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	<title>Davide Bartoccini Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 27 Sep 2026 17:39:50 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Davide Bartoccini Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Svezia, Regno Unito, Norvegia: perché gli aerei occidentali spiano la penisola-fortezza di Kola</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/svezia-regno-unito-norvegia-perche-gli-aerei-occidentali-spiano-la-penisola-fortezza-di-kola.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 04:53:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Aerei]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Nato risponde alle attività di Mosca con il graduale innalzamento di una rete di sorveglianza che monitora ogni movimento sospetto. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/svezia-regno-unito-norvegia-perche-gli-aerei-occidentali-spiano-la-penisola-fortezza-di-kola.html">Svezia, Regno Unito, Norvegia: perché gli aerei occidentali spiano la penisola-fortezza di Kola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre gli emissari della Casa Bianca si recavano a Mosca per affrontare un infruttuoso colloquio con il numero uno del Cremlino, gli <strong>aerei spia della Nato</strong>, compreso un RC-135W Rivet Joint dell&#8217;Us Air Force sorvegliava la <strong>penisola di Kola</strong>, la fortezza naturale che accoglie i sottomarini nucleari della Flotta del Nord, l&#8217;insenatura da cui salpano anche le famose <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/navi-sommergibili-droni-subacquei-tutte-le-armi-del-gugi-lo-spionaggio-sottomarino-di-putin.html">navi del GUGI</a> che infestano i mari settentrionali per svolgere le loro misteriose missioni d&#8217;intelligence. E potrebbero diventare vettori, insieme alle ormai famigerate navi della &#8220;<a href="https://it.insideover.com/spionaggio/le-flotte-fantasma-del-cremlino-tra-export-clandestino-e-spionaggio.html">Flotta ombra</a>&#8221; russa, del lancio di droni contro i Paesi della Nato, secondo una sconfessata e fantomatica informativa della CIA che non ha trovato il riscontro di alcune delle maggiori <strong>intelligence europee</strong>, Italia e Francia su tutte.<br><br>La presenza del Rivet Joint americano nei cieli dell&#8217;estremo Nord assume particolare rilievo perché si inserisce in un&#8217;attività di sorveglianza alleata divenuta particolarmente intensa nelle ultime settimane. Il velivolo dell&#8217;Us Air Force, decollato dalla base britannica di RAF Mildenhall, ha raggiunto il <strong>Mare di Barents</strong> e operato a nord della <a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-la-fortezza-nucleare-della-russia-che-affaccia-sullartico.html">penisola di Kola</a>, arrivando a spegnere il transponder visibile ai sistemi civili di tracciamento durante la parte più sensibile della missione. Una volta diretto nuovamente verso occidente, il segnale è ricomparso a nord della penisola norvegese di Varanger. Missioni di questo tipo possono protrarsi per oltre undici ore.</p>



<p>Il Rivet Joint, aereo spia derivato dalla piattaforma Boeing C-135, è equipaggiato con una suite di sensori destinati alla <strong>raccolta SIGINT</strong>, ed è capace di intercettare e analizzare comunicazioni ed emissioni elettroniche. Volando lungo i confini russi può quindi individuare frequenze, localizzare radar e postazioni mobili e contribuire a ricostruire l&#8217;ordine di battaglia elettronico russo senza penetrare nello spazio aereo della Federazione. <em>The Aviationist</em> aveva già evidenziato come le rotte sull&#8217;estremo Nord della Finlandia consentano ai Rivet Joint di avvicinarsi sensibilmente al complesso militare di Murmansk. Oltre all&#8217;RC-135W americano, nelle recenti operazioni attorno a Kola sono stato osservati un <strong>Gulfstream IV S 102B Korpen</strong> dell&#8217;Aeronautica svedese, specializzato nella raccolta d&#8217;intelligence elettronica, un RC-135W britannico e almeno un <strong>P-8A Poseidon</strong> norvegese destinato soprattutto alla sorveglianza marittima e alla guerra antisommergibile. In una delle giornate di maggiore attività il Korpen ha orbitato sulla Lapponia finlandese, mentre il Rivet Joint americano operava sul Mare di Barents: due direttrici che consentivano di osservare contemporaneamente la penisola da Ovest e da Nord.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché proprio Kola</h2>



<p>L&#8217;interesse per Kola è facilmente spiegabile. Nell&#8217;area si concentrano alcune delle installazioni militari più importanti della Federazione Russa: Severomorsk, quartier generale della Flotta del Nord; le basi dei sottomarini nucleari attorno a Gadzhiyevo; e Olenya, utilizzata dai bombardieri strategici Tu-95MS. È da questa regione che i sottomarini russi possono <strong>accedere al Mare di Barents e quindi puntare verso il Nord Atlantico</strong> attraverso il passaggio tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito. Sulla penisola si trova anche Olenya Guba, una delle basi associate al Gugi, il Direttorato principale per la ricerca in acque profonde. È il mondo dei sottomarini speciali, delle unità appoggio e delle navi impiegate nelle operazioni sui fondali marini. L&#8217;autorevole rivista di analisi <em>Janes</em>, come altre importati testate di settore, ha richiamato spesso l&#8217;attenzione sulla base del Direttorato principale per la ricerca in acque profonde, mostrando immagini satellitari nelle quali erano visibili il sottomarino speciale Podmoskovye e la nave Yantar. <br><br>Secondo il ministero della Difesa britannico, ormai convolto in braccio di ferro <em>ai confini del mare</em>, per citare un famoso romanzo di Patrick O&#8217;Brian sulle gesta della Royal Navy, unità riconducibili al Gugi sono state <a href="https://www.ilgiornale.it/news/difesa/royal-navy-caccia-sottomarini-russi-i-cavi-sottomarini-nel-2648985.html">monitorate negli ultimi due anni </a>mentre svolgevano attività sospette in prossimità delle <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/mare-dirlanda-gasdotti-cavi-dati-interconnettori-elettrici-e-una-nave-spia-russa.html">infrastrutture sottomarine critiche</a> nel Mare d&#8217;Irlanda e nei mari del Nord, oltre a transitare nella Manica con una insolita frequenza. In un momento di <strong>rinnovata attività militare russa nell&#8217;Artico</strong>, e di <strong>grandi tensioni ai confini dell&#8217;Europa</strong>, anche ciò che viene acceso per pochi minuti — un radar, una radio o un sistema di difesa aerea — può trasformarsi in un&#8217;informazione preziosa. <br><br>La presenza di questi aerei spia, dunque, anche se possiamo considerare questo epiteto antiquato, dato che sarebbe più corretto definire gli assetti di questo tipo, siano navi come quelle impiegate dal Gugi o gli aerei delle Nato, come piattaforme d&#8217;intelligence che non si limitato a fotografare uno porzione di territorio per mapparlo, come facevano gli Lockheed U-2, ma a spiare i segnali e ottenere informazioni sensibili, ci ricorda come il <strong>livello di allerta sia &#8220;alto&#8221;</strong> e come la Nato stia evidentemente rispondendo alle attività di Mosca con il graduale innalzamento di una rete di sorveglianza che monitora ogni movimento sospetto. Dalle flotta ombra del Mediterraneo, che oggi viene &#8220;monitorata&#8221; anche dalla Difesa italiana, alle basi dei sottomarini nucleari che scompaiono e riappaiono dalle acque ghiacciate all&#8217;imboccatura della penisola di Kola.<br></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Aria, terra e mare: tutte le forze italiane in Arabia Saudita (e quelle che forse se ne vanno)</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/aria-terra-e-mare-tutte-le-forze-italiane-in-arabia-saudita-e-quelle-che-forse-se-ne-vanno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 04:55:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Eurofighter Typhoon]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Missioni militari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1-600x400.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Italia "non è in guerra con gli Houthi" e non vuole rischiare di perdere un altro dei suoi preziosi caccia Eurofighter. Per questo Roma potrebbe aver deciso di dislocare altrove uomini e mezzi dopo l’attacco dei giorni scorsi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/aria-terra-e-mare-tutte-le-forze-italiane-in-arabia-saudita-e-quelle-che-forse-se-ne-vanno.html">Aria, terra e mare: tutte le forze italiane in Arabia Saudita (e quelle che forse se ne vanno)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/image00002-scaled-1-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Italia &#8220;<em>non è in guerra con gli Houthi</em>&#8221; e non vuole rischiare di perdere un altro dei suoi preziosi caccia Eurofighter. Per questo Roma potrebbe aver deciso di <strong>dislocare altrove quattro Eurofighter</strong> e un <strong>Gulfstream G-550 CAEW</strong> basati a Ta’if dopo l’attacco dei giorni scorsi. La scelta potrebbe riflettere la preoccupazione dell&#8217;<strong>Aeronautica Militare</strong> di perdere velivoli preziosi in ulteriori attacchi da parte dei <strong>ribelli Houthi</strong> dello <strong>Yemen </strong>indirizzati verso le basi saudite, che non sembrano essere preparate a rispondere efficacemente agli attacchi, o in ogni caso potrebbero non opporre le difese adeguate a intercettare e abbattere minacce come droni e altri sistemi d&#8217;arma per via della diffusa carenza di missili intercettori. Ciò potrebbe aver spinto il governo di Roma verso la scelta più cauta: rimodulare i contingenti sulla base dei numeri in campo, analizzando le ipotesi di movimentazione dei militari e dei mezzi schierati nel Golfo verso territori più sicuri, o valutare la riduzione dei contingenti interessati. </p>



<p>Secondo quanto riportato, <strong>timori di un’escalation</strong> in Arabia Saudita hanno messo in allarme il governo, richiedendo un vertice che si è tenuto ieri a Palazzo Chigi. Al vertice, presieduto dal sottosegretario <strong>Alfredo Mantovano,</strong> erano presenti il ministro della Difesa, <strong>Guido Crosetto,</strong> e i vertici dell’intelligence e delle Forze Armate. Obiettivo: valutare le opzioni per &#8220;<em>ridurre al minimo i rischi</em>&#8221; per il dispositivo dislocato nelle basi saudite e fare &#8220;<em>tutto ciò che è necessario per assicurare il transito dei cargo italiani attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb</em>&#8220;. Oltre alla valutazione dei rischi riguardo all&#8217;impegno dei militari italiani in alcuni territori del Golfo, è stata affrontata la situazione dello <strong>Stretto di Bab el-Mandeb</strong>, dove sono presenti le navi della <strong>Marina Militare italiana</strong> coinvolte nella <strong>missione Aspides</strong>, dopo che l&#8217;Alta rappresentante UE per la politica estera, <strong>Kaja Kallas</strong>, ha paventato un potenziamento della missione.<br><br>Un precedente <strong>attacco sferrato dall&#8217;Iran</strong> contro la base aerea di Ali Al Salem, in <strong>Kuwait</strong>, aveva causato la <strong>distruzione di un drone MQ-9A Reaper</strong>, o Predator B, e il lieve danneggiamento di un altro caccia Eurofighter a marzo. Il velivolo a pilotaggio remoto faceva parte della flotta di sei Predator B del 32° Stormo dell&#8217;Aeronautica Militare Italiana ed era stato assegnato al <strong>Task Group Araba Fenice </strong>del Comando Nazionale Contingente Aereo Italiano/Task Force Aerea Kuwait per svolgere missioni di <strong>Intelligence, Surveillance and Reconnaissance</strong> nell&#8217;ambito di Prima Parthica, il contributo italiano alla campagna multinazionale contro Daesh in Iraq e Siria. </p>



<p>Il dispositivo comprendeva anche quattro Eurofighter italiani, tutti schierati in Kuwait al momento dell&#8217;attacco. Tre di questi fecero ritorno in Italia pochi giorni dopo, mentre uno, secondo alcune fonti non confermate, avrebbe subito lievi danni. L&#8217;Aeronautica Militare ha perso tre caccia multiruolo Eurofighter, anche noti come EFA-2000 Typhoon, negli ultimi anni, ma solo per incidenti in volo: due in Italia e uno in Australia. In due casi gli incidenti si sono rivelati purtroppo mortali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Task Force tricolori</h2>



<p>Il dispositivo nazionale che si trova attualmente in Arabia Saudita, la <strong>Task Force Air Arabia Saudita</strong>, è stato schierato nella seconda metà di marzo 2026 con fini di &#8220;<em>supporto della difesa aerea dei Paesi partner del Golfo</em>&#8221; &#8211; Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. È costituito da circa 400 militari dell&#8217;Aeronautica Militare posti sotto il comando del Colonnello <strong>Michele Schiavi </strong>e comprende il &#8220;Task Group Argo&#8221;, equipaggiato con E-550A CAEW Gulfstream, <strong>aereo intelligence</strong> dotato di un sistema multi-sensore per l&#8217;allarme precoce, preposto alla sorveglianza aerea e alle funzioni di comando, controllo e comunicazione, come risorsa che consente di rilevare, identificare e tracciare potenziali minacce aeree; il Task Group Typhoon, composto da <strong>quattro caccia multiruolo</strong> Eurofighter F-2000A, impiegati come asset essenziale per la difesa dello spazio aereo assegnato; il <em>Task Group Medal,</em> equipaggiato con un <strong>aereo da trasporto</strong> C-130J/KC-130J.</p>



<p>A questi si aggiunge il <em>Task Group Kuwait</em>, che assume il ruolo di sorveglianza e difesa aerea attraverso un radar AN/TPS-77, e il <em>Task Group C-UAS,</em> dotato dell&#8217;omonimo sistema anti-drone che viene impiegato per il contrasto ai sistemi aerei senza equipaggio di piccole dimensioni. Secondo Fausto Biloslavo, nella penisola arabica sarebbe inoltre schierato &#8220;un contingente terrestre dell&#8217;Esercito Italiano&#8221;, la <em>Task Force Land,</em> che sarebbe dotato di una &#8220;<em>batteria SAMP-T per la difesa antiaerea e antimissile, 1 radar KRONOS, una batteria di artiglieria contraerea SKYNEX</em>&#8220;. Questa <strong>Task Force Land</strong>, secondo la fonte, sarebbe dispiegata tra <strong>Arabia Saudita</strong>, <strong>Bahrein</strong> ed <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>.</p>



