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	<title>Politica Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 06 Aug 2026 08:03:39 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Politica Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il terremoto che scuote Londra: gli Usa vogliono costruire la loro ambasciata al posto di quella cinese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 08:03:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[ambasciata]]></category>
		<category><![CDATA[Londra]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non si placano le polemiche sulla mega ambasciata cinese in fase di progettazione a Londra. Ecco che cosa sappiamo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-terremoto-che-scuote-londra-gli-usa-vogliono-costruire-la-loro-ambasciata-al-posto-di-quella-cinese.html">Il terremoto che scuote Londra: gli Usa vogliono costruire la loro ambasciata al posto di quella cinese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260121145451595_b6e092be12a63dd335a8f48cc6f22c75-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A <strong>Londra</strong> non si parla d’altro. Da quando la <strong>Cina</strong>, nel 2018, ha annunciato l’intenzione di trasferire la propria <strong>ambasciata</strong> in un enorme complesso a <strong>Royal Mint Court</strong>, vicino alla Torre di Londra, dopo aver acquistato il sito per circa 250 milioni di sterline, in molti si chiedono cosa ci sia dietro la mossa di Pechino. </p>



<p>Il gigante asiatico ha davvero bisogno di una struttura più grande per sbrigare i propri affari nel Regno Unito? Alcuni politici britannici ed esponenti dell’<strong>MI5</strong> <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/perche-la-nuova-ambasciata-cinese-a-londra-fa-discutere-gli-inglesi-e-preoccupa-i-servizi-segreti.html">ipotizzano ben altro</a>: che la futura ambasciata sia soltanto una <strong>copertura</strong> per sferrare <strong>operazioni di spionaggio</strong> e <strong>sorveglianza</strong>, nonché <strong>interferenze tecnologiche</strong>, contro le <strong>infrastrutture critiche</strong> della City. </p>



<p>Tra indiscrezioni, minacce e strascichi legali, l’<strong>Alta Corte di Londra </strong>ha intanto appena respinto la causa intentata&nbsp;dalla <strong>Royal Mint Court Residents’ Association</strong>, un&#8217;associazione locale che chiedeva la sospensione dei lavori del progetto per motivi di sicurezza. I giudici hanno respinto le richieste dei residenti sostenendo che, lo scorso gennaio, il ministro dell’Edilizia abitativa e il distretto londinese di Tower Hamlets avevano agito legalmente concedendo il <strong>permesso di pianificazione</strong>. Tutto in regola, dunque. Eppure, nelle ultime ore, si sono inseriti nel dossier anche gli Stati Uniti…</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’ambasciata cinese a Londra e la (possibile) mossa Usa</h2>



<p>Che cosa c’entrano gli Usa? Formalmente niente. Sembra però che alcuni funzionari dell&#8217;<strong>amministrazione Trump </strong>abbiano discusso di come muoversi per <strong>prelevare</strong> il sito londinese adibito alla costruzione della &#8220;mega ambasciata&#8221; cinese per piazzarci una nuova sede diplomatica degli Stati Uniti. </p>



<p>L’indiscrezione è stata lanciata dalla testata <em>I Paper</em>, secondo cui Washington considererebbe una vittoria geopolitica l’acquisto dei terreni di Royal Mint Court nel caso in cui i permessi di pianificazione connessi a Pechino dovessero essere interrotti per ragioni burocratiche. </p>



<p>In base anche all’ultima decisione dell’Alta Corte di Londra é altamente improbabile che gli Stati Uniti possano estromettere la Cina dal cuore della City. L’idea sarebbe in ogni caso transitata fino ai piani alti del <strong>Dipartimento di Stato Usa.</strong> L’obiettivo? Assicurarsi una delle sedi diplomatiche più preziose della capitale britannica, negando al contempo al Dragone un importante punto d&#8217;appoggio simbolico nella metropoli inglese. </p>



