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	<title>banca-centrale-europea Archives - InsideOver</title>
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	<title>banca-centrale-europea Archives - InsideOver</title>
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		<title>Le banche centrali frenano la restrizione monetaria: che succede?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-banche-centrali-frenano-la-restrizione-monetaria-e-ora-che-succede.html</link>
		
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2019 10:36:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8976098.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8976098.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8976098-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8976098-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8976098-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le banche centrali sono state negli ultimi mesi gli attori economici fondamentali e i decisori di ultima istanza di numerose scelte di politica monetaria che hanno contribuito a condizionare i cambiamenti nell&#8217;economia globale, ponendo fine alla fase di vacche grasse e di aumento inflazionato degli indici borsistici causato, del resto, dall&#8217;immissione di cascate di denaro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-banche-centrali-frenano-la-restrizione-monetaria-e-ora-che-succede.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8976098.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8976098.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8976098-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8976098-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8976098-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Le b<strong>anche centrali</strong> sono state negli ultimi mesi gli attori economici fondamentali e i decisori di ultima istanza di numerose scelte di politica monetaria che hanno contribuito a condizionare i cambiamenti nell&#8217;economia globale, ponendo fine alla fase di vacche grasse e di aumento inflazionato degli indici borsistici causato, del resto, dall&#8217;immissione di cascate di denaro nel sistema finanziario da parte loro in reazione alla Grande Recessione.</p>
<p>Le banche centrali hanno acquisito centralità in mancanza, in diversi casi, di una capacità d&#8217;azione in campo politico. Basti pensare all&#8217;Europa, dove <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/mario-draghi-allultimo-miglio-quale-sara-la-sua-eredita/">Mario Draghi</a> è spiccato, in questi anni, di fronte alla mediocrità generale della Commissione ed ha rappresentato l&#8217;unico spiraglio di novità all&#8217;austerità teutonica propugnata dalla Germania di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/angela-merkel-la-cancelliera-della-germania/">Angela Merkel</a>. E &#8220;se all&#8217;inizio non era chiara quale sarebbe stata l&#8217;istituzione europea in grado di agire in condizioni di crisi, presto divenne evidente che era proprio la Bce&#8221; a doversi sobbarcare l&#8217;onere, come ha scritto di recente <em>Limes</em>.</p>

<p>Per dieci anni, dunque, una politica di bassi tassi, costante espansione dei bilanci delle banche centrali e liquidità facile ha portato a un’espansione pressoché generalizzata degli indici borsistici e a guadagni notevoli in termini assoluti sui vari listini. Dal Troubled Assets Relief Programm (Tarp) statunitense del 2008 al quantitative easing di Mario Draghi, passando per la Abenomics del governo giapponese, tutto ha concorso affinché gli asset detenuti da Bce, Federal Reserve e Bank of Japan arrivassero a superare i 15 trilioni di dollari, 3,5 volte la somma registrata nel 2008, come fa notare <a href="https://www.yardeni.com/pub/peacockfedecbassets.pdf" target="_blank" rel="noopener">un rapporto</a> della società di consulenza <strong>Yardeni Research</strong>. In seguito, la restrizione creditizia guidata, soprattutto, dalla Federal Reserve ha accentuato la caduta degli indici borsistici già palesatasi a partire dalla metà del 2018 e si è inserita nel filone del rallentamento dell&#8217;economia globale.</p>
<p>Le banche centrali si sono trovate, dunque, di fronte a un dilemma: la strada battuta in precedenza, ovvero il semplice <strong>abbattimento dei tassi di sconto</strong>, risultava poco praticabile in mancanza di una reale cinghia di trasmissione all&#8217;economia reale, pecca principale della governance economica degli ultimi anni; d&#8217;altro canto, nemmeno la più rigida ortodossia mercatista avrebbe giustificato un repentino incremento dei tassi in una fase che vede l&#8217;economia internazionale in crescente affanno e la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-volatilita-domina-le-borse-la-finanza-rischia-losso-del-collo/" target="_blank">volatilità dominare i mercati</a>.</p>

<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2019-02-06/perche-il-metodo-giapponese-bce-puo-far-aumentare-5percento-utili-banche-italiane-165311.shtml?uuid=AFf1fIJ" target="_blank">Come scrive </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2019-02-06/perche-il-metodo-giapponese-bce-puo-far-aumentare-5percento-utili-banche-italiane-165311.shtml?uuid=AFf1fIJ" target="_blank">Il Sole 24 Ore</a>, </em>&#8220;tra le principali banche centrali al mondo in questo momento tre stanno applicando tassi negativi. Ci riferiamo alla <b><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-banca-nazionale-svizzera-va-in-controtendenza-ma-le-sue-riserve-iniziano-a-calare/" target="_blank">Banca centrale della Svizzera (Bns)</a></b> con il costo del denaro a -0,75%, alla <b>Bank of Japan</b> il cui costo del denaro è a -0,1% e alla Bce che ha fissato dal 2014 il tasso sui depositi a -0,4%. Nel computo andrebbero inserite anche la Banca centrale danese (tassi a -0,65%) e svedese (-0,25%) ma rappresentano economie di minore dimensione e impatti sistemici&#8221;. Al contrario, la Bank of England mantiene tassi di poco inferiore all&#8217;1% mentre la Fed, dopo il braccio di ferro tra Trump e Jerome Powell, ha rallentato una crescita dei tassi che la avrebbe portata, altrimenti, vicina al 3%.</p>
<p>Del resto, la riunione di marzo del board della Bce dovrebbe confermare ciò che circola da tempo nei palazzi di potere comunitari: il rinnovo dei programmi di assistenza e acquisto straordinario di titoli anche al di fuori della cornice del <strong>quantitative easing</strong>, a cui andranno ad aggiungersi nuove aste di rifinanziamento per sanare il tormentato sistema bancario privato dell&#8217;Eurozona. Questo per venire incontro a un trend globale: &#8220;Le tre principali Banche centrali extra-Bce (Bank of Japan, Fed e Pboc cinese) sono infatti già tornate, a modo loro e con modalità differenti, in modalità espansiva&#8221;, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilsussidiario.net/news/economia-e-finanza/2019/2/1/spy-finanza-i-guai-seri-in-arrivo-con-il-nuovo-qe-globale/1842390/?fbclid=IwAR2rPb2AZKmhSBVzCY-V3Tqc9hID8xcQfJE_k1wklnm1g5hAbM__opOXFgg" target="_blank">scrive <em>Il Sussidiario</em></a>.</p>

<p>E se per Giappone e Stati Uniti il rilancio dell&#8217;interventismo si manifesta, di fatto, nella forma di un rallentamento del processo di uscita dal quantitative easing, in Cina è come se si fosse risvegliato un vulcano. &#8220;La Pboc ha infatti annunciato che i <i>primary dealers</i> del Paese potranno operare <i>swaps</i> delle loro detenzioni di <i>perpetual bonds</i> (security ibrida fra azione e obbligazione, praticamente una subordinata di Popolare di Vicenza al cubo e sottoscritta in stato di ebbrezza) con titoli della Banca centrale, utilizzando poi direttamente quei bond come collaterale per ottenere acceso alle operazioni di liquidità della Pboc&#8221;, prosegue <em>Il Sussidiario, </em>indicando poi l&#8217;obiettivo di fondo della mossa di Pechino: abbassare &#8220;a zero – almeno nel breve termine – il profilo di rischio e permettendo così alle banche di creare o aumentare i cuscinetti di capitali e rilassare i criteri di erogazione, i quali già oggi si stanno sostanziando in una contrazione della fornitura di credito all’economia&#8221;, per cavalcare l&#8217;obiettivo di Xi Jinping di rilanciare la crescita economica sopra il 7%, anche a costo di mettere sotto tensione il già delicato profilo di debito privato del Paese.</p>
<p>Nel contesto globale, vedere le banche centrali agire in maniera episodica e non coordinata porta a una notevole presa di consapevolezza dei <strong>rischi</strong> che il sistema corre se la reazione a un drenaggio di denaro poco soddisfacente sarà un semplice ritorno all&#8217;inondazione generale di liquidità, non mirata alla crescita e soprattutto non veicolata con il sostegno dei governi. Con una <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-finanza-globale-corre-verso-una-nuova-crisi-i-mercati-in-piena-sofferenza/" target="_blank">finanza che rischia ogni giorno l&#8217;osso del collo</a> e una crescente difficoltà a frenare la volatilità dei mercati, servirebbe tanto una crescente coordinazione tra banche centrali quanto un meccanismo di cooperazione tra queste e i governi. La mancanza di entrambi potrebbe pregiudicare qualsiasi politica anticrisi nell&#8217;anno in corso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-banche-centrali-frenano-la-restrizione-monetaria-e-ora-che-succede.html">Le banche centrali frenano la restrizione monetaria: che succede?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Merkel se ne frega delle regole e salva un&#8217;altra banca in crisi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-merkel-ne-frega-delle-regole-salva-unaltra-banca-crisi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Feb 2019 11:13:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[banca-centrale-europea]]></category>
		<category><![CDATA[Meccanismo di vigilanza unico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Due pesi e due misure sono l&#8217;ordinaria amministrazione nel contesto della vigilanza bancaria comunitaria: lo abbiamo, in Italia, imparato a nostre spese nel contesto della disastrosa gestione della francese Daniele Nouy, che ha rivolto il meccanismo di vigilanza unico principalmente contro i crediti deteriorati italiani, contribuendo a una destabilizzazione generale che ha avuto nel caso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-merkel-ne-frega-delle-regole-salva-unaltra-banca-crisi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-merkel-ne-frega-delle-regole-salva-unaltra-banca-crisi.html">La Merkel se ne frega delle regole e salva un&#8217;altra banca in crisi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Due pesi e due misure sono l&#8217;ordinaria amministrazione nel contesto della vigilanza bancaria comunitaria: lo abbiamo, in Italia, imparato a nostre spese nel contesto della disastrosa gestione della francese Daniele Nouy, che ha rivolto il meccanismo di vigilanza unico principalmente contro i crediti deteriorati italiani, contribuendo a una destabilizzazione generale che ha avuto <a href="http://www.occhidellaguerra.it/come-il-partito-democratico-e-la-vigilanza-hanno-causato-la-crisi-di-carige/">nel caso Carige </a>la sua appendice.</p>
<p>Proprio Renato Brunetta, commentando questa notizia, ha detto: &#8220;Sulla questione dei salvataggi bancari, la Germania predica bene e razzola male. Ne stiamo avendo una prova con il recentissimo caso della Nord Lb, la banca della Sassonia che si trovava sull&#8217;orlo del dissesto, appena salvata grazie ai 4 miliardi di euro iniettati dai Lander azionisti della Bassa Sassonia e Sassonia Anhalt e dal fondo delle Sparkassen, composto da banche per lo più a partecipazione pubblica. Un vero e proprio salvataggio pubblico che ha evitato ad azionisti, obbligazionisti e correntisti dell&#8217;istituto l&#8217;applicazione della direttiva bail-in, dopo che sono state rifiutate vantaggiose offerte private per l&#8217;acquisizione dell&#8217;istituto, come riporta l&#8217;agenzia Reuters e il quotidiano Milano Finanza&#8221;.</p>
<p>Ora, la <strong>Germania</strong> potrebbe, senza colpo ferire, salvare la sua Carige con fondi pubblici anticipando l&#8217;intervento della Bce e, con esso, un più approfondito esame del suo sistema bancario in aperta sofferenza. L&#8217;istituto in questione è Norddeutsche landesbank girozentrale (Nord Lb), una delle banche commerciali più grandi a livello nazionale, appartenente alla categoria della banche regionali tedesche (<em>landensbanken</em>), una particolare tipologia di istituto bancario che esiste solo in Germania, costituita da sette istituti partecipati dallo Stato tramite i Lander e dalle associazioni regionali delle Casse di risparmio.</p>

