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	<title>Somalia Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 07 Jun 2026 12:40:40 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Somalia Archives - InsideOver</title>
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		<title>Somalia, battaglia a Mogadiscio: 15 morti nelle proteste contro il presidente Sheikh Mohamud</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 12:40:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Somalia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Le manifestazioni erano nate per protestare contro la proroga di un anno del mandato di Hassan Sheikh Mohamud.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Somalia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/somalia-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La battaglia di Mogadiscio si è conclusa con 15 morti e quasi 200 feriti, mentre circa 13mila famiglie hanno dovuto abbandonare i quartieri dove si stava combattendo. <strong>I dati, ancora parziali, sono stati forniti dalle agenzie delle Nazioni Unite</strong>, perché il ministero della Salute della Somalia non ha dato nessuna notizia di morti e feriti. Gli scontri hanno coinvolto le forze dell’ordine, polizia e corpi speciali, del governo di Mogadiscio e alcune milizie che rappresentano forze politiche e soprattutto clan. Le manifestazioni erano nate per protestare contro la proroga di un anno del mandato di <strong>Hassan Sheikh Mohamud</strong>, l’attuale presidente che il 15 maggio ha unilateralmente deciso di posticipare le elezioni.</p>



<p>I principali leader dell’opposizione si stavano organizzando da tempo ed avevano ammassato miliziani nei quartieri della capitale sotto il loro controllo. <strong>La guerriglia si è scatenata a Maka al Mukarama,</strong> la principale arteria stradale della città, con i governativi che avevano addirittura piazzato una serie di mortai sui palazzi più alti, bombardando la case dei civili ed anche il famoso mercato Bakara, il maggiore di Mogadiscio. Questo mercato per anni è stata la roccaforte di <strong>Moahmaed Farrah Aidid,</strong> il più potente signore della guerra della Somalia. Sui social l’ex presidente <strong>Sharif Sheikh Ahmed,</strong> che ha governato la nazione africana dal 2009 al 2012, ha scritto che le forze governative hanno preso di mira la sua casa, perché aveva pubblicamente accusato il governo di aver modificato illegalmente la Costituzione. </p>



<p>Il principale avversario di Hassan Sheikh Mohamud rimane però l’ex Primo ministro <strong>Hassan Ali Khaire </strong>e la battaglia è iniziata proprio fra la polizia e le sue guardie del corpo, uomini del suo clan di appartenenza. Khaire ha accusato le forze dell’ordine di aver utilizzato armi pesanti come razzi anticarro e droni nel cuore della capitale con un attacco militare violento e prolungato ed ha dichiarato che l’obiettivo era la sua eliminazione e quella di Sharif Sheikh Ahmed, i due più temibili avversari dell’attuale presidente. <strong>Mohamud vorrebbe attuare una profonda riforma della politica somala</strong> applicando il principio di un sistema elettorale che si basa sul principio di una persona, un voto, superando il modello indiretto, dove sono gli anziani dei clan che orientano il voto alle elezioni. </p>



<p>La Somalia ha votato democraticamente soltanto nel 1969 poi per 22 anni c’è stato il regime di <strong>Siad Barre </strong>fino alla guerra civile che non si è mai veramente conclusa. Togliere il potere ai clan significa demolire un sistema di potere sul quale si basano moltissimi politici somali e questo ha scatenato gli scontri. Hassan Ali Khaire ha raccontato che i combattimenti si sono protratti per oltre dieci ore nei quartieri di Howlwadag e Abdiasis, dove il suo clan è maggioritario e l’ex Primo ministro ha parlato di granate anticarro contro le abitazioni ed una scuola di quartiere, fortunatamente evacuata alcune ore prima. L’aeroporto internazionale è stato chiuso per due giorni e diversi veicoli sono stati dati alle fiamme. L’opposizione ha accusato il presidente di essere il mandante degli attacchi per bloccare una pacifica manifestazione che doveva coinvolgere tutto il centro cittadino ed arrivare ai palazzi del governo. </p>



<p><strong>Hassan Sheikh Mohamud </strong>continua a sostenere la necessità di questa riforma costituzionale per equiparare il peso di tutti i cittadini nel processo elettorale, ma si è dato un anno di tempo proprio alla scadenza del suo mandato e questo ha scatenato la protesta, visto che molto difficilmente verrebbe confermato. Anche molti leader regionali e tribali contestano questa decisione, considerandola un tentativo di concentrare il potere nelle mani dell’esecutivo. <strong>A Mogadiscio sembra essere tornata la calma, ma il governo fatica a mantenere l’ordine quasi ovunque. </strong>Circa un terzo del paese rimane sotto il controllo dei terroristi di al-Shabaab, il rappresentante locale di al Qaeda, e l’esercito nazionale non ha la forza per riprendere il controllo del territorio. La Somalia non è nuova a crisi del genere e nel 2021 il presidente di allora Mohamed Abdullahi Farmaajo rimase in carica per oltre un anno, oltre la scadenza del mandato, provocando scontri armati e critiche da parte della comunità internazionale.</p>
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		<item>
		<title>La Somalia minaccia l&#8217;uso della forza per risolvere la grana Somaliland</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-somalia-minaccia-luso-della-forza-per-risolvere-la-grana-somaliland.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jan 2026 06:40:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Corno d'Africa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica-600x399.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il riconoscimento dell'indipendenza del Somaliland da parte di Israele ha aperto un'importante breccia nella politica della Somalia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il riconoscimento dell&#8217;indipendenza del <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-riconosce-il-somaliland-per-avere-una-sua-base-africana.html"><strong>Somaliland</strong> da parte di <strong>Israele</strong> </a>ha aperto un&#8217;importante breccia nella politica del Corno d&#8217;Africa e cambiato la percezione della <strong>Somalia </strong>circa i rapporti con un territorio <em>de facto</em> secessionista da trentacinque anni, ma che ora entra nel grande gioco delle potenze tra area del Mar Rosso e Medio Oriente. E sentendosi sul collo il fiato di Tel Aviv, Mogadiscio intende reagire a quella che ritiene essere una pesante violazione della sua sovranità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le parole chiare del presidente Mohamud</h2>



<p>Il presidente somalo <strong>Hassan Sheikh Mohamud </strong>lo ha ben manifestato in una recente intervista a Al-Arabiya, in cui ha ipotizzato l&#8217;uso della forza militare come scenario possibile per la nuova recrudescenza del separatismo del Somaliland, che con l&#8217;appoggio di Israele rischia di porre &#8220;una minaccia esistenziale alla sovranità e alla sicurezza nazionale&#8221; del suo Paese.</p>



<p>Un monito importante, a un media vicino al governo dell&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> e giunto dopo la visita in Turchia alla corte del patrono <strong>Recep Tayyip  Erdogan, </strong> che ha ribadito l&#8217;appoggio al Paese del Corno d&#8217;Africa e il sostegno alla sua integrità territoriale.</p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">MILITARY FORCE ON TABLE FOR SOMALIA OVER ISRAEL&#39;S SOMALILAND RECOGNITION<br><br>&quot; <a href="https://twitter.com/HassanSMohamud?ref_src=twsrc%5Etfw">@HassanSMohamud</a> to <a href="https://twitter.com/AlArabiya_Eng?ref_src=twsrc%5Etfw">@AlArabiya_Eng</a>: Will act to &quot;restore territories to national unity&quot;<br><br>No plan detailed &#8211; <a href="https://twitter.com/hashtag/Somalia?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Somalia</a> has no presence there, relies on US support and other International community, also… <a href="https://t.co/Tv0Cb4ML9y">pic.twitter.com/Tv0Cb4ML9y</a></p>&mdash; Mariam Robly | مريم روبلى (@RoblyXNews24) <a href="https://twitter.com/RoblyXNews24/status/2007410059760857420?ref_src=twsrc%5Etfw">January 3, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">E la Somalia picchia duro su Al-Shabaab</h2>



<p>&#8220;Il cosiddetto Somaliland è un&#8217;altra regione della Somalia&#8221;, ha detto Mohamud, aggiungendo che &#8220;forse&#8221; potrebbe utilizzare la forza per lottare contro le minacce alla sicurezza nazionale, sottolineando che <strong>il secessionismo dell&#8217;ex Somalia britannica fa solo il gioco dei gruppi terroristi come Al-Shabaab</strong>. Inoltre, in caso di arrivo delle truppe saudite in Somaliland per operare in una base esterna, questo per Mohamud potrebbe accelerare nuovi attacchi terroristici perché &#8220;Al-Shabaab si presenta come un gruppo contro gli stranieri&#8221;.</p>



<p><strong>Non è un caso che nel breve periodo la risposta di Mogadiscio sia stata un&#8217;intensificazione della pressione sui jihadisti,</strong> condotta anche col sostegno militare degli Stati Uniti. Nella giornata di ieri, 12 membri di Al-Shabaab sono stati <a href="https://t.co/eFy7XHPXoe">uccisi in un&#8217;operazione nel Basso Giuba</a>, 24 erano stati eliminati nei giorni precedenti, gli attacchi dei droni Usa hanno colpito diversi alti papaveri del gruppo e la Somalia ha rivendicato questi risultati come monito contro gli avversari secessionisti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli scenari conflittuali</h2>



<p>Mohamud lo ha detto: &#8220;Stiamo vincendo la guerra contro il terrorismo&#8221;, ha dichiarato nell&#8217;intervista, ipotizzando la possibile convergenza tra le cause del Somaliland e quelle di Al-Shabaab nel minare l&#8217;unità del Paese. Una retorica simile a quella del governo yemenita che legge le aspirazioni dei<a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-i-ribelli-filo-emiratini-vogliono-la-secessione-ma-larabia-saudita-continua-a-bombardare.html"> secessionisti del Sud e </a>quelle islamiste degli Houthi, rivali tra loro, come convergenti.</p>



<p>Le forze armate somale hanno ricevuto da anni un <strong>importante addestramento da parte della Turchia</strong>, che sicuramente sarà osservatrice interessata. Al fianco di Mogadiscio Ankara e i sauditi sono nettamente schierati. Il Somaliland punta su Israele e conta anche sull&#8217;apertura di credito, silenziosa ma concreta, degli Emirati Arabi Uniti. Le due Somalie, così simili ai territori della colonizzazione italiana e britannica, si guardano in cagnesco. E nel quadro della partita a scacchi tra Ankara <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-emirati-da-un-lato-turchia-dallaltro-sfida-senza-limiti-tra-medio-oriente-mar-rosso-africa.html">da un lato e il duo Tel Aviv/Abu Dhabi</a> dall&#8217;altro il Corno d&#8217;Africa può riservare scintille. Le inequivocabili dichiarazioni del presidente somalo parlano chiaro.</p>



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		<title>Il riconoscimento della sovranità del Somaliland semina caos</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-riconoscimento-della-sovranita-del-somaliland-semina-caos.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Dec 2025 17:57:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Somaliland]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1917" height="1002" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251229183726382_fb1a76234416acf6513539c37ec92b3e-e1767029923631.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il riconoscimento della sovranità del Somaliland semina caos" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251229183726382_fb1a76234416acf6513539c37ec92b3e-e1767029923631.jpg 1917w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251229183726382_fb1a76234416acf6513539c37ec92b3e-e1767029923631.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251229183726382_fb1a76234416acf6513539c37ec92b3e-e1767029923631.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251229183726382_fb1a76234416acf6513539c37ec92b3e-e1767029923631.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251229183726382_fb1a76234416acf6513539c37ec92b3e-e1767029923631.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251229183726382_fb1a76234416acf6513539c37ec92b3e-e1767029923631.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1917px) 100vw, 1917px" /></p>
<p>Molti analisti vedono il riconoscimento del Somaliland anche come una mossa strategica per intensificare il contrasto agli Houti dello Yemen, antagonisti irriducibili di Tel Aviv per via del loro sostegno alla causa palestinese.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1917" height="1002" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251229183726382_fb1a76234416acf6513539c37ec92b3e-e1767029923631.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il riconoscimento della sovranità del Somaliland semina caos" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251229183726382_fb1a76234416acf6513539c37ec92b3e-e1767029923631.jpg 1917w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251229183726382_fb1a76234416acf6513539c37ec92b3e-e1767029923631.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251229183726382_fb1a76234416acf6513539c37ec92b3e-e1767029923631.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251229183726382_fb1a76234416acf6513539c37ec92b3e-e1767029923631.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251229183726382_fb1a76234416acf6513539c37ec92b3e-e1767029923631.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251229183726382_fb1a76234416acf6513539c37ec92b3e-e1767029923631.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1917px) 100vw, 1917px" /></p>
<p>Netanyahu si incontra con Trump a Mar-a-Lago, subito dopo l&#8217;incontro tra il presidente Usa e Zelensky, a ulteriore riprova che le due criticità, Ucraina e Medio oriente, corrono in parallelo. Inutile scrivere ex ante sul vertice, più utile accennare al riconoscimento della sovranità del Somaliland da parte di Israele, carta calata a sorpresa da Netanyahu prima del summit, che ha una notevole importanza nel contesto geopolitico mediorientale (e non solo).</p>



