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	<title>Groenlandia Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 12 May 2026 04:07:47 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Groenlandia Archives - InsideOver</title>
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		<title>Groenlandia, la conquista Usa è già  avvenuta ma nessuno la nota</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/groenlandia-la-conquista-usa-e-gia-avvenuta-ma-nessuno-la-nota.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 04:07:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/groenlandia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Groenlandia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/groenlandia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/groenlandia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/groenlandia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/groenlandia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/groenlandia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/groenlandia-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una porzione decisiva del futuro minerario della Groenlandia è entrata nell’orbita strategica degli Stati Uniti. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/groenlandia-la-conquista-usa-e-gia-avvenuta-ma-nessuno-la-nota.html">Groenlandia, la conquista Usa è già  avvenuta ma nessuno la nota</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/groenlandia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Groenlandia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/groenlandia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/groenlandia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/groenlandia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/groenlandia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/groenlandia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/groenlandia-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Artico non è più una periferia. La Groenlandia non è stata conquistata. Non nel senso antico del termine. Nessun corpo di spedizione è sbarcato a Nuuk, nessuna bandiera è stata issata su un edificio pubblico, nessun trattato ha cancellato la sovranità formale del territorio. Eppure qualcosa di molto rilevante è accaduto: <strong>una porzione decisiva del suo futuro minerario è entrata nell’orbita strategica degli Stati Uniti.</strong></p>



<p><strong>Critical Metals Corp ha ottenuto l’approvazione del governo groenlandese per salire al 92,5 per cento di Tanbreez, uno dei maggiori giacimenti di terre rare pesanti fuori dal controllo diretto cinese. </strong>La Export-Import Bank americana ha manifestato disponibilità a sostenere il progetto con un finanziamento potenziale fino a 120 milioni di dollari. Non è un dettaglio tecnico. È un atto politico, anche se scritto nel linguaggio neutro della finanza.</p>



<p>La vecchia geopolitica conquistava territori. La nuova geopolitica entra nelle società minerarie, nei contratti di fornitura, nelle banche pubbliche, negli impianti di raffinazione. Non occupa necessariamente il suolo. Si impossessa della funzione strategica del suolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il metodo americano: non annettere, controllare</h2>



<p>Donald Trump aveva già intuito, con la brutalità comunicativa che gli è propria, che <strong>la Groenlandia non era un’isola remota, ma una piattaforma del potere futuro. </strong>Quando parlò di comprarla, molti risero. Ma dietro la formula grossolana c’era una verità: chi controlla la Groenlandia controlla un pezzo dell’Artico, delle rotte settentrionali, delle risorse minerarie, della sorveglianza del Nord Atlantico. Oggi Washington non compra la Groenlandia. Fa qualcosa di più elegante e più efficace: ne aggancia una risorsa strategica alla propria architettura industriale e finanziaria.</p>



<p>Questo è il nuovo imperialismo. Non ha bisogno di dichiararsi tale. Non indossa l’uniforme, non sfila nelle capitali, non proclama protettorati. Si presenta come investimento, sviluppo, cooperazione, sicurezza degli approvvigionamenti. Ma il risultato politico è chiaro: il territorio resta formalmente autonomo, mentre la sua ricchezza più importante viene orientata verso il centro imperiale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Terre rare, la materia della potenza</h2>



<p>Le terre rare pesanti non sono semplici minerali. <strong>Sono la sostanza nascosta della potenza contemporanea.</strong> Servono nei magneti permanenti, nei motori elettrici, nelle turbine eoliche, nei radar, nei sonar, nei missili, nei satelliti, nei sistemi di guida, nei droni, nella guerra elettronica. Chi possiede queste materie prime non controlla soltanto un settore industriale. Controlla il ritmo della transizione energetica, la capacità di produrre armi avanzate, l’autonomia tecnologica degli Stati, la resilienza delle economie in tempo di crisi.</p>



<p>Per questo Tanbreez non è una miniera come le altre. <strong>È un nodo della guerra economica globale. </strong>Gli Stati Uniti vogliono ridurre la dipendenza dalla Cina e costruire una filiera alternativa. Ma il punto decisivo è proprio questo: una filiera non nasce con l’estrazione. Nasce quando il minerale viene separato, raffinato, lavorato, trasformato in componenti industriali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Cina conserva la chiave della serratura</h2>



<p>Pechino non domina il settore solo perché possiede giacimenti. Lo domina perché ha costruito nel tempo la parte più difficile e meno visibile della catena: raffinazione, separazione, lavorazione chimica, produzione di magneti, integrazione industriale. L’Occidente ha creduto per decenni che la produzione fosse una questione secondaria, delegabile, trasferibile, sacrificabile in nome del prezzo più basso. La Cina ha fatto l’opposto. <strong>Ha capito che la sovranità non sta soltanto nei brevetti o nella finanza, ma nelle fabbriche, negli impianti, nei tecnici, nei processi industriali, </strong>nella capacità di trasformare la materia in potenza.</p>



<p>Per questo l’operazione groenlandese è importante, ma non decisiva da sola. Senza raffinazione, la terra rara resta pietra. Senza impianti, resta promessa. Senza catene industriali, resta dipendenza mascherata da autonomia.</p>



<p>Washington lo sa. Infatti l’obiettivo non è solo estrarre, ma collegare Tanbreez a una filiera americana, compresi gli impianti di lavorazione negli Stati Uniti. È qui che la partita diventa strategica. Non si tratta di prendere minerali. Si tratta di sottrarre alla Cina il monopolio della trasformazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Valutazione strategico-militare</h2>



<p>Dal punto di vista militare, la Groenlandia è un avamposto naturale. Si trova tra Nord America, Artico e Atlantico settentrionale. È vicina alle rotte dei sottomarini, ai corridoi aerei, ai sistemi di allerta precoce, alle linee di comunicazione tra Stati Uniti ed Europa.</p>



<p>Il controllo delle risorse critiche rafforza questa centralità. Le guerre moderne consumano materiali strategici a una velocità che le economie occidentali avevano dimenticato. L’Ucraina ha dimostrato che la superiorità militare non dipende solo dalla qualità dei sistemi d’arma, ma dalla capacità industriale di produrli, sostituirli e ripararli.</p>



<p>Missili, droni, radar, satelliti, sistemi antiaerei, munizioni intelligenti: tutto richiede catene produttive sicure. Le terre rare sono una componente silenziosa di questa macchina. Non fanno rumore, ma senza di esse molte armi moderne non funzionano. Tanbreez, dunque, non è soltanto un progetto minerario. È una polizza strategica per il complesso militare-industriale americano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenari economici</h2>



<p>Per la Groenlandia, l’operazione può significare investimenti, posti di lavoro, infrastrutture, entrate fiscali e maggiore peso internazionale. Ma ogni promessa economica porta con sé una domanda politica: sviluppo per chi? autonomia per chi? controllo da parte di chi? Un piccolo territorio con grandi risorse rischia sempre di diventare il campo di gioco di potenze più grandi. La ricchezza mineraria può rafforzare la sovranità, ma può anche svuotarla. Dipende da chi controlla capitale, tecnologia, trasporto, raffinazione, contratti e mercati finali.</p>



<p>Per gli Stati Uniti, il vantaggio è evidente. Washington consolida una presenza economica in una zona cruciale, riduce almeno in parte la vulnerabilità verso Pechino e manda un messaggio agli alleati: la sicurezza delle materie prime non sarà lasciata al libero mercato. Per l’Europa, invece, il quadro è più amaro. <strong>La Groenlandia appartiene al mondo danese, quindi a un perimetro politico storicamente europeo. Ma il soggetto che si muove con più decisione sono gli Stati Uniti. </strong>L’Europa resta spesso vicina alle risorse e lontana dalla strategia. Ha norme, dibattiti, piani, dichiarazioni. Gli altri firmano contratti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Russia e la profondità artica</h2>



<p>Mosca osserva tutto questo con attenzione. La Russia considera l’Artico una profondità strategica fondamentale: rotte marittime, basi militari, risorse energetiche, sottomarini, rompighiaccio, presenza industriale. <strong>L’avanzata americana sulle risorse groenlandesi sarà letta come parte di una pressione più ampia sul fronte polare.</strong> Non necessariamente come preludio a uno scontro diretto, ma come consolidamento progressivo di una cintura occidentale attorno all’Artico.</p>



<p>La competizione polare non sarà fatta solo di navi e missili. Sarà fatta di miniere, assicurazioni, porti, satelliti, cavi, impianti, accordi societari, norme ambientali e finanziamenti pubblici. La guerra dell’Artico sarà anche una guerra amministrativa e industriale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Valutazione geopolitica e geoeconomica</h2>



<p>Il caso Tanbreez mostra una trasformazione profonda del potere. La sovranità non coincide più soltanto con il controllo del territorio. Coincide con il controllo delle dipendenze. Chi controlla una filiera controlla le scelte degli altri. Chi controlla raffinazione e trasformazione controlla il valore reale della materia prima. Chi finanzia le infrastrutture condiziona le decisioni future.</p>



<p><strong>La Groenlandia diventa così un esempio perfetto della nuova gerarchia mondiale.</strong> Gli Stati Uniti agiscono per sottrarre dipendenze alla Cina. La Cina mantiene il vantaggio industriale. La Russia guarda l’Artico come spazio vitale. L’Europa discute di autonomia strategica, ma fatica a praticarla. In mezzo resta la Groenlandia, formalmente autonoma, geograficamente immensa, demograficamente fragile, economicamente corteggiata, politicamente esposta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra comincia prima degli spari</h2>



