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	<title>Chris Wright Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 05 Jul 2026 09:32:53 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Chris Wright Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Gli Usa rubano miliardi al Venezuela e per gli aiuti dopo il terremoto mettono quattro soldi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 09:32:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il terremoto che ha colpito il Venzuela il 24 giugno è una delle peggiori catastrofi nella storia recente del Paese. Ma mentre Washington offre condoglianze e aiuti, continua a controllare le vendite di petrolio e a imporre sanzioni unilaterali — una punizione collettiva che ha causato uno strangolamento economico e che è vietata dal diritto internazionale  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-usa-rubano-miliardi-al-venezuela-e-per-gli-aiuti-dopo-il-terremoto-mettono-quattro-soldi.html">Gli Usa rubano miliardi al Venezuela e per gli aiuti dopo il terremoto mettono quattro soldi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le immagini aeree di La Guaira, la cittadina venezuelana su cui il doppio sisma del 24 giugno si è abbattuto con tutta la sua furia devastante, sono l’emblema della <strong>peggior catastrofe nella storia recente del Paese sudamericano.</strong> Mentre si procede con il tragico conteggio delle vittime —&nbsp;nel momento in cui scriviamo sono più di 2mila —&nbsp; e il bilancio dei danni, è doveroso analizzare <strong>le rovinose conseguenze del terremoto alla luce dello strangolamento economico cui il Venezuela è sottoposto da anni </strong>a causa delle <strong>sanzioni unilaterali imposte dagli Stati Uniti</strong>, uno degli strumenti utilizzati da Washington per garantire il proprio ordine nella regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Washington offre aiuti umanitari al Venezuela mentre continua a controllare le vendite di petrolio del Paese</strong></h2>



<p>«Gli Stati Uniti esprimono le più sentite condoglianze al popolo del Venezuela a seguito dei devastanti terremoti di ieri e della tragica perdita di vite umane e delle distruzioni che hanno causato», è stato il messaggio del Dipartimento del Tesoro statunitense pubblicato su X poche ore dopo le due scosse distruttive. Nello stesso post, Washington annunciava che l’<em>Office of Foreign Assets Control </em>(OFAC) avrebbe emesso <strong>la nuova <em>Venezuela General License 60</em> per facilitare gli aiuti umanitari legati al sisma</strong>. Una dichiarazione che, <a href="https://x.com/williamserafino/status/2071354212966146198">come ha notato il politologo William Serafino</a>, di fatto sembra essere una tacita conferma di due fatti: «Rivela <strong>il legame diretto tra sanzioni e limitazioni strutturali delle capacità statali del Venezuela</strong>; e secondo, dimostra che l’indebolimento di tali capacità ha <strong>amplificato i danni dei terremoti</strong>». </p>



<p>Da gennaio il Paese sudamericano viene definito “amico” da Washington. Nei primi giorni dell’anno, l’amministrazione Trump ha lanciato un’operazione contro Caracas durante la quale decine di persone sono state uccise, mentre il Presidente <strong>Nicolás Maduro </strong>e sua moglie Cilia Flores sono stati rapiti e deportati negli Stati Uniti. </p>



<p>Da quella data, a dispetto delle roboanti dichiarazioni di Donald Trump —&nbsp;che negli scorsi giorni si è spinto a dire che in Venezuela «la gente è felice e balla per le strade» —, poco sembra essere cambiato nella vita della popolazione locale che peraltro, dal raid militare d’inizio anno,&nbsp;si vede <strong>sottrarre gran parte delle risorse derivanti dalle riserve petrolifere del Paese.</strong> Lo scorso febbraio, il Segretario all’energia Chris Wright —&nbsp;<a href="https://www.reuters.com/business/energy/us-led-oil-sales-venezuela-bring-5-billion-months-energy-chief-wright-tells-nbc-2026-02-12/">come riportato da Reuters</a> —&nbsp;aveva dichiarato che Washington avrebbe controllato le vendite di greggio venezuelano e il conseguente flusso di fondi «fino a quando non si formerà un governo rappresentativo», aggiungendo che tali transazioni avevano totalizzato <strong>oltre 1 miliardo di dollari dalla cattura di Maduro e nei mesi seguenti ne avrebbero fruttati altri 5.&nbsp;</strong></p>



<p><a href="https://www.diario-red.com/articulo/america-latina/terremotos-exponen-vulnerabilidad-venezuela-despues-10-anos-mas-mil-sanciones-eeuu/20260629100000072135.html">In un articolo pubblicato su Diario Red &#8211; América Latina</a>, il giornalista Bruno Sgarzini cita l’analisi condotta dall&#8217;ingegnere Einstein Millán Arcia — ex dirigente di PDVSA, la compagnia petrolifera statale del Venezuela —, secondo cui <strong>gli Stati Uniti controllano circa il 70% delle entrate petrolifere del Paese</strong>, trattenendo miliardi di dollari necessari per la ricostruzione</p>



<p>In seguito al sisma, dal canto suo, l’amministrazione Trump ha<strong> offerto al Venezuela 150 milioni di dollari </strong>—&nbsp;una cifra irrisoria se si pensa che è persino inferiore al valore stimato della residenza del tycoon a Mar-a-Lago.<strong> </strong>Washington ha anche inviato forze militari sul campo, coordinate dal Comando Meridionale e impegnate in un presunto intervento umanitario, considerato dai critici come un tentativo di <strong>sfruttare il caos per controllare permanentemente le risorse venezuelane</strong>, usando come porta d’entrata La Guaira, area strategica affacciata sul mare e principale scalo portuale del Paese collegato alla capitale Caracas.</p>



<p>Il controllo discrezionale sui ricavi petroliferi e le operazioni militari vanno ad aggiungersi all’<strong>uso decennale delle sanzioni —&nbsp;più di mille le misure coercitive unilaterali imposte da Washington — come strumento di pressione geopolitica</strong> che ha condotto il Venezuela in una condizione di vulnerabilità estrema.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>Una «punizione collettiva» vietata dal diritto internazionale</strong></h1>



