Il nome di Roque Quagliato, uno dei più importanti allevatori di bestiame del Brasile, è stato per molto tempo sinonimo di deforestazione e politiche ambientali insostenibili, praticate in nome di ingenti profitti: le accuse rivolte alla sua azienda comprendono il disboscamento illegale di terreni a danno degli indigeni dell’Amazzonia e la stipula di contratti di lavoro ai limiti della schiavitù. Tuttavia, a 85 anni compiuti, Quagliato ha deciso di aderire al programma messo in campo nel 2023 dal Governo di Luiz Inácio Lula da Silva per tracciare l’origine e i movimenti di ogni capo di bestiame nello Stato amazzonico del Pará, al confine con la Guyana e il Suriname, nel Nord del Paese.
L’iniziativa, che prevede l’introduzione di microchip per circa 26 milioni di bovini entro il 2027, mira a una tracciabilità completa dell’intera filiera: dalla nascita dell’animale fino alla sua macellazione. Non si tratta solo di un’innovazione tecnica, ma di una svolta politica ed economica per proteggere la più grande area pluviale del pianeta. La deforestazione illegale legata all’allevamento, infatti, è una delle principali minacce per la foresta amazzonica, e il Pará ne è uno degli epicentri.
La Bancada Ruralista nella politica brasiliana
Roque Quagliato è stato per decenni una figura estremamente controversa in Brasile. È solo uno dei grandi allevatori ad essere definito “Re del Bestiame”: l’espressione viene utilizzata per riferirsi ai grandi latifondisti o proprietari di terre e bestiame negli stati agricoli brasiliani, soprattutto nel Mato Grosso, nel Rondônia e nel Pará. Il settore agricolo e zootecnico ha in Brasile fortissimi legami con il mondo politico, e gli interessi dei grandi allevatori sono rappresentati in Parlamento dalla cosiddetta Bancada Ruralista, una lobby di pressione economico-politica che ha fortissimi legami con i partiti più conservatori e, in particolare, con Jair Bolsonaro, l’ex presidente di estrema destra del Brasile. Anche se il partito tradizionale dei latifondisti è la União Democrática Ruralista (Unione Democratica Ruralista, Udr), che si è battuta negli anni per l’ampliamento delle terre arabili a scapito delle politiche di sostenibilità ambientali, negli anni si è avuto un avvicinamento dei grandi allevatori al Partido Liberal di Bolsonaro, simboleggiato dalla nomina a ministro dell’Agricoltura della lobbysta Tereza Cristina nel 2019.
In realtà, anche il Partito dei Lavoratori (Pt), oggi al Governo ed erede delle lotte sociali per la redistribuzione della terra che hanno portato alla caduta della dittatura negli anni Ottanta, ha dovuto fare i conti con questo gruppo parlamentare il cui ruolo economico nel paese è estremamente rilevante. Durante il Governo di Dilma Rousseff, nel 2015, Katia Abreu, una politica molto vicina alle istanze della Bancada Ruralista, aveva giurato come ministro dell’Agricoltura in un Governo a maggioranza del Pt, salvo essere sostituita a distanza di un solo anno dal magnate della soia Blairo Maggi, nominato dal Governo di Michel Temer dopo l’impeachment di Dilma.
Quella fra Roque Quagliato e il Pt è una alleanza quindi in parte inedita, soprattutto perché il piano del Governo Lula lede gli interessi di grandi allevatori che vedono limitata la possibilità di far pascolare il bestiame su terreni disboscati illegalmente. In realtà, secondo fonti del Governo brasiliano, Quagliato avrebbe pagato tutte le multe ricevute per le azioni di disboscamento illegale, e starebbe patteggiando per un’altra causa legale in materia di sfruttamento delle terre, mentre un suo parente starebbe affrontando un processo per aver stipulato contratti di lavoro ai limiti dello schiavismo con alcuni braccianti nelle aziende di Quagliato. Il “Re del Bestiame” non ha commentato queste accuse, che potrebbero essere uno dei motivi che lo hanno spinto a provare ad avvicinarsi al Governo Lula. Invece, ha preferito legare il proprio nome a qualcos’altro: è diventato il volto della spinta a porre rimedio all’allevamento di bovini in Amazzonia, una delle principali cause di deforestazione al mondo.