<p>La lezione è semplice. <strong>La guerra contemporanea non comincia quando partono i missili. Comincia molto prima:</strong> quando si decide chi finanzia una miniera, chi raffina un minerale, chi costruisce un impianto, chi firma un contratto decennale, chi controlla il porto, chi assicura il trasporto, chi detta gli standard industriali.</p>



<p>Trump non ha preso la Groenlandia. Ma l’America ha messo una mano su una delle sue chiavi minerarie. Ed è questo il punto. Nel mondo di oggi non serve sempre conquistare un territorio. A volte basta rendere indispensabile il proprio capitale, necessaria la propria tecnologia, obbligata la propria filiera.</p>



<p>È una conquista senza esercito. Silenziosa, legale, finanziaria. Proprio per questo più difficile da contestare. E forse più duratura.</p>
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		<item>
		<title>Danimarca, la premier Frederiksen va al voto anticipato e cerca l&#8217;effetto-Groenlandia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/danimarca-la-premier-frederiksen-va-al-voto-anticipato-e-cerca-leffetto-groenlandia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 01:16:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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<p>Danimarca, Frederiksen porta il Paese al voto anticipato e cerca l'effetto-Groenlandia. Gli scenari politici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/danimarca-la-premier-frederiksen-va-al-voto-anticipato-e-cerca-leffetto-groenlandia.html">Danimarca, la premier Frederiksen va al voto anticipato e cerca l&#8217;effetto-Groenlandia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p><strong>Mette Frederiksen</strong> rompe gli indugi e convoca le <strong>elezioni anticipate in Danimarca</strong> cercando di sfruttare il <strong>trend favorevole dei consensi</strong> per il suo <strong>Partito Socialdemocratico</strong> dopo che tra gennaio e febbraio la leader di Copenaghen ha saputo costruirsi un&#8217;immagine solida opponendosi alle mire del presidente statunitense Donald Trump sulla Groenlandia. La capa del governo danese doveva per vincolo costituzionale convocare un&#8217;elezione generale entro il 31 ottobre e ha scelto di anticipare la fine della legislatura. </p>



<p>Il motivo è chiaro: Frederiksen vuole seguire sul loro terreno il <a href="https://it.insideover.com/economia/il-libero-scambio-contro-la-nuova-guerra-fredda-la-strategia-globale-del-canada.html"><strong>canadese Mark Carney</strong> </a>e l&#8217;australiano <strong>Anthony Albanese,</strong> che hanno portato il Partito Liberale di Ottawa e il Partito Laburista di Canberra a vincere a sorpresa nel 2025 le elezioni generali contro gli avversari conservatori sfruttando l&#8217;onda lunga della polarizzazione con gli Usa e la scelta di presentarsi come alternativi a Trump. I socialdemocratici, che governano in un esecutivo di larghe intese con il centrodestra di Venstre e dei Moderati, <strong>hanno per due governi impresso una spinta centrista all&#8217;esecutivo</strong> e Frederiksen ha rifiutato dal 2022 a oggi qualsiasi collaborazione con la sinistra radicale e verde, con le formazioni di riferimento schierate all&#8217;opposizione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Parola d&#8217;ordine: distinguersi da Trump</h2>



<p>Ora, però, col nuovo clima Frederiksen può presentarsi come la figura in grado di aprirsi varie strade. I sondaggi vedono il suo partito ancora sotto al risultato di quattro anni fa ma meglio rispetto a una tornata di elezioni locali autunnali disastrose per la formazione da lei guidata. <strong>La premier che da sinistra aveva rilanciato l&#8217;atlantismo ferreo,</strong> il sostegno coriaceo all&#8217;Ucraina (Copenaghen era <strong>prima in Unione Europea</strong> per aiuti pro capite a Kiev al 31 dicembre 2025), la lotta all&#8217;<strong>immigrazione clandestina</strong> ha subito a novembre la perdita della capitale per la prima volta in un secolo e ha <strong>coniugato la spinta sull&#8217;onda lunga del suo mandato</strong> con aperture a sinistra: &#8220;Frederiksen ha affermato che la Danimarca dovrà ridefinire il suo rapporto con gli Stati Uniti, considerati il ​​suo alleato più stretto, e &#8220;ha anche promesso un&#8217;imposta patrimoniale per finanziare le scuole&#8221;, <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/feb/26/danish-pm-calls-election-seeking-greenland-bounce">nota il Guardian, che <strong>ricorda come la questione Groenlandia sia centrale</strong>.</a></p>



<p>Il grimaldello groenlandese, in un contesto che vede l&#8217;intera politica nazionale compatta nel respingere le mire americane su Nuuk, può essere lo strumento d&#8217;apertura per Frederiksen e i socialdemocratici dopo le prossime elezioni previste per il 24 marzo. Sinistra Verde e l&#8217;Alleanza Rosso-Verde sono salite dall&#8217;8,3 al 12-13% e dal 5 al 6,5-7,5% nei vari sondaggi e potrebbero fornire un&#8217;alternativa progressista qualora Frederiksen cercasse il suo terzo mandato cavalcando anche il <strong>sentimento di scetticismo verso gli Usa suscitato da Trump.</strong> </p>



<p>Carney e Albanese insegnano che la critica o il distacco dagli Usa possono consentire di sdoganare sul piano politico elementi di matrice securitaria e geopolitica anche nel campo progressista e rappresentano un <strong>fattore di compattamento per dei corpi elettorali spesso disorientati su altri dossier</strong>. Frederiksen prova a muoversi sul loro tracciato. E sarà la politica estera, soprattutto per il dossier Groenlandia, a giocare un ruolo importante, fornendo dunque un argomento narrativo alla premier per tenere in mano il pallino del gioco. <strong>D&#8217;altronde, il calcolo è rischioso: costruire su un&#8217;alternativa agli Usa odierni</strong> una visione di prospettiva per la politica danese può far prevalere la tattica sulla strategia. Ma non è una novità, in un mondo di molti politici e pochi statisti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/danimarca-la-premier-frederiksen-va-al-voto-anticipato-e-cerca-leffetto-groenlandia.html">Danimarca, la premier Frederiksen va al voto anticipato e cerca l&#8217;effetto-Groenlandia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Nel Mar di Groenlandia idrati di gas ultra-profondi svelano un ecosistema finora sconosciuto</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/nel-mar-di-groenlandia-idrati-di-gas-ultra-profondi-svelano-un-ecosistema-finora-sconosciuto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 13:06:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/deepest-gas-hydrate-co.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Freya Hydrate Mounts (Nature Communications)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/deepest-gas-hydrate-co.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/deepest-gas-hydrate-co-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/deepest-gas-hydrate-co-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/deepest-gas-hydrate-co-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/deepest-gas-hydrate-co-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/deepest-gas-hydrate-co-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/deepest-gas-hydrate-co-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Mar di Groenlandia svela un ecosistema sconosciuto legato a idrati di gas, con implicazioni per clima, biodiversità e governance artica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/nel-mar-di-groenlandia-idrati-di-gas-ultra-profondi-svelano-un-ecosistema-finora-sconosciuto.html">Nel Mar di Groenlandia idrati di gas ultra-profondi svelano un ecosistema finora sconosciuto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/deepest-gas-hydrate-co.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Freya Hydrate Mounts (Nature Communications)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/deepest-gas-hydrate-co.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/deepest-gas-hydrate-co-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/deepest-gas-hydrate-co-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/deepest-gas-hydrate-co-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/deepest-gas-hydrate-co-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/deepest-gas-hydrate-co-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/deepest-gas-hydrate-co-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli abissi del <strong>Mar di Groenlandia</strong>, a una profondità che supera i <strong>3.600 metri</strong>, una spedizione scientifica internazionale ha portato alla luce <a href="https://www.sciencealert.com/worlds-deepest-gas-hydrate-discovered-teeming-with-life-off-greenland" target="_blank" rel="noreferrer noopener">uno degli ambienti più estremi mai osservati sul fondo oceanico</a>. Durante la missione <strong>Ocean Census Arctic Deep – EXTREME24</strong>, guidata dall’Università Artica della Norvegia, i ricercatori hanno individuato i cosiddetti <a href="https://www.spacedaily.com/reports/Deep_Arctic_gas_hydrate_mounds_host_ultra_deep_cold_seep_ecosystem_999.html">Freya Hydrate Mounds</a> lungo la dorsale di <strong>Molloy</strong>: strutture sottomarine caratterizzate dalla presenza di idrati di gas, metano e petrolio greggio che filtrano dal sottosuolo.</p>



<p>La scoperta stabilisce <strong>un nuovo record di profondità</strong> per le infiltrazioni fredde di idrato di gas e amplia di circa 1.800 metri il limite finora noto per questo tipo di sistemi. Si tratta di un risultato che costringe la comunità scientifica <strong>a rivedere le mappe della distribuzione degli idrati</strong> nei bacini polari, finora ritenuti confinati a profondità molto più contenute. L’area individuata non è solo un’anomalia geologica, ma un ambiente strutturato, dinamico e sorprendentemente attivo, che suggerisce come il fondo oceanico artico custodisca ancora una parte rilevante della sua complessità <strong>nascosta sotto chilometri d’acqua.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">An oasis in the dark.<a href="https://t.co/P6xoJGm45l">https://t.co/P6xoJGm45l</a></p>&mdash; ScienceAlert (@ScienceAlert) <a href="https://twitter.com/ScienceAlert/status/2005489542682251288?ref_src=twsrc%5Etfw">December 29, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Un ecosistema alimentato dal carbonio profondo</h2>



