è creato un sistema che agisce in profonda continuità fra centri e periferie: le migliaia di contadini poveri che si spostano, ad esempio, dallo Stato del Mato Grosso o di Minas Gerais verso una città come Rio de Janeiro, troveranno in città chiese simili a quelle che hanno imparato a conoscere nei centri rurali da cui provengono, e potranno così costruire <strong>un senso profondo di comunità</strong> in una società moderna percepita come atomizzata e individualista. Le mega-chiese evangeliche, infatti, non sono soltanto luoghi di culto, ma rappresentano anche <strong>il centro di una rete di relazioni </strong>che permette di integrarsi nel nuovo tessuto sociale nel quale ci si è inseriti per necessità di lavoro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il successo mediatico degli evangelici brasiliani</h2>



<p>Ci sono anche altri elementi che hanno garantito il successo delle denominazioni protestanti in Brasile, e il più rilevante di questi è l’<strong>esposizione pubblica</strong> di questa comunità. I cantanti gospel e i pastori delle mega-chiese <a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2024/01/06/the-evangelical-wave-surging-across-brazil_6408020_4.html">sono superstar</a> televisive e sui social, come è accaduto l’anno scorso a padre Renato, il pastore del Tempio di Salomone di San Paolo del Brasile. Costruita nel 2014, la chiesa è costata quasi 300 milioni di euro, può contenere 10mila fedeli ed è sede di funzioni trasmesse in mondovisione. La denominazione evangelica, poi, è ormai sdoganata ampiamente <a href="https://veja.abril.com.br/coluna/tela-plana/vai-na-fe-as-razoes-do-sucesso-da-novela-evangelica-da-globo/#google_vignette">in televisione</a>, con <strong>la telenovela <em>Vai na Fé</em> </strong>che vede per protagonista una donna che frequenta una chiesa neo-pentecostale: una vera e propria rivoluzione nella televisione brasiliana, che finora aveva rappresentato gli evangelici come personaggi negativi. Memorabile, in questo senso, il personaggio di Soninha Catatau in <em>Avenida Brasil</em>, telenovela del 2012 in cui Paula Burlamaqui interpretava una ex-prostituta senza scrupoli e dai modi volgari convertita alla religione evangelica.</p>



<p>Il <a href="https://oglobo.globo.com/cultura/noticia/2025/02/07/cafe-com-deus-pai-como-os-livros-devocionais-furaram-a-bolha-evangelica-e-viraram-aposta-de-editoras-nao-religiosas.ghtml">successo mediatico</a> della denominazione evangelica passa anche attraverso i libri. Non solo case editrici religiose, ma anche aziende leader nel settore come Rocco, stanno lavorando alla creazione di collane che abbiano come <strong>prodotti di punta testi evangelici</strong> venduti non tanto come libri religiosi, quanto come opere di auto-aiuto o self-coaching, molto di moda nel Brasile contemporaneo. È il caso, ad esempio, del <strong>bestseller <em>Caffè con Dio Padre</em>,</strong> scritto da Junior Rostirola, pastore evangelico nello Stato di Santa Catarina, che <strong>ha venduto milioni di copie</strong> e viene continuamente ristampato dal 2020. Il libro in questione, percepito innanzitutto come testo di self-coaching, è stato utilizzato perfino in uno dei più popolari show televisivi su Netflix. Leonardo Plácido, uno dei protagonisti di <em>Casamento as Cegas</em> (edizione locale de <em>L’amore è Cieco</em>), ha usato alcuni passi del libro per chiedere a Vanessa Kurashiki di sposarlo, il tutto in diretta televisiva. Peraltro, il libro ha avuto <strong>numerose imitazioni</strong> che tentano di cavalcare il successo ottenuto da questo genere letterario: titoli come <em>Un Caffè con Gesù</em>, <em>Conversazione con Dio Padre</em> o <em>Diario dell’Incontro con Dio</em> sono esposti nelle vetrine delle librerie di tutto il Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le implicazioni politiche</h2>



<p>Negli ultimi anni, gli evangelici sono emersi anche come <a href="https://www.france24.com/en/americas/20220721-brazil-s-presidential-hopefuls-court-the-evangelical-vote">una forza preponderante</a> a livello politico, capace di <strong>orientare il voto di milioni di persone</strong> all’interno del Paese sudamericano. Questa crescita si è manifestata in modo particolarmente evidente durante gli anni di governo di <strong>Jair Bolsonaro</strong>, leader dell’estrema destra filo-trumpiana, che ha saputo costruire un rapporto solido con molti leader evangelici e con le loro congregazioni. Il suo discorso, incentrato sui <strong>valori tradizionali</strong>, la difesa della famiglia, l&#8217;opposizione all&#8217;aborto e la retorica contro l’egemonia culturale della sinistra hanno fatto breccia tra gli elettori evangelici, che lo hanno sostenuto in massa. In cambio, Bolsonaro ha concesso <strong>maggiore visibilità e influenza politica</strong> ai rappresentanti evangelici, rafforzandone il peso nel Congresso e nel dibattito pubblico. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Lula-ansa.jpg" alt="" class="wp-image-474105" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Lula-ansa.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Lula-ansa-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Lula-ansa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Lula-ansa-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></figure>