<p>Dal canto suo la Royal Mint Court Residents&#8217; Association pianifica il ricorso, mentre gli Usa continuano a monitorare la situazione. &#8220;I funzionari ai più alti livelli del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti hanno discusso di questa idea per mesi e la adorano&#8221;, ha dichiarato un funzionario londinese a conoscenza del dossier. Anzi: l&#8217;idea sarebbe addirittura discussa nei <strong>circoli Maga</strong> e considerata alla stregua di una vittoria geopolitica. In un&#8217;intervista con <em>Sky News</em> lo scorso gennaio, il presidente della Camera degli Stati Uniti, <strong>Mike Johnson</strong>, ha spiegato che il sito della Royal Mint Court era un &#8220;ottima posizione per un&#8217;ambasciata&#8221;. &#8220;Vorrei che gli Stati Uniti avessero preso quel posto invece della Cina. Invia un certo messaggio &#8211; sembra &#8211; che la Cina avrebbe un posto così importante e avrebbeeouna mega ambasciata, e non penso che sia un grande sviluppo dal nostro punto di vista&#8221;, ha aggiunto lo stesso Johnson.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sicurezza nazionale a rischio?</h2>



<p>Pechino ha acquistato il sito della storica ex Royal Mint, accanto alla Torre di Londra, nel 2018 per un corrispettivo di <strong>327 milioni di dollari</strong>. L&#8217;ambasciata cinese a Londra ha dichiarato alla <em>Bbc</em> che &#8220;fornire supporto e facilitazione per la costruzione di locali diplomatici è un obbligo internazionale del paese ospitante&#8221;. Il portavoce della sede diplomatica ha aggiunto che &#8220;la proposta di pianificazione e progettazione per i nuovi locali dell&#8217;ambasciata cinese nel Regno Unito è di alta qualità e i processi di applicazione e approvazione sono pienamente aderenti alle pratiche internazionali, nonché alle normative e alle procedure locali&#8221;. </p>



<p><strong>Richard Dearlove</strong>, già direttore dell’MI6, sostiene invece che il governo rischierebbe di offrire alla Cina un’occasione straordinaria per compiere attività di spionaggio in una posizione sensibile di Londra. Qulche settimana fa, non a caso, il quotidiano <em>Telegraph</em> citava alcuni documenti che indicherebbero addirittura l’intenzione di Pechino di realizzare una <strong>stanza riservata</strong> nel seminterrato della futura ambasciata Londinese in prossimità dei cavi in fibra ottica che trasportano dati finanziari provenienti dalla City. Questo fantomatico locale sarebbe dotato di sistemi per l’espulsione dell’aria calda, un dettaglio che potrebbe far pensare alla presenza di apparecchiature ad alta potenza, come computer avanzati potenzialmente impiegati per operazioni di intelligence.</p>



<p>A cosa servirebbe? A intercettare le informazioni che transitano attraverso la rete, con la possibilità di accedere a dati sensibili di natura governativa e finanziaria del Regno Unito. Insomma, non c’è proprio pace per la nuova ambasciata cinese a Londra.</p>



<p></p>
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		<title>Terremoto progressista nel Michigan: con Abdul El-Sayed la sinistra dem conquista il cuore industriale Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/terremoto-progressista-nel-michigan-con-abdul-el-sayed-la-sinistra-dem-conquista-il-cuore-industriale-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 08:03:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[primarie]]></category>
		<category><![CDATA[Primarie democratiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La notte elettorale del Michigan consegna ai Democratici un segnale destinato a pesare ben oltre i confini dello Stato. Abdul El-Sayed, medico, ex dirigente della sanità pubblica di Detroit, ha conquistato la nomination democratica per il seggio al Senato lasciato libero dal ritiro di Gary Peters. Una vittoria arrivata al termine di una battaglia combattuta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/terremoto-progressista-nel-michigan-con-abdul-el-sayed-la-sinistra-dem-conquista-il-cuore-industriale-usa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/terremoto-progressista-nel-michigan-con-abdul-el-sayed-la-sinistra-dem-conquista-il-cuore-industriale-usa.html">Terremoto progressista nel Michigan: con Abdul El-Sayed la sinistra dem conquista il cuore industriale Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La notte elettorale del <strong>Michigan</strong> consegna ai Democratici un segnale destinato a pesare ben oltre i confini dello Stato. <strong>Abdul El-Sayed</strong>, medico, ex dirigente della sanità pubblica di Detroit, ha conquistato la nomination democratica per il seggio al Senato lasciato libero dal ritiro di <strong>Gary Peters</strong>. Una vittoria arrivata al termine di una battaglia combattuta contro la deputata Haley Stevens, sostenuta da una parte consistente dell’apparato democratico e da importanti gruppi esterni.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://abdulforsenate.com/wp-content/uploads/2025/04/Group-1311-2.png" alt="" style="aspect-ratio:1.4037286542378191;width:584px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Il Michigan, Stato simbolo della classe operaia americana, della manifattura e del voto oscillante tra democratici e repubblicani, diventa il terreno dove la nuova sinistra Dem prova a dimostrare di poter uscire dalle grandi città progressiste e conquistare il <strong>Midwest</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è Abdul El-Sayed</h2>