<p>Le immagini ad alta risoluzione raccolte dai veicoli a comando remoto hanno mostrato che i tumuli di Freya non sono semplici depositi inerti, ma ospitano <strong>un ecosistema ricco e organizzato</strong>: attorno agli affioramenti di idrato di gas e alle fuoriuscite di metano si sviluppano comunità biologiche che traggono energia non dalla luce solare &#8211; assente a queste profondità &#8211; ma <strong>dai processi chimici legati agli idrocarburi</strong>. Vermi tubicoli, crostacei, molluschi e altri invertebrati popolano il fondale sfruttando la produzione primaria di batteri chemiosintetici, capaci di convertire metano e solfuri in energia biologica.</p>



<p>L’analisi faunistica – <a href="https://www.nature.com/articles/s41467-025-67165-x" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pubblicata su Nature Communications</a> &#8211; &nbsp;ha evidenziato una sorprendente somiglianza tra queste comunità e quelle osservate <strong>in prossimità delle sorgenti idrotermali artiche</strong>, suggerendo una possibile connettività ecologica tra ambienti apparentemente distanti ma accomunati da flussi di energia chimica. In questo senso, i tumuli di Freya appaiono come vere e proprie <strong>“isole biologiche”</strong> nel mare profondo, in grado di sostenere biodiversità anche in condizioni estreme. La loro esistenza rafforza l’idea che il profondo Artico non sia un deserto biologico, ma <strong>un mosaico di habitat specializzati</strong> che contribuiscono enormemente alla biodiversità globale degli oceani.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Scientists Discover Life 3.5 km Beneath Arctic Ice" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/ymdDNWVbt8k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_ymdDNWVbt8k");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Idrati, metano e instabilità: un sistema in evoluzione</h2>



<p>Dal punto di vista geologico, i Freya Hydrate Mounds mostrano un comportamento tutt’altro che statico: le osservazioni rivelano tumuli in diversi stadi di crescita, collasso e rielaborazione, segno che <strong>il sistema evolve attraverso cicli di formazione e dissociazione degli idrati di gas</strong>. Le fratture nei sedimenti e i cedimenti strutturali indicano che la galleggiabilità dei composti e le variazioni di pressione e temperatura giocano un ruolo determinante nella loro stabilità. Particolarmente importante è l’osservazione di <strong>pennacchi di metano</strong> che si estendono per oltre 3.300 metri nella colonna d’acqua, <strong>tra i più alti mai documentati</strong>.</p>



<p>Le analisi geochimiche suggeriscono che il gas e il petrolio greggio provengano da sedimenti del Miocene, risalenti a un’epoca in cui la Groenlandia presentava un clima molto più caldo e ricco di vegetazione: questo dato collega i processi attuali del fondo oceanico <strong>a una storia geologica profonda</strong>, evidenziando come antichi depositi di carbonio continuino a influenzare i cicli biogeochimici odierni. Comprendere il comportamento di questi sistemi è fondamentale anche in relazione <a href="https://it.insideover.com/reportage/ambiente/cosi-i-cambiamenti-climatici-mettono-in-crisi-lhimalaya.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">al cambiamento climatico</a>, poiché gli idrati rappresentano <strong>una delle maggiori riserve di metano del pianeta</strong>, un gas serra con un potenziale di riscaldamento elevato.</p>



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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Freya conta oltre la ricerca</h2>



<p>La scoperta dei Freya Hydrate Mounds avviene mentre <a href="https://it.insideover.com/ambiente/artico-conteso-il-nuovo-fronte-della-competizione-tra-russia-cina-e-nato-tra-i-ghiacci-che-arretrano.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l’Artico</a> è sempre più osservato a livello internazionale per le sue implicazioni climatiche, economiche e strategiche. Gli ambienti ultra-profondi, un tempo considerati inaccessibili, stanno entrando nel radar di governi e industrie interessati alle risorse dei fondali marini. In questo contesto, la presenza di <strong>ecosistemi complessi e vulnerabili a profondità record</strong> implica una riflessione necessaria sul bisogno di protezione e gestione responsabile.</p>



<p>I ricercatori sottolineano l’importanza di studi dettagliati e di programmi di monitoraggio a lungo termine per valutare l’impatto di eventuali attività estrattive e per comprendere come questi sistemi possano rispondere a variazioni ambientali e climatiche. Freya rappresenta quindi <strong>un laboratorio naturale unico </strong>per studiare l’interazione tra geologia profonda, ciclo del carbonio e biodiversità in un’area fondamentale del pianeta.</p>



<p>Più in generale, la scoperta contribuisce <strong>a ridefinire la percezione del profondo Artico</strong>, non solo come riserva potenziale di risorse, ma come patrimonio ecologico e scientifico di enorme valore. La sfida, ora, sarà integrare questa nuova conoscenza nei processi decisionali, affinché l’esplorazione dell’Artico non avvenga a scapito di ecosistemi che, pur nascosti nelle profondità, giocano un ruolo determinante <strong>nell’equilibrio del sistema Terra.</strong></p>
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		<title>Groenlandia. Trump ha infranto l&#8217;illusione del giardino europeo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/groenlandia-trump-ha-infranto-lillusione-del-giardino-europeo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 14:07:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1184" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/a1-ac-copia4-e1769435748266.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Groenlandia. Trump ha infranto l&#039;illusione del giardino europeo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/a1-ac-copia4-e1769435748266.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/a1-ac-copia4-e1769435748266.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/a1-ac-copia4-e1769435748266.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/a1-ac-copia4-e1769435748266.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/a1-ac-copia4-e1769435748266.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/a1-ac-copia4-e1769435748266.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> il punto è che gli europei sono perfettamente d'accordo con gli interventi militari in altri paesi, purché siano al di fuori della sacra alleanza.</p>
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<p>L&#8217;assertività di Trump sulla Groenlandia ha colto di sorpresa i leader europei.&nbsp; Se fosse un effetto voluto o se &#8220;il presidente volesse semplicemente impossessarsi dell&#8217;isola, poco importa: l&#8217;impatto oggettivo più importante della controversia sulla Groenlandia è quello che avrà [&#8230;] sulla cosiddetta &#8216;Alleanza Atlantica&#8217; e sulla guerra ucraina&#8221;. Così l&#8217;economista Philip Pilkington su <a href="https://www.theamericanconservative.com/greenland-is-a-punishment-for-europes-role-in-ukraine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Amerian Conservative</a>.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.theamericanconservative.com/greenland-is-a-punishment-for-europes-role-in-ukraine/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/a1-ac-1-1024x607.jpg" alt="Greenland Is a Punishment for Europe’s Role in Ukraine" class="wp-image-80263"/></a></figure>



<p>Anzitutto, Pilkington&nbsp; affronta la &#8220;questione morale-giuridica&#8221; della vicenda dove, al di là dello scompiglio nefasto causato ai danesi, rileva &#8220;l&#8217;ipocrisia&#8221; dei leader europei: &#8220;Si comportano come se un&#8217;azione unilaterale degli Stati Uniti contro un territorio che non gli appartiene fosse una sfida al Mandato Celeste. Eppure, solo pochi giorni fa, questi stessi leader applaudivano la cosiddetta ‘azione di polizia’&#8221; in Venezuela.</p>



<p>&#8220;Ricordiamo, poi, che quando il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, ha chiamato Trump ‘papà’ – offrendo al mondo uno spaccato della sordida relazione che si è sviluppata tra gli Stati Uniti e i suoi masochisti vassalli europei – si riferiva agli attacchi dell&#8217;amministrazione Trump contro gli impianti nucleari iraniani&#8221;.</p>



<p>&#8220;Tralasciando il giudizio sulle azioni in Venezuela e Iran, il punto è che gli europei sono perfettamente d&#8217;accordo con gli interventi militari in altri paesi, purché siano al di fuori della sacra alleanza. Viene in mente il commento del vicepresidente della Commissione europea Josep Borrell del 2022, secondo il quale il mondo al di fuori del ‘giardino’ europeo è una ‘giungla’ – e quindi, se ne deduce, si applicano le leggi della giungla&#8221;.</p>



<p>&#8220;Questo non è solo un aspetto dell&#8217;attuale ondata di razzismo neocoloniale [&#8230;] dei leader europei – una squallida piccola fantasia che vivono indirettamente attraverso gli interventi di ‘papà’ nei loro vecchi territori. I leader europei si preoccupano altrettanto poco delle popolazioni dell’Europa. Nessuna protesta quando l&#8217;amministrazione Obama bombardò la Libia, provocando un&#8217;ondata migratoria che distrusse il tessuto sociale europeo. Né si sono indignati quando il gasdotto Nord Stream è misteriosamente esploso, dando il via alla de-industrializzazione dell&#8217;Europa. Anzi, hanno applaudito&#8221;.</p>



<p>&#8220;[&#8230;] Il dramma della Groenlandia è un dramma del narcisismo europeo [&#8230;]. La classe dirigente europea è una barzelletta globale, derisa nelle capitali di tutto il mondo. Possono tollerarlo perché vedono ancora il loro continente de-industrializzato, politicamente instabile e devastato dalla guerra come un ‘giardino’ contrapposto alla ‘giungla’ mondiale. Un&#8217;illusione che non si vedeva in Europa da quando Hitler trascorse i suoi ultimi giorni nel bunker di Berlino&#8221;</p>



<p>&#8220;[&#8230;]. Ma è un&#8217;illusione sufficientemente forte da permettere all&#8217;élite europea di mantenere la calma quando partecipano ai loro eventi in cui ostentano la loro presunzione, nonostante tali eventi siano sempre più meschini e irrilevanti. Con le sue pretese sulla Groenlandia Trump è si è intromesso in questi piccoli villaggi Potemkin che l&#8217;élite in difficoltà ha eretto&#8221;.</p>