<p>Un riconoscimento giunto inatteso, ma della nascita di un Somaliland sovrano si parla da tempo. Riportiamo dall&#8217;<a href="https://apnews.com/article/israel-palestinians-gaza-trump-somaliland-sudan-somalia-575e03aaa0c487bae2fbadfdef8f5ca3" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Associated Press</a> del marzo scorso: &#8220;Gli Stati Uniti e Israele hanno contattato i funzionari di tre governi dell&#8217;Africa orientale per parlare dell&#8217;utilizzo dei loro territori come potenziali destinazioni per <a href="https://apnews.com/article/israel-palestinians-hamas-war-trump-gaza-egypt-saudi-2b1af11c18bf7d5d9aedef68aaba4c00">il trasferimento dei palestinesi</a>&nbsp;sradicati&nbsp;<a href="https://apnews.com/article/israel-hamas-war-gaza-trump-history-6db716f4d924f0a14321e6e68cd50ac4">dalla Striscia di Gaza</a>&#8220;.</p>



<p>&#8220;I contatti con il Sudan, la Somalia e la regione separatista della Somalia nota come Somaliland riflettono la determinazione di Stati Uniti e Israele di portare avanti un piano che è stato ampiamente condannato e ha sollevato gravi <a href="https://apnews.com/article/trump-gaza-plan-palestinians-israel-3f12eb51869da2221afbb22b0bcf47ba">questioni legali e morali</a>. Poiché tutti e tre i paesi sono poveri e, in alcuni casi, devastati dalla violenza&#8221;.</p>



<p>Inoltre, è alquanto ovvio che il trasferimento non sarebbe volontario, ma forzato, data la resistenza della maggior parte dei palestinesi a tale opzione. Su tale ipotesi, riportiamo il <a href="https://www.nytimes.com/2025/02/05/world/middleeast/trump-gaza-takeover-illegal.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">New York Times</a> del febbraio scorso: &#8220;La deportazione o il trasferimento forzato di una popolazione civile costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario, un crimine di guerra e un crimine contro l&#8217;umanità [&#8230;].&nbsp;È proibito da molteplici disposizioni delle Convenzioni di Ginevra e il Tribunale di Norimberga, dopo la Seconda Guerra Mondiale, lo ha definito un crimine di guerra&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.nytimes.com/2025/02/05/world/middleeast/trump-gaza-takeover-illegal.html"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/B1-NYT-1-1024x253.jpg" alt="Trump’s Gaza Takeover Would Violate International Law, Experts Say" class="wp-image-79912"/></a></figure>



<p>&#8220;Lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale (CPI) classifica i trasferimenti forzati di popolazioni sia come crimine di guerra che come crimine contro l&#8217;umanità. E se lo spostamento si concentra su un gruppo specifico in base alla sua identità etnica, religiosa o nazionale, allora si tratta anche di persecuzione, un crimine aggiuntivo&#8221;. Per tali ragioni, e per evidenti motivi socio-politici, nessuno Stato aveva accolto le richieste al riguardo.</p>



<p>Tornando all&#8217;articolo dell&#8217;AP, si riferiva che tra le autorità del Somaliland e gli Usa era in corso un dialogo riservato per arrivare a un accordo quadro: il riconoscimento della sovranità avrebbe potuto convincere il presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi &#8211; che puntava sul riconoscimento della sovranità della regione &#8211; a &#8220;fare marcia indietro&#8221; sul diniego di accogliere i palestinesi. È alquanto ovvio che a tale trattativa non era estranea Tel Aviv, dal momento che Netanyahu era entusiasta dell&#8217;idea (<a href="https://www.timesofisrael.com/with-trump-backing-away-amid-global-refusal-plan-to-relocate-gazans-looking-like-pipe-dream/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Timesofisrael</a>).</p>



<p>Ad oggi il Somaliland, pur avendo incassato quanto desiderava, non si è espresso sull&#8217;accoglienza dei palestinesi, anche perché è chiaro che, se si procederà, si cercheranno modalità riservate.</p>



<p>Il riconoscimento ha fatto infuriare molti Paesi. Anzitutto le autorità somale, che vedono frantumarsi l&#8217;integrità territoriale, ma <a href="https://www.aa.com.tr/en/world/21-arab-islamic-african-countries-condemn-reject-israeli-recognition-of-somaliland/3782872" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Anadolu</a> elenca altri 20 Paesi arabi e africani che hanno preso posizione contro l&#8217;iniziativa.</p>



<p>Molto significativa la dura presa di posizione della Cina (<a href="https://www.reuters.com/world/china/china-opposes-recognition-somaliland-affirms-support-somalia-2025-12-29/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Reuters</a>). Invece, all&#8217;opposto, Taiwan ha accolto con favore la mossa israeliana, come spiega il <a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/breaking-ranks-taiwan-backs-israeli-recognition-of-somaliland/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Timesofisrael </a>che annota come &#8220;Taipei e Somaliland coltivano relazioni bilaterali da diversi anni e nel 2020 hanno aperto uffici di rappresentanza reciproci nelle rispettive capitali&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.reuters.com/world/china/china-opposes-recognition-somaliland-affirms-support-somalia-2025-12-29/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/B2-R-1-1024x653.jpg" alt="China opposes recognition of Somaliland, affirms support for Somalia" class="wp-image-79914"/></a></figure>



<p>Si conferma così una tacita sfida di Israele nei confronti di Pechino, che si è andata delineando di recente tramite l&#8217;intensificarsi dei contatti bilaterali con Taiwan. Probabile che tale divergenza sia dovuta ai rapporti tra Pechino e Teheran, che Tel Aviv vede come fumo negli occhi.</p>



<p>Molti analisti vedono il riconoscimento del Somaliland anche come una mossa strategica per intensificare il contrasto agli Houti dello Yemen, antagonisti irriducibili di Tel Aviv per via del loro sostegno alla causa palestinese.</p>



<p>Tale sviluppo, peraltro, andrebbe di pari passo all&#8217;intensificarsi delle manovre degli Emirati Arabi Uniti &#8211; uno dei pochi Paesi arabi ad aver aderito agli Accordi di Abramo &#8211; nello Yemen. A inizi dicembre, infatti, il Consiglio di transizione meridionale (STC), autorità yemenita affiliata agli Emirati Arabi Uniti, ha avviato una manovra espansionistica ai danni delle aree yemenite controllate da autorità locali legate all&#8217;Arabia Saudita.</p>



<p>Secondo <a href="https://thecradle.co/articles/saudi-arabia-warns-uae-backed-militias-of-direct-military-action-over-yemen-escalation" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Cradle</a>, e non solo, la STC mirerebbe anche a ottenere un riconoscimento analogo a quello del Somaliland. Gli Houti vedrebbero quindi stringersi la morsa attorno allo Yemen del Nord da essi controllato, tanto che hanno minacciato reazioni nel caso in cui Israele inviasse nel Somaliland proprie forze.</p>



<p>Detto questo, tali manovre stanno seminando caos anche tra Emirati arabi uniti e sauditi, con questi ultimi che hanno minacciato di intervenire militarmente nel caso in cui la STC violasse ulteriormente le aree yemenite che fanno riferimento a Riad.</p>



<p>A tale caos non sembrano estranei gli Stati Uniti. Non sembra casuale, infatti, il fatto che l&#8217;iniziativa israeliana sia arrivata al termine di un&#8217;intensa campagna di bombardamenti Usa contro la Somalia, ufficialmente per contrastare le milizie islamiste di al Shabaab.</p>



<p>Come riferisce <a href="https://news.antiwar.com/2025/12/28/us-airstrikes-hit-somalia-on-christmas-day-as-trump-continues-unprecedented-bombing-campaign/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Antiwar</a>, i bombardamenti effettuati quest&#8217;anno in Somalia sono stati più di quelli condotti &#8220;durante le amministrazioni di Joe Biden, Barack Obama e George W. Bush messe insieme&#8221;. Peraltro, tali attacchi si sono intensificati a ridosso del riconoscimento israeliano, con bombardamenti massivi il &#8220;<a href="https://www.africom.mil/pressrelease/36156/us-forces-conducts-strikes-targeting-isis-somalia">22</a>,&nbsp;<a href="https://www.africom.mil/pressrelease/36157/us-forces-conducts-strikes-targeting-isis-somalia">23</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.africom.mil/pressrelease/36159/us-forces-conduct-strikes-targeting-isis-somalia">24 dicembre&#8221;</a>.</p>



<p>A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina: probabile che tali attacchi miravano a destabilizzare la Somalia e a indurre le autorità del Somaliland ad accogliere l&#8217;iniziativa israeliana, non dovendo temere ritorsioni da parte degli antagonisti interni. Ma tale calcolo potrebbe essere errato.</p>



<p>Da vedere cosa farà Trump, al quale tali bombardamenti devono essere stati rivenduti come atto dovuto contro il terrorismo. La resistenza di tanti Paesi arabi alla frammentazione della Somalia, anzitutto quella dell&#8217;Arabia Saudita, potrebbe indurlo a frenare. Per ora<a href="https://www.middleeasteye.net/news/how-trump-saudi-arabia-turkey-and-others-reacted-israeli-recognition-somaliland" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> prende tempo</a>, non potendo andare allo scontro con Tel Aviv; anzi, incalzato da Netanyahu, potrebbe addirittura assecondare tale improvvida iniziativa com&#8217;è accaduto per altre criticità pregresse.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/PN-INS-1024x249.jpg" alt="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard" class="wp-image-79277"/></a></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-riconoscimento-della-sovranita-del-somaliland-semina-caos.html">Il riconoscimento della sovranità del Somaliland semina caos</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Somalia: quando Washington crea i nemici da combattere</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/somalia-quando-washington-crea-i-nemici-da-combattere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 05:59:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1917" height="1180" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/SOMALIA-e1763763496910.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Somalia: quando Washington crea i nemici da combattere" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/SOMALIA-e1763763496910.jpg 1917w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/SOMALIA-e1763763496910.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/SOMALIA-e1763763496910.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/SOMALIA-e1763763496910.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/SOMALIA-e1763763496910.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/SOMALIA-e1763763496910.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1917px) 100vw, 1917px" /></p>
<p>non c'è nessuna ragione razionale per cui gli Stati Uniti debbano bombardare la Somalia".</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1917" height="1180" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/SOMALIA-e1763763496910.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Somalia: quando Washington crea i nemici da combattere" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/SOMALIA-e1763763496910.jpg 1917w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/SOMALIA-e1763763496910.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/SOMALIA-e1763763496910.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/SOMALIA-e1763763496910.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/SOMALIA-e1763763496910.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/SOMALIA-e1763763496910.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1917px) 100vw, 1917px" /></p>
<p>Ieri gli Stati Uniti hanno lanciato una <a href="https://news.antiwar.com/2025/11/20/us-africa-command-launches-a-series-of-airstrikes-in-somalias-puntland-region/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">serie di attacchi sulla Somalia</a>, che si sommano ai tanti precedenti (il 10 novembre Antiwar ne <a href="https://news.antiwar.com/2025/11/10/us-bombs-somalia-for-the-90th-time-this-year/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">annoverava 90</a> solo dall&#8217;inizio dell&#8217;anno<a href="https://news.antiwar.com/2025/11/20/us-africa-command-launches-a-series-of-airstrikes-in-somalias-puntland-region/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">)</a>. Un orrore sottaciuto, che da oltre due decenni miete vittime inutilmente, ché proseguire questa campagna, come annota Joseph Solis-Mullen del <a href="https://libertarianinstitute.org/author/joseph-solis-mullen/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Libertarian Institute</a>, è trattato &#8220;quasi come un&#8217;inevitabilità burocratica: una politica in cerca di una giustificazione, difesa per abitudine piuttosto che per necessità. Perché non c&#8217;è nessuna ragione razionale per cui gli Stati Uniti debbano bombardare la Somalia&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://news.antiwar.com/2025/11/20/us-africa-command-launches-a-series-of-airstrikes-in-somalias-puntland-region/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/b1-a-1024x365.jpg" alt="US Africa Command Launches a ‘Series’ of Airstrikes in Somalia’s Puntland RegionUS Africa Command Launches a ‘Series’ of Airstrikes in Somalia’s Puntland Region" class="wp-image-79312"/></a></figure>



