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Lo Stato islamico torna a colpire in Siria, a Manbij, e lo fa uccidendo 15 persone, fra cui alcuni soldati americani. L’agenzia Reuters parla di quattro soldati Usa morti nell’attentato. Recep Tayyip Erdogan ha riferito invece di cinque soldati morti. E la conferma della morte di alcuni soldati delle forze Usa è arrivata anche dagli uffici della Coalizione internazionale.

U.S. service members were killed during an explosion while conducting a routine patrol in Syria today. We are still gathering information and will share additional details at a later time.

— OIR Spokesperson (@OIRSpox) 16 gennaio 2019

Dalle prime testimonianze, si sa che l’esplosione è avvenuta di fronte a un ristorante. La rivendicazione dell’Isis è arrivata subito dopo: “Un attacco suicida sferrato con una cintura esplosiva ha colpito una pattuglia della coalizione internazionale nella città di Manbij”, ha riferito l’agenzia di stampa di Daesh, Amaq.

Testimoni oculari hanno descritto a Reuters la scena. Uno di loro ha detto: “Un’esplosione ha colpito vicino a un ristorante, prendendo di mira gli americani, e con loro c’erano alcune forze del Consiglio militare di Manbij”. Un altro testimone ha invece detto che dal momento dopo l’esplosione, si sono alzati in volo molti aerei militari, per controllare l’area ma anche probabilmente per sferrare attacchi contro postazioni del Califfato.

La milizia del Consiglio Militare di Manbij controlla la città da quando le milizie curde, insieme agli Stati Uniti e alla Francia, l’hanno riconquistata dallo Stato Islamico nel 2016. Attualmente, la città si trova nell’occhio del ciclone per la presenza di curdi e americani, e con la Turchia che minaccia l’ingresso in massa delle sue forze al di là del confine per colpire le milizie dello Ypg. E nelle ultime settimane, sono giunte anche le forze legate al governo siriano, chiamate a Manbij per porsi come ostacolo a qualsiasi velleità di Recep Tayyip Erdogan di invadere la Siria.

Sarah Sanders, portavoce della Casa Bianca, ha detto che il presidente Donald Trump è stato informato dell’attacco terroristico: “Il presidente è stato pienamente informato e continueremo a monitorare la situazione in Siria”. E per Trump, la notizia è particolarmente importante non solo per il dolore causato dalla morte di soldati americani, ma anche perché rappresenta un colpo molto duro alla strategia dell’amministrazione repubblicana, che voleva il ritiro dalla Siria in tempi brevi e che ha già iniziato a muovere i primi mezzi.

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Il presidente degli Stati Uniti aveva annunciato il ritiro delle truppe Usa affermando che l’Isis era ormai praticamente sconfitto. Un annuncio che è apparso da subito estremamente positivo e ottimista, considerato anche che il Califfato in quella parte di Paese non è mai stato realmente debellato. La neutralizzazione delle sacche terroriste è sempre stato un obiettivo mancato da parte della coalizione internazionale, che nonostante questo ha deciso comunque di avviare le prime fasi del ritiro, come annunciato dallo stesso portavoce dell’alleanza.

Adesso, l’attentato di Manbij cambia il quadro della situazione. E potrebbe anche essere l’avvio di un rallentamento dle ritiro delle truppe Usa se non addirittura un vero e proprio blocco. Ipotesi che preoccupa le potenze coinvolte nel conflitto, specialmente la Russia. Oggi, proprio in concomitanza con l’attacco terroristico, Sergei Lavrov ha parlato delle aree a nord-est della Siria dicendo: “Siamo convinti che l’unica e miglior soluzione sia il trasferimento di questi territori sotto il controllo del governo siriano, delle forze di sicurezza e delle strutture amministrative siriane”.