<p>Il presidente <strong>Luiz Inácio Lula da Silva</strong>, tornato al potere nel 2023, ha dovuto affrontare una realtà molto diversa rispetto ai suoi precedenti mandati. Il suo Partito dei Lavoratori (Pt), storicamente <a href="https://it.insideover.com/politica/un-g20-per-il-sud-globale-la-strategia-di-lula-e-del-brasile.html">più vicino</a> ai <strong>movimenti sociali e alla base cattolica progressista</strong>, fatica parecchio a conquistare la fiducia dell’elettorato evangelico. Nonostante i tentativi di dialogo e apertura, Lula deve fronteggiare una resistenza culturale e politica consolidata: gli evangelici brasiliani, infatti, oltre alla storica diffidenza per il cattolicesimo progressista e la Teologia della Liberazione, sono visceralmente anticomunisti, e la destra di Bolsonaro ha gioco abbastanza facile nell’indicare in Lula il simbolo di quella sinistra statalista che, a loro dire, <strong>minaccerebbe i valori tradizionali</strong>, la libertà religiosa, l’iniziativa individuale e l’esistenza stessa delle denominazioni protestanti nel Paese. Questo, <a href="https://www.reuters.com/world/americas/brazils-lula-vows-evangelical-voters-he-would-respect-religious-freedom-2022-10-19/">nonostante gli sforzi</a> del Pt di <strong>riguadagnare voti fra l’elettorato evangelico</strong>, ha approfondito lo iato fra sinistra e mondo protestante. I dati recenti mostrano infatti che solo il 30% degli evangelici approva l’operato del governo Lula, contro il 45% dei cattolici. Questo scenario rende evidente quanto gli evangelici siano diventati un blocco elettorale strategico, in grado di influenzare l&#8217;esito delle elezioni e di plasmare l&#8217;agenda politica nazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/brasile-cattolici-in-crisi-crescono-gli-evangelici-che-ora-puntano-alla-politica.html">Brasile: cattolici in crisi, crescono gli evangelici che ora puntano alla politica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Brasile: Roque Quagliato, da &#8220;re del bestiame&#8221; a salvatore dell&#8217;Amazzonia</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/brasile-roque-quagliato-da-re-del-bestiame-a-salvatore-dellamazzonia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Longo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jun 2025 16:15:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=474108</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="853" height="479" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/roque-quagliato.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Brasile" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/roque-quagliato.jpg 853w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/roque-quagliato-600x337.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/roque-quagliato-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/roque-quagliato-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/roque-quagliato-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 853px) 100vw, 853px" /></p>
<p>Roque Quagliato, simbolo della deforestazione in Amazzonia, aderisce al programma del Governo Lula per la tracciabilità del bestiame nel Pará. Una svolta ambientale tra sostenibilità, interessi economici e pressioni politiche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/brasile-roque-quagliato-da-re-del-bestiame-a-salvatore-dellamazzonia.html">Brasile: Roque Quagliato, da &#8220;re del bestiame&#8221; a salvatore dell&#8217;Amazzonia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="853" height="479" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/roque-quagliato.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Brasile" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/roque-quagliato.jpg 853w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/roque-quagliato-600x337.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/roque-quagliato-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/roque-quagliato-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/roque-quagliato-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 853px) 100vw, 853px" /></p>
<p>Il nome di <strong>Roque Quagliato</strong>, uno dei più importanti <strong>allevatori di bestiame del Brasile</strong>, è stato per molto tempo sinonimo di deforestazione e politiche ambientali insostenibili, praticate in nome di ingenti profitti: le accuse rivolte alla sua azienda comprendono il <strong>disboscamento illegale</strong> di terreni <a href="https://it.insideover.com/ambiente/cosi-i-popoli-indigeni-hanno-letto-in-anticipo-il-cambiamento-climatico.html">a danno degli indigeni</a> dell’Amazzonia e la stipula di <strong>contratti di lavoro ai limiti della schiavitù</strong>. Tuttavia, a 85 anni compiuti, Quagliato ha deciso di aderire <a href="https://www.reuters.com/sustainability/why-brazils-king-cattle-is-embracing-plan-save-amazon-2025-06-09/">al programma</a> messo in campo nel 2023 dal Governo di <strong>Luiz Inácio Lula da Silva</strong> per tracciare l’origine e i movimenti di ogni capo di bestiame nello Stato amazzonico del Pará, al confine con la Guyana e il Suriname, nel Nord del Paese.</p>



<p>L’iniziativa, che prevede l’introduzione di microchip per circa 26 milioni di bovini entro il 2027, mira a una <strong>tracciabilità completa dell’intera filiera</strong>: dalla nascita dell’animale fino alla sua macellazione. Non si tratta solo di un’innovazione tecnica, ma di una svolta politica ed economica per <strong>proteggere la più grande area pluviale del pianeta</strong>. La deforestazione illegale legata all’allevamento, infatti, è una delle principali minacce per la foresta amazzonica, e il Pará ne è uno degli epicentri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La <em>Bancada Ruralista</em> nella politica brasiliana</h2>



<p>Roque Quagliato è stato per decenni una figura <strong>estremamente controversa</strong> in Brasile. È solo uno dei grandi allevatori ad essere definito “Re del Bestiame”: l’espressione viene utilizzata per riferirsi ai <strong>grandi latifondisti o proprietari di terre e bestiame</strong> negli stati agricoli brasiliani, soprattutto nel Mato Grosso, nel Rondônia e nel Pará. Il settore agricolo e zootecnico ha in Brasile fortissimi <strong>legami con il mondo politico</strong>, e gli interessi dei grandi allevatori <a href="https://veja.abril.com.br/coluna/radar/coordenador-da-bancada-ruralista-sonha-em-comandar-a-camara">sono rappresentati</a> in Parlamento dalla cosiddetta <strong><em>Bancada Ruralista</em>,</strong> <a href="https://news.mongabay.com/2018/09/predatory-agribusiness-likely-to-gain-more-power-in-brazil-election-report/">una lobby</a> di pressione economico-politica che ha fortissimi legami con i partiti più conservatori e, in particolare, con <strong>Jair Bolsonaro</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/bolsonaro-alla-sbarra-il-brasile-fa-i-conti-con-i-suoi-fantasmi.html">l’ex presidente di estrema destra</a> del Brasile. Anche se il partito tradizionale dei latifondisti è la <em><strong>União Democrática Ruralista</strong></em> (Unione Democratica Ruralista, Udr), che si è battuta negli anni per l’ampliamento delle terre arabili a scapito delle politiche di sostenibilità ambientali, negli anni si è avuto un avvicinamento dei grandi allevatori al <strong><em>Partido Liberal</em></strong> di Bolsonaro, simboleggiato dalla <a href="https://www.brasildefato.com.br/2019/05/22/bolsonaro-administration-approves-169-pesticides-in-five-months/">nomina a ministro</a> dell’Agricoltura della lobbysta <strong>Tereza Cristina</strong> nel 2019.</p>