<p>Il <strong>Center for Economic and Policy Research di Washington</strong> —&nbsp;attraverso le parole del suo co-direttore, l’economista Mark Weisbrot, —&nbsp;ricorda come il Venezuela abbia subito «<strong>la peggiore depressione della storia</strong>, senza una guerra, a causa delle sanzioni economiche illegali imposte dagli Stati Uniti». I dati del Fondo monetario internazionale<strong> mostrano una perdita del 74% del PIL in otto anni.</strong>&nbsp;</p>



<p>A questi numeri si aggiungono quelli contenuti nell’analisi dell’attuario venezuelano Yosmer Arellán —&nbsp; <a href="https://thetricontinental.org/es/newsletterissue/boletin-eeuu-sanciones-venezuela-chile/">riprese dall’Istituto Tricontinentale di Ricerca Sociale</a> — secondo cui le misure coercitive unilaterali guidate dagli Stati Uniti avrebbero causato al Venezuela tra il 2017 e il 2024 <strong>perdite per circa 226 miliardi di dollari,</strong> pari a oltre il 200% del PIL del Paese nel periodo considerato.</p>



<p>«Questa devastante crisi non è stata un errore, ma un risultato prevedibile per qualsiasi <strong>Paese isolato dal sistema finanziario internazionale a causa delle sanzioni</strong> e privato anche della stragrande maggioranza dei suoi introiti in valuta estera derivanti dalle esportazioni», si legge sul sito del CEPR.&nbsp;</p>



<p><a href="https://cepr.net/publications/economic-sanctions-as-collective-punishment-the-case-of-venezuela/">Uno studio pubblicato nel 2019, a cura dello stesso Weisbrot e di Jeffrey Sachs</a>, denunciava come il regime di sanzioni finanziarie avviato nel 2017 — per quanto il punto di partenza di tali misure sia stato il 2014, durante la presidenza di Barack Obama, con l’approvazione del <em>Venezuela Defense of Human Rights and Civil Society Act </em>— abbia avuto <strong>un impatto più significativo sulla popolazione civile, anziché sul governo.</strong> I provvedimenti restrittivi imposti da Washington hanno ridotto l&#8217;apporto calorico della popolazione, <strong>aumentato le malattie e la mortalità sia tra gli adulti che tra i bambini </strong>— si stimano 40 mila decessi tra il 2017 e il 2018 —  e costretto milioni di persone a lasciare il Paese a causa del peggioramento della depressione economica e dell&#8217;iperinflazione. Hanno inoltre esacerbato la crisi economica del Paese e reso quasi impossibile la stabilizzazione dell&#8217;economia, contribuendo ulteriormente all&#8217;eccesso di mortalità. Tutti questi impatti hanno <strong>colpito in modo sproporzionato la parte di popolazione più povera e vulnerabile. </strong></p>



<p>Nella stessa analisi si legge che le sanzioni rientrano nella <strong>definizione di punizione collettiva della popolazione civile</strong>, come descritto nelle convenzioni internazionali di Ginevra e dell&#8217;Aia, di cui gli Stati Uniti sono firmatari. Sono inoltre illegali ai sensi del diritto internazionale e dei trattati firmati dagli Stati Uniti, e sembrerebbero violare anche la legge statunitense.</p>



<p>L&#8217;ufficio del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) in Venezuela <a href="https://www.undp.org/es/venezuela/comunicados-de-prensa/venezuela-registra-perdidas-economicas-de-usd-6700-millones-por-los-terremotos-segun-estimaciones-del-pnud">stima che i danni preliminari causati dai terremoti potrebbero raggiungere i 6,7 miliardi di dollari,</a> pari a circa il 6% del PIL. La natura mutata delle relazioni tra Stati Uniti e Venezuela in seguito al rapimento di Maduro ha portato al consolidamento del potere dei fratelli Delcy e Jorge Rodríguez e all’affermazione di quello che la politologa Luz Mely Reyes ha definito «autoritarismo adattivo», una condizione in cui<strong> il regime mantiene il controllo assoluto ma cerca l&#8217;efficienza economica e una normalizzazione dei rapporti con Washington. </strong>«Il Venezuela si sta affermando come <strong>la prima colonia aziendale del XXI secolo</strong>», <a href="https://elpais.com/america/2026-03-28/venezuela-colonialismo-del-siglo-xxi.html#selection-999.282-999.361">si legge in un pezzo dell’analista venezuelana per El Pais América Latina.</a>&nbsp;</p>



<p>Il terremoto che si è abbattuto sul Paese sarà probabilmente usato come un’arma politica usata per accelerare questi processi, a discapito del popolo venezuelano.&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Petrolio USA, con la guerra record di esportazioni verso l’Asia</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/petrolio-usa-con-la-guerra-record-di-esportazioni-verso-lasia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmaria Vianova]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 05:05:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra del golfo]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra in Iran ha innescato una corsa globale al petrolio americano. Gli USA, già forti di una produzione record, esportano greggio e prodotti raffinati a livelli storici, riorientando i flussi energetici di Asia ed Europa. È il secondo riallineamento in tre anni, dopo quello europeo post-Ucraina. Ma i prezzi interni corrono, le riserve strategiche si assottigliano e l'elettorato americano è inquieto. Per Trump, la partita energetica si gioca su due fronti: il mondo e le midterm.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/petrolio-usa-con-la-guerra-record-di-esportazioni-verso-lasia.html">Petrolio USA, con la guerra record di esportazioni verso l’Asia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella giornata del 9 aprile 2026, una flotta di 68 petroliere vuote era in rotta verso i porti americani. Un dato straordinario: nella settimana prima dello scoppio del conflitto con l&#8217;Iran, il 28 febbraio scorso, erano 24. La media dell&#8217;anno precedente si fermava a 27. Dietro questo movimento di navi si legge qualcosa di più di una risposta emergenziale a una crisi: <a href="https://it.insideover.com/energia/iran-il-petrolio-limpero-la-vecchia-verita-americana-che-ritorna-con-trump.html" id="https://it.insideover.com/energia/iran-il-petrolio-limpero-la-vecchia-verita-americana-che-ritorna-con-trump.html">è la traiettoria di una potenza che ha trasformato la propria produzione energetica in leva geopolitica</a>. <strong>Gli Stati Uniti si avviano ad aprile verso un record storico nelle esportazioni di greggio, con 5,2 milioni di barili al giorno</strong> stimati dalla società di ricerca Kpler, contro i 3,9 milioni di marzo. La domanda asiatica salirà dell&#8217;82%, a 2,5 milioni di barili al giorno.</p>



