Intervenenbdo al recente World Economic Forum di Davos il primo ministro canadese Mark Carney ha rubato la scena parlando con rara chiarezza della fase di rottura dell’ordine globale e degli scenari incerti che contraddistinguono la rivalità tra le grandi potenze. Una visione tutt’altro che ottimistica sull’ordine internazionale, riguardo alla quale l’ex governatore della Bank of England ha però provato a proporre soluzioni e vie di indirizzo. Presentando il Canada come archetipo della media potenza che può provare a resistere in uno scenario globale incerto.
Essenzialmente, sono due le linee-guida su cui Ottawa si muove: alleanze commerciali e sicurezza. Libero scambio e difesa per far sì che attori come il Canada possano avere un ruolo al tavolo dell’ordine globale, dato che “le grandi potenze, per ora, possono permettersi di agire da sole. Hanno le dimensioni del mercato, la capacità militare e la leva per dettare le condizioni. Le potenze medie no”. Carney, in larga parte, parla di ciò che il Canada ha costruito negli anni.
Tutti i patti commerciali di Ottawa
Ottawa, ad esempio, ha attivo l’accordo Usmca con Usa e Messico del 2020, che ha sostituito il vecchio Nafta, il Comprehensive Economic and Trade Agreement (Ceta) siglato nel 2016 con l’Unione Europea, la Trans-Pacific Partnership con altri 11 Paesi, tra cui Australia, Giappone e Regno Unito, un accordo commerciale di libero scambio con la Corea del Sud e partnership con altri Stati: Cile, Israele, Colombia, Costa Rica, Panama, Giordania, Honduras, Ucraina, Norvegia, Svizzera, Perù. Una visione economica che il predecessore di Carney, Justin Trudeau, non ha mai istituzionalizzato come piattaforma strategica.
Ora, Carney intende invece farsi tedoforo del libero scambio e dell’apertura, in aperto contrasto con la tendenza alla chiusura del presidente americano Donald Trump. A Davos ha presentato la sua visione: “stiamo promuovendo gli sforzi per costruire un ponte tra il Partenariato Trans-Pacifico e l’Unione Europea, che creerebbe un nuovo blocco commerciale di 1,5 miliardi di persone” e “per quanto riguarda i minerali essenziali, stiamo formando gruppi di acquirenti radicati nel G7, in modo che il mondo possa diversificare le proprie risorse, allontanandosi da un approvvigionamento concentrato”.
L’apertura di mercato del Canada
Già oggi le merci canadesi hanno accesso privilegiato a circa 1,8 miliardi di persone, che saliranno a 2,1 miliardi quando entrerà in vigore il patto con l’Indonesia siglato nel settembre scorso, e potrebbero salire a circa 2,7 miliardi se Ottawa concludesse gli accordi commerciali oggi in discussione con l’Asean, il Mercosur e l’Ecuador. Se, in prospettiva, nei prossimi anni il triangolo Canada-Ue-Mercosur andasse in porto e si consolidasse l’asse Ue-Tpp Ottawa, potrebbe essere il pivot di un’alleanza commerciale tricontinentale avente al centro Canada ed Europa, che si garantirebbero l’accesso privilegiato al 35% circa del Pil e al 40% del commercio mondiale senza essere intercettati da Stati Uniti e Cina.
Si tratta di progetti concreti in via di discussione e attorno cui si ragiona a un potenziale embrione di nuovo ordine globale. “Le grandi potenze hanno iniziato a usare l’integrazione economica come arma, i dazi come leva. Le infrastrutture finanziarie come coercizione. Le catene di approvvigionamento come vulnerabilità da sfruttare”, ha detto Carney a Davos. La risposta è unire le forze esplicitando un piede di parità. E rompendo gli schemi della “Guerra Fredda 2.0”, come ha dimostrato il primo ministro visitando in Cina Xi Jinping, il Canada si può porre nel ruolo di Paese-ponte.
La difesa a garanzia dell’economia
L’integrazione mira anche a fare del Canada un polmone di nuove alleanze per la Difesa e la sicurezza che possano aiutare il disaccoppiamento dalla storica dipendenza dagli Usa. Nota The Globe and Mail che il Canada è già al centro di vari accordi di matrice militare-industriale: “la svedese Saab AB sta proponendo una partnership per costruire aerei da combattimento in Canada e velivoli da sorveglianza basati su un velivolo della Bombardier” e “i i sudcoreani stanno proponendo una cooperazione per costruire nuovi sottomarini per la Royal Canadian Navy, mentre un consorzio tedesco-norvegese sta facendo lo stesso”.
Questo concretizza ciò che Policy Options presentava come “la de-prioritizzazione della geopolitica a favore della geoeconomia“, la definizione della difesa e della politica di riarmo non solo come volani di sicurezza ma anche come premessa di maggiori integrazioni economiche.
La visione di Carney è, sostanzialmente, orientata alla continuazione della globalizzazione con altri mezzi in un quadro definito da un perimetro securitario più marcato: l’unica via per cui le medie potenze possono, secondo Carney, incamminarsi è quella di una via razionale all’apertura, nella consapevolezza della pericolosità del mondo. Un esercizio di realismo che andrà messo alla prova. Ma che si inserisce su un solco che Ottawa ha silenziosamente tracciato integrandosi nel mondo mentre quest’ultimo proponeva crescenti chiusure.