<p>In realtà, anche il <strong>Partito dei Lavoratori</strong> (Pt), oggi al Governo ed erede delle lotte sociali per la redistribuzione della terra che hanno portato alla caduta della dittatura negli anni Ottanta, ha dovuto fare i conti con questo gruppo parlamentare il cui <strong>ruolo economico nel paese</strong> è estremamente rilevante. Durante il Governo di <strong>Dilma Rousseff</strong>, nel 2015, <a href="https://g1.globo.com/economia/noticia/2014/12/katia-abreu-foi-1-mulher-presidir-bancada-ruralista-no-congresso.html">Katia Abreu</a>, una politica molto vicina alle istanze della <em>Bancada Ruralista</em>, aveva giurato <a href="https://www.wsj.com/articles/brazils-rousseff-names-katia-abreu-agriculture-minister-1419376051">come ministro dell’Agricoltura</a> in un Governo a maggioranza del Pt, salvo essere sostituita a distanza di un solo anno dal magnate della soia Blairo Maggi, nominato dal Governo di <strong>Michel Temer</strong> dopo l’impeachment di Dilma.</p>



<p>Quella fra Roque Quagliato e il Pt è una alleanza quindi in parte inedita, soprattutto perché il piano del Governo Lula <strong>lede gli interessi di grandi allevatori</strong> che vedono limitata la possibilità di far pascolare il bestiame su terreni disboscati illegalmente. In realtà, secondo fonti del Governo brasiliano, Quagliato avrebbe pagato tutte le multe ricevute per le azioni di disboscamento illegale, e starebbe patteggiando per un’altra causa legale in materia di sfruttamento delle terre, mentre un suo parente starebbe affrontando un processo per aver stipulato contratti di lavoro ai limiti dello schiavismo con alcuni braccianti nelle aziende di Quagliato. Il “Re del Bestiame” <strong>non ha commentato queste accuse</strong>, che potrebbero essere uno dei motivi che lo hanno spinto a provare ad avvicinarsi al Governo Lula. Invece, ha preferito legare il proprio nome a qualcos&#8217;altro: è diventato il volto della spinta a porre rimedio all&#8217;allevamento di bovini in Amazzonia, una delle principali cause di deforestazione al mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una riconversione per la sostenibilità ambientale</h2>



<p>La legge, promulgata nel 2023, si propone di <strong>tracciare via microchip ed etichette auricolari</strong> oltre 26 milioni di capi di bestiame nello Stato brasiliano del Pará, eletto a modello di una nuova modalità di gestione degli allevamenti più attenta alla conservazione dell’ambiente amazzonico. In teoria, il tracciamento dovrebbe <strong>impedire che i bovini pascolino in territori disboscati illegalmente.</strong> Se gli allevatori dovessero continuare a far pascolare gli animali in aree illegali, la cosa sarebbe rilevata dal tracciamento dell’animale e la pena sarebbe l’<strong>esclusione della mandria dalla commercializzazione</strong> nei mercati più redditizi come quello europeo.</p>



<p>In realtà, <strong>il programma non è esente da ritardi, critiche e lacune.</strong> Fino a maggio 2023, dopo quasi due anni dall’avvio del piano, erano stati tracciati soltanto 12.000 capi di bestiame. L’adesione di imprenditori come Quagliaro ha fugato i timori che «ci sarebbe stato un rifiuto generalizzato» della misura, come ha dichiarato Andy Jarvis, che dirige il programma <em>Future of Food</em> presso il <strong>Bezos Earth Fund</strong>, che ha donato 16,3 milioni di dollari al progetto. «Per il successo di questa iniziativa è necessario che siano gli stessi agricoltori e allevatori a sostenerla». Ma i medi e i piccoli allevatori hanno espresso parecchi dubbi riguardo alla <strong>sostenibilità economica delle politiche ambientali </strong>del PT. «La cosa ci spaventa parecchio» ha dichiarato Alaion Lacerda, piccolo allevatore dello Stato del Pará. «Per poter riforestare e isolare l&#8217;area in modo da essere legale, dovrò ridurre il numero di animali. E questo inciderà negativamente sui miei profitti». </p>



<p><strong>Convincere questi allevatori è ora la sfida più grande che il Governo ha di fronte,</strong> e per vincerla sarà necessario migliorare l’efficienza del tracciamento delle mandrie, per offrire un prodotto sicuro agli acquirenti: per ora, infatti, pare che sia possibile <strong>seguire i movimenti degli animali solo in brevi tratti</strong>, il che permetterebbe agli allevatori di violare la norma quando gli animali non vengono tracciati. «Qualsiasi cosa si voglia controllare, non si può controllare tutto» ha detto Raul Protazio Romao, capo del dipartimento per l’Ambiente dello Stato del Pará. «Sarà necessario implementare progressivamente meccanismi di controllo che si evolvono costantemente e colmano le lacune».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Volontà politica e reazioni dei mercati</h2>