<p>Nord Lb ha circa il 60% delle sue quote detenute dal Land della Bassa Sassonia (59,13%), mentre lo Stato della Sassonia Anhalt detiene poco più del 5% del pacchetto. Detentrice di oltre 150 miliardi di euro di asset, Nord Lb ha subito negli scorsi trimestri perdite consistenti in seguito al progressivo deterioramento dei crediti concessi al settore della cantieristica navale, valutati in oltre 7 miliardi di euro.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.startmag.it/economia/nord-lb-e-non-solo-come-la-germania-si-scapicolla-per-salvare-le-sue-banche/" target="_blank">Come scrive </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.startmag.it/economia/nord-lb-e-non-solo-come-la-germania-si-scapicolla-per-salvare-le-sue-banche/" target="_blank">StartMag</a>, </em>&#8220;la crisi dello shipping ha messo in ginocchio diversi gruppi, tra cui Hsh Nordbank (sfuggito per pochi giorni alle nuove regole sugli aiuti di Stato e anch’esso salvato con soldi statali). Nonostante una florida economia nazionale, molti istituti tedeschi si sono trovati in difficoltà, principalmente a causa di errori di valutazione e investimenti azzardati. Nord Lb chiuderà il 2018 con perdite per 2,7 miliardi, che avrebbero portato il capitale attorno al 6%, quindi al di sotto dei minimi regolamentari. Grazie al denaro pubblico, la banca non sarà più a rischio dissesto e riporterà il patrimonio attorno al 14%, in una zona di tranquillità che consentirà lo smaltimento dei crediti deteriorati navali ancora in bilancio&#8221;.</p>
<p>Ricapitalizzare Nord Lb è così difficile da farlo sembrare un caso Carige coniugato alla tedesca. Posseduta da un Land, regolata da una legge del settore pubblico e non quotata in Borsa, per Nord Lb l’ingresso dei privati è complesso in assenza di prospettive di una reale redditività di lungo termine. In ogni caso Nord Lb ha annunciato, come sottolinea <em>Agenzia Nova, </em>di essere pronta a vendere “un investitore esterno” un pacchetto di finanziamenti al settore dei trasporti dal valore di 2,7 miliardi di euro, formato “al 90 per cento da crediti in sofferenza”. L&#8217;acquirente potrebbe essere la società per investimenti statunitense Cerberus, ma la somma non pare necessaria a far fronte alle sofferenze consolidate.</p>

<p>Per questo il governo di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/angela-merkel-la-cancelliera-della-germania/">Angela Merkel </a>sarebbe pronto a far fronte alle sofferenze di Nord Lb mettendo sul piatto la ragguardevole cifra di 3,7 miliardi di euro, 1,2 dei quali garantiti dall&#8217;associazione tedesca che riunisce le Casse di risparmio e 1,5 dal governo della Bassa Sassonia, che, si è riservato di staccare un altro assegno da 1 miliardo di euro qualora si rendesse necessario. </p>
<p>La Germania dunque gioca di sponda con le regole comunitarie, prevenendo l&#8217;intervento della vigilanza su un istituto che, di fatto, è di diritto pubblico.  Le banche controllate dallo Stato, garantite più o meno direttamente dal governo centrale, possono finanziarsi a tassi molto più bassi delle altre e sono al riparo da crisi per la presenza di un salvatore di ultima istanza. Ciò accade mentre, sottolinea <em>StartMag, </em>&#8220;in Italia gli istituti di credito stanno vivendo uno scenario per certi versi opposto: pagano sui mercati lo spread sovrano e il maggiore rischio Italia; quando ci sono singole crisi tutto il settore rischia turbolenze. La Germania avrebbe potuto aprire il capitale di Nord Lb ai privati ma ha preferito alzare barricate&#8221;.</p>
<p>La mossa tedesca è tutto fuorché sbagliata, ma è necessario porre l&#8217;attenzione sull&#8217;applicazione soggettiva delle regole della vigilanza comunitaria. Inflessibile con gli istituti italiani, costretti a vendere in maniera precipitosa e a costo ridotto i loro crediti deteriorati, Francoforte ha lasciato più respiro alle banche tedesche, come se avesse finalmente compreso che quello dei crediti deteriorati non è l&#8217;unico problema degli istituti comunitari. Al tempo stesso, la vigilanza tace sui derivati di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-vera-minaccia-per-leconomia-europea-si-chiama-deutsche-bank/">Deutsche Bank</a>, spada di Damocle sull&#8217;economia comunitaria, non citandoli <a href="http://www.occhidellaguerra.it/perche-la-vigilanza-della-bce-mette-nel-mirino-deutsche-bank/">nell&#8217;unico richiamo rivolto all&#8217;istituto</a> e non ha mai voluto sottolineare la necessità della ricapitalizzazione degli istituti tedeschi, che operano con scarsi margini di liquidità e sono in pieno affanno. </p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-merkel-ne-frega-delle-regole-salva-unaltra-banca-crisi.html">La Merkel se ne frega delle regole e salva un&#8217;altra banca in crisi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Italia non è il malato d&#8217;Europa  Perché la Ue rischia la recessione</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/litalia-non-e-il-malato-deuropa-ma-tutta-lunione-rischia-la-recessione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Feb 2019 20:46:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[banca-centrale-europea]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
		<category><![CDATA[Quantitative easing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5413362-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5413362-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5413362-1-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5413362-1-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5413362-1-1024x718.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>La caduta del Pil dello 0,2% nel trimestre finale del 2018 ha restituito per la prima volta dopo anni l&#8217;immagine di un&#8217;Italia ufficialmente in recessione tecnica, ma non è sufficiente a etichettare il nostro Paese come il &#8220;malato d&#8217;Europa&#8221;. Se da un lato in Italia la polemica si è ridotta al solito gioco di accusa &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/litalia-non-e-il-malato-deuropa-ma-tutta-lunione-rischia-la-recessione.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/litalia-non-e-il-malato-deuropa-ma-tutta-lunione-rischia-la-recessione.html">L&#8217;Italia non è il malato d&#8217;Europa  Perché la Ue rischia la recessione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5413362-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5413362-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5413362-1-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5413362-1-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_5413362-1-1024x718.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>La caduta del Pil dello 0,2% nel trimestre finale del 2018 ha restituito per la prima volta dopo anni l&#8217;immagine di un&#8217;Italia ufficialmente in recessione tecnica, ma non è sufficiente a etichettare il nostro Paese come il &#8220;malato d&#8217;Europa&#8221;. Se da un lato in Italia la polemica si è ridotta al solito gioco di accusa e controaccusa tra governanti attuali e loro predecessori, con <strong>Carlo Calenda</strong> che è arrivato alla paradossale azione di accusare di un deficit troppo ridotto un governo attaccato ferocemente in passato proprio per la scelta di sfondare la soglia del 2% nel rapporto tra disavanzo e Pil, dall&#8217;altro si sono ignorate le congiunture internazionali che spingono per un ampliamento della buriana al resto dell&#8217;Eurozona. </p>
<p>L&#8217;Italia, infatti, non è sola. Lo ha scritto con puntualità Ed Conway, responsabile economia di <em>Sky News Uk</em>, secondo cui &#8220;quella italiana è la prima recessione in una delle maggiori economie europee in mezzo decennio, ma è improbabile che sia l&#8217; ultima: la Germania potrà evitare i due trimestri consecutivi di contrazione, ma sta affrontando il semestre più debole dal 2012&#8221;, avendo impattato a crescita zero per <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/il-rimbalzo-che-evita-la-recessione-alla-germania-per-ora/">cambiamenti congiunturali </a>dovuti, principalmente, al rincaro delle bollette energetiche.</p>

<p>In Germania stanno venendo al pettine numerosi nodi connessi alle problematiche sociali crescenti, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/crisi-sociale-disuguaglianze-economiche-scuotono-la-germania/" target="_blank">alle disuguaglianze</a> e alla <strong>stagnazione di salari</strong> e consumi prodotte dalle riforme Hartz di inizio millennio; in secondo luogo perché, come detto, il 2019 si prospetta come un anno di generale rallentamento dell’economia europea. E a questo rallentamento le politiche di Berlino hanno contribuito in maniera non indifferente, inoculando nel mainstream europeo l&#8217;avversione alle politiche di espansione della domanda aggregata e il sostegno alle misure di austerità che hanno, negli ultimi anni, pregiudicato la ripresa europea a scapito di quella del resto del mondo.</p>
<p>Queste, secondo quanto scritto da Daniele Capezzone su <em>La Verità, </em>&#8220;sono considerazioni che i media e la politica italiana farebbero bene a inserire nel nostro dibattito. Perché l&#8217;Ue nel suo complesso rifiuta politiche espansive e sembra preferire alla crescita il catechismo dei suoi parametri? Donald Trump, nella sua grande eterodossia, ha adottato una ricetta metà liberista (taglio-choc di tasse e deregolazione burocratica) e metà keynesiana (potenti investimenti pubblici): il risultato è una crescita spettacolare. L&#8217;Ue, invece, dice no a tutto: sia agli investimenti che ai tagli di tasse&#8221;.</p>

