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Politica

L’assalto di Trump alla Groenlandia: per l’Europa l’opportunità di guardare finalmente oltre gli Usa

L'assalto di Trump alla Groenlandia: per l'Europa l'opportunità di pensare all'alternativa occidentale. Gli scenari.

La manovra di Donald Trump e degli Usa per spingere all’angolo i Paesi europei e farli cedere sul dossier Groenlandia, sostanziatasi nell’applicazione di extra-dazi per i Paesi europei che hanno inviato truppe nel Grande Nord a sostenere la sovranità danese e l’autonomia di Nuuk, palesa diverse minacce ma è una mossa che può offrire delle opportunità.

Cosa rivelano le minacce degli Usa

Le minacce sono chiare. E hanno a che vedere con la presa di consapevolezza di un dato strategico: Trump rottama l’Occidente come spazio squisitamente politico, sostanzialmente rinuncia alla narrazione sottostante alla Nato (ma non, si badi, alla sua infrastruttura militare) e rivendica l’Europa e i suoi Paesi come parte di una sfera d’influenza ad esclusiva trazione statunitense, non considerando le volontà degli Stati del Vecchio Continente paragonabili a quelle di Washington.

Tutto questo dopo che l’Europa ha, supinamente, fatto di tutto per evitare l’impatto con la realtà: dall’accettazione dell’innalzamento del target di spese militari in rapporto al Pil al 5% al varo di regimi fiscali meno impattanti per le Big Tech americane in materia di Global Minimum Tax, passando per l’accordo che ha accettato i dazi americani al 15% per le merci europee, il 2025 ha rischiato di concretizzare una nuova tappa del “secolo delle umiliazioni” del Vecchio Continente. Il 2026 si rischia di aprire con lo stesso canovaccio. Ed è qui che arrivano le opportunità, per quanto sia difficile parlare in questo modo di fronte a una minaccia come quella posta dagli Usa ai loro alleati.

Le opportunità da non perdere per l’Europa

Il primo fatto è chiaro: appare esplicito il progetto di divide et impera statunitense sull’Europa. I dazi differenziati (illegali per l’Organizzazione Mondiale del Commercio nei confronti di un blocco unitario come l’Ue) sono la nuova versione della diplomazia personalista del presidente americano o della pressione di movimenti come quelli che Elon Musk ha provato a raccogliere sotto il cappello “Make Europe Great Again” (Mega) come quinte colonne verso ogni progetto comunitario. Ma anche la estrema manifestazione di una tendenza americana già palesatasi nell’era di Joe Biden all’inizio della guerra in Ucraina: la divisione dell’Europa come leva per l’influenza a stelle e strisce.

Capire questo progetto è un primo passo. A ciò si aggiunge l’irrinunciabile opportunità di poter vedere, per una volta, delle architetture securitarie europee chiaramente distinte da quella statunitense. Posto che possa prendere piede l’irrazionale principio statunitense secondo cui la Groenlandia in mano danese non è funzionale alla sicurezza di Washington contro Russia e Cina, si potrebbero fare molte altre domande.

Ad esempio, se gli Usa legittimano uno strabismo tanto forte, si potrebbe parimenti riflettere sull’eventuale lungimiranza di aver considerato la Russia una pericolosa e imminente minaccia militare contro cui riunire ogni risorsa militare, con una riflessione compiuta pro domo americana. O pensare all’autolesionismo compiuto contribuendo alla destrutturazione dell’estero vicino europeo e a una politica mediorientale eccessivamente appiattita su Israele, sempre perché “vuolsi così colà dove si pote”. Oppure, infine, riflettere sulla miopia europea circa le strategie di connettività euroasiatica, i rapporti con la Cina resi sempre più confrontazionali in nome dell’Occidente collettivo, la ridotta attenzione data all’Africa nel quadro della programmazione collettiva.

Valorizzare il peso globale dell’Europa

Infine, si potrebbe valorizzare il peso globale dell’Europa o ciò che ne rimane. Come? Ricordando che dopo il distacco americano dal canone occidentale, esiste un modello europeo alternativo a quello dell’egemonia dei nuovi potentati politico-finanziari, dei tecno-oligarchi e della leadership nazionalista statunitense. E quel modello si basa sull’economia sociale di mercato, sul multilateralismo, sull’apertura al libero scambio e la rottura delle barriere.

La mossa di Trump sulla Groenlandia ha oscurato, ieri, la firma in Paraguay dell’Accordo Ue-Mercosur, il più vasto della storia europea. Una possibile pietra miliare geopolitica, perché capace di rendere viva la cooperazione commerciale con un colosso come il Brasile e avvicinare Europa e Sud Globale, aprendo la pista a nuove intese come quella con l’India. Per un Trump che chiude all’America le porte del mondo c’è un’Europa che abbatte dazi e barriere. Entrando con il commercio in territori, come quello dell’emisfero occidentale nella sua componente latinoamericana, dove gli Usa hanno di recente usato la forza militare contro i loro rivali (Venezuela) e quella economica contro i loro alleati (Groenlandia). Una diversità di condotta che a livello globale andrebbe sbandierata con orgoglio.

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