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	<title>Coalizione internazionale Archives - InsideOver</title>
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	<title>Coalizione internazionale Archives - InsideOver</title>
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		<title>Reggimento Azov in Israele: lo strano legame tra due ultranazionalismi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/reggimento-azov-in-israele-lo-strano-legame-tra-due-ultranazionalismi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2023 12:45:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[battaglione AZOV]]></category>
		<category><![CDATA[Coalizione internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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		<category><![CDATA[Neonazismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/Agenzia_Fotogramma_IPA34494255-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/Agenzia_Fotogramma_IPA34494255-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/Agenzia_Fotogramma_IPA34494255-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/Agenzia_Fotogramma_IPA34494255-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/Agenzia_Fotogramma_IPA34494255-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/Agenzia_Fotogramma_IPA34494255-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/Agenzia_Fotogramma_IPA34494255-2048x1367.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Battaglione Azov, adesso chiamato Reggimento, ha fatto visita a Israele. Il viaggio ha attirato l&#8217;attenzione della stampa israeliana e internazionale per la sua singolarità: il reggimento ha un trascorso ideologico che trova le sue radici nel neonazismo ma nonostante ciò è stato accolto dalle autorità israeliane con entusiasmo e senso di amicizia. Singolare è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/reggimento-azov-in-israele-lo-strano-legame-tra-due-ultranazionalismi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/Agenzia_Fotogramma_IPA34494255-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/Agenzia_Fotogramma_IPA34494255-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/Agenzia_Fotogramma_IPA34494255-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/Agenzia_Fotogramma_IPA34494255-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/Agenzia_Fotogramma_IPA34494255-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/Agenzia_Fotogramma_IPA34494255-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/Agenzia_Fotogramma_IPA34494255-2048x1367.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>Battaglione Azov</strong>, adesso chiamato <strong>Reggimento</strong>, ha fatto visita a <strong>Israele</strong>. Il viaggio ha attirato l&#8217;attenzione della stampa israeliana e internazionale per la sua singolarità: il reggimento ha un trascorso ideologico che trova le sue radici nel neonazismo ma nonostante ciò è stato accolto dalle autorità israeliane con entusiasmo e senso di amicizia. Singolare è stata anche la tappa in uno dei luoghi simbolo del nazionalismo sionista. Il viaggio è stato ricco di contraddizioni e colmo di significati contrastanti vedendo contrapposti, e allo stesso tempo uniti, due nazionalismi diversi nelle radici storiche ma simili nelle intenzioni presenti. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ilya Samoilenko e Yuliya Fedosyuk: figure controverse</strong></h2>



<p>Il viaggio ha visto protagonista una delegazione di Azov guidata dall’ufficiale<strong> Ilya Samoilenko</strong>, 28 anni, responsabile dell’intelligence del reggimento &#8211; uno dei soldati che si è barricato nelle acciaierie Azovstal della città di Mriupol, tentando di proteggerla dall’invasione russa &#8211; e <strong>Yuliya Fedosyuk</strong>, vice capo dell&#8217;Associazione delle famiglie dei difensori di Azovstal. La visita è stata organizzata dall’organizzazione<strong> “Israeli Friends of Ukraine”</strong> in collaborazione con l’ambasciata ucraina in Israele e dalla <strong>Fondazione Nadav</strong>, fondazione attiva in progetti che hanno come obiettivo la sicurezza nazionale di Israele e la sicurezza del popolo ebraico. </p>



<p>La storia del reggimento è estremamente controversa. Accusato di essere <strong>neonazista</strong> e di essere stato protagonista di innumerevoli atti di torture nella regione del Donbass dal 2014, il reggimento è stato infatti accusato dalle Nazioni unite di <strong>crimini di guerra</strong>. Impegnati adesso in una campagna pubblicitaria a sostegno dei membri del reggimento rimasti in Ucraina, Samolienko e Fedosyuk hanno rilasciato dichiarazioni a favore della democrazia e <strong>comparato Israele all’Ucraina</strong>, entrambe impegnate a preservare il loro status democratico. Nonostante ciò entrambi in passato si sono espressi con toni più estremisti. La stessa Fedosyuk nel 2020, come riportato da <a href="https://www.haaretz.com/world-news/europe/2022-12-20/ty-article/.premium/downplaying-far-right-ties-ukrainian-war-hero-goes-on-israeli-publicity-binge/00000185-306c-dcac-a185-b8efb39e0000">Haaretz</a>, aveva affermato che &#8220;le persone che si assumono maggiori responsabilità dovrebbero avere più diritti. […] Mi piace la<strong> democrazia descritta da Aristotele</strong>: il diritto di scegliere appartiene a chi ha la giusta istruzione, lo status intellettuale. È sbagliato equiparare i voti di un accademico e di una persona che non ha finito la scuola”. &nbsp;</p>



<p>Da tenere di conto sono state anche le segnalazioni dell&#8217;<strong>Anti-Defamation League (Adl)</strong>, un’importante organizzazione non governativa&nbsp;internazionale ebraica con sede negli&nbsp;Stati Uniti. L’Adl nel 2019 aveva segnalato <strong>Azov</strong> come “<strong>gruppo estremista ucraino</strong>” con “l<strong>egami con neonazisti e suprematisti bianchi</strong>”. Molti giornali, soprattutto locali israeliani, si sono chiesti se questa visita non abbia lo scopo di “ripulire” la figura del reggimento per raccogliere ancora più consensi all’estero, facendo passare il reggimento come un vecchio “pentito” adesso unito alle cause di tutto l’Occidente.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La visita a Masada e la peculiare analogia con l’ultranazionalismo ebraico&nbsp;</strong></h2>



<p>La delegazione ha poi proseguito il suo itinerario nell’area del Maro Morto dove ha visitato il <strong>sito archeologico di Masada</strong>.&nbsp;Il sito ha attirato l’attenzione di Samoilenko che ha paragonato la resistenza ebraica del 73 d.C. alla difesa di Mariupol.&nbsp;L&#8217;account Telegram dell&#8217;associazione Azovstal ha postato foto dei membri di Azov a Masada e ha dichiarato: &#8220;Quando oggi in Israele si parla della difesa di Mariupol, gli israeliani ripetono costantemente: “<strong>Mariupol è la vostra Masada</strong>”.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="uk" dir="ltr">🇮🇱🇺🇦 «Маріуполь — це ваша Масада»<br><br>Наша делегація в Ізраїлі відвідала Масаду. Подробиці про цю поїздку азовця Іллі Самойленка та представниці Асоціації Юлії Федосюк читайте за посиланням: <a href="https://t.co/ynYcWYcfBt">https://t.co/ynYcWYcfBt</a> <a href="https://t.co/C4q2LsH13f">pic.twitter.com/C4q2LsH13f</a></p>&mdash; Асоціація родин захисників «Азовсталі» (@AzovstalFam) <a href="https://twitter.com/AzovstalFam/status/1604132679221334016?ref_src=twsrc%5Etfw">December 17, 2022</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Oltre a Masada, i tweet mostrano che i due militanti ucraini hanno incontrato anche soldati israeliani riservisti, hanno assistito a una proiezione cinematografica e hanno incontrato <strong>Naama Lazimi</strong> &#8211; un politico israeliano di spicco del Partito Laburista, che fa parte della coalizione di governo uscente.&nbsp;</p>



<p>Perché scegliere proprio Masada? Il sito archeologico è dal <strong>1948</strong>, anno della <strong>Nakba</strong> palestinese e della <strong>dichiarazione dello Stato di Israele</strong>, simbolo del nazionalismo ebraico. Simboleggia, per gli israeliani, eroismo e sacrificio e rappresentazione dell’orgoglio di una nuova nazione. Non a caso i soldati appena arruolati vengono portati alla fortezza nel deserto per prestare giuramento di fedeltà, anche al grido di “Masada non cadrà di nuovo!”. La <strong>destra nazionalista israeliana</strong> vede quindi in questo sito, un punto fermo del nazionalismo ebraico.</p>



<p>Quella della delegazione Azov è stata una riunione di ultranazionalisti in un luogo simbolo dell’ultranazionalismo. Ciò che contraddistingue queste due parti è l’ideologia della loro creazione. Una nata dalle macerie del nazismo, l’altra nata per farla rinascere. E anche in questa occasione, e malgrado tutti i tentativi di ripulire l’immagine, sulle divise della delegazione era presente il <strong>Wolfsangel</strong>. Questo simbolo era stato adottato nei primi tempi dai nazisti poi sostituito con la svastica e in seguito utilizzato da numerose unità paramilitari naziste.</p>
