L’India ha deciso di entrare nell’orbita del Global Combat Air Programme (GCAP), il programma per il caccia di sesta generazione sviluppato da Italia, Regno Unito e Giappone per affrontare le minaccia del futuro nel terzo dominio. Nuova Delhi ha avuto accesso al programma con lo status di “partner di dialogo”, una formula che per il momento non comporta né un impegno finanziario né una partecipazione diretta allo sviluppo del caccia di sesta generazione anche noto come “Tempest“, ma che consentirà alla delegazione indiana di confrontarsi con i tre Paesi che sono parte integrante del programma sulle capacità di combattimento di questa piattaforma e sulle possibili forme di cooperazione. In questo senso, le discussioni sui progressi, sulla tecnologia e le capacità del velivolo possono indurre i decisori indiani a “plasmare le scelte a lungo termine” per l’Aeronautica militare indiana che potrebbero dotarsi di questo nuova arma.
Lo status acquisito dall’India non garantisce l’accesso alle informazioni classificate relative alla progettazione o alle tecnologie protette del GCAP, ma rappresenta sicuramente una finestra privilegiata su uno dei principali progetti di alcune tra le maggiori potenze del vecchio “blocco occidentale” per la realizzazione di uno dei caccia di nuova generazione destinati a entrare in servizio entro il 2035.
Per Nuova Delhi si tratta di un’opportunità particolarmente importante. L’India sta infatti portando avanti il proprio Advanced Medium Combat Aircraft (AMCA), il futuro caccia stealth nazionale di quinta generazione, ma deve contemporaneamente affrontare un problema sempre più urgente: il progressivo invecchiamento della propria flotta da combattimento nel quadro di una rapida ascesa e modernizzazione di altre potenze, come, ad esempio, quelle dell’aviazione cinese. Attualmente l’Indian Air Force dispone di circa 29-32 squadroni da caccia, contro un fabbisogno ufficiale fissato a 42. Tra il 2028 e il 2035 dovranno inoltre essere ritirati dal servizio tra 110 e 120 Jaguar, ai quali seguirà progressivamente una parte delle flotte di Mirage 2000 e MiG-29. I programmi nazionali dovranno quindi compensare una serie di ritiri già programmati, mentre l’AMCA rimane ancora distante dalla costituzione di una prima flotta pienamente operativa e tutte le maggiori potenze del mondo avranno accesso non solo a una flotta di caccia di 5ª generazione effettiva, ma inizieranno a schierare, o quantomeno testare, piattaforme di 6ª generazione.
La Repubblica Popolare Cinese, infatti, procede a ritmi molto più sostenuti. Alla fine del 2025 la Cina avrebbe schierato tredici squadriglie di Chengdu J-20, aereo da caccia stealth di quinta generazione. Il ritmo produttivo del J-20 avrebbe ormai superato i il centinaio di velivoli all’anno; e a questi si aggiungeranno presti i frutti dei programmi per lo sviluppo dei caccia di nuova generazione come il J-36 di Chengdu, caratterizzato da una configurazione senza impennaggi e tre motori, ha effettuato il suo primo volo nel dicembre 2024, e un secondo velivolo indicato come J-50.
L’alternativa franco-indiana
In questo scenario, l’avvicinamento indiano al programma GCAP, nato dalla convergenza tra il britannico Tempest e il giapponese F-X, può essere letto come la volontà di aderire al piano che punta a realizzare un sistema di combattimento aereo di sesta generazione basato non soltanto su un nuovo caccia, ma su una più ampia architettura capace di integrare velivoli pilotati, droni, sensori e sistemi avanzati. Un’asset che porterebbe l’India a un livello superiore nelle sue capacità del dominio aereo. I caccia di nuova generazione come il Tempest sono pensati per combinare caratteristiche stealth, radar avanzati, intelligenza artificiale, strumenti per la guerra elettronica e cibernetica e una crescente collaborazione tra piattaforme con e senza equipaggio, oltre all’impiego di motori di nuova concezione e, nel lungo periodo, armi a energia diretta.
Ovviamente il GCAP non rappresenta l’unica strada osservata da Nuova Delhi. Il ministero della Difesa indiano ha confermato che il Paese sta seguendo contemporaneamente anche l’evoluzione del Future Combat Air System (FCAS/SCAF), progetto tedesco-francese-spagnolo che sembrava giunto a un binario morto, ma potrebbe trovare nuova linfa dall’inserimento dell’India in una stretta collaborazione con la Francia che ha assunto crescente peso nel programma.
Esiste inoltre una certa convergenza tra le esigenze operative francesi e indiane. Il ministero della Difesa di Nuova Delhi ha già riferito alla commissione parlamentare competente di aver avviato iniziative per valutare un possibile coinvolgimento nel programma.
L’interesse per GCAP e FCAS non significa tuttavia che l’India abbia deciso di abbandonare l’AMCA. Al contrario, Nuova Delhi sembra voler mantenere aperte più strade, osservando da vicino tecnologie e soluzioni sviluppate all’estero mentre porta avanti il proprio progetto nazionale. Una strategia che potrebbe consentirle di ridurre parte del divario tecnologico e, soprattutto, di decidere con maggiore consapevolezza quale forma dovrà assumere la propria aviazione da combattimento dopo il 2035. La corsa, del resto, è ormai globale. Gli Stati Uniti stanno sviluppando l’F-47 nell’ambito del Next Generation Air Dominance e lavorano parallelamente al futuro caccia imbarcato F/A-XX, mentre la Cina accelera sui propri prototipi e lo stesso dichiara di fare la Russia, che intanto ha schierato il Su-57 Felon e sviluppa nuove piattaforme. Con l’ingresso nel dialogo sul GCAP l’India vuole certo ritagliarsi uno spazio nella competizione che definirà il combattimento aereo dei prossimi decenni. A definire quale sarà il caccia del futuro di Nuova Delhi, però, saranno al solito una combinazione di fattibilità, tempistiche e interessi.
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