<p>&#8220;[&#8230;] La minaccia di Trump di conquistare la Groenlandia ha dimostrato che il ‘Grande Altro’ non esiste. Questo &#8220;Grande Altro&#8221; è il &#8220;sistema simbolico di presupposti, norme e codici sociali creato per strutturare l&#8217;ambiente sociale. Il punto nodale chiave del ‘Grande Altro’ europeo – che tiene insieme l&#8217;ambiente sociale in Europa, quello che potremmo chiamare, con le parole di Borrell, ‘il giardino’ – è l&#8217;idea che l&#8217;America si erga sempre sullo sfondo come un padre benevolo, un papà che assicura l&#8217;ordine nel giardino e tiene a bada la giungla. Minacciando di conquistare la Groenlandia, Trump ha offeso l&#8217;élite europea nel profondo, suggerendo che, forse, l&#8217;Europa stessa fa parte della giungla e che il giardino è un&#8217;illusione&#8221;.</p>



<p>&#8220;[&#8230;] Se dovessi fare un&#8217;ipotesi, direi che la controversia sulla Groenlandia ha iniziato a prendere piede quando l&#8217;amministrazione Trump l&#8217;ha vista come un&#8217;opportunità perfetta per sabotare il rapporto tossico che si è instaurato tra Stati Uniti ed Europa, soprattutto dall&#8217;inizio della guerra in Ucraina. Qualunque sia l&#8217;eziologia, è ormai perfettamente chiaro che gli americani stanno usando la questione della Groenlandia come un bastone per infliggere agli europei una bastonata violenta e pubblica&#8221;.</p>



<p>&#8220;Perché l&#8217;amministrazione Trump sente il bisogno di massacrare gli europei in pubblico alla stregua di un servo maleducato? Perché non vogliono ascoltare. Il Presidente e il suo entourage hanno ripetuto più volte, senza mezzi termini, che la guerra in Ucraina deve finire e che l&#8217;Europa deve trovare un modo per vivere in pace con la Russia&#8221;.</p>



<p>&#8220;Ma gli europei sono tornati al solito atteggiamento malizioso e hanno usato ogni mezzo a disposizione per sabotare i negoziati, per non parlare di una qualche futura architettura di sicurezza [&#8230;]. La loro strategia sembra essere quella di cercare di prolungare la guerra fino al 2029, quando un democratico salirà al potere e combatterà i russi per conto degli europei&#8221;.</p>



<p>&#8220;Questa posizione non è solo immorale; è anche delirante. Da una prospettiva morale, l&#8217;élite liberale di Bruxelles [&#8230;] ha coltivato un cinismo nei confronti delle vite degli ucraini che rasenta il sacrificio umano rituale. È disgustoso e in futuro sarà giudicato dalle persone civili per quello che è. Ma anche da una prospettiva politica puramente pragmatica, la prospettiva di un cavaliere bianco democratico che si precipiti in soccorso è improbabile. I Democratici non sono minimamente interessati alla guerra ucraina o all&#8217;Europa. La guerra non è riuscita a sconfiggere la Russia; era la sconfitta della Russia a interessare i Democratici post-Russiagate; ergo, la guerra ora non interessa più [&#8230;].</p>



<p>&#8220;Le minacce di Trump di conquistare la Groenlandia sono serie? Sono morali? Chissà. Ma ciò che è serio, ciò che è immorale ed estremamente pericoloso – anzi, ciò che minaccia il mondo di una conflagrazione globale [&#8230;] – è l&#8217;indifferenza degli europei nei confronti di una guerra che si sta consumando ai loro confini. I leader europei [&#8230;] si rifiutano di permettere a chiunque altro di occuparsene al posto loro. Per questo motivo, c&#8217;è da aspettarsi che le umiliazioni proseguano finché gli europei non ingoieranno il loro orgoglio [&#8230;], ammetteranno la sconfitta e si renderanno conto che devono vivere accanto ai russi.</p>



<p>Se così non sarà, conclude Pilkington, i &#8220;riti di umiliazione&#8221; diventeranno sempre più &#8220;aggressivi&#8221; e ciò crererà malcontento sociale in Europa e la giungla inizierà a infiltrarsi nei nei piccoli &#8220;arcipelaghi-giardino&#8221; nei quali l&#8217;élite si è arroccata.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/PN-INS-1024x249.jpg" alt="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard" class="wp-image-79277"/></a></figure>



<p></p>
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		<title>Thomas Dans: chi è l’uomo di Trump che vuole (davvero) la Groenlandia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/thomas-dans-chi-e-luomo-di-trump-che-vuole-davvero-la-groenlandia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2026 07:07:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="878" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/GlcJIIKWMAAMJs5-e1769271622165.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/GlcJIIKWMAAMJs5-e1769271622165.jpeg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/GlcJIIKWMAAMJs5-e1769271622165.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/GlcJIIKWMAAMJs5-e1769271622165.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/GlcJIIKWMAAMJs5-e1769271622165.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/GlcJIIKWMAAMJs5-e1769271622165.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Chi è Thomas Dans, l'imprenditore texano Maga "architetto" della politica Usa nell'artico e in Groenlandia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/thomas-dans-chi-e-luomo-di-trump-che-vuole-davvero-la-groenlandia.html">Thomas Dans: chi è l’uomo di Trump che vuole (davvero) la Groenlandia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="878" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/GlcJIIKWMAAMJs5-e1769271622165.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/GlcJIIKWMAAMJs5-e1769271622165.jpeg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/GlcJIIKWMAAMJs5-e1769271622165.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/GlcJIIKWMAAMJs5-e1769271622165.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/GlcJIIKWMAAMJs5-e1769271622165.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/GlcJIIKWMAAMJs5-e1769271622165.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Ai più il nome di <strong>Thomas Dans</strong> non dirà assolutamente nulla. Eppure, l&#8217;imprenditore e investitore, ex funzionario del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, è il <a href="https://arctic.gov/thomas-e-dans/">presidente della United States Arctic Research Commission (Usarc)</a>, la Commissione per la Ricerca Artica degli Stati Uniti ed è ritenuto, negli Stati Uniti, l&#8217;architetto della più audace ambizione territoriale di Trump: l&#8217;acquisizione della <strong>Groenlandia</strong>, rispetto alla quale Washington <a href="https://it.insideover.com/politica/lannuncio-di-trump-accordo-con-la-nato-per-negoziare-sulla-groenlandia-niente-dazi-agli-europei.html">ha trovato una piattaforma comune con gli alleati della Nato</a> per una <strong>discussione volta a trovare un accordo sullo status</strong> dell'&#8221;isola verde&#8221; ricoperta dai ghiacci.</p>



<p>Laureato con lode in Russian Studies e Storia Usa presso la Brown University, Dans ha studiato a Mosca nel 1990 ed è stato Advanced Leadership Fellow a Harvard nel 2015; è inoltre CFA Charterholder, parla russo, spagnolo, italiano e francese, e vanta una forte connessione familiare con l&#8217;Artico: il nonno partecipò alla missione di Murmansk nella Seconda Guerra Mondiale. In quell&#8217;occasione, 41 convogli alleati <a href="https://www.veterans.gc.ca/en/remembrance/classroom/fact-sheets/murmansk">salparono verso i porti sovietici di Murmansk e Archangel trasportando milioni di tonnellate di rifornimenti</a> da Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada, tra cui aerei, carri armati, jeep, locomotive, carri pianali, fucili e mitragliatrici, munizioni, carburante e persino stivali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il percorso di Dans</h2>



<p><a href="https://responsiblestatecraft.org/trump-greenland-2674914000/">Come nota <em>Responsible Statecraft</em></a>, che ne traccia un interessante profilo, la strada di Dans verso il cuore della politica artica di Trump è stata accidentata. Dopo aver fallito nell&#8217;ottenere un incarico formale all&#8217;inizio del secondo mandato – un intoppo che diverse fonti collegano al suo coinvolgimento nel controverso &#8220;Project 2025&#8221; della Heritage Foundation – Dans ha dovuto tracciare la sua stessa strada. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Greenland🇬🇱 you have to see it to believe it. Soon to be an easy trip from our East Coast🇺🇸<br>Make your plans to visit soon!🛳️✈️ <a href="https://t.co/vhgDcpgSuz">pic.twitter.com/vhgDcpgSuz</a></p>&mdash; Thomas Emanuel Dans 🇺🇸 (@TomDansCFA) <a href="https://twitter.com/TomDansCFA/status/1897995809473400850?ref_src=twsrc%5Etfw">March 7, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Il <strong>dossier Groenlandia</strong> si è rivelato perfetto. Con il suo background e le sue credenziali MAGA, Dans aveva sia le competenze per gestire una questione artica complessa, sia la fedeltà ideologica verso il tycoon per non tirarsi indietro di fronte alle battaglie di Trump. Una dedizione che sembra essere stata ricompensata lo scorso dicembre con la nomina a presidente della Commissione per la Ricerca Artica degli Stati Uniti.</p>



<p>Il paradosso di Dans, evidenziato dall&#8217;analisi, sta nelle sue convinzioni di politica estera. Descritto come un nemico dei neoconservatori e popolare tra i &#8220;realisti&#8221; di destra, viene considerato <strong>«un chiaro anti-interventista».</strong> Eppure, sulla Groenlandia, fa un&#8217;eccezione. «La vede semplicemente troppo importante per gli interessi americani per evitare di contemplare l&#8217;uso della forza militare», osserva <em>Responsible Statecraft</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;organizzazione che spinge per l&#8217;annessione</h2>