<p>Sono altresì presenti nella regione le navi da guerra della Marina Militare italiana che fanno parte dell’<strong>operazione europea ASPIDES</strong>, istituita per garantire la libertà di navigazione e proteggere il traffico mercantile dagli attacchi provenienti dallo Yemen, con un&#8217;area operazioni che comprende in particolare il <strong>Mar Rosso meridionale</strong> e il <strong>Golfo di Aden occidentale</strong>, dove è stato autorizzato &#8220;l<em>’uso della forza per autodifesa e protezione del naviglio mercantile di interesse UE e nazionale</em>&#8220;. Fanno parte del dispositivo la <strong>fregata Bergamini </strong>e i <strong>cacciamine Rimini </strong>e <strong>Crotone</strong>, con un complessivo di 269 militari italiani. Attualmente la missione Aspides, dal greco &#8220;scudo&#8221;, svolge attività di close protection, area protection ed escort. Gli assetti possono neutralizzare minacce rappresentate da missili, droni aerei e navali e imbarcazioni ostili. Attività che espone le nostre unità alla minaccia in crescita rappresentata dai <strong>ribelli yemeniti</strong>, che sembrano avere la ferma intenzione di ottenere un maggiore controllo sulla zona costiere che compete lo Stretto di Bab el-Mandeb per esercitare una pressione politica a livello internazionale, come avviene a Hormuz. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/aria-terra-e-mare-tutte-le-forze-italiane-in-arabia-saudita-e-quelle-che-forse-se-ne-vanno.html">Aria, terra e mare: tutte le forze italiane in Arabia Saudita (e quelle che forse se ne vanno)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Che cosa può succedere se i ribelli Houthi dello Yemen riescono ad abbattere un F-15</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/che-cosa-puo-succedere-se-i-ribelli-houthi-dello-yemen-riescono-ad-abbattere-un-f-15.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 05:10:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[arabia saudita]]></category>
		<category><![CDATA[f-15]]></category>
		<category><![CDATA[yemen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="880" height="494" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/o5gfa-5zLUNiTPRx1vZ1SosScyJXkWXD8i5QIJbWwmD72snnXJZSDujWR2aTPK3GO2PK9KlfyiWQrl1U9q6on3j3_oMSLgBYfyw3VAPRPHXF3t2Xyf1o9LyxS7m2oeGqn89EMdN0PVF9Ly3PQBofXQCDIryWfS2ylSdCasvSEpoNoMHvExGB5_X56XQ4_0So.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/o5gfa-5zLUNiTPRx1vZ1SosScyJXkWXD8i5QIJbWwmD72snnXJZSDujWR2aTPK3GO2PK9KlfyiWQrl1U9q6on3j3_oMSLgBYfyw3VAPRPHXF3t2Xyf1o9LyxS7m2oeGqn89EMdN0PVF9Ly3PQBofXQCDIryWfS2ylSdCasvSEpoNoMHvExGB5_X56XQ4_0So.jpeg 880w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/o5gfa-5zLUNiTPRx1vZ1SosScyJXkWXD8i5QIJbWwmD72snnXJZSDujWR2aTPK3GO2PK9KlfyiWQrl1U9q6on3j3_oMSLgBYfyw3VAPRPHXF3t2Xyf1o9LyxS7m2oeGqn89EMdN0PVF9Ly3PQBofXQCDIryWfS2ylSdCasvSEpoNoMHvExGB5_X56XQ4_0So-300x168.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/o5gfa-5zLUNiTPRx1vZ1SosScyJXkWXD8i5QIJbWwmD72snnXJZSDujWR2aTPK3GO2PK9KlfyiWQrl1U9q6on3j3_oMSLgBYfyw3VAPRPHXF3t2Xyf1o9LyxS7m2oeGqn89EMdN0PVF9Ly3PQBofXQCDIryWfS2ylSdCasvSEpoNoMHvExGB5_X56XQ4_0So-768x431.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/o5gfa-5zLUNiTPRx1vZ1SosScyJXkWXD8i5QIJbWwmD72snnXJZSDujWR2aTPK3GO2PK9KlfyiWQrl1U9q6on3j3_oMSLgBYfyw3VAPRPHXF3t2Xyf1o9LyxS7m2oeGqn89EMdN0PVF9Ly3PQBofXQCDIryWfS2ylSdCasvSEpoNoMHvExGB5_X56XQ4_0So-334x188.jpeg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/o5gfa-5zLUNiTPRx1vZ1SosScyJXkWXD8i5QIJbWwmD72snnXJZSDujWR2aTPK3GO2PK9KlfyiWQrl1U9q6on3j3_oMSLgBYfyw3VAPRPHXF3t2Xyf1o9LyxS7m2oeGqn89EMdN0PVF9Ly3PQBofXQCDIryWfS2ylSdCasvSEpoNoMHvExGB5_X56XQ4_0So-600x337.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 880px) 100vw, 880px" /></p>
<p>L'eventuale abbattimento dell’F-15 assume, nel contesto, una rilevanza che supera la perdita del singolo velivolo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/che-cosa-puo-succedere-se-i-ribelli-houthi-dello-yemen-riescono-ad-abbattere-un-f-15.html">Che cosa può succedere se i ribelli Houthi dello Yemen riescono ad abbattere un F-15</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="880" height="494" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/o5gfa-5zLUNiTPRx1vZ1SosScyJXkWXD8i5QIJbWwmD72snnXJZSDujWR2aTPK3GO2PK9KlfyiWQrl1U9q6on3j3_oMSLgBYfyw3VAPRPHXF3t2Xyf1o9LyxS7m2oeGqn89EMdN0PVF9Ly3PQBofXQCDIryWfS2ylSdCasvSEpoNoMHvExGB5_X56XQ4_0So.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/o5gfa-5zLUNiTPRx1vZ1SosScyJXkWXD8i5QIJbWwmD72snnXJZSDujWR2aTPK3GO2PK9KlfyiWQrl1U9q6on3j3_oMSLgBYfyw3VAPRPHXF3t2Xyf1o9LyxS7m2oeGqn89EMdN0PVF9Ly3PQBofXQCDIryWfS2ylSdCasvSEpoNoMHvExGB5_X56XQ4_0So.jpeg 880w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/o5gfa-5zLUNiTPRx1vZ1SosScyJXkWXD8i5QIJbWwmD72snnXJZSDujWR2aTPK3GO2PK9KlfyiWQrl1U9q6on3j3_oMSLgBYfyw3VAPRPHXF3t2Xyf1o9LyxS7m2oeGqn89EMdN0PVF9Ly3PQBofXQCDIryWfS2ylSdCasvSEpoNoMHvExGB5_X56XQ4_0So-300x168.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/o5gfa-5zLUNiTPRx1vZ1SosScyJXkWXD8i5QIJbWwmD72snnXJZSDujWR2aTPK3GO2PK9KlfyiWQrl1U9q6on3j3_oMSLgBYfyw3VAPRPHXF3t2Xyf1o9LyxS7m2oeGqn89EMdN0PVF9Ly3PQBofXQCDIryWfS2ylSdCasvSEpoNoMHvExGB5_X56XQ4_0So-768x431.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/o5gfa-5zLUNiTPRx1vZ1SosScyJXkWXD8i5QIJbWwmD72snnXJZSDujWR2aTPK3GO2PK9KlfyiWQrl1U9q6on3j3_oMSLgBYfyw3VAPRPHXF3t2Xyf1o9LyxS7m2oeGqn89EMdN0PVF9Ly3PQBofXQCDIryWfS2ylSdCasvSEpoNoMHvExGB5_X56XQ4_0So-334x188.jpeg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/o5gfa-5zLUNiTPRx1vZ1SosScyJXkWXD8i5QIJbWwmD72snnXJZSDujWR2aTPK3GO2PK9KlfyiWQrl1U9q6on3j3_oMSLgBYfyw3VAPRPHXF3t2Xyf1o9LyxS7m2oeGqn89EMdN0PVF9Ly3PQBofXQCDIryWfS2ylSdCasvSEpoNoMHvExGB5_X56XQ4_0So-600x337.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 880px) 100vw, 880px" /></p>
<p>Il 15 settembre i ribelli <strong>Houthi</strong> dello Yemen hanno dichiarato di aver <strong>abbattuto un F-15</strong> della Royal Saudi Air Force nei cieli di Ma’rib, utilizzando un missile terra-aria che si ritiene essere di “fabbricazione locale”. Secondo la versione diffusa dagli yemeniti, il caccia stava effettuando attacchi a sostegno delle forze appoggiate dall’Arabia Saudita. Il giorno seguente, il centro media di <em>Ansar Allah</em> ha diffuso alcuni filmati e fotografie del momento dell’ingaggio e dei rottami che sarebbero riconducibili a un caccia di quarta generazione avanzata <strong>F-15SA Advanced Eagle </strong>dell’<em>Al-Quwwat al-Jawwiyya al-Sa’udiyya</em>, la forza aerea dell’Arabia Saudita, che non ha ancora confermato ufficialmente la perdita del caccia e dei due piloti che sarebbero stati presenti a bordo. L’abbattimento del caccia saudita si inserisce inoltre in una fase di nuova e violenta escalation del conflitto che sta investendo l’intero Medio Oriente e mettendo in serio pericolo il commercio globale, a causa del possibile controllo da parte dell’Iran e del suo proxy in Yemen dei due <strong>choke-point strategici</strong> di Hormuz e Bab el-Mandeb.</p>



<p>Le immagini, seppure ancora soggette ad <a href="https://www.bbc.com/news/articles/c8vgy3p6k3y9o">analisi e riscontri</a>, sembrerebbero non lasciare troppo spazio al dubbio: gli Houthi possiedono le armi e le capacità logistiche per abbattere un caccia avanzato. Questo rappresenterebbe un significativo <strong>salto di qualità nelle capacità di difesa aerea della milizia sostenuta dall’Iran, </strong>e comporta un rischio non trascurabile anche per il dispositivo dell’Operazione Aspides guidata dalla fregata Bergamini della nostra Marina Militare.</p>



<p>I rottami mostrati dagli Houthi presentano tuttavia diversi elementi riconducibili a un velivolo saudita, a cominciare dalla bandiera del Regno chiaramente visibile sulla deriva. Secondo l’analisi di Janes, alcuni particolari del relitto, comprese le caratteristiche aperture associate al Digital Electronic Warfare System/Common Missile Warning System (DEWS/CMWS), permetterebbero di identificare l’<strong>Advanced Eagle</strong>, la versione più moderna dell’Eagle attualmente in servizio con l’Al-Quwwat al-Jawwiyya al-Sa’udiyya. Alcune ricostruzioni <em>open source</em> hanno inoltre associato i rottami alla <strong>matricola 5529</strong>, appartenente a un F-15SA biposto fotografato ancora integro nel febbraio 2026. L’identificazione numerica richiede però maggiore prudenza, dal momento che altre fonti hanno riportato numeri differenti. Più significativa appare invece la geolocalizzazione delle immagini: la CNN è riuscita a collocare il luogo mostrato nei filmati proprio nella <strong>provincia di Ma’rib</strong>, dove gli Houthi sostengono sia avvenuto l’abbattimento.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="821" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-18-alle-17.21.49-1024x821.jpg" alt="" class="wp-image-529983" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-18-alle-17.21.49-1024x821.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-18-alle-17.21.49-300x241.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-18-alle-17.21.49-768x616.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-18-alle-17.21.49-600x481.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-18-alle-17.21.49.jpg 1304w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p>Ciò che rimane da capire è quale tipo di arma sia stata impiegata dagli Houthi per colpire uno dei caccia più avanzati dell’arsenale saudita. Il portavoce militare degli Houthi, <strong>Yahya Saree</strong>, si è limitato a parlare di un missile superficie-aria di produzione locale, senza fornire una designazione. Un precedente particolarmente interessante riguarda il <strong>Thaqib-2</strong>, denominazione Houthi dell’R-27, missile aria-aria di origine sovietica trasformato in un’arma superficie-aria. <em>Janes</em> documentò che già nel marzo 2018 Ansar Allah aveva pubblicato il filmato di un R-27 lanciato da terra contro un F-15 saudita. Gli Houthi attribuiscono al Thaqib-2, nella configurazione SAM, una portata di circa 15 chilometri e una quota massima d’ingaggio nell’ordine degli 8 chilometri. </p>



<p>Non è l’unica possibilità. Nell’arsenale Houthi compare anche il <strong>Fater-1</strong>, derivato dal missile 3M9 del sistema sovietico 2K12 Kub/Kvadrat, noto in Occidente come SA-6 Gainful. Il sistema era già presente nell’inventario delle forze armate yemenite prima della guerra e gli Houthi ne hanno recuperato e rimesso in servizio alcuni elementi. Nel 2019 il CENTCOM attribuì proprio a un SA-6 l’abbattimento di un MQ-9 Reaper americano sullo Yemen. Un’analisi del filmato ha rilevato che tra il lancio del missile e l’intercettazione trascorrerebbero circa 24 secondi, durante i quali l’F-15 effettua manovre evasive e rilascia contromisure prima di essere apparentemente raggiunto. È un elemento interessante, ma insufficiente per attribuire l’abbattimento a uno specifico sistema. Allo stato attuale, dunque, Thaqib-2/R-27, Fater-1 e un eventuale sistema di derivazione iraniana devono essere considerati possibilità e non identificazioni certe dell’arma utilizzata. <strong>Secondo la versione di Ansar Allah, l’F-15 stava conducendo operazioni contro le forze Houthi </strong>a sostegno delle unità yemenite appoggiate da Riad quando è stato intercettato. </p>



<p>Altri caccia inviati successivamente nell’area sarebbero stati a loro volta ingaggiati dalle difese antiaeree e costretti ad allontanarsi, circostanza che rimane però una rivendicazione degli stessi Houthi. L’<strong>aviazione saudita </strong>avrebbe <strong>condotto oltre 450 raid</strong> in una sola settimana utilizzando principalmente <strong>F-15</strong> e <strong>Typhoon</strong>, mentre Ansar Allah continua a impiegare missili e droni contro infrastrutture militari ed energetiche saudite, comprese quelle nell’area di Khamis Mushait e Yanbu.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una capacità militare che si rafforza</h2>