<p>Tuttavia, <strong>le reazioni dei mercati</strong> potrebbero essere estremamente favorevoli all’implementazione della normativa, che potrebbe avere <strong>effetti estremamente benefici sul settore del commercio e dell’esportazione della carne</strong>, particolarmente vitale per l’economia brasiliana. «Quello che speriamo è che, alla fine, i mercati internazionali offrano al Brasile un prezzo migliore per la carne tracciata» ha detto Roque Quagliato a margine di una recente asta di bestiame a Xinguara, una delle capitali della carne bovina del Pará. Quagliato, infatti, può ricavare <strong>ottimi profitti da questa riconversione green della sua industria:</strong> l’allevatore punta a esportare sui mercati più costosi ed esigenti in materia sanitaria come <strong>gli Stati Uniti, l&#8217;Europa e alcune aree dell&#8217;Asia</strong>, alcuni dei quali acquistano dagli Stati brasiliani ma non dal Pará, almeno in parte a causa delle preoccupazioni sulla salute degli animali e sui legami dell’industria con la deforestazione.</p>



<p>I dati suggeriscono che <strong>il mercato premia le mandrie tracciabili</strong>. Secondo i dati 2024 dell&#8217;Associazione brasiliana degli esportatori di carne bovina, il prezzo medio della carne esportata dal Brasile è inferiore dell’8% rispetto a quello dell&#8217;<strong>Uruguay</strong>, che traccia i bovini individualmente. Questo è dovuto in parte al fatto che l&#8217;Uruguay vende gran parte della sua carne all&#8217;Unione Europea, che da tempo lavora per liberare le sue catene di approvvigionamento dai legami con la deforestazione e richiede la tracciabilità individuale almeno 90 giorni prima della macellazione del bestiame.</p>



<p>Questi dati economici provenienti dall’estero e la ricettività dei mercati hanno spinto sia <strong>i grandi gruppi economici del Brasile</strong> sia <strong>le Ong</strong> a <strong>sostenere il progetto nel Pará</strong>. Infatti, per ora il progetto ha ottenuto il sostegno sia dell&#8217;industria del confezionamento della carne che dei gruppi ambientalisti. La Jbs di San Paolo, il più grande produttore di carne al mondo, finora ha donato al programma 300.000 marchi auricolari per bovini. «Sono ottimista» ha poi dichiarato Marina Guyot, responsabile delle politiche di Imaflora, un&#8217;organizzazione no-profit che ha ricevuto una sovvenzione da Bezos per contribuire all&#8217;attuazione di queste politiche. «Al momento abbiamo la volontà politica di portare avanti questo progetto, e significa che<strong> siamo già a più di metà strada</strong>».</p>
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		<title>Erik Prince e la crisi di Haiti: quando la sicurezza nazionale diventa un affare privato</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/erik-prince-e-la-crisi-di-haiti-quando-la-sicurezza-nazionale-diventa-un-affare-privato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2025 10:10:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Blackwater]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="457" height="305" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/haiti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Haiti" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/haiti.jpg 457w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/haiti-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 457px) 100vw, 457px" /></p>
<p>Erik Prince, "re" dei mercenari, sotto contratto per garantire la sicurezza a Haiti. Ma i suoi obiettivi sono più ambiziosi... </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="457" height="305" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/haiti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Haiti" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/haiti.jpg 457w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/haiti-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 457px) 100vw, 457px" /></p>
<p>Dopo decenni di instabilità e una serie di colpi di Stato inframmezzati da un fragile processo di costruzione dell’alternativa democratica, la situazione ad Haiti sembra ormai disperata. Nel 2021 il presidente<strong> Jovenel Moïse</strong> è stato ucciso in un raid da uomini armati nella sua residenza privata di Pétion-Ville, un sobborgo della capitale Port-au-Prince. Dalla morte di Moïse, il Paese è amministrato da un Consiglio Presidenziale di Transizione, una sorta di governo provvisorio che dovrebbe traghettare <strong><a href="https://it.insideover.com/storia/haiti-prima-nazione-nera-libera-della-storia-soffocata-in-culla-dallavidita-della-francia.html">Haiti verso le elezioni del 2026.</a></strong> Tuttavia, l’ultimo dei presidenti ad interim nominati dal consiglio, Alix Didier Fils-Aimé, si trova a dover fronteggiare <a href="https://www.amnesty.org/fr/location/americas/central-america-and-the-caribbean/haiti/report-haiti/">una situazione disastrosa</a>: sull’isola mancano i beni primari essenziali, scarseggiano le medicine, oltre un milione di sfollati – su 12 milioni di haitiani – vivono in rifugi di fortuna e <strong>le organizzazioni criminali <a href="https://www.cbsnews.com/news/haiti-massacre-cite-soleil-port-au-prince-gang-violence-un-death-toll/">controllano</a> vaste porzioni del Paese,</strong> fra cui pare ci sia tra l’80% e il 100% del territorio della capitale.</p>



<p>Per contrastare il predominio delle bande criminali, con uno stato al collasso e una polizia male equipaggiata e ormai a ranghi ridotti, il presidente di Haiti Alix Didier Fils-Aimé avrebbe dunque deciso di stringere un accordo commerciale che prevederebbe la cessione della gestione della sicurezza nazionale a<strong> Erik Prince</strong>, un imprenditore statunitense che dal 1996 si occupa di arruolare mercenari per metterli al servizio del miglior offerente. Negli anni Novanta Erik Prince, ex marine, ha fondato la Blackwater, una compagnia privata nota per <a href="https://www.nytimes.com/2010/10/24/world/middleeast/24contractors.html?_r=1&amp;hp">le violenze</a> perpetrate ai danni della popolazione civile durante la guerra in Iraq. A partire dal 2003 la compagnia ha ricevuto <a href="https://www.nytimes.com/2007/10/03/opinion/03iht-edblack.1.7733227.html">una commessa</a> calcolata fra i 320 milioni e il miliardo di dollari per proteggere i principali leader della coalizione militare a guida statunitense presente in Iraq. </p>



