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La guerra in Ucraina, i dazi, le rivalità tecnologiche tra Usa e Cina, il ritorno di Donald Trump al potere? No: la fame nel mondo, la lotta alla povertà, le disuguaglianze e la necessità di riformare le istituzioni globali multilaterali. In più, se di guerra si parlerà sarà quella di Gaza. L’agenda dettata dal presidente brasiliano Lula per il G20 di Rio de Janeiro del 18 e 19 novembre parlerà dei temi caldi del “Sud Globale” che cerca spazio negli affari internazionali. E non sono temi secondari.

Lula arriva al G20 a due anni dalla sua elezione per un terzo mandato e con una volontà di mettere il Brasile nei principali tavoli globali. Tra i Paesi dei Brics il suo è, assieme all’India, quello potenzialmente in grado di giocare maggiormente da ponte tra le nazioni rivali dell’Occidente, Cina e Russia, il blocco euro-atlantico e le nazioni che aspirano a cercare un ruolo nel mondo.

Dall’Africa alla regione dell’America Latina Brasilia ha sviluppato una forte azione diplomatica fondata su cooperazione allo sviluppo, sostegno alla transizione energetica (che all’Onu a settembre Lula ha rivendicato come “eccellenza” brasiliana) e sull’apertura di un fronte politico per spostare più attenzione verso gli Stati esterni all’Occidente nelle istituzioni internazionali.

Sarà il primo G20 a cui parteciperà l’Unione Africana e Lula proporrà la firma di un trattato globale contro la fame; spingerà, sostenuto dall’economista di sinistra francese Gabriel Zucman che è consulente della presidenza, per inserire nel comunicato finale del summit l’idea di un prelievo del 2% su i patrimoni dei 3mila miliardari più ricchi al mondo; si proporrà l’ampliamento del Consiglio di Sicurezza Onu, più voce per il Sud Globale in Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale.

Inoltre, nota la Chatman House, “potrebbero essere fatti importanti progressi nell’alleggerimento del debito per le nazioni dell’Africa meridionale che si stanno ancora riprendendo dai costi del Covid”, così come saranno proposti dal Brasile “accordi sul riutilizzo dei sussidi ai combustibili fossili per ottenere una transizione energetica più equa”. 

La visione di Lula è quella di una globalizzazione alternativa, terza via tra la Guerra Fredda 2.0 e il sistema post-unipolare che ha prodotto un caos generalizzato nelle periferie del pianeta. Sostenuto dal suo fedele consigliere per la sicurezza nazionale Celso Amorim, Lula alza l’ambizione del suo Brasile. I vincoli alla proiezione politico-diplomatica del gigante latinoamericano non sono pochi, e hanno a che fare innanzitutto con le fragilità politiche interne del Paese, in cui ancora alte sono le tensioni causate dal rifiuto di parte dell’ultradestra della vittoria elettorale di Lula, e con le strutturali problematiche della ridotta diversificazione economica, a cui Brasilia cerca di ovviare anche partecipando a processi globali nel contesto Brics e alla ricerca di un sistema valutario alternativo. La percezione è che siamo all’inizio di fasi di grandi cambiamenti e che il Brasile intenda inserirvisi. Anche facendo del G20 di Rio de Janeiro un pivot per questi processi.

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