<p>La provincia di Ma’rib rappresenta uno dei punti nevralgici dello scacchiere, avendo conservato una notevole importanza economica e strategica, e le forze yemenite sostenute da Riyad stanno tentando di contenere l’<strong>avanzata Houthi</strong> proprio grazie anche all’appoggio dell’aviazione saudita. Parallelamente Ansar Allah ha consolidato le proprie posizioni lungo la costa del Mar Rosso e nell’area di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo, trasformando progressivamente una guerra terrestre yemenita in una minaccia capace di proiettarsi sulle rotte internazionali. È in questo contesto che l’eventuale abbattimento dell’F-15 assume una rilevanza che supera la perdita del singolo velivolo. Una capacità Houthi di creare anche soltanto bolle locali e temporanee di interdizione antiaerea potrebbe complicare le operazioni delle forze chiamate ad agire sopra lo Yemen e nelle immediate vicinanze delle zone controllate da Ansar Allah. </p>



<p>E indirettamente riguarda anche il dispositivo occidentale schierato nel <strong>Mar Rosso</strong> e a <strong>Bab el-Mandeb</strong>. Per la missione europea Aspides, alla quale partecipa la Marina Militare italiana, il consolidamento delle capacità militari Houthi rappresenta infatti un ulteriore elemento da tenere in considerazione. Non perché il missile utilizzato contro l’F-15 costituisca automaticamente una minaccia per una fregata in navigazione, ma perché l’episodio mostra quanto sia diventato articolato l’arsenale a disposizione del movimento: missili balistici e antinave, droni d’attacco e, apparentemente, una componente di difesa aerea capace di contendere almeno porzioni dello spazio aereo anche a velivoli da combattimento avanzati.</p>



<p>Se l’abbattimento dell’F-15SA sarà definitivamente confermato, sarà quindi qualcosa di più della perdita di un caccia saudita. Sarà la dimostrazione che nei cieli dello Yemen la superiorità tecnologica non garantisce più necessariamente la libertà di operare senza rischi.</p>



<p>A margine è interessante notare come in concomitanza di questo abbattimento gli <strong>Stati Uniti</strong> abbiano dichiarato di essere pronti ad autorizzare la <strong>vendita di 48 caccia di quinta generazione F-35 all’Arabia Saudita</strong>. Washington aveva tenuto “in sospeso la decisione” per una serie di ragioni, tra cui spiccava, come sempre in questi casi, una “questione di intelligence”. Gli analisti del Pentagono avevano espresso le loro riserve temendo che i cinesi potessero entrare in possesso dei “<strong>segreti</strong>” dell’F-35 attraverso il canale saudita; mentre lo <strong>Stato d’Israele</strong> aveva esposto la sua contrarietà, asserendo che l’Arabia Saudita non dovrebbe possedere un “sistema così sofisticato” che potrebbe “<em>accrescere la forza di un paese arabo</em>”. Entrambe le ragioni devono essere passate in secondo piano di fronte alla necessità della Casa Bianca di trasmettere un messaggio in favore di Riad, dopo aver respinto ripetutamente le richieste di aiuto saudite per strike contro gli Houthi.</p>
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			</item>
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		<title>Un nuovo Defender per l&#8217;esercito di Sua Maestà: arriva la serie dei Lupi</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/un-nuovo-defender-per-lesercito-di-sua-maesta-arriva-la-serie-dei-lupi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 05:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Regno unito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1053" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/JLR_Defender_Wolf_SeriesII_Trials_Tactical__11-e1789734457500.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/JLR_Defender_Wolf_SeriesII_Trials_Tactical__11-e1789734457500.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/JLR_Defender_Wolf_SeriesII_Trials_Tactical__11-e1789734457500-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/JLR_Defender_Wolf_SeriesII_Trials_Tactical__11-e1789734457500-1024x562.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/JLR_Defender_Wolf_SeriesII_Trials_Tactical__11-e1789734457500-768x421.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/JLR_Defender_Wolf_SeriesII_Trials_Tactical__11-e1789734457500-1536x842.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/JLR_Defender_Wolf_SeriesII_Trials_Tactical__11-e1789734457500-600x329.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo l’annuncio del ritiro della venerabile flotta dell’Esercito britannico, Defender torna sul mercato militare presentando le nuove varianti Wolf per entrare nella gara d’appalto per il prossimo Light Mobility Vehicle</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/un-nuovo-defender-per-lesercito-di-sua-maesta-arriva-la-serie-dei-lupi.html">Un nuovo Defender per l&#8217;esercito di Sua Maestà: arriva la serie dei Lupi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1053" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/JLR_Defender_Wolf_SeriesII_Trials_Tactical__11-e1789734457500.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/JLR_Defender_Wolf_SeriesII_Trials_Tactical__11-e1789734457500.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/JLR_Defender_Wolf_SeriesII_Trials_Tactical__11-e1789734457500-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/JLR_Defender_Wolf_SeriesII_Trials_Tactical__11-e1789734457500-1024x562.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/JLR_Defender_Wolf_SeriesII_Trials_Tactical__11-e1789734457500-768x421.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/JLR_Defender_Wolf_SeriesII_Trials_Tactical__11-e1789734457500-1536x842.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/JLR_Defender_Wolf_SeriesII_Trials_Tactical__11-e1789734457500-600x329.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo l&#8217;annuncio del ritiro della <a href="https://www.ilgiornale.it/news/automotive/l-esercito-sua-maest-dice-addio-land-rover-oltre-70-anni-2642381.html">venerabile flotta</a> di jeep Land Rover dell&#8217;Esercito britannico, Defender torna sul mercato militare presentando le nuove varianti <strong>Wolf Series II</strong> per entrare nella gara d&#8217;appalto relativa ai veicoli per la mobilità leggera, o <strong>Light Mobility Vehicle</strong> (LMV), richiesti dal British Army. <br><br>Le tre varianti Wolf Series II <a href="https://media.jlr.com/corporate/news/2026/09/defender-unveils-three-new-wolf-series-ii-variants-defence-show">svelate da Defender </a>sono destinate a soddisfare il programma del Ministero della Difesa britannico per i <strong>veicoli a mobilità leggera</strong>, introducendo le configurazioni Tactical Mobility Vehicle, Mono-Tactical Mobility Vehicle e Utility Vehicle e rispondendo in questo modo alle &#8220;<strong>esigenze</strong>&#8221; della <strong>Difesa del Regno Unito</strong> in materia di mobilità leggera, creando al contempo una famiglia di piattaforme rivolta agli altri partner della NATO che potrebbero affidarsi alla rodata piattaforma 4&#215;4.</p>



<p>Il programma LMV della Difesa punta infatti a rinnovare una parte essenziale della flotta di veicoli leggeri britannici attraverso l&#8217;adozione di una piattaforma comune, adattabile a differenti ruoli come lo sono stati i Defender <strong>Series I, II</strong> e<strong> III</strong>, seguiti dalle&nbsp;<strong>Land Rover 90 e 110</strong> derivate dall’iconico fuoristrada progettato da&nbsp;<strong>Maurice Wilks</strong>&nbsp;nel 1947,&nbsp;che hanno di fatto &#8220;<em>costituito la spina dorsale delle forze armate britanniche</em>&#8221; e dell&#8217;Alleanza Atlantica dal 1949 per tutta la durata della <strong>Guerra Fredda</strong>. Per continuare a servire le forze armate di Sua maestà, Defender ha perciò deciso di proporre la Wolf Series II. Sperando di renderla l&#8217;erede dei precedenti Land Rover militari.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="633" height="485" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/imagesS32s3.jpeg" alt="" class="wp-image-529974" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/imagesS32s3.jpeg 633w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/imagesS32s3-300x230.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/imagesS32s3-600x460.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 633px) 100vw, 633px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Una delle prime versioni delle &#8220;Landy&#8221; in servizio nelle forze aviotrasportate britannici</em></figcaption></figure>
</div>


<p>La nuova Wolf Series II nasce sull&#8217;architettura D7x di Defender e adotta una <strong>struttura monoscocca</strong>, abbandonando il telaio separato che caratterizzava le precedenti generazioni di Land Rover destinate all&#8217;uso militare. Secondo quanto dichiarato dal costruttore, la struttura garantisce una rigidità torsionale di 29 kNm per grado ed è stata sottoposta a oltre 62mila test di validazione ingegneristica. A livello di specifiche, tutte le varianti condividono un motore diesel a sei cilindri da 250 CV e 576 Nm di coppia, compatibile con carburanti NATO. L&#8217;altezza minima da terra raggiunge i 293 millimetri, mentre la capacità di guado arriva a 900 millimetri. <strong>L&#8217;autonomia dichiarata è invece di 938 chilometri con un singolo pieno.</strong> </p>



<p>Su questa <strong>base comune</strong> vengono sviluppate configurazioni destinate a differenti esigenze di mobilità. Il <em>Mono-Tactical Mobility Vehicle</em> deriva dal Defender 110, può trasportare quattro occupanti e dispone di una capacità di carico di 1.000 chilogrammi, alla quale si aggiunge la possibilità di trainare rimorchi frenati fino a 3.500 chilogrammi. L&#8217;<em>Utility Vehicle</em> sfrutta invece la piattaforma più lunga del Defender 130, portando la capacità di carico a 2.000 chilogrammi e mantenendo una capacità di traino frenato di 3.000 chilogrammi. Entrambe le configurazioni adottano un sistema di sospensioni pneumatiche e a molle e sono compatibili con il trasporto interno a bordo degli elicotteri pesanti CH-47 Chinook.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Wolf per ogni missione</h2>



<p>Oltre alle tre varianti appena presentate nella Wolf Series, Defender ha pensato di ampliare la sua proposta con le configurazioni <em>General Purpose Vehicle</em>, <em>Command and Control Vehicle</em> e <em>Battlefield Ambulance</em>. L&#8217;obiettivo, in questi casi, è sempre quello di sfruttare la stessa cellula di base per sviluppare diversi veicoli con <strong>differenti profili di missione</strong>, evitando di ricorrere a famiglie di veicoli separate e offrendo un vantaggio concreto a livello industriale. La standardizzazione può inoltre tradursi, quando si parla di operatori militari, in <strong>minori esigenze di manutenzione </strong>e <strong>addestramento</strong>, mantenendo al tempo stesso la possibilità di adattare ciascuna configurazione allo specifico compito operativo. La scommessa di Defender punta in breve a una sola piattaforma, con diverse configurazioni e una logistica comune per rispondere a esigenze operative differenti di un esercito che ha fatto affidamento per oltre mezzo secolo sull&#8217;affidabile <em>Landy</em>. Confidando di riscuotere ancora la fiducia del Ministero della Difesa. <br><br>Se Wolf Series II riuscirà ad <strong>affermarsi nella gara di appalto prevista dal programma LMV</strong>, il celebre 4&#215;4 britannico potrebbe tornare a occupare un ruolo di primo piano nelle Forze armate di Sua maestà, raccogliendo il testimone di <strong>uno dei veicoli militari più iconici della storia</strong>. Un mezzo che per decenni hanno accompagnato i soldati britannici, e non solo, nei principali teatri operativi del mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/un-nuovo-defender-per-lesercito-di-sua-maesta-arriva-la-serie-dei-lupi.html">Un nuovo Defender per l&#8217;esercito di Sua Maestà: arriva la serie dei Lupi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Space Force ha schierato la sua prima arma in orbita: gli USA si preparano alle Guerre Stellari</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-space-force-ha-schierato-la-sua-prima-arma-in-orbita-gli-usa-si-preparano-alle-guerre-stellari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 06:21:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1673" height="1050" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/High_Ground_Intercept.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/High_Ground_Intercept.jpg 1673w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/High_Ground_Intercept-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/High_Ground_Intercept-1024x643.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/High_Ground_Intercept-768x482.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/High_Ground_Intercept-1536x964.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/High_Ground_Intercept-600x377.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1673px) 100vw, 1673px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti possiedono armi per il "controllo spaziale". Serviranno a proteggere le forze statunitensi e quelle congiunte da "azioni ostili", conferendo a Washington una nuova capacità offensiva nel quarto dominio</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-space-force-ha-schierato-la-sua-prima-arma-in-orbita-gli-usa-si-preparano-alle-guerre-stellari.html">La Space Force ha schierato la sua prima arma in orbita: gli USA si preparano alle Guerre Stellari</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1673" height="1050" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/High_Ground_Intercept.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/High_Ground_Intercept.jpg 1673w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/High_Ground_Intercept-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/High_Ground_Intercept-1024x643.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/High_Ground_Intercept-768x482.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/High_Ground_Intercept-1536x964.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/High_Ground_Intercept-600x377.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1673px) 100vw, 1673px" /></p>
<p>Non è l&#8217;inizio di un romanzo di Robert Anson Heinlein come <em>Starship Troopers,</em> ma la realtà dei nostri tempi: il <strong>segretario del Dipartimento dell&#8217;Air Force </strong>degli Stati Uniti, <strong>Troy Meink</strong>, ha dato conferma dell&#8217;esistenza di una vera <a href="https://www.spaceforce.mil/News/Article-Display/Article/4601219/secaf-announces-on-orbit-space-control-weapons/">arma spaziale</a>. Gli americani ne dispongono, e forse è già in orbita. Servirà a proteggere le forze statunitensi e quelle congiunte da &#8220;<a href="https://it.insideover.com/spazio/le-guerre-stellari-di-putin-mosca-ha-circondato-nello-spazio-il-satellite-piu-importante-per-kiev.html">azioni ostili</a>&#8220;, conferendo a Washington &#8211; per la prima volta nella storia &#8211; una capacità offensiva nel quarto dominio, lo spazio, anche a costo di entrare in contrasto con tutte le convenzioni e le intese internazionali che hanno sempre stabilito come lo <strong>spazio extra-atmosferico</strong> dovesse essere <strong>utilizzato &#8220;esclusivamente per scopi pacifici</strong>&#8220;, e dunque non essere soggetto alla militarizzazione.</p>