<p>Siamo a conoscenza di almeno <a href="https://www.nytimes.com/2007/11/14/world/middleeast/14blackwater.html">un massacro di civili</a> perpetrato dalla compagnia il 16 settembre 2007 a Baghdad, in Piazza Nisour, quando i mercenari aprirono il fuoco sulla folla, <a href="https://www.theguardian.com/world/2012/jun/05/blackwater-guards-lose-appeal-iraq-shooting">uccidendo 17 persone</a> e ferendone almeno altre 20. Quattro mercenari condannati negli Stati Uniti per questo massacro hanno ricevuto <a href="https://www.nytimes.com/2020/12/23/world/middleeast/blackwater-trump-pardon.html">la grazia</a> da Donald Trump al termine del suo primo mandato, nel dicembre 2020. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I contratti di Blackwater</h2>



<p><a href="https://www.vanityfair.com/news/2010/01/blackwater-201001?currentPage=1">I contatti</a> di Erik Prince con l’apparato statale statunitense e con il presidente Donald Trump sono stretti e acclarati. Dal 2001 al 2010, la Central Intelligence Agency (CIA) <a href="https://www.nytimes.com/2007/10/03/opinion/03iht-edblack.1.7733227.html">ha assegnato</a> fino a 600 milioni di dollari in contratti top-secret alla Blackwater e alle sue società affiliate. <strong>La compagnia è diventata la più grande delle tre società di sicurezza private del Dipartimento di Stato,</strong> fornendo 987 guardie per ambasciate e basi all&#8217;estero. Erik Prince ha fatto addirittura costruire un poligono di tiro nella sua proprietà rurale in Virginia per utilizzarlo come centro di addestramento vicino alla sede della CIA a Langley, Virginia. Inoltre, Prince ha ricevuto un certo accesso alla figura del presidente Trump durante il suo primo mandato, essendo il fratello di Betsy DeVos, ministra dell’istruzione fra il 2017 e il 2021, e ha finanziato la campagna elettorale di Donald Trump nel 2016 con <a href="https://www.cbsnews.com/news/report-trump-donor-blackwater-founder-erik-prince-in-secret-meeting-with-russian-close-to-putin/">una donazione</a> privata di 200mila dollari (se consideriamo tutta la famiglia di Prince, la donazione arriva a 10 milioni). </p>



<p>Più di recente, Prince <a href="https://www.nytimes.com/2020/03/07/us/politics/erik-prince-project-veritas.html">è stato accusato</a> dal New York Times di aver reclutato ex agenti dei servizi segreti per infiltrare «le campagne elettorali dei Democratici al Congresso, le organizzazioni sindacali e altri gruppi considerati ostili all&#8217;agenda di Trump». Nel 2025, secondo la rivista Politico, Prince <a href="https://www.politico.com/news/2025/02/25/documents-military-contractors-mass-deportations-022648">avrebbe presentato</a> a Trump un piano per la deportazione di massa dei migranti gestito da società private. </p>



<p>Dopo la fine delle guerre in Iraq e Afghanistan, i reclutatori di mercenari come Prince hanno visto prosciugarsi le entrate in Asia e ora cercano nuovi mercati in America Latina. Prince avrebbe così ricevuto – <a href="https://www.reuters.com/world/americas/blackwater-founder-help-ecuador-do-what-it-takes-gangs-minister-says-2025-03-14/">secondo alcune fonti</a> &#8211; delle commesse dal nuovo presidente dell’Ecuador, il conservatore <strong>Daniel Noboa</strong>, per gestire la lotta al narcotraffico nel Paese, e starebbe formando una compagnia mercenaria per intervenire ad Haiti contro le bande criminali attive sull’isola. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le uccisioni con i droni</h2>



<p>Non è chiaro quale sia il coinvolgimento del Governo statunitense in questa operazione. Ufficialmente non esiste un impegno diretto dell’amministrazione Trump nella formazione di questa compagnia mercenaria ad Haiti. Tuttavia, Rod Joseph, veterano haitiano-americano e titolare di una compagnia di addestramento militare in Florida, <a href="https://www.nytimes.com/2025/05/28/us/haiti-erik-prince-blackwater-gangs.html">ha dichiarato</a> di essere stato contattato da Prince per fornire personale per questa operazione. Inizialmente gli era stato detto che l’operazione si sarebbe svolta sotto la direzione del governo statunitense, ma poi<strong> con il procedere delle trattative è diventata una missione ad ingaggio diretto del governo haitiano</strong>, senza mediazione statunitense. In realtà, Joseph ha espresso preoccupazione per la<strong> mancanza di supervisione USA</strong>. «Se si tratta di un incarico del governo, almeno significa che la compagnia deve rispondere al Congresso. Se è un contratto in proprio, non deve spiegazioni a nessuno». </p>



<p>Prince gli ha recentemente chiesto una lista di veterani da inviare, ma Joseph ha rifiutato poiché si è ritrovato senza garanzie precise sul tipo di missione che sarebbe stata portata avanti da Prince. Joseph ha anche sottolineato che affidarsi a contractor, specie se a farlo sono governi deboli come quello di Haiti, non rafforza le forze locali, ma sostituisce ad esse le attività di agenzie private che non si occupano di sviluppare le competenze in materia di sicurezza delle forze militari e civili locali. In effetti, <strong>in alcuni casi ad Haiti i mercenari hanno più che altro contribuito a generare il caos</strong>: ad esempio, un gruppo di colombiani reclutati da una compagnia statunitense <a href="https://apnews.com/article/haiti-presidential-assassination-moise-colombian-mercenaries-15546fb463ac121b10bbbe74a1acd151">è stato accusato</a> di aver partecipato all’uccisione del presidente Jovenel Moïse nel 2021. </p>



