Negli ultimi giorni ci sarebbero state nuove pressioni politiche da parte di membri dell’amministrazione Trump nei confronti del Governo messicano: è quanto avrebbero riferito due fonti interne alla Casa Bianca all’agenzia Reuters. Secondo quella che pare una vera e propria fuga di notizie, il segretario di Stato Marco Rubio, accompagnato da alti funzionari del dipartimento di Giustizia, della Homeland Security e del dipartimento del Tesoro, avrebbe chiesto al Governo della presidente Claudia Sheinbaum di indagare formalmente e perseguire politici messicani sospettati di avere legami con il narcotraffico. Secondo almeno due testimoni, i funzionari statunitensi avrebbero anche ventilato l’idea di nominare uno “zar del fentanyl” (sul modello di Tom Homan, definito “zar dei confini”) che si occupi direttamente dei progressi nella lotta contro l’oppioide sintetico e di tenere i collegamenti, in questo contesto, con il Governo messicano, Paese dal quale il fentanyl entra negli USA. Washington ha anche fatto pressioni sul Messico affinché ispezioni in modo più approfondito i cargo diretti negli Stati Uniti alla ricerca di droga, così come è stata sottolineata la necessità di controlli più efficienti dei viaggiatori al confine tra USA e Messico.
La collaborazione USA-Messico e le richieste statunitensi
Le richieste, sollevata da Rubio almeno in tre occasioni, fra cui una riunione con funzionari del Governo messicano, sarebbero finalizzate anche a spingere Claudia Sheinbaum a perseguire politici eletti appartenenti al suo stesso partito, la formazione di centro-sinistra Movimento Rigenerazione Nazionale (Morena) che oggi esprime l’esecutivo messicano. Secondo fonti Reuters, gli Stati Uniti avrebbero sollevato per la prima volta la richiesta durante un incontro a Washington il 27 febbraio, condotto da Rubio e dal ministro degli Esteri messicano Juan Ramon de la Fuente. All’incontro avrebbero partecipato il procuratore generale degli Stati Uniti Pam Bondi e altri funzionari dei dipartimenti della Homeland Security, della Giustizia e del Tesoro. Anche il procuratore generale del Messico Alejandro Gertz e il segretario alla Sicurezza Omar Garcia Harfuch avrebbero partecipato alla riunione, ma dai presenti non è arrivata finora nessuna conferma ufficiale.

In realtà, dei rapporti di collaborazione fra i due Governi per la lotta al narcotraffico già esistono, e sono volti a contrastare l’attività di cartelli della droga come quello di Sinaloa, che producono e raffinano gli stupefacenti in Messico per poi smerciarli oltreconfine, nel più remunerativo mercato statunitense. Ad esempio, alla fine di febbraio il Messico ha inviato negli Stati Uniti 29 esponenti dei cartelli della droga – il più grande passaggio di consegne degli ultimi anni – come gesto di distensione, in seguito alle minacce di Trump di imporre dazi sulle merci messicane.
Il fatto è che per il Governo messicano l’estradizione di cittadini messicani negli USA è un problema politico: da un lato l’estradizione è molto utile ed efficace perché sradica i signori della droga da un territorio che spesso li protegge e nel quale hanno profonde connessioni con economia, politica e società. Dall’altro, però, estradare un grande numero di prigionieri negli Stati Uniti rischia di far apparire debole sia il Governo di Sheinbaum, sia tutto il sistema giudiziario, cosa che i vertici di Morena vogliono evitare a tutti i costi, insieme con il rischio di essere percepiti come una amministrazione fantoccia al servizio del sistema giudiziario e politico statunitense. Dall’altra parte, però, il Governo degli Stati Uniti aumenta la pressione: due delle fonti anonime hanno dichiarato a Reuters che è stata discussa anche la possibilità di accelerare la cattura e/o la deportazione di obiettivi prioritari della Dea e dell’Fbi con la diretta partecipazione di forze di polizia ed esercito statunitensi.
Le accuse ai membri di Morena
Un accordo di questo tipo, oltre ad essere un pericolo a livello di credibilità interna, presenta anche un vero e proprio fattore di rischio politico per Claudia Sheinbaum e la sinistra cardenista messicana. Infatti, fra le persone direttamente accusate dagli Stati Uniti di avere stretti rapporti con il narcotraffico ci sarebbero anche alcuni funzionari eletti appartenenti a Morena, il partito della presidente. Fra questi funzionari, la più nota è Marina del Pilar Avila, governatrice della Bassa California accusata di avere rapporti con il cartello della droga dei Los Rusos, fra i responsabili dello smercio illegale del fentanyl negli Stati Uniti. Avila ha respinto al mittente le accuse: «Affermo categoricamente che è totalmente falsa qualsiasi informazione che cerchi di collegarmi a qualsiasi gruppo della criminalità organizzata», ha dichiarato la governatrice. In questo clima di voci di corridoio mai confermate – anzi, di solito bollate come false dalla stessa ambasciata statunitense in Messico – anche il leader di Morena, Andrés Manuel López Obrador, è stato accusato di aver ricevuto fra i 2 e i 4 milioni di dollari da una serie di organizzazioni criminali come finanziamento per la sua campagna alle presidenziali del 2006. L’accusa, lanciata da ProPublica, è stata rispedita al mittente da Lopez Obrador, che ha accusato le agenzie statunitensi di essere la cabina di regia di una vera e propria macchina del fango contro i politici della sinistra messicana. «È una campagna diffamatoria» ha dichiarato Lopez Obrador, «è negli Stati Uniti, è in Germania, è qui in Messico. Ma dove sono le prove? Come è stato orchestrato tutto questo? Come? Le agenzie del Governo statunitense non ne erano a conoscenza?».

I vertici statunitensi e messicani negano le ingerenze
Per ora il Governo del Messico ha negato qualunque tipo di ingerenza statunitense in quella che viene considerata una questione di politica interna. «È assolutamente falso che negli incontri con il segretario di Stato Rubio o con il suo team al dipartimento di Stato siano state avanzate richieste di indagare, perseguire o estradare qualsiasi funzionario messicano» ha dichiarato Juan Ramón de la Fuente, ministro degli Esteri messicano, in un post su X. Anche da parte statunitense è arrivata a stretto giro una smentita da parte dell’ufficio del Segretario di Stato Marco Rubio, anche se più voci insistono sulla possibilità dello sviluppo di un piano congiunto fra i due Paesi volto a smantellare i cartelli della droga attivi in stati come Sinaloa, Chihuahua o Nuevo Leon.