<p>Dopo anni di accuse rivolte contro la <strong>Federazione Russa </strong>e la <strong>Repubblica Popolare Cinese</strong> &#8211; che hanno lanciato nuove costellazioni di &#8220;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/difesa/americani-aumentano-i-loro-occhi-cielo-2377272.html">satelliti spia</a> e <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/linconsueta-attivit-dei-satelliti-cinesi-senza-2324460.html#:~:text=I%20satelliti%20cinesi%20noti%20come,piattaforme%20%22anti%2Dsatellite%22.">fast-mover</a>&#8221; che si ritiene possano essere armati con laser e sistemi di disturbo, e avrebbero compiuto manovre &#8220;non professionali&#8221;, spiando e mettendo a rischio i satelliti statunitensi e della NATO &#8211; gli Stati Uniti hanno dichiarato di disporre di &#8220;sistemi spaziali di controllo in grado di <em><a href="https://georgetownsecuritystudiesreview.org/2021/04/07/european-militaries-join-the-u-s-in-space/">proteggere le forze congiunte</a> </em>da azioni ostili&#8221; che sono stati affidati alla Space Force dell&#8217;<strong>US Space Command</strong>, o SPACECOM. Tali sistemi mirano a ottenere la superiorità nel dominio spaziale, per garantirne il controllo e consentire agli Stati Uniti di esercitare un vantaggio sulle altre superpotenze che hanno accesso allo spazio, innescando, o meglio, accelerando, una <strong>nuova corsa agli armamenti </strong>che potrebbe portare non solo a un aumento significativo del numero di satelliti armati nello spazio, ma a tensioni che potrebbero sfociare in un’escalation e assumere le dimensioni di una vera e propria <em><a href="https://it.insideover.com/difesa/il-prossimo-scontro-con-cina-e-russia-nello-spazio-con-battaglie-tra-satelliti.html">Guerra Stellare</a></em>. Con ovvie ricadute su tutti i domini che competono alla nostra atmosfera terrestre.</p>



<p>Le caratteristiche di queste armi non sono ancora state divulgate. Non è chiaro se i &#8220;<strong>guardiani</strong>&#8221; &#8211; così si chiamano tra loro i membri della Space Force degli Stati Uniti &#8211; potranno <strong>colpire cineticamente</strong> o limitarsi a <strong>interferire a livello di spettro elettromagnetico</strong>; se siano dotate, come riportano su <em>The War Zone</em>, di sistemi che possono consentire a un <strong>satellite definito &#8220;killer&#8221;</strong> di danneggiare o distruggere un satellite avversario attraverso braccia meccaniche prensili, getti per influire sul funzionamento dei pannelli solari o altre armi cinetiche, ma gli esperti già concordano sui rischi e le possibili conseguenze che la dichiarazione del segretario Meink può comportare.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Gli Stati Uniti possiedono “armi di controllo spaziale”. La dichiarazione del segretario dell’Aeronautica Usa, Troy Meink, preoccupa gli esperti: potrebbe condurre le grandi potenze verso un confronto per ottenere la superiorità del quarto dominio. <a href="https://t.co/1yN945V71d">pic.twitter.com/1yN945V71d</a></p>&mdash; Davide B. (@DBinTweet) <a href="https://x.com/DBinTweet/status/2100595024530457024?ref_src=twsrc%5Etfw">September 17, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Dopo la conferenza &#8220;<em>Air, Space and Cyber</em>&#8221; che si è tenuta a National Harbor, nel Maryland, occasione in cui è stata rivelata l&#8217;esistenza della nuova arma che verrà impiegata per il &#8220;<strong>controllo dello spazio</strong>&#8220;, un funzionario statunitense che ha preferito rimanere anonimo ha spiegato al Washington Post che le capacità del nuovo sistema d&#8217;arma nelle mani della Space Force potrebbero includere l&#8217;abbattimento di un satellite nemico qualora questo venisse utilizzato per prendere di mira truppe americane o un satellite statunitense. Una capacità che si andrebbe ad aggiungere a quella che si prefigge la rete di missili spaziali concepiti come parte del futuro sistema di difesa missilistica &#8220;Golden Dome&#8221; degli Stati Uniti. Una nuova generazione di <strong>ASAT</strong>, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/storia/guerre-stellari-dei-caccia-stelle-e-strisce-che-si-2464560.html">intercettori antisatellite</a> a lancio diretto con un impiego simile ai sistemi d&#8217;arma aviolanciati che sono stati testati in passato.</p>



<p>Per Meink il controllo del quarto dominio ha assunto una chiara importanza in &#8220;un&#8217;ottica di <strong>deterrenza</strong>&#8220;. La nuova arma servirà a &#8220;difendere le forze statunitensi da azioni ostili degli avversari&#8221;, senza fare riferimento ad azioni offensive; sono state tuttavia le dichiarazioni del<strong> generale Dan Caine</strong>, capo dello Stato Maggiore Congiunto degli Stati Uniti, a dare una sfumatura diversa alla postura spaziale del Pentagono. Per il generale Caine le truppe americane devono prepararsi al &#8220;combattimento non solo nell&#8217;orbita terrestre ma anche nei pressi della Luna&#8221;, più precisamente nello &#8220;spazio cislunare&#8221;, ossia la regione compresa tra la Terra e l’area lunare, proiettando i G.I. verso <strong>una nuova &#8220;frontiera bellica&#8221; </strong>che li porterebbe a combattere nello spazio, proprio come la fanteria dello spazio del romanzo fantascientifico di Heinlein. <br></p>



<h2 class="wp-block-heading">Avversari, competizione e trattati</h2>



<p>&#8220;I nostri potenziali avversari, come la RPC, stanno attivamente conducendo operazioni nel sistema, in alcune aree dello spazio&#8221;, ha affermato invece il tenente generale Gregory Gagnon, comandante delle forze operative della Space Force, riferendosi alla Repubblica Popolare Cinese. Pechino ha istituito le proprie forze spaziali militari nel 2024, incaricandole di potenziare le capacità di gestione delle crisi spaziali. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese,<strong> Guo Jiakun</strong>, ha però dichiarato che &#8220;la Cina sostiene da sempre l&#8217;uso pacifico dello spazio extra-atmosferico, tutela la sicurezza spaziale e si oppone alla trasformazione dello spazio in ambito bellico, alla sua militarizzazione e a una corsa agli armamenti nello spazio&#8221;. Un appello a cui si è aggiunta anche la voce della Russia. Il portavoce del Cremlino,<strong> Dmitri Peskov</strong>, ha dichiarato: &#8220;Contiamo su un ampio schieramento internazionale per poter promuovere la completa smilitarizzazione dello spazio&#8221;.</p>



<p>Per gli osservatori internazionali non è ancora chiaro se un eventuale &#8220;schieramento di armi nello spazio o gli eventuali piani per il loro utilizzo nei pressi della Luna violeranno i trattati internazionali che vietano la militarizzazione dello spazio&#8221;. Anche alla luce del <strong>Trattato sullo spazio extra-atmosferico</strong> sottoscritto sia dagli Stati Uniti sia dalla Cina nel 1967. Il trattato stabilisce che i corpi celesti – come la Luna – debbano essere utilizzati &#8220;esclusivamente per scopi pacifici&#8221;, vieta il collocamento di armi nucleari nello spazio e prevede che i Paesi siano &#8220;responsabili dei danni causati dai propri oggetti spaziali&#8221;. Nel 2024 le Nazioni Unite hanno promosso un ulteriore rafforzamento delle misure contro la militarizzazione dello spazio a seguito di rapporti statunitensi secondo cui Mosca stava &#8220;sviluppando un&#8217;arma spaziale&#8221;. L&#8217;iniziativa ha scatenato una serie di accuse reciproche, senza ottenere i risultati sperati.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Seal_of_the_United_States_Space_Force.svg" alt="" class="wp-image-529896" style="width:457px;height:auto"/></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">La Space Force del Pentagono</h2>



<p>La <a href="https://www.spaceforce.mil/about-us/about-space-force/history/">U.S. Space Force</a> è stata istituita il 20 dicembre 2019 con la promulgazione del National Defense Authorization Act, approvato con sostegno bipartisan, diventando la prima nuova branca delle forze armate statunitensi in 73 anni. La sua creazione nasce dalla consapevolezza che lo spazio rappresenti ormai un dominio fondamentale per la sicurezza nazionale e che, davanti alle crescenti minacce poste da avversari near-peer, sia necessaria una forza dedicata al <strong>conseguimento della superiorità spaziale</strong>.</p>



<p>Negli ultimi sessant&#8217;anni, le capacità spaziali sono diventate essenziali per le moderne operazioni militari, rendendo le forze statunitensi più rapide, connesse, informate, precise e letali. Ma lo spazio è fondamentale anche per la vita quotidiana: i satelliti assicurano comunicazioni, monitoraggio meteorologico e trasmissioni, mentre i servizi di navigazione e sincronizzazione del GPS sostengono reti finanziarie, commercio internazionale, telefonia mobile e infrastrutture critiche.</p>



<p>L&#8217;accesso allo spazio e la libertà di operarvi sono quindi alla base della sicurezza nazionale e della prosperità economica americana. Lo spazio, tuttavia, non è più immune dai conflitti: potenziali avversari stanno sviluppando minacce terrestri e orbitali, sempre più numerose e sofisticate, per negare agli Stati Uniti l&#8217;accesso a capacità essenziali tanto per le operazioni militari quanto per la società civile. I &#8220;Guardiani&#8221; della Space Force hanno il compito di proteggere questi interessi, progettando, acquisendo, schierando, testando, gestendo e difendendo i sistemi spaziali critici. Una missione riassunta nel motto &#8220;Always Above&#8221; e destinata ad allargarsi mentre l&#8217;umanità si spinge più lontano nello spazio.</p>



<p>Secondo Gagnon, infatti, la Space Force si prepara a operare e combattere anche nello spazio cislunare, nei pressi della Luna, per garantire la difesa degli interessi statunitensi. Washington intende inoltre raddoppiarne l&#8217;organico nei prossimi cinque anni, portandolo a<strong> circa 25.000 effettivi</strong>; circa due terzi dell&#8217;incremento riguarderanno il Combat Forces Command. &#8220;Disponiamo di capacità militari perché ci stiamo preparando a difendere la nazione&#8221;, ha spiegato Gagnon, sottolineando come queste servano anche a creare deterrenza. Diverse nazioni, Stati Uniti compresi, hanno già dimostrato di poter abbattere satelliti in orbita mediante vettori lanciati da terra contro propri satelliti. Ma, secondo Gagnon, l&#8217;intelligence americana ritiene che potenziali avversari stiano cercando di estendere il conflitto allo spazio. Da qui la necessità del Pentagono di avere una forza militare &#8220;pronta a combattere, resistere e vincere… dai fondali marini allo spazio cislunare&#8221;.</p>
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		<title>I tre fronti della NATO per la (ipotetica) guerra alla Russia: quali sono e quali problemi hanno</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/i-tre-fronti-della-nato-per-la-ipotetica-guerra-alla-russia-quali-sono-e-quali-problemi-hanno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 04:49:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=528141</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/AYco4HqdzZ8VHeQrD3oC_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>Il punto centrale è che i tre fronti della NATO sul fronte Est non possono essere considerati tre guerre separate. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/AYco4HqdzZ8VHeQrD3oC_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>In un clima sempre più teso, in cui una crescente &#8220;<strong>minaccia ibrida</strong>&#8221; viene denunciata &#8211; seppure, spesso, senza l&#8217;esibizione di prove concrete &#8211; da alcune delle principali potenze economiche dell&#8217;Europa, l&#8217;attenzione sulla portata delle fantomatiche operazioni di intelligence e sabotaggio mosse da entità clandestine, che si collocano volutamente e deliberatamente al di sotto della soglia di un conflitto aperto nelle dinamiche previste dalla <strong>guerra non convenzionale</strong>, rispetto al quale i decisori politici europei saranno chiamati a fornire risposte e, soprattutto e assumere una postura adeguata, l&#8217;analisi dei piani di difesa regionale della NATO, che <strong>ha diviso l&#8217;Europa in tre settori operativi,</strong> torna a suscitare l&#8217;interesse degli analisti che si trovano, per consegna o per diletto, a immaginare l&#8217;inauspicabile scenario di un conflitto convenzionale contro la Federazione Russa: <strong>avversario simmetrico per volume e nucleare, ma asimmetrico/ibrido nelle attuali modalità operative</strong>.</p>



<p>Secondo <a href="https://www.iiss.org/online-analysis/military-balance/2026/07/natos-three-front-problem/">Ruben Stewart</a>, senior fellow&nbsp;dell&#8217;<em>International Institute for Strategic Studies</em>, l&#8217;architettura che emerge dai <strong>piani di difesa dell&#8217;Alleanza Atlantica</strong> per quello che potremmo considerare il fronte orientale, mette in luce problemi di comando, di supporto logistico nelle retrovie e di disponibilità delle forze necessarie per trasformare i quartieri generali in formazioni combattenti. Quali sono dunque le &#8220;criticità&#8221; che che si potrebbero manifestare, almeno in teoria?</p>