<p>Questo sembra vero ancora oggi. Da marzo scorso agiscono infatti diversi contractor sull’isola, che per lo più contrastano le attività delle bande criminali attraverso l’utilizzo di droni. In realtà, ad oggi non sono stati ancora annunciati arresti o morti di criminali di rilievo. Invece, secondo l’attivista per i diritti umani <strong>Pierre Esperance</strong>, i morti civili a causa dei droni sarebbero almeno 200. Tuttavia, la disperazione ad Haiti è tale che qualsiasi aiuto è benvenuto, anche se questo comporta l’uccisione di civili o il controllo, da parte di una agenzia privata straniera, di porzioni di territorio e di servizi essenziali: una fonte vicina a Prince ha dichiarato infatti che il suo obiettivo sarebbe espandere le attività ad Haiti fino a includere la gestione di dogane, trasporti e riscossione delle imposte, settori in crisi per via della corruzione dilagante e per il disfacimento della burocrazia statale. </p>



<p>Sembra che questo sarà davvero l’esito più probabile della missione dei contractors statunitensi: «le porte sono aperte» <a href="https://www.gazettehaiti.com/node/12261">ha dichiarato</a> Alfred Métellus, ministro haitiano dell’Economia, al giornale <em>Le Nouvelliste</em>. «Tutte le possibilità devono essere considerate. Oggi noi cerchiamo tutti gli haitiani, tutti gli stranieri con esperienza in questo settore che vogliano sostenerci, che vogliano sostenere la polizia e l’esercito, per sbloccare la situazione».</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/erik-prince-e-la-crisi-di-haiti-quando-la-sicurezza-nazionale-diventa-un-affare-privato.html">Erik Prince e la crisi di Haiti: quando la sicurezza nazionale diventa un affare privato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Milei apre al condono fiscale: in Argentina meno controlli per attrarre i capitali nascosti</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/milei-apre-al-condono-fiscale-in-argentina-meno-controlli-per-attrarre-i-capitali-nascosti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2025 15:49:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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<p>«Tuoi i soldi, tua la decisione»: così, facendo il verso al celebre slogan femminista «il mio corpo, lamia scelta», Manuel Adorni, portavoce del Presidente della Repubblica dell’Argentina, ha sintetizzato il nuovo provvedimento ideato da Javier Milei e dal suo ministro dell’economia, l’ultraliberista Luis Caputo. Una sintesi efficace: il Governo di estrema destra argentino capitanato da &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/milei-apre-al-condono-fiscale-in-argentina-meno-controlli-per-attrarre-i-capitali-nascosti.html">[...]</a></p>
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<p>«Tuoi i soldi, tua la decisione»: così, facendo il verso al celebre slogan femminista «il mio corpo, la<br>mia scelta», <strong>Manuel Adorni</strong>, portavoce del Presidente della Repubblica dell’Argentina, ha sintetizzato il nuovo provvedimento ideato da <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/argentina-javier-milei-dichiara-guerra-totale-ai-sindacati.html">Javier Milei</a></strong> e dal suo ministro dell’economia, l’ultraliberista <strong>Luis Caputo</strong>. Una sintesi efficace: il Governo di estrema destra argentino capitanato da Javier Milei, outsider che si definisce un “anarco-capitalista”, ha presentato in una conferenza stampa lo scorso 22 maggio un “Piano di riparazione storica dei risparmi degli argentini”. Un nome ambizioso per una riforma che mira, da un lato, <strong>a iniettare nell’economia locale i dollari fuori dal sistema</strong>, e dall’altro, a smantellare la rete di sorveglianza fiscale costruita negli ultimi vent’anni, soprattutto durante le amministrazioni kirchneriste.</p>



<p>Il piano è stato presentato in conferenza stampa da Milei, Caputo e Adorni, accompagnati per<br>l’occasione dal presidente della Banca Centrale, <strong>Santiago Bausili</strong>, e dal direttore dell’Agenzia delle<br>Entrate e dei Controlli Doganali (ARCA), Juan Pazo. Secondo i più recenti calcoli dell’amministrazione Milei, <strong>si stima che gli argentini abbiano oltre 200 miliardi di dollari fuori dal circuito finanziario formale</strong>, in cassette di sicurezza, proprietà, caveau privati o direttamente «sotto il materasso». Con questo dato come riferimento, Milei ha dichiarato di voler «creare condizioni di fiducia» affinché quel denaro torni a circolare. Secondo <strong>Luis Caputo</strong>, l’alto livello di sviluppo dell’economia informale in Argentina, quella che viene definita “l’economia sommersa” o “in nero”, sarebbe causata dalla grande quantità di tasse imposte sui patrimoni dalle precedenti amministrazioni peroniste e kirchneriste, e dalla regolamentazione della circolazione del denaro, giudicata eccessiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il piano presentato da Milei</h2>



<p>Secondo il Ministro dell’Economia, lo Stato deve «tornare ad avere fiducia nella gente per riconquistare la fiducia della gente nello Stato», e dunque è necessario abolire le regolamentazioni per permettere che «il denaro circoli liberamente: <strong>bisogna smettere di trattare la gente come criminali per impostazione predefinita»</strong>. Il piano, come presentato dall’amministrazione in conferenza stampa, avrà due fasi: un primo decreto presidenziale, per rendere subito effettivo il provvedimento, e un processo più lungo per la trasformazione in legge del decreto presidenziale, demandata ad oggi a un Congresso in cui la maggioranza relativa è nelle mani dei peronisti di Union Por la Patria. Questo secondo passaggio è necessario soprattutto per rendere più complicata una modifica di questo provvedimento a futuri Governi peronisti o comunque non allineati alle posizioni di Milei: <strong>si tratterebbe infatti di modificare la Ley Penal Tributaria e la Ley de Procedimiento Tributario,</strong> due delle principali leggi finanziarie dello Stato argentino, una prova di forza importante per il partito di Javier Milei, che spera di ottenere una solida maggioranza alle elezioni legislative del prossimo ottobre, consolidando così la tenuta del proprio governo.</p>