<p>Nella sua analisi per il quotidiano milanese l&#8217;ex deputato di Forza Italia prosegue poi ad analizzare le conseguenze della fine del quantitative easing di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/mario-draghi-allultimo-miglio-quale-sara-la-sua-eredita/">Mario Draghi</a>: &#8220;Comunque la si pensi sulla Bce e sul Qe, era chiaro che la fine di questo programma avrebbe creato un effetto di incertezza generale. Ora, com&#8217;è noto, la Bce ha preso tempo e si è riservata altre ipotesi. C&#8217;è da chiedersi come mai non si annuncino misure complessive di garanzia per i debiti sovrani in euro: il solo annuncio sarebbe un super-estintore in grado di spegnere molti fuochi&#8221;, come del resto va predicando da tempo <a href="http://www.occhidellaguerra.it/savona-verso-la-consob-leredita-del-professore-nel-governo-conte/">Paolo Savona </a>in seno al governo italiano.</p>
<p>La vera e propria Caporetto borsistica verificatasi su scala globale negli ultimi sei mesi del 2018 ha portato le banche centrali all&#8217;incertezza più totale e all&#8217;incapacità di porre in essere azioni coordinate. Svanita la prospettiva di <a href="http://www.occhidellaguerra.it/le-banche-centrali-mercati-adesso-cosa-puo-succedere/">drenare dai mercati la liquidità in eccesso </a>che aveva portato a un&#8217;inflazione eccessiva dei valori borsistici attraverso un graduale incremento dei tassi, constatata l&#8217;esistenza di centinaia di imprese tenute artificialmente in vita e in borsa <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/general-electric-sul-baratro-verso-un-crac-120-miliardi-dollari/">solo dalla possibilità di finanziamenti a tassi agevolati</a>, le banche centrali sembrano ora pronte a ricominciare una fase espansiva senza tuttavia curarsi della destinazione produttiva del valore messo in circolazione. </p>

<p>Questa fase di volatilità e incertezza rischia di vedere l&#8217;Unione europea estremamente vulnerabile se dovesse nuovamente palesarsi il rischio di una recessione innescata da una turbolenza di natura finanziaria. E anche in questo campo, non è certamente l&#8217;Italia il detonatore più rischioso. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-vera-minaccia-per-leconomia-europea-si-chiama-deutsche-bank/">I derivati di Deutsche Bank</a> sono storia nota ma taciuta, ma come non scordare l&#8217;indebitamento privato delle famiglie francesi, che concorre a un debito complessivo pari al 400% del Pil, o la potenziale spada di Damocle dei <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-trappola-del-debito-puo-frenare-la-cina-xi-jinping/">debiti degli enti locali cinesi</a> e del debito <em>corporate </em>statunitensi, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/il-debito-globale-batte-ogni-record-leconomia-si-sta-surriscaldando/">la cui esplosione</a> potrebbe travolgere il mondo?</p>
<p>Il principale problema dell&#8217;Italia, in questo contesto, sembra essere la difficoltà a parlare con una voce sola per rassicurare gli investitori internazionali che, soprattutto da Oltreoceano, guardano con interesse al Paese. Fonti vicine al governo sentite da <em>Gli Occhi della Guerra </em>assicurano che è proprio l&#8217;incertezza sulla <em>consistency </em>delle dichiarazioni degli esponenti del governo, principalmente in materia di finanza pubblica, ad impedire agli osservatori stranieri di farsi un quadro chiaro. Ma questo è un problema comune tanto al governo Conte quanto agli esecutivi che l&#8217;hanno preceduto. In ogni caso, la manovra per il 2019, contrariamente alle prescrizioni di ministri cauti come Savona e Giorgetti, non prevede alcun rafforzamento degli investimenti pubblici produttivi capace di fungere da volano alla ripresa. Mentre anche l&#8217;Unione Europea si scopre impreparata a una potenziale recessione, è oramai palese che proprio dal rilancio della capacità di intervento dello Stato in economia partirà il meccanismo che potrebbe consentire di porre un argine alle instabilità a livello sistemico.</p>
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		<title>Perché la vigilanza della Bce mette nel mirino Deutsche Bank</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-la-vigilanza-della-bce-mette-nel-mirino-deutsche-bank.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jan 2019 08:18:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[banca-centrale-europea]]></category>
		<category><![CDATA[Deutsche Bank]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3500" height="2333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8291854.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8291854.jpg 3500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8291854-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8291854-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8291854-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3500px) 100vw, 3500px" /></p>
<p>La vigilanza bancaria della Bce si interessa, finalmente, a Deutsche Bank. Dopo anni passati a concentrarsi eccessivamente sui costosi e tartassanti stress test per la tenuta dei portafogli di investimento, ritenendo che la maggiore problematica per gli istituti europei fossero i crediti deteriorati di cui erano zeppi i portafogli delle banche italiane (da Mps a Carige), Francoforte &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-vigilanza-della-bce-mette-nel-mirino-deutsche-bank.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3500" height="2333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8291854.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8291854.jpg 3500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8291854-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8291854-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8291854-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3500px) 100vw, 3500px" /></p><p>La vigilanza bancaria della Bce si interessa, finalmente, a Deutsche Bank. Dopo anni passati a concentrarsi eccessivamente sui costosi e tartassanti <em>stress test </em>per la tenuta dei portafogli di investimento, ritenendo che la maggiore problematica per gli istituti europei fossero i crediti deteriorati di cui erano zeppi i portafogli delle banche italiane (da Mps a <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/come-il-partito-democratico-e-la-vigilanza-hanno-causato-la-crisi-di-carige/" target="_blank">Carige</a>), Francoforte mette nel mirino il suo colosso concittadino. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-vera-minaccia-per-leconomia-europea-si-chiama-deutsche-bank/">Il vero &#8220;malato d&#8217;Europa&#8221;</a>, una banca dissestata da anni di gestioni scriteriate, oberata di debiti, inseguita da cause legali che hanno causato esborsi per miliardi di euro, coinvolta in scandali di cui l&#8217;ultimo esempio è <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lo-scandalo-danske-bank-tremare-deutsche-bank/">quello di Danske Bank</a> e, soprattutto, piena zeppa di una massa critica di derivati pari a 14 volte il Pil tedesco (48 trilioni di euro), superiore al totale che è nella pancia di tutte le big giapponesi messe assieme (32 trilioni), potenziale detonatore di una nuova crisi finanziaria.</p>

<p>Ufficialmente, sottolinea <em>Il Messaggero, </em>&#8221; non è per la montagna di derivati che si trovano ancora nei bilancio di Deutsche Bank, nonostante la pulizia degli ultimi anni, che si è aperto il caso Deutsche. Ma l&#8217;istituto di Francoforte deve avere i suoi importanti motivi per fermare la prospettiva di una fusione con Commerzbank, pronta a decollare nel 2019&#8243;. Fusione che andrebbe a creare in Germania un attore capace di muoversi su scala planetaria.</p>

<p>Con quasi 2 mila miliardi di euro in attivi totali (2,3 trillion di dollari), la società risultante dalla fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank sarebbe la terza più grande banca europea dopo Hsbc e Bnp Paribas. L&#8217;operazione, dunque, studiata ufficialmente per ovviare ai problemi di sottocapitalizzazione di Deutsche Bank, che ha perso in un anno il 50% della quotazione ed è ora forte di un capitale di soli 15 miliardi di euro, avrebbe dei risvolti geoeconomici di ampia portata e, al tempo stesso, rischierebbe di cambiare notevolmente i rapporti di forza nell&#8217;Eurozona.</p>