<p>&#8220;Tutta questa intrapresa rappresenta un esempio da manuale di come l&#8217;inerzia, l&#8217;interesse personale e delle istituzioni oltre agli incentivi perversi della burocrazia che alligna nella sicurezza nazionale si combinino per produrre politiche distruttive che non portano alcun beneficio al popolo americano&#8221; e soprattutto ai bombardati, si può aggiungere.</p>



<p>Ciò perché, anzitutto, &#8220;le origini dell&#8217;attuale conflitto non risiedono in antichi odi o in qualche inevitabile lotta di potere africana, ma nelle azioni stesse di Washington. Al-Shabaab, l&#8217;organizzazione che gli Stati Uniti dicono di combattere, è un prodotto diretto della politica statunitense&#8221;.</p>



<p>&#8220;All&#8217;inizio degli anni 2000, la Somalia godeva di una relativa stabilità grazie all&#8217;Unione delle Corti Islamiche (ICU), una coalizione di autorità locali che era riuscita a ridurre la violenza e a imporre un minimo di ordine in un Paese devastato da decenni di conflitti civili&#8221;.</p>



<p>&#8220;Dal momento che l&#8217;ICU comprendeva ovviamente elementi islamisti, Washington – reduce dalla sua visione manichea del mondo post-11 settembre – lo percepì come una minaccia. Così l&#8217;amministrazione di George W. Bush incoraggiò e sostenne l&#8217;invasione della Somalia da parte dell&#8217;Etiopia nel 2006 per rovesciare l&#8217;ICU&#8221;.</p>



<p>&#8220;Il risultato era prevedibile per chiunque abbia familiarità con le dinamiche di base delle insurrezioni: l&#8217;ICU, relativamente moderata, fu frantumata e gli elementi più estremisti si unirono in un nuovo gruppo militante più agguerrito: Al-Shabaab&#8221;.</p>



<p>&#8220;Ma non fu questa la fine della storia. Quando, negli anni successivi, gli Stati Uniti continuarono a intervenire – attraverso attacchi aerei, incursioni segrete e a supporto delle forze dell&#8217;Unione Africana – si ripeté lo stesso processo. Come accaduto in Iraq, Siria, Libia, Yemen e Afghanistan, l&#8217;intervento fratturò la società locale e scatenò gruppi separatisti ancora più violenti&#8221;.</p>



<p>&#8220;L&#8217;emergere dell&#8217;ISIS-Somalia non fu il prodotto di un antico settarismo o di qualche inspiegabile barbarie africana; fu il prevedibile risultato di un vuoto politico e di sicurezza ripetutamente alimentato dalle ingerenze esterne. Washington destabilizzò il Paese, sostenne governi corrotti e deboli e trasformò un problema di sicurezza locale in un problema regionale. Ma nulla di questo ciclo sembrò mai produrre una seria riflessione nei decisori politici statunitensi&#8221;.</p>



<p>&#8220;E così i bombardamenti continuano. Per oltre vent&#8217;anni, le amministrazioni di entrambi gli schieramenti politici hanno condotto attacchi aerei in Somalia contro obiettivi che non rappresentano una minaccia per gli americani, in un Paese che la maggior parte degli americani non riesce neanche a trovare sulla cartina geografica, contro gruppi che non esisterebbero se Washington ne fosse rimasta fuori fin dall&#8217;inizio. Nel frattempo, il Pentagono e la CIA descrivono tutto ciò come &#8216;antiterrorismo&#8217;, suggerendo una necessità che i fatti non supportano&#8221;.</p>



<p>&#8220;Per l&#8217;osservatore accademico distaccato è qualcosa di quasi surreale: le agenzie militari e di intelligence che hanno contribuito a creare il problema usano poi il problema da loro creato come giustificazione per continuare a finanziare, schierare e operare&#8221;.</p>



<p>&#8220;Si tratta, di fatto, di un programma di ripiego per un apparato di sicurezza nazionale tentacolare che cerca disperatamente di rimanere rilevante, di giustificare i propri bilanci e di mantenere l&#8217;illusione di un&#8217;onnipotenza globale. Per gli attori istituzionali coinvolti, gli incentivi sono tutti in una sola direzione: continuare a bombardare. Che questa politica ottenga o meno risultati utili è irrilevante&#8221;.</p>



<p>&#8220;Il risultato di tale politica è quello di uccidere civili, di infiammare le proteste locali e approfondire il sentimento antiamericano. Non si tratta di preoccupazioni astratte. L&#8217;attacco di un drone che uccide una famiglia o annienta i convenuti a una festa di matrimonio può avere ripercussioni su una comunità per anni. Produce reclute. Motiva la vendetta. Consolida la percezione – già diffusa – che gli Stati Uniti trattino le vite dei musulmani come sacrificabili e la sovranità africana come qualcosa da ignorare. Per un paese povero e fragile come la Somalia, il costo umano è enorme&#8221;.</p>



<p>Quindi, dopo aver dettagliato gli enormi costi della campagna, l&#8217;autore prosegue: &#8220;La Somalia non minaccia nessun interesse americano. Non rappresenta nessun rischio per la sicurezza degli Stati Uniti. I suoi conflitti interni, per quanto tragici, non richiedono l&#8217;intervento americano, anzi l&#8217;intervento americano li aggrava palesemente&#8221;.</p>



<p>&#8220;La conseguenza di due decenni di attacchi non è stata la sconfitta di al-Shabaab o la stabilizzazione dello Stato somalo. Al contrario, il gruppo rimane agguerrito, il governo è ancora fragile e il ciclo di violenza continua. Le azioni di Washington non hanno prodotto vittorie, solo stallo e sofferenza&#8221;.</p>



<p>&#8220;Eppure, anche questo minimizza l&#8217;assurdità della cosa. Nonostante tutta la retorica aulica sulla &#8216;lotta al terrorismo&#8217;, i veri motori di questa continua campagna di bombardamenti sono burocratici e politici. Porre fine agli attacchi richiederebbe di ammettere che la politica ha fallito, di mettere in discussione le prerogative istituzionali del Pentagono e dell&#8217;intelligence e di rivalutare la più ampia visione del mondo post-11 settembre, che presuppone che gli Stati Uniti abbiano sia il diritto che l&#8217;obbligo di sorvegliare il mondo. E così gli attacchi continuano, non perché ottengano qualcosa, ma perché nessuno al potere ha un incentivo a fermarli&#8221;.</p>



<p>&#8221; [&#8230;] La Somalia illustra, in piccolo, la più ampia patologia della politica estera statunitense: interventi che creano le stesse minacce che pretendono di contrastare, costi sostenuti dai contribuenti senza alcun beneficio, violenza inflitta ai civili per obiettivi che rimangono indefiniti e una classe politica riluttante ad affrontare le conseguenze delle proprie decisioni&#8221;.</p>



<p>&#8220;Non c&#8217;è nessun motivo per cui gli Stati Uniti debbano bombardare la Somalia. Non c&#8217;è mai stato. E più a lungo continua questa inutile campagna, più diventa chiaro che il problema di Washington non è la mancanza di nemici, ma la sua incapacità di smettere di crearne&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/PN-INS-1024x249.jpg" alt="" class="wp-image-79277"/></a></figure>
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		<item>
		<title>Il ritorno dello spauracchio della difterite</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-ritorno-dello-spauracchio-della-difterite.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Nov 2025 16:45:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105144429726_08525d383e704f9550bed3a47f365dca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105144429726_08525d383e704f9550bed3a47f365dca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105144429726_08525d383e704f9550bed3a47f365dca-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105144429726_08525d383e704f9550bed3a47f365dca-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105144429726_08525d383e704f9550bed3a47f365dca-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105144429726_08525d383e704f9550bed3a47f365dca-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105144429726_08525d383e704f9550bed3a47f365dca-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le epidemie, se non del tutto debellate, sono alla stregua di uno spettro sempre pronto a riemergere. In Africa ci sono parecchi esempi del genere. Spesso, quando una malattia sembra appartenere al passato, puntualmente poi ritorna a mettere sotto pressione i sistemi sanitari locali. Una pressione che non arriva mai però per caso. Al contrario, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-ritorno-dello-spauracchio-della-difterite.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-ritorno-dello-spauracchio-della-difterite.html">Il ritorno dello spauracchio della difterite</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105144429726_08525d383e704f9550bed3a47f365dca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105144429726_08525d383e704f9550bed3a47f365dca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105144429726_08525d383e704f9550bed3a47f365dca-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105144429726_08525d383e704f9550bed3a47f365dca-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105144429726_08525d383e704f9550bed3a47f365dca-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105144429726_08525d383e704f9550bed3a47f365dca-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251105144429726_08525d383e704f9550bed3a47f365dca-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le epidemie, se non del tutto debellate, sono alla stregua di uno spettro sempre pronto a riemergere. In Africa ci sono parecchi esempi del genere. Spesso, quando una malattia sembra appartenere al passato, <strong>puntualmente poi ritorna a mettere sotto pressione i sistemi sanitari locali</strong>. Una pressione che non arriva mai però per caso. Al contrario, c&#8217;è sempre un motivo scatenante dietro la ricomparsa di vecchie e nuove epidemie e, il più delle volte, si tratta della<strong> distrazione da parte dell&#8217;uomo.</strong> Quando si abbassa la guardia da un agente patogeno, le malattie rimaste endemiche tornano a fare paura.<a href="https://it.insideover.com/societa/somalia-la-difterite-torna-a-colpire-il-peso-dei-tagli-usa-e-la-fragilita-di-un-sistema-sanitario.html"> Ed è esattamente quello che sta accadendo, nel corso dell&#8217;ultimo anno, in Somalia. </a>Qui il timore principale è legato alla <strong>difterite</strong>, una di quelle malattie considerate in regressione. Ma anche adesso, tra guerre mai domate e campagne di vaccinazioni ridimensionate, ha ripreso a miete vittime. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dei vaccini negli anni precedenti </h2>



<p><strong>La Somalia è storicamente uno dei Paesi più esposti alla difterite</strong>. Anche qui, non si tratta di un mero caso. La malattia insorge soprattutto<strong> in contesti più poveri e dove la risposta delle autorità sanitarie appare più lenta e difficile</strong>. La dimostrazione arriva dal fatto che la difterite è quasi scomparsa dall&#8217;Europa in tempi relativamente recenti. Causata dal batterio<strong> Corynebacterium diphtheriae</strong>, il quale diffonde tossine in grado di attaccare anche organi vitali, la difterite è stata messa ai margini nel Vecchio Continente grazie al ruolo dei <strong>vaccini</strong>. Negli anni &#8217;30 ad esempio, in Italia i casi sono drasticamente diminuiti. Sono però ripresi durante gli anni della seconda guerra mondiale, quando per ovvi motivi il sistema sanitario non ha potuto fornire un&#8217;adeguata copertura vaccinale. Subito dopo il conflitto tuttavia, i casi sono nuovamente subito scesi: nel 1952 sono stati solo 30, arrivando a zero nel 1989.</p>



<p>In poche parole<strong>, con la difterite non è possibile concedersi distrazioni dalle campagne vaccinali</strong>: non appena le dosi distribuite tra la popolazione calano, la malattia torna ad assumere connotati epidemici. Un&#8217;altra dimostrazione è arrivata negli anni &#8217;90 dalla <strong>Russia</strong>: dopo il crollo dell&#8217;Urss, il ridimensionato delle campagne vaccinali dovuto alle difficoltà dei sistemi sanitari post sovietici ha portato, nel giro di pochi anni, <a href="https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC2640235/">a una crescita esponenziale dei contagi. </a></p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione in Somalia negli ultimi anni </h2>