<p><strong>Prima l&#8217;Europa, ora l&#8217;Asia: il disegno che avanza</strong></p>



<p>Per capire la portata di quanto sta accadendo, occorre tornare al febbraio 2022, quando l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina scosse il sistema energetico europeo. L&#8217;Europa dipendeva dai gasdotti russi per una quota rilevante del proprio fabbisogno di gas. Nel giro di pochi mesi, quella <strong>dipendenza</strong> si era trasformata in <strong>vulnerabilità</strong> strategica. Gli Stati Uniti avevano già aumentato la propria capacità di esportazione di gas naturale liquefatto (LNG) negli anni precedenti, e si trovarono nella posizione di poter offrire all&#8217;Europa forniture alternative. Il risultato fu uno spostamento strutturale: Mosca perse il suo ruolo di fornitore dominante del continente, Washington ne guadagnò uno nuovo.</p>



<p>Oggi lo schema si ripete, in un contesto diverso e con un attore diverso al centro. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, è di fatto ancora &#8220;chiuso&#8221;. L&#8217;80% degli idrocarburi che vi transitavano era destinato alla Cina e ai Paesi vicini. <strong>L&#8217;Asia si trova</strong> <strong>esposta a uno shock energetico senza precedenti recenti</strong>. E ancora una volta, sono gli USA a offrire una via d&#8217;uscita. La produzione americana di idrocarburi è cresciuta in modo costante nell&#8217;ultimo decennio, trainata dallo Shale Oil. <strong>Gli Stati Uniti sono diventati il primo produttore mondiale di petrolio e gas,</strong> e hanno costruito un&#8217;infrastruttura di export che oggi consente loro di rispondere con rapidità a shock globali.</p>



<p><strong>La Cina davanti al rebus Hormuz</strong></p>



<p>Pechino importava fino a 1,4 milioni di barili al giorno dall&#8217;Iran, circa il 13% della sua domanda totale. Quella fornitura, spesso aggirata dalle sanzioni USA, è oggi interrotta. Ma il problema va oltre l&#8217;Iran: circa 5,4 milioni di barili diretti alla Cina transitano dallo Stretto, provenienti da Arabia Saudita, Iraq, Emirati e Qatar. <strong>La fornitura dei Paesi del Golfo copriva circa metà del fabbisogno di petrolio e un 30% della fornitura di gas liquido di Pechino.</strong> La Cina dispone di riserve strategiche e commerciali stimate tra 1,3 e 1,4 miliardi di barili, sufficienti per circa quattro mesi. Ha aumentato le importazioni da Mosca ma la concorrenza con l&#8217;India, a cui Washington ha concesso una deroga per importare greggio russo, riduce i margini di manovra cinesi. Nel breve periodo, Pechino deve fare i conti con la perdita di forniture a prezzi scontati e con un mercato globale in cui il WTI ha superato i 100 dollari al barile.</p>



<p><strong>Riserve strategiche, prezzi interni e il rebus politico di Trump</strong></p>



<p>La corsa all&#8217;export americano ha un lato oscuro per Washington. Il WTI resta oltre il 40% più caro rispetto ai livelli pre-guerra, nonostante la tregua di due settimane annunciata martedì tra USA e Iran, immediatamente complicata da nuovi attacchi israeliani in Libano. I prezzi della benzina hanno superato i 4 dollari al gallone per la prima volta in quattro anni. Il diesel si avvicina al record storico di 5,81 dollari al gallone. L&#8217;amministrazione Trump ha già autorizzato il rilascio di oltre 170 milioni di barili dalla Strategic Petroleum Reserve (SPR) e ha allentato alcune norme ambientali per contenere i prezzi. Il segretario all&#8217;Energia <strong>Chris Wright </strong>ha fissato il limite delle estrazioni dalla riserva strategica tra 1 e 1,5 milioni di barili al giorno: un volume insufficiente a compensare i 10-15 milioni sottratti al mercato dalla chiusura del Golfo.</p>



<p>Sul piano politico, <strong>la pressione su Trump si fa intensa</strong>. Un recente sondaggio del Pew Research Center segnala che <strong>il 69% degli americani è preoccupato per il rincaro energetico</strong> prodotto dal conflitto in Iran. I consensi del presidente sono in calo. Le elezioni di midterm si avvicinano, e l&#8217;inflazione energetica è uno dei dossier più caldi per l&#8217;elettorato.</p>