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		<title>La caccia delle forze speciali Usa al Califfo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-seal-stanno-dando-la-caccia-al-califfo-nel-kurdistan-iracheno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Feb 2019 08:36:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Coalizione internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Navy Seals]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2643" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Truppe-Usa-in-Afghanistan-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Truppe-Usa-in-Afghanistan-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Truppe-Usa-in-Afghanistan-1024x677.jpg 1024w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>Nel Kurdistan liberato dall&#8217;Isis le forze speciali americane danno ancora la caccia al Califfo Abu Bakr al Baghdadi. Il territorio in mano a ciò che resta della milizia islamica allo sbando è ormai approssimabile all&#8217;1% di tutti i territori di Iraq e Siria che componevano lo Stato islamico dell&#8217;Iraq e della Siria. Secondo il presidente americano Donald &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-seal-stanno-dando-la-caccia-al-califfo-nel-kurdistan-iracheno.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2643" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Truppe-Usa-in-Afghanistan-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Truppe-Usa-in-Afghanistan-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/Truppe-Usa-in-Afghanistan-1024x677.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>Nel Kurdistan liberato dall&#8217;Isis le forze speciali americane danno ancora <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.alaraby.co.uk/english/news/2019/1/27/us-forces-seeking-to-capture-is-leader-baghdadi-alive">la caccia al Califfo</a> <strong>Abu Bakr al Baghdadi</strong>. Il territorio in mano a ciò che resta della milizia islamica allo sbando è ormai approssimabile all&#8217;1% di tutti i territori di Iraq e Siria che componevano lo <b>Stato islamico</b> dell&#8217;Iraq e della Siria. Secondo il presidente americano <strong>Donald Trump</strong>, impegnato nel valutare la possibilità e le dinamiche di ritiro delle truppe dalla Siria, ciò che resta del territorio occupato dal Califfato verrà liberato entro poche settimane dai Peshmerga e dalle Forze governative irachene con l&#8217;appoggio della Coalizione a guida statunitense. Intanto il cerchio intorno al Califfo si stringe.</p>
<p>La caccia <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/abu-bakr-al-baghdadi-chi-e/" target="_blank">al leader dell&#8217;Isis</a>, scomparso dagli schermi e dato più volte per morto in seguito ai raid aerei, non si ferma. Per questo nella repubblica autonoma irachena del Kurdistan, al confine con la Siria, le <strong>forze speciali anti-terrorismo</strong> americane starebbero dando la caccia ad Al Baghdadi. Se catturato vivo infatti il califfo potrebbe fornire informazioni fondamentali, oltre a fiaccare il morale di ciò che resta dei suoi seguaci.</p>
<p></p>
<p>&#8220;Appena due anni fa, quando mi sono insediato, l&#8217;Isis controllava oltre 20mila miglia quadrate in Siria e in Iraq. Oggi abbiamo liberato virtualmente tutto il territorio dalla presa di questi mostri sanguinari&#8221;. L&#8217;alto comando della Coalizione internazionale a guida statunitense ha annunciato la liberazione di &#8220;circa il 99,5%&#8221; di quello che nel 2014 era un territorio grande quasi come la Gran Bretagna. Ciò che rimane dei jihadisti dell&#8217;Isis adesso è asserragliato in poche decine di chilometri quadrati vicino al villaggio di Baghouz, e starebbe tentando la fuga mischiandosi ai civili mentre i raid condotti dai bombardieri della coalizione spazzano via gli ultimi centri di comando e le postazioni trincerate che cercano di resistere <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-mideast-crisis-syria-sdf/sdf-will-attack-is-syria-enclave-once-civilians-out-official-idUSKCN1PY0A8">all&#8217;avanzata dei curdi delle Forze Democratiche Siriane</a>.</p>
<p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/qkpjpQQ6k-o" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>In questo contesto, secondo quando riferito da alcuni ufficiali iracheni, team scelti dei <strong>Navy Seal</strong> starebbero conducendo una vera e propria caccia all&#8217;uomo nell&#8217;area completamente accerchiata che va sempre più restringendosi; dove però sarebbero rimasti asserragliati quelli che l&#8217;intelligence definisce &#8220;i jihadisti con più esperienza di combattimento&#8221;. La ricerca principale si sta concentrando nei pressi del villaggio siriano di<strong> Abu Kamal </strong>al confine tra Iraq e Siria. </p>
<p>Come riporta <em>AlAraby</em>, i Seal, coadiuvati dalle forze irachene, stanno setacciando un’area di dieci chilometri quadrati, a sud di Deir Ezzor, nella valle dell’Eufrate, la stessa dove secondo le fonti del<em> Times</em> sarebbero tenuti in ostaggio l’italiano padre <strong>Paolo Dall’ Oglio</strong> e il giornalista britannico<strong> John Cantlie</strong>. Altre fonti d&#8217;intelligence smentiscono la presenza, o il possesso di alcune informazioni riguardanti i due prigionieri nell&#8217;area. Lo stesso Al Baghdadi, la cui ultima apparizione risale ad oltre anno fa, potrebbe essere in realtà morto o essere già stato esfiltrato dal Siraq. Inoltre, come ricorda Mauro Indelicato, all&#8217;interno del Califfato sarebbero in corso già da diversi mesi una serie di <a href="http://www.occhidellaguerra.it/un-colpo-di-stato-contro-al-baghdadi-all-interno-dell-isis/">tentativi di golpe e sostituzione della leadership</a>. Dunque Al Baghdadi sarebbe ricercato non soltanto dai Seal &#8211; probabilmente del Team 6 che già eliminò<strong> Bin Laden</strong> &#8211; ma anche dai suoi antagonisti. </p>
<p></p>
<p>La necessità di eliminare ciò che resta del Isis, e di catturare il suo leader e tutte le personalità considerate <em>high-value</em> dell&#8217;enclave islamica che sta resistendo all&#8217;avanzata della Coalizione, è da vedersi come un modo definitivo per estirpare la minaccia islamista in quest&#8217;area del Medio Oriente.</p>
<p>Secondo un report citato da <em>Analisi Difesa</em>, tuttavia, fra Siria e Iraq vi sarebbero ancora oltre 14mila combattenti attivi, tra i quali si troverebbero 3mila estremisti di origine straniera. Potenziali<strong> foreign fighters</strong> che potrebbero colpire il cuore dei Paesi d&#8217;origine una volta rientrati in patria. Compresa l&#8217;Europa. &#8220;L’Isis non è stato sconfitto&#8221;, spiega il report, ma &#8220;resta sotto una intensa pressione militare&#8221;. Secondo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l&#8217;Isis “ha evidenziato una determinazione a resistere e la capacità di contrattaccare”. Perciò la partita in Siria non è ancora finita. E non lo sarà finché il 100% del territorio sottoposto all&#8217;occupazione del Califfato nero non sarà sotto il controllo della Coalizione. Ma anche allora, le centinaia di villaggi si potranno nascondere lupi solitari pronti a radicalizzare nuovi adepti da immolare per il jihad.</p>
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		<title>Addio al Tornado: la Raf dismette il celebre bombardiere dell&#8217;Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/addio-al-tornado-la-raf-dismette-celebre-bombardiere-delliraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Jan 2019 11:09:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia Tornado]]></category>
		<category><![CDATA[Coalizione internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Royal Air Force (Raf)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3019" height="2109" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2740317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2740317.jpg 3019w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2740317-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2740317-768x537.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2740317-1024x715.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3019px) 100vw, 3019px" /></p>
