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“Epic Fury”, è questo il nome dato dal Pentagono all’operazione congiunta con Israele (“Ruggito del Leone” la denominazione israeliana) per puntare al rovesciamento della Repubblica Islamica in Iran, che operativamente è partita, lato americano, sotto la guida dell’ammiraglio Charles Bradford “Brad” Cooper, 59 anni, l’uomo che comanda le operazioni del Comando Centrale degli Stati Uniti responsabile per il Medio Oriente.

Chi è Brad Cooper

Primo uomo della United States Navy a comandare la struttura americana responsabile del Medio Oriente dai tempi di William J. Fallon nel 2008, Cooper ha preso l’incarico dopo l’uscita dal servizio di Michael Kurilla, suo predecessore e responsabile dell’attacco ai siti nucleari del giugno 2025. Rispetto a Kurilla, di cui era palese la vicinanza agli apparati militari israeliani e notevolmente visibile l’impronta interventista, Cooper è uomo pienamente operativo, dal profilo più basso e in questa fase si trova a dover ponderare molte opzioni.

Per l’uomo di Marina nativo di Salem, Carolina del Nord, alumno dell’Accademia Navale degli Stati Uniti, della National Intelligence University e di Harvard, è arrivata la prova più critica di una lunga carriera iniziata 36 anni fa e che lo ha portato a servire come ufficiale della Marina nella Guerra del Golfo, in Kosovo e in Afghanistan tra gli Anni Novanta e gli Anni Duemila e, più di recente, a guidare nel 2024 le forze navali dell’Operazione Prosperity Guardian e dell’Operazione Poseidon Archer contro gli Houthi yemeniti in qualità del ruolo di comandante della Quinta Flotta Usa assunto nel 2021.

Dall’agosto scorso il salto per guidare il comando combattente con base a Tampa, Florida. Inizialmente, Cooper si era presentato come innovatore. L’ex aiutante di bandiera del comandante della portaerei USS Dwight D. Eisenhower e comandante del caccia torpediniere USS Russel e dell’incrociatore Uss Gettysburg ha mirato a presentarsi come un innovatore.

Il comandante di Centcom e le sue sfide

Nell’udienza di conferma al Congresso ha ritenuto importante indicare nella digitalizzazione dei comandi e nell’uso dell’intelligenza artificiale nelle unità una priorità, perché, ha detto, “avendo comandato la prima task force di intelligenza artificiale e senza pilota della Marina, conosco molto bene le capacità presenti nel settore tecnologico d’élite americano. Credo che dobbiamo sfruttare al massimo quel settore tecnologico e fornirlo nel più breve tempo possibile, perché potremmo fare di più”.

Cooper in Corea del Sud nel 2018 EPA/YONHAP SOUTH KOREA OUT

Inoltre, ha sottolineato la volontà di “lanciare nuove iniziative che migliorino la nostra superiorità attraverso l’impiego di tecnologie all’avanguardia, tra cui piattaforme senza pilota basate sull’intelligenza artificiale e l’integrazione digitale”. La realtà è stata ben più prosaica e Cooper ha dovuto supervisionare un consolidamento navale senza precedenti dalla guerra Usa-Iraq del 2003 sul piano aereo e navale in un quadro strategico enormemente mutato. Per poi comandare Epic Fury dopo che Trump ha rotto gli indugi sulla guerra.

Oggi, Cooper guida la più importante concentrazione di naviglio militare mai messa in campo dagli Usa dall’attacco a Saddam Hussein, e di fatto la flotta e il dispositivo aeronavale operativi più vasti dalla guerra in Vietnam.

Al contempo, si tratta di combattere una guerra una potenza che ha alle spalle la potenziale minaccia della deterrenza missilistica e dronistica iraniana, tanto che prima dell’attacco israelo-americano si era parlato molto del rischio da questa posta in caso di conflitto diretto con Teheran come un’emblema dell’ambivalenza della predominanza militare americana, sfidata da strumenti asimmetrici. Cooper ha dovuto sovrintendere anche alla risposta balistica iraniana nelle prime ore del 28 febbraio.

Cooper, militare e diplomatico

Cooper ha dimostrato prima della guerra un approccio meno assertivo di Kurilla, ed è emerso come un proconsole regionale che sembra orientato innanzitutto a ridurre i rischi insiti nell’entrata in operatività delle forze Usa.

La guerra è politica, i militari nell’ora del cimento sono chiamati a obbedire. Così fa Cooper. Significativamente, ha partecipato ai primi colloqui indiretti con l’Iran, a Mascate, capitale dell’Oman, il 6 febbraio scorso. Un test a cavallo tra strategia e diplomazia che segue di poche settimane un’analoga prova diplomatica compiuta dialogando con la Turchia e la Siria per l’integrazione delle Forze Democratiche Siriane (Sdf) a guida curda nel nuovo esercito di Damasco. Cooper ha potuto toccare con mano equilibri geopolitici in cui non sono più solo gli Usa e Israele a decidere, dando le carte, gli equilibri regionali

Una presa di consapevolezza che ora ha lasciato spazio all’azione sul terreno, con i raid contro l’Iran. Prologo di una guerra il cui potenziale risolutivo è tutto da dimostrare, mentre il Medio Oriente di cui Centcom ha responsabilità sprofonda nel caos sotto i colpi degli attacchi all’Iran, che portano la regione in un territorio inesplorato.

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