<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.startmag.it/mondo/germania-governo-bce-deutsche-bank-commerzbank/" target="_blank">Come sottolinea </a><em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.startmag.it/mondo/germania-governo-bce-deutsche-bank-commerzbank/" target="_blank">StartMag</a>, </em>ciò ha aperto la strada ai principali timori della Bce, finora rimasta silente e passiva di fronte alle manovre <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-germania-cerca-insabbiare-caso-deutsche-bank/" target="_blank">condotte con discrezione</a> a Berlino: &#8220;Secondo indiscrezioni, Francoforte avrebbe espresso la sua predilezione per una fusione transnazionale che coinvolga cioè Deutsche e un altra grande banca europea. L’operazione, fra l’altro, favorirebbe l’integrazione finanziaria del continente e troverebbe l’appoggio della Bafin che considera rischiosa l’unione fra due istituti in difficoltà come Deutsche e Commerz. I manager di Deutsche Bank avrebbero già individuato il candidato ideale: la svizzera Ubs. Difficile, se non impossibile, però, che il governo tedesco dia il suo benestare. Almeno nel breve termine&#8221;.</p>
<p>Il governo tedesco, azionista al 15% di Commerzbank, vuole infatti dare un colpo al cerchio ed uno alla botte unendo il rafforzamento dei suoi colossi del credito alla conquista di una rendita di posizione finanziaria. Il fatto che la vigilanza Bce abbia aperto gli occhi sul caso Deutsche Bank solo per prevenire questo fatto e non per richiamare il colosso tedesco a migliorare la sua posizione sui derivati, però, è emblematico. Cercare di consolidare le banche del continente senza prendere consapevolezza del fatto che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/latomica-dei-derivati-pronta-a-scoppiare-e-la-lezione-dimenticata-della-grande-crisi/" target="_blank">sono questi prodotti opachi e in larga misura tossici la vera spada di Damocle che pende sul settore finanziario internazionale</a> è pura utopia. Specie se si considera che ultimamente è esploso il costo per assicurare il debito di Deutsche, con i Cds passati in un anno da 60 a oltre 200 punti che ne segnalano tutta l&#8217;instabilità, si capisce che forse non sono solo i crediti deteriorati a rappresentare un problema per le banche. In un contesto in cui una massa di derivati si innesta su un <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/il-debito-globale-batte-ogni-record-leconomia-si-sta-surriscaldando/" target="_blank">debito mondiale da 2,2 milioni di miliardi di euro</a>, Deutsche Bank è uno degli istituti che potrebbe portare la finanza mondiale a rischiare, letteralmente, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-volatilita-domina-le-borse-la-finanza-rischia-losso-del-collo/" target="_blank">l&#8217;osso del collo</a>. E nessuna fusione potrà mai cambiare questa situazione.</p>
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		<title>Così la vigilanza della Bce  ha massacrato le banche italiane</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosi-la-vigilanza-della-bce-massacrato-le-banche-italiane.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jan 2019 07:36:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[banca-centrale-europea]]></category>
		<category><![CDATA[Carige]]></category>
		<category><![CDATA[Derivati]]></category>
		<category><![CDATA[Deutsche Bank]]></category>
		<category><![CDATA[Monte dei Paschi di Siena (Mps)]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3500" height="2333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1.jpg 3500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3500px) 100vw, 3500px" /></p>
<p>Otto banche andate in sofferenza in tre anni, il caso Carige a definitivo suggello di uno stato di prostrazione del sistema creditizio italiano che dura dallo scoppio della Grande Recessione e di un periodo di contrazione straordinaria in cui l&#8217;Italia ha lasciato sul terreno un decimo del Pil e un quarto della propria produzione industriale. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-la-vigilanza-della-bce-massacrato-le-banche-italiane.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-la-vigilanza-della-bce-massacrato-le-banche-italiane.html">Così la vigilanza della Bce  ha massacrato le banche italiane</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3500" height="2333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1.jpg 3500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3500px) 100vw, 3500px" /></p><p>Otto banche andate in sofferenza in tre anni, il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/come-il-partito-democratico-e-la-vigilanza-hanno-causato-la-crisi-di-carige/" target="_blank">caso Carige</a> a definitivo suggello di uno stato di prostrazione del sistema creditizio italiano che dura dallo scoppio della<strong> Grande Recessione</strong> e di un periodo di contrazione straordinaria in cui l&#8217;Italia ha lasciato sul terreno un decimo del Pil e un quarto della propria produzione industriale. Stiamo vivendo una fase storica durissima, è chiaro, ma sul tema delle banche è doveroso chiedersi se, soprattutto a livello comunitario, qualcosa poteva andare diversamente per impedire che i disastri degli ultimi tempi accadessero. Ovvero se una politica di vigilanza diversa da quella <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/business-della-vigilanza-bancaria-europea-giro-daffari-degli-stress-test/" target="_blank">macchinosa e dispendiosa</a> messa in atto dalla Bce, nel corso della problematica gestione della francese Daniele Nouy, potesse produrre esiti differenti per il sistema bancario italiano.</p>
<p>La risposta è, senza ombra di dubbio, affermativa. E tutto ruota attorno a un&#8217;espressione tecnica divenuta oramai di uso corrente anche nell&#8217;informazione non specificatamente economica: <em>non performing loans, </em>crediti deteriorati.</p>
<p>Cosa sono i crediti deteriorati che la vigilanza della Bce tiene d&#8217;occhio</p>
<p>Per crediti deteriorati si intendono, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.money.it/+-Crediti-deteriorati-NPL-+" target="_blank">per usare la calzante definizione di <em>Money.it</em></a>, &#8220;forme di credito detenute dalle banche la cui esigibilità è messa in discussione principalmente per cause ricollegate a difficoltà della parte debitrice. Ognuna di esse è classificata in base ad ammontare del credito, difficoltà dell’esigibilità e tempistiche delle scadenze&#8221;.</p>
<p>Il problema, per le banche italiane, è sorto quando la nuova vigilanza bancaria di Francoforte ha iniziato a tenere severamente d&#8217;occhio la notevole esposizione degli istituti italiani alla problematica dei crediti deteriorati, ritenendola la più probabile &#8220;miccia&#8221; che avrebbe potuto causare una crisi bancaria generalizzata. Da qui le bocciature a catena di istituti come Mps, Banca dell&#8217;Etruria e Carige agli <strong><em>stress test </em></strong>della Bce e l&#8217;imposizione di dure condizioni di riassetto che hanno avuto, per suicida autoimposizione del duo <strong>Renzi-Padoan</strong>, il loro punto culminante nel <em>bail in </em>imposto a numerosi risparmiatori.</p>
<p>La ricetta della Bce sui crediti deteriorati? Vendere, vendere, vendere</p>
<p>Come gestire i crediti deteriorati detenuti dagli istituti? Facile, per la vigilanza di Francoforte: vendendoli in massa e, nel contempo, procedere a dure ricapitalizzazioni. &#8220;Tra il 2017 e il 2018 ben 164 miliardi di crediti deteriorati sono stati ceduti a un ristretto gruppo di operatori, soprattutto internazionali&#8221;, riporta <em>La Verità</em>.</p>
<p>&#8220;In pochi mesi, centinaia di migliaia di famiglie e imprese italiane si sono ritrovate a essere debitrici non più della loro banca ma di altri soggetti che hanno l&#8217; unico obiettivo di recuperare nella massima misura possibile, e soprattutto maledettamente in fretta, il credito che hanno acquistato. […] Questo trasferimento di risorse, oltre a mettere in ginocchio i bilanci di tante banche italiane, costringendole a ingenti ricapitalizzazioni e portando al dissesto quelle più esposte, ha inciso nella carne viva di famiglie e imprese, trovatesi improvvisamente esposte all&#8217;azione di un creditore meno paziente della banca e con sfidanti obiettivi di redditività, infatti i tassi interni di rendimento di questi investimenti oscillano fra 10 e 12%&#8221;.</p>
<p>Qui sorge una questione dirimente. Si può considerare simmetrico un mercato in cui il venditore ha l&#8217;imposizione esplicita di vendere, indipendentemente dal valore di realizzo, una quantità di titoli notevole, gli istituti acquirenti sono scarsi di numero e il tempo a disposizione contingentato? Assolutamente no. &#8220;Il risultato non può che essere un&#8217; epocale distruzione di valore a danno del sistema produttivo italiano&#8221;, mentre nel contempo i crediti venduti venivano riscossi con un tasso del 44% contro il 26% degli istituti cedenti. </p>
<p>Il nuovo affondo della Bce mette in ginocchio Mps</p>
<p>La Spoon River bancaria italiana parla chiaro: istituti cancellati e ceduti a Ubi, Mps messa al tappeto come mai in passato nella sua storia secolare, Carige ferita gravemente come il territorio ligure di cui è espressione. E di recente la banca senese, controllata dallo Stato italiano, ha subito sulla propria pelle una nuova, inaspettata mossa della Bce sui crediti deteriorati.</p>
<p>Mps <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2019-01-14/banche-sotto-pressione-richiesta-bce-siena-npl-110819.shtml?uuid=AErFtUEH" target="_blank">ha infatti perso in borsa il 10% nella giornata del 14 gennaio</a> dopo la pubblicazione di un memorandum in cui si presuppone come linea strategica d&#8217;indirizzo il proseguimento della vendita di crediti deteriorati sul mercato. La vigilanza ha agito con tempestività poco dopo l&#8217;entrata in scena del nuovo direttore del meccanismo di controllo, il 57enne spezzino Andrea Enria, scelto personalmente da Mario Draghi, che ha debuttato a gennaio al posto della Nouy con un uno-due di notevole portata contro istituti italiani, dapprima attraverso il commissariamento di Carige e, subito dopo, con l&#8217;azione a sorpresa su Mps.</p>
<p>E i derivati?</p>
<p>In questo contesto, latita un serio ragionamento sul vero, potenziale detonatore di una crisi finanziaria di ampia portata nell&#8217;Unione europea, mai affrontato da una vigilanza eccessivamente focalizzata sui crediti deteriorati delle banche italiane: i derivati  che ingolfano i bilanci di istituti come <strong>Deutsche Bank</strong> (48 trilioni di euro per il colosso di Francoforte) e i <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-11-30/banche-titoli-tossici-bomba-6800-miliardi-istituti-tedeschi-e-francesi-211420.shtml?uuid=AE0pPVqG" target="_blank">7 trilioni di titoli tossici </a>che, come riportato dalla Banca d&#8217;Italia in uno studio, vagano minacciosamente per l&#8217;Eurozona, per l&#8217;80% nei portafogli dei colossi franco-tedeschi.</p>
<p>Enria, a onore del vero, ha anche avviato un&#8217;indagine della vigilanza su Deutsche Bank, rivolta tuttavia a accertare le dinamiche della ventilata fusione con Commerzbank e non a sanare il problema dei derivati. Finché si continuerà a insistere sui crediti deteriorati come unico <em>driver </em>di instabilità bancaria, la vigilanza Bce rimarrà incompleta e continuerà a indicare in una sola direzione, quella che punta al nostro Paese. </p>

<p>In questo contesto, va salutato positivamente l&#8217;emendamento inserito in legge di bilancio dal senatore leghista Alberto Bagnai per limitare la pervasività della vigilanza Bce nei bilanci delle banche popolari italiane che, secondo quanto<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.startmag.it/economia/bagnai-lega-banca-ditalia-bce-bcc/" target="_blank"> riporta </a><em><a href="https://www.startmag.it/economia/bagnai-lega-banca-ditalia-bce-bcc/" target="_blank">StartMag</a>, </em>eviterebbe minusvalenze da 2,5 miliardi di euro nei bilanci degli istituti nazionali. Un punto di partenza importante, ma che dovrà essere seguito da azioni attive di tutela del risparmio gestito e del credito. Se la vigilanza comunitaria è sorda sui veri problemi delle banche comunitarie, risulta perlomeno necessario tutelare il fronte interno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-la-vigilanza-della-bce-massacrato-le-banche-italiane.html">Così la vigilanza della Bce  ha massacrato le banche italiane</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Merkel vuole prendersi la Bce Così controllerà l&#8217;Unione europea</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/germania-europa-bce-merkel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jan 2019 10:29:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[banca-centrale-europea]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181017140422_27544554.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181017140422_27544554.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181017140422_27544554-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181017140422_27544554-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181017140422_27544554-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La Germania vuole mantenere il controllo sull&#8217;Europa. Soprattutto dopo il 2019, che si preannuncia un anno particolarmente importante e drammatico per l&#8217;Unione europea guidata dall&#8217;asse franco-tedesco e dall&#8217;establishment di Bruxelles. Angela Merkel è uscita molto indebolita dal 2018. Le elezioni nel vari Lander tedeschi hanno dato un quadro chiarissimo della situazione politica in Germania. La &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/germania-europa-bce-merkel.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181017140422_27544554.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181017140422_27544554.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181017140422_27544554-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181017140422_27544554-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181017140422_27544554-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La <strong>Germania</strong> vuole mantenere il controllo sull&#8217;<strong>Europa</strong>. Soprattutto dopo il 2019, che si preannuncia <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/2019-economia-mondiale/">un anno particolarmente importante</a> e drammatico per l&#8217;Unione europea guidata dall&#8217;asse franco-tedesco e dall&#8217;establishment di Bruxelles.</p>
<p>Angela Merkel è uscita molto indebolita dal 2018. Le elezioni nel vari Lander tedeschi hanno dato un quadro chiarissimo della situazione politica in Germania. La <strong>Cdu</strong> e la Grande Coalizione sono in declino. Il partito non è più guidato dalla Cancelliera. Il vento sovranista e quello della sinistra dei Verdi colpisce sia il centrodestra che il partito socialdemocratico. Di fatto, quella Germania dipinta a immagine e somiglianza di Frau Merkel si è rivelata un grande errore di calcolo. E il voto ne è stata la conferma.</p>

<p>Ma la debolezza di Angela Merkel è soprattutto quella che può scontare in Europa. I governi filo-tedeschi si sono ridotti di numero negli ultimi mesi. Dall&#8217;Europa orientale e dall&#8217;Italia sono arrivate critiche su critiche all&#8217;operato di Berlino in Europa. E le elezioni europee appaiono come un momento di grande svolta nel panorama politico continentale. Se, come sembra, il vento sovranista si abbatterà sul Parlamento europeo, il Partito popolare dovrà per forza scendere a patti con le destra per governare in Europa. Ma di fatto questo indebolirebbe chi rappresenta uno dei pilastri del <strong>Ppe</strong>: la Cdu della Cancelliera.</p>
<p>Per evitare la catastrofe, Berlino ha già messo in atto tutta una serie di movimenti per <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/europa-germania-selmayr/">posizionare i proprio uomini negli uffici che contano</a>. Che si badi, non è detto siano quelli politici apicali. La Germania in questi anni si è costruita un sottobosco di funzionari che compone la burocrazia di Bruxelles e si è trasformata nel vero motore degli uffici dell&#8217;Unione europea. Sono loro, i burocrati, a gestire gli affari europei. E in questo la Germania è stata strategicamente perfetta. Ma adesso, da Berlino è arrivato un altro input: prendersi definitivamente la Banca centrale europea.</p>