<p>I cacciabombardieri Tornado lasciano la Royal Air Force dopo 40 anni di servizio. I celebri &#8220;Tonka&#8221;, come sono stati soprannominati dai piloti britannici, saranno radiati entro la fine di marzo. La Raf trasferisce le loro capacità ai caccia multiruolo Typhoon, prima di passare il testimone agli F-35. Gli storici Panavia Tornado, multiruolo ad ala con geometria &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/addio-al-tornado-la-raf-dismette-celebre-bombardiere-delliraq.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/addio-al-tornado-la-raf-dismette-celebre-bombardiere-delliraq.html">Addio al Tornado: la Raf dismette il celebre bombardiere dell&#8217;Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3019" height="2109" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2740317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2740317.jpg 3019w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2740317-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2740317-768x537.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2740317-1024x715.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3019px) 100vw, 3019px" /></p><p>I cacciabombardieri Tornado lasciano la Royal Air Force dopo 40 anni di servizio. I celebri &#8220;Tonka&#8221;, come sono stati soprannominati dai piloti britannici, saranno <strong>radiati entro la fine di marzo</strong>. La Raf trasferisce le loro capacità ai caccia multiruolo Typhoon, prima di passare il testimone agli F-35.</p>
<p>Gli storici Panavia Tornado, multiruolo ad ala con geometria variabile e capacità di &#8220;strike nucleare&#8221; sviluppati consorzio da Gran Bretagna e Italia, sono entrati in servizio nel 1979, e adesso danno l&#8217;addio alle armi almeno nel Regno Unito, nonostante i loro continui aggiornamenti e il recente impiego &#8220;operativo&#8221; nel Siraq e in Afghanistan all&#8217;interno dell&#8217;<em>Operazione Shader</em>. Progettati per attaccare i paesi dell&#8217;Unione Sovietica a bassa quota e altissima velocità (mach 1.2) , questi jet biposto avrebbero potuto sferrare, grazie al loro radar TFR, <em>First</em> o <em>Second Strike</em> in territorio nemico, impiegando anche &#8220;armi nucleari&#8221; quali le bombe all&#8217;idrogeno <strong>B-61</strong>.</p>
<p></p>
<p>Impiegati principalmente in missioni IRS &#8211; intelligence, surveillance, target acquisition, and reconnaissance &#8211; e in missioni di supporto aereo in<strong> Iraq</strong> e <strong>Afghanistan</strong>, in questi anni i Tornado Gr.4 sono spesso decollati dalla base area Raf di Akrotiri, a Cipro, per acquisire informazioni e colpire bersagli del Califfato islamico durante centinaia di sortite. Protagonisti dei bombardamenti in Libia contro l&#8217;esercito di Gheddafi (<em>Operazione Ellamy</em>), hanno svolto senza dubbio le loro missioni più importati durante la<strong> Guerra del Golfo</strong> e nella <strong>Guerra del Kosovo</strong>.</p>
<p>Quando sono impegnati in ricognizione armate o nel portare supporto aereo ravvicinato alle forze di terra, vengono armati solitamente con un mix di bombe laser-guidate Paveway IV e Dual-Mode Seeker Brimstone. Possono contare inoltre su due cannoncino Mauser da 27mm. Durante la prima guerra del Golfo la Raf perse un Tornado abbattuto da un missile terra-aria iracheno. L&#8217;equipaggio composto da John Nichol a John Peters, sopravvisse a venne catturato e torturato di soldati di <strong>Saddam Hussein</strong>. Lo stesso destino dei due piloti italiani, il maggiore Gianmarco Bellini e il capitano Maurizio Cocciolone, abbattuti sempre su un Tornado la stessa notte del gennaio 1991.</p>
<p></p>
<p>A causa della sua futura obsolescenza, dopo quarant&#8217;anni di onorato servizio lo Stato Maggiore dell&#8217;aeronautica britannica ha decretatoche  questo velivolo, tutt&#8217;ora valido e capace di trasportare un&#8217;enorme quantità di armi, deve essere radiato per lasciare alcuni dei suoi compiti al Typhoon &#8211; aggiornato per integrare armamenti come i missili da crociera Storm Shadow e missili Brimstone e Meteor &#8211; e alla nuova flotta di F-35. La flotta, che contava 40 velivoli ancora operativi, sarà completamente dismessa, secondo quanto riportato dalle fonti della Difesa britannica, entro marzo 2019.</p>
<p>Questo glorioso e iconico aereo da combattimento, rimasto nei ricordi di molti appassionati e avieri, rimarrà operativo ancora per 10/15 anni nell&#8217;<strong>Aeronautica Militare italiana</strong>, nella <strong>Luftwaffe tedesca</strong> (a caccia di un sostituto) e nell&#8217;Aeronautica dell&#8217;Arabia Saudita.</p>
<p></p>
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		<title>Siria, il colpo di coda dell&#8217;Isis Uccisi alcuni soldati Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-isis-manbij-soldati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2019 15:55:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Coalizione internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Manbij]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164816_28032376.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164816_28032376.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164816_28032376-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164816_28032376-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164816_28032376-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Lo Stato islamico torna a colpire in Siria, a Manbij, e lo fa uccidendo 15 persone, fra cui alcuni soldati americani. L&#8217;agenzia Reuters parla di quattro soldati Usa morti nell&#8217;attentato. Recep Tayyip Erdogan ha riferito invece di cinque soldati morti. E la conferma della morte di alcuni soldati delle forze Usa è arrivata anche dagli uffici &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-isis-manbij-soldati.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164816_28032376.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164816_28032376.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164816_28032376-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164816_28032376-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164816_28032376-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Lo <strong>Stato islamico</strong> torna a colpire in <strong>Siria</strong>, a <strong>Manbij</strong>, e lo fa uccidendo 15 persone, fra cui alcuni soldati americani. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-mideast-crisis-syria-blast/four-u-s-troops-reported-among-16-dead-in-north-syria-attack-idUSKCN1PA1GQ">L&#8217;agenzia <em>Reuters</em></a> parla di <strong>quattro soldati Usa </strong>morti nell&#8217;attentato. Recep Tayyip Erdogan ha riferito invece di <strong>cinque</strong> soldati morti. E la conferma della morte di alcuni soldati delle forze Usa è arrivata anche dagli uffici della Coalizione internazionale.</p>
<p dir="ltr" lang="en">U.S. service members were killed during an explosion while conducting a routine patrol in Syria today. We are still gathering information and will share additional details at a later time.</p>
<p>— OIR Spokesperson (@OIRSpox) <a href="https://twitter.com/OIRSpox/status/1085549023111626754?ref_src=twsrc%5Etfw">16 gennaio 2019</a></p>
<p>Dalle prime testimonianze, si sa che l&#8217;esplosione è avvenuta di fronte a un <strong>ristorante.</strong> La rivendicazione dell&#8217;Isis è arrivata subito dopo: &#8220;Un attacco suicida sferrato con una cintura esplosiva ha colpito una pattuglia della coalizione internazionale nella città di Manbij&#8221;, ha riferito l&#8217;agenzia di stampa di Daesh, <em>Amaq</em>.</p>
<p>Testimoni oculari hanno descritto a <em>Reuters</em> la scena. Uno di loro ha detto: &#8220;Un&#8217;esplosione ha colpito vicino a un ristorante, prendendo di mira gli americani, e con loro c&#8217;erano alcune forze del Consiglio militare di Manbij&#8221;. Un altro testimone ha invece detto che dal momento dopo l&#8217;esplosione, si sono alzati in volo molti aerei militari, per controllare l&#8217;area ma anche probabilmente per sferrare attacchi contro postazioni del Califfato.</p>
<p>La milizia del <strong>Consiglio Militare di Manbij</strong> controlla la città da quando le milizie curde, insieme agli Stati Uniti e alla Francia, l&#8217;hanno riconquistata dallo Stato Islamico nel 2016. Attualmente, la città si trova nell&#8217;occhio del ciclone per la presenza di curdi e americani, e con la Turchia che minaccia l&#8217;ingresso in massa delle sue forze al di là del confine per colpire le milizie dello Ypg. E nelle ultime settimane, sono giunte anche le forze legate al governo siriano, chiamate a Manbij per porsi come ostacolo a qualsiasi velleità di<strong> Recep Tayyip Erdogan</strong> di invadere la Siria.</p>
<p></p>