<p>“Ha studiato per diventare medico, ma si è reso conto che era la nostra politica corrotta a far ammalare le persone. Abdul ha dedicato tutta la sua carriera alla creazione di agenzie governative che lavorino davvero per i cittadini del Michigan. Si candida al Senato degli Stati Uniti perché crede che la vita in America non dovrebbe essere così difficile e, come vostro senatore, Abdul si batterà per costruire un governo che lavori per voi, non per Elon Musk, Donald Trump o i loro amici miliardari”, questo racconta la <a href="https://abdulforsenate.com/about/">bio </a>che accoglie il visitatore sul suo sito web.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://abdulforsenate.com/wp-content/uploads/2025/04/Abdul4.png" alt="" style="aspect-ratio:1.4033255892871126;width:689px;height:auto"/></figure>
</div>


<p><strong>El-Sayed non è un candidato progressista tradizionale confinato alle università o alle élite urbane. </strong>La sua campagna ha unito temi come sanità universale, costo della vita, disuguaglianze economiche, critica al potere delle lobby e un approccio molto duro sulla politica estera americana.</p>



<p>Nel suo palmarès figura la ristrutturazione del Dipartimento della Salute di Detroit dopo il fallimento. Stessa cosa per il Dipartimento della Salute, dei Servizi Umani e per i Veterani della Contea di Wayne, al servizio di 1,8 milioni di abitanti del Michigan nella contea più grande e diversificata dello stato. Come funzionario pubblico, ha garantito occhiali gratuiti ai bambini che ne avevano bisogno, ha eliminato il piombo dalle scuole elementari di Detroit, ha affrontato i maggiori inquinatori del Michigan e ha reso il Narcan, farmaco salvavita, universalmente accessibile. Ha anche promosso un programma che cancellerà fino a 700 milioni di dollari di debiti sanitari per 300.000 abitanti del Michigan in 2 anni. Esperienze che ha condensato in <strong><em>Medicare for All: A Citizen&#8217;s Guide</em></strong>, un libro che spiega come costruire un sistema sanitario in grado di garantire assistenza sanitaria di alta qualità e a prezzi accessibili per ogni cittadino americano.</p>



<p>La sua identità di <strong>musulmano americano figlio di immigrati egiziani</strong> ha avuto un peso simbolico enorme in uno Stato dove vive una delle più numerose comunità arabo-americane del Paese, soprattutto nell’area di Dearborn e Detroit. La sua affermazione rappresenta quindi due rotture contemporaneamente: una generazionale e una culturale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una sfida diretta all’establishment democratico</h2>



<p>Per anni la sinistra democratica americana è stata descritta come un movimento forte nelle metropoli costiere ma incapace di trasformarsi in una maggioranza nazionale. La vittoria di El-Sayed cambia almeno in parte questa narrazione. </p>



<p>La sua corsa ha rappresentato una <strong>sfida diretta all’establishment democratico</strong> incarnato da <strong>Haley Stevens</strong>, candidata considerata più vicina alla linea istituzionale del partito e sostenuta da una rete di finanziatori molto più ampia. Il dato più rilevante è che El-Sayed ha dimostrato che il messaggio della sinistra economica può trovare spazio anche fuori dai tradizionali bastioni <em>liberal</em>. Il Michigan è infatti uno Stato dove il tema dell’economia reale pesa enormemente: salari, industria automobilistica, accesso alle cure mediche e perdita del potere d’acquisto sono questioni centrali per milioni di elettori.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://abdulforsenate.com/wp-content/uploads/2025/04/Abdul8-768x547.png" alt=""/></figure>



<p>Il successo del candidato progressista si inserisce nella scia aperta da <strong>Bernie Sanders</strong>, che dal 2016 ha spinto il Partito democratico verso una maggiore attenzione alla disuguaglianza economica. Ma rispetto a Sanders, la nuova generazione di leader progressisti ha una composizione più multiculturale: non solo giovani bianchi universitari, ma anche minoranze urbane, comunità immigrate e lavoratori precari. La partita del Michigan dimostra che questa coalizione può diventare competitiva anche negli Stati industriali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giovani, musulmani, progressisti</h2>