<p>Fatte queste premesse dunque, ben si comprende il motivo per cui in diversi Paesi in via di sviluppo la malattia è ancora piuttosto presente. Anche se negli ultimi anni i trend registrati sono stati piuttosto incoraggianti: in Somalia, così come in altre aree del Corno d&#8217;Africa e dell&#8217;Africa centrale, <strong>la campagna di vaccinazione è stata seguita dalle autorità locali con una certa costanza</strong> e ha portato a una drastica diminuzione dell&#8217;insorgenza della malattia. </p>



<p>Qui più che altrove l&#8217;attenzione è stata massima: le caratteristiche climatiche, così come la vulnerabilità del sistema sanitario locale e una situazione politica instabile da anni, hanno fatto ritenere prioritario alle organizzazioni internazionali sanitarie dotare la Somalia di tutti gli strumenti necessari per combattere la difterite. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il taglio degli aiuti e i continui conflitti hanno innescato la nuova epidemia</h2>



<p>Il problema però è che buona parte dei mezzi vitali per contrastare la malattia,<strong> sono sempre arrivati dall&#8217;estero.</strong> A finanziare la maggior parte dei progetti anti difterite in Somalia, sono stati gli Usa tramite i fondi di <strong>Usaid</strong>. Soldi che, com&#8217;è noto, sono stati oggetto della scure dei tagli voluti dal presidente Donald Trump all&#8217;inizio del suo secondo mandato. La carenza di somme necessarie a proseguire la vaccinazione rappresenta il primo tassello mancante. Ma non certamente l&#8217;unico, visto che la Somalia deve fare i conti nelle sue regioni centrali e meridionali con l&#8217;<strong>avanzata dei gruppi terroristici</strong>. Se un Paese, come si è visto negli esempi precedenti, è impegnato in una guerra, difficilmente potrà mandare avanti la sfida contro la difterite. </p>



<p>La fuga di decine di cittadini dalle aree centrali, il collasso dei sistemi sanitari in alcune regioni e la pressione a cui sono stati sottoposti gli ospedali di Mogadiscio negli ultimi mesi, hanno creato un mix sanitario esplosivo. Secondo i dati dell&#8217;Oms, soltanto nei primi otto mesi del 2025, <a href="https://www.agi.it/estero/news/2025-08-21/allarme-difterite-somalia-vaccini-32813825/">in tutta la Somalia sono stati registrati 1.600 casi di difterite e almeno 87 decessi.</a> Il doppio rispetto al 2024, con i numeri che appaiono più gravi soprattutto nella regione di <strong>Shabeellaha</strong>, nello Stato di <strong>Hirshabelle</strong>. Qui le cliniche e gli ospedali in grado di somministrare i vaccini sono al collasso. E senza più grandi aiuti internazionali, il timore è che la situazione possa soltanto peggiorare. </p>
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		<title>Nella Somalia in cerca di stabilità è nato un nuovo Stato federato</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/in-somalia-e-stato-creato-un-nuovo-stato-federato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2025 17:27:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Corno d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808092718522_1216994895166c0754d1fdb2b80c015c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808092718522_1216994895166c0754d1fdb2b80c015c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808092718522_1216994895166c0754d1fdb2b80c015c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808092718522_1216994895166c0754d1fdb2b80c015c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808092718522_1216994895166c0754d1fdb2b80c015c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808092718522_1216994895166c0754d1fdb2b80c015c-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808092718522_1216994895166c0754d1fdb2b80c015c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Northeastern Somali Regional State è il sesto Stato federato somalo, ma la nuova entità incorpora già i più vecchi e annosi problemi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808092718522_1216994895166c0754d1fdb2b80c015c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808092718522_1216994895166c0754d1fdb2b80c015c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808092718522_1216994895166c0754d1fdb2b80c015c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808092718522_1216994895166c0754d1fdb2b80c015c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808092718522_1216994895166c0754d1fdb2b80c015c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808092718522_1216994895166c0754d1fdb2b80c015c-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250808092718522_1216994895166c0754d1fdb2b80c015c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dal 2012 la Somalia, almeno sulla carta e al netto di tutte le difficoltà delle forze centrali nel controllare il territorio nazionale, è una Repubblica federale. Una forma di governo, quest&#8217;ultima, scelta a suo tempo per provare a riunire tutti quegli Stati che, a partire dalla <strong>caduta di Siad Barre nel 1991</strong>, si erano progressivamente resi indipendenti. Si è così venuta a creare una federazione composta da cinque Stati: <strong>Puntland, Galmudug, Somalia Sud-Occidentale, Hirshabelle</strong> e <strong>Jubaland</strong>. Un elenco che non comprende il Somaliland, l&#8217;ex Somalia Britannica dal 1991 dotata<em> de facto</em> di autogoverno, e a cui occorre aggiungere l&#8217;ultimo arrivato: il<strong> Northeastern Somali Regional State.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">An up-to-date map of Somalia’s federal states 🗺️ – including the border shared by North East State which is the newest federal state and Somaliland. A useful reference for anyone following developments in the region. <a href="https://twitter.com/hashtag/Somalia?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Somalia</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/HornOfAfrica?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#HornOfAfrica</a> <a href="https://t.co/bIL4dsWwqD">pic.twitter.com/bIL4dsWwqD</a></p>&mdash; Ahmed Warsama (@ahmed_warsama) <a href="https://twitter.com/ahmed_warsama/status/1957941390001738052?ref_src=twsrc%5Etfw">August 19, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Uno Stato nuovo, ma con vecchi problemi </h2>



<p>Il nuovo Stato non nasce su territori di altri Stati ma, al contrario, <strong>comprende regioni da tempo oggetto di contesa</strong>. Prima dell&#8217;accordo che il 31 luglio scorso ha portato alla formazione del Northeastern Somali Regional State, l&#8217;area era contrassegnata sulle mappe dalle linee tratteggiate che indicano la presenza di status giuridici non chiariti. Un vero e proprio <strong>buco nero geografico</strong> colmato adesso con il nuovo Stato. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Breaking: tonight, in the city of Lasanod, the SSC Grand Conference has officially adopted the name “North Eastern State of Somalia” for the emerging Federal Member State. In a significant step forward, delegates also unanimously ratified the Constitution of the new state. <a href="https://t.co/H2VjujEF2o">pic.twitter.com/H2VjujEF2o</a></p>&mdash; Ministry of Interior, Federal Affairs &amp; Rec (@MoIFARSomalia) <a href="https://twitter.com/MoIFARSomalia/status/1950640851690115200?ref_src=twsrc%5Etfw">July 30, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>In poche parole, la nuova entità amministrativa va a colmare un certo vuoto sulla mappa. Non è detto però che questo serva a ridare effettivamente a Mogadiscio il controllo del territorio. Le regioni storiche inserite nel nuovo Stato sono il <strong>Khatumo</strong> e il <strong>Maakhir</strong>, rivendicate a Ovest dal Somaliland e a Est dal Puntland. Non si tratta di rivendicazioni di secondo piano: basti pensare che, fino all&#8217;estate del 2023, le forze del Somaliland avevano il controllo della capitale del nuovo Stato, <strong>Las Anod</strong>. Pur se cacciate dalle milizie locali, una parte del territorio è comunque ancora oggi in mano alle forze dello Stato secessionista. Appare quindi difficile oggi pensare a un&#8217;immediata pacificazione dell&#8217;area.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa cambia per la Somalia</h2>



<p>Mogadiscio comunque prova a dare <strong>segnali di normalizzazione</strong>. La gestione tutto sommato pacifica della transizione verso la creazione del sesto Stato, al pari della possibilità di vedere nuovamente issata la bandiera somala nella città di Las Anod, appaiono segnali complessivamente positivi. Specialmente considerando il contesto eternamente instabile del Paese africano. Gli elementi incoraggianti, non devono tuttavia nascondere le tante incognite. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇸🇴 Nearly a month after its declaration as the newest federal member state in Somalia, the process of forming a government for the Northeastern State is humming along rather smoothly. <br><br>Read more: <a href="https://t.co/F205WXnSB0">https://t.co/F205WXnSB0</a><a href="https://twitter.com/hashtag/OKA15521?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#OKA15521</a> <a href="https://t.co/J0gVzHbtFw">pic.twitter.com/J0gVzHbtFw</a></p>&mdash; OkayAfrica (@OkayAfrica) <a href="https://twitter.com/OkayAfrica/status/1960796363194544253?ref_src=twsrc%5Etfw">August 27, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La prima, come sottolineato in precedenza, riguarda la possibilità che il nuovo Stato risolva la situazione solo sulla carta. Sul terreno, la presenza di nuove bandiere somale potrebbe non rivelarsi risolutiva. La seconda, ha a che fare invece <strong>con i possibili calcoli elettorali dell&#8217;attuale presidente Hassan Sheikh Mohamud</strong>. In carica dal 2022, il capo dello Stato vorrebbe sfruttare a suo vantaggio nel 2026 la nascita del nuovo Stato, considerando il fatto che per la prima volta fra due anni la Somalia andrà al voto con il suffragio universale.</p>



<p><a href="https://hornobserver.com/articles/3454/Somalias-Fragile-Balancing-Act-Power-Struggles-Rebel-Gains-and-International-Friction">Così come scritto da Abdi Guled su <em>Horn Observer</em></a>, l&#8217;accelerazione dell&#8217;iter che ha portato al nuovo Stato sarebbe stata voluta da Sheikh Mohamud per catturare i voti locali. E, soprattutto, presentarsi come il vero stabilizzatore del Paese. Questo nonostante, come sottolineato nelle scorse settimane, <a href="https://it.insideover.com/guerra/somalia-sempre-piu-nel-caos.html">sulla Somalia continui a spirare un forte vento jihadista e terrorista. </a></p>



<p></p>
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		<title>Al-Shabaab all&#8217;attacco: Somalia sempre più nel caos</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/somalia-sempre-piu-nel-caos.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2025 12:07:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Al Shabaab]]></category>
		<category><![CDATA[Corno d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=480266</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono giorni piuttosto turbolenti per la Somalia, sia sul piano militare che politico. Il Paese, senza un vero governo dalla caduta di Said Barre nel 1991 e da allora considerato come emblema di Stato fallito, sta adesso subendo una nuova offensiva da parte di Al Shabaab. Quest&#8217;ultima è la formazione, affiliata ad Al Qaeda, che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/somalia-sempre-piu-nel-caos.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221006184144207_77b6d50b90575253001801769224d310-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono giorni piuttosto turbolenti per la <strong>Somalia</strong>, sia sul piano militare che politico. Il Paese, senza un vero governo dalla caduta di Said Barre nel 1991 e da allora considerato come emblema di Stato fallito, sta adesso subendo un<strong>a nuova offensiva da parte di Al Shabaab</strong>. Quest&#8217;ultima è la formazione, affiliata ad<a href="https://it.insideover.com/video/al-qaeda-22-anni-dopo"> Al Qaeda</a>, che da anni controlla interi territori e che a una retorica islamista unisce anche istanze nazionaliste. Non solo, ma le grane per Mogadiscio sono anche di ordine politico: il <strong>Somaliland</strong>, regione secessionista fuori dal controllo centrale, ha offerto agli Usa la disponibilità a ospitare una base militare in cambio del riconoscimento dell&#8217;indipendenza da parte di Washington. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le offensive di Al Shabaab </h2>



<p>Per la verità, in Somalia periodi di reale calma è impossibile rintracciarli nelle ultime tre decadi. Tuttavia, il controllo militare di Al Shabaab in alcune delicate aree del Paese era stato quantomeno ridimensionato. Negli ultimi anni, i terroristi sono stati responsabili di molteplici attacchi terroristici, anche nella capitale Mogadiscio, ma erano stati costretti sulla difensiva nella guerra per il controllo territoriale. Nelle ultime settimane, la situazione si sta nuovamente ribaltando: dopo essere entrati a inizio mese nella strategica cittadina di <strong>Tardo</strong>, le bandiere jihadiste nelle scorse ore hanno iniziato a sventolare anche a <strong>Maxaas</strong>. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr"><a href="https://twitter.com/hashtag/BIGALERT?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#BIGALERT</a> 🚨🚨: Al-Shabaab Captures Maxaas Town in Eastern Hiiraan After 11 Years in an Unprecedented Offensive Earlier Today.<br><br>Al-Shabaab militants have captured the strategically important town of Maxaas in the eastern part of the Hiiraan region, marking their return to the… <a href="https://t.co/J25GYMWhrN">pic.twitter.com/J25GYMWhrN</a></p>&mdash; Warsama M. (@warsamohamed84) <a href="https://twitter.com/warsamohamed84/status/1949405186281119974?ref_src=twsrc%5Etfw">July 27, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Si è trattato di un colpo strategico importante a favore dei terroristi. Così come commentato da diversi analisti militari, la caduta di Maxaas ha certificato le difficoltà delle forze governative a mantenere la linea del fronte nella provincia dell&#8217;<strong>Hiiran orientale</strong>. Una regione strategica quest&#8217;ultima, non lontana né da Mogadiscio e né dal confine etiope. L&#8217;avanzata di Al Shabaab, nelle prossime settimane, potrebbe spingersi in aree sempre più importanti e difficilmente recuperabili dalle forze di Mogadiscio. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli scontri con l&#8217;Isis nel Puntland</h2>