Una riconversione per la sostenibilità ambientale
La legge, promulgata nel 2023, si propone di tracciare via microchip ed etichette auricolari oltre 26 milioni di capi di bestiame nello Stato brasiliano del Pará, eletto a modello di una nuova modalità di gestione degli allevamenti più attenta alla conservazione dell’ambiente amazzonico. In teoria, il tracciamento dovrebbe impedire che i bovini pascolino in territori disboscati illegalmente. Se gli allevatori dovessero continuare a far pascolare gli animali in aree illegali, la cosa sarebbe rilevata dal tracciamento dell’animale e la pena sarebbe l’esclusione della mandria dalla commercializzazione nei mercati più redditizi come quello europeo.
In realtà, il programma non è esente da ritardi, critiche e lacune. Fino a maggio 2023, dopo quasi due anni dall’avvio del piano, erano stati tracciati soltanto 12.000 capi di bestiame. L’adesione di imprenditori come Quagliaro ha fugato i timori che «ci sarebbe stato un rifiuto generalizzato» della misura, come ha dichiarato Andy Jarvis, che dirige il programma Future of Food presso il Bezos Earth Fund, che ha donato 16,3 milioni di dollari al progetto. «Per il successo di questa iniziativa è necessario che siano gli stessi agricoltori e allevatori a sostenerla». Ma i medi e i piccoli allevatori hanno espresso parecchi dubbi riguardo alla sostenibilità economica delle politiche ambientali del PT. «La cosa ci spaventa parecchio» ha dichiarato Alaion Lacerda, piccolo allevatore dello Stato del Pará. «Per poter riforestare e isolare l’area in modo da essere legale, dovrò ridurre il numero di animali. E questo inciderà negativamente sui miei profitti».
Convincere questi allevatori è ora la sfida più grande che il Governo ha di fronte, e per vincerla sarà necessario migliorare l’efficienza del tracciamento delle mandrie, per offrire un prodotto sicuro agli acquirenti: per ora, infatti, pare che sia possibile seguire i movimenti degli animali solo in brevi tratti, il che permetterebbe agli allevatori di violare la norma quando gli animali non vengono tracciati. «Qualsiasi cosa si voglia controllare, non si può controllare tutto» ha detto Raul Protazio Romao, capo del dipartimento per l’Ambiente dello Stato del Pará. «Sarà necessario implementare progressivamente meccanismi di controllo che si evolvono costantemente e colmano le lacune».
Volontà politica e reazioni dei mercati
Tuttavia, le reazioni dei mercati potrebbero essere estremamente favorevoli all’implementazione della normativa, che potrebbe avere effetti estremamente benefici sul settore del commercio e dell’esportazione della carne, particolarmente vitale per l’economia brasiliana. «Quello che speriamo è che, alla fine, i mercati internazionali offrano al Brasile un prezzo migliore per la carne tracciata» ha detto Roque Quagliato a margine di una recente asta di bestiame a Xinguara, una delle capitali della carne bovina del Pará. Quagliato, infatti, può ricavare ottimi profitti da questa riconversione green della sua industria: l’allevatore punta a esportare sui mercati più costosi ed esigenti in materia sanitaria come gli Stati Uniti, l’Europa e alcune aree dell’Asia, alcuni dei quali acquistano dagli Stati brasiliani ma non dal Pará, almeno in parte a causa delle preoccupazioni sulla salute degli animali e sui legami dell’industria con la deforestazione.
I dati suggeriscono che il mercato premia le mandrie tracciabili. Secondo i dati 2024 dell’Associazione brasiliana degli esportatori di carne bovina, il prezzo medio della carne esportata dal Brasile è inferiore dell’8% rispetto a quello dell’Uruguay, che traccia i bovini individualmente. Questo è dovuto in parte al fatto che l’Uruguay vende gran parte della sua carne all’Unione Europea, che da tempo lavora per liberare le sue catene di approvvigionamento dai legami con la deforestazione e richiede la tracciabilità individuale almeno 90 giorni prima della macellazione del bestiame.
Questi dati economici provenienti dall’estero e la ricettività dei mercati hanno spinto sia i grandi gruppi economici del Brasile sia le Ong a sostenere il progetto nel Pará. Infatti, per ora il progetto ha ottenuto il sostegno sia dell’industria del confezionamento della carne che dei gruppi ambientalisti. La Jbs di San Paolo, il più grande produttore di carne al mondo, finora ha donato al programma 300.000 marchi auricolari per bovini. «Sono ottimista» ha poi dichiarato Marina Guyot, responsabile delle politiche di Imaflora, un’organizzazione no-profit che ha ricevuto una sovvenzione da Bezos per contribuire all’attuazione di queste politiche. «Al momento abbiamo la volontà politica di portare avanti questo progetto, e significa che siamo già a più di metà strada».
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