Le epidemie, se non del tutto debellate, sono alla stregua di uno spettro sempre pronto a riemergere. In Africa ci sono parecchi esempi del genere. Spesso, quando una malattia sembra appartenere al passato, puntualmente poi ritorna a mettere sotto pressione i sistemi sanitari locali. Una pressione che non arriva mai però per caso. Al contrario, c’è sempre un motivo scatenante dietro la ricomparsa di vecchie e nuove epidemie e, il più delle volte, si tratta della distrazione da parte dell’uomo. Quando si abbassa la guardia da un agente patogeno, le malattie rimaste endemiche tornano a fare paura. Ed è esattamente quello che sta accadendo, nel corso dell’ultimo anno, in Somalia. Qui il timore principale è legato alla difterite, una di quelle malattie considerate in regressione. Ma anche adesso, tra guerre mai domate e campagne di vaccinazioni ridimensionate, ha ripreso a miete vittime.
Il ruolo dei vaccini negli anni precedenti
La Somalia è storicamente uno dei Paesi più esposti alla difterite. Anche qui, non si tratta di un mero caso. La malattia insorge soprattutto in contesti più poveri e dove la risposta delle autorità sanitarie appare più lenta e difficile. La dimostrazione arriva dal fatto che la difterite è quasi scomparsa dall’Europa in tempi relativamente recenti. Causata dal batterio Corynebacterium diphtheriae, il quale diffonde tossine in grado di attaccare anche organi vitali, la difterite è stata messa ai margini nel Vecchio Continente grazie al ruolo dei vaccini. Negli anni ’30 ad esempio, in Italia i casi sono drasticamente diminuiti. Sono però ripresi durante gli anni della seconda guerra mondiale, quando per ovvi motivi il sistema sanitario non ha potuto fornire un’adeguata copertura vaccinale. Subito dopo il conflitto tuttavia, i casi sono nuovamente subito scesi: nel 1952 sono stati solo 30, arrivando a zero nel 1989.
In poche parole, con la difterite non è possibile concedersi distrazioni dalle campagne vaccinali: non appena le dosi distribuite tra la popolazione calano, la malattia torna ad assumere connotati epidemici. Un’altra dimostrazione è arrivata negli anni ’90 dalla Russia: dopo il crollo dell’Urss, il ridimensionato delle campagne vaccinali dovuto alle difficoltà dei sistemi sanitari post sovietici ha portato, nel giro di pochi anni, a una crescita esponenziale dei contagi.
La situazione in Somalia negli ultimi anni
Fatte queste premesse dunque, ben si comprende il motivo per cui in diversi Paesi in via di sviluppo la malattia è ancora piuttosto presente. Anche se negli ultimi anni i trend registrati sono stati piuttosto incoraggianti: in Somalia, così come in altre aree del Corno d’Africa e dell’Africa centrale, la campagna di vaccinazione è stata seguita dalle autorità locali con una certa costanza e ha portato a una drastica diminuzione dell’insorgenza della malattia.
Qui più che altrove l’attenzione è stata massima: le caratteristiche climatiche, così come la vulnerabilità del sistema sanitario locale e una situazione politica instabile da anni, hanno fatto ritenere prioritario alle organizzazioni internazionali sanitarie dotare la Somalia di tutti gli strumenti necessari per combattere la difterite.
Il taglio degli aiuti e i continui conflitti hanno innescato la nuova epidemia
Il problema però è che buona parte dei mezzi vitali per contrastare la malattia, sono sempre arrivati dall’estero. A finanziare la maggior parte dei progetti anti difterite in Somalia, sono stati gli Usa tramite i fondi di Usaid. Soldi che, com’è noto, sono stati oggetto della scure dei tagli voluti dal presidente Donald Trump all’inizio del suo secondo mandato. La carenza di somme necessarie a proseguire la vaccinazione rappresenta il primo tassello mancante. Ma non certamente l’unico, visto che la Somalia deve fare i conti nelle sue regioni centrali e meridionali con l’avanzata dei gruppi terroristici. Se un Paese, come si è visto negli esempi precedenti, è impegnato in una guerra, difficilmente potrà mandare avanti la sfida contro la difterite.
La fuga di decine di cittadini dalle aree centrali, il collasso dei sistemi sanitari in alcune regioni e la pressione a cui sono stati sottoposti gli ospedali di Mogadiscio negli ultimi mesi, hanno creato un mix sanitario esplosivo. Secondo i dati dell’Oms, soltanto nei primi otto mesi del 2025, in tutta la Somalia sono stati registrati 1.600 casi di difterite e almeno 87 decessi. Il doppio rispetto al 2024, con i numeri che appaiono più gravi soprattutto nella regione di Shabeellaha, nello Stato di Hirshabelle. Qui le cliniche e gli ospedali in grado di somministrare i vaccini sono al collasso. E senza più grandi aiuti internazionali, il timore è che la situazione possa soltanto peggiorare.
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