<p>Al Shabaab non è l&#8217;unica insidia terroristica che assedia il territorio somalo. Le cellule dell&#8217;<strong>Isis</strong> sorte nel nord del Paese e, in particolare, nel Puntland stanno generando nuove tensioni e nuove violenze. A fronteggiare la minaccia dello Stato Islamico, sono le forze locali del <strong>Puntland</strong>. Queste ultime, pur se non integrate in quelle governative, appaiono comunque legate a Mogadiscio. Nelle ultime settimane, complici anche alcuni <strong>raid portati a termine dall&#8217;aviazione Usa </strong>intervenuta a supporto, le forze del Puntland hanno registrato alcuni successi e hanno ucciso decine di miliziani. Ma, hanno avvertito gli stessi funzionari di Washington, l&#8217;Isis nell&#8217;area continua a mantenere una certa pericolosità. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le velleità del Somaliland</h2>



<p>C&#8217;è poi, come accennato in precedenza, una questione più marcatamente politica. Il Somaliland, stanziato grossomodo lì dove un tempo sorgeva la Somalia britannica, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-somaliland-e-lassedio-delle-grandi-potenze.html">da tempo cerca un certo riconoscimento internazionale al proprio governo che &#8220;de facto&#8221; governa la regione</a>. Dopo l&#8217;accordo dello scorso anno con l&#8217;<strong>Etiopia</strong> per lo sfruttamento di alcuni porti, intese che hanno generato tensioni tra Addis Abeba e Mogadiscio, adesso il governo del Somaliland ci riprova direttamente con gli Stati Uniti. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">According to Bloomberg, the Republic of Somaliland has offered the United States the opportunity to construct a naval base on its coast near the Bab al-Mandab Strait between the Gulf of Aden and the Red Sea, as well as a critical rare earth-minerals deal, in exchange for its… <a href="https://t.co/Tzk3VMpE2M">pic.twitter.com/Tzk3VMpE2M</a></p>&mdash; OSINTdefender (@sentdefender) <a href="https://twitter.com/sentdefender/status/1950776172880490812?ref_src=twsrc%5Etfw">July 31, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Secondo quanto rivelato da <em>Bloomberg Tv</em>, membri del governo del Somaliland avrebbero avviato un&#8217;attività di lobbying per convincere la Casa Bianca a riconoscere l&#8217;indipendenza. Anche a costo di offrire agli Usa l&#8217;accesso ai propri porti, strategici in quanto affacciati sul Golfo di Aden, e alle proprie risorse naturali. </p>
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		<title>Il Somaliland e l&#8217;assedio delle grandi potenze</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-somaliland-e-lassedio-delle-grandi-potenze.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Umbrello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Apr 2025 15:45:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411134003607_614fb3d7ebed839d786fc363c1082f27.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411134003607_614fb3d7ebed839d786fc363c1082f27.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411134003607_614fb3d7ebed839d786fc363c1082f27-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411134003607_614fb3d7ebed839d786fc363c1082f27-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411134003607_614fb3d7ebed839d786fc363c1082f27-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411134003607_614fb3d7ebed839d786fc363c1082f27-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250411134003607_614fb3d7ebed839d786fc363c1082f27-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nell&#8217;estremo nord della Somalia si estende una regione dove l&#8217;asfalto si deteriora sotto il sole cocente e i confini sussistono unicamente nella concezione di chi li traccia da una prospettiva remota: il Somaliland. Non corrisponde a uno Stato nel senso convenzionale, privo di rappresentanza alle Nazioni Unite e di riconoscimento formale nei consessi internazionali, ma &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-somaliland-e-lassedio-delle-grandi-potenze.html">[...]</a></p>
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<p>Nell&#8217;estremo nord della Somalia si estende una regione dove l&#8217;asfalto si deteriora sotto il sole cocente e i confini sussistono unicamente nella concezione di chi li traccia da una prospettiva remota: il Somaliland. <strong>Non corrisponde a uno Stato</strong> nel senso convenzionale, privo di rappresentanza alle Nazioni Unite e di riconoscimento formale nei consessi internazionali, ma forma una realtà più dinamica di molte repubbliche ufficialmente riconosciute e, forse proprio per tale ragione, intrinsecamente più esposta.</p>



<p>A partire dalla fine degli anni Ottanta, Hargeisa, capitale della regione settentrionale della Somalia precedentemente nota come Somaliland britannico, e i suoi residenti hanno sopportato l&#8217;eredità tossica di un capitolo storico intriso di sangue, sabbia e silenzi. Tutto ebbe inizio nel 1981, quando gli abitanti del nord, una regione che aveva scelto di unirsi alla Somalia italiana nel 1960 dopo decenni di amministrazione britannica ma che si trovava a subire una crescente emarginazione economica, politica e sociale sotto il regime dittatoriale di Mohammed Siad Barre, si ribellarono. Il regime di Siad Barre, salito al potere con un colpo di stato nel 1969 e noto per la sua centralizzazione del potere, la repressione del dissenso e le politiche discriminatorie a favore dei clan del sud, reagì alla ribellione del Movimento Nazionale Somalo (SNM), un gruppo di opposizione armata composto principalmente da membri del clan Isaaq, con una brutalità inaudita. La reazione governativa si trasformò in una pianificata campagna di violenza contro la popolazione civile Isaaq tra il 1987 e il 1989, culminando nel genocidio degli Isaaq, un crimine che causò la morte di decine di migliaia, se non centinaia di migliaia, di persone e la distruzione di città come Hargeisa, che fu pesantemente bombardata dalle forze governative. Eppure, in mezzo a quelle macerie, con Hargeisa ridotta in gran parte a rovine, <strong>nacque un&#8217;idea tenace della creazione di uno Stato nuovo e libero</strong>, il Somaliland, con una sua capitale, le sue istituzioni e le sue elezioni, come risposta al sanguinario regime di Siad Barre e al desiderio di autodeterminazione dopo anni di oppressione e violenza.</p>



<p>Oggi il Somaliland non è solo un popolo che lotta per vedere riconosciuta la propria autonomia, ma una comunità intrappolata in una partita più grande di lei, schiacciata tra le ambizioni delle potenze regionali e i giochi di potere mondiali. L’ultimo capitolo di questa storia si è scritto a gennaio 2024, quando l’Etiopia, desiderosa di <a href="https://sofrep.com/news/could-resource-wars-over-water-become-frequent-in-the-future/">uno sbocco marittimo</a> dopo aver perso l&#8217;accesso al Mar Rosso, ha sottoscritto un memorandum d&#8217;intesa con Hargeisa, ottenendo in cambio un corridoio commerciale verso il porto di Berbera. Una stretta di mano che ha generato ripercussioni importanti a livello governativo.</p>



<p>A Mogadiscio, il governo federale ha interpretato quell&#8217;accordo come un tradimento, un affronto all&#8217;unità somala, oltre che un precedente pericoloso per la sua integrità territoriale. Al Cairo, il patto è stato letto come una diretta provocazione da parte di Addis Abeba, in piena crisi diplomatica per la diga del GERD (Grande Diga Etiope del Rinascimento) sono tutt&#8217;altro che risolte. Di conseguenza, mentre l&#8217;Etiopia cerca uno sbocco marittimo e un futuro di crescita, Egitto e Somalia hanno stretto un&#8217;alleanza militare. Verso la metà del 2024, soldati egiziani hanno fatto il loro ingresso nel Corno d&#8217;Africa, ufficialmente per attività di &#8220;addestramento&#8221;, ma con la sottintesa intenzione di esercitare pressione sulla situazione. L&#8217;ultima mossa in una guerra che si combatte già, anche se in punta di piedi, a colpi di presenza militare, accordi sottobanco e pressioni strategiche.</p>



<p>In questo labirinto diplomatico complesso, <strong>gli attori coinvolti aumentano progressivamente</strong>. La Turchia, adottando una strategia diplomatica discreta e perseguendo le proprie ambizioni post-ottomane, si è proposta come mediatore tra Addis Abeba e Mogadiscio, ospitando i contendenti ad Ankara lo scorso dicembre. Tuttavia, al di sotto della calma apparente dei negoziati, le tensioni rimangono latenti. Qualora il Sudan dovesse precipitare ulteriormente nel caos, come molti temono, il Somaliland potrebbe innescare una reazione a catena regionale di più ampie proporzioni.</p>



<p>E poi c’è Israele. Secondo fonti vicine all’intelligence regionale, <strong>Tel Aviv ha siglato accordi riservati con Hargeisa per la fornitura di sistemi di sorveglianza avanzati</strong>, gli stessi impiegati nei Territori palestinesi occupati, e programmi di addestramento per le forze locali. L’obiettivo? Trasformare il Somaliland in una piattaforma operativa contro l’Iran, un occhio elettronico puntato sullo stretto di Bab el-Mandeb. E forse qualcosa di più, come una futura <a href="https://allisrael.com/israel-seeks-to-establish-military-base-in-somaliland-to-counter-houthi-threat-from-yemen">base militare</a> da cui far decollare i jet F-35 in missioni che potrebbero, un giorno, lambire i reattori nucleari iraniani di Bouchehr, passando silenziosamente sul Mar Rosso, senza chiedere permesso ai vicini arabi.</p>



<p>In perfetta sincronia, <strong>il Regno Unito, ex potenza coloniale, non resta a guardare.</strong> Londra non dispiega forze militari, ma delinea strategie attraverso investimenti mirati e una diplomazia poco trasparente. Mediante società offshore finanziate con riservatezza, sostiene l&#8217;esplorazione petrolifera nelle acque costiere somale e orchestra manovre per legittimare la secessione del Somaliland all&#8217;interno del Commonwealth, un&#8217;organizzazione intergovernativa di 56 stati indipendenti e sovrani, la maggior parte dei quali con un passato legame storico con l&#8217;Impero Britannico.  Il tutto, mentre promuove la narrazione di una missione &#8220;democratica&#8221;, nascondendo a malapena l&#8217;intenzione di ripristinare antichi legami coloniali.</p>



<p>Così, giorno dopo giorno, il Somaliland scivola nel ruolo di pedina più che di attore protagonista, un territorio su cui si proiettano ambizioni esterne volte a trasformarlo in uno Stato cuscinetto, analogamente al <a href="https://it.insideover.com/schede/nazionalismi/cose-il-rojava.html">Rojava </a>siriano, con l&#8217;obiettivo di indebolire la coesione della Somalia e di contenere l&#8217;espansione dell&#8217;influenza turca, egiziana o iraniana nella regione. Ma  il costo di questa strategia grava interamente sulle spalle degli abitanti di Hargeisa, Berbera e Burao, persone che non aspirano allo scontro ma si ritrovano costantemente al centro della tempesta geopolitica.</p>



<p>Nel frattempo, venti di guerra si propagano anche dallo Yemen. Gli Houthi, gruppo armato sciita sostenuto dall&#8217;Iran, <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-houthi-incendiano-il-mar-rosso-gli-americani-colpiscono-acquedotti-e-ospedali.html">hanno intensificato gli attacchi</a> alle rotte commerciali del Mar Rosso in segno di solidarietà con Hamas. Droni si levano in volo dalla costa yemenita, ma la reazione giunge dal cielo, con la Quinta Flotta statunitense che nel marzo 2025, ha avviato una nuova campagna di bombardamenti con l&#8217;obiettivo dichiarato di smantellare postazioni Houthi con precisione chirurgica, almeno secondo quanto riportato dai comunicati stampa.</p>