<h1 class="wp-block-heading">Il problema dei tre fronti della NATO</h1>



<p>I piani di difesa regionale della NATO dividono l&#8217;Europa in <strong>tre fronti operativi</strong>, mettendo in luce, secondo l&#8217;analisi, possibili problemi a livello di comando, supporto logistico nelle retrovie e disponibilità delle forze necessarie per trasformare i quartier generali in formazioni combattenti pronte all&#8217;azione. L&#8217;Alleanza Atlantica, che si è preparata per oltre mezzo secolo di Guerra Fredda a un conflitto totale con l&#8217;Unione Sovietica, che si immaginava avrebbe impiegato la sua <strong>massa e le potenza di fuoco geometrica</strong>, avanzando con le sue divisioni corazzate e meccanizzate sull&#8217;ampio fronte che avrebbe interessato la Germania e la Cecoslovacchia, a ricostruito un&#8217;architettura militare europea pensata per affrontare un conflitto su una scala che l&#8217;Alleanza smise di contemplare nei primi anni &#8217;90, con lo scioglimento del Patto di Varsavia e la dissoluzione dell&#8217;URSS. Al centro di questa trasformazione ci sono i nuovi piani di difesa regionale, articolati su<strong> tre grandi aree di operazioni congiunte,</strong> chiamate <em>Joint Operations Areas</em>, o JOA: quella nordoccidentale, centrale e sudorientale. Questa divisione geografica, che risponde alla necessità di pianificare la difesa di un fronte che si estende dall&#8217;Artico al Mar Nero, considerando i principali settori di frizione nei territori che l&#8217;Unione Sovietica annette tra il 1938 e il 1945, e che oggi compongono &#8211; Ucraina a parte &#8211; il confine della NATO. <br><br>È in questo quadro che si osservano tre problemi funzionali: la frammentazione dei comandi, la competizione per le risorse nelle retrovie e la disponibilità delle capacità necessarie a trasformare una complessa struttura di quartier generali in una forza realmente pronta ad essere schierata per affrontare una conflitto convenzionale dei tre principali domini &#8211; terrestre, navale e aereo &#8211; oltre ai dominio cibernetico e spaziale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/367c077d-2294-42fe-ba65-288025e37ea2-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-529265" style="width:466px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/367c077d-2294-42fe-ba65-288025e37ea2-683x1024.jpg 683w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/367c077d-2294-42fe-ba65-288025e37ea2-200x300.jpg 200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/367c077d-2294-42fe-ba65-288025e37ea2-768x1152.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/367c077d-2294-42fe-ba65-288025e37ea2-600x900.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/367c077d-2294-42fe-ba65-288025e37ea2.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Tre fronti per difendere l&#8217;Europa</h2>



<p>La&nbsp;<strong>JOA-NW</strong>, vale a dire la <em>Joint Operations Area </em>del settore nordoccidentale, che comprende l&#8217;<strong>Atlantico settentrionale</strong> e l&#8217;<strong>Alto Nord </strong>che confina con la <a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-la-fortezza-nucleare-della-russia-che-affaccia-sullartico.html">penisola fortezza di Kola</a>, avrebbe la priorità di garantire l&#8217;accesso, l&#8217;arrivo dei rinforzi e la protezione delle linee di comunicazione strategiche che la interessano. La Flotta del Nord russa, i sistemi d&#8217;attacco a lungo raggio, le attività sottomarine e la prossimità dell&#8217;Artico trasformano questa regione in uno spazio operativo marittimo, aereo e terrestre, il cui centro di gravità rimane tuttavia il ponte transatlantico attraverso il quale uomini, mezzi e rifornimenti nordamericani dovrebbero raggiungere l&#8217;Europa. Si trova qui il comando multicorpo terrestre per il Nord-Ovest di&nbsp;<strong>Mikkeli</strong>, in Finlandia, che collega la difesa terrestre della regione nordica alla missione più ampia del Joint Force Command Norfolk, responsabile della sicurezza dell&#8217;Atlantico settentrionale e delle linee di rinforzo verso l&#8217;Europa.</p>



<p>La&nbsp;<strong>JOA-C</strong>, ossia quella centrale, rappresenta invece il fronte aereo-terrestre più chiaramente definito. Si estende dall&#8217;Estonia all&#8217;Ungheria e comprende gli Stati baltici, la Germania, la Polonia e i principali corridoi che collegano l&#8217;Europa occidentale al fianco orientale. Qui l&#8217;architettura dei corpi d&#8217;armata segue ormai una logica Nord-Sud: il&nbsp;<strong>1° Corpo d&#8217;armata tedesco-olandese (1GNC)</strong>&nbsp;è assegnato all&#8217;Estonia e alla Lettonia; il&nbsp;<strong>Multinational Corps Northeast (MNC-NE)</strong>&nbsp;rimane centrale per la difesa della Lituania, della Polonia nordorientale e del corridoio di Suwałki; il&nbsp;<strong>V Corpo d&#8217;armata statunitense</strong>, con il quartier generale avanzato a Poznań, costituisce uno dei principali riferimenti per il contributo americano alla difesa del fianco orientale; mentre il&nbsp;<strong>II Corpo d&#8217;armata polacco</strong>, con sede a Cracovia, mette a disposizione un comando nazionale per le operazioni sul fronte centrale.</p>



<p>A coordinare questa struttura multicorpo dovrebbe essere il&nbsp;<strong>Multi-Corps Land Component Command-Centre (MCLCC-C)</strong>&nbsp;di Wiesbaden, chiamato a sincronizzare le attività terrestri dei diversi corpi lungo l&#8217;intero settore. A sud, la&nbsp;<strong>JOA-SE</strong>&nbsp;comprende la Romania e la Bulgaria e si proietta sui mari Adriatico, Mediterraneo e Nero. È un ambiente differente da quello del fronte centrale, ma altrettanto complesso. Crimea, accesso al Mar Nero, Stretti turchi, instabilità dei Balcani e tensioni tra Grecia e Turchia si sovrappongono alle linee di comunicazione terrestri e marittime necessarie per alimentare un eventuale conflitto. Anche qui sta emergendo una logica multicorpo. Il&nbsp;<strong>Multinational Corps Southeast (MNC-SE)</strong>&nbsp;in Romania rappresenta già uno dei cardini dell&#8217;architettura regionale, mentre Ankara è impegnata nella creazione di un nuovo quartier generale multicorpo, provvisoriamente indicato come&nbsp;<strong>MNC-TÜR</strong>, costruito sulla base del VI Corpo turco di Adana. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/LUcraina-punta-il-Gripen-la-Svezia-dice-si.ma-con-calma-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-491274" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/LUcraina-punta-il-Gripen-la-Svezia-dice-si.ma-con-calma-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/LUcraina-punta-il-Gripen-la-Svezia-dice-si.ma-con-calma-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/LUcraina-punta-il-Gripen-la-Svezia-dice-si.ma-con-calma-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/LUcraina-punta-il-Gripen-la-Svezia-dice-si.ma-con-calma-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/LUcraina-punta-il-Gripen-la-Svezia-dice-si.ma-con-calma-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/LUcraina-punta-il-Gripen-la-Svezia-dice-si.ma-con-calma.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">epa12125623 Czech army technician prepares JAS-39C Gripen aircraft for departure to Iceland from 21st Tactical Air Base in Caslav, Czech Republic, 22 May 2025. Five JAS-39C Gripen aircrafts flew from the Czech base to Iceland, where Czech fighters will guard the airspace within the NATO Integrated Air and Missile Defence System, for an approximately five-week mission.  EPA/MARTIN DIVISEK</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il problema delle “giunzioni”</h2>



<p>Dividere il teatro europeo in settori permette di attribuire responsabilità precise, ma genera inevitabilmente dei punti di giunzione. Ed è proprio lungo questi confini che l&#8217;architettura NATO potrebbe essere sottoposta alle pressioni maggiori.</p>



<p>Il caso più evidente riguarda i&nbsp;<strong>Paesi baltici</strong>. Assegnare Estonia e Lettonia al 1GNC, mantenendo Lituania e Polonia nord-orientale sotto il MNC-NE, può rendere più efficace il comando delle operazioni, ma crea contemporaneamente un confine tra due corpi d&#8217;armata in una delle aree più vulnerabili dell&#8217;intero fianco orientale. Le retrovie del 1GNC dipenderebbero infatti dalle vie di comunicazione che attraversano la Lituania e soprattutto dal&nbsp;<strong>corridoio di Suwałki</strong>, la stretta fascia territoriale tra l&#8217;exclave russa di Kaliningrad e la Bielorussia. Il MNC-NE dovrebbe quindi non soltanto combattere nel proprio settore, ma mantenere aperto il corridoio necessario a garantire collegamenti, rinforzi e supporto logistico alle forze schierate più a nord. In altre parole, il sostegno logistico di un corpo d&#8217;armata potrebbe dipendere direttamente dall&#8217;esito del combattimento ravvicinato condotto da un altro.</p>



<p>La difficoltà aumenta considerando la natura stessa delle formazioni NATO. Durante la Guerra Fredda, la difesa terrestre dell&#8217;Alleanza era multinazionale sopra il livello di corpo d&#8217;armata, ma i singoli corpi erano prevalentemente nazionali. Oggi convivono invece quartier generali nazionali, multinazionali e binazionali. Il V Corpo statunitense e il II Corpo polacco possono contare principalmente su risorse nazionali. MNC-NE, MNC-SE e il futuro MNC-TÜR devono invece combinare contributi delle diverse nazioni, rinforzi multinazionali e capacità disponibili a livello di teatro. Il 1GNC presenta un&#8217;ulteriore particolarità, essendo binazionale. Equipaggiamenti differenti, procedure diverse e autorità nazionali che conservano prerogative proprie continuano quindi a produrre attriti nonostante gli accordi di standardizzazione dell&#8217;Alleanza.</p>



<p>A questo si aggiunge un limite politico e amministrativo impossibile da eliminare: le forze NATO dipendono dagli Stati membri per l&#8217;autorizzazione all&#8217;ingresso e al transito, l&#8217;utilizzo delle infrastrutture, la protezione delle retrovie, il coordinamento civile-militare e il supporto fornito dalla nazione ospitante. Un corpo d&#8217;armata può comandare le proprie unità, ma sono gli Stati a controllare gran parte del territorio, delle infrastrutture e delle risorse civili attraverso cui quelle stesse unità devono muoversi, combattere ed essere rifornite. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="774" height="440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/220825b-001_rdax_775x440s-2.jpg" alt="" class="wp-image-455009" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/220825b-001_rdax_775x440s-2.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/220825b-001_rdax_775x440s-2-600x341.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/220825b-001_rdax_775x440s-2-300x171.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/220825b-001_rdax_775x440s-2-768x437.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /><figcaption class="wp-element-caption">An infantry soldier from the Danish 1st Brigade looks through binoculars during a live fire exercise in Adazi, Latvia on 25 August 2022.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La battaglia delle retrovie</h2>



<p>La seconda grande questione è quindi logistica. La multinazionalità della NATO, combinata con un teatro articolato su tre fronti, moltiplica infatti le esigenze di sostegno. Il problema emerge già a livello di&nbsp;<em>battlegroup</em>. Le esercitazioni della forza multinazionale NATO in Lituania hanno richiesto il trasferimento via mare, ferrovia e aria di mezzi e materiali provenienti da diversi Paesi. Dietro una forza relativamente piccola si nasconde così una complessa combinazione di munizioni, ricambi, veicoli da recupero, attrezzature, personale specializzato e differenti catene tecniche nazionali. Su scala continentale la questione diventa ancora più complessa. Il&nbsp;<strong>Joint Support and Enabling Command (JSEC)</strong>deve preparare le condizioni necessarie al movimento e al sostegno delle forze nell&#8217;intero teatro europeo, perché i rinforzi destinati a una JOA potrebbero essere costretti ad attraversarne un&#8217;altra. Gli Stati baltici e la Polonia potrebbero, ad esempio, ricevere rifornimenti attraverso il Baltico e quindi dalla JOA-NW, mentre Romania, Ungheria e Balcani potrebbero dipendere da rotte che attraversano il confine tra settore centrale e sud-orientale. Porti, aeroporti, terminal ferroviari, reti stradali, autorizzazioni al transito e sistemi di controllo dei movimenti diventano dunque risorse condivise. Una crisi simultanea su più fronti trasformerebbe inevitabilmente queste infrastrutture in oggetto di competizione tra comandi con esigenze differenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I comandi non bastano</h2>



<p>La terza criticità riguarda ciò che si trova sotto i quartier generali. Ricostruire un comando di corpo d&#8217;armata non significa automaticamente disporre di un corpo d&#8217;armata pronto alla guerra. Il moderno campo di battaglia impone inoltre di controllare fronti più ampi rispetto alla Guerra Fredda. La minore densità delle forze, la maggiore profondità delle operazioni e la crescente trasparenza prodotta da sensori e sistemi di sorveglianza aumentano il rischio di disperdere eccessivamente le unità. La guerra in Ucraina ha mostrato come forze distribuite su settori troppo estesi possano essere localmente sopraffatte anche quando la consistenza complessiva dello schieramento rimane significativa.</p>



<p>Per combattere, un comando necessita quindi di capacità organiche:&nbsp;<strong>fuochi a lungo raggio, intelligence, sorveglianza e ricognizione, genio, difesa aerea, aviazione, guerra elettronica, sistemi C-UAS, logistica, supporto sanitario e sistemi di comando e controllo resilienti</strong>, oltre naturalmente alle truppe necessarie a sostenerli. Ed è qui che emerge una delle principali vulnerabilità europee. Dopo la Guerra Fredda, diversi eserciti hanno mantenuto o ricostituito i propri quartier generali più rapidamente di quanto abbiano ricostruito queste capacità abilitanti. Il risultato è un divario tra il numero e la complessità dei comandi disponibili e la quantità di forza combattente che questi sarebbero effettivamente in grado di generare.</p>



<p>Il caso dei&nbsp;<strong>sistemi d&#8217;attacco a lungo raggio</strong>&nbsp;è emblematico. L&#8217;incertezza relativa al previsto dispiegamento in Germania di sistemi statunitensi evidenzia quanto l&#8217;Europa continui a dipendere dagli Stati Uniti per alcune capacità fondamentali. Programmi come lo&nbsp;<em>European Long-range Strike Approach</em>&nbsp;mirano a creare alternative europee, ma avranno bisogno di tempo per raggiungere la piena maturità. Lo stesso problema riguarda le riserve strategiche del&nbsp;<strong>Supreme Allied Commander Europe (SACEUR)</strong>, tra cui formazioni come l&#8217;Allied Rapid Reaction Corps e il 1° Corpo d&#8217;armata francese. Se impiegate per rinforzare uno dei fronti, queste unità devono portare con sé capacità abilitanti sufficienti; diversamente rischiano di assorbire proprio quelle risorse di cui il comando avanzato è già carente. È in questo contesto che assume importanza la visione americana della&nbsp;<strong>“NATO 3.0”</strong>, che punta a ridurre quella che lo US European Command ha definito una “malsana interdipendenza” dal contributo statunitense al NATO Force Model. Un eventuale ritardo, ridimensionamento o cambiamento politico nell&#8217;impiego delle capacità americane, prima che quelle europee siano pienamente disponibili, potrebbe infatti creare contemporaneamente carenze di piattaforme e problemi di integrazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una sola guerra su &#8220;tre fronti&#8221;</h2>