<p>La vittoria di El-Sayed ha anche un significato storico perché arriva in un momento in cui una nuova generazione di <strong>giovani musulmani progressisti</strong> sta conquistando spazio nella politica americana. Per decenni gli elettori musulmani negli Stati Uniti sono stati considerati soprattutto una componente marginale o un blocco elettorale da corteggiare durante le elezioni presidenziali. La nuova generazione, invece, sta cercando di trasformarsi da comunità elettorale a forza politica autonoma.</p>



<p>Il Michigan è il laboratorio più evidente di questo cambiamento. Qui la questione mediorientale, soprattutto dopo la <strong>guerra a Gaza</strong>, ha avuto un impatto significativo sul rapporto tra una parte degli elettori musulmani e l’establishment democratico. La campagna di El-Sayed ha intercettato questa frattura, combinando temi sociali interni con una critica alla politica estera tradizionale del partito. &nbsp;Non si tratta però soltanto di politica identitaria. Il punto centrale è che molti giovani musulmani progressisti si stanno collocando dentro una più ampia corrente della sinistra americana che collega giustizia economica, diritti civili, cambiamento climatico e critica delle disuguaglianze.</p>



<p>È un fenomeno che ha già prodotto figure nazionali come <strong>Ilhan Omar</strong> e <strong>Rashida Tlaib</strong>, ma il caso El-Sayed è diverso perché porta questa corrente in una competizione senatoriale in uno Stato chiave del Midwest. Il messaggio politico è chiaro: una parte crescente dei giovani elettori democratici non vuole più soltanto rappresentanza simbolica, ma una trasformazione delle priorità del partito.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Effetto Mamdani?</h2>



<p>La vittoria nella primaria democratica è solo il primo capitolo. A novembre El-Sayed dovrà affrontare il repubblicano <strong>Mike Rogers</strong>, ex deputato e candidato sostenuto dal Partito repubblicano per uno dei seggi considerati più importanti nella battaglia per il controllo del Senato. La sfida sarà complessa perché il Michigan resta uno degli Stati più competitivi d’America. La stessa primaria democratica ha mostrato <strong>una profonda divisione interna</strong>: una parte dell’elettorato teme che una piattaforma troppo progressista possa allontanare gli indipendenti e gli elettori moderati necessari per vincere in uno Stato oscillante.</p>



<p>Gli avversari di El-Sayed proveranno probabilmente a trasformare la sua candidatura in un referendum sulla sinistra democratica, accusandolo di rappresentare una corrente troppo distante dal centro politico americano, cercando di collegarlo alle posizioni più radicali del partito e di sfruttare il tema della sicurezza nazionale e della politica estera. Ma la sua campagna ha numerosi punti di forza. Il primo è <strong>l’entusiasmo della base</strong>: giovani elettori, attivisti progressisti e comunità arabo-americane possono garantire mobilitazione. Il secondo è il <strong>contesto nazionale</strong>: il Partito democratico sta cercando nuove formule dopo anni di difficoltà nel convincere gli elettori più giovani e la classe lavoratrice.</p>



<p>La vittoria di El-Sayed arriva, inoltre, dentro un fenomeno più ampio che negli ultimi anni ha iniziato a scuotere il Partito democratico: l’“effetto Mamdani”. Il riferimento va a <strong>Zohran Mamdani</strong>, il giovane sindaco di New York. La sua ascesa politica ha mostrato come una parte dell’elettorato democratico, soprattutto giovane e urbano, sia sempre più attratta da candidati che combinano identità multiculturale, messaggi economici radicali e una critica aperta alle gerarchie tradizionali del partito. È proprio questa combinazione che ha permesso a nuovi leader progressisti di parlare a elettori diversi: giovani laureati, lavoratori precari, comunità immigrate e minoranze religiose.</p>



<p>El-Sayed si inserisce in questa stessa traiettoria. Come Mamdani, appartiene a una generazione politica che non considera più sufficiente la tradizionale divisione tra moderati e progressisti all’interno del Partito democratico. La sfida è spostare il baricentro del partito verso una piattaforma più orientata alla redistribuzione economica, ai diritti sociali e a una revisione della politica estera americana.</p>