<p>Il piano messo in campo dall’attuale amministrazione argentina <strong>prevede un generale indebolimento<br>dei controlli statali sulle transazioni bancarie e in contanti</strong>. Come ha dichiarato lo stesso Milei in una intervista televisiva, «se una persona vuole comprarsi una casa da 200.000 dollari con<br>banconote fruscianti, va e paga, e nessuno deve chiedergli nulla». Tra le misure più significative spicca la cancellazione dell’obbligo di segnalare al fisco numerose operazioni quotidiane: <strong>non saranno più tracciati gli acquisti con carte di credito o wallet digitali, i consumi domestici di luce, gas, acqua e telefonia, né le vendite di auto usate o immobili.</strong></p>



<p>Anche i notai e gli amministratori condominiali non dovranno più comunicare periodicamente le operazioni svolte. Parallelamente, sono state drasticamente alzate le soglie oltre le quali scatta l’obbligo di comunicazione per bonifici, <strong>prelievi, saldi bancari o operazioni di investimento</strong>: ad esempio, i trasferimenti bancari saranno segnalati solo oltre i 50 milioni di pesos per le persone fisiche. Inoltre, il tradizionale regime dell’Imposta sul Reddito sarà abolito per le persone fisiche e sostituito con un nuovo sistema basato su fatturato e spese deducibili, automatizzato nei suoi adempimenti. In sostanza, <strong>il contribuente non dovrà più giustificare le proprie spese</strong> né spiegare le variazioni del proprio patrimonio, in un contesto in cui sarà dunque molto più semplice lo spostamento di ingenti somme di denaro da parte di organizzazioni criminali, che potranno immettere indisturbate questo denaro nell’economia argentina per ripulirlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Opposizione all&#8217;attacco</h2>



<p>Proprio a causa di questo ultimo elemento, e della scarsità di controlli previsti dalla manovra di<br><strong>Javier Milei</strong>, questo piano è stato fortemente criticato dalle opposizioni, che ne hanno evidenziato<br>gli aspetti più controversi, fra cui ad esempio <strong>la scarsa volontà, da parte di Milei, di andare a recuperare il grosso dell’evasione fiscale.</strong> Secondo Pablo Anino, economista dell’Università di Buenos Aires, «tra gli economisti sembra esserci un certo consenso: le misure annunciate non avranno un impatto significativo. Secondo dati dell’INDEC (l’Istituto nazionale di statistica argentino), gli argentini — non solo i piccoli risparmiatori, ma anche i grandi imprenditori — <strong>possiedono all’estero attivi finanziari per un totale di 454 miliardi di dollari</strong>. Una cifra enorme, ben superiore all’ammontare del debito estero. Si tratta in gran parte di capitali esportati illegalmente dai grandi gruppi economici e dai cittadini più ricchi del paese, compresi alcuni membri dello stesso team economico dell’attuale governo, come il ministro Luis Caputo, che detiene conti offshore in<br>paradisi fiscali».</p>
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		<title>Criptopolitica: la meme coin $Trump e i nuovi confini del conflitto d’interessi</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/criptopolitica-la-meme-coin-trump-e-i-nuovi-confini-del-conflitto-dinteressi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2025 07:09:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250527083543101_3dffb66f0820884517011290158fe01a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250527083543101_3dffb66f0820884517011290158fe01a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250527083543101_3dffb66f0820884517011290158fe01a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250527083543101_3dffb66f0820884517011290158fe01a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250527083543101_3dffb66f0820884517011290158fe01a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250527083543101_3dffb66f0820884517011290158fe01a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250527083543101_3dffb66f0820884517011290158fe01a-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente Usa Donald Trump ha ospitato una lussuosa cena al suo golf club per promuovere la memecoin $TRUMP.</p>
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<p>Stirling, Virginia, 22 maggio 2025: <strong>Donald Trump</strong> ha incontrato alcune decine di investitori in<br>criptovalute per una lussuosa cena nel golf club di sua proprietà a poche miglia dalla Casa Bianca.<br>Non si tratta di un semplice incontro fra imprenditori, e non solo perché Trump è il Presidente degli<br>Stati Uniti. Il fatto è che gli investitori presenti al Golf Club di Stirling <strong>avevano investito su una<br>specifica criptovaluta, di proprietà dello stesso Donald Trump.</strong></p>



<p>La cena, infatti, è stata organizzata per <strong>promuovere la vendita della memecoin $TRUMP</strong>, lanciata<br>pochi giorni prima dell’insediamento del Presidente. Si tratta di una valuta digitale legata a un<br>meme online, priva di reale funzione se non la speculazione. Di fatto, le <em>$TRUMP coin</em> sono<br>diventate un mezzo per investitori, inclusi molti stranieri, per trasferire fondi alla famiglia Trump:<br>comprando grandi quantità di questa valuta, pagata con dollari americani più che reali, ci si acquista<br>il favore della famiglia Trump e, come nel caso della cena di Stirling, anche un contatto diretto con<br>il Presidente statunitense. Gli effetti di queste forme di finanziamento sono sotto gli occhi di tutti:<br>secondo Chainalysis, solo la criptovaluta $TRUMP ha generato nei mesi del secondo mandato del<br>tycoon <strong>circa 320 milioni di dollari in commissioni</strong>, divisi tra la famiglia Trump e i suoi soci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La cena per promuovere la criptovaluta</h2>