<p>Con un interesse geopolitico ben definito, anche <strong>gli Stati Uniti si posizionano attivamente nella contesa per l&#8217;influenza sul territorio</strong> del Somaliland. L&#8217;aspirazione primaria della politica estera del presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi, è stata il conseguimento del riconoscimento internazionale per il territorio che ha dichiarato la propria indipendenza nel 1991, senza che ad oggi alcuno stato lo abbia formalmente riconosciuto come sovrano. Inaspettatamente, verso la fine dell&#8217;anno precedente alla sua entrata in carica alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha manifestato l&#8217;intenzione di concedere un riconoscimento ufficiale al Somaliland, designando Washington come la prima capitale straniera a compiere tale passo. Per questa piccola nazione isolata sulla scena internazionale, la prospettiva di una stabile presenza militare statunitense, capace di proteggere lo stato dell&#8217;Africa orientale dalla persistente instabilità somala, rappresenta indubbiamente un&#8217;opportunità estremamente allettante, specialmente in virtù della sua potenziale associazione con il riconoscimento della sovranità da parte di una potenza internazionale di primaria importanza.</p>



<p>Con l&#8217;assenso del Somaliland, l&#8217;amministrazione statunitense potrebbe contemplare l&#8217;utilizzo del paese come sito di trasferimento per i palestinesi allontanati da Gaza, inquadrato in un piano utopistico volto a trasformare Gaza in una località turistica e a dislocarne la popolazione. Ma&nbsp;dal punto di vista di Washington, l&#8217;accordo genererebbe benefici che vanno oltre la semplice creazione di un&#8217;area di reinsediamento per i palestinesi, espropriati per favorire lo sviluppo di residenze di lusso americane e israeliane.&nbsp;&nbsp;La rilevante collocazione geografica del Somaliland sul Mar Rosso lo renderebbe una base operativa privilegiata per interventi nello Yemen e assicurerebbe agli Stati Uniti un inedito e cruciale punto di appoggio nel Corno d&#8217;Africa, in una fase caratterizzata da una rapida espulsione di forze militari straniere dai paesi del continente.</p>



<p>Politici e analisti sembrano dimenticare, però, che la regione non è vuota. Non è in attesa di essere colonizzata dalle ambizioni altrui secondo le logiche di chi ha più potere. È un territorio con una memoria e un orgoglio. Ha vissuto il trauma della pulizia etnica, ha sopportato l’indifferenza della comunità internazionale, e oggi rischia di essere nuovamente inghiottito dalla violenza, questa volta per motivi che nulla hanno a che fare con la sua storia.<br><br><strong>Il Somaliland si trova intrappolato in un pericoloso paradosso</strong>. Quanto più intensamente persegue il riconoscimento internazionale, tanto più diventa vulnerabile allo sfruttamento geopolitico. La sua battaglia per l&#8217;emancipazione rischia amaramente di trasformarlo nello strumento perfetto per calcoli di potere altrui, con costi potenzialmente devastanti per la sua popolazione. Qualora le strategie occidentali dovessero rivelarsi fallimentari, qualora uno solo degli intricati equilibri regionali venisse meno, sarebbe ancora una volta la gente di Hargeisa a sanguinare. In silenzio, come sempre.</p>
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		<title>La Somalia al centro del grande gioco africano di Erdogan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-somalia-al-centro-del-grande-gioco-africano-di-erdogan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2025 08:05:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Corno d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Rosso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="660" height="438" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/ECUVMtFXkAEnH0h.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/ECUVMtFXkAEnH0h.jpg 660w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/ECUVMtFXkAEnH0h-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/ECUVMtFXkAEnH0h-300x199.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 660px) 100vw, 660px" /></p>
<p>La Somalia occupa un posto chiave nella strategia africana della Turchia. Situata nel Corno d’Africa, lungo rotte commerciali vitali e ricca di risorse marittime, attira da anni l’interesse di Ankara. Il legame turco-somalo moderno nasce in un momento simbolico: nel 2011 Recep Tayyip Erdoğan, allora primo ministro turco, visitò Mogadiscio nel pieno di una devastante &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-somalia-al-centro-del-grande-gioco-africano-di-erdogan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="660" height="438" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/ECUVMtFXkAEnH0h.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/ECUVMtFXkAEnH0h.jpg 660w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/ECUVMtFXkAEnH0h-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/ECUVMtFXkAEnH0h-300x199.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 660px) 100vw, 660px" /></p>
<p>La Somalia occupa un posto chiave nella strategia<a href="https://it.insideover.com/energia/turchia-giocando-sul-gas-russo-lequilibrista-erdogan-si-siede-al-tavolo-dei-grandi.html"> africana della Turchia.</a> Situata nel Corno d’Africa, lungo rotte commerciali vitali e ricca di risorse marittime, attira da anni l’interesse di Ankara. Il legame turco-somalo moderno nasce in un momento simbolico: nel 2011 Recep Tayyip Erdoğan, allora primo ministro turco, visitò Mogadiscio nel pieno di una devastante carestia. Fu il primo leader non africano a mettere piede in Somalia dopo decenni di conflitti, portando aiuti umanitari e attenzione internazionale. Quella visita, all’epoca presentata come gesto umanitario disinteressato, ha gettato le basi per una partnership che nel tempo è divenuta sempre più strategica e pragmatica.</p>



<p>Da&nbsp;<strong>“Anno dell’Africa”</strong>&nbsp;proclamato dalla Turchia nel 2005 ai giorni nostri, Ankara ha coltivato rapporti con molti Paesi africani, ma la Somalia spicca come caso esemplare. In poco più di un decennio, la Turchia è passata dall’essere un amico soccorritore a un attore dominante in Somalia. Oggi Mogadiscio è il fulcro della presenza turca in Africa orientale: un laboratorio in cui si mescolano cooperazione e interessi nazionali turchi. Ripercorriamo come Ankara, con abilità e determinazione, abbia intrecciato aiuti, investimenti, forza militare e diplomazia per espandere la propria influenza somala ed africana.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Infiltrazione Economica: dalla Cooperazione allo Sfruttamento</strong></h2>



<p>Subito dopo la visita del 2011, la Turchia si è presentata come partner generoso per la ricostruzione somala. Attraverso la sua agenzia di cooperazione TIKA e varie organizzazioni umanitarie, Ankara ha finanziato progetti fondamentali: ha contribuito al rifacimento dell’aeroporto internazionale Aden Adde di Mogadiscio, alla modernizzazione del porto della capitale e persino alla costruzione di importanti infrastrutture sanitarie, tra cui un grande ospedale intitolato proprio a&nbsp;<strong>Recep Tayyip Erdoğan</strong>. Nel giro di pochi anni, grazie a&nbsp;<strong>centinaia di milioni di dollari</strong>&nbsp;in aiuti e investimenti, la Turchia si è guadagnata il favore della popolazione locale e del governo somalo, proponendosi come alleato disinteressato interessato al benessere del Paese.</p>



<p>Dietro la facciata della cooperazione, però, Ankara ha progressivamente assicurato a sé un controllo diretto di segmenti strategici dell’economia somala. Aziende turche vicine al governo Erdoğan hanno ottenuto concessioni di lungo periodo&nbsp;<strong>senza gara</strong>&nbsp;per gestire le infrastrutture chiave. Il gruppo Albayrak, ad esempio, si è assicurato la gestione del porto di Mogadiscio per anni, mentre la società Favori LLC (anch’essa turca) ha preso in mano le redini dell’aeroporto internazionale. Queste concessioni, inizialmente giustificate dalla mancanza di capacità locali e dalla volontà turca di aiutare, hanno però garantito a Istanbul una posizione privilegiata sulle principali vie d’accesso della Somalia al mondo. Oltre ai profitti dalle attività portuali e aeroportuali, la presenza turca in questi snodi significa&nbsp;<strong>leverage</strong>&nbsp;politico-economico: chi controlla porti e aeroporti somali esercita un’influenza enorme sul governo di Mogadiscio. Non a caso, rapporti internazionali hanno in passato sollevato dubbi su pratiche opache legate a queste gestione – dalle&nbsp;<strong>mazzette a funzionari locali</strong>&nbsp;al riciclaggio – segno che l’“aiuto” turco ha anche un volto predatorio.</p>



<p>Parallelamente, la Turchia ha investito nell’<strong>istruzione</strong>&nbsp;come strumento di penetrazione culturale ed economica a lungo termine. Negli ultimi anni,&nbsp;<strong>molti giovani somali</strong>&nbsp;hanno ricevuto borse di studio per studiare nelle università turche. Ankara ha finanziato scuole e programmi educativi in Somalia, e dopo il 2016 (in seguito alla rottura di Erdoğan con il movimento di Gülen) ha consolidato la propria presenza educativa rilevando istituti scolastici locali. Questo significa che una nuova élite somala sta crescendo con formazione, lingua e contatti turchi. In prospettiva, medici, ingegneri, funzionari e imprenditori somali formati a Istanbul o Ankara saranno naturali alleati e partner economici della Turchia. Ciò rappresenta un investimento strategico: quella che era&nbsp;<strong>cooperazione</strong>&nbsp;educativa disinteressata si sta rivelando un modo per&nbsp;<strong>plasmare</strong>&nbsp;la futura classe dirigente somala affine agli interessi di Ankara.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Presenza Militare: tra Addestramento e Guerra ai Terroristi</strong></h2>



<p>Sul fronte militare, la Turchia è passata da fornire sostegno a diventare attore imprescindibile per la sicurezza somala. Il simbolo più tangibile è&nbsp;<strong>Camp TURKSOM</strong>, la grande base militare inaugurata a Mogadiscio nel settembre 2017. Costata circa&nbsp;<strong>50 milioni di dollari</strong>&nbsp;e sviluppata su un’area di 400 ettari non lontano dal porto e dall’aeroporto, è la più grande installazione militare turca all’estero. In questa accademia militare all’avanguardia, istruttori turchi addestrano senza sosta le truppe somale: si stima che&nbsp;<strong>un soldato somalo su tre</strong>&nbsp;oggi abbia ricevuto formazione dalle forze armate turche. Ogni anno vengono formate centinaia di reclute e ufficiali, inclusi reparti speciali come i commandos “Gorgor” dell’esercito e le unità speciali di polizia “Haramcad”. Non è solo addestramento tecnico: la cerimonia di giuramento di alcuni reparti somali avviene sulle note dell’inno nazionale turco e in lingua turca, un segnale dell’influenza culturale oltre che militare di Ankara sulle nuove forze armate somale.</p>



<p>L’obiettivo dichiarato di questa imponente presenza addestrativa è aiutare la Somalia a combattere il terrorismo jihadista, in particolare la minaccia di <strong>al-Shabaab</strong>, il gruppo islamista affiliato ad al-Qaeda attivo dal 2006. In quest’ottica, la cooperazione militare turco-somala si è spinta oltre l’addestramento di fanteria: la Turchia ha iniziato a fornire al governo di Mogadiscio strumenti bellici avanzati, primo fra tutti i celebri droni armati <a href="https://it.insideover.com/difesa/leonardo-baykar-arriva-lintesa-sui-droni-si-apre-un-mercato-da-100-miliardi.html"><strong>Bayraktar TB2</strong>.</a> Questi velivoli senza pilota, prodotti dall’industria turca e già decisivi in altri scenari bellici (dalla Libia all’Azerbaigian), sono ora impiegati nella guerra contro al-Shabaab. Dal 2022 in poi, i TB2 hanno sorvolato i cieli somali effettuando ricognizioni e attacchi mirati contro i militanti jihadisti, cambiando gli equilibri sul campo. Per la fragile Somalia, priva di aviazione efficiente, avere a disposizione i droni turchi significa colpire i covi dei terroristi in modo rapido e preciso, riducendo la dipendenza dai raid dei partner occidentali. Ankara, da parte sua, rafforza ulteriormente il proprio ruolo: non solo forma i soldati che combattono al-Shabaab, ma fornisce anche le armi high-tech per farlo, diventando così indispensabile nella <strong>lotta al terrorismo</strong> nel Corno d’Africa. Questa strategia presenta anche un risvolto di tornaconto: la Somalia funge da vetrina per l’industria bellica turca e da banco di prova operativo per le sue dotazioni militari, consolidando la reputazione (e il mercato) dei prodotti militari turchi nel mondo. Il tutto mentre la presenza militare turca in Somalia funge da <strong>avamposto strategico</strong> in una regione cruciale, proiettando la potenza di Ankara ben oltre i propri confini.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Obiettivo Energetico: il Controllo delle Risorse Somale</strong></h2>