<p>Il 2019 è una data spartiacque per la Bce, visto che Mario Draghi abbandonerà il trono di Francoforte. E nell&#8217;Unione europea si è aperta la sfida alla conquista dello scettro. Francia e Germania sono ovviamente le potenze in pole per accaparrarsi la guida della Bce, ma è soprattutto Berlino che sta mettendo in atto una serie di azioni per arrivare per prima e garantirsi la guida di Francoforte.</p>
<p>L&#8217;ultima mossa del governo tedesco è quella di spingere affinché il governatore della Bundesbank,<strong> Jens Weidmann</strong> resti al suo posto, rinnovandone il mandato per altri otto anni. Come spiega <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://it.reuters.com/article/topNews/idITKCN1PA241-OITTP">Reuters</a></em>, &#8220;il rinnovo del mandato di Weidmann gli permetterebbe in teoria di restare in corsa per la presidenza della Banca centrale europea&#8221;. In questo modo, la corsa per la Bce sarebbe sostanzialmente a due, fra la Francia rappresentata da <strong>Francois Villeroy de Galhau</strong> e, appunto, la Germania.</p>

<p>L&#8217;idea è che l&#8217;asse franco-tedesco punti a una spartizione della torta. E del resto sia la Merkel che Emmanuel Macron non appaiono più in grado di poter gestire da co-regnanti un&#8217;Unione europea che appare sempre meno incline a consegnarsi al duopolio di Berlino e Parigi. Ma la Germania non sembra intenzionata a fare alcuna marcia indietro. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/oettinger-germania-merkel-europa/">Come confermato recentemente</a> da <strong>Guenther Oettinger</strong>, commissario dell&#8217;Unione europea per il Bilancio, Berlino ha l&#8217;intenzione di prendersi l&#8217;Europa. Tanto che al <em>Taggespiegel</em> ha ammesso: &#8220;la priorità adesso è posizionare un tedesco alla guida della Commissione europea&#8221;. Insomma, Berlino vuole fare l&#8217;<em>en-plein</em>: Banca centrale europea e Commissione.</p>
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		<title>Savona e l&#8217;Economist concordi:  così l&#8217;Ue mette a rischio se stessa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/savona-leconomist-concordi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2019 21:53:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[banca-centrale-europea]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/GETTY_20190103170327_28104816.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/GETTY_20190103170327_28104816.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/GETTY_20190103170327_28104816-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/GETTY_20190103170327_28104816-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/GETTY_20190103170327_28104816-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Lo abbiamo conosciuto, sino ad ora, come l&#8217;adulto nella stanza del governo italiano. Il professore esperto le cui parole, interventi saggi e ponderati distillati sulle diverse questioni di politica economica ma anche veri e propri avvertimenti all&#8217;esecutivo di cui è parte, destano sempre notevole interesse. Paolo Savona, a partire dall&#8217;inizio del suo mandato come Ministro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/savona-leconomist-concordi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/GETTY_20190103170327_28104816.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/GETTY_20190103170327_28104816.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/GETTY_20190103170327_28104816-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/GETTY_20190103170327_28104816-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/GETTY_20190103170327_28104816-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Lo abbiamo conosciuto, sino ad ora, come l&#8217;adulto nella stanza del governo italiano. Il professore esperto le cui parole, interventi saggi e ponderati distillati sulle diverse questioni di politica economica ma anche veri e propri avvertimenti all&#8217;esecutivo di cui è parte, destano sempre notevole interesse. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lambizione-di-paolo-savona-per-uneuropa-diversa-piu-forte-piu-equa/">Paolo Savona</a>, a partire dall&#8217;inizio del suo mandato come Ministro per gli Affari Europei, si è sempre contraddistinto per una notevole discrezione che mai gli ha impedito di analizzare il contesto economico italiano ed internazionale con lucidità.</p>
<p>Nella giornata del 14 gennaio, in linea con questo principio, Savona è tornato a farsi sentire, inviando una lettera al <em>Messaggero </em>che prende le mosse da una recente analisi dell&#8217;<em>Economist </em>sul futuro dell&#8217;euro. La storia dell&#8217;euro &#8211; secondo l&#8217;autorevole settimanale &#8211; &#8220;è seminata di errori dei tecnocrati&#8221;, e Savona concorda nell&#8217;imputare gravi errori non solo alla Commissione, ma anche alle scelte della Bce nel 2011, quando Trichet alzò improvvidamente i tassi d&#8217;interesse dando il via all&#8217;ondata di speculazione che travolse l&#8217;Italia, e all&#8217;incapacità di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/mario-draghi-allultimo-miglio-quale-sara-la-sua-eredita/" target="_blank">Mario Draghi </a>di offrire una soluzione di lungo termine alla crisi dopo il &#8220;tampone&#8221; del <em>whatever it takes</em>.</p>

<p>Secondo il professore, &#8220;le difformità tra le economie dell&#8217; eurozona richiedono che gli shock locali vengano compensati della perdita della loro indipendenza monetaria. In linea con le regole Ue, esse devono avere più margini per uno stimolo fiscale nelle crisi. Ciò, tuttavia, per le stesse regole Ue non è possibile per i Paesi come l&#8217;Italia afflitte da decenni di debito elevato. I cittadini degli Stati indebitati non possono sopportare una stagnazione perpetua. L&#8217;eurozona dovrebbe avere una qualche politica fiscale centralizzata in funzione anticiclica che includa una spesa per investimenti finalizzata e una comune assicurazione per la disoccupazione&#8221;, ovvero una sfera sociale capace di andare oltre l&#8217;attuale assetto di potere.</p>
<p>Questo Savona lo ha ben chiaro e presente, tanto da averlo interiorizzato nel suo documento sul progetto di riforma delle istituzioni comunitarie, intitolato <em>Una politeia per un&#8217;Europa diversa, più forte e più equa</em>. Nelle sue parole riecheggiano gli avvertimenti lanciati <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/leuro-sopravvivera-seconda-recessione/" target="_blank">nelle scorse settimane dal </a><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/leuro-sopravvivera-seconda-recessione/" target="_blank"><em>Washington Post</em></a>: continuando su questo passo, sarà impossibile salvare l&#8217;Unione Europea e l&#8217;euro da loro stessi. E salvare le economie dei &#8220;perdenti dell&#8217;euro&#8221;, come l&#8217;Italia, che hanno già avuto molto da patire in termini assoluti e relativi <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/ventanni-di-euro-vincitori-e-vinti-della-moneta-unica/" target="_blank">nei vent&#8217;anni di integrazione monetaria</a>.</p>

<p>Concorde con Savona è il collega Giorgio La Malfa, predecessore dell&#8217;accademico sardo nel suo ruolo ministeriale e protagonista della fine della Prima e della Seconda Repubblica. La Malfa, che negli ultimi mesi ha prodotto numerose analisi calzanti sulla situazione economica europea, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.startmag.it/economia/perche-leuro-non-ha-festeggiato-i-suoi-primi-20-anni/" target="_blank">ha fatto su </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.startmag.it/economia/perche-leuro-non-ha-festeggiato-i-suoi-primi-20-anni/" target="_blank">Startmag</a> </em>un bilancio del ventennio dell&#8217;euro. &#8220;A favore dell’euro vi è il suo ruolo come moneta di riserva sul piano internazionale e questo gli conferisce una certa stabilità&#8221;, sottolinea. &#8220;Ma di contro vi è l’andamento economico dell’area dell’euro in questi anni che è stato sostanzialmente insoddisfacente non soltanto in confronto alle economie asiatiche che forse viaggiano in una diversa categoria, ma anche rispetto agli Stati Uniti e anche ai paesi europei che non aderiscono all’euro. Questo è il vero tallone di Achille dell’euro&#8221;.</p>
<p>Per La Malfa, &#8220;la ragione di questo andamento negativo, che forse molti dei sostenitori dell’euro negheranno, è che l’Unione Monetaria Europea è dominata dalla preoccupazione degli squilibri di finanza pubblica di alcuni paesi e della possibilità che si creino questi squilibri e quindi viaggia con il freno tirato, cioè con regole di finanza pubblica che spingono verso la recessione invece che verso lo sviluppo&#8221;. Regole che i Paesi centrali, come la Germania, si <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-germania-che-non-rispetta-le-regole-la-doppia-morale-sulleuro/" target="_blank">permettono di interpretare a modo loro</a>, forzando l&#8217;applicazione dei parametri di Maastricht ma, al contempo, sforando in continuazione <a href="http://www.occhidellaguerra.it/germania-crisi-guadagno/" target="_blank">nella bilancia commerciale</a>. Salvo poi aprire agli investimenti solo dopo il rinfocolamento delle tensioni sociali interne.</p>

