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Durante la seconda guerra mondiale una particolare divisione dei servizi segreti inglesi, nota come MI9, fu attivata per studiare e sviluppare quanti più sistemi possibili per consentire ai piloti della Royal Air Force che venivano abbattuti dietro le linee nemiche di non essere identificati e catturati. Consentendo loro di camuffarsi tra la popolazione civile mentre cercavano di entrare in contatto con la resistenza, o si muovevano in territorio nemico grazie a strumenti essenziali, da nascondere nelle uniformi. Questi strumenti includevano piccole bussole occultabili, ridotte a 25 mm o 6 mm di diametro e nascoste nei bottoni, o addirittura ricavate dagli stessi bottoni della giacca, magnetizzate. Mappe nascoste nelle cuciture o stampate su un verso della seta delle sciarpe, e altre brillanti trovate per raggiungere le linee, tornare in patria o “evadere” dai famosi Stalag e dalle prigioni della Gestapo, la spietata polizia di segreta di Hitler.

Come lavorava l’MI9

Il Military Intelligence Section 9, o MI9 , è stato un ingegnoso ramo dell’intelligence militare inglese attivo durante la Seconda Guerra Mondiale, incaricato di “assistere” i fuggitivi. Fondato nel dicembre del 1939, con sede a Wilton Park, nel Buckinghamshire, agiva sotto il comando del maggiore Norman Crockatt.

L’intento principale di questa particolare sezione era quello di assistere gli equipaggi degli aerei abbattuti per volere del ministero dell’Aeronautica che, a differenza del War Office e dell’Ammiragliato, temeva per la cattura degli aviatori dei quali si sarebbe percepita l’importanza e la carenza fin dalla Battaglia d’Inghilterra del 1940. Del resto, un singolo aviatore impiegava “tre mesi per essere addestrato” a fronte di un notevole dispendio di denaro che il War Office doveva affrontare. Nel corso del tempo, tuttavia, finì per servire anche altre branche della Difesa, come il servizio segreto, i commandos, o gli operatori con “compiti speciali” come gli uomini e le donne del SOE.

La mentalità della fuga

La “mentalità della fuga” divenne così la filosofia alla base dell’MI9, che iniziò a studiare con la massima attenzione tutti i manuali del passato, testi e testimonianze utili per dare istruzioni essenziali per affrontare gli interrogatori ed escogitare un’evasione, per stabilire delle linee di fuga che si avvalessero delle reti della Resistenza, e per avere le risorse adeguate a raggiungere dal cuore dell’Europa occupata Paesi neutrali come la Svizzera, il Portogallo e la Spagna. L’opuscolo top secret chiamato Per Ardua Libertas era alla base del concetto.

Ma l’MI9 sviluppò ben più di una filosofia. Creò e sostenne una “rete di linee di fuga ed evasione in tutta l’Europa” per garantire il ritorno in sicurezza nel territorio alleato e sviluppò, attraverso figure chiave come il comandante Crockatt e Christopher Hutton, un vero e proprio “Q” da film di James Bond, un serie di strumenti segreti per consentire ai fuggitivi di poter contare sempre sui “tre elementi essenziali” alla base della filosofia della fuga: mappe, bussole e cibo.

Le mappe stampate su seta inventate dall’MI9 che doveva fare molta attenzione a selezionare aziende alle quali affidare commesse per produrre attrezzature top secret

Gli ingegnosi equipaggiamenti dell’MI9

Per Hutton, soprannominato Clutty, “l’accessorio più importante per chi scappa” era la mappa, e lui inventò infatti la mappa di seta. Ma per usarla correttamente, era necessaria una bussola, e prima ancora, nel caso di essere stati catturati, era necessario, strano ma vero, avere alcuni strumenti che sarebbero stati utili a un tentativo d’evasione.

L’MI9 si concentrò inizialmente sui dei primi kit che contenessero cibo concentrato, mappe che non si rovinassero al contatto con l’acqua in caso di ammaraggio, una piccola sega, una bussola, compresse per purificare l’acqua e compresse di anfetamina per rimanere svegli. Il problema era che questo oggetti sarebbero stati subito sequestrati in caso di cattura. Per questo alla Sezione 9 iniziarono a studiare dei sistemi degni di James Bond: lacci d’acciaio che una volta tolti dagli stivali da volo potevano essere utili a tagliare una rete o delle sbarre, le “seghe Gigli“; una pipa che nascondeva una piccola daga all’interno, o bottoni dell’uniforme magnetizzati e segnati in modo da essere sovrapposti e indicare il nord. E poi, uniformi per confondersi tra i civili.

Ad esempio un modello di uniforme basato su una giacca che portata a rovescio si tramutava in un elegante e meno sospettabile doppiopetto. Gli stivali da volo modello “Escape” che, oltre a nascondere un piccolo coltello pieghevole, potevano essere recisi su una sottile linea di stoffa che avrebbe diviso un gambale, da ricomporre in un gilet di pelle da indossare come protezione dal freddo, lasciando quella che poteva essere scambiata per una comune scarpa da uomo in pelle nera. Geniali le lamette da barba di sicurezza magnetizzate, che puntavano a Nord quando erano sospese su un piccolo filo o quando galleggiavano in un piccolo recipiente d’acqua. Per distinguere il Nord dal Sud, la prima lettera del nome del produttore della lama indicava l’estremità Nord della lama.

E poi torce in miniatura e una certa quantità di denaro in valuta estera, franchi, marchi o sterline per poter affrontare piccole spese. Compreso pagare l’ospitalità dei civili conniventi che avrebbero accolto i “clandestini”, o corrompere chiunque riuscissero a corrompere.

Una mappa delle principali rotte di fuga attraverso l’Europa Occupata

La filosofia della “fuga”, proiettata dagli sforzi dell’MI9, sarà alla base di un capitolo molto affascinante e intenso del secondo conflitto mondiale: le “evasioni”, più o meno rocambolesche, che avvennero nel famoso Stalag Luft III, il campo di prigionia creato dai tedeschi in Polonia per accogliere il personale dell’aviazione avversaria, dove nel 1943 ebbe luogo la “grande fuga“. A cui è ispirato il celebre film The Great Escape. O i numerosi tentativi di evasione avvenuti nel Castello di Colditz, la fortezza prigione della Bassa Sassonia dove erano stati inviati i fuggitivi più pericolosi e impenitenti della forze Alleate. Secondo le stime, almeno la metà dei 35.000 soldati britannici e alleati che provarono a fuggire durante la guerra utilizzò almeno una delle invenzioni dell’MI9.

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