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Nel Kurdistan liberato dall’Isis le forze speciali americane danno ancora la caccia al Califfo Abu Bakr al Baghdadi. Il territorio in mano a ciò che resta della milizia islamica allo sbando è ormai approssimabile all’1% di tutti i territori di Iraq e Siria che componevano lo Stato islamico dell’Iraq e della Siria. Secondo il presidente americano Donald Trump, impegnato nel valutare la possibilità e le dinamiche di ritiro delle truppe dalla Siria, ciò che resta del territorio occupato dal Califfato verrà liberato entro poche settimane dai Peshmerga e dalle Forze governative irachene con l’appoggio della Coalizione a guida statunitense. Intanto il cerchio intorno al Califfo si stringe.

La caccia al leader dell’Isis, scomparso dagli schermi e dato più volte per morto in seguito ai raid aerei, non si ferma. Per questo nella repubblica autonoma irachena del Kurdistan, al confine con la Siria, le forze speciali anti-terrorismo americane starebbero dando la caccia ad Al Baghdadi. Se catturato vivo infatti il califfo potrebbe fornire informazioni fondamentali, oltre a fiaccare il morale di ciò che resta dei suoi seguaci.

“Appena due anni fa, quando mi sono insediato, l’Isis controllava oltre 20mila miglia quadrate in Siria e in Iraq. Oggi abbiamo liberato virtualmente tutto il territorio dalla presa di questi mostri sanguinari”. L’alto comando della Coalizione internazionale a guida statunitense ha annunciato la liberazione di “circa il 99,5%” di quello che nel 2014 era un territorio grande quasi come la Gran Bretagna. Ciò che rimane dei jihadisti dell’Isis adesso è asserragliato in poche decine di chilometri quadrati vicino al villaggio di Baghouz, e starebbe tentando la fuga mischiandosi ai civili mentre i raid condotti dai bombardieri della coalizione spazzano via gli ultimi centri di comando e le postazioni trincerate che cercano di resistere all’avanzata dei curdi delle Forze Democratiche Siriane.

In questo contesto, secondo quando riferito da alcuni ufficiali iracheni, team scelti dei Navy Seal starebbero conducendo una vera e propria caccia all’uomo nell’area completamente accerchiata che va sempre più restringendosi; dove però sarebbero rimasti asserragliati quelli che l’intelligence definisce “i jihadisti con più esperienza di combattimento”. La ricerca principale si sta concentrando nei pressi del villaggio siriano di Abu Kamal al confine tra Iraq e Siria. 

Come riporta AlAraby, i Seal, coadiuvati dalle forze irachene, stanno setacciando un’area di dieci chilometri quadrati, a sud di Deir Ezzor, nella valle dell’Eufrate, la stessa dove secondo le fonti del Times sarebbero tenuti in ostaggio l’italiano padre Paolo Dall’ Oglio e il giornalista britannico John Cantlie. Altre fonti d’intelligence smentiscono la presenza, o il possesso di alcune informazioni riguardanti i due prigionieri nell’area. Lo stesso Al Baghdadi, la cui ultima apparizione risale ad oltre anno fa, potrebbe essere in realtà morto o essere già stato esfiltrato dal Siraq. Inoltre, come ricorda Mauro Indelicato, all’interno del Califfato sarebbero in corso già da diversi mesi una serie di tentativi di golpe e sostituzione della leadership. Dunque Al Baghdadi sarebbe ricercato non soltanto dai Seal – probabilmente del Team 6 che già eliminò Bin Laden – ma anche dai suoi antagonisti. 

La necessità di eliminare ciò che resta del Isis, e di catturare il suo leader e tutte le personalità considerate high-value dell’enclave islamica che sta resistendo all’avanzata della Coalizione, è da vedersi come un modo definitivo per estirpare la minaccia islamista in quest’area del Medio Oriente.

Secondo un report citato da Analisi Difesa, tuttavia, fra Siria e Iraq vi sarebbero ancora oltre 14mila combattenti attivi, tra i quali si troverebbero 3mila estremisti di origine straniera. Potenziali foreign fighters che potrebbero colpire il cuore dei Paesi d’origine una volta rientrati in patria. Compresa l’Europa. “L’Isis non è stato sconfitto”, spiega il report, ma “resta sotto una intensa pressione militare”. Secondo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’Isis “ha evidenziato una determinazione a resistere e la capacità di contrattaccare”. Perciò la partita in Siria non è ancora finita. E non lo sarà finché il 100% del territorio sottoposto all’occupazione del Califfato nero non sarà sotto il controllo della Coalizione. Ma anche allora, le centinaia di villaggi si potranno nascondere lupi solitari pronti a radicalizzare nuovi adepti da immolare per il jihad.