<p>Attraverso la sua organizzazione, <em>American Daybreak</em>, Dans ha costruito una relazione chiave con un support locale del presidente Usa, <strong>Jorgen Boassen</strong>, un ex muratore groenlandese che funge da suo direttore locale. «Boassen <a href="https://www.nytimes.com/2025/05/11/world/europe/greenland-trump-biggest-fan.html">ha detto al <em>New York Times</em></a> di comunicare con i funzionari Trump attraverso Dans». L&#8217;obiettivo del fervente sostenitore del tycoon è quello di consolidare una stretta alleanza di sicurezza tra una Groenlandia indipendente e Washington. </p>



<p>A marzo <em><strong>American Daybreak</strong></em> ha contribuito a promuovere la partecipazione di <strong>Usha Vance </strong>alla celebre gara nazionale di slitte trainate da cani in Groenlandia. Le proteste annunciate dagli attivisti locali hanno tuttavia indotto a ridimensionare il programma: la visita si è trasformata in una rapida sosta dei Vance in un isolato avamposto militare americano presente sull’isola.</p>



<p>Tuttavia, nonostante le sue ambizioni, il sito web di <em><strong>American Daybreak</strong></em> non è ancora attivo, mentre la sua presenza sui social media si limita a poche fotografie di Thomas Dans in Groenlandia e di Boassen insieme a figure come Nigel Farage, Conor McGregor e il senatore <strong>Ted Cruz</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli sforzi sul campo di Dans </h2>



<p>Secondo quanto riportato da DR, Dans avrebbe coperto le spese di viaggio di Boassen e gli avrebbe promesso un salario per aiutarlo a stabilire contatti sul territorio. Lo scorso mese, Dans ha viaggiato insieme a Boassen e al politico groenlandese <strong>Kuno Fencker</strong> (Siumut) a Washington, dove hanno incontrato funzionari e sostenitori di Trump. Fencker è stato duramente criticato dalla dirigenza del suo partito per aver deciso unilateralmente la visita.</p>



<p><a href="https://www.arctictoday.com/trumps-man-in-greenland-on-a-mission-to-establish-american-control/">Questo viaggio rappresenta un esempio concreto</a> degli sforzi attivi di Dans per coinvolgere i groenlandesi e promuovere la sua visione di legami più stretti tra Stati Uniti e Groenlandia. La proposta di Dans di integrare la nazione artica negli Stati Uniti si scontra però con la posizione del premier <strong>Múte B. Egede</strong>, che in un’intervista a <em>Fox News</em> a gennaio ha ribadito come il popolo groenlandese desideri l’indipendenza e resti groenlandese, non americano. </p>



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<p><a href="https://x.com/ShawnRyan762"></a><a href="https://x.com/ShawnRyan762"></a></p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/thomas-dans-chi-e-luomo-di-trump-che-vuole-davvero-la-groenlandia.html">Thomas Dans: chi è l’uomo di Trump che vuole (davvero) la Groenlandia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L’Artico come promessa e come trappola: la strategia nazionale italiana</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/lartico-come-promessa-e-come-trappola-la-strategia-nazionale-italiana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2026 05:56:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="artico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p> L’Italia può giocare competenze industriali e tecnologiche, cantieristica, sistemi di osservazione. Ma l’Artico non è un nuovo mercato. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/lartico-come-promessa-e-come-trappola-la-strategia-nazionale-italiana.html">L’Artico come promessa e come trappola: la strategia nazionale italiana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="artico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Roma scopre il Nord, ma il Nord non è più quello di una volta. La <strong>strategia artica </strong>presentata dal governo non è un semplice capitolo di politica commerciale: è una dichiarazione d’intenti su un’area che, nel giro di pochi anni, è passata da periferia geografica a<strong> snodo degli equilibri globali.</strong> Il linguaggio è quello rassicurante della pace, della cooperazione e della prosperità. Ma la scelta stessa di <a href="https://it.insideover.com/ambiente/litalia-nellartico-con-la-missione-high-north-2020-della-marina-militare.html">mettere l’Artico </a>tra le<strong> priorità europee e dell’Alleanza Atlantica</strong> dice che la stagione dell’innocenza è finita: se l’Artico diventa priorità, vuol dire che qualcuno lo considera già un terreno di competizione.</p>



<p><strong>Qui la politica italiana prova a fare una mossa doppia: </strong>restare nel registro della collaborazione internazionale e, nello stesso tempo, aprire spazi concreti per le imprese. Non è contraddizione, è realismo. Perché oggi la cooperazione è anche una forma di posizionamento: chi siede al tavolo della ricerca, degli standard, delle infrastrutture e della sicurezza, decide i margini del gioco economico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La geoeconomia dietro la parola “affari”</h2>



<p>L’annuncio di una missione imprenditoriale e di un possibile gruppo orientato all’esportazione in settori come difesa, energia e spazio va letto per quello che è: <strong>un tentativo di inserire l’Italia nelle catene del valore che contano davvero.</strong> L’Artico è un archivio di risorse e, soprattutto, un corridoio potenziale di rotte e collegamenti. Con il ritiro dei ghiacci aumentano le finestre operative, e con esse cresce l’interesse per porti, cantieri, logistica, assicurazioni, comunicazioni, satelliti, osservazione e soccorso.</p>



<p>Il punto, però, è che <strong>la ricchezza artica non è mai “neutra”.</strong> Le materie prime sono potere: chi controlla l’estrazione, la trasformazione e il trasporto controlla anche il prezzo politico della transizione energetica e tecnologica. L’Italia, Paese industriale e dipendente dall’estero, ha un motivo serio per cercare un ruolo: ridurre vulnerabilità, non inseguire un miraggio. Ecco perché <strong>il viaggio annunciato a Washington per discutere di materie prime è più importante di quanto sembri: </strong>significa che la partita non è solo europea, ma transatlantica, e che le filiere critiche sono diventate un capitolo di diplomazia quotidiana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dimensione militare</h2>



<p><strong>La critica di Crosetto alla frammentazione dei piccoli schieramenti </strong>nazionali in Groenlandia coglie un problema vero. Mettere pezzi sparsi non crea deterrenza, crea confusione. <strong>L’Artico richiede continuità</strong>, interoperabilità, catena di comando, capacità di sorveglianza e protezione delle infrastrutture. In altre parole: meno gesti simbolici e più architettura operativa.</p>



<p>Ma invocare l’Alleanza Atlantica oggi significa anche misurarsi con la fragilità del vincolo. Se l’Alleanza è il contenitore, la domanda è: quanto è solido il coperchio? <strong>L’Artico, con i suoi spazi immensi e le sue infrastrutture esposte, non perdona l’improvvisazione.</strong> La sicurezza non è solo presenza militare: è protezione di cavi, dati, rotte, stazioni di ricerca, capacità di risposta alle emergenze. È anche un test di maturità per l’Europa, che spesso parla di autonomia ma poi, quando serve, torna a dipendere dal pilastro americano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Groenlandia e dazi</h2>



<p>La strategia italiana nasce mentre Washington, con Trump, agita la Groenlandia come obiettivo di espansione d’influenza. È un passaggio che altera tutto: perché sposta l’attenzione dal confronto con attori esterni alla frizione dentro il campo occidentale. E quando la pressione politica si accompagna alla minaccia di dazi verso Paesi europei coinvolti in Groenlandia, la questione diventa immediatamente geoeconomica: <strong>il commercio come arma, il mercato come leva, l’alleanza come negoziato.</strong></p>



<p><strong>Meloni definisce i dazi un errore e prova a ricucire.</strong> È una linea comprensibile: l’Italia non ha interesse a una frattura transatlantica, soprattutto mentre chiede unità sul fronte artico. Ma qui si vede il limite strutturale: l’Artico richiede coesione, e la coesione oggi è il bene più raro. Se in alcune capitali europee si ragiona davvero su una separazione di lungo periodo da Washington, significa che non siamo più nel terreno delle schermaglie, ma in quello delle scelte strategiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il banco di prova italiano</h2>



<p>Il forum di Roma annunciato per marzo è una buona idea se serve a costruire una comunità nazionale di interessi: imprese, ricerca, istituzioni, difesa. Ma una strategia non vive di eventi. Vive di soldi, priorità e capacità di stare in un teatro complesso senza confondere ambizione e propaganda.</p>



<p><strong>L’Italia può giocare una carta sensata: competenze industriali e tecnologiche, cantieristica, sistemi di osservazione,</strong> gestione delle emergenze, energia e ricerca. Però deve evitare l’equivoco di fondo: l’Artico non è un nuovo mercato da conquistare con una vetrina, è un terreno dove si misurano potenza e vulnerabilità. E dove “rilanciare gli affari” significa prima di tutto difenderli: con filiere più robuste, con alleanze meno isteriche, con una postura europea che non si limiti a seguire le onde, ma provi finalmente a governarle.</p>
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		<title>No, la Cina non sta conquistando la Groenlandia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/no-la-cina-non-sta-conquistando-la-groenlandia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 08:24:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173520688_d17762dcf0a3351b1e6956f21167ebd8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173520688_d17762dcf0a3351b1e6956f21167ebd8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173520688_d17762dcf0a3351b1e6956f21167ebd8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173520688_d17762dcf0a3351b1e6956f21167ebd8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173520688_d17762dcf0a3351b1e6956f21167ebd8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173520688_d17762dcf0a3351b1e6956f21167ebd8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173520688_d17762dcf0a3351b1e6956f21167ebd8-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra i motivi che hanno spinto Donald Trump a mettere nel mirino la Groenlandia ci sarebbe anche il rischio che, a detta del presidente statunitense, la Cina possa, presto o tardi, in maniera più o meno esplicita, conquistare silenziosamente l&#8217;isola artica. Ma è davvero così? Per il tycoon non ci sono dubbi: &#8220;Se non facciamo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/no-la-cina-non-sta-conquistando-la-groenlandia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173520688_d17762dcf0a3351b1e6956f21167ebd8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173520688_d17762dcf0a3351b1e6956f21167ebd8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173520688_d17762dcf0a3351b1e6956f21167ebd8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173520688_d17762dcf0a3351b1e6956f21167ebd8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173520688_d17762dcf0a3351b1e6956f21167ebd8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173520688_d17762dcf0a3351b1e6956f21167ebd8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173520688_d17762dcf0a3351b1e6956f21167ebd8-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra i motivi che hanno spinto <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a> a mettere nel mirino la <strong>Groenlandia </strong>ci sarebbe anche il rischio che, a detta del presidente statunitense, la <strong>Cina </strong>possa, presto o tardi, in maniera più o meno esplicita, <a href="https://it.insideover.com/politica/lannuncio-di-trump-accordo-con-la-nato-per-negoziare-sulla-groenlandia-niente-dazi-agli-europei.html">conquistare silenziosamente l&#8217;isola artica</a>. </p>