<p><strong>Sarah Sanders</strong>, portavoce della Casa Bianca, ha detto che il presidente Donald Trump è stato informato dell&#8217;attacco terroristico: &#8220;Il presidente è stato pienamente informato e continueremo a monitorare la situazione in Siria&#8221;. E per Trump, la notizia è particolarmente importante non solo per il dolore causato dalla morte di soldati americani, ma anche perché rappresenta un colpo molto duro alla strategia dell&#8217;amministrazione repubblicana, che voleva il ritiro dalla Siria in tempi brevi e che ha già iniziato a muovere i primi mezzi.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-62233"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-62233" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_siria.jpg" alt="strip_occhi_articolo_siria" /></a></p>
<p>Il presidente degli Stati Uniti aveva annunciato il ritiro delle truppe Usa affermando che l&#8217;Isis era ormai praticamente sconfitto. Un annuncio che è apparso da subito estremamente positivo e ottimista, considerato anche che il <strong>Califfato</strong> in quella parte di Paese non è mai stato realmente debellato. La neutralizzazione delle sacche terroriste è sempre stato un obiettivo mancato da parte della coalizione internazionale, che nonostante questo ha deciso comunque di avviare le prime fasi del ritiro, come annunciato dallo stesso portavoce dell&#8217;alleanza.</p>
<p></p>
<p>Adesso, l&#8217;attentato di Manbij cambia il quadro della situazione. E potrebbe anche essere l&#8217;avvio di un rallentamento dle ritiro delle truppe Usa se non addirittura un vero e proprio blocco. Ipotesi che preoccupa le potenze coinvolte nel conflitto, specialmente la Russia. Oggi, proprio in concomitanza con l&#8217;attacco terroristico, <strong>Sergei Lavrov</strong> ha parlato delle aree a nord-est della Siria dicendo: &#8220;Siamo convinti che l&#8217;unica e miglior soluzione sia il trasferimento di questi territori sotto il controllo del governo siriano, delle forze di sicurezza e delle strutture amministrative siriane&#8221;.</p>
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		<title>Inizia il ritiro Usa dalla Siria Navi dirette in Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/stati-uniti-ritiro-siria-navi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2019 14:45:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Coalizione internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164828_28032380.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164828_28032380.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164828_28032380-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164828_28032380-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164828_28032380-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p> La coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti ha annunciato l&#8217;inizio del ritiro dalla Siria. Il portavoce del colonnello Sean Ryan ha annunciato: &#8220;Cjtf-Oir ( Combined Joint Task Force &#8211; Operation Inherent Resolve ndr) ha avviato il processo del ritiro dalla Siria&#8221;. &#8220;Per motivi di sicurezza, non riferiremo di scadenze, luoghi o movimenti di truppe&#8221;, ha aggiunto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/stati-uniti-ritiro-siria-navi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164828_28032380.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164828_28032380.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164828_28032380-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164828_28032380-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219164828_28032380-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p> La <strong>coalizione internazionale</strong> guidata dagli Stati Uniti ha annunciato l&#8217;inizio del <strong>ritiro</strong> dalla <strong>Siria</strong>.</p>
<p>Il portavoce del colonnello <strong>Sean Ryan</strong> ha annunciato: &#8220;Cjtf-Oir ( Combined Joint Task Force &#8211; Operation Inherent Resolve <em>ndr</em>) ha avviato il processo del ritiro dalla Siria&#8221;. &#8220;Per motivi di sicurezza, non riferiremo di scadenze, luoghi o movimenti di truppe&#8221;, ha aggiunto il portavoce. Ma il segnale è chiaro: l&#8217;annuncio di Donald Trump sul ritiro delle forze Usa ha dato il via al movimento di tutta la coalizione internazionale.</p>
<p>L&#8217;Osservatorio siriano per i diritti umani, il controverso gruppo legato ai ribelli e con base nel Regno Unito, ha riferito che la coalizione ha già iniziato a ridimensionare le sue forze nell&#8217;aeroporto di <strong>Rmeilan</strong>, provincia nordoccidentale di Hasakeh. Rami Abdel Rahman, a capo dell&#8217;organizzazione, ha detto che le forza hanno iniziato già il ritiro giovedì dalla base. &#8220;Questo è il primo ritiro di forze americane dall&#8217;annuncio del presidente degli Stati Uniti&#8221;, ha concluso.</p>
<p></p>
<p>Intanto, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.wsj.com/articles/u-s-military-prepares-for-syria-pullout-amid-uncertainty-11547156824">come annunciato dal <em>Wall Street Journal</em></a>, le forze americane stanno portando avanti i piani per ritirare tutte le truppe dalla Siria. Il consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Bolton ha ribadito a Gerusalemme che gli Stati Uniti non lasceranno la Siria fino a quando la Turchia non prometterà di evitare qualsiasi tipo di operazione contro le milizie curde dello Ypg. Le parole di Bolton hanno provocato l&#8217;ira di <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong>, che non solo ha rifiutato di incontrarlo ma anche minacciato, tramite il ministro Mevut Cavusoglu, un intervento in Siria delle truppe di Ankara.</p>
<p>Ma nonostante le tensioni e le parole di Bolton su ritardare il ritiro, dal Pentagono fanno sapere che gli ordini sono in fase di esecuzione. &#8220;Niente è cambiato&#8221;, ha detto un funzionario della Difesa. &#8220;Non prendiamo ordini da Bolton&#8221;. E a confermare l&#8217;attuazione del piano, la notizia che un gruppo di navi guidate dalla nave d&#8217;assalto anfibia <strong>Uss Kearsarge</strong> è diretto nella regione: secondo il <em>Wsj</em> per sostenere le truppe nel momento di abbandonare il Paese. Mentre le truppe di terra incaricate di aiutare l&#8217;imminente ritiro del contingente americano si trovano già nella zona, in Kuwait e nella base aerea di al-Asad nell&#8217;Iraq occidentale, recentemente visitata proprio da Trump.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-62233"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-62233 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_siria.jpg" alt="strip_occhi_articolo_siria" width="634" height="134" /></a></p>
<p></p>
<p>Il ritiro degli Stati Uniti sembra essere diventato realtà, dunque. Ma questo non significa un abbandono dei partner mediorientali né tanto meno del Medio Oriente. Ieri, il segretario di Stato americano Mike Pompeo, dall&#8217;università del Cairo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/pompeo-rovescia-linea-obama-abbiamo-imparato-dai-nostri-1627055.html">ha detto parole chiare</a>: &#8220;L&#8217;America non si ritirerà finché la lotta al terrorismo non sarà finita&#8221;. E sotto questo profilo, il concetto di <strong>terrorismo</strong> può essere tradotto in diverse forme. &#8220;In appena 24 mesi gli Stati Uniti sotto il presidente Trump hanno riaffermato il proprio ruolo tradizionale come forza a servizio del bene nella regione. Abbiamo imparato dai nostri errori, abbiamo riscoperto la nostra voce. Abbiamo ricostruito i nostri rapporti e abbiamo respinto le false aperture da parte dei nostri <strong>nemici</strong>&#8220;, ha aggiunto Pompeo. &#8220;La collaborazione è la parola chiave. Ad ogni nazione che vuole la pace in Medio Oriente chiediamo di assumersi nuove responsabilità per sconfiggere l&#8217;estremismo islamico ovunque si annidi&#8221;. E proprio in questi giorni arrivano notizie, non casualmente, di un risveglio di <strong>Hayat Tahrir al-Sham</strong>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo degli Stati Uniti è dunque quello di coinvolgere il più possibile i partner mediorientali e arabi, prova ne sono l&#8217;apertura dell&#8217;ambasciata degli Emirati Arabi Uniti a <strong>Damasco</strong>, ma anche le notizie di possibili incontri di funzionari dell&#8217;intelligence militare emiratina ed egiziana in Siria. E resta il nodo turco, con Erdogan che ha annunciato un monitoraggio congiunto con Iran e Russia per il ritiro americano.</p>
<p>Ed è proprio l&#8217;Iran a essere ancora il vero obiettivo degli Stati Uniti. Un obiettivo ribadito ieri dallo stesso Pompeo e le cui parole gettano ombre molto oscure sul <strong>Medio Oriente</strong>. &#8220;Le nazioni del Medio Oriente non potranno mai godere della sicurezza, raggiungere la stabilità economica o far avanzare i sogni dei loro popoli se il regime rivoluzionario dell&#8217;<strong>Iran</strong> persiste nella sua strada attuale&#8221;. E queste dichiarazioni, contemporaneamente al ritiro dalla Siria, appaiono stridenti. O forse no: forse cambia solo il luogo dello scontro. Perché <a href="http://www.occhidellaguerra.it/stati-uniti-ritiro-trump-medio-oriente/">gli Stati Uniti non abbandonano il Medio Oriente</a>: questa è l&#8217;unica certezza.</p>