<p>Il punto di vista è comune, a partire dall&#8217;editoriale dell&#8217;<em>Economist </em>per arrivare alle analisi di Savona e La Malfa: l&#8217;azione dell&#8217; Ue ha da tempo preso una deriva pericolosa per la sua stessa sopravvivenza. E ora che l&#8217;onda lunga del <em>whatever it takes </em>va esaurendosi e la Bce opta per ridurre lo stimolo fiscale, ci si accorge che a dieci anni dalla prima crisi un secondo impatto troverebbe l&#8217;Europa più fragile, instabile e divisa. Politicamente, economicamente, socialmente. Mentre all&#8217;orizzonte si intravede solo nebbia: e le elezioni europee non sembrano destinate a produrre un ricambio tale da portare all&#8217;emersione una classe dirigente capace di lanciare l&#8217;Europa all&#8217;altezza del ruolo mondiale che le spetterebbe.</p>
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		<title>Bail in anticipato e favori all&#8217;Ue Il Pd ha favorito la crisi di Carige</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/come-il-partito-democratico-e-la-vigilanza-hanno-causato-la-crisi-di-carige.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2019 10:56:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[banca-centrale-europea]]></category>
		<category><![CDATA[Carige]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="951" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/FOTOGRAMMA_20190108164717_28131971.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/FOTOGRAMMA_20190108164717_28131971.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/FOTOGRAMMA_20190108164717_28131971-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/FOTOGRAMMA_20190108164717_28131971-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/FOTOGRAMMA_20190108164717_28131971-1024x649.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Negli ultimi giorni la situazione della crisi del banco genovese Carige è precipitata, portando dapprima al commissariamento dell&#8217;istituto da parte della Vigilanza della Bce e, in seguito, all&#8217;intervento diretto del governo Conte, che con un decreto molto simile a quello adottato in passato per il caso Monte dei Paschi ha assunto in prima persona la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/come-il-partito-democratico-e-la-vigilanza-hanno-causato-la-crisi-di-carige.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="951" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/FOTOGRAMMA_20190108164717_28131971.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/FOTOGRAMMA_20190108164717_28131971.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/FOTOGRAMMA_20190108164717_28131971-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/FOTOGRAMMA_20190108164717_28131971-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/FOTOGRAMMA_20190108164717_28131971-1024x649.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Negli ultimi giorni la situazione della crisi del banco genovese Carige è precipitata, portando dapprima al commissariamento dell&#8217;istituto da parte della <a style="color: #0000ff" href="https://www.startmag.it/economia/carige-che-cosa-succedera-con-lamministrazione-straordinaria/" target="_blank">Vigilanza della Bce </a>e, in seguito, all&#8217;intervento diretto del governo Conte, che con un decreto molto simile a quello adottato in passato per il caso Monte dei Paschi ha assunto in prima persona la tutela dei risparmiatori presentandosi come garante di ultima istanza per le nuove emissioni obbligazionarie di quello che un tempo era il quinto gruppo bancario italiano per importanza.</p>
<p>Le opposizioni, capitanate dal Partito democratico, sono insorte denunciando la malafede di Lega e Movimento Cinque Stelle, che tra il 2015 e il 2017 avevano mosso a più riprese dure critiche contro l&#8217;operato dei governi Renzi e Gentiloni in occasione delle diverse turbolenze bancarie affrontate dall&#8217;Italia (banche venete, banche toscane, Monte dei Paschi) ma hanno, in fin dei conti, operato sulla scia di un decreto approvato dalla precedente maggioranza.</p>
<p>Come ha scritto <em>Il Sussidiario, </em>&#8220;l’ex premier Renzi e l’ex ministro Boschi hanno immediatamente accusato il governo gialloverde di falso: avrebbe promesso di non sborsare più un euro per salvare le banche nazionali e si ritroverebbe a copiare l’esecutivo di centrosinistra. L’argomento è subito apparso debole e strumentale, ai limiti dell’autolesionismo&#8221;.</p>
<p>Carige è figlia degli errori del Pd</p>
<p>&#8220;Il commissariamento Carige&#8221;,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilsussidiario.net/news/economia-e-finanza/2019/1/9/carige-la-benzina-di-renzi-sul-fuoco-fra-palazzo-chigi-e-bce/1832721/?fbclid=IwAR1YXn2y25zj-qmk5WCE0v6pvQ0OHMj3Si5Hu0w4Ty4juTb_nzGHCGFVuAA" target="_blank"> prosegue nella sua analisi Nicola Berti</a>, &#8220;non alleggerisce minimamente la gravità del collasso di Banca Etruria &amp; C, già a fine 2015; o del salvataggio delle Popolari Venete da parte di Intesa Sanpaolo (anche a spese del contribuente) o della rinazionalizzazione di Mps. E quella della Cassa genovese è assai più l’ultima crisi bancaria di una stagione politico-finanziaria iniziata a fine 2011 e conclusasi con il voto 2018 che la prima dell’era gialloverde. Di più: &#8220;Lo spazio/tempo politico del dissesto ligure è parente stretto del centrosinistra come quelli toscani e ha poco a che vedere con M5S e Lega&#8221;.</p>
<p>Quando Renzi e Padoan imposero il bail-in</p>
<p>Fu ai tempi del governo del centrosinistra, infatti, che fu recepita la nuova normativa Ue sui salvataggi, in base alla quale venivano coinvolti nelle conseguenze del dissesto anche azionisti, obbligazionisti subordinati e correntisti con depositi eccedenti i 100mila euro (<em>bail-in</em>). Banca Marche, Banca Popolare dell&#8217; Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio di Chieti furono i primi istituti soggetti a un tale trattamento traumatico. Un patrimonio azionario vicino ai 3 miliardi di euro fu letteralmente cancellato, migliaia di correntisti e acquirenti persero completamente i loro risparmi e &#8220;l&#8217;Italia fu commossa dal caso del suicidio di un pensionato di Civitavecchia che, a seguito dell&#8217; operazione, scoprì di aver perso tutto quello che aveva, 100.mila euro di obbligazioni subordinate di Banca Etruria&#8221;, sottolinea Daniele Capezzone su <em>La Verità.</em></p>
<p>&#8220;Va sottolineato che, prima di questo infausto esito, molte voci avevano proposto uno schema assai meno doloroso: un intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi: denaro privato (non pubblico) per un&#8217; iniezione di capitale a favore delle banche sofferenti&#8221;, prosegue l&#8217;ex onorevole di Forza Italia. &#8220;La risposta del ministro dell&#8217; Economia Padoan fu: l&#8217; Europa è contraria. In realtà, la lettera giunta dalla Commissione Ue, resa successivamente pubblica proprio dall&#8217; esecutivo, pur nell&#8217;ambiguità tipica di Bruxelles, lasciava uno spazio di mediazione politica&#8221;.</p>
<p>Come la vigilanza Ue ha messo in ginocchio Carige</p>
<p>Carige, come le banche coinvolte nel primo bail-in, fu oggetto dei pesanti controlli sui crediti deteriorati (<em>non-performing loans</em>) da parte della Vigilanza della Bce guidata dalla francese Daniele Nouy, che negli ultimi anni si è distinta per un&#8217;eccessiva attenzione ai rischi connessi a questi titoli rispetto al problema ben più grave posto dai derivati che ingolfano le banche franco-tedesche. </p>

<p>&#8220;Sin da subito il suo obiettivo è stato quello della eliminazione, a qualsiasi costo, degli Npl dai bilanci bancari. A nulla rileva il fatto che Bankitalia abbia più volte evidenziato i <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://twitter.com/giuslit/status/1056111793481924608">danni prodotti ai bilanci bancari</a> da tali dismissioni a tappe forzate e le sue <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/note-stabilita/2017-0012/eng-note-stabilita-finanziaria-vigilanza-N-12.pdf.pdf?language_id=1">perplessità</a> sulla effettiva necessità di ridurre così in fretta gli Npl&#8221;, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.startmag.it/economia/bce-banca-carige-npl/" target="_blank">sottolinea </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.startmag.it/economia/bce-banca-carige-npl/" target="_blank">StartMag</a>. </em>&#8220;La montagna di 360 miliardi di crediti deteriorati (di cui oltre 200 di sofferenze) si è così drasticamente ridotta e, solo tra 2017 e 2018, sono stati ceduti Npl <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://twitter.com/giuslit/status/1068583338783502337">per €164 miliardi</a>. I prezzi di cessione nel 2017 sono stati pari al <a href="http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/note-stabilita/2018-0013/Note-stabilita-finanziaria-vigilanza-n-13.pdf">26,2% per crediti assistiti da garanzie reali e 9,9% per crediti senza garanzie</a> che, se confrontati con il tasso di recupero delle banche per posizioni non cedute, pari al 44%, mostrano quanto grande sia stato il sacrificio imposto al nostro Sistema. Una impressionante forbice di quasi 20 punti che è stata trasferita dai bilanci delle banche a quelli di un manipolo di grandi operatori specializzati&#8221;.</p>
<p>La slavina ha completamente investito Banca Carige. Non bisogna dimenticare che la crisi finale dell&#8217;istituto genovese nasce dal rifiuto della famiglia Malacalza, azionista di maggioranza di Carige, di provvedere al quarto aumento di capitale richiesto dal Cda dopo un esborso complessivo di 2,2 miliardi in 3 anni puntualmente azzerato dalla bassa marea borsistica.</p>
<p>Savona all&#8217;attacco: la Bce sia prestatore di ultima istanza</p>
<p>Dopo aver approvato il decreto che, in prospettiva, potrebbe portare lo Stato dentro Carige, ma che al momento non prevede alcun esborso immediato, il governo Conte si è esposto per mezzo della sua più lucida mente economica, Paolo Savona. </p>
<p>Il decreto dell’esecutivo, secondo quanto scrive il ministro sul <em>Sole 24 Ore</em>, &#8220;conferma l’incompletezza dell’Unione Monetaria ed Economica”. Perché, aggiunge l’economista, “non può esservi unione monetaria senza l’esistenza di un prestatore di ultima istanza (lender of last resort) e un fondo garanzia depositi”.</p>

<p>Ma “una forte divisione si è registrata finora sugli elementi necessari per poter intavolare una discussione politica sullo schema europeo di assicurazione dei depositi, anche a causa dell’insistenza di alcuni paesi a includere la questione delle esposizioni bancarie ai titoli sovrani e a escludere i crediti in sofferenza tra i punti da considerare”, scrive Savona con un riferimento indiretto alle resistenze della Germania verso una riforma che porti al rafforzamento della Banca Centrale Europea in senso più interventista.</p>
<p>La crisi Carige è figlia di problematiche accumulatesi nel corso degli anni: sette banche in due anni, a cui si aggiunge ora l&#8217;istituto genovese, hanno visto polverizzati i loro attivi e le loro prospettive di sviluppo, con un danno a catena per i territori di riferimento. Col senno di poi si può dire che avviare la macchina infernale del bail-in e non richiedere una diversa politica di vigilanza sia stato un grave errore da parte dei governi Pd, alle cui conseguenze sarà difficile porre rimedio. Sul lungo periodo, solo lo sviluppo istituzionale prospettato da Savona potrà evitare guai ancora maggiori.</p>
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		<title>Una stoccata dagli Stati Uniti:  ecco perché l&#8217;euro sta morendo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/leuro-sopravvivera-seconda-recessione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2019 06:03:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[banca-centrale-europea]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1540" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/05/2014-12-15_Support_for_euro_adoption_in_Poland_crashes_to_new_low.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/05/2014-12-15_Support_for_euro_adoption_in_Poland_crashes_to_new_low.jpg 1540w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/05/2014-12-15_Support_for_euro_adoption_in_Poland_crashes_to_new_low-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/05/2014-12-15_Support_for_euro_adoption_in_Poland_crashes_to_new_low-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/05/2014-12-15_Support_for_euro_adoption_in_Poland_crashes_to_new_low-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1540px) 100vw, 1540px" /></p>
<p>&#8220;Non hanno capito niente, ma ricordano tutto&#8221;. Nella sua intervista al Sole 24 Ore l&#8217;ex ministro dell&#8217;Economia Giulio Tremonti è a dir poco caustico nella critica alla &#8220;classe dirigente europea che adesso ricorda i nobili dopo la rivoluzione francese&#8221;, a cui imputa buona parte delle problematiche che hanno contribuito a rendere l&#8217;euro instabile. Per vent&#8217;anni essi hanno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/leuro-sopravvivera-seconda-recessione.html">[...]</a></p>
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<p>Draghi, con il suo <em>whatever it takes </em>e il quantitative easing, ha salvato l&#8217;euro sul breve periodo, ma non l&#8217;ha salvato da se stesso e, soprattutto, dalla miopia di coloro che, senza aver interiorizzato le dure lezioni del 2010-2011 e dopo aver letteralmente martirizzato la <strong>Grecia</strong>, fanno ora nuovamente un mantra del rispetto di regole la cui rigidità è considerata deleteria da buona parte degli analisti economici internazionali.  Il fatto stesso che circoli la voce di una <strong>Angela Merkel</strong> a fine ciclo politico come candidato &#8220;di unione&#8221; alla Commissione europea dopo le prossime elezioni dà l&#8217;idea della distanza della leadership tradizionale dallo stato reale del Continente. Distanza che non è certamente molto minore anche per la presunta alternativa &#8220;sovranista&#8221; o &#8220;populista&#8221;, in larga misura espressione di partiti che hanno nell&#8217;ideologia economica neoliberista un solido punto di riferimento e forse caricano di eccessivo significato un voto europeo a cui difficilmente potrà fare seguito un loro ingresso nella stanza dei bottoni.</p>

