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Guerra

Somalia, battaglia a Mogadiscio: 15 morti nelle proteste contro il presidente Sheikh Mohamud

Le manifestazioni erano nate per protestare contro la proroga di un anno del mandato di Hassan Sheikh Mohamud.
Somalia

La battaglia di Mogadiscio si è conclusa con 15 morti e quasi 200 feriti, mentre circa 13mila famiglie hanno dovuto abbandonare i quartieri dove si stava combattendo. I dati, ancora parziali, sono stati forniti dalle agenzie delle Nazioni Unite, perché il ministero della Salute della Somalia non ha dato nessuna notizia di morti e feriti. Gli scontri hanno coinvolto le forze dell’ordine, polizia e corpi speciali, del governo di Mogadiscio e alcune milizie che rappresentano forze politiche e soprattutto clan. Le manifestazioni erano nate per protestare contro la proroga di un anno del mandato di Hassan Sheikh Mohamud, l’attuale presidente che il 15 maggio ha unilateralmente deciso di posticipare le elezioni.

I principali leader dell’opposizione si stavano organizzando da tempo ed avevano ammassato miliziani nei quartieri della capitale sotto il loro controllo. La guerriglia si è scatenata a Maka al Mukarama, la principale arteria stradale della città, con i governativi che avevano addirittura piazzato una serie di mortai sui palazzi più alti, bombardando la case dei civili ed anche il famoso mercato Bakara, il maggiore di Mogadiscio. Questo mercato per anni è stata la roccaforte di Moahmaed Farrah Aidid, il più potente signore della guerra della Somalia. Sui social l’ex presidente Sharif Sheikh Ahmed, che ha governato la nazione africana dal 2009 al 2012, ha scritto che le forze governative hanno preso di mira la sua casa, perché aveva pubblicamente accusato il governo di aver modificato illegalmente la Costituzione.

Il principale avversario di Hassan Sheikh Mohamud rimane però l’ex Primo ministro Hassan Ali Khaire e la battaglia è iniziata proprio fra la polizia e le sue guardie del corpo, uomini del suo clan di appartenenza. Khaire ha accusato le forze dell’ordine di aver utilizzato armi pesanti come razzi anticarro e droni nel cuore della capitale con un attacco militare violento e prolungato ed ha dichiarato che l’obiettivo era la sua eliminazione e quella di Sharif Sheikh Ahmed, i due più temibili avversari dell’attuale presidente. Mohamud vorrebbe attuare una profonda riforma della politica somala applicando il principio di un sistema elettorale che si basa sul principio di una persona, un voto, superando il modello indiretto, dove sono gli anziani dei clan che orientano il voto alle elezioni.

La Somalia ha votato democraticamente soltanto nel 1969 poi per 22 anni c’è stato il regime di Siad Barre fino alla guerra civile che non si è mai veramente conclusa. Togliere il potere ai clan significa demolire un sistema di potere sul quale si basano moltissimi politici somali e questo ha scatenato gli scontri. Hassan Ali Khaire ha raccontato che i combattimenti si sono protratti per oltre dieci ore nei quartieri di Howlwadag e Abdiasis, dove il suo clan è maggioritario e l’ex Primo ministro ha parlato di granate anticarro contro le abitazioni ed una scuola di quartiere, fortunatamente evacuata alcune ore prima. L’aeroporto internazionale è stato chiuso per due giorni e diversi veicoli sono stati dati alle fiamme. L’opposizione ha accusato il presidente di essere il mandante degli attacchi per bloccare una pacifica manifestazione che doveva coinvolgere tutto il centro cittadino ed arrivare ai palazzi del governo.

Hassan Sheikh Mohamud continua a sostenere la necessità di questa riforma costituzionale per equiparare il peso di tutti i cittadini nel processo elettorale, ma si è dato un anno di tempo proprio alla scadenza del suo mandato e questo ha scatenato la protesta, visto che molto difficilmente verrebbe confermato. Anche molti leader regionali e tribali contestano questa decisione, considerandola un tentativo di concentrare il potere nelle mani dell’esecutivo. A Mogadiscio sembra essere tornata la calma, ma il governo fatica a mantenere l’ordine quasi ovunque. Circa un terzo del paese rimane sotto il controllo dei terroristi di al-Shabaab, il rappresentante locale di al Qaeda, e l’esercito nazionale non ha la forza per riprendere il controllo del territorio. La Somalia non è nuova a crisi del genere e nel 2021 il presidente di allora Mohamed Abdullahi Farmaajo rimase in carica per oltre un anno, oltre la scadenza del mandato, provocando scontri armati e critiche da parte della comunità internazionale.

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