<p>Se inizialmente l’impegno turco in Somalia poteva sembrare mosso solo da altruismo e calcolo geopolitico, col tempo è emerso chiaramente un interesse più concreto: le&nbsp;<strong>risorse energetiche</strong>&nbsp;somale. Il sottosuolo e soprattutto i fondali al largo della Somalia celano potenziali ricchezze di petrolio e gas naturale che per decenni erano rimaste inesplorate a causa di guerre e instabilità. Ankara non ha mai perso di vista questa prospettiva e ha lavorato per posizionarsi come partner privilegiato di Mogadiscio anche in questo settore.</p>



<p>Già nel&nbsp;<strong>2016</strong>&nbsp;Erdogan strappò al governo somalo un Memorandum d’Intesa per la cooperazione energetica e mineraria. Quel accordo, inizialmente rimasto sulla carta per vicissitudini politiche (il tentato golpe in Turchia nel luglio 2016 congelò molti progetti), è tornato alla ribalta negli ultimi anni. Nel gennaio&nbsp;<strong>2020</strong>, la Turchia ha ratificato quell’intesa proprio mentre la Somalia approvava una nuova legge sul petrolio e creava la&nbsp;<strong>Somali Petroleum Authority (SPA)</strong>, l’ente nazionale incaricato di gestire i contratti di esplorazione. Si è così aperta la strada a una collaborazione diretta: la compagnia petrolifera di Stato turca&nbsp;<strong>TPAO</strong>&nbsp;è stata invitata ufficialmente a condurre ricerche di idrocarburi nelle acque somale. In pratica, Ankara si è assicurata il diritto di esplorare e, in futuro, sfruttare i giacimenti offshore somali in partnership con le autorità locali.</p>



<p>Le potenzialità in gioco sono enormi. Studi geologici e indagini sismiche recenti indicano che i bacini offshore somali potrebbero contenere riserve ingentissime – si parla di cifre attorno a&nbsp;<strong>30 miliardi di barili</strong>&nbsp;di petrolio equivalenti, un tesoro energetico che farebbe gola a qualsiasi potenza. Le prime aree di esplorazione individuate coprono almeno 15 blocchi lungo la costa dell’Oceano Indiano e del Golfo di Aden. Tuttavia, queste iniziative non sono prive di implicazioni geopolitiche: alcune delle zone marine somale promettenti coincidono con aree contese da Paesi vicini. Emblematico è il caso del tratto di oceano al confine meridionale, oggetto di disputa tra Somalia e Kenya (un contenzioso approdato anche alla Corte Internazionale di Giustizia). L’ingresso della Turchia nella partita petrolifera somala ha quindi innescato l’attenzione – e la preoccupazione – di altri attori regionali, timorosi che Ankara possa acquisire un vantaggio strategico anche sull’energia nel Corno d’Africa.</p>



<p>Consapevole dell’importanza di garantire la sicurezza delle future attività estrattive, la Turchia sta sostenendo la Somalia anche nel rafforzamento della sua&nbsp;<strong>dimensione marittima</strong>. Negli ultimi anni Ankara ha avviato programmi per aiutare Mogadiscio a ricostituire una marina militare efficiente, praticamente scomparsa dopo il collasso dello Stato negli anni ’90. Consulenti turchi addestrano personale della guardia costiera somala e non è escluso che la Turchia fornisca in futuro motovedette o equipaggiamenti navali. D’altra parte la protezione delle coste somale non è solo una questione nazionale: tutela direttamente gli investimenti turchi da minacce come la pirateria (ancora presente nell’area) o possibili sabotaggi legati ai conflitti regionali. È un’estensione naturale del piano di Ankara: dopo aver messo radici a terra con basi e imprese, assicura anche il dominio dei mari intorno alla Somalia. Del resto, la stessa marina turca già incrocia regolarmente queste acque partecipando a missioni antipirateria internazionali; avere un alleato somalo ben equipaggiato significa rendere più agevole il controllo dell’intero quadrante marittimo. In definitiva, il&nbsp;<strong>“grande gioco” energetico</strong>&nbsp;somalo offre alla Turchia un duplice vantaggio: prospettive di lucro e approvvigionamento nel settore petrolifero da un lato, e dall’altro un ulteriore motivo per consolidare la propria presenza militare-strategica lungo una delle vie d’acqua più cruciali del globo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Diplomazia Turca: da mediatrice a regista della politica africana</strong></h2>



<p>L’azione della Turchia in Somalia non si esaurisce in economia ed esercito: Ankara ha saputo giocare anche la carta diplomatica, usando la Somalia come trampolino per accreditarsi quale&nbsp;<strong>mediatrice</strong>&nbsp;e persino “regista” di più ampie dinamiche politiche africane. La strategia turca in Africa è infatti quella di presentarsi non come una potenza ostile o neocoloniale, ma come un attore disposto a risolvere problemi, facilitare dialoghi e promuovere intese vantaggiose per tutti – una sorta di politica del “<strong>win-win</strong>” che massimizza l’influenza turca minimizzando i nemici dichiarati.</p>



<p>Nel Corno d’Africa, la Turchia ha svolto un ruolo di tessitrice diplomatica nei dossier più spinosi. Un esempio significativo è il suo coinvolgimento nella complessa partita tra il governo centrale somalo e le regioni autonome/secessioniste come il&nbsp;<strong>Somaliland</strong>. Quest’ultima, già colonia britannica autoproclamatasi indipendente dalla Somalia, è terreno di competizione tra varie potenze (si pensi agli Emirati Arabi Uniti, interessati a costruire basi a Berbera). Ankara, forte della fiducia guadagnata a Mogadiscio, si è proposta come mediatrice: ha nominato inviati speciali e ospitato colloqui per facilitare un’intesa pacifica tra Mogadiscio e Hargeisa (capitale del Somaliland), cercando di ricomporre la frattura nell’unità somala. In questo sforzo di mediazione, la Turchia ha dovuto bilanciare anche gli interessi di altri attori regionali, primo fra tutti l’Etiopia. Addis Abeba, che storicamente ha avuto rapporti altalenanti con la Somalia, oggi è un partner sia di Mogadiscio sia di Ankara (Erdogan ha coltivato ottime relazioni con il primo ministro etiope Abiy Ahmed). La Turchia dunque si è mossa con cautela, dialogando con&nbsp;<strong>Somalia ed Etiopia</strong>&nbsp;per garantire che la stabilizzazione somala avvenisse senza urtare le sensibilità etiopi. Questo atteggiamento da equilibrista ha rafforzato l’immagine di Ankara come attore capace di parlare con tutti in una regione frammentata da rivalità nazionali e claniche.</p>



<p>Le ambizioni diplomatiche turche si spingono ben oltre il Corno d’Africa. Negli ultimi anni Erdoğan ha offerto più volte i buoni uffici turchi per mediare conflitti anche lontani dalla tradizionale sfera d’influenza di Ankara. Un caso emblematico è il&nbsp;<strong>conflitto tra Rwanda e Repubblica Democratica del Congo (RDC)</strong>, esploso nuovamente a causa della ribellione armata nel Kivu (gruppo M23) e delle accuse di ingerenza reciproca tra Kigali e Kinshasa. Mentre la comunità internazionale cercava faticosamente soluzioni, la Turchia si è proposta volontariamente come mediatrice: Erdoğan, forte del suo ruolo accresciuto sulla scena internazionale, ha offerto “qualsiasi supporto necessario” per risolvere la disputa. Sebbene l’offerta turca non sia stata accolta (Kinshasa l’ha guardata con scetticismo, preferendo probabilmente mediazioni africane), il segnale politico è chiaro. Ankara vuole essere riconosciuta come&nbsp;<strong>facilitatore di pace</strong>&nbsp;anche nell’Africa centrale, mettendo un piede diplomatico in regioni dove fino a pochi anni fa non aveva alcuna presenza. Questa intraprendenza serve a migliorare l’immagine della Turchia in Africa – non solo venditore di armi o cacciatore di contratti, ma partner che aiuta a risolvere crisi – e contemporaneamente ad ampliare la rete di contatti e alleanze di Ankara nel continente.</p>



<p>La parola d’ordine della diplomazia turca in Africa è&nbsp;<strong>pragmatismo</strong>. A differenza di ex potenze coloniali o di superpotenze occidentali, la Turchia adotta un linguaggio di cooperazione paritaria: enfatizza progetti di sviluppo reciproco, investimenti infrastrutturali, scambi culturali e formazione, evitando toni moralistici o interferenze politiche esplicite negli affari interni. Questo approccio “win-win” è studiato per conquistare cuori e menti senza creare allarmi. Ankara cerca di evitare di farsi nemici diretti: intrattiene relazioni sia con governi stabili sia con quelli internazionalmente isolati, puntando sul reciproco vantaggio. Ad esempio, pur essendo alleata stretta del governo somalo, la Turchia ha mantenuto canali di dialogo con il vicino Kenya e con altri attori del Golfo, cercando di non trasformare la Somalia in un terreno di scontro aperto con le potenze rivali (come gli Emirati o l’Arabia Saudita). Allo stesso modo, in Etiopia ha sostenuto l’integrità del Paese (anche vendendo droni ad Addis Abeba durante il conflitto interno) senza però compromettere i rapporti con la Somalia o con altri vicini. Questo gioco di equilibrio richiede finezza: finora Erdoğan è riuscito a posizionare la Turchia come&nbsp;<strong>amico di tutti</strong>, o perlomeno come un player flessibile che offre collaborazione invece di schierarsi ideologicamente. È così che Ankara, partendo da missioni umanitarie e accordi bilaterali mirati, sta emergendo come&nbsp;<strong>regista silenzioso</strong>&nbsp;della politica africana, capace di muovere le proprie pedine (economiche, militari e diplomatiche) su più scacchiere continentali contemporaneamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p>L’ascesa della Turchia in Somalia è un caso di studio su come un potere di media grandezza possa estendere la propria influenza con astuzia e perseveranza. In poco più di dieci anni, Ankara ha costruito in Somalia quella che somiglia a una&nbsp;<strong>piattaforma strategica integrata</strong>: un presidio economico (porti, aeroporti, imprese, scuole), uno militare (basi, addestratori, armi) e uno politico-diplomatico (relazioni privilegiate e ruolo negoziale). Il tutto è sorretto da una narrativa di cooperazione fraterna e vantaggi reciproci, che maschera ma non cancella il fatto che la Turchia sta perseguendo spietatamente i propri interessi nazionali. Guardando al futuro, è plausibile che la presenza turca nel continente africano sia destinata ad ampliarsi ancora. La Somalia è stata il&nbsp;<strong>punto di ingresso</strong>&nbsp;ideale, grazie al contesto di fragilità estrema in cui l’aiuto turco è apparso salvifico. Ora quel modello viene adattato e replicato altrove: dalla costa del Mar Rosso (si pensi ai progetti in Sudan, poi rallentati da vicende locali) al Sahel e all’Africa subsahariana, dove Ankara sta stringendo accordi di difesa e vendendo droni a diversi governi, la “tenda” turca si allarga sotto il sole africano.</p>



<p>Questa evoluzione non passa inosservata e ha implicazioni geopolitiche rilevanti, specialmente per Paesi europei come l’Italia che hanno storicamente interessi in Africa. L’Italia, in particolare, osserva con una punta di rimpianto e preoccupazione quanto accade in Somalia: un territorio che fu sotto amministrazione italiana nel secolo scorso e dove Roma ha a lungo goduto di influenza culturale e politica, oggi vede come protagonista indiscusso un altro membro della NATO, la Turchia. Mentre l’Italia e l’Europa per anni hanno mantenuto un approccio cauto e indiretto (limitato a missioni internazionali, aiuti episodici e iniziative diplomatiche multilaterali), la Turchia ha avuto l’agilità di inserirsi direttamente, costruendo sul terreno legami che ora le potenze europee faticano a scalfire. Questo significa che, quando domani si parlerà di sfruttamento di nuovi giacimenti petroliferi somali o di programmi di ricostruzione, aziende turche potrebbero avere un vantaggio sugli operatori europei, avendo già piantato saldamente le radici nel Paese.</p>