<p>Ma è davvero così? Per il tycoon non ci sono dubbi: &#8220;Se non facciamo qualcosa noi, lo faranno la Russia o la Cina&#8221;. Dal canto suo, Pechino ha condannato la retorica di Trump per aver sbandierato un fantomatico <strong>fantasma cinese</strong> come &#8220;pretesto&#8221; per minacciare la Groenlandia. </p>



<p>Partiamo da un presupposto oggettivo: l&#8217;idea che la Cina sia<a href="https://it.insideover.com/politica/nella-rissa-con-trump-sulla-groenlandia-la-ue-si-gioca-lanima-se-ce-lha.html"> pronta a fagocitare la Groenlandia</a> da un momento all&#8217;altro è assurda. Così come lo sono le affermazioni dell&#8217;inquilino della Casa Bianca, secondo cui cacciatorpediniere e sottomarini cinesi starebbero circumnavigando l&#8217;isola. </p>



<p>In linea d&#8217;aria, come ha sottolineato la prestigiosa rivista statunitense <em>Foreign Policy</em>, la Cina si trova a circa <strong>7.700 chilometri</strong> dalla Groenlandia. Non solo: a differenza degli Stati Uniti, la Repubblica Popolare Cinese non dispone di una rete globale di <strong>basi militari</strong> in grado di supportare un&#8217;eventuale operazione a quella distanza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173533308_948c99d096aa483538c027594357add4-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-502717" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173533308_948c99d096aa483538c027594357add4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173533308_948c99d096aa483538c027594357add4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173533308_948c99d096aa483538c027594357add4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173533308_948c99d096aa483538c027594357add4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173533308_948c99d096aa483538c027594357add4-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173533308_948c99d096aa483538c027594357add4.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il pretesto cinese</strong></h2>



<p>E allora? C&#8217;è chi prova a parafrasare Trump spiegando che le affermazioni del presidente statunitense si riferiscano alla crescente preoccupazione Usa per l&#8217;<strong>influenza cinese </strong>in Groenlandia. C&#8217;è però da dire che Pechino, se di influenza vogliamo parlare, ha molto più interesse a espandere i propri tentacoli in altre regioni. </p>



<p>E ancora: in merito alle sue ambizioni territoriali, la Cina è sempre stata chiara. Non risulta in nessun documento strategico che <strong>Xi Jinping</strong> – interessato semmai a Taiwan &#8211; voglia mettere le mani sulla Groenlandia. </p>



<p>Certo, come spiega il <em>Guardian </em>in un lungo “spiegone”, il Dragone ha interessi nell&#8217;isola e pure nell&#8217;<strong>Artico</strong>, in particolare nei giacimenti di <strong>Terre Rare</strong>. Bisogna però ricordare che il potenziale minerario della Groenlandia è al momento in gran parte ipotetico, visto che i suoi giacimenti si trovano in un territorio remoto e inospitale. </p>



<p>Le <strong>aziende cinesi</strong> hanno investito (o cercato di farlo) nelle infrastrutture locali, ma alcune offerte sono state bloccate dal governo danese, mentre altre non hanno portato a risultati rilevanti. </p>



<p>In ogni caso, proprio come tutte le aziende del pianeta, anche quelle cinesi investono perché vogliono fare soldi. Detto altrimenti, non c&#8217;è sempre lo zampino di Xi dietro ogni mossa societaria d&#8217;oltre Muraglia. Emerge quindi un dilemma su ciò che dovrebbe essere considerato una <strong>minaccia </strong>e quello che potrebbe essere definito un <strong>interesse legittimo</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173533308_948c99d096aa483538c027594357add4-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-502718" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173533308_948c99d096aa483538c027594357add4-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173533308_948c99d096aa483538c027594357add4-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173533308_948c99d096aa483538c027594357add4-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173533308_948c99d096aa483538c027594357add4-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173533308_948c99d096aa483538c027594357add4-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122173533308_948c99d096aa483538c027594357add4-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Pechino in Groenlandia</strong></h2>



<p>Già nel 2019 l&#8217;allora Segretario di Stato Usa, <strong>Mike Pompeo</strong>, parlava delle attività cinesi nell&#8217;Artico spiegando che l&#8217;influenza di Pechino in loco rischiava di creare un &#8220;nuovo Mar Cinese Meridionale&#8221; attorno al Polo Nord. </p>



<p>Eppure, se è vero che il Dragone ha interessi artici, per quanto riguarda specificatamente la Groenlandia, gli investitori cinesi hanno faticato a ottenere un <strong>punto d&#8217;appoggio significativo</strong>, in parte a causa della resistenza di Stati Uniti e Danimarca. </p>



<p>Nel 2018, a quanto pare sotto pressione da parte di Washington, Copenaghen ha bloccato un&#8217;offerta di un&#8217;azienda statale cinese per espandere una <strong>rete di aeroporti</strong> groenlandesi. Due anni prima, a un&#8217;altra società di Pechino era stato impedito di acquistare una <strong>base navale abbandonata</strong> in Groenlandia. </p>



<p>Alcuni hanno indicato la partecipazione cinese del 6,5% nel <strong>progetto minerario di Kvanefjeld</strong>, nella Groenlandia meridionale, come prova degli interessi di Xi nelle Terre Rare del territorio; tuttavia, le operazioni sono inattive da quando il governo groenlandese ha vietato l&#8217;estrazione di uranio nel 2021. Non ci sono, insomma, indizi del fatto che la Cina voglia davvero conquistare la Groenlandia. Non nei termini indicati da Trump. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/TRUMP-PENTAGONO-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-500893" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/TRUMP-PENTAGONO-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/TRUMP-PENTAGONO-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/TRUMP-PENTAGONO-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/TRUMP-PENTAGONO-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/TRUMP-PENTAGONO-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/TRUMP-PENTAGONO.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>L&#8217;annuncio di Trump: accordo con la Nato per negoziare sulla Groenlandia. Niente dazi agli europei</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lannuncio-di-trump-accordo-con-la-nato-per-negoziare-sulla-groenlandia-niente-dazi-agli-europei.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 21:15:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Davos]]></category>
		<category><![CDATA[Groenlandia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti del presidente Donald Trump hanno trovato una piattaforma comune con gli alleati della Nato per una discussione volta a trovare un accordo sullo status della Groenlandia. Potremmo definirlo il &#8220;Patto di Davos&#8221;: il plenipotenziario degli euro-atlantici è stato il segretario generale della Nato ed ex premier olandese, Mark Rutte, figura da sempre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lannuncio-di-trump-accordo-con-la-nato-per-negoziare-sulla-groenlandia-niente-dazi-agli-europei.html">[...]</a></p>
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<p>Gli <strong>Stati Uniti del presidente Donald Trump</strong> hanno trovato una piattaforma comune con gli alleati della Nato per una <strong>discussione volta a trovare un accordo sullo status della Groenlandia.</strong> Potremmo definirlo il &#8220;Patto di Davos&#8221;: il plenipotenziario degli euro-atlantici è stato il segretario generale della Nato ed ex premier olandese, <strong>Mark Rutte</strong>, figura da sempre vicina al capo di Stato Usa che si è incontrato con l&#8217;inquilino della Casa Bianca dopo che <a href="https://it.insideover.com/economia/davos-lelegia-nazionalista-trump-a-fianco-del-ceo-di-blackrock.html">questi aveva concluso il suo discorso odierno. </a></p>



<p>Terre rare, sicurezza della Groenlandia ed estensione del <strong>Golden Dome, lo scudo missilistico americano</strong> previsto per difendere l&#8217;emisfero occidentale e la sicurezza del continente: sono questi i punti su cui The Donald e Rutte, <em>Trump-whisperer</em> per eccellenza dell&#8217;Alleanza Atlantica, hanno concordato di intavolare una discussione. Per effetto di questo avvio di negoziato non ci saranno i <strong>paventati dazi aggiuntivi al 25% sugli otto Paesi che avevano mandato un piccolo contingente</strong> nell&#8217;isola più grande del mondo: la Danimarca che è titolare della sua sovranità, assieme a altri cinque Paesi comunitari (<strong>Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia</strong>) e il Regno Unito e la Norvegia esterni all&#8217;Unione Europea.</p>