<p></p>
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		<title>Tutto quello che c&#8217;è da sapere  sull&#8217;attacco dei Pasdaran in Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iran-attacco-siria-pasdaran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2018 07:51:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Coalizione internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Missili balistici]]></category>
		<category><![CDATA[Programma missilistico iraniano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/iran-attacco-siria-pasdaran-168729.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1152" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7723280.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7723280.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7723280-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7723280-768x461.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7723280-1024x614.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ci sono alcuni particolari di non poco conto nel lancio di missili iraniani contro le postazioni jihadiste di Abu Kamal. Dettagli che rivelano come dietro al raid che ha colpito la postazione dei &#8220;takfiri&#8221; ci siano delle motivazioni politiche, come spiegato su questa testata, ma anche strategiche. A tre miglia dai soldati Usa Secondo le ultime informazioni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-attacco-siria-pasdaran.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-attacco-siria-pasdaran.html">Tutto quello che c&#8217;è da sapere  sull&#8217;attacco dei Pasdaran in Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1152" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7723280.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7723280.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7723280-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7723280-768x461.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7723280-1024x614.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Ci sono alcuni particolari di non poco conto nel lancio di missili iraniani contro le postazioni jihadiste di <strong>Abu Kamal</strong>. Dettagli che rivelano come dietro al raid che ha colpito la postazione dei &#8220;takfiri&#8221; ci siano delle motivazioni politiche, come spiegato su questa testata, ma anche strategiche.</p>
<p>A tre miglia dai soldati Usa</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://edition.cnn.com/2018/10/01/middleeast/iran-syria-missiles/index.html">Secondo le ultime informazioni ottenute dalla <em>Cnn</em></a>, i missili dei <strong>Pasdaran</strong>, i Guardiani della Rivoluzione islamica, sono caduti a meno di<strong> tre miglia dalle forze degli Stati Uniti</strong> presenti in Siria. C&#8217;è divergenza sul numero dei missili lanciati. Secondo le prime informazioni raccolte dalle agenzie iraniane e dalle fonti occidentali, i missili che hanno colpito la base terrorista in Siria sono stati sei: tre Ghiam e tre Zolfaghar. Ma le ultime informazioni, citate dall&#8217;agenzia iraniana <em>Irna</em>, parlano di sette missili.</p>
<p>In ogni caso, su questi razzi <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://en.farsnews.com/newstext.aspx?nn=13970709000242">c&#8217;erano scritti alcuni messaggi</a> molto chiari: <strong>&#8220;morte all&#8217;America&#8221;</strong>, <strong>&#8220;morte a Israele&#8221;</strong> e <strong>&#8220;morte a casa Saud&#8221;</strong>. E questo rende chiaro chi fossero i veri <em>target</em> politici del bombardamento, che non è stato, evidentemente, solo una vendetta dei Pasdaran nei confronti dei terroristi che hanno compiuto la strage di Ahvaz.</p>
<p dir="ltr" lang="en">Iran missile strike against terrorists in eastern Syria. It seems, that were used Qiam and Zolfaghar short-range ballistic missiles. <a href="https://t.co/mBo9vduhnU">pic.twitter.com/mBo9vduhnU</a></p>
<p>— Yuri Lyamin (@imp_navigator) <a href="https://twitter.com/imp_navigator/status/1046635131778342912?ref_src=twsrc%5Etfw">1 ottobre 2018</a>L&#8217;importanza di Abu Kamal</p>
<p>E proprio per questo motivo, il fatto che quei missili siano stati diretti a Abu Kamal, è un particolare da tenere in conto. Il distretto, che si trova a est del fiume <strong>Eufrate</strong>, è un&#8217;area strategica di fondamentale importanza. Posto al confine tra Iraq e Siria e sulla strada che collega il confine iracheno con <strong>Deir Ezzor</strong>, l&#8217;area è una delle ultime roccaforti dello<strong> Stato islamico</strong> in Siria. Le truppe della coalizione internazionale operano insieme ai curdi da anni per colpire l&#8217;Isis. Ma è evidente che quella posizione è importante non solo per contrastare le bandiere nere del Califfato, o di ciò che n rimasto, quanto per controllare il confine fra i due Stati.</p>
<p>Il colonnello Sean Ryan, portavoce della coalizione a guida Usa, ha confermato lo <em>strike</em> avvenuto nei pressi dei militari americani. Ma anche detto che nessuna forza della coalizione &#8220;è in pericolo&#8221;. Il problema è che l&#8217;approssimarsi di questi missili alle truppe Usa non può non essere considerato un campanello d&#8217;allarme. Soprattutto dopo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.almasdarnews.com/article/us-military-builds-new-base-near-syrian-army-lines-kurdish-commander/">le informazioni date da un funzionario curdo</a> secondo cui gli Stati Uniti starebbero costruendo una nuova base militare in Iraq proprio sulla strada che collega ad Abu Kamal.</p>
<p>L&#8217;intelligence americana monitora i missili iraniani</p>
<p>Una notizia importante che va unita anche a un altro annuncio, questa volta da parte americana. Nei giorni precedenti il raid, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://edition.cnn.com/2018/09/27/politics/us-iran-proxy-concerns/index.html">l&#8217;intelligence statunitense aveva affermato</a> che le forze iraniane e soprattutto quelle delle forze legate all&#8217;Iran avrebbero potuto colpire anche le<strong> truppe della coalizione a guida Usa</strong> presenti in Siria.</p>
<p></p>
<p>L&#8217;idea del Pentagono e e dei funzionari americani è che Teheran possa vendicarsi dell&#8217;assedio attuato nei confronti dell&#8217;Iran attraverso una rappresaglia missilistica in tutto il Medio Oriente, dove le milizie filo-iraniane sono effettivamente coinvolte ovunque in scontri contro gli alleati degli Stati Uniti, da <strong>Hezbollah</strong> agli Houthi passando a tutta la galassia di milizie di stampo sciita presente in Siria e Iraq.</p>
<p>Secondo gli Stati Uniti (e sono le stesse accuse rivolte da Israele e dall&#8217;Arabia Saudita) queste milizie hanno incrementato in maniera sensibile le loro possibilità di accedere all&#8217;arsenale balistico iraniano. E queste accuse sono arrivate mentre Benjamin Netanyahu mostrava le foto di un presunto sito iraniano a Beirut di cui però non si ha ancora alcuna traccia.</p>
<p>Abu Kamal, Israele e gli Stati Uniti</p>
<p>A proposito di Israele, non va dimenticato che proprio ad Abu Kamal <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/israele-abu-kamal/">il Pentagono aveva accusato lo Stato ebraico</a> di aver compiuto un raid contro alcune milizie siriane legate al governo di Bashar al Assad. Un attacco particolare che non solo dimostrava l&#8217;ampiezza del <strong>raggio d&#8217;azione di Israele</strong> rispetto agli standard tipici dei suoi raid in territorio siriano, ma anche una forte presa di posizione da parte dei funzionari Usa che, per la prima volta, accusavano pubblicamente l&#8217;aviazione israeliana di aver compiuto un bombardamento.</p>
<p>In quell&#8217;occasione, Israele dimostrò interesse anche verso l&#8217;area al confine fra Iraq e Siria. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/iraq-siria-guerra/">Interesse confermato anche settimane dopo</a> quando un altro <a href="https://www.debka.com/iraqi-shiite-militia-heavily-bombed-on-syrian-iraqi-highway-first-major-assault-on-soleimanis-forces/">misterioso raid</a> ha coinvolto proprio l&#8217;area a cavallo fra i due Stati. E che evidentemente sta assumendo un ruolo strategico di primo piano per tutto il Medio Oriente, se non solo americani e alleati, ma anche Israele e Iran iniziano a colpirla.</p>
<p></p>