<p>Il punto centrale è che i tre settori del fronte orientale della NATO faranno sempre parte, almeno sulla carta, di un&#8217;unico ampio conflitto, e non di guerre separate. Una crisi nell&#8217;Alto Nord potrebbe assorbire assetti necessari per rinforzare la Polonia; un&#8217;emergenza nel Mar Nero potrebbe sottrarre capacità al fronte centrale; rifornimenti destinati a un settore potrebbero attraversarne un altro, mentre infrastrutture e nodi logistici dovrebbero sostenere contemporaneamente esigenze differenti. <br><br>L&#8217;architettura della futura difesa terrestre dell&#8217;Alleanza Atlantica sta assumendo una forma sempre più definita, dove i <strong>Joint Force Commands</strong> integrano le operazioni interforze nelle rispettive JOA, gli MCLCC coordinano la componente terrestre a livello operativo, i <strong>corpi d&#8217;armata</strong> traducono i piani in operazioni tattiche e il JSEC deve assicurare che uomini, mezzi e rifornimenti possano attraversare le retrovie europee. Ciò nonostante, la questione decisiva, almeno secondo gli analisti, continua a non riguardare il riconoscimento della minaccia o i piani per fronteggiarla, ma la capacità di attivare e <strong>sostenere la risposta a un&#8217;aggressione</strong>, schierando uomini, mezzi munizioni, sistemi d&#8217;arma e collegando infrastrutture, logistica e autorità di comando con l&#8217;efficienza necessaria a <strong>sostenere un conflitto convenzionale a livello continentale</strong>.</p>
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		<title>InsideWar- Navy Seal in missione segreta nello Stretto di Hormuz</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insidewar-navy-seal-in-missione-segreta-nello-stretto-di-hormuz.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 08:38:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/250225-N-CE622-1305.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/250225-N-CE622-1305.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/250225-N-CE622-1305-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/250225-N-CE622-1305-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/250225-N-CE622-1305-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/250225-N-CE622-1305-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/250225-N-CE622-1305-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per quattro lunghi mesi, mentre lo Stretto di Hormuz restava uno dei fronti più caldi e delicati della guerra tra Stati Uniti e Iran, e le rotte mercantili, come le principali basi militari del Golfo, rimanevano nel mirino dei pasdaran, sotto la superficie del mare, con il favore dell&#8217;oscurità, piccole squadre di incursori della Marina &#8230; <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insidewar-navy-seal-in-missione-segreta-nello-stretto-di-hormuz.html">[...]</a></p>
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<p>Per quattro lunghi mesi, mentre lo Stretto di Hormuz restava uno dei fronti più caldi e delicati della guerra tra Stati Uniti e Iran, e le rotte mercantili, come le principali basi militari del Golfo, rimanevano nel mirino dei pasdaran, sotto la superficie del mare, con il favore dell&#8217;oscurità, piccole squadre di incursori della Marina statunitense conducevano una missione segreta, rimasta tale fino all&#8217;inizio di questa settimana: individuare e neutralizzare le mine navali che impedivano a petroliere, gassiere e mercantili di transitare attraverso uno dei più importanti choke point del pianeta.</p>



<p>Secondo quanto riportato dalle fonti del Financial Times, i protagonisti dell’operazione sarebbero stati membri dei Navy SEAL, probabilmente supportati dagli specialisti nella bonifica degli ordigni esplosivi, costretti a lavorare in condizioni particolarmente difficili: fondali irregolari, forti correnti, scarsa visibilità e, soprattutto, la necessità di non essere individuati dagli iraniani. Così, mentre navi da guerra e i cacciamine facevano rotta verso la regione come diversivo, la missione clandestina degli incursori prendeva vita. </p>



<p>Nell’articolo principale di questa nostra newsletter analizziamo, nel dettaglio, l&#8217;operazione condotta dai Navy SEAL nello stretto di Hormuz</p>



<p><em>Le tensioni nel mondo, dopo una lunga fase di distensione, sono sempre più diffuse nelle latitudini e longitudini del globo soggetto al nuovo assetto multipolare. Per navigare in scenari tanto complessi,&nbsp;<strong>InsideWar,</strong>&nbsp;la newsletter che studia i cambiamenti dei conflitti e delle dinamiche militari, vuole offrire i punti di vista frutto delle analisi, la competenza e l’approfondimento di Paolo Mauri, Mauro Indelicato, e dell’autore della pubblicazione odierna. Per riceverla,&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><strong>abbonatevi a InsideOver</strong>&nbsp;</a>e potrete essere informati attentamente sui principali campi di battaglia attuali e potenziali del mondo.</em></p>
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		<title>Non solo MI5 e MI6, ma diciannove divisioni: le sezioni segrete dell&#8217;intelligence britannica</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/non-solo-mi5-e-mi6-ma-diciannove-divisioni-le-sezioni-segrete-dellintelligence-britannica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 23:15:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[MI6]]></category>
		<category><![CDATA[Regno unito]]></category>
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		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="619" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-300x232.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-768x594.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-600x464.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p> All'interno del servizio segreto era stata creata un'ampia varietà di sezioni specializzate del War Office, con i compiti più diversi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/non-solo-mi5-e-mi6-ma-diciannove-divisioni-le-sezioni-segrete-dellintelligence-britannica.html">Non solo MI5 e MI6, ma diciannove divisioni: le sezioni segrete dell&#8217;intelligence britannica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="619" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-300x232.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-768x594.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-600x464.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Tutti conosciamo, o abbiamo almeno una volta sentito nominare, magari attraverso i romanzi o i film di James Bond, la sigla MI6, il servizio di spionaggio estero del Regno Unito, anche nota come sezione del <strong>Military Intelligence</strong>, e talvolta, la sigla MI5, il controspionaggio britannico. Ma pochi sono al corrente dell&#8217;esistenza delle altre diciassette &#8220;sezioni&#8221; dell&#8217;intelligence di Sua Maestà che svolsero i loro particolari compiti specialmente durante la guerra. All&#8217;interno del servizio segreto era stata creata un&#8217;ampia varietà di sezioni specializzate del <strong>War Office</strong>, che trovava il suo posto nel <strong>palazzo di Whitehall</strong>. Alcune avevano il compito di intercettare e decifrare le comunicazioni nemiche, altre studiavano fotografie scattate dagli aerei da ricognizione, altre ancora erano addette all&#8217;ispezione delle armi catturate al nemico, o a interrogare, e talvolta reclutare, prigionieri di guerra e spie nemiche. C’era chi era incaricato di occuparsi delle strategie di fuga dei prigionieri di guerra alleati dai territori occupati, come l&#8217;MI9, e chi si occupava della propaganda, come l’MI7, una delle sezioni meno note dell’intelligence.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prima di MI5 e MI6</h2>



<p>Il servizio segreto britannico così come lo conosciamo nasce nel 1909, quando dall&#8217;altra parte della Manica, nella Germania imperiale, stava emergendo la minaccia di quello che sarebbe diventato uno dei principali rivali strategici del Regno Unito per tutta la prima metà del XX secolo. A Londra cresceva il timore che una crescente quantità di agenti tedeschi potesse operare sul territorio britannico in preparazione di una futura guerra e, nel luglio di quell’anno, venne per tale ragione istituito il <em>Secret Service Bureau,</em> inizialmente diviso nelle sole due sezioni che tutti conoscono: una responsabile della sicurezza interna, l&#8217;MI5, e una responsabile delle operazioni di spionaggio all’estero, l&#8217;MI6. </p>



<p>Alla guida della sezione estera venne nominato, nell’ottobre 1909, il capitano di fregata della Royal Navy <strong>Mansfield Smith-Cumming</strong>, cinquantenne ufficiale di Marina che prese l’abitudine di firmare documenti e corrispondenza semplicemente con la lettera “<em>C</em>”. Una tradizione sopravvissuta per oltre un secolo, dato che ancora oggi il capo del Secret Intelligence Service viene indicato con quella stessa lettera. Di norma, con un <strong>inchiostro verde</strong>, dato che Cumming utilizzava una stilografica caricata con inchiostro verde, e pare che ai tempi, negli ambienti militari britannici, l&#8217;uso di quello specifico colore, talvolta associato proprio agli ammiragli, permettesse di far risaltare immediatamente la firma del comandante rispetto ai testi ordinari. </p>



<p>A capo della sezione per la sicurezza interna era invece il maggiore generale dell&#8217;esercito britannico, <strong>Vernon Kell</strong>. Anche noto come &#8220;<em>K</em>&#8220;, Kell aveva prestato servizio in Russia e in Cina, dove aveva combattuto nella Ribellione dei Boxer del 1900, e aveva fatto carriera come analista dell&#8217;intelligence presso il Ministero della Guerra.</p>



<p>Durante la Prima guerra mondiale, che diede ragione alle preoccupazioni di uno scontro con l&#8217;impero del Kaiser Guglielmo II, la sezione estera dell&#8217;intelligence britannica collaborò sempre più strettamente con l’intelligence militare e venne conosciuta più spesso come MI1. Solo in seguito assunse la comune dicitura di MI6. Dopo il 1920, infatti, venne adottato ufficialmente il nome Secret Intelligence Service, o SIS, con MI5 e MI6 affiancati da sezioni specializzate in diversi compiti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le altre &#8220;Sezioni&#8221; della guerra segreta</h2>



<p>Con la graduale espansione dell&#8217;apparato di intelligence, le competenze vennero suddivise tra numerose sezioni. La sezione nota come <strong>MI1</strong> iniziò a occuparsi principalmente di codici, cifrari e dell&#8217;amministrazione delle risorse dell&#8217;intelligence. Una delle sue sottosezioni contribuì allo sviluppo delle capacità britanniche di intercettazione e decrittazione dalle quali sarebbe poi discesa la moderna intelligence dei segnali britannica. Quella che oggi chiamiamo <strong>SIGINT</strong>, da <em>SIGnals INTelligence</em>, viene a sua volta suddivisa in diverse sottodiscipline, tra cui possiamo menzionare il COMINT, <em>COMmunication INTelligence</em>, e l&#8217;ELINT, <em>ELectronic INTelligence</em>.</p>



<p><strong>MI2</strong> e <strong>MI3</strong> erano invece dedicate all’<strong>intelligence geografica</strong> e all’analisi delle potenze straniere, con competenze che variarono nel corso delle guerre e che comprendevano differenti aree interessate ai conflitti, in particolare l&#8217;Europa e, soprattutto, la Germania, ma anche altri territori dove la guerra e le operazioni militari, spesso clandestine, portarono i loro uomini migliori in gran segreto. </p>



<p>L’<strong>MI4</strong> lavorava sulla ricognizione, sulle mappe e sull’interpretazione delle fotografie aeree: un compito diventato sempre più importante quando gli aeroplani trasformarono il cielo in un gigantesco punto d’osservazione sul campo di battaglia. Sarà fondamentale, infatti, l&#8217;apporto dei cosiddetti PRU squadron della Royal Air Force.</p>



<p>Dopo le più note Sezioni 5 e 6, era l’<strong>MI7</strong> a essere impiegato nel delicato campo d&#8217;azione della <strong>propaganda</strong>, della censura e della gestione dell’informazione che, ora come allora, poteva diventare un&#8217;arma potente quanto sofisticata, se non proprio la più &#8220;potente&#8221;. Già durante la Prima guerra mondiale la propaganda aveva assunto il valore di arma strategica: <strong>influenzare l’opinione pubblica</strong>, controllare ciò che poteva essere pubblicato e presentare al nemico una determinata immagine della guerra poteva risultare importante quasi quanto vincere una battaglia sul campo. Ancora più di decifrare un codice segreto nemico o infiltrare una spia che potesse ascoltare le conversazioni riservate dei comandanti avversari. </p>



<p>L’<strong>MI8</strong>, invece, si concentrò sulla sfera delle comunicazioni e delle intercettazioni radio, facendo la sua parte nella <em>signals intelligence</em>: ascoltare il nemico, localizzarne le trasmissioni, comprenderne le reti di comunicazione e, quando possibile, leggerne e scoprire il significato dei <strong>messaggi in cifra</strong>. Come quelli scambiati con la macchina Enigma.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="800" height="400" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/committee_of_reconstruction_1943.jpg.webp" alt="" class="wp-image-527766" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/committee_of_reconstruction_1943.jpg.webp 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/committee_of_reconstruction_1943.jpg-300x150.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/committee_of_reconstruction_1943.jpg-768x384.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/committee_of_reconstruction_1943.jpg-600x300.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L’MI9: l’intelligence che insegnava a fuggire</h2>



<p>Tra le più note e singolari sezioni dell&#8217;intelligence britannica c&#8217;era l’<strong>MI9</strong>, quella cui viene associata la figura di &#8220;Q&#8221; nei film di 007, interamente dedicato ai <strong>piani di fuga e all’evasione</strong> del personale alleato catturato dal nemico. Gli specialisti della Nona sezione del Military Intelligence dovevano trovare i metodi più efficaci per aiutare aviatori abbattuti, militari isolati dietro le linee nemiche e prigionieri di guerra a sottrarsi alla cattura oppure a tornare in territorio alleato. Il loro lavoro, di concerto con il SOE, lo <strong>Special Operations Executive</strong>, comprendeva il collegamento con <strong>reti clandestine e organizzazioni della Resistenza</strong> nell’Europa occupata, ma anche lo sviluppo di strumenti e istruzioni destinati agli uomini che rischiavano di cadere nelle mani del nemico. Tra questi vi erano <a href="https://it.insideover.com/storia/prima-di-james-bond-tutti-i-trucchi-dellmi9-per-aiutare-i-piloti-inglesi-a-sfuggire-ai-nazisti.html">armi nascoste in oggetti di uso comune, mappe occultabili, documenti, sistemi per orientarsi</a>, metodi per comunicare e camuffarsi e tutte le conoscenze necessarie alla sopravvivenza che diventavano parte di una guerra parallela combattuta dietro le linee.</p>



