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Criptopolitica: la meme coin $Trump e i nuovi confini del conflitto d’interessi

Il presidente Usa Donald Trump ha ospitato una lussuosa cena al suo golf club per promuovere la memecoin $TRUMP.

Stirling, Virginia, 22 maggio 2025: Donald Trump ha incontrato alcune decine di investitori in
criptovalute per una lussuosa cena nel golf club di sua proprietà a poche miglia dalla Casa Bianca.
Non si tratta di un semplice incontro fra imprenditori, e non solo perché Trump è il Presidente degli
Stati Uniti. Il fatto è che gli investitori presenti al Golf Club di Stirling avevano investito su una
specifica criptovaluta, di proprietà dello stesso Donald Trump.

La cena, infatti, è stata organizzata per promuovere la vendita della memecoin $TRUMP, lanciata
pochi giorni prima dell’insediamento del Presidente. Si tratta di una valuta digitale legata a un
meme online, priva di reale funzione se non la speculazione. Di fatto, le $TRUMP coin sono
diventate un mezzo per investitori, inclusi molti stranieri, per trasferire fondi alla famiglia Trump:
comprando grandi quantità di questa valuta, pagata con dollari americani più che reali, ci si acquista
il favore della famiglia Trump e, come nel caso della cena di Stirling, anche un contatto diretto con
il Presidente statunitense. Gli effetti di queste forme di finanziamento sono sotto gli occhi di tutti:
secondo Chainalysis, solo la criptovaluta $TRUMP ha generato nei mesi del secondo mandato del
tycoon circa 320 milioni di dollari in commissioni, divisi tra la famiglia Trump e i suoi soci.

La cena per promuovere la criptovaluta

Secondo il sito dedicato all’evento, alla cena sono stati invitati i 220 investitori che hanno
acquistato il più alto ammontare di bitcoin $TRUMP. Tra questi, i primi 25 investitori sono stati
invitati a una riunione esclusiva con Trump prima della cena al Golf Club, e sempre secondo il sito
in questione a loro sarebbe stato anche offerto un VIP Tour della Casa Bianca, il che ha sollevato
critiche e dubbi sui possibili problemi di sicurezza e di fuga di notizie
relative a segreti di Stato che un simile evento potrebbe comportare. Il miliardario cinese Justin Sun, proprietario della
piattaforma online di criptovalute Tron, ha speso ben 40 milioni per partecipare all’evento in prima
fila. «Non vedo l’ora di incontrare il Presidente e di discutere con lui il futuro delle criptovalute», ha
dichiarato Sun, rendendo manifesta la volontà di incidere sulle politiche statunitensi in materia di
valuta digitale.

Del resto, è stato lo stesso Donald Trump ad annunciare la volontà di liberalizzare il più possibile la circolazione delle criptovalute. «La precedente amministrazione vi ha reso la vita un inferno», ha
detto Trump agli ospiti della cena, riferendosi alle azioni repressive dell’amministrazione Biden
contro le aziende del settore cripto. I partecipanti alla cena hanno esultato mentre Trump parlava e hanno applaudito quando il Presidente ha dichiarato che l’amministrazione Biden «stava dando la caccia a tutti. È stata francamente una vergogna». Trump ha invece promesso di cambiare
approccio. «C’è molto buon senso nelle criptovalute», ha detto, «e siamo onorati di lavorare per
aiutare tutti voi qui presenti».

Proteste dentro e fuori il Congresso

L’evento ha scatenato le proteste per le strade e anche dentro al Congresso. Fuori dal golf club si
sono radunati infatti centinaia di manifestanti che hanno gridato «vergogna, vergogna» agli
investitori che si recavano alla cena. Molti di questi super-ricchi si sono fermati a fare le foto ai
manifestanti e a sbeffeggiarli sotto gli occhi della polizia
, mentre altri sono arrivati a bordo di auto
futuristiche, con in testa delle maschere da alieno per non essere riconosciuti. Una scena più
grottesca che divertente, e che è culminata con l’arrivo scenografico dello stesso Trump a bordo di
un elicottero militare. Inoltre, i nomi di molti partecipanti alla cena sono rimasti segreti, il che ha
alimentato voci di corridoio su possibili influenze di Paesi stranieri sulla politica statunitense
tramite finanziamenti diretti alla famiglia Trump, attraverso il sistema delle criptovalute. Questa è ad
esempio la preoccupazione espressa dal democratico Chris Murphy: «siamo qui oggi per chiedere al presidente e a chi lo serve di fare una cosa molto semplice: rendere noti i nomi delle persone che
saranno presenti», ha dichiarato Murphy. «Anche se pubblicate i nomi, resta comunque un atto di
corruzione. Ma almeno permettete agli americani di sapere chi ha comprato l’accesso al Presidente.
Pubblicate i nomi. Se non c’è nulla di male, se pensate che sia tutto trasparente, allora cosa state
nascondendo?»

Peraltro, a scatenare le proteste di molti cittadini americani non è tanto la forma di questo tipo di
eventi, che più che altro restituisce l’immagine di una classe di super-ricchi lontani dalla realtà
quotidiana dei comuni mortali, quanto il contenuto di questo tipo di incontri: come ha dichiarato il
senatore democratico Jeff Merkley, in prima fila durante le proteste, «lo schema cripto di Trump è
l’Everest della corruzione. Ho scritto l’End Crypto Corruption Act per porre fine a tutto questo, e
per impedire ai membri del Congresso e ai più alti funzionari del governo di partecipare a truffe
legate alle criptovalute». A queste affermazioni ha risposto Karoline Leavitt, dell’ufficio stampa
della Casa Bianca: «È assurdo che qualcuno insinui che questo presidente stia traendo profitto dalla
sua carica», ha dichiarato Leavitt prima che Trump si recasse al golf club. «Questo Presidente ha
avuto un successo straordinario prima di rinunciare a tutto per servire pubblicamente il nostro
Paese».

Tuttavia, molti aspetti della vicenda rimangono controversi e soggetti a critiche. La senatrice
Elizabeth Warren, volto noto della sinistra Dem, ha affermato che «gli americani ci hanno mandato
al Congresso per raddrizzare l’economia, non per aiutare il presidente a trasformare la Casa Bianca
in un bancomat cripto con cene private per i suoi principali acquirenti di memecoin. Bisognerebbe
scrivere una legge per vietare in modo assoluto al Presidente e alla sua famiglia di trarre profitti da
questo tipo di attività, e basta». Un messaggio riportato anche sui tanti cartelli tenuti dai
manifestanti, sui quali si poteva leggere «la nostra democrazia non è in vendita» e «democrazia, non cleptocrazia»: la paura, comunque anche ad alcuni elementi dissidenti fra i repubblicani, è chel’amministrazione Trump possa trasformarsi – e in parte sia già – in un comitato d’affari che
gestisca innanzitutto gli interessi personali del presidente degli Stati Uniti.

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