<p>Per l’Italia e gli altri attori europei, la&nbsp;<strong>lezione somala</strong>&nbsp;è duplice. Da un lato, ignorare a lungo aree critiche come il Corno d’Africa comporta il rischio di lasciarle all’iniziativa altrui: vuoti di potere o di influenza vengono rapidamente colmati, oggi non solo dalla Cina o dalla Russia ma anche da potenze regionali ambiziose come la Turchia (o i Paesi del Golfo). Dall’altro lato, la penetrazione turca non è necessariamente irreversibile: offre spunti per una possibile cooperazione o competizione costruttiva. L’Europa potrebbe scegliere di collaborare con Ankara su obiettivi comuni in Africa, sfruttando il fatto che, in fondo, Turchia e Occidente condividono interessi come la stabilità regionale e la lotta al terrorismo. Oppure, al contrario, potrebbe decidere di rilanciare la propria presenza autonoma – ad esempio investendo di più in aiuti e commercio, o sostenendo con forza processi di sviluppo locale – per bilanciare l’influenza turca ed evitare di essere tagliata fuori dai giochi.</p>



<p>In definitiva, la robusta strategia della Turchia in Somalia e in Africa dimostra come Ankara sappia unire&nbsp;<strong>pragmatismo e visione</strong>: Erdoğan guarda al continente africano come a un terreno dove seminare influenza oggi per raccogliere vantaggi geopolitici ed economici domani. Il “Sultano” turco ha imparato a parlare la lingua dell’Africa – fatta di rispetto formale, investimenti tangibili e presenza costante – mentre altri attori sono rimasti a balbettare promesse. Somalia docet: chi vuole contare in Africa deve esserci sul campo. La Turchia c’è, e intende restarci. Starà agli altri decidere se contrastarla, affiancarla o ignorarla – sapendo che, in ogni caso, la partita africana è ormai aperta e Ankara vi gioca da protagonista.</p>
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		<title>Somalia: pene di morte mai così alte. L&#8217;Europa ammonisce per le esecuzioni di minori, ma invia armi</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/pene-di-morte-in-somalia-mai-cosi-alte-leuropa-ammonisce-per-le-esecuzioni-di-minori-ma-invia-armi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Riccardo Buccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jan 2025 16:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="630" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/IO.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/IO.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/IO-600x315.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/IO-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/IO-1024x538.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/IO-768x403.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>La Somalia è al centro di un intenso dibattito internazionale riguardante l’uso della pena di morte, con particolare attenzione alle esecuzioni pubbliche che coinvolgono minori. Nonostante gli appelli delle organizzazioni per i diritti umani, le autorità somale continuano a praticare esecuzioni che sollevano gravi preoccupazioni etiche e legali. Solotra il 2023 e il 2024 le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/pene-di-morte-in-somalia-mai-cosi-alte-leuropa-ammonisce-per-le-esecuzioni-di-minori-ma-invia-armi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="630" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/IO.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/IO.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/IO-600x315.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/IO-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/IO-1024x538.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/IO-768x403.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>La Somalia è al centro di un intenso dibattito internazionale riguardante l’uso della pena di morte, con particolare attenzione alle esecuzioni pubbliche che coinvolgono minori. Nonostante gli appelli delle organizzazioni per i diritti umani, le autorità somale continuano a praticare esecuzioni che sollevano gravi preoccupazioni etiche e legali. Solotra il 2023 e il 2024 le esecuzioni sono state oltre 50. Per la maggior parte, il governo somalo ha sentenziato i condannati come membri di <strong>al-Shabaab</strong>.</p>



<p>Secondo <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2024/05/executions-more-than-tripled-in-sub-saharan-africa-as-global-executions-soar-to-highest-number-in-almost-a-decade/">Amnesty International</a>, nel 2023 la Somalia ha registrato almeno 38 esecuzioni. Di particolare allarme è il fatto che alcune di queste esecuzioni riguardano individui accusati di crimini commessi quando erano minorenni. Le esecuzioni somale, sono incrementate di sei volte rispetto alla media del decennio 2013-2023. Nel 2022 erano state 11, nel 2023 38.</p>



<p>Nel <a href="https://www.savethechildren.net/news/somalia-calls-justice-four-children-sentenced-death-over-involvement-armed-groups">febbraio 2022</a>, sei ragazzi sono stati arrestati a Galkayo, nella regione di Mudug, con l’accusa di essere coinvolti in gruppi armati. Quattro di loro, all’epoca quindicenni, sono stati condannati a morte da un tribunale militare. Questo episodio ha portato le organizzazioni come Save the Children, a lanciare un appello urgente alle autorità somale per fermare le esecuzioni. Due anni dopo,  il 17 agosto 2024, i 4 ragazzi <a href="https://icomdp.org/four-children-executed-in-somalia/">sono stati giustiziati</a> per presunte complicità con il gruppo  <strong>al-Shabaab</strong>.</p>



<p>L&#8217;azione del governo somalo è una chiara violazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia che la Somalia stessa ha ratificato il 27 maggio 1992. La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, vieta l’applicazione della pena di morte per reati commessi da persone di età inferiore ai 18 anni. Tuttavia, la pratica continua, evidenziando una discrepanza tra gli impegni internazionali assunti e le azioni sul campo.</p>



<p>Organizzazioni internazionali, tra cui Amnesty International e Save the Children, stanno intensificando gli sforzi per sensibilizzare l’opinione pubblica e fare pressione sulle autorità somale affinché pongano fine alle esecuzioni di minori, sottolineando l’importanza di garantire processi equi e di conformarsi agli standard internazionali sui diritti umani. </p>



<p>Viviamo nell&#8217;epoca delle sanzioni, <a href="https://www.voronoiapp.com/geopolitics/The-Worlds-Most-Sanctioned-Countries-499">dove sempre più Paesi</a> usano questa leva per spingere governi autoritari a de-costruire i modelli di repressione violenta delle libertà individuali, per spingerli ad adeguarsi a paradigmi più democratici. In questo senso stupisce, per esempio, che <a href="https://www.youtube.com/watch?v=52UKWJpqRgk">l&#8217;Europa</a> abbia da pochi mesi <a href="https://www.eeas.europa.eu/eeas/eu-delivers-defence-supplies-somali-national-army-mogadishu_en">spedito attrezzaura</a> militare per 110 milioni di euro all&#8217;esercito nazionale somalo, senza avviare colloqui per chiedere il rispetto dei diritti umani e, per esempio, della Convenzione sui Diritti dell&#8217;Infanzia. Come analizza Freedom of the House, il Paese africano<a href="https://freedomhouse.org/country/somalia/freedom-world/2020"> ha totalizzato un punteggio</a> di 7 su 100 per quanto riguarda le libertà politiche e civili, sottolinea l&#8217;organizzazione: &#8220;In mezzo all&#8217;insicurezza in corso, l&#8217;impunità per le violazioni dei diritti umani da parte di attori sia statali che non statali è la norma&#8221;.<br><br>Un mese dopo l&#8217;esecuzione dei 4 ragazzi, la Commissione Internazionale per la Pena di Morte con sede in Europa <a href="https://icomdp.org/wp-content/uploads/2024/09/Somalia-Four-children-executed-by-authorities.pdf">ha detto</a>:</p>



<p>&#8220;Mi unisco ai commissari dell&#8217;ICDP nell&#8217;esprimere la nostra profonda preoccupazione per le esecuzioni di quattro ragazzi, le cui condanne e sentenze sono state emesse da tribunali militari, che non dispongono di procedure di giustizia minorile specializzate. Invitiamo le autorità in Somalia a fermare le esecuzioni, in particolare di persone di età inferiore ai 18 anni. Invitiamo inoltre le autorità a trattare i ragazzi associati ai gruppi armati come vittime, assicurando che abbiano accesso a procedure giudiziarie a misura di ragazzo e attuando l&#8217;urgente attuazione di una riforma incentrata sui diritti umani delle attuali procedure giudiziarie per garantire che i tribunali militari non processino i bambini, in linea con le disposizioni per i diritti dei bambini contenute nel Puntland Juvenile Justice Act e nella Convenzione sui diritti dell&#8217;infanzia, che la Somalia ha ratificato&#8221;, le parole sono di del presidente dell&#8217;ICDP, il giudice Navi Pillay.</p>



<p><a href="https://www.bbc.com/news/world-africa-68675452">Come ha raccontato la BBC</a> a marzo del 2024, quello che vedete in basso è una spiaggia di Mogadiscio, in Somalia. Al mattino presto viene utilizzata dall&#8217;esercito come luogo di esecuzione dei condannati a morte, al pomeriggio gli stessi pali diventano delle porte da calcio dove i ragazzi possono giocare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="630" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-07.47.31-1024x630.jpg" alt="" class="wp-image-454530" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-07.47.31-1024x630.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-07.47.31-600x369.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-07.47.31-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-07.47.31-768x473.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-07.47.31.jpg 1498w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">BBC</figcaption></figure>



<p>Negli ultimi anni, diverse tv locali hanno pubblicato fotografie sulle esecuzioni pubbliche in Somalia. Ma c&#8217;è un trend emergente nelle ultime settimane che sta associando le esecuzioni somale all&#8217;esercito nazionale congolese, molto probablmente per creare confusione e screditarne l&#8217;immagine. In InsideOver abbiamo trovato almeno 4 contenuti che utilizzazzano le immagini delle esecuzioni somale, associandole al &#8220;Congo&#8221;. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="783" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-07.54.04-1024x783.jpg" alt="" class="wp-image-454531" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-07.54.04-1024x783.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-07.54.04-600x459.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-07.54.04-300x230.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-07.54.04-768x588.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-07.54.04.jpg 1388w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Come queso video caricato su YouTube a metà gennaio 2025. Il video dell&#8217;esecuzione dura circa 1 minuto e termina pochi secondi prima che i condannati vengano effettivamente fucilati. Come potete vedere nel video, una componente distintiva delle esecuzioni in Somalia sono almeno 3: l&#8217;abito tipico con cui il condannato viene vestito, i lacci di plastica con cui viene fissato ai pali di legno e il palo a cui il condannato viene legato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="646" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.47.45-1024x646.jpg" alt="" class="wp-image-454532" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.47.45-1024x646.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.47.45-600x378.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.47.45-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.47.45-768x484.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.47.45-1536x968.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.47.45.jpg 1548w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Navigando nel web, ci sono decine di immagini che mostrano l&#8217;esercito somalo intento nei preparativi prima delle esecuzioni. In moltissimi video visionati da InsideOver, sebbene non possiamo confermare l&#8217;età dei condannati, alcuni sembrano avere età giovani.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="784" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.52.47.jpg" alt="" class="wp-image-454533" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.52.47.jpg 784w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.52.47-600x490.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.52.47-300x245.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.52.47-768x627.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 784px) 100vw, 784px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un ufficiale dell&#8217;esercito somalo tiene un dscorso prima dell&#8217;esecuzione di 10 prigionieri.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="273" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.56.38-1024x273.jpg" alt="" class="wp-image-454534" style="width:650px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.56.38-1024x273.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.56.38-600x160.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.56.38-300x80.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.56.38-768x205.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.56.38-1536x409.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-31-alle-02.56.38.jpg 1568w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Furgone delle forze armate somale con cui i condannati a morte arrivano sul luogo dell&#8217;esecuzione</figcaption></figure>



<p>Come potete vedere in figura, il furgone che accompagna i prigionieri sul luogo della fucilzazione è un camion delle forze armate nazionali SNA e, nello stesso video, il discorso di presentazione dei condannati a morte è tenuto da un ufficiale dell&#8217;esercito nazionale, distinguibile per la divisa somala con il laccio blu che collega il taschino della giacca alla spalla.<br></p>



<p>I metodi brutali di esecuzione della pena, e gli stessi processi che portano alle imputazioni sono stati denunciati diverse volte negli anni da Amnesty International e organizzazioni umanitarie locali e internazionali.  L&#8217;intento di questo spazio di informazione, in cui spesso vengono utilizzate immagini forti &#8211; che spesso mostrano gli ultimi istanti di vita di esseri umani &#8211; è di portare al centro dell&#8217;informazione occidentale fatti e immagini che restano per anni storie nell&#8217;ombra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/pene-di-morte-in-somalia-mai-cosi-alte-leuropa-ammonisce-per-le-esecuzioni-di-minori-ma-invia-armi.html">Somalia: pene di morte mai così alte. L&#8217;Europa ammonisce per le esecuzioni di minori, ma invia armi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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