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		<title>La fasi dell&#8217;intervento Usa  contro l&#8217;Isis in Siria e Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/intervento-usa-contro-isis-siria-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jul 2018 06:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Coalizione internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170820215514_24064763.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170820215514_24064763.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170820215514_24064763-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170820215514_24064763-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170820215514_24064763-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L’estate del 2014 è stata uno dei punti di svolta nella lotta al terrorismo internazionale, in particolare per fermare l’avanzata del neo proclamato Califfato. Quell’estate è stata consegnata alle cronache soprattutto per le persecuzioni avvenute nel nord dell’Iraq contro la comunità yazida, nei pressi del massiccio di Sinjar. Le immagini mostravano profughi stremati tra le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/intervento-usa-contro-isis-siria-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170820215514_24064763.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170820215514_24064763.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170820215514_24064763-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170820215514_24064763-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170820215514_24064763-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p class="p1">L’estate del 2014 è stata uno dei punti di svolta nella lotta al terrorismo internazionale, in particolare per fermare l’avanzata del neo proclamato <strong>Califfato</strong>. Quell’estate è stata consegnata alle cronache soprattutto per le persecuzioni avvenute nel nord dell’<strong>Iraq</strong> contro la comunità yazida, nei pressi del massiccio di Sinjar. Le immagini mostravano profughi stremati tra le fenditure della roccia salvati a fatica dagli elicotteri di Baghdad. In quel clima, gli Usa decisero di tornare a impegnarsi in Iraq dopo il disimpegno di tre anni prima. Ma questa volta senza &#8220;Boots on the ground&#8221;, niente soldati, solo appoggio aereo.</p>
<p class="p1"><div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:70.25%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://telemaco87.carto.com/viz/6bb6e9df-1eea-4079-bf11-c3cbc70d5ffb/embed_map" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div></p>
<p></p>
<p class="p1">Seguendo le indicazione del comando centrale dell’aviazione americana (Afcent) è bene ricordare che con la parola raid non si intende una singola operazione. Anzi l&#8217;Afcent ha specificato che mediamente ogni singolo strike prevede il lancio di 3,64 armi. Gli stessi alleati della coalizione hanno più volte chiarito che per ogni singola sortita i target erano più di uno. Prendiamo il caso americano. Secondo i documenti ufficiali dell’aviazione statunitense l’operazione Inherent Resolve è stata portata avanti con 75.379 sortite e il lancio di 107.814 armi. </p>
<p class="p1"><div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:70.25%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://telemaco87.carto.com/viz/57d6498a-0069-4ae2-bcf5-9c6e087e5491/embed_map" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div></p>
<p></p>
<p class="p1">L&#8217;osservatorio Airwars ha cercato di monitorare anche il numero di civili che hanno perso la vita nei raid. Le loro rilevazioni al 31 maggio 2018 stimavano che tra 6.321 e 9.712 persone avessero perso la vita a causa dei raid della coalizione. Tra questi si stima che almeno 1.294 bambini e 817 donne siano stati uccisi mentre altre 4.742 persone siano state ferite. Per il momento, l&#8217;alleanza anti-Daesh si è limitata solo a confermare solo 892 decessi.</p>
<p class="p1">Il peso della coalizione voluta da <strong>Barack Obama</strong> alla fine è ricaduto in larga parte sugli Stati Uniti. Circa il 68,4% di tutti i bombardamenti è stato infatti a carico dell’aviazione statunitense. I dati disponibili, aggiornati al 24 aprile del 2017, dicono che fino a quel momento il Regno Unito era stato il primo &#8220;azionista&#8221; della coalizione (1.368 raid), seguito da Francia (1.274), Australia (620), Olanda (492), Belgio (370), Danimarca (258) e Canada (246). </p>
<p><div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:148.5%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://public.tableau.com/views/RaidUsaSiria/Story1?:showVizHome=no&#038;:embed=true&#038;ap=0&#038;autoplay=0&#038;autoStart=false&#038;player_autoStart=false" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div></p>
<p class="p1">Inizialmente, almeno fino al luglio del 2017, la maggior parte degli sforzi è stata concentrata in Iraq, salvo poi osservare uno sbilanciamento verso la <strong>Siria</strong>. In realtà già nell’autunno del 2014 gli aerei americani iniziarono a volare nei settori nordorientali del Paese, sorvolando le aree dello <a href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/" target="_blank">Stato islamico</a> e quelle del  Rojava curdo. In quell’occasione fu determinante l&#8217;apporto americano alla battaglia di Kobane, uno degli snodi della guerra che dimostrò come l’Isis fosse vulnerabile. In generale in Iraq gli obiettivi più colpiti sono stati la città di Ramadi, conquistata dall’Isis nel 2015, <strong>Mosul</strong>, capitale virtuale del Califfato e le montagne di Sinjar. In Siria invece gli attacchi si sono concentrati sullo spazio aereo in mano alle Forze democratiche siriane che va da Manbij, dove sono presenti soldati Usa, a Dir Ezzor e al confine iracheno, dovesi combattono le ultime sacche dell’Isis. </p>
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		<title>Siria, mistero sui raid  contro l&#8217;esercito di Damasco</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-raid-coalizione-esercito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 May 2018 08:20:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Coalizione internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito siriano]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[hezbollah]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1047" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Airstrikes_in_Syria_140923-F-UL677-654-1-e1527147143535.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Airstrikes_in_Syria_140923-F-UL677-654-1-e1527147143535.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Airstrikes_in_Syria_140923-F-UL677-654-1-e1527147143535-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Airstrikes_in_Syria_140923-F-UL677-654-1-e1527147143535-768x419.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Airstrikes_in_Syria_140923-F-UL677-654-1-e1527147143535-1024x558.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalla Siria giungono notizie di un presunto attacco della coalizione internazionale a guida Usa contro le postazioni dell&#8217;esercito siriano e delle milizie ad esso collegate. Secondo alcuni media legati a Hezbollah e al governo di Damasco, gli aerei delle forze internazionali avrebbero preso di mira due avamposti dell&#8217;esercito siriano nel deserto orientale e un&#8217;unità di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-raid-coalizione-esercito.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1047" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Airstrikes_in_Syria_140923-F-UL677-654-1-e1527147143535.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Airstrikes_in_Syria_140923-F-UL677-654-1-e1527147143535.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Airstrikes_in_Syria_140923-F-UL677-654-1-e1527147143535-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Airstrikes_in_Syria_140923-F-UL677-654-1-e1527147143535-768x419.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Airstrikes_in_Syria_140923-F-UL677-654-1-e1527147143535-1024x558.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dalla <strong>Siria</strong> giungono notizie di un presunto attacco della <strong>coalizione internazionale</strong> a guida Usa contro le postazioni dell&#8217;esercito siriano e delle milizie ad esso collegate.</p>
<p><a style="color: #0000ff" href="https://www.middleeastmonitor.com/20180524-hezbollah-us-led-coalition-hits-syrian-army-positions/">Secondo alcuni media legati a Hezbollah e al governo di Damasco</a>, gli aerei delle forze internazionali avrebbero preso di mira <strong>due avamposti dell&#8217;esercito siriano</strong> nel deserto orientale e un&#8217;unità di supporto di <strong>Hezbollah</strong>.</p>
<p>L&#8217;unità libanese ha riferito che il bombardamento da parte degli aerei della coalizione ha avuto luogo vicino alla postazione <strong>T-2</strong>, una stazione energetica situata vicino al confine con l&#8217;Iraq a circa 100 chilometri dal corso dell&#8217;Eufrate. </p>
<p>Conferme sui raid arrivano anche dall&#8217;ormai noto Osservatorio siriano dei diritti umani con base a Coventry. Secondo le sue fonti, il raid sarebbe avvenuto nei pressi di <strong>Abu Kamal</strong> e sarebbero <strong>morti 12 membri delle milizie pro-Assad</strong>.</p>
<p>La smentita degli Stati Uniti</p>
<p>Mentre i media locali affermano l&#8217;avvenuto raid da parte delle forze della coalizione, il <strong>Pentagono</strong> nega qualsiasi coinvolgimento. In sostanza, questo <em>strike</em> resta un mistero.</p>
<p>Bill Urban, portavoce del Comando centrale degli Stati Uniti,<a style="color: #0000ff" href="http://https//www.reuters.com/article/us-mideast-crisis-syria-coalition/us-led-coalition-hits-syrian-army-positions-hezbollah-media-unit-idUSKCN1IO3HB"> ha riferito all&#8217;agenzia <em>Reuters</em></a>: &#8220;Non abbiamo alcuna segnalazione di un attacco della coalizione guidata dagli Stati Uniti contro gli obiettivi o le forze del regime pro-siriano&#8221;. Mentre un altro portavoce del Pentagono, che ha parlato in condizioni di anonimato, ha dichiarato: <strong>&#8220;Non abbiamo informazioni a sostegno di tali rapporti&#8221;</strong>.</p>
<p>Ma le notizie riguardo una ripresa degli attacchi anche contro le milizie legate all&#8217;esercito siriano sono in aumento. <a style="color: #0000ff" href="https://www.express.co.uk/news/world/964348/Syria-news-USA-airstrike-Assad-Hezbollah-Russia-ISIS-civil-war">Come riportano i media britannici</a>, Danny Makki, esperto di Medio Oriente, ha dichiarato su Twitter: &#8220;L&#8217;attacco degli Stati Uniti a due basi dell&#8217;esercito siriano, base T2 nella Siria orientale, è stato <strong>confermato</strong>&#8220;. E si tratterebbe del secondo caso, dopo l&#8217;abbattimento di un drone siriano da parte delle forze internazionali.</p>
<p>A Est della Siria infuria la battaglia</p>
<p>Il luogo è di particolare importanza non solo perché al centro della guerra per la riconquista del territorio siriano contro lo Stato islamico, ma anche perché lì sorgono <a href="http://www.occhidellaguerra.it/siria-pozzi-petrolio/">alcuni fra i più importanti terminali petroliferi siriani</a>. La corsa per accaparrarsi le (pur esigue) <strong>risorse petrolifere</strong> siriane non è secondaria nella logica di guerra delle milizie ribelli. Ed è per questo che il governo sta puntando a riprenderne il controllo: la rinascita della Siria passa anche dalla riconquista della sua energia.</p>
<p></p>
<p>La parte orientale della Siria resta ancora il nodo da sciogliere per il futuro del Paese. L&#8217;area è l&#8217;ultima sacca di resistenza dello Stato islamico ed è la zona in cui la coalizione internazionale guida i bombardamenti.</p>
<p>Le forze ribelli legate alle potenze occidentali, in particolare le milizie arabo-curde, combattono contro <strong>Daesh</strong> ma, nello stesso tempo, servono come ostacolo all&#8217;avanzata dell&#8217;esercito governativo. A nord, i curdi controllano ormai un&#8217;area molto vasta, nonostante le iniziative della <strong>Turchia</strong>. E a sud, le bandiere nere dei terroristi resistono.</p>
<p>Le forze di<strong> Bashar al Assad</strong> insieme a quelle degli alleati tentano di sfondare la linea del fronte per raggiungere l&#8217;Eufrate. Ma non è semplice. Il fronte di Damasco è stato impegnativo e l&#8217;esercito deve recuperare le forze. Nel Sud della Siria, a <strong>Dara&#8217;a</strong> e al confine con la <strong>Giordania</strong>, la situazione è incandescente.</p>
<p>Ma l&#8217;idea è che a Est, al confine con l&#8217;Iraq, si possa giocare la battaglia decisiva per il futuro della Siria. Qui le forze della coalizione occidentali non sembrano intenzionate a riconsegnare il territorio al governo siriano. E dall&#8217;altra del confine, l&#8217;Iraq, soprattutto <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq/">con la vittoria di Moqtada al Sadr alle elezioni</a>, rischia di essere il nuovo fallimento della strategia americana.</p>
<p>A prescindere dal fatto che questo raid sia avvenuto o meno, è chiaro che adesso sia a Est la <strong>vera grande linea del fronte</strong> di guerra. E questa volta lo scontro non è solo con i ribelli né con i terroristi: ci sono anche le forze occidentali. E <a href="https://www.documentcloud.org/documents/4383185-Kaine-Trump-ISIS-war-power-letters.html">le domande sull&#8217;effettivo ruolo della coalizione</a> in questa fase della guerra cominciano a tornare prepotentemente fondamentali.</p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-raid-coalizione-esercito.html">Siria, mistero sui raid  contro l&#8217;esercito di Damasco</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli Stati Uniti sono pronti a creare una coalizione anti-Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/stati-uniti-iran-coalizione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2018 12:48:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Coalizione internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="974" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508213905_26340525.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508213905_26340525.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508213905_26340525-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508213905_26340525-768x499.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508213905_26340525-1024x665.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Non basta l&#8217;uscita dall&#8217;accordo sul programma nucleare iraniano: adesso gli Stati Uniti vogliono creare una coalizione internazionale che abbia come obiettivo l&#8217;Iran. Heather Nauert, portavoce del Dipartimento di Stato, lo ha detto chiaramente in conferenza stampa: &#8220;Gli Stati Uniti lavoreranno duramente per mettere insieme una coalizione&#8221;, il cui unico scopo sarà quello di &#8220;riunire molti Paesi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/stati-uniti-iran-coalizione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="974" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508213905_26340525.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508213905_26340525.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508213905_26340525-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508213905_26340525-768x499.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180508213905_26340525-1024x665.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Non basta l&#8217;uscita dall&#8217;accordo sul programma nucleare iraniano: adesso gli <strong>Stati Uniti</strong> vogliono creare una <strong>coalizione</strong> internazionale che abbia come obiettivo<strong> l&#8217;Iran</strong>.</p>
<p><strong>Heather Nauert</strong>, portavoce del Dipartimento di Stato, <a style="color: #0000ff" href="https://www.afp.com/en/news/23/washington-seeks-global-coalition-against-iran-regime-doc-1538cr2">lo ha detto chiaramente in conferenza stampa</a>: &#8220;Gli Stati Uniti lavoreranno duramente per mettere insieme una coalizione&#8221;, il cui unico scopo sarà quello di &#8220;riunire molti Paesi di tutto il mondo con l&#8217;obiettivo specifico di guardare al regime iraniano con una visione più realistica&#8221; che includa &#8220;<strong>tutte le sue attività destabilizzanti</strong> che non sono soltanto una minaccia per la regione, ma una minaccia per il mondo&#8221;.</p>
<p>Con una specificazione da parte della portavoce americana di non poco conto.La coalizione<strong> non sarà un&#8217;alleanza &#8220;anti-Iran&#8221;, ma contro il &#8220;regime&#8221; iraniano</strong>. Perché gli Stati Uniti, a detta del Dipartimento di Stato, hanno un problema con il sistema politico che governo Teheran, ma non con il popolo iraniano, che invece &#8220;sostiene fortemente&#8221;.</p>
<p> Il piano per la coalizione</p>
<p>Il piano sarà descritto nel dettaglio da<strong> Mike Pompe</strong>o lunedì prossimo, quando parlerà di fronte ai giornalisti nella sua rima grande conferenza da quando ha assunto la carica di Segretario di Stato. Tuttavia, la portavoce del Dipartimento ha già dato indicazioni interessanti.</p>
<p>Nauert ha innanzitutto evocato come esempio quello della <strong>coalizione anti-Isis</strong>. E questo è importante poiché prevede un&#8217;infrastruttura già valutata da Washington in questi ultimi anni. La coalizione, che è nata con lo scopo di combattere Daesh in Siria e Iraq, <a style="color: #0000ff" href="http://theglobalcoalition.org/en/partners/">è composta attualmente da 75 membri</a>, con un alcuni Paesi che hanno ovviamente avuto un peso maggiore soprattutto in ambito militare.</p>
<p>Il portavoce del dipartimento Usa non ha detto se questa coalizione contro il &#8220;regime iraniano&#8221; abbia o meno, in teoria, una componente militare. Per ora, sembra più probabile un&#8217;alleanza dci matrice politica ed economica che stringa <strong>il cappio</strong> nei confronti dell&#8217;economia iraniana con uno sguardo a tutte le operazioni militare delle forze legate a Teheran, in particolare in Siria, in Iraq, in Yemen e in Libano.</p>