<p>Nessuno di questi Paesi subirà, dunque, tariffe aggiuntive. E al contempo si inizierà a parlare di <strong>prospettive strategiche per la proiezione americana verso la Groenlandia</strong>. Trump sul suo social network Truth parla di negoziati che dovranno condurre il vicepresidente J.D. Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e l&#8217;inviato speciale, ormai &#8220;Signor Wolff&#8221; di Trump, Steve Witkoff. Al centro l&#8217;obiettivo principale di Trump, <strong>un accordo che garantisca la domanda di metalli critici americana</strong> e estenda la garanzia di sicurezza dello scudo antimissile alla Groenlandia, magari col sottaciuto pensiero di far pagare parte della bolletta agli europei.</p>



<p>Restano, alle spalle, molte domande: ci sarà accordo? Se sì, in che misura e in che tempi? Cosa ha spinto Trump a trattare? Ha avuto un ruolo la paventata minaccia di una vendita di asset Usa da parte di molte istituzioni finanziarie? L&#8217;Europa come reagirà collettivamente? Tornerà all&#8217;ovile americano o acquisirà esperienza da questa lezione. Mentre <strong>già si parla dell&#8217;ennesimo esempio di <em>Trump always chicken out (TACO)</em> per parlare dei bluff del tycoon,</strong> è bene però ricordare che<a href="https://it.insideover.com/politica/da-alleati-a-separati-in-casa-groenlandia-e-dazi-leuropa-valuta-il-divorzio-dagli-usa.html"> la scossa della Groenlandia</a> ha turbato politicamente gli equilibri del campo atlantico. E la rottura della fiducia potrebbe essere comunque molto difficile da ricmporre.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lannuncio-di-trump-accordo-con-la-nato-per-negoziare-sulla-groenlandia-niente-dazi-agli-europei.html">L&#8217;annuncio di Trump: accordo con la Nato per negoziare sulla Groenlandia. Niente dazi agli europei</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Groenlandia e Ucraina: le dolenti ambasce della leadership Ue</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/groenlandia-e-ucraina-le-dolenti-ambasce-della-leadership-ue.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 09:52:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1099" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/LEGO-GROENLANDIA-copia2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Groenlandia e Ucraina: le dolenti ambasce della leadership Ue" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/LEGO-GROENLANDIA-copia2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/LEGO-GROENLANDIA-copia2-300x172.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/LEGO-GROENLANDIA-copia2-1024x586.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/LEGO-GROENLANDIA-copia2-768x440.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/LEGO-GROENLANDIA-copia2-1536x879.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/LEGO-GROENLANDIA-copia2-600x343.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>una manciata di soldatini mandati a sciare sull'isola artica. Dove l'aspetto più tragico di tale stralunata iniziativa è che non si accorgono quanto sia ridicola.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/groenlandia-e-ucraina-le-dolenti-ambasce-della-leadership-ue.html">Groenlandia e Ucraina: le dolenti ambasce della leadership Ue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1099" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/LEGO-GROENLANDIA-copia2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Groenlandia e Ucraina: le dolenti ambasce della leadership Ue" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/LEGO-GROENLANDIA-copia2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/LEGO-GROENLANDIA-copia2-300x172.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/LEGO-GROENLANDIA-copia2-1024x586.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/LEGO-GROENLANDIA-copia2-768x440.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/LEGO-GROENLANDIA-copia2-1536x879.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/LEGO-GROENLANDIA-copia2-600x343.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La spinta di Trump per acquisire la Groenlandia rafforza. E i leader della Ue reagiscono con un insulso balbettio, una manciata di soldatini mandati a sciare sull&#8217;isola artica. Dove l&#8217;aspetto più tragico di tale stralunata iniziativa è che non si accorgono quanto sia ridicola.</p>



<p>Tale mancanza di consapevolezza non deriva solo dal panico di vedersi brutalizzati dal loro padrone, né dallo shock per il tradimento del rapporto fiduciario cementato da anni di obbediente sudditanza, ma semplicemente dalla loro inconsistenza, palesata da decenni e immortalata da fotografie di innumerevoli vertici inter-europei e internazionali che li vede sorridenti e felici nonostante il mondo gli crollasse poco a poco attorno.</p>



<p>Momenti che li hanno visti sfoggiare muscoli che non avevano, non solo contro la Russia, ma anche contro il padrone d&#8217;oltreoceano, quando questi era Trump, in obbedienza ai vecchi padroni americani che lo volevano spodestare. La fotografia della Merkel che guarda in cagnesco Trump a un G-7, rimasta nella memoria collettiva, è la più palese manifestazione di questa farsa.</p>



<p>La donna più potente del mondo veniva definita dai media, nulla importando che era a capo di una nazione che, nella stessa temperie, era definita un gigante economico e un nano geopolitico. Una connotazione geopolitica che, con l&#8217;identificazione dell&#8217;Unione europea con la Grande Germania &#8211; con i Paesi membri chiamati semplicemente a fare da corollario alla motrice teutonica &#8211; si è trasferita al continente.</p>



<p>Un&#8217;Europa sempre più in ritirata, sempre più servile, con la sua classe politica e le sue istituzioni sempre più consegnate all&#8217;inanità, come dimostra non solo la vacuità dei suoi politici, ma anche delle istituzioni comunitarie: dall&#8217;inutile Parlamento europeo allo spettacolo indegno offerto dalle più alte cariche istituzionali, conferite a figure del tutto inadeguate.</p>



<p>Un servilismo decennale funzionale alla geopolitica altrui: sia che si trattasse degli Stati Uniti, con la Ue sempre pronta a sostenere le guerre infinite e i regime-change made in Usa; sia che si trattasse di Israele e dei suoi sogni di egemonia sul Medio oriente; sia, infine, che si trattasse della Gran Bretagna post Brexit, alla quale si è data in toto la gestione della politica europea nei riguardi della Russia.</p>



<p>Altra cosa l&#8217;Europa quando era una protagonista della politica globale, quando sapeva dire di no alla guerra irachena o sapeva eludere le costrizioni dell&#8217;Impero, quando sapeva mediare tra Russia e Usa o tra Israele e Paesi arabi, avendo l&#8217;intelligenza di interloquire con tutti (Andreotti, in questo, fu maestro). Sic transit gloria mundi e va bene così, inutile piangerci su.</p>



<p>Ora il ridicolo delle èlite europee è apparso in tutta la sua forza epifanica, con la brutale pretesa di Trump sulla Groenlandia che ha frantumato tutti i loro sogni di gloria, basati essenzialmente sul prolungare la guerra ucraina fino alle midterm Usa e assecondare le oscure ambizioni di Netanyahu &amp; soci, sull&#8217;Iran e altrove. Nella folle speranza che i neoconservatori li preservino nei loro posti di potere, non comprendendo che a questi circoli non interessa affatto la sorte dei loro servi, come dimostra la vicenda della povera Ucraina, lanciata a bomba contro il nemico russo.</p>



<p>Sono confusi, e tanto, come da dichiarazioni, per una volta simpatiche, della stolida Kaja Kallas, che della Ue è ministro degli Esteri, la quale ha confessato che è un buon momento per &#8220;<a href="https://www.politico.eu/article/eu-chief-diplomat-kaja-kallas-state-world-means-time-start-drinking/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">iniziare a bere</a>&#8220;&#8230; Quanto ai sogni europei sull&#8217;Ucraina, riportiamo da&nbsp;<a href="https://ctrana.one/news/498689-itohi-1426-dnja-vojny-v-ukraine.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Strana</a>: &#8220;Solo tre giorni fa i leader dell&#8217;Unione Europea si preparavano a passare la settimana di Davos a esortare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a promettere garanzie di sicurezza per l&#8217;Ucraina del dopoguerra. Oggi dubitano che le sue promesse siano affidabili e stanno stracciando i loro documenti programmatici sull&#8217;Ucraina&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.politico.eu/article/eu-chief-diplomat-kaja-kallas-state-world-means-time-start-drinking/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-P-1-1024x403.jpg" alt="EU chief diplomat Kallas: World’s woes mean it’s time to start drinking" class="wp-image-80175"/></a></figure>



<p>Difficile che risolvano i loro dilemmi esistenziali. Un modo sarebbe assecondare finalmente il processo di pace ucraino voluto da Trump, nella speranza che il bullo d&#8217;oltreoceano (del quale finora hanno minato il lavorìo negoziale), potendo brandire tale successo, si accontenti di un&#8217;intesa anche per la Groenlandia, profferta già avanzata e rifiutata.</p>



<p>Un cenno di Trump sembra confermare che tale possibilità è aperta: &#8220;Piuttosto che della Groenlandia, occupatevi dell&#8217;Ucraina&#8221;. L&#8217;occasione c&#8217;è, perché a Davos è stato invitato anche il negoziatore russo Kirill Dmitriev, anche se il clima non sembra eccessivamente buono dato che Trump non ha voluto incontrare Zelensky, motivo per il quale quest&#8217;ultimo è <a href="https://ctrana.one/news/498739-zelenskij-reshil-ne-ekhat-na-vef-v-davos.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rimasto a casa</a> (ufficialmente per dare priorità ai problemi del suo Paese).</p>



<p>L&#8217;alternativa è che la prova di forza prosegua e prenda una brutta piega, come sembra di potersi evincere da quanto riferisce il <a href="https://www.washingtonpost.com/national-security/2026/01/18/trump-minnesota-insurrection-act/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Washington Post</a>: &#8220;Il Pentagono ha ordinato a circa 1.500 soldati in servizio attivo di prepararsi per un possibile dispiegamento in Minnesota&#8221; per far fronte alle proteste contro le brutalità consumate dall&#8217;Agenzia per l&#8217;immigrazione.</p>