<p>L’<strong>MI10</strong>, al contrario, era preposto allo studio delle armi e degli equipaggiamenti avversari. Ogni apparecchio catturato al nemico, ogni nuova munizione, ogni tipo di tecnologia recuperata sul campo poteva rivelare qualcosa sulle capacità presenti e future del nemico. L’<strong>MI11</strong> si occupò di sicurezza sul campo, mentre sezioni come l&#8217;<strong>MI12</strong> e l&#8217;<strong>MI17</strong> assunsero funzioni tecniche di collegamento. L’<strong>MI14</strong> divenne particolarmente importante per l’analisi della Germania e delle sue forze armate, lavorando anche sulle informazioni ricavate dai documenti tedeschi catturati. L’<strong>MI15</strong> si occupò di questioni legate alla difesa aerea, mentre l’MI16 operò nel campo dell’intelligence scientifica: la guerra moderna stava diventando una competizione tra radar, elettronica, nuovi esplosivi, missili e tecnologie che potevano modificare l’equilibrio strategico prima ancora di arrivare sul campo di battaglia. Non c&#8217;è rappresentazione migliore in questo senso della cosiddetta &#8220;Operazione Biting&#8221;, il <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/storia/raid-bruneval-cacciatori-radar-nemici-2570540.html">raid a Bruneval</a></strong> per catturare le componenti di un radar tipo “<strong>Würzburg</strong>”. C’era poi l’MI13. O, più precisamente, non c’era.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mistero dell’MI13</h2>



<p>Nelle ricostruzioni delle sezioni dell’intelligence militare britannica il numero <strong>13 risulta generalmente non utilizzato</strong>. La spiegazione più suggestiva è anche la più semplice: la nota superstizione degli anglosassoni che attribuiscono un cattivo auspicio al numero 13, derivante dalla cosiddetta <strong>triscaidecafobia</strong>. Sebbene non esistono elementi sufficienti per trasformare quel numero mancante nella prova dell’esistenza di qualche reparto ultrasegreto cancellato dagli archivi, l&#8217;assenza dell’MI13 è diventata inevitabilmente una curiosità nella storia dei servizi britannici, che pure contribuirono a <a href="https://it.insideover.com/storia/d-day-le-spie-mai-esistite-che-resero-possibile-lo-sbarco.html">inventare reti di spionaggio</a> fittizie, divisioni e intere forze si spedizione <strong>fantasma</strong>. Forse avrete sentito parlare dell&#8217;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/cadavere-servizio-sua-maest-1953870.html">Operazione Micemeat</a>, dell&#8217;Operazione Fortitude e della <em>Double Cross</em>, il XX comitato dei doppiogiochisti. <br><br>In tal senso, a onore del vero, manca all&#8217;appello anche un MI18, mentre l&#8217;ultima sezione del Military Intelligence, l&#8217;MI19, svolgeva un compito estremamente concreto: era incaricata dell’<strong>interrogatorio dei prigionieri di guerra nemici</strong>. Piloti abbattuti, ufficiali catturati, marinai recuperati dopo l’affondamento degli U-boot, spie scoperte e arrestate da Scotland Yard mentre tentavano di infiltrarsi nel cuore di Londra. In breve, mettere le mani e torchiare chiunque potesse conoscere segreti, disposizioni delle forze nemiche, tattiche, equipaggiamenti, morale dei reparti e dettagli che, anche se apparentemente insignificanti, una volta confrontati con altre informazioni, acquistavano improvvisamente un determinato valore. Un sottolivello, quello delle &#8220;<em><a href="https://it.insideover.com/spionaggio/attenti-ai-giornalisti-e-ai-professori-sono-loro-le-spie-che-dovremmo-temere.html">informazioni sensibili ma non classificate</a></em>&#8221; che assume una straordinaria importanza nella nostra attualità.</p>


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<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="383" height="367" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/1943_Pas_de_Calais_map_from_MI6_archive.png" alt="" class="wp-image-528063" style="width:643px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/1943_Pas_de_Calais_map_from_MI6_archive.png 383w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/1943_Pas_de_Calais_map_from_MI6_archive-300x287.png 300w" sizes="auto, (max-width: 383px) 100vw, 383px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">La un secolo di Guerra di Spie</h2>



<p>Mentre queste sezioni lavoravano nei rispettivi settori, concentrandosi sui loro particolari compiti e interfacciandosi quando necessario, il SIS costruiva reti clandestine nell’Europa occupata, collaborando con il comando delle <strong>Combined Operations</strong> guidato da Lord <strong>Louis Mountbatten,</strong> ad esempio, ma estendendo le proprie capacità con reparti ad hoc.</p>



<p>Nel 1938 il SIS aveva costituito la <strong>Section D</strong>, dove la lettera indicava significativamente <em>Destruction</em>. Guidata da <strong>Laurence Grand</strong>, doveva pianificare e preparare operazioni clandestine e sabotaggi da condurre in caso di guerra. Vennero studiati possibili attacchi contro infrastrutture, approvvigionamenti alimentari e altri punti vulnerabili della Germania, mentre contemporaneamente si cercava di capire come proteggere le infrastrutture britanniche dalle medesime tecniche. Nello stesso anno venne acquistata <strong>Bletchley Park</strong>, destinata a diventare una delle stazioni più celebri nella storia dell’intelligence. Dal 1939 vi operarono anche uomini della Section D impegnati nello sviluppo di materiali per il sabotaggio, compresi ordigni incendiari ed esplosivi plastici. Bletchley sarebbe diventata soprattutto il cuore della <strong>grande battaglia crittografica</strong> condotta dalla <em>Government Code and Cypher School </em>contro i sistemi di comunicazione dell’Asse. Ricorderete certamente il ruolo giocato dal matematico <strong>Alan Turing </strong>per decifrare i messaggi in codice inviati attraverso la macchina Enigma.</p>



<p>Durante la Seconda guerra mondiale organizzazioni come la rete&nbsp;<strong>Clarence</strong>, guidata da Walthère Dewé ed Hector Demarque, raccolsero informazioni sulle attività tedesche, sulle difese costiere, sugli effetti dei bombardamenti alleati e sulla posizione delle unità nemiche.</p>



<p>In Francia, la rete&nbsp;<strong>Alliance</strong>, guidata da Marie-Madeleine Fourcade, riuscì a fornire informazioni sui movimenti delle truppe tedesche, sulla struttura delle forze armate del Reich e sui programmi delle cosiddette armi segrete naziste. In Norvegia, stazioni radio clandestine trasmettevano invece informazioni sull’attività degli U-Boot e sui movimenti tedeschi. Alla vigilia del <a href="https://it.insideover.com/dossier/80-anni-fa-il-d-day">D-Day</a> questa guerra invisibile raggiunse uno dei suoi momenti più importanti. Nel quadro del piano&nbsp;<strong>Sussex</strong>, il SIS collaborò con i servizi statunitensi e francesi per infiltrare coppie di agenti dietro le linee nemiche. Il loro compito era seguire gli spostamenti delle forze tedesche e trasmettere informazioni direttamente agli Alleati dopo lo sbarco in Normandia. Nell’agosto del 1944, appena due mesi dopo il D-Day, più di trenta squadre operavano già sul territorio francese e avevano trasmesso centinaia di rapporti. La battaglia per la liberazione dell’Europa si combatteva così contemporaneamente sulle spiagge, nei cieli, sulle strade francesi e davanti alle radio clandestine nascoste nelle soffitte. Queste reti operavano in stretto contatto con gli agenti infiltrati del già citato<strong> SOE</strong>, che forniva loro armi e apparecchiature, e con i famosi &#8220;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/lysander-laereo-che-traghettava-spie-2025555.html">traghettatori di spie</a>&#8221; della Royal Air Force che volevano sui Lysander, i temerari piloti degli squadroni &#8220;<em>Special Duty</em>&#8220;.</p>



<p>Quando la Seconda guerra mondiale terminò, il nemico, già noto a Winston Churchill, vestì un&#8217;altra bandiera, quella dell&#8217;<strong>Unione Sovietica</strong> e della <strong>Cina comunista</strong> che da alleate divennero avversarie ideologiche in una guerra segreta e apparentemente infinita: la <strong>Guerra Fredda</strong>. </p>



<p>Nel 1948 il SIS e la neonata&nbsp;<strong>Central Intelligence Agency</strong>&nbsp;statunitense, erede diretta dell&#8217;Office of Strategic Service, o OSS, struttura analoga al SOE, tennero a Londra una conferenza dedicata alla pianificazione in caso di guerra contro il nuovo avversario. Quella collaborazione rappresentò uno dei primi passi di una relazione transatlantica destinata a diventare centrale fino al crollo del muro di Berlino e alla dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica, per tornare estremamente attuale dal 2014 in poi.</p>



<p>Già allora, nel 1948, gran parte della vecchia struttura dei servizi e delle numerose sezioni del Military Intelligence erano scomparse. La struttura dei servizi segreti per venne riorganizzata, assorbendo le sezioni e lasciando al SIS sono solo l&#8217;<strong>MI5</strong>, il Security Service responsabile della sicurezza nazionale, e&nbsp;<strong>MI6</strong>, il nome con cui continua a essere universalmente conosciuto il Secret Intelligence Service. Mentre tutti gli altri numeri, appartengono ormai alla storia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/non-solo-mi5-e-mi6-ma-diciannove-divisioni-le-sezioni-segrete-dellintelligence-britannica.html">Non solo MI5 e MI6, ma diciannove divisioni: le sezioni segrete dell&#8217;intelligence britannica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Una guerra irregolare nel Pacifico? Uno scenario plausibile secondo il comando operazioni speciali USA</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/una-guerra-irregolare-nel-pacifico-uno-scenario-plausibile-secondo-il-comando-operazioni-speciali-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 04:55:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra ibrida]]></category>
		<category><![CDATA[Indo-Pacifico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/mari-caldi-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/mari-caldi-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/mari-caldi-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/mari-caldi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/mari-caldi-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/mari-caldi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/mari-caldi-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/mari-caldi-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Il generale Rose: "Se un avversario ritiene che uno scontro con gli Usa possa finire male, non significa che la competizione scompaia".</p>
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<p>Un conflitto nel Pacifico potrebbe anche non assomigliare a una <strong>guerra convenzionale</strong> come molti analisti hanno paventato, ma assumere una forma diversa, in questo tempo di conflitti ibridi. È quanto si evince dalle affermazioni del comandante dello <strong>Special Operations Command Pacific</strong> (SOCPAC) nel corso di un incontro sulla &#8220;<em>guerra irregolare</em>&#8221; che si è recentemente tenuto alle isole Hawaii, avamposto strategico degli Stati Uniti nel cuore dell&#8217;Oceano Pacifico.</p>



<p>Secondo gli esperti militari, la superiorità militare convenzionale degli Stati Uniti potrebbe spingere un avversario a evitare uno scontro diretto con Washington, senza per questo rinunciare necessariamente al confronto. Al contrario, proprio la capacità americana considerata storicamente in grado di &#8220;prevalere&#8221; in una guerra tradizionale, potrebbe incentivare il ricorso a forme di guerra irregolare, in breve, azioni offensive combattute al di sotto della soglia di un conflitto aperto che porterebbero nell&#8217;Indo-Pacifico lo stesso tipo di guerra ibrida che ha interessato l&#8217;Europa orientale, e, secondo alcuni punti di vista, l&#8217;Europa in generale. Sono queste le premesse e uno dei principali &#8220;<em>problemi strategici</em>&#8221; sollevati dal generale di brigata <strong>Michael Rose</strong>, comandante dello SOCPAC, intervenuto all’<strong>Indo-Pacific Irregular Warfare Symposium</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La superiorità militare come incentivo alla guerra irregolare</h2>



<p>Secondo quanto <a href="https://www.defenseone.com/threats/2026/08/pacific-conflict-may-not-look-conventional-war-socpac-commander-says/415704/">riportato</a> da <em>Defense One</em>, il ragionamento del comandante Rose parte da un apparente paradosso: più gli Stati Uniti diventano efficaci nel combattere una guerra convenzionale, maggiori potrebbero essere gli incentivi per un potenziale avversario a scegliere strumenti differenti. “S<em>e un avversario ritiene che un confronto militare diretto con gli Stati Uniti o con i nostri alleati possa probabilmente concludersi male per lui, questo non significa necessariamente che la competizione scompaia</em>”, ha spiegato il generale del SOCPAC, nonostante sia noto ai più che il <strong>principale avversario teorico</strong> dell&#8217;America e dei suoi principali alleati nella regione del Pacifico &#8211; Australia, Giappone, Nuova Zelanda, Corea del Sud &#8211; è un&#8217;imponente potenza militare tecnologicamente avanzata come la Repubblica Popolare Cinese, e solo in seconda battuta la Corea del Nord.</p>



<p>Gli avversari, secondo Rose, <strong>cercheranno le vulnerabilità del sistema</strong> statunitense, o<strong>pereranno al di sotto delle soglie che potrebbero provocare una risposta militare diretta</strong> e sfrutteranno l’ambiguità. Una tattica che viene spesso attribuita a Mosca, anche senza riscontri effettivi o divulgabili. <br><br>Per farlo potranno ricorrere a&nbsp;<strong>proxy, operazioni informative, coercizione economica, capacità cyber, forze marittime e altri strumenti asimmetrici</strong>, perseguendo i propri obiettivi senza offrire agli Stati Uniti proprio quel combattimento convenzionale per il quale Washington si sta preparando. “<em>In altre parole, la nostra superiorità convenzionale può effettivamente aumentare l’incentivo per i nostri avversari a impiegare la guerra irregolare</em>”, ha sintetizzato il comandante del SOCPAC. Tale questione, mentre il mondo assiste allo svolgimento distante dalle rispettive risoluzioni diplomatiche di due conflitti attivi &#8211; in Ucraina e in Iran &#8211; assume particolare rilevanza nell’Indo-Pacifico, un teatro nel quale la deterrenza rappresenta una delle priorità fondamentali delle forze statunitensi e dove gli analisti militari considerano possibili delle <strong>escalation</strong> legate alla delicata condizione dell&#8217;isola di Taiwan, ma non solo. Secondo Rose, gli Stati Uniti devono essere capaci non soltanto di combattere meglio dei loro avversari, ma anche di&nbsp;<strong>pensare più rapidamente e più efficacemente</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalle armi autonome alle “campagne autonome”</h2>