<p>Tutto questo mentre l&#8217;Europa e l&#8217;euro assistono da spettatori a questioni di grande rilevanza mondiale come il braccio di ferro tra Stati Uniti e Cina, la guerra tecnologico-commerciale tra i due giganti e, soprattutto, le avvisaglie di <strong>una nuova crisi economico-finanziaria</strong> che rischia di mettere a dura prova la solidità già precaria dell&#8217;Unione. Questo perché si stanno allineando le condizioni per un revival dello stato di instabilità finanziaria iniziato nello scorso decennio. I derivati<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/latomica-dei-derivati-pronta-a-scoppiare-e-la-lezione-dimenticata-della-grande-crisi/"> ingolfano a milioni di miliardi di dollari gli operatori finanziari</a> globali, il livello di debito, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/il-debito-globale-batte-ogni-record-leconomia-si-sta-surriscaldando/">soprattutto privato</a>, comincia a farsi insostenibile e le borse vanno via via sgonfiandosi dopo i rally del 2017-2018, cadendo in uno stato di volatilità e incertezza diffusa.</p>
<p>In questo contesto, Draghi ha avuto il merito e la capacità pragmatica di invertire con le sue azioni la linea del rigore che stava portando l&#8217;euro nell&#8217;abisso. Al tempo stesso, tuttavia, sul lungo periodo la sua azione espansiva non ha potuto trasmettersi con decisione all&#8217;<strong>economia reale</strong> e non sono intervenute riforme strutturali tali da migliorare l&#8217;architettura politico-economica su cui si poggia l&#8217;euro. Le cui problematiche sono, in primo luogo, politiche, come ben spiega Tremonti: &#8220;È il caso di evitare l&#8217;errore &#8216;tecnico&#8217; che consiste nel considerare l&#8217;euro solo in termini di quantità monetaria, di velocità, di tassi di interesse o di cambio. Pensando che questo possa governare la realtà o prescindere dalla realtà. Soprattutto perché l&#8217;euro è moneta atipica. Per la prima volta nella storia, si ha moneta senza governi e governi senza moneta&#8221;. Logica conseguenza di questa natura atipica è che il potere di controllo sull&#8217;euro sia sbilanciato a favore di chi, dalle regole del gioco, ha avuto più a guadagnare.</p>

<p>Questo è sicuramente il caso della <strong>Germania</strong>, dell&#8217;Olanda e dei Paesi &#8220;nordici&#8221; dell&#8217;Eurozona, i custodi dell&#8217;austerità e del rigore che più di tutti hanno plasmato la linea di condotta della Commissione, ultimamente tornata ad irrigidirsi. L&#8217;euro è divenuto, dopo un primo quinquennio di relativa stabilità, strumento favorevole ai loro sistemi <em>export-led </em>e fattore di divaricazione delle disuguaglianze economiche interne all&#8217;Unione Europea, piuttosto che di convergenza. </p>
<p>E che l&#8217;euro, a <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/ventanni-di-euro-vincitori-e-vinti-della-moneta-unica/" target="_blank">vent&#8217;anni dalla sua introduzione</a>, non abbia contribuito a &#8220;raggiungere l&#8217;obiettivo iniziale, ovvero accrescere lo sviluppo economico e il consenso per le istituzioni dell&#8217;Eurozona&#8221; lo ritiene <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.washingtonpost.com/opinions/the-euro-is-still-vulnerable-can-it-survive/2019/01/06/48566014-1047-11e9-84fc-d58c33d6c8c7_story.html?utm_term=.08b7f89fc51f" target="_blank">anche Robert Samuelson</a>, editorialista del <em>Washington Post: </em>&#8220;in molti casi, è successo l&#8217;opposto. L&#8217;economia dell&#8217;Eurozona è ancora molto lontana dagli Stati Uniti per la crescita&#8221;, e questo in larga parte è dovuto all&#8217;utilizzo strumentale della moneta unica e delle regole europee come strumento di rafforzamento di un nucleo geoeconomico in seno all&#8217;Unione. Il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-germania-che-non-rispetta-le-regole-la-doppia-morale-sulleuro/" target="_blank">rispetto selettivo delle regole</a> e la <a href="http://www.occhidellaguerra.it/germania-crisi-guadagno/" target="_blank">speculazione sulle stesse situazioni di crisi</a> sono state un <em>modus operandi </em>che la Germania, non in maniera solitaria, ha perseguito di continuo dal 2007-2008 ad oggi.</p>

<p>E dall&#8217;attuale panorama politico continentale non sembra essere pronto ad emergere alcun movimento o statista di statura tale da portare l&#8217;euro fuori dalle sue secche. Capace di far comprendere che il tema principale è salvare l&#8217;Unione da se stessa, da regole troppo stringenti, e la Bce dall&#8217;esclusiva focalizzazione sul controllo della stabilità dei prezzi, rilanciando una capacità di intervento pubblico nell&#8217;economia che i falchi del rigore hanno sempre disincentivato. Lo <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-germania-non-puo-permettersi-unitalia-in-crisi/" target="_blank">ha scritto il ministro Paolo Savona </a>nel suo documento di riforma delle istituzioni presentato nei mesi scorsi a Bruxelles. E il fatto che l&#8217;esecutivo di Roma non abbia fatto molti sforzi per promuoverlo come avrebbe dovuto complica la situazione. L&#8217;Europa e l&#8217;euro restano vulnerabili, una prossima crisi potrebbe avere effetti incalcolabili.</p>
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		<title>Mario Draghi all&#8217;ultimo miglio:  ma quale sarà la sua eredità?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/mario-draghi-allultimo-miglio-quale-sara-la-sua-eredita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jan 2019 15:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[banca-centrale-europea]]></category>
		<category><![CDATA[Quantitative easing]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1014" height="672" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1840970.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1840970.jpg 1014w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1840970-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1840970-768x509.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1014px) 100vw, 1014px" /></p>
<p>Con l&#8217;inizio del 2019 Mario Draghi entrerà nell&#8217;ultimissima fase del suo mandato da presidente della Banca centrale europea, iniziato l&#8217;1 novembre 2011. Non solo perché proprio nello stesso giorno del 2019 si insedierà il successore dell&#8217;ex governatore della Banca d&#8217;Italia all&#8217;Eurotower di Francoforte ma anche perché l&#8217;inizio del nuovo anno rappresenterà il primo, vero banco &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/mario-draghi-allultimo-miglio-quale-sara-la-sua-eredita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/mario-draghi-allultimo-miglio-quale-sara-la-sua-eredita.html">Mario Draghi all&#8217;ultimo miglio:  ma quale sarà la sua eredità?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1014" height="672" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1840970.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1840970.jpg 1014w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1840970-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1840970-768x509.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1014px) 100vw, 1014px" /></p><p>Con l&#8217;inizio del 2019 <strong>Mario Draghi</strong> entrerà nell&#8217;ultimissima fase del suo mandato da presidente della <strong>Banca centrale europea</strong>, iniziato l&#8217;1 novembre 2011. Non solo perché proprio nello stesso giorno del 2019 si insedierà il successore dell&#8217;ex governatore della Banca d&#8217;Italia all&#8217;Eurotower di Francoforte ma anche perché l&#8217;inizio del nuovo anno rappresenterà il primo, vero banco di prova per analizzare la tenuta sul lungo periodo dell&#8217;azione di Draghi alla guida della Bce.</p>
<p>Il 2019 sarà infatti il primo anno in cui la Bce non avvierà alcun programma di acquisto di titoli nel contesto del <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/bce-stop-al-quantitative-easing-tutti-gli-scenari-del-futuro/" target="_blank">quantitative easing</a> </em>avviato nel 2015.  Tra marzo 2015 e marzo 2016 gli acquisti di titoli di Stato dei Paesi dell’area euro sono proceduti a un ritmo di 60 miliardi di euro al mese; tra aprile 2016 e dicembre 2017 il volume è salito a 80 miliardi di dollari, per poi scendere a 30 a partire dallo scorso gennaio.</p>
<p>Draghi alla prova del dopo-Qe</p>
<p>Sotto l&#8217;egida di Draghi, ha scritto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://valori.it/quantitative-easing-la-boa-bce-tiene-a-galla-litalia-che-annaspa/" target="_blank">Luciano Canova su </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://valori.it/quantitative-easing-la-boa-bce-tiene-a-galla-litalia-che-annaspa/" target="_blank">Valori</a>, </em>la Bce ha investito 2,15 trilioni di euro e diretto 362 miliardi verso i titoli italiani. Una cifra sufficiente a consolidare definitivamente l&#8217;euro nel lungo periodo? Sulla risposta affermativa a questa domanda si giocherà il futuro giudizio storico su Mario Draghi.</p>
<p>Difficile trarre conclusioni definitive, ma nel rispetto del dovere di cronaca, sarà interessante avviare un ragionamento sul ruolo giocato dal banchiere italiano in questi anni difficili per l&#8217;economia internazionale. L&#8217;opera di Draghi sarà analizzata in relazione, soprattutto, al giudizio sulla sua principale mossa di politica monetaria.</p>
<p>Essa ha sicuramente avuto il merito di rompere l&#8217;egemonia dei &#8220;<strong>falchi</strong>&#8221; del rigore sui conti e dell&#8217;austerità capitanati dalla Germania di <strong>Angela Merkel</strong> (“deprimente constatare che se la maggioranza della Bce non avesse seguito le decisioni di Mario Draghi, ma le obiezioni dei tedeschi, a quest’ora l’euro non esisterebbe più”, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/joschka-fischer-scarica-lausterita-rischia-di-causare-la-fine-del-progetto-europeo/" target="_blank">ha ammesso l&#8217;ex Ministro Joschka Fischer</a>) e Draghi la capacità di presentarsi come un decisore di politica economica autorevole e credibile, portatore di un vero progetto di lungo periodo.</p>
<p>Tuttavia, la crisi borsistica degli ultimi mesi segnala come il Qe europeo abbia avuto difficoltà a trasmettersi all&#8217;economia reale e come buona parte del diluvio di liquidità abbia alimentato l&#8217;inflazione dei mercati finanziari che ora segnalano il loro surriscaldamento con uno sgonfiamento preventivo. Il limite d&#8217;azione della Bce in questo contesto è stato ulteriormente rafforzato dalla ristrettezza del suo raggio d&#8217;azione, sebbene Draghi si sia, come ha <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/09/14/savona-draghi-europa/223610/" target="_blank">detto Paolo Savona</a>, &#8220;procurato poteri che non avevamo previsto&#8221; per ovviare al deficit di credibilità e leadership di buona parte delle istituzioni comunitarie. </p>
<p><em>&#8220;Whatever it takes&#8221;: </em>e Draghi divenne un leader</p>
<p>Mario Draghi aveva iniziato la sua tenuta della Bce in parziale continuità con il predecessore <strong>Jean-Claude Trichet</strong>, a cui si era associato nella famosa lettera inviata al governo Berlusconi nell&#8217;estate 2011 che aveva contribuito a una generale delegittimazione dell&#8217;esecutivo italiano, ma in pochi mesi riuscì a virare rispetto alla debole gestione di Trichet, che inopinatamente nel 2011 aveva optato per varare due rincari consecutivi del tasso di sconto che avevano prodotto conseguenze infauste per i Paesi più indebitati.</p>