<p>Secondo il sito dedicato all’evento, alla cena sono stati invitati i 220 investitori che hanno<br>acquistato il più alto ammontare di bitcoin $TRUMP. Tra questi, i primi 25 investitori sono stati<br>invitati a una riunione esclusiva con Trump prima della cena al Golf Club, e sempre secondo il sito<br>in questione a loro sarebbe stato anche offerto un VIP Tour della Casa Bianca, il che <strong>ha sollevato<br>critiche e dubbi sui possibili problemi di sicurezza e di fuga di notizie</strong> relative a segreti di Stato che un simile evento potrebbe comportare. Il miliardario cinese <strong>Justin Sun</strong>, proprietario della<br>piattaforma online di criptovalute Tron, ha speso ben 40 milioni per partecipare all’evento in prima<br>fila. «Non vedo l’ora di incontrare il Presidente e di discutere con lui il futuro delle criptovalute», ha<br>dichiarato Sun, rendendo manifesta la volontà di incidere sulle politiche statunitensi in materia di<br>valuta digitale.</p>



<p>Del resto, è stato lo stesso <strong>Donald Trump ad annunciare la volontà di liberalizzare </strong>il più possibile la circolazione delle criptovalute. «La precedente amministrazione vi ha reso la vita un inferno», ha<br>detto Trump agli ospiti della cena, riferendosi alle azioni repressive dell’amministrazione Biden<br>contro le aziende del settore cripto.<strong> I partecipanti alla cena hanno esultato mentre Trump parlava</strong> e hanno applaudito quando il Presidente ha dichiarato che l’amministrazione Biden «stava dando la caccia a tutti. È stata francamente una vergogna». Trump ha invece promesso di cambiare<br>approccio. «C’è molto buon senso nelle criptovalute», ha detto, «e siamo onorati di lavorare per<br>aiutare tutti voi qui presenti».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Proteste dentro e fuori il Congresso</h2>



<p>L’evento ha scatenato le proteste per le strade e anche dentro al Congresso. Fuori dal golf club si<br>sono radunati infatti centinaia di manifestanti che hanno gridato «vergogna, vergogna» agli<br>investitori che si recavano alla cena. <strong>Molti di questi super-ricchi si sono fermati a fare le foto ai<br>manifestanti e a sbeffeggiarli sotto gli occhi della polizia</strong>, mentre altri sono arrivati a bordo di auto<br>futuristiche, con in testa delle maschere da alieno per non essere riconosciuti. Una scena più<br>grottesca che divertente, e che è culminata con l’arrivo scenografico dello stesso Trump a bordo di<br>un elicottero militare. Inoltre, i nomi di molti partecipanti alla cena sono rimasti segreti, il che ha<br>alimentato voci di corridoio su possibili influenze di Paesi stranieri sulla politica statunitense<br>tramite finanziamenti diretti alla famiglia Trump, attraverso il sistema delle criptovalute. Questa è ad<br>esempio la preoccupazione <strong>espressa dal democratico Chris Murphy</strong>: «siamo qui oggi per chiedere al presidente e a chi lo serve di fare una cosa molto semplice: rendere noti i nomi delle persone che<br>saranno presenti», ha dichiarato Murphy. «Anche se pubblicate i nomi, resta comunque un atto di<br>corruzione. Ma almeno permettete agli americani di sapere chi ha comprato l’accesso al Presidente.<br>Pubblicate i nomi. Se non c’è nulla di male, se pensate che sia tutto trasparente, allora cosa state<br>nascondendo?»</p>



<p>Peraltro, a scatenare le proteste di molti cittadini americani non è tanto la forma di questo tipo di<br>eventi, che più che altro restituisce l’immagine di una classe di super-ricchi lontani dalla realtà<br>quotidiana dei comuni mortali, quanto il contenuto di questo tipo di incontri: come ha dichiarato il<br>senatore democratico <strong>Jeff Merkley</strong>, in prima fila durante le proteste, «lo schema cripto di Trump è<br>l’Everest della corruzione. Ho scritto l’End Crypto Corruption Act per porre fine a tutto questo, e<br>per impedire ai membri del Congresso e ai più alti funzionari del governo di partecipare a truffe<br>legate alle criptovalute». A queste affermazioni ha risposto Karoline Leavitt, dell’ufficio stampa<br>della Casa Bianca: «È assurdo che qualcuno insinui che questo presidente stia traendo profitto dalla<br>sua carica», ha dichiarato Leavitt prima che Trump si recasse al golf club. «Questo Presidente ha<br>avuto un successo straordinario prima di rinunciare a tutto per servire pubblicamente il nostro<br>Paese».</p>



<p>Tuttavia, molti aspetti della vicenda rimangono controversi e soggetti a critiche. La senatrice<br><strong>Elizabeth Warren</strong>, volto noto della sinistra Dem, ha affermato che «gli americani ci hanno mandato<br>al Congresso per raddrizzare l’economia, non per aiutare il presidente a trasformare la Casa Bianca<br>in un bancomat cripto con cene private per i suoi principali acquirenti di memecoin. Bisognerebbe<br>scrivere una legge per vietare in modo assoluto al Presidente e alla sua famiglia di trarre profitti da<br>questo tipo di attività, e basta». Un messaggio riportato anche sui tanti cartelli tenuti dai<br>manifestanti, sui quali si poteva leggere <strong>«la nostra democrazia non è in vendita»</strong> e «democrazia, non cleptocrazia»: la paura, comunque anche ad alcuni elementi dissidenti fra i repubblicani, è chel’amministrazione Trump possa trasformarsi – e in parte sia già – in un comitato d’affari che<br>gestisca innanzitutto gli interessi personali del presidente degli Stati Uniti.</p>
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