<p>Una delle possibili risposte passerebbe attraverso un diverso approccio ai sistemi autonomi. Non si tratta semplicemente di introdurre un numero crescente di piattaforme autonome nelle forze armate, ma di ripensare il modo stesso in cui queste capacità possono essere integrate nella competizione. Il generale ha parlato della necessità di passare dai singoli&nbsp;<strong>sistemi autonomi alle “campagne autonome”</strong>, ossia dai sistemi sofisticati e particolarmente avanzati alle&nbsp;<strong>reti distribuite</strong>, e dalle capacità esclusivamente statunitensi alla costruzione di&nbsp;<strong>ecosistemi che comprendano alleati e partner</strong> che svolgerebbero un ruolo importante del fronteggiare una minaccia riconosciuta come <em>comune</em>. </p>



<p>&#8220;<em>Dobbiamo essere in grado di superare i nostri avversari sia in combattimento che in strategia</em>&#8220;, e &#8220;<em>adottare un approccio di guerra irregolare</em>&#8221; a anche nei sistemi autonomi. &#8220;<em>Ciò significa &#8220;andare oltre i sistemi autonomi per orientarsi verso campagne autonome, oltre i sistemi sofisticati per orientarsi verso reti distribuite, oltre le capacità statunitensi per orientarsi verso ecosistemi alleati e partner, oltre la deterrenza convenzionale per orientarsi verso la deterrenza basata sulla resilienza e sulla negazione, e oltre la domanda su quanti sistemi autonomi ci aiuteranno a vincere una guerra futura, per chiederci invece come possono aiutarci a plasmare la competizione odierna</em>&#8220;.</p>



<p>Secondo il generale, Washington dovrebbe <strong>andare oltre la deterrenza convenzionale</strong>, puntando su una deterrenza fondata sulla&nbsp;<strong>resilienza</strong> e sull&#8217;<strong>opporre a ogni livello </strong>la risposta più adeguata. La domanda da porsi, quindi, non dovrebbe essere soltanto quanti sistemi autonomi potrebbero servire per vincere una futura guerra, ma in quale modo queste tecnologie possano contribuire a plasmare la competizione già in corso. Il problema fondamentale dell’Indo-Pacifico, ha sottolineato il generale Rose, è infatti quello della&nbsp;<strong>scala</strong>. Le distanze sono immense e i luoghi strategicamente importanti sono troppo numerosi per garantire ovunque una presenza persistente. L’autonomia e capacità dei sistemi autonomi di coprire queste distanze, colmano determinati <em>gap</em>, almeno potenzialmente, potrebbe incidere in maniera decisiva e modificare il risultato dell&#8217;<em>equazione</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rischio della corsa alla tecnologia</h2>



<p>L&#8217;introduzione di <strong>nuove tecnologie</strong>, essenziali nella corsa agli armamenti e nella competizione globale con potenze militari all&#8217;avanguardia, tuttavia, non può trasformarsi in una corsa indiscriminata verso sistemi sempre più avanzati senza tenere conto del contesto nel quale andrebbe combattuta la vera battaglia. Il maggior generale Jeffrey Van Antwerp, che all’inizio di agosto ha ceduto il comando del SOCPAC al generale Rose, e ora è al comando della&nbsp;<strong>25th Infantry Division&nbsp;</strong>dell’esercito americano, ha messo in guardia i vertici militari, asserendo che non dovrebbero acquistare nuove tecnologie prima di aver identificato chiaramente quali sono gli obiettivi e in che modo esse dovrebbero essere impiegate. “<em>Ci si può lasciare prendere dal tentativo di ottenere la tecnologia migliore, senza aver però fatto le cose fondamentali necessarie per poterla sfruttare adeguatamente</em>”, ha spiegato Van Antwerp. Per il generale non c&#8217;è più tempo per limitarsi a sperimentare senza avere prima stabilito degli <strong>obiettivi precisi</strong>. </p>



<p>Il problema tecnologico, del resto, riguarda ormai contemporaneamente numerosi domini. Aprendo il simposio, l’ammiraglio Frank Bradley, comandante dello&nbsp;<strong>U.S. Special Operations Command</strong>, ha descritto uno scenario caratterizzato da un dominio cyber sempre più “<em>militarizzato</em>”, da un ambiente virtuale in continua trasformazione all’interno delle società, da capacità di sorveglianza spaziale sempre più contestate e da uno&nbsp;<strong>spettro elettromagnetico conteso</strong>. A questi elementi si aggiunge, secondo Bradley, una nuova sfida rappresentata dalla rapida comparsa dell’<strong>intelligenza artificiale agentica</strong> &#8211; ossia un sistema di intelligenza artificiale capace di pianificare e compiere azioni in autonomia per raggiungere obiettivi complessi &#8211; con implicazioni per la sicurezza degli ecosistemi digitali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una battaglia per la superiorità decisionale</h2>



<p>È proprio l’informazione, però, a rappresentare il filo conduttore delle trasformazioni in corso. Come riporta ancora&nbsp;<em>Defense One</em>, nella giornata conclusiva del simposio il vicecomandante dell’<strong>Indo-Pacific Command</strong> (INDOPACOM), tenente generale dei Marines George Rowell, è tornato sulle tendenze che, secondo l’ammiraglio Samuel Paparo, stanno modificando la natura del conflitto moderno.</p>



<p>La grande tendenza che racchiude tutte le altre, secondo Rowell, è “<em>l’assoluto predominio dell’informazione nella superiorità decisionale</em>”. Le forze americane dovranno quindi essere organizzate per&nbsp;<strong>osservare, orientarsi, decidere, agire e apprendere più rapidamente dell’avversario</strong>, riprendendo il ciclo decisionale che costituisce uno degli elementi centrali della moderna pianificazione militare “<em>Chiunque riesca a farlo, chiunque riesca ad adottare quella mentalità, chiunque riesca ad adottare più rapidamente quelle tecnologie e quell’addestramento, certamente vincerà</em>”, ha concluso Rowell. Il punto sollevato dai comandanti americani nell’Indo-Pacifico è quindi più ampio della semplice introduzione di droni, intelligenza artificiale o sistemi autonomi. La sfida è capire come sfruttare queste tecnologie all’interno di una competizione nella quale la superiorità convenzionale degli Stati Uniti potrebbe indurre gli avversari a cercare deliberatamente forme di confronto nelle quali quella stessa superiorità risulti più difficile da esercitare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/una-guerra-irregolare-nel-pacifico-uno-scenario-plausibile-secondo-il-comando-operazioni-speciali-usa.html">Una guerra irregolare nel Pacifico? Uno scenario plausibile secondo il comando operazioni speciali USA</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L’India guarda al caccia del futuro: Nuova Delhi entra nell’orbita del GCAP</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/lindia-guarda-al-caccia-del-futuro-nuova-delhi-entra-nellorbita-del-gcap.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 05:04:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia di sesta generazione]]></category>
		<category><![CDATA[GCAP]]></category>
		<category><![CDATA[guerra del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
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<p>L’India ha deciso di entrare nell’orbita del Global Combat Air Programme (GCAP), il programma per il caccia di sesta generazione sviluppato da Italia, Regno Unito e Giappone per affrontare le minaccia del futuro nel terzo dominio.</p>
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<p>L’India ha deciso di entrare nell’orbita del&nbsp;<strong>Global Combat Air Programme (GCAP)</strong>, il programma per il caccia di sesta generazione sviluppato da Italia, Regno Unito e Giappone per affrontare le minaccia del futuro nel terzo dominio. Nuova Delhi ha avuto accesso al programma con lo status di “<a href="https://timesofindia.indiatimes.com/defence/news/sixthgeneration-race-intensifies-as-india-eyes-global-collaborations/articleshow/133588379.cms">partner di dialogo</a>”, una formula che per il momento non comporta né un impegno finanziario né una partecipazione diretta allo sviluppo del caccia di sesta generazione anche noto come &#8220;<strong>Tempest</strong>&#8220;, ma che consentirà alla delegazione indiana di confrontarsi con i tre Paesi che sono parte integrante del programma sulle capacità di combattimento di questa piattaforma e sulle possibili forme di cooperazione. In questo senso, le discussioni sui progressi, sulla tecnologia e le capacità del velivolo possono indurre i decisori indiani a &#8220;<em>plasmare le scelte a lungo termine</em>&#8221; per l&#8217;<strong>Aeronautica militare indiana</strong> che potrebbero dotarsi di questo nuova arma.</p>



<p>Lo status acquisito dall&#8217;India non garantisce l’accesso alle informazioni classificate relative alla progettazione o alle tecnologie protette del GCAP, ma rappresenta sicuramente una finestra privilegiata su uno dei principali progetti di alcune tra le maggiori potenze del vecchio &#8220;<em>blocco occidentale</em>&#8221; per la realizzazione di uno dei caccia di nuova generazione destinati a entrare in servizio entro il 2035. </p>



<p>Per Nuova Delhi si tratta di un’opportunità particolarmente importante. L’India sta infatti portando avanti il proprio <strong>Advanced Medium Combat Aircraft (AMCA)</strong>, il futuro caccia stealth nazionale di quinta generazione, ma deve contemporaneamente affrontare un problema sempre più urgente: il progressivo invecchiamento della propria flotta da combattimento nel quadro di una rapida ascesa e modernizzazione di altre potenze, come, ad esempio, quelle dell&#8217;aviazione cinese. Attualmente l’Indian Air Force dispone di circa 29-32 squadroni da caccia, contro un fabbisogno ufficiale fissato a 42. Tra il 2028 e il 2035 dovranno inoltre essere ritirati dal servizio tra 110 e 120 Jaguar, ai quali seguirà progressivamente una parte delle flotte di Mirage 2000 e MiG-29. I programmi nazionali dovranno quindi compensare una serie di ritiri già programmati, mentre l’AMCA rimane ancora distante dalla costituzione di una prima flotta pienamente operativa e tutte le maggiori potenze del mondo avranno accesso non solo a una flotta di caccia di 5ª generazione effettiva, ma inizieranno a schierare, o quantomeno testare, piattaforme di 6ª generazione.</p>



<p>La <strong>Repubblica Popolare Cinese</strong>, infatti, procede a ritmi molto più sostenuti. Alla fine del 2025 la Cina avrebbe schierato tredici squadriglie di Chengdu J-20, aereo da caccia stealth di quinta generazione. Il ritmo produttivo del J-20 avrebbe ormai superato i il centinaio di velivoli all’anno; e a questi si aggiungeranno presti i frutti dei programmi per lo sviluppo dei caccia di nuova generazione come il&nbsp;<strong>J-36</strong>&nbsp;di Chengdu, caratterizzato da una configurazione senza impennaggi e tre motori, ha effettuato il suo primo volo nel dicembre 2024, e un secondo velivolo indicato come&nbsp;<strong>J-50</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;alternativa franco-indiana</h2>



<p>In questo scenario, l’avvicinamento indiano al <a href="https://it.insideover.com/difesa/supercaccia-anglo-nippo-italiano-londra-studia-i-costi-e-la-forza-lavoro.html">programma GCAP</a>, nato dalla convergenza tra il britannico Tempest e il giapponese F-X, può essere letto come la volontà di aderire al piano che punta a realizzare un sistema di combattimento aereo di sesta generazione basato non soltanto su un nuovo caccia, ma su una più ampia architettura capace di integrare velivoli pilotati, droni, sensori e sistemi avanzati. Un&#8217;asset che <strong>porterebbe l&#8217;India a un livello superiore</strong> nelle sue <strong>capacità del dominio aereo</strong>. I caccia di nuova generazione come il Tempest sono pensati per combinare caratteristiche stealth, radar avanzati, intelligenza artificiale, strumenti per la guerra elettronica e cibernetica e una crescente collaborazione tra piattaforme con e senza equipaggio, oltre all&#8217;impiego di motori di nuova concezione e, nel lungo periodo, armi a energia diretta. </p>



<p>Ovviamente il <strong>GCAP non rappresenta l’unica strada osservata da Nuova Delhi</strong>. Il ministero della Difesa indiano ha confermato che il Paese sta seguendo contemporaneamente anche l’evoluzione del&nbsp;<strong>Future Combat Air System (FCAS/SCAF)</strong>, progetto tedesco-francese-spagnolo che sembrava giunto a un binario morto, ma potrebbe trovare nuova linfa dall&#8217;inserimento dell&#8217;India in una stretta collaborazione con la<strong> Francia</strong> che ha assunto crescente peso nel programma.</p>



<p>Esiste inoltre una certa convergenza tra le esigenze operative francesi e indiane. Il ministero della Difesa di Nuova Delhi ha già riferito alla commissione parlamentare competente di aver avviato iniziative per valutare un possibile coinvolgimento nel programma.</p>



<p>L’interesse per GCAP e FCAS non significa tuttavia che l’India abbia deciso di abbandonare l’AMCA. Al contrario, Nuova Delhi sembra voler mantenere aperte più strade, osservando da vicino tecnologie e soluzioni sviluppate all’estero mentre porta avanti il proprio progetto nazionale. Una strategia che potrebbe consentirle di ridurre parte del divario tecnologico e, soprattutto, di decidere con maggiore consapevolezza quale forma dovrà assumere la propria aviazione da combattimento dopo il 2035. La corsa, del resto, è ormai globale. Gli Stati Uniti stanno sviluppando l’<strong>F-47</strong>&nbsp;nell’ambito del Next Generation Air Dominance e lavorano parallelamente al futuro caccia imbarcato F/A-XX, mentre la Cina accelera sui propri prototipi e lo stesso dichiara di fare la Russia, che intanto ha schierato il Su-57 Felon e <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-russia-adesso-svela-al-mondo-suo-caccia-sesta-generazione.html">sviluppa nuove piattaforme</a>. Con l’ingresso nel dialogo sul GCAP l’India vuole certo ritagliarsi uno spazio nella competizione che definirà il combattimento aereo dei prossimi decenni. A definire quale sarà il caccia del futuro di Nuova Delhi, però, saranno al solito una combinazione di fattibilità, tempistiche e interessi.</p>
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