<p>Il punto decisivo, però, è capire se questa nuova sinistra riesca a trasformare il consenso delle primarie in una maggioranza elettorale più ampia. Il problema storico dei candidati progressisti negli Stati Uniti è sempre stato lo stesso: mobilitare una base molto motivata senza perdere gli <strong>elettori indipendenti</strong> <strong>e moderati</strong> necessari per vincere negli Stati competitivi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/terremoto-progressista-nel-michigan-con-abdul-el-sayed-la-sinistra-dem-conquista-il-cuore-industriale-usa.html">Terremoto progressista nel Michigan: con Abdul El-Sayed la sinistra dem conquista il cuore industriale Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I negoziati su Hormuz e il fallito attentato a Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-negoziati-su-hormuz-e-il-fallito-attentato-a-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 07:18:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1120" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I negoziati su Hormuz e il fallito attentato a Trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-1024x597.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-768x448.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-1536x896.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-600x350.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La sospensione dell'intesa con l'Oman all'accoglienza o meno degli Stati Uniti delle richieste iraniane offre spazi di manovra ai tanti sabotatori all'opera, che possono sempre contare sulle tragiche contraddizioni e la fragilità di Trump per far saltare tutto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-negoziati-su-hormuz-e-il-fallito-attentato-a-trump.html">I negoziati su Hormuz e il fallito attentato a Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1120" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I negoziati su Hormuz e il fallito attentato a Trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-1024x597.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-768x448.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-1536x896.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-600x350.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Trump continua a minacciare: per l&#8217;Iran è l&#8217;ultima possibilità; se Hormuz non sarà liberato ricominceranno gli attacchi etc. Un disco rotto. Resta, però, che bloccando l&#8217;attacco su larga scala previsto per l&#8217;inizio della settimana ha dato una chance alla diplomazia, che in effetti si sta muovendo.</p>



<p>Lo sviluppo più rilevante è il dialogo Oman-Iran su Hormuz nel quale si sta concretizzando l&#8217;ipotesi di aprire in via provvisoria una rotta aperta al traffico marittimo sotto il controllo dei due Paesi.</p>



<p>Secondo a indiscrezioni si starebbe lavorando a un accordo per cui le navi in entrata nello Stretto dovrebbero interfacciarsi con le autorità di vigilanza iraniane, quelle in uscita con quelle omanite, che dovrebbero però comunicare alle prime il via libera concesso ai naviganti (sembra sottinteso che l&#8217;Iran potrebbe revocarlo).</p>



<p>In tal modo, si unificherebbero le due rotte utilizzate finora dalle navi in transito, una più prossima alla costa iraniana e l&#8217;altra a quella omanita, con quest&#8217;ultima utilizzata da navi spinte dalla Marina statunitense a sfidare la fortuna nel tentativo di eludere il regime di transito imposto dalle autorità di Teheran, che chiede ai naviganti di coordinarsi con esse per attraversare lo Stretto (inutile ricordare che i tentativi di sfuggire alla vigilanza iraniana sono stati spesso vanificati dal fuoco di sbarramento della stessa).</p>



<p>A stare alle precisazioni iraniane, l&#8217;intesa con l&#8217;Oman (sempre che si raggiunga) non riaprirebbe immediatamente Hormuz: probabile che Teheran collegherà l&#8217;apertura a richieste concrete. Sicuramente esigerà la fine dell&#8217;embargo imposto dagli Usa ai porti iraniani e probabilmente anche lo scongelamento dei propri beni depositati all&#8217;estero, congelati nuovamente, dopo l&#8217;iniziale apertura, a seguito della ripresa del conflitto. Possibile che a queste richieste, alquanto ovvie, l&#8217;Iran ne aggiunga altre, ma tentare di indovinarle basandosi su impressioni o indiscrezioni è un esercizio inutile.</p>



<p>Resta da vedere se l&#8217;accordo Oman-Iran verrà inserito nel Memorandum di Islamabad come specifica del punto nel quale il documento affronta il regime di transito provvisorio dello Stretto, la cui asserita ambiguità è stata usata dagli Stati Uniti per contestare il controllo di Hormuz da parte dell&#8217;Iran e riprendere le ostilità.</p>



<p>La sospensione dell&#8217;intesa con l&#8217;Oman all&#8217;accoglienza o meno degli Stati Uniti delle richieste iraniane offre spazi di manovra ai tanti sabotatori all&#8217;opera, che possono sempre contare sulle tragiche contraddizioni e la fragilità di Trump per far saltare tutto.</p>



<p>Ma che l&#8217;intesa sia più che possibile lo denotano anche le dichiarazioni del guerrafondaio Marco Rubio che, confermando con apparente soddisfazione lo sviluppo positivo dei colloqui Teheran-Muscat, ha aggiunto che resta il problema della &#8220;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=-sni_ktCxf8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">de-nuclearizzazione</a>&#8221; dell&#8217;Iran.</p>