<p><strong>Il nuovo ordine energetico che prende forma</strong></p>



<p>Al netto delle tensioni interne, la guerra in Iran sta <strong>accelerando una transizione già in corso</strong> nella gerarchia energetica globale. Gli USA stanno aprendo rotte commerciali inedite: dal Golfo del Messico all&#8217;Australia, dalla costa Est americana verso l&#8217;Europa. Più a lungo durerà la chiusura di Hormuz, più queste rotte si consolideranno. Le dipendenze energetiche si riscrivono lentamente, ma si riscrivono. E ogni crisi, come quella ucraina prima e quella iraniana ora, lascia tracce permanenti nelle mappe dei flussi globali di energia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/petrolio-usa-con-la-guerra-record-di-esportazioni-verso-lasia.html">Petrolio USA, con la guerra record di esportazioni verso l’Asia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Hormuz aperto per Cina e India, chiuso per gli Usa: lo mossa dell&#8217;Iran e uno scacco per Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/hormuz-aperto-per-cina-e-india-chiuso-per-gli-usa-lo-mossa-delliran-e-uno-scacco-per-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 14:06:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312144026386_1edbcc0fd32a06a50a1cb46e01d814c4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312144026386_1edbcc0fd32a06a50a1cb46e01d814c4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312144026386_1edbcc0fd32a06a50a1cb46e01d814c4-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312144026386_1edbcc0fd32a06a50a1cb46e01d814c4-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312144026386_1edbcc0fd32a06a50a1cb46e01d814c4-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312144026386_1edbcc0fd32a06a50a1cb46e01d814c4-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312144026386_1edbcc0fd32a06a50a1cb46e01d814c4-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312144026386_1edbcc0fd32a06a50a1cb46e01d814c4-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Hormuz aperto per Cina e India, chiuso per gli Usa: lo scacco dell'Iran e il cortocircuito per Trump. Uno schiaffo per gli Usa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/hormuz-aperto-per-cina-e-india-chiuso-per-gli-usa-lo-mossa-delliran-e-uno-scacco-per-trump.html">Hormuz aperto per Cina e India, chiuso per gli Usa: lo mossa dell&#8217;Iran e uno scacco per Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312144026386_1edbcc0fd32a06a50a1cb46e01d814c4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312144026386_1edbcc0fd32a06a50a1cb46e01d814c4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312144026386_1edbcc0fd32a06a50a1cb46e01d814c4-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312144026386_1edbcc0fd32a06a50a1cb46e01d814c4-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312144026386_1edbcc0fd32a06a50a1cb46e01d814c4-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312144026386_1edbcc0fd32a06a50a1cb46e01d814c4-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312144026386_1edbcc0fd32a06a50a1cb46e01d814c4-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312144026386_1edbcc0fd32a06a50a1cb46e01d814c4-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un&#8217;operazione di <strong>guerra economica e informativa</strong> volta ad alleggerire la pressione in una sfida esistenziale: l&#8217;<strong>Iran non ha chiuso definitivamente lo Stretto di Hormuz, </strong>ma lo ha fatto selettivamente nel corso degli attacchi <strong>di Stati Uniti e Israele</strong>. Il risultato? Per ora, uno scacco strategico per Tel Aviv e, soprattutto, <strong>Washington</strong>. Gli Usa possono colpire e danneggiare pesantemente il naviglio iraniano ma ad oggi non hanno alcun piano per aprire la stretta via d&#8217;acqua che separa Iran e Emirati Arabi Uniti e rappresenta una <strong>giugulare decisiva</strong> per i flussi energetici globali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Iran controlla ancora Hormuz</h2>



<p>Giovedì 12 marzo il Segretario all&#8217;Energia statunitense <strong>Chris Wright</strong> ha ammesso che le forze armate Usa &#8220;<strong>non sono ancora pronte</strong>&#8221; a scortare le navi nello stretto di Hormuz. Parole che mostrano un&#8217;evoluzione strutturata del conflitto in un senso inatteso dagli Usa.</p>



<p>Come mostrato nell&#8217;analisi seguente da <strong>Edoardo Fontana, esperto di questioni militari e strategiche,</strong> Teheran non ha solo le capacità balistiche a disposizione per interdire a piacimento il traffico navale nello Stretto di Hormuz, da cui passa un quarto del gas naturale liquefatto e un quinto del petrolio scambiati nel mondo ogni giorno. Ad oggi, Hormuz sarebbe una <strong>trappola rischiosa per la flotta del Comando Centrale degli Stati Uniti,</strong> <a href="https://it.insideover.com/difesa/chi-e-brad-cooper-lammiraglio-innovatore-che-guida-lattacco-alliran.html">peraltro guidato da un ammiraglio, Brad Cooper</a>, che si guarda bene dal far avventurare le sue navi sotto costa.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Non solo missili: Hormuz è così stretto che l&#39;Iran può colpire con<br><br>🟥 artiglieria 130mm (colpi BB)<br>🟥 razzi tipo Grad<br><br>Soprattutto, armi guidate:<br>🟥 droni FPV<br>🟥 droni navali suicidi<br><br>Economiche e/o altamente mimetizzabili: possono USA impedire lanci da centinaia di km di coste? <a href="https://t.co/qFH15PBD3G">https://t.co/qFH15PBD3G</a> <a href="https://t.co/cyZEcw2K3E">pic.twitter.com/cyZEcw2K3E</a></p>&mdash; Edoardo Fontana (@EdoardoFontana7) <a href="https://twitter.com/EdoardoFontana7/status/2032003408748507290?ref_src=twsrc%5Etfw">March 12, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il cortocircuito di Trump</h2>



<p>Questo va nella direzione opposta a quanto detto dal <strong>presidente Usa Donald Trump circa la possibilità di colpire duramente l&#8217;Iran</strong> se avesse deciso di minare Hormuz. Teheran mantiene, almeno finché la campagna aerea di Usa e Israele non smantellerà le capacità dello Stato centroasiatico, la possibilità di esercitare deterrenza e, dunque, di avere una leva negoziale.</p>



<p><strong>Hormuz resta aperto alle condizioni dettate dall&#8217;Iran,</strong> e questo è un fatto ineludibile, un messaggio lanciato a partner, rivali e amici della Repubblica Islamica, e anche ai Paesi esportatori di petrolio e Gnl bersagliati da Teheran dopo l&#8217;assalto israelo-americano. Alcuni esempi? <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-03-12/india-in-talks-with-iran-to-secure-safe-passage-for-tankers?embedded-checkout=true">L&#8217;India ha negoziato il <strong>passaggio</strong></a> di una prima nave portante greggio verso il subcontinente e<a href="https://scanx.trade/stock-market-news/global/iran-grants-permission-to-indian-oil-tankers-for-strait-of-hormuz-passage/34837308"> sta cercando di ottenere l&#8217;assenso per altre 20.</a> Lo stesso <a href="https://www.muslimnetwork.tv/bangladesh-secures-iranian-assurances-for-oil-shipments/">ha <strong>fatto il Bangladesh per petroliere e carichi di Gnl</strong></a>, come a testimonianza del fatto che da Teheran sarà obbligatorio passare per <strong>avere un assenso al transito e che l&#8217;Iran, non la coalizione Usa-Israele,</strong> controlla il passaggio da cui dipendono inoltre le forniture alimentari dei Paesi del Golfo coinvolti nella crisi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Iran è sotto assedio ma vende più petrolio di prima</h2>



<p>Si arriva al paradosso che mentre l&#8217;Iran è sotto attacco, mentre la guerra si regionalizza, mentre bruciano le raffinerie in Bahrain e chiudono gli impianti di produzione del Gnl in Qatar, dopo che l&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia ha autorizzato diversi Paesi a rilasciare <a href="https://www.nytimes.com/2026/03/11/world/middleeast/oil-ships-lebanon-iran-israel.html">400 milioni di barili di petrolio dalle loro riserve strategiche</a> per calmierare i prezzi e con i prezzi del greggio oltre i 100 dollari al barile, Teheran <strong>esporta più greggio di prima della guerra</strong>.<a href="https://www.bloominglobal.com/media/detail/iran-sees-record-oil-export-growth-despite-sanctions-data-show"> Dopo aver toccato i 2 milioni di barili al giorno in media a gennaio</a>, record da 14 mesi, le esportazioni dell&#8217;Iran hanno toccato da inizio marzo i <strong>2,1 milioni di barili stando ai dati Kpler rielaborati dal <em>Wall Street Journal</em></strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">WSJ citing Kpler data: Iran is exporting more oil through the Strait of Hormuz than before the war… Over the past six days, tankers have loaded a daily average of 2.1 million barrels of Iranian oil, higher than the 2 million barrels a day Iran exported in February, according to…</p>&mdash; Annmarie Hordern (@annmarie) <a href="https://twitter.com/annmarie/status/2031662771599802635?ref_src=twsrc%5Etfw">March 11, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p><a href="https://www.reuters.com/business/energy/iranian-oil-flows-through-strait-hormuz-even-gulf-neighbors-exports-shut-2026-03-11/#:~:text=Iran%20has%20exported%20about%2013.7,to%20transport%20oil%20and%20gas">Dal 28 febbraio all&#8217;11 marzo questo ha consentito a 13,7 milioni di barili di </a>lasciare via mare l&#8217;Iran. E anche se il Paese in questione è rimasto silente sul tema, è difficile non indicare nella <strong>Cina la destinataria ultima di queste forniture</strong>. </p>



<p>&#8220;Pechino ha formalizzato questa relazione nel 2021 con un accordo di cooperazione di 25 anni da 400 miliardi di dollari, garantendo una fornitura di petrolio iraniano scontata in cambio di investimenti nei settori energetico, bancario e infrastrutturale dell&#8217;Iran&#8221;,<a href="https://www.kharon.com/brief/iran-war-oil-china-trade-shadow-fleet-sanctions"> nota <em>Kharon,</em> che ricorda inoltre come il 50%</a> delle entrate del greggio sia gestito in Iran direttamente dai <strong>Pasdaran, finanziando dunque l&#8217;apparato di sicurezza della Repubblica Islamica</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il flop strategico degli Usa</h2>



<p>Plausibile, dunque, che in primo luogo <strong>la presenza di linee di rifornimento iraniane</strong> dirette alla Cina interdica la possibilità di operazioni militari Usa ad Hormuz e, in secondo luogo, <a href="https://it.insideover.com/energia/il-dilemma-dellisola-di-kharg-perche-gli-usa-non-toccano-il-cuore-dellexport-di-petrolio-iraniano.html">come scrivevamo, che questo riduca la spinta americana a colpire i decisivi terminal dell&#8217;<strong>Isola di Kharg</strong>.</a> <strong>Teheran conosce bene, terzo punto, i funzionamenti dei mercati globali</strong> e mantiene Hormuz semichiusa, godendo dell&#8217;arbitraggio tra i guadagni da export verso partner ritenuti affidabili e non ostile e garantendo quel gradiente d&#8217;incertezza necessario a mantenere alti i prezzi energetici, far pagare al sistema di alleanze degli Usa e alla stessa Washington il prezzo della guerra e accettare fino in fondo la battaglia d&#8217;attrito.</p>



<p>Infine, <strong>si constata come il flop strategico americano</strong> sia qui palese: era imprevedibile per gli Usa pensare a un blocco prolungato di Hormuz non risolvibile? Era così impossibile mettere in conto una <em>weaponization</em> dei diritti di transito tale da mirare allo strangolamento dei traffici diretti a Usa ed Israele in forma selettiva? Ed era così remota l&#8217;ipotesi che Teheran avrebbe fatto di geografia e deterrenza la chiave per non mostrarsi isolato di fronte al resto del mondo? <strong>Difficile rispondere affermativamente a queste tre domande,</strong> a cui gli strateghi alleati evidentemente non hanno pensato. A testimonianza dell&#8217;insipienza che anima una strategia bellica capace di portare gli alleati, e Washington in particolare, in un cul-de-sac geopolitico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/hormuz-aperto-per-cina-e-india-chiuso-per-gli-usa-lo-mossa-delliran-e-uno-scacco-per-trump.html">Hormuz aperto per Cina e India, chiuso per gli Usa: lo mossa dell&#8217;Iran e uno scacco per Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Israele-Egitto, maxi-accordo sul gas da 35 miliardi di dollari</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/israele-egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2025 16:05:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1240" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-1024x661.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-1536x992.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-600x388.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un asse energetico da 35 miliardi di dollari: Israele ed Egitto rafforzano la loro cooperazione strategica a tutto campo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/israele-egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.html">Israele-Egitto, maxi-accordo sul gas da 35 miliardi di dollari</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1240" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-1024x661.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-1536x992.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Israele-Egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari-600x388.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un asse energetico da <strong>35 miliardi di dollari: Israele ed Egitto</strong> rafforzano la loro cooperazione in ambito economico con un nuovo accordo per la <strong>fornitura di gas naturale dallo Stato Ebraico al Paese nordafricano</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Israele-Egitto, asse sul gas</h2>



<p>Il Cairo si è accordata per acquistare 130 miliardi di metri cubi di gas dal 2026 al 2040, fornendo a Tel Aviv <strong>entrate per l&#8217;erario pubblico pari a 18 miliardi di dollari, </strong>che partiranno con incassi da mezzo miliardo l&#8217;anno nel 2026 e saliranno fino a toccare <strong>1,9 miliardi di dollari nel 2033</strong>. Si estende un vecchio accordo del 2019, quando nel pieno del grande gioco del gas nel Mediterraneo orientale (che toccava anche progetti orientati verso l&#8217;Europa come il gasdotto EastMed oggi sostanzialmente archiviato) si plasmò l&#8217;asse energetico tra <strong>Benjamin Netanyahu, </strong>premier d&#8217;Israele, e il presidente egiziano <strong>Abdel Fattah al-Sisi.</strong></p>



<p>Il gas sarà estratto nel giacimento offshore <strong>Leviathan, il più grande di Israele</strong>, e contribuirà a alleviare l&#8217;annosa crisi energetica dell&#8217;Egitto. Il Cairo consuma mediamente 175,6 milioni di metri cubi di gas ogni giorno per alimentare la sua economia e la sua società e ne produce solo 141,6, anche dopo l&#8217;entrata in operatività del grande giacimento Zohr, scoperto da Eni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La perenne crisi energetica del Cairo</h2>



<p>Una sottocapacità del 20% che sarà colmata anche con il contributo israeliano, dato che da tempo Il Cairo è in apnea: &#8220;Accordi come il contratto per gas naturale liquefatto da 3 miliardi di dollari con Shell e TotalEnergies per 60 carichi all&#8217;inizio del 2025 evidenziano vulnerabilità, insieme agli sforzi per rilanciare giacimenti come Zohr&#8221;,<a href="https://english.ahram.org.eg/News/558887.aspx"> nota <em>Ahram</em> aggiungendo </a>che &#8220;le importazioni sono previste fino a giugno 2026 per soddisfare la crescente domanda&#8221;. <strong>Israele fornirà gas via tubo più economico</strong> e mira a ridurre tra gli 1 e i 2 miliardi di metri cubi le importazioni annue di Gnl da parte de Il Cairo, sostituendole con l&#8217;estrazione di Leviathan.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La mano degli Usa</h2>



<p>L&#8217;accordo, confermato ieri da Netanyahu e dal ministro dell&#8217;Energia israeliano <strong>Eli Cohen</strong>, era nell&#8217;aria da mesi e attendeva la ratifica israeliana. <a href="https://www.timesofisrael.com/historic-moment-netanyahu-announces-record-natural-gas-deal-with-egypt/">Il <em>Times of Israel</em> </a>scrive di aver appreso che &#8220;gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo significativo nel fare pressione su Cohen e Netanyahu affinché stipulassero un accordo con l&#8217;Egitto, e il Segretario all&#8217;Energia statunitense <strong>Chris Wright</strong> ha annullato una visita di sei giorni in Israele a ottobre, dopo che Cohen si è rifiutato di firmare l&#8217;accordo&#8221;.</p>



<p><strong>Washington mira a far sì che l&#8217;asse energetico Cairo-Tel Aviv</strong> rafforzi la vicinanza dell&#8217;Egitto e di al-Sisi, strategici nel quadrante Medio Oriente/Nordafrica, al campo occidentale, <strong>sbarri la strada del mercato locale del gas</strong> alla rivale Russia e garantisca le aziende presenti nel consorzio che opera in Leviathan. Tra queste, oltre alla israeliana NewMed Energy, c&#8217;è anche l&#8217;americana <a href="https://it.insideover.com/energia/il-grande-gioco-del-petrolio-chevron-e-exxon-rilanciano-la-produzione-lukoil-vende-gli-asset-esteri.html#google_vignette">Chevron. </a></p>



<p>Quest&#8217;ultima è strategica nella manovra di <em>energy dominance</em> dell&#8217;amministrazione Usa di Donald Trump: &#8220;Chevron, che ora è l&#8217;attore chiave nel settore energetico israeliano, spera di utilizzare la sua posizione in Israele, Egitto e Cipro come&nbsp; <a href="https://www.nytimes.com/2023/07/27/business/energy-environment/israel-gas-europe.html?searchResultPosition=6">trampolino di lancio regionale per diventare un importante esportatore in Europa</a>&#8220;, nota<a href="https://www.nytimes.com/2025/12/17/world/middleeast/israel-gas-deal-egypt.html"> il New York Times.</a> Donald Trump starebbe mirando a organizzare nelle prossime settimane un vertice a tre negli Usa con Netanyahu e Al-Sisi per discutere dei dossier comuni, da Gaza al gas stesso.</p>



<p><a href="https://www.israelhayom.com/2025/12/18/the-real-purpose-of-israels-gas-deal-with-egypt/">Israel Hayom nota </a>che per i funzionari di Tel Aviv <strong>l&#8217;obiettivo è fare del gas una leva per avvicinare al Paese l&#8217;Egitto</strong> e concordare, sul dossier Gaza, una linea comune orientata a non lasciare spazi di manovra eccessivi ad Hamas:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>In Israele, i funzionari ritengono che, una volta iniziate le forniture di gas e quando l&#8217;Egitto diventerà dipendente energeticamente dal gas israeliano, questa dipendenza servirà da leva per dissuadere il Cairo dal violare il trattato di pace. Sostengono inoltre che, se Israele non avesse fornito gas all&#8217;Egitto, il suo vicino meridionale si sarebbe rivolto al Qatar.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Assi energetici, crisi geopolitiche</h2>



<p><strong>Gli Usa &#8220;accendono&#8221; <a href="https://it.insideover.com/energia/tra-usa-e-russia-la-guerra-del-gas-ha-un-solo-sconfitto-leuropa.html">la guerra fredda del gas</a></strong>, Israele ed Egitto siglano accordi strategici, l&#8217;energia torna motore di grandi cambi di rotta geopolitici. La diplomazia energetica lascia pensare a un trend costruttivo di dialogo e realismo. <a href="https://it.insideover.com/difesa/israle-gaza-la-diplomazia-delle-intelligence.html">Quello che l&#8217;Egitto, assieme a Qatar, Turchia e Usa</a>, <strong>ha provato a costruire mediando la tregua a Gaza</strong>. </p>



<p>L&#8217;asse energetico in rafforzamento disegna un futuro di <strong>cooperazione economica e politica, ipotizzando uno scenario di pace</strong>. Ma la spada di Damocle del caos pende ancora su un <a href="https://it.insideover.com/politica/gaza-e-oltre-parla-marco-minniti-litalia-sia-ponte-tra-occidente-e-sud-del-mondo.html">Medio Oriente ove la <strong>Fase 2 della tregua di Gaza ancora non si vede</strong>.</a> E proprio l&#8217;atavica tendenza israeliana a cercare l&#8217;egemonia con la forza, in prospettiva, rischia di fare anche dei più grandi progetti strategici una lettera morta.</p>