<p>Il cambiamento, rispetto alla gestione Trichet, sarebbe partito dalla stessa postura del direttore dell&#8217;Eurotower. Un vero e proprio spartiacque, in questo contesto, è stato rappresentato dall&#8217;intervento di Draghi alla Global Investment Conference tenutasi a Londra il 26 luglio 2012, in mesi che vedevano la valuta unica sbandare sotto i colpi della speculazione finanziaria e l&#8217;inefficienza decisionale delle istituzioni comunitarie. </p>
<p>Draghi pronunciò poche, semplici parole destinate a segnare gli anni a venire: &#8220;Nell’ambito del nostro mandato, la Bce è pronta a fare tutto il necessario per preservare l’euro. E credetemi: sarà abbastanza&#8221;. Tutto il necessario: <em>whatever it takes</em>. Tre parole che non furono seguite da alcuna <strong>azione immediata, </strong>ma che bastarono nel breve periodo a decapitare il circolo vizioso della speculazione.</p>
<p>Non c&#8217;era alcun dubbio sull&#8217;interpretazione: la Banca centrale europea avrebbe vigilato indipendentemente dalle inefficienze della risposta politica e guidato, di fatto, una risposta alla crisi finanziaria decisa e tenace. Lo spread italiano calò di oltre 50 punti nelle 24 ore seguenti al discorso di Draghi. Si può dire che sia stata l&#8217;onda lunga di quel discorso di Draghi, prima ancora delle misure concretamente approvate da Francoforte, a garantire un periodo di respiro all&#8217;economia europea nel quinquennio successivo. Solo negli ultimi mesi la spinta propulsiva del <em>whatever it takes </em>va esaurendosi mano a mano che crescono le incertezze sul piano aggregato.</p>
<p>Il bazooka di Draghi: il quantitative easing</p>
<p>Dopo aver impostato tra il 2011 e il 2012 il suo antesignano, il programma Ltro, dal 2015 la Bce di Draghi avviò con forza il suo quantitative easing, annunciato da Draghi al World Economic Forum di Davos a gennaio. </p>
<p>Il piano triennale da oltre <strong>2 trilioni di euro </strong>ha portato a una progressiva convergenza tra i rendimenti dei titoli dei Paesi europei e a una generale riduzione dello spread tra i titoli, dei costi di finanziamento bancari e del clima di sfiducia aleggiante nelle borse europee. Ciò ha consentito una situazione di ritorno alla crescita economica, rimasta in ogni caso a livelli subottimali per le continue rigidità causate dall&#8217;incompletezza di un&#8217;architettura politico-economica eccessivamente condizionata dall&#8217;egemonia del <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/joschka-fischer-scarica-lausterita-rischia-di-causare-la-fine-del-progetto-europeo/">mercantilismo tedesco</a> finalizzato alle esportazioni, che ha rallentato la ripresa a livello aggregato.</p>
<p>A Draghi si deve riconoscere una visione di lungo periodo che è mancata a numerosi altri decisori dell&#8217;Eurozona; tuttavia, il programma di stimolo è rimasto sotto diversi punti incompleto o i suoi obiettivi sono stati deviati in maniera controintuitiva.</p>
<p>I limiti del quantitative easing</p>
<p>Pur espandendo oltre i 4mila miliardi di euro l&#8217;attivo complessivo della Bce, il quantitative easing ha prodotto risultati contrastanti in certi contesti. Nell&#8217;estate scorsa è stato centrato l&#8217;obiettivo di Draghi di portare l&#8217;inflazione al 2%, che se da un lato ha permesso a Francoforte di poter segnare un ulteriore punto nel programma dall&#8217;altro è stata in larga misura alimentata, negli ultimi mesi, <a href="https://www.corriere.it/economia/18_agosto_17/inflazione-ue-21percento-luglio-conferma-obiettivi-bce-1f3b6608-a200-11e8-b2f9-d4ce42b355f4.shtml" target="_blank">soprattutto dai rincari energetici </a>legati alle tensioni sui mercati internazionali delle materie prime.</p>

<p>Buona parte dei trilioni riversati dalla Bce sull&#8217;economia europea non hanno raggiunto l&#8217;economia reale per generare investimenti produttivi, alimentando altresì la dilatazione dei bilanci borsistici che oggi, mentre tutte le banche centrali del mondo iniziano a stringere la corda, va via via disperdendosi. Per il futuro, il politologo Roberto Marchesi ha proposto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/08/la-bce-smette-di-comprare-titoli-di-stato-dirottiamo-il-qe-sulle-imprese/4412671/" target="_blank">sul </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/08/la-bce-smette-di-comprare-titoli-di-stato-dirottiamo-il-qe-sulle-imprese/4412671/" target="_blank">Fatto Quotidiano</a> </em>di procedere alla &#8220;<strong>riforma della Bce</strong> consentendole di intervenire a sostegno delle imprese e contro la <strong>disoccupazione</strong> con un Qe mirato a questo scopo invece che a quello più generale di sostenere la liquidità monetaria, ora meno necessario ma di cui hanno beneficiato molto di più le banche che le aziende (e per niente i lavoratori)&#8221;. </p>
<p>Marchesi mette in luce la debolezza della cinghia di trasmissione tra lo stimolo monetario e la crescita economica. Il governo tedesco ha invece criticato fortemente la volontà di Draghi di raggiungere un preciso target d&#8217;inflazione, causa di un&#8217;erosione del valore reale dei crediti dei suoi istituti col resto del continente ma, al contempo, ne ha beneficiato indirettamente grazie al volano garantito dalla svalutazione dell’euro alle sue esportazioni, come del resto puntualizzava già nel <a href="http://www.asimmetrie.org/opinions/chi-sono-i-beneficiari-del-quantitative-easing-di-draghi/" target="_blank">2015 l’associazione Asimmetrie</a>. In questo senso, il quantitative easing ha mancato l&#8217;obiettivo di ridurre le disparità strutturali tra i Paesi dell&#8217;Unione e l&#8217;eterogeneità economica nel contesto europeo.</p>
<p>Un bilancio conclusivo</p>
<p>In ogni caso, bisogna sottolineare che Draghi lascerà un&#8217;eredità pesante dalla quale non sarà possibile prescindere nelle future analisi delle dinamiche dell&#8217;area euro. In un contesto caratterizzato da un vuoto di leadership, il leader dell&#8217;Eurotower ha acquisito centralità nel contesto comunitario e acquisito un ruolo profondamente politico.</p>
<p>Ora che l&#8217;onda lunga delle misure adottate tra il 2012 e il 2015 Draghi cerca di rendere stabile lo stato di cose creato nella sua gestione, per evitare che un suo successore afferente all&#8217;ala rigorista dell&#8217;Unione possa rilanciare politiche favorevoli alle misure di austerità che tanti problemi hanno causato. </p>
<p>Dopo la fine del Qe, un modo per &#8220;costituzionalizzare&#8221; quanto fatto potrebbe essere il rilancio delle Tltro (acronimo di Targeted Longer Term Refinancing Operations), prestiti a tassi bassissimi per garantire liquidità al sistema del credito, e di riflesso, al mondo delle imprese, 700 miliardi di euro dei quali vanno in scadenza nei prossimi due anni. Riguardo a Draghi, invece, si specula sul suo futuro una volta finita la gestione all&#8217;Eurotower.</p>
<p>Draghi dopo l&#8217;Eurotower</p>
<p>C&#8217;è chi ipotizza una sua discesa in campo in politica, come potenziale candidato di una coalizione politica avversa all&#8217;attuale maggioranza. Ma questo francamente appare improbabile considerato gli altisonanti incarichi a cui Draghi è associato da diversi media: in futuro si prevede per lui un ruolo da candidato alla guida del <strong>Fondo monetario internazionale</strong> (la Lagarde terminerà la sua gestione nel 2021) o da presidente della Repubblica (il settenato di Sergio Mattarella terminerà nel 2022).</p>
<p>Segno di un prestigio che Draghi ha saputo conquistarsi mostrando capacità non indifferenti e qualità che mancano tanto al suo predecessore Trichet quanto al presidente della Commissione Juncker nell&#8217;offrire una reazione alla crisi economica capace di ingenerare un grado di fiducia che sembrava scomparso nel 2011 e nel 2012. Draghi è considerato pressoché all&#8217;unanimità l&#8217;uomo che è stato capace di salvare l&#8217;euro tra il 2012 e il 2015. Nel contesto della tempesta finanziaria, ciò corrisponde a verità.</p>

<p>Sul lungo periodo, solo se l&#8217;architettura comunitaria reggerà agli <strong>stress test</strong> a cui è continuamente sottoposta si potrà dare una risposta definitiva. Tuttavia, Draghi non ha e non avrebbe potuto salvare l&#8217;Unione e l&#8217;euro dalle loro contraddizioni intrinseche. Dal suo ruolo eminentemente tecnico, ha potuto condizionare le regole del gioco, non contribuire a migliorarne la codificazione. Ciò che manca, in Europa, è la politica vera. Mancano gli statisti degni di De Gasperi, De Gaulle, Adenauer. E la stessa necessità dell&#8217;Unione di aggrapparsi a Draghi per restare a galla è un sintomo di questo problema.</p>
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