<p>Si tratta &#8220;dell&#8217;11a divisione aviotrasportata dell&#8217;esercito, con base in Alaska e specializzata in operazioni in climi freddi&#8221;, gli <a href="https://www.congedatifolgore.com/it/1500-paracadutisti-americani-in-alaska-artic-airborne-in-preallarme-per-il-minnesota/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Arctic Angels</a>, che poco c&#8217;entrano col Minnesota, per il quale la scelta avrebbe potuto cadere su forze più confacenti. &#8220;Due funzionari&#8221;, annota il Wp, &#8220;hanno affermato che l&#8217;ordine non è correlato alla recente retorica di Trump sulla necessità di prendere il controllo della Groenlandia&#8221;&#8230; excusatio non petita accusatio manifesta. Non che saranno inviati nell&#8217;isola, ma il segnale c&#8217;è tutto, tanto che la Danimarca ha inviato truppe a presidio (a proposito di muscoli che non si hanno).</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.jpost.com/international/article-883900"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-JP-10-1024x635.jpg" alt="World Jewish Congress President Ronald Lauder involved in Trump’s push for Greenland " class="wp-image-80177"/></a></figure>



<p>Per inciso, secondo il <a href="https://www.jpost.com/international/article-883900" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jerusalem Post</a> a suggerire a Trump, fin dal suo primo mandato, di acquisire la Groenlandia è stato Ronald Lauder, presidente&nbsp;del Congresso ebraico mondiale dal 2007 e amico intimo del presidente. Notizia confortata da un articolo che lo stesso Lauder ha redatto per il New York Post e dagli ingenti investimenti che questi ha fatto nell&#8217;isola dopo il suggerimento.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/PN-INS-1024x249.jpg" alt="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard" class="wp-image-79277"/></a></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/groenlandia-e-ucraina-le-dolenti-ambasce-della-leadership-ue.html">Groenlandia e Ucraina: le dolenti ambasce della leadership Ue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;assalto di Trump alla Groenlandia: per l&#8217;Europa l&#8217;opportunità di  guardare finalmente oltre gli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lassalto-di-trump-alla-groenlandia-per-leuropa-lopportunita-di-guardare-finalmente-oltre-gli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2026 00:18:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250310103623695_c62ed5774929175f20313554aea57634.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250310103623695_c62ed5774929175f20313554aea57634.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250310103623695_c62ed5774929175f20313554aea57634-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250310103623695_c62ed5774929175f20313554aea57634-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250310103623695_c62ed5774929175f20313554aea57634-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250310103623695_c62ed5774929175f20313554aea57634-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250310103623695_c62ed5774929175f20313554aea57634-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'assalto di Trump alla Groenlandia: per l'Europa l'opportunità di pensare all'alternativa occidentale. Gli scenari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lassalto-di-trump-alla-groenlandia-per-leuropa-lopportunita-di-guardare-finalmente-oltre-gli-usa.html">L&#8217;assalto di Trump alla Groenlandia: per l&#8217;Europa l&#8217;opportunità di  guardare finalmente oltre gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250310103623695_c62ed5774929175f20313554aea57634.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250310103623695_c62ed5774929175f20313554aea57634.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250310103623695_c62ed5774929175f20313554aea57634-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250310103623695_c62ed5774929175f20313554aea57634-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250310103623695_c62ed5774929175f20313554aea57634-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250310103623695_c62ed5774929175f20313554aea57634-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250310103623695_c62ed5774929175f20313554aea57634-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>manovra di Donald Trump e degli Usa</strong> per spingere all&#8217;angolo i Paesi europei e farli cedere sul dossier <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/dazi-e-minacce-trump-va-in-all-in-contro-la-difesa-europea-della-groenlandia.html">Groenlandia,</a> sostanziatasi nell&#8217;applicazione di extra-dazi</strong> per i Paesi europei che hanno inviato truppe nel Grande Nord a sostenere la sovranità danese e l&#8217;autonomia di Nuuk, palesa diverse minacce ma è una mossa che può offrire delle opportunità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa rivelano le minacce degli Usa</h2>



<p>Le minacce sono chiare. E hanno a che vedere con la presa di consapevolezza di un dato strategico: Trump <strong>rottama l&#8217;Occidente come spazio squisitamente politico</strong>, sostanzialmente rinuncia alla narrazione sottostante alla <strong>Nato (ma non, si badi, alla sua infrastruttura militare)</strong> e rivendica l&#8217;Europa e i suoi Paesi come parte di una <strong>sfera d&#8217;influenza ad esclusiva trazione statunitense,</strong> non considerando le volontà degli Stati del Vecchio Continente paragonabili a quelle di Washington.</p>



<p>Tutto questo dopo che l&#8217;Europa ha, supinamente, <strong>fatto di tutto per evitare l&#8217;impatto con la realtà</strong>: dall&#8217;accettazione dell&#8217;innalzamento del target di spese militari in rapporto al Pil al 5% al varo di regimi fiscali meno impattanti per le Big Tech americane in materia di Global Minimum Tax, passando per l&#8217;accordo che ha accettato i <strong>dazi americani al 15% per le merci europee,</strong> il 2025 ha rischiato di concretizzare una nuova tappa del &#8220;secolo delle umiliazioni&#8221; del Vecchio Continente. Il 2026 si rischia di aprire con lo stesso canovaccio. Ed è qui che <strong>arrivano le opportunità, per quanto sia difficile parlare in questo modo</strong> di fronte a una minaccia come quella posta dagli Usa ai loro alleati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le opportunità da non perdere per l&#8217;Europa</h2>



<p>Il primo fatto è chiaro: appare <strong>esplicito il progetto di <em>divide et impera</em> statunitense sull&#8217;Europa</strong>. I dazi differenziati (illegali per l&#8217;Organizzazione Mondiale del Commercio nei confronti di un blocco unitario come l&#8217;Ue) sono la nuova versione della <strong>diplomazia personalista del presidente americano</strong> o della pressione di movimenti come quelli che <strong>Elon Musk</strong> ha provato a raccogliere sotto il cappello <a href="https://it.insideover.com/politica/make-europe-great-again-la-destra-euroscettica-lancia-la-sfida-a-bruxelles.html">&#8220;Make Europe Great Again&#8221; (Mega) come quinte colonne verso ogni progetto comunitario.</a> Ma anche la <strong>estrema manifestazione di una tendenza americana</strong> già palesatasi nell&#8217;era di <strong>Joe Biden</strong> all&#8217;inizio della <strong>guerra in Ucraina</strong>: la divisione dell&#8217;Europa come leva per l&#8217;influenza a stelle e strisce.</p>



<p>Capire questo progetto è un primo passo. A ciò si aggiunge l&#8217;irrinunciabile opportunità di poter vedere, per una volta, delle <strong>architetture securitarie europee</strong> chiaramente distinte da quella statunitense. Posto che possa prendere piede l&#8217;irrazionale principio statunitense secondo cui la Groenlandia in mano danese non è funzionale alla sicurezza di Washington contro Russia e Cina, si potrebbero fare molte altre domande. </p>



<p>Ad esempio, se gli Usa legittimano uno strabismo tanto forte, si potrebbe parimenti riflettere sull&#8217;eventuale lungimiranza di aver <strong>considerato la Russia una pericolosa e imminente minaccia militare</strong> contro cui riunire ogni risorsa militare, con una riflessione compiuta <em>pro domo americana</em>. O pensare all&#8217;autolesionismo compiuto contribuendo alla destrutturazione dell&#8217;estero vicino europeo e a una politica mediorientale eccessivamente appiattita su Israele, sempre perché &#8220;<strong>vuolsi così colà dove si pote&#8221;</strong>. Oppure, infine, riflettere sulla miopia europea circa le strategie di connettività euroasiatica, i rapporti con la Cina resi sempre più confrontazionali in nome dell&#8217;Occidente collettivo, la ridotta attenzione data all&#8217;Africa nel quadro della programmazione collettiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Valorizzare il peso globale dell&#8217;Europa</h2>



<p>Infine, <strong>si potrebbe valorizzare il peso globale dell&#8217;Europa</strong> o ciò che ne rimane. Come? Ricordando che dopo il distacco americano dal canone occidentale, esiste un modello europeo alternativo a quello dell&#8217;egemonia dei  nuovi potentati politico-finanziari, dei tecno-oligarchi e della leadership nazionalista statunitense. E quel modello si basa sull&#8217;<strong>economia sociale di mercato, sul multilateralismo, sull&#8217;apertura al libero scambio e la rottura delle barriere</strong>. </p>



<p>La mossa di Trump sulla Groenlandia ha oscurato, ieri, la firma in Paraguay dell&#8217;<strong>Accordo Ue-Mercosur, il più vasto della storia europea</strong>. Una possibile pietra miliare geopolitica, perché capace di rendere viva la cooperazione commerciale con un colosso come il Brasile e avvicinare Europa e Sud Globale, aprendo la pista a nuove intese come quella con l&#8217;<strong>India.</strong> Per un Trump che chiude all&#8217;America le porte del mondo c&#8217;è un&#8217;Europa che abbatte dazi e barriere. Entrando con il commercio in territori, come quello dell&#8217;emisfero occidentale nella sua componente latinoamericana, dove gli Usa hanno di recente usato la forza militare contro i loro rivali (Venezuela) e quella economica contro i loro alleati (Groenlandia). Una diversità di condotta che a livello globale andrebbe sbandierata con orgoglio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lassalto-di-trump-alla-groenlandia-per-leuropa-lopportunita-di-guardare-finalmente-oltre-gli-usa.html">L&#8217;assalto di Trump alla Groenlandia: per l&#8217;Europa l&#8217;opportunità di  guardare finalmente oltre gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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