<p><strong><em>Le grandi partite economiche e tecnologiche plasmano il mondo di oggi. Su InsideOver le commentiamo con attenzione e curiosità. Per contribuire a sostenere una testata che vuole leggere il mondo di domani mentre è in elaborazione,&nbsp;</em></strong><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati e sostieni il nostro lavoro.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/israele-egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.html">Israele-Egitto, maxi-accordo sul gas da 35 miliardi di dollari</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gas americano per l’Ucraina: la Grecia diventa l’hub dell’energia anti-Mosca</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/gas-americano-per-lucraina-la-grecia-diventa-lhub-dellenergia-anti-mosca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 12:50:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gnl]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[TurkStream pipeline]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1438" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325152912684_0364786660cf7ef351960645ac54a179-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325152912684_0364786660cf7ef351960645ac54a179-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325152912684_0364786660cf7ef351960645ac54a179-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325152912684_0364786660cf7ef351960645ac54a179-1024x767.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325152912684_0364786660cf7ef351960645ac54a179-768x575.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325152912684_0364786660cf7ef351960645ac54a179-1536x1150.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325152912684_0364786660cf7ef351960645ac54a179-2048x1533.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Kiev stringe un accordo con Atene per la fornitura di GNL Usa tramite un nuovo gasdotto che potrebbe mettere all'angolo Ankara.</p>
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<p>La<strong> Russia</strong> conquista terreno in <strong>Ucraina</strong> e Kiev non perde tempo per mettere in sicurezza il suo futuro energetico guardando oltreoceano. Tra infrastrutture bombardate e approvvigionamenti a rischio, gli ucraini si sono premurati di firmare un accordo per la <strong>fornitura di <a href="https://it.insideover.com/energia/il-gas-americano-conquista-lucraina.html">gas naturale americano</a></strong> nell’arco dei prossimi tre lustri, e a dargli una mano ci sarebbe un attore che finora non si è mai esibito da protagonista sul palcoscenico energetico del Vecchio Continente: <a href="https://it.insideover.com/energia/il-gas-americano-per-lucraina-sbarca-in-grecia-un-altro-segno-della-dipendenza-europea.html">la Grecia</a>.&nbsp; Tale scenario può ribilanciare gli equilibri e finire per rischiare di rompere le uova nel paniere a chi ha sempre garantito ai Paesi europei l’accesso alle risorse naturali.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le prospettive di Kiev tra guerra e GNL Made in USA&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</h2>



<p>Mentre gli <a href="https://it.insideover.com/guerra/sconfitte-inchieste-lo-tsunami-che-sta-devastando-lucraina.html">scandali di corruzione</a> travolgono i fedelissimi di Zelensky, la compagnia statale <strong>Naftogaz</strong> ha stretto un accordo con la greca Atlantic-See LNG Trade SA che permetterà a Kiev&nbsp; una fornitura costante e continua di gas statunitense fino al 2050. L’oro blu, dopo aver solcato le acque dell’Atlantico ed essere approdato lungo le coste elleniche, <strong>sarà rigassificato e poi trasportato più a Nord per riscaldare le case degli ucraini</strong>. Il gasdotto che fungerebbe da trait d’union&nbsp; dal Mediterraneo alle steppe centro-orientali dell’Europa dovrebbe essere il “<strong><a href="https://energiaoltre.it/ecco-come-il-corridoio-verticale-delleuropa-sud-orientale-rimodellera-il-transito-del-gas/">Corridoio Verticale</a></strong>” su cui stanno investendo nazioni dell’Est e del Sud del nostro continente. Il fine è di <strong>unire i segmenti infrastrutturali tra Grecia, Bulgaria, Romania, Moldavia e Ucraina nel segno dell’indipendenza energetica dal Cremlino</strong>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Per Kiev, il progetto è da intendersi come una strategia volta a non farla apparire come un attore passivo nelle decisioni relative al proprio avvenire, come è parsa negli ultimi mesi sullo sfondo delle trattative tra Washington e Mosca. Da un lato, ciò consente al Paese di divenire un tassello importante nel puzzle delle catene di approvvigionamento a cui vuole dare forma l’Unione Europea; dall’altro dà modo di <strong>irrobustire l’ossatura energetica tramite centrali elettriche più moderne,</strong> impianti di stoccaggio più efficienti e infrastrutture più resistenti.&nbsp;</p>



<p>A condire il tutto, Naftogaz si è mossa anche sul fronte a Nord di Kiev tendendo una mano alla <strong>polacca Orlen</strong> per l’importazione di altro gas americano, pari a un volume di 300 milioni di metri cubi.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Atene: l’alfiere energetico contro Mosca&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</h2>



<p>La partita non si gioca solo nell’Europa centro-orientale, ma è molto più strategica nelle acque calde del Mediterraneo. La Grecia, mettendo a disposizione i suoi terminali, non si fa semplicemente artefice di una partnership economica transfrontaliera, ma demiurgo di uno scenario geopolitico potenzialmente dirompente dopo essere stata additata come il ventre molla d’Europa per anni. Il premier <strong>Kyriakos Mitsotakis</strong> non ha perso tempo a far sapere che Atene sarà un <strong>nuovo hub di alimentazione energetica</strong>, sostituendo ogni metro cubo proveniente da Mosca.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Dietro le dichiarazioni con cui si punta il dito contro l’Orso russo, il messaggio sarebbe destinato a un altro attore euroasiatico: la <strong>Turchia</strong>. I greci temono che Ankara possa interferire nei piani energetici prossimi al battesimo e che abbia un grande interesse a non tagliare i ponti con la Russia. La Turchia ospita parte delle tubature del gasdotto <a href="https://it.insideover.com/energia/turchia-giocando-sul-gas-russo-lequilibrista-erdogan-si-siede-al-tavolo-dei-grandi.html">TurkStream </a>per il trasporto dell’oro blu di Mosca fino alla regione della Tracia Orientale per poi raggiungere i territori europei ed è un’infrastruttura che ha consentito ai turchi di essere tra i principali responsabili delle forniture di gas ai consumatori europei. Il Governo di Tayyip Erdogan non ha fatto mistero di fare dell’Anatolia un<strong> hub energetico grazie alle importazioni di gas da Nord e attraverso l’esplorazione di giacimenti domestici per approvvigionare i vicini di casa occidentali</strong>. A dare manforte ci sono la Slovacchia e l’Ungheria impegnate nel fare il controcanto rispetto al resto dell’Ue, in quanto il gas a stelle e strisce risulterebbe molto più costoso per le loro aziende e la loro produzione energetica.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Atene, intanto, incassa il plauso del segretario Usa all’Energia <strong>Chris Wright</strong> e a riprova del nuovo sodalizio greco-americano spunta una nuova collaborazione aziendale tra <strong>due colossi energetici operanti sulle due sponde dell’Atlantico</strong>. La statunitense ExxonMobi, insieme alla greca HelleniQEnergy e a Energean, inizierà le attività esplorative nel Blocco 2 del Mar Ionio, dando luogo a una delle operazioni di lavorazione delle risorse naturali più memorabili da oltre quarant’anni.</p>



<p>Un quadro simile dimostra come il futuro del Vecchio Continente non passa più dal raggiungimento di una pace che metta a tacere le armi sui campi di battaglia, ma anche dai terminali di rigassificazione e dai corridoi logistici che permettono a tutti noi di scaldarci e di far funzionare la nostra economia.&nbsp;</p>



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		<title>Gli Usa scommettono sui reattori nucleari privati per battere la Cina. Che intanto&#8230; </title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/gli-usa-scommettono-sui-reattori-nucleari-privati-per-battere-la-cina-che-intanto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 14:02:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Energia atomica]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1173" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Urano nucleare centrale La Presse" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse-768x469.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse-1024x625.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Usa lanciano un programma che permette alle aziende di accedere a fondi privati per costruire nuovi reattori atomici e sfidare la Cina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/gli-usa-scommettono-sui-reattori-nucleari-privati-per-battere-la-cina-che-intanto.html">Gli Usa scommettono sui reattori nucleari privati per battere la Cina. Che intanto&#8230; </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1173" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Urano nucleare centrale La Presse" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse-768x469.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse-1024x625.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli&nbsp;<strong>Stati Uniti</strong>&nbsp;sono pronti ad alzare il sipario su una nuova era dell’<strong><a href="https://it.insideover.com/energia/google-si-fa-una-centrale-cosi-lia-ci-spinge-verso-una-nuova-primavera-del-nucleare.html">energia atomica</a></strong>. Il dipartimento dell’Energia (DOE) ha lanciato un programma volto a consentire alle aziende americane di&nbsp;<strong>costruire e testare prototipi di reattori avanzati fuori dal tradizionale contesto dei laboratori pubblici</strong>.&nbsp;</p>



<p>L’iniziativa nasce su impulso di un ordine esecutivo del presidente Donald Trump, partorito con l&#8217;intento di modernizzare il settore nucleare civile per lanciare un guanto di sfida a Pechino che, nell’ambito di sviluppo dei reattori atomici, sta dando del filo da torcere a Washington.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un nuovo modello di sperimentazione</h2>



<p>Attraverso un maggiore accesso ai finanziamenti privati, il programma ambisce a mettere le aziende nelle condizioni di sfruttare il loro&nbsp;<em>know-how&nbsp;</em>&nbsp;e il loro potenziale tecnologico per accrescere la&nbsp;<strong>commercializzazione delle ricerche e dei test sull’atomo</strong>.</p>



<p>Le società interessate alla realizzazione di un reattore sperimentale dovranno presentare domanda entro il 21 luglio 2025. La selezione si prospetta competitiva e si baserà su criteri quali la maturità tecnologica, la solidità finanziaria e la capacità di sostenere i costi di progettazione, costruzione, esercizio e smantellamento. Non solo, un requisito fondamentale è la roadmap che vede la conclusione dei lavori entro il 2026. Perché tale tempistica? In occasione del 4 luglio &#8211; festa nazionale americana &#8211; dell’anno prossimo, gli Usa vogliono mostrare al mondo almeno tre reattori in grado di raggiungere l<strong>a criticità, ovvero la capacità di avviare e mantenere il processo di produzione energetica senza nessun intervento esterno</strong>. Si tratta dunque di una corsa contro il tempo per dare slancio alle tecnologie nucleari di ultima generazione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Chris Wright</strong>, segretario all’Energia, ha dichiarato che il potenziamento del nucleare civile è rimasto per troppo tempo paralizzato dai lacci della burocrazia e che grazie all’iniziativa del suo dipartimento è possibile imboccare una strada che stimoli non solo l’economia, ma che rafforzi allo stesso tempo la sicurezza dell’America.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il braccio di ferro con la Cina&nbsp;</h2>



<p>Nel frattempo, dall’altra parte del mondo, la Cina si sta dando da fare per arrivare prima nella corsa al nucleare. Il “Rapporto 2025 sullo sviluppo dell’energia nucleare” rivela i passi da gigante che il Dragone sta compiendo: 102 reattori tra operativi, in costruzione o già approvati, che complessivamente valgono la potenza 113 milioni di kilowatt.</p>



<p>Gli Stati Uniti possono ancora consolarsi con il primato mondiale dei 94 reattori già funzionanti mentre la Cina è medaglia d’argento con le sue 58 centrali operative. Ciononostante, Pechino non si scoraggia e coltiva l’ambizione di strappare il primo posto agli Stati Uniti e diventare il principale produttore di energia atomica entro il 2030. Tra le innovazioni cinesi più significative spicca il<strong>&nbsp;<a href="https://www.globaltimes.cn/page/202505/1335118.shtml">Linglong 1</a></strong>, un reattore modulare nucleare di dimensioni più piccole e dotato di una maggiore robustezza e flessibilità rispetto agli impianti tradizionali. Tale prototipo è il primo della categoria degli&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/economia/usa-russia-e-cina-alla-sfida-dei-piccoli-reattori-energia-nucleare-portatile-buona-anche-per-il-militare.html"><em>Small Modular Reactors</em>&nbsp;</a>ad essere in fase di realizzazione e sarà funzionale alla riduzione di emissioni di Co2.</p>



<p>Considerando il quadro globale, la Cina corre veloce mentre gli Stati Uniti rilanciano il proprio impegno con un programma che potrebbe trasformare radicalmente il modo in cui il nucleare viene sviluppato e testato. Un’opportunità troppa ghiotta per le aziende americane da lasciarsi scappare se vogliono essere protagoniste del mercato energetico del futuro.&nbsp;&nbsp;</p>



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