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 La coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti ha annunciato l’inizio del ritiro dalla Siria.

Il portavoce del colonnello Sean Ryan ha annunciato: “Cjtf-Oir ( Combined Joint Task Force – Operation Inherent Resolve ndr) ha avviato il processo del ritiro dalla Siria”. “Per motivi di sicurezza, non riferiremo di scadenze, luoghi o movimenti di truppe”, ha aggiunto il portavoce. Ma il segnale è chiaro: l’annuncio di Donald Trump sul ritiro delle forze Usa ha dato il via al movimento di tutta la coalizione internazionale.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani, il controverso gruppo legato ai ribelli e con base nel Regno Unito, ha riferito che la coalizione ha già iniziato a ridimensionare le sue forze nell’aeroporto di Rmeilan, provincia nordoccidentale di Hasakeh. Rami Abdel Rahman, a capo dell’organizzazione, ha detto che le forza hanno iniziato già il ritiro giovedì dalla base. “Questo è il primo ritiro di forze americane dall’annuncio del presidente degli Stati Uniti”, ha concluso.

Intanto, come annunciato dal Wall Street Journal, le forze americane stanno portando avanti i piani per ritirare tutte le truppe dalla Siria. Il consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Bolton ha ribadito a Gerusalemme che gli Stati Uniti non lasceranno la Siria fino a quando la Turchia non prometterà di evitare qualsiasi tipo di operazione contro le milizie curde dello Ypg. Le parole di Bolton hanno provocato l’ira di Recep Tayyip Erdogan, che non solo ha rifiutato di incontrarlo ma anche minacciato, tramite il ministro Mevut Cavusoglu, un intervento in Siria delle truppe di Ankara.

Ma nonostante le tensioni e le parole di Bolton su ritardare il ritiro, dal Pentagono fanno sapere che gli ordini sono in fase di esecuzione. “Niente è cambiato”, ha detto un funzionario della Difesa. “Non prendiamo ordini da Bolton”. E a confermare l’attuazione del piano, la notizia che un gruppo di navi guidate dalla nave d’assalto anfibia Uss Kearsarge è diretto nella regione: secondo il Wsj per sostenere le truppe nel momento di abbandonare il Paese. Mentre le truppe di terra incaricate di aiutare l’imminente ritiro del contingente americano si trovano già nella zona, in Kuwait e nella base aerea di al-Asad nell’Iraq occidentale, recentemente visitata proprio da Trump.

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Il ritiro degli Stati Uniti sembra essere diventato realtà, dunque. Ma questo non significa un abbandono dei partner mediorientali né tanto meno del Medio Oriente. Ieri, il segretario di Stato americano Mike Pompeo, dall’università del Cairo ha detto parole chiare: “L’America non si ritirerà finché la lotta al terrorismo non sarà finita”. E sotto questo profilo, il concetto di terrorismo può essere tradotto in diverse forme. “In appena 24 mesi gli Stati Uniti sotto il presidente Trump hanno riaffermato il proprio ruolo tradizionale come forza a servizio del bene nella regione. Abbiamo imparato dai nostri errori, abbiamo riscoperto la nostra voce. Abbiamo ricostruito i nostri rapporti e abbiamo respinto le false aperture da parte dei nostri nemici“, ha aggiunto Pompeo. “La collaborazione è la parola chiave. Ad ogni nazione che vuole la pace in Medio Oriente chiediamo di assumersi nuove responsabilità per sconfiggere l’estremismo islamico ovunque si annidi”. E proprio in questi giorni arrivano notizie, non casualmente, di un risveglio di Hayat Tahrir al-Sham.

L’obiettivo degli Stati Uniti è dunque quello di coinvolgere il più possibile i partner mediorientali e arabi, prova ne sono l’apertura dell’ambasciata degli Emirati Arabi Uniti a Damasco, ma anche le notizie di possibili incontri di funzionari dell’intelligence militare emiratina ed egiziana in Siria. E resta il nodo turco, con Erdogan che ha annunciato un monitoraggio congiunto con Iran e Russia per il ritiro americano.

Ed è proprio l’Iran a essere ancora il vero obiettivo degli Stati Uniti. Un obiettivo ribadito ieri dallo stesso Pompeo e le cui parole gettano ombre molto oscure sul Medio Oriente. “Le nazioni del Medio Oriente non potranno mai godere della sicurezza, raggiungere la stabilità economica o far avanzare i sogni dei loro popoli se il regime rivoluzionario dell’Iran persiste nella sua strada attuale”. E queste dichiarazioni, contemporaneamente al ritiro dalla Siria, appaiono stridenti. O forse no: forse cambia solo il luogo dello scontro. Perché gli Stati Uniti non abbandonano il Medio Oriente: questa è l’unica certezza.