<p>La spaccatura con l&#8217;Europa</p>
<p>In questi giorni, l&#8217;amministrazione americana ha convocato centinaia di funzionari e rappresentanti di tutto il mondo per spiegare la decisione di uscire dall&#8217;accordo sul nucleare iraniano. Secondo <strong>Donald Trump</strong>, una vittoria sia politica che di immagine, che non solo <a style="color: #0000ff" href="https://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/trump-iran-nuclear-deal-latest-obama-response-war-a8342256.html">lo contrappone al suo predecessore, Barack Obama</a>, ma che gli permette anche di mostrarsi forte nei confronti dei nemici e fedele alleato di <strong>Israele</strong> e del suo amico <strong>Benjamin Netanyahu</strong>. E lancia anche un segnale alla <strong>Corea del Nord</strong> su cosa significhi siglare un patto con gli Stati Uniti se questi non lo ritengono più credibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il problema, è che ritirandosi dall&#8217;accordo, Trump ha intrapreso una strada che, per adesso, <strong>lo sta conducendo all&#8217;isolamento</strong>. Gli altri firmatari dell&#8217;accordo del 2015 &#8211; Francia, Gran Bretagna, Germania, Cina e Russia &#8211; hanno criticato fortemente il ritiro degli Stati Uniti e hanno spinto verso una nuova fase di relazioni con Teheran mantenendo in piedi l&#8217;accordo.</p>
<p>E, se Cina e Russia non fanno parte della coalizione Usa anti-Isis, i <strong>Paesi europei</strong> firmatari del 5+1, sì. E questo potrebbe essere un grosso problema per Washington. Alla domanda sulla volontà delle nazioni europee di aderire alla nuova coalizione, Nauert ha detto che molti alleati degli Stati Uniti &#8220;capiscono perfettamente&#8221;. Ma saranno disposte a seguire gli Usa in una sfida così aperta nei confronti degli ayatalloah?</p>
<p></p>
<p>Intanto, la Commissione europea ha appena dato il via alla <a href="https://www.theguardian.com/world/2018/may/17/maersk-tankers-pull-out-of-iran-in-blow-to-nuclear-deal">procedura formale per il <em>blocking status</em></a>, per <strong>neutralizzare gli effetti extraterritoriali delle sanzioni Usa</strong> che coinvolgono le imprese europee con interessi in Iran. Ieri, il presidente della Commissione europea,<strong> Jean-Claude Juncker</strong>, aveva annunciato questa scelta. Ed oggi è arrivata la certezza. Il <em>blocking status</em> afferma che nessuna decisione presa da giudici stranieri sulla base di regole di Stati terzi possa essere applicato nell&#8217;Ue. Nato con l&#8217;embargo a Cuba, per tutelare le imprese europee, adesso ritorna, ma questa volta non siamo nel pieno di una Guerra Fredda. O forse sì.</p>
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		<title>In Siria ora è corsa al petrolio  e gli Usa arrivano ad Al Omar</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-pozzi-petrolio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Mar 2018 07:54:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Afrin]]></category>
		<category><![CDATA[Coalizione internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1004" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il petrolio è sempre stato un argomento secondario nella guerra in Siria, nonostante nel Medio Oriente sia sempre difficile parlare di guerra senza parlare dell&#8217;oro nero. Ma sembra che anche quest&#8217;ultimo velo sulla guerra siriana stia per essere squarciato. Negli ultimi giorni la battaglia infuria anche sul petrolio. Sabato, l&#8217;Euphrate Post segnalava voci sempre più insistenti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-pozzi-petrolio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1004" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il <strong>petrolio</strong> è sempre stato un argomento secondario nella <strong>guerra in Siria</strong>, nonostante nel Medio Oriente sia sempre difficile parlare di guerra senza parlare dell&#8217;oro nero. Ma sembra che anche quest&#8217;ultimo velo sulla guerra siriana stia per essere squarciato. Negli ultimi giorni la battaglia infuria anche sul petrolio. Sabato, <a style="color: #0000ff" href="http://www.euphratespost.com/?p=8700#sthash.TUzKwcz1.dpbs">l&#8217;<em>Euphrate Post</em> segnalava</a> voci sempre più insistenti su <strong>Daesh</strong> che aveva assunto il controllo del giacimento di <strong>Deir Ezzor</strong>. Ma <a style="color: #0000ff" href="https://twitter.com/EuphratesPost/status/975472518034284546?ref_src=twsrc%5Etfw&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fsputniknews.com%2Fmiddleeast%2F201803191062705004-us-new-base-syria-reports%2F&amp;tfw_site=SputnikInt">era apparso anche un video</a> di elicotteri della coalizione internazionale a guida Usa in un&#8217;area non lontana dal <strong>giacimento di Al Omar</strong>. </p>
<p>Secondo il quotidiano locale, nella giornata di sabato, i membri dell&#8217;Isis erano riusciti a controllare la struttura petrolifera di Al-Kam II (nota come T2), che è una delle più importanti installazioni petrolifere di <strong>Deir Ezzor</strong>. La battaglia contro i soldati siriani e le forze iraniane presenti aveva visto la sconfitta di Damasco. Secondo le informazioni ricevute, l&#8217;organizzazione terroristica non ha usato artiglieria pesante. E i tentativi di riconquista da parte dell&#8217;esercito di Bashar al Assad sono andate a vuoto.</p>
<p></p>
<p>Questi sviluppi sul campo coincidono con l&#8221;installazione di avamposti dell&#8217;esercito e delle milizie filo-governative nelle aree vicino al fiume Eufrate, in particolare vicino alla città di <strong>Al Bukamal</strong>. Questa struttura, controllata dalle forze del governo e dalle milizie iraniane e di Hezbollah dall&#8217;ottobre 2017, è l&#8217;unico punto che c<strong>ollega la stazione T1 in Iraq con le stazioni T3, T4 e T5 all&#8217;interno del territorio siriano</strong>, attraverso le quali petrolio raggiunge la costa siriana. Un&#8217;area estremamente importante per gli interessi economici siriani (e non solo).</p>
<p>Le prove video pubblicate dal sito locale che mostrano <strong>due elicotteri Blackhawk degli Stati Uniti</strong> atterrare vicino ad Al Omar, indicano che la presenza degli Stati Uniti in quell&#8217;area così ricca di petrolio della provincia di Deir Ezzor, non pè destinata a diminuire. E sono in molti a credere che nella zona est della città di Mejadin, sarà costruita una nuova base della coalizione internazionale a guida Usa.</p>
<p></p>
<p>La questione non è secondaria. Evidentemente, in questa fase di<strong> rimodellamento del conflitto siriano</strong>, anche la conquista dei pozzi di petrolio diventa un tema essenziale. Per un Paese devastato dalla guerra come è la Siria, avere la disponibilità per produrre ed esportare oro nero significa rifocillare le casse dello Stato, che versano in condizioni disperate. La ricostruzione deve ripartire anche dalla possibilità di esportare petrolio, nonostante la Siria non ne sia mai stata un grande produttore.</p>
<p>Ma quello che conta è che adesso tutte le potenze coinvolte in Siria hanno anche il petrolio tra i loro obiettivi. Questo non significa che la guerra sia scoppiata per i pozzi. Sarebbe riduttivo e superficiale. Ma è evidente che l&#8217;importanza dei pozzi diventa rilevante. In questo senso, anche l&#8217;offensiva turca nel cantone di Afrin riveste un ruolo fondamentale. </p>
<p></p>
<p><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-02-08/tutti-contro-tutti-siria-per-petrolio-184147.shtml?uuid=AE0RkwwD">Come ricordato da<em> Il Sole 24 Ore</em></a>, nell’enclave di <strong>Afrin</strong>, obiettivo dell&#8217;offensiva delle forze armate turche contro le Ypg, il controllo dei giacimenti di petrolio ha avuto un ruolo non del tutto minimo. I giacimenti dell&#8217;area sotto il controllo delle milizie curde, non solo ad Afrin, fornivano oltre <strong>300mila barili al giorno</strong>. Un motivo valido per scatenare un&#8217;offensiva in grado di garantire che quel petrolio non finisca in mani di <em>competitor</em> di Ankara.</p>
<p>Insomma, c&#8217;è anche il petrolio in questa guerra. Non è certamente il motivo per cui è scoppiata, ma ne è parte integrante. Gli interessi sono tanti i <strong>gasdotti</strong> e gli <strong>oleodotti</strong> così come i pochi, ma ricchi, giacimenti di petrolio nel Paese diventano essenziali. D&#8217;altra parte, controllare questa produzione significa avere in mano le chiavi di una parte del futuro della Siria. Quantomeno a livello economico. Ed è utile capire che può avere la carta del petrolio nel suo mazzo quando si troverà a giocare al tavolo delle trattative sul dopoguerra.</p>
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