<p>Si noti come Trump abbia sempre più spesso affermato, in particolare negli ultimi tempi, che non permetterà mai a Teheran di produrre un&#8217;arma atomica, che è tutt&#8217;altra cosa dalla de-nuclearizzazione perché lascia spazio a un&#8217;intesa che permetta all&#8217;Iran di sviluppare il programma nucleare a uso civile, che necessita di un uranio arricchito sotto la soglia utile per produrre la bomba atomica.</p>



<p>Nelle sue dichiarazioni, invece, il Segretario di Stato è tornato alla pretesa di smantellare il programma atomico, un massimalismo che Teheran ha sempre respinto al mittente. Al solito, Rubio cerca in tutti i modi di avvelenare i pozzi. Le sue dichiarazioni, infatti, hanno lo scopo di alimentare la diffidenza degli iraniani e rafforzare la fazione intransigente convinta che non c&#8217;è modo di trovare un&#8217;intesa con Washington, implicita o esplicita che sia.</p>



<p>Al di là del particolare, resta la retromarcia di Trump sui raid, che discende anche dall&#8217;erosione delle risorse militari: non solo la carenza di intercettori già evidenziata; infatti, secondo la Reuters, gli Stati Uniti hanno esaurito anche le scorte di <a href="https://www.reuters.com/3fec1b0a85a0/world/us-has-used-virtually-all-its-long-range-precision-missiles-during-iran-war-2026-08-04/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">missili di precisione a lungo raggio</a>. Ciò non vuol dire che siano disarmati, ma resta una criticità di non poco conto.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.reuters.com/3fec1b0a85a0/world/us-has-used-virtually-all-its-long-range-precision-missiles-during-iran-war-2026-08-04/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-R-2-1024x477.jpg" alt="US has used 'virtually all' of its long-range precision missiles during Iran war, sources say" class="wp-image-83129"/></a></figure>



<p>All&#8217;erosione di cui sopra va aggiunta anche quella delle risorse strategiche. Il Centcom, infatti, ha diramato un comunicato nel quale si invita i selezionati destinatari dello stesso a suggerire metodi nuovi e creativi per punire l&#8217;Iran. In parole povere, sono alla frutta.</p>



<p>Le possibilità che si chiuda l&#8217;accordo Oman-Iran sono alte, o meglio lo sarebbero se gli Stati Uniti fossero meno aggressivi e meno soggetti a influenze nefaste. Ma già solo la possibilità che vada in porto non fa dormire sonni tranquilli ai guerrafondai statunitensi e israeliani, con questi ultimi che stanno subendo pressioni per <a href="https://www.haaretz.com/us-news/2026-08-02/ty-article/.premium/the-art-of-the-deal-or-of-bullshit-trumps-wariness-of-another-iran-war/0000019f-c27e-de7a-afff-cffeb4b60000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">moderare</a> la macchina assassina a Gaza e in Libano. Tel Aviv <a href="https://news.antiwar.com/2026/08/04/netanyahu-says-israel-didnt-agree-to-proposal-on-hamas-disarmament-announced-by-trump/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">non cede, ma</a> il braccio di ferro deve irritare non poco l&#8217;aggressivo Netanyahu.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.haaretz.com/us-news/2026-08-02/ty-article/.premium/the-art-of-the-deal-or-of-bullshit-trumps-wariness-of-another-iran-war/0000019f-c27e-de7a-afff-cffeb4b60000"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-H-24-1024x296.jpg" alt="The Art of the Deal – or the Art of Bullshit? Trump's Wariness of Another Iran War" class="wp-image-83131"/></a></figure>



<p>Insomma, pur nelle tragiche contraddizioni del caso, si assiste a un tentativo del presidente americano di moderare le tensioni mediorientali &#8211; iniziativa che corre in parallelo al tentativo saudita di tentare una <a href="https://news.antiwar.com/2026/08/04/report-saudi-arabia-seeks-to-contain-new-yemen-conflict-through-diplomacy/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">de-escalation</a> con gli Houti dello Yemen, che stanno arrecando non pochi danni al Regno con il loro embargo (reazione al lungo embargo subito ad opera dalla controparte).</p>



<p>Impossibile prevedere il futuro, anche per le tante ambiguità di Trump, acuite da diversi fattori esogeni. Tra questi anche l&#8217;ennesimo tentato attentato: domenica è stato arrestato un tizio armato che stava <a href="https://www.axios.com/2026/08/05/trump-golf-course-arrest-la" target="_blank" rel="noreferrer noopener">monitorando la sicurezza</a> di un campo da golf di proprietà di Trump in California, nel quale il presidente <a href="https://www.youtube.com/watch?v=4R60QfI3H10" target="_blank" rel="noreferrer noopener">si è recato ieri</a> per una raccolta di fondi per il suo partito.</p>



<p>Bizzarro, o forse no, che a sventare il piano sia stata la polizia locale e non l&#8217;Fbi o la sicurezza presidenziale&#8230; Attentato fallito o solo intimidazione che sia, non aiuta il presidente ad affrontare i dossier scottanti, anzitutto quello mediorientale, con la dovuta lucidità (già alquanto incerta).</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/PICCOLENOTE-INSIDOVER-1024x205.jpg" alt="AAA" class="wp-image-82196"/></a></figure>
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		<title>Cambiare tutti per non cambiare nulla: il senso di Zelensky per gli equilibri del potere</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cambiare-tutti-per-non-cambiare-nulla-il-senso-di-zelensky-per-gli-equilibri-del-potere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 07:17:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1373" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1-1024x732.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1-1536x1098.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1-600x429.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'ultimo, profondo e discusso rimpasto di governo è servito a Zelensky per saldare il rapporto con gli uomini della sicurezza e della difesa.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1373" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1-1024x732.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1-1536x1098.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1-600x429.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ora che la polvere delle dichiarazioni e delle proteste si è depositata, si possono prendere misure più precise all&#8217;ennesimo ribaltone che <strong>Volodymyr Zelensky </strong>ha imposto al governo dell&#8217;Ucraina. Per cominciare sarà utile ricostruire ricostruire il numero e il &#8220;peso&#8221; degli avvicendamenti, più numerosi di quelli che sono stati discussi pubblicamente.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Primo ministro: dopo appena un anno nella carica, <strong>Julija Svyrydenko </strong>(già ministro delle Finanze)è stata sostituita da <strong>Serhij Korec&#8217;kyj</strong>, finora affermato manager dell&#8217;industria energetica di Stato. <br><br>&#8211; Vice-primo ministro: <strong>Taras Kachka</strong>, anche lui da un anno in quella carica oltre che in quella di ministro per l&#8217;Integrazione euro-atlantica,  è stato sostituito da <strong>Vsevolod Chentsov,</strong> già ambasciatore ucraino presso la Ue, posto che ora sarà assunto da Kachka. Da notare che prima di Kachka quel ministero era diretto da <strong>Ol&#8217;ha Stefanišyna</strong>, poi trasformata in ambasciatrice ucraina a Washington, carica che sta abbandonando per accuse di corruzione e che Zelensky ha offerto, invano, alla Svyrydenko. <br><br>&#8211;  Vice-primo ministro: <strong>Oleksiy Kuleba, </strong>che era anche ministro per lo Sviluppo delle comunità e dei territori, è stato rimosso (anche per lui sospetti di corruzione) e il suo ministero scorporato in un ministero delle Infrastrutture (assegnato a Mykola Kalashnik) e un ministero delle Comunità e dei Territori (Vitalii Bezghin).<br><br>&#8211; Ministro della Difesa: <strong>Mychajlo Fedorov</strong>, in carica da appena sei mesi, è stato silurato e sostituito dal generale <strong>Yevheni Jmara</strong>.<br><br>&#8211; Ministro degli Interni: il generale <strong>Ihor Klymenko </strong>(già capo della polizia) che deteneva la carica è diventato segretario del Consiglio di sicurezza. Il suo successore al ministero non è ancora stato nominato.<br><br>&#8211;  Servizi segreti interni: <strong>Vasil Malyuk</strong>, capo dell&#8217;SBU, è stato sostituito dal generale <strong>Oleksandr Poklad</strong>, una lunga carriera nell&#8217;intelligence.<br><br>&#8211; Servizi segreti esteri: il nuovo capo è <strong>Rustem Umerov</strong>, già ministro della Difesa e segretario del Consiglio di sicurezza.<br><br>&#8211; Forze armate: il comandante generale <strong>Oleksandr Syrsky</strong> è stato sostituito dal generale <strong>Mykhailo Drapatyi</strong>. <br><br>&#8211; Polizia: il nuovo capo della Polizia è <strong>Maksym Tsutskiridze.</strong><br><br><br>L&#8217;elenco è indubbiamente un po&#8217; noioso ma serviva per avere un quadro più completo. L&#8217;attenzione dei media internazionali si è molto concentrata sulle vicende relative a Fedorov e Syrsky, ovvero sulle faide tra il popolare ministro della Difesa Fedorov (il suo siluramento ha spinto molti ucraini a protestare in strada) e l&#8217;assai meno popolare comandante in capo Syrsky. E <a href="https://it.insideover.com/politica/zelensky-ha-scelto-tutto-il-potere-ai-militari.html">non era stato difficile notare</a> da un lato l&#8217;accresciuta presenza degli uomini in uniforme negli organi di governo (per esempio un generale come ministro della Difesa, carica prima occupata da civili; o un poliziotto come Klymenko a guidare il Consiglio di sicurezza) e, dall&#8217;altro, l&#8217;indubbio alleggerimento del peso dei civili, con ministeri scorporati e tecnocrati di nullo profilo politico (il nuovo premier <strong>Korec&#8217;kyj</strong>, per esempio). <br><br>C&#8217;è una logica, in questa svolta. Nonostante che dal punto di vista strettamente militare male le cose non vadano affatto bene, come <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-generale-boni-il-donbass-e-ormai-compromesso-odessa-isolata-lucraina-rischia-il-collasso-totale.html">confermato dall&#8217;analisi del generale Boni pubblicata in queste </a><font color="#2271b1"><span style="caret-color: rgb(34, 113, 177);"><u>pagine</u></span></font>, Zelensky ha incassato di recente due buone notizie. L&#8217;Unione Europea ha cominciato a versare il prestito da 90 miliardi (che sarà interamente devoluto entro il 2027), che per 60 miliardi andrà a finanziare le forze armate. E la Nato, nel summit di Ankara, ha ribadito la disponibilità a sostenere la resistenza dell&#8217;Ucraina. E la Nato è un&#8217;alleanza militare. È abbastanza naturale che Zelensky si appoggi il più possibile ai militari, che sia dall&#8217;interno (la forze armate sono da anni in tutti i sondaggi l&#8217;istituzione più stimata dagli ucraini) sia dall&#8217;esterno sono considerate in questo momento la spina dorsale del Paese.<br><br>Oltre che un politico nato, però, Zelensky a questo punto è anche un politico ultranavigato e alle sue decisioni non è mai estraneo un ragionamento relativo alla gestione e alla conservazione del potere. Emasculato da tempo il vertice del Governo (con la sua presidenza si sono avvicendati solo tecnocrati senza base politica, da Oleksij Honcharuk a Denis Shmyhal, dalla Svyrydenko a Korec&#8217;kyj), anche nel caso dell&#8217;ultimo ribaltone Zelensky si è preoccupato di neutralizzare le personalità più spiccate, quelle portatrici di un&#8217;idea. Il caso del giovane ministro Fedorov, che si batteva per la professionalizzazione delle forze armate (la mobilitazione forzata e spesso violenta è una delle pratiche più detestate dagli ucraini), l&#8217;arruolamento di mercenari e in generale per una riforma della gestione degli appalti militari, è stato il più emblematico.<br><br>Ma non va sottovalutata, per portata politica, la rimozione del vice-premier e ministro per l&#8217;Integrazione euroatlantica Kachka, che nel gennaio del 2025 aveva concordato con la commissaria europea all&#8217;Allargamento <strong>Marta Kos </strong>un piano in dieci punti per affrontare e risolvere entro un anno il problema della corruzione, che è un massiccio ostacolo sulla via dell&#8217;ingresso dell&#8217;Ucraina nella Ue. <strong>L&#8217;arrivo alla guida del ministero di un ambasciatore dimostra che Zelensky non intende delegare a nessuno la pratica europea,</strong> e nemmeno vuole prendere impegni troppo stringenti sul tema corruzione che, di nuovo, riguarda da vicino la Difesa e le forze armate. Le Ong di monitoring ucraine hanno già fatto notare che gli obiettivi fissati dai dieci punti del piano Kos-Kachka sono realizzati solo al 15% e sono già passati 7 dei 12 mesi disponibili.<br><br>Anche per questo la società civile ucraina guarda con forte sospetto alle nomine ai vertici dei servizi di sicurezza e della polizia. Poklad (nuovo capo Sbu) è considerato uno dei principali ispiratori della legge che, nel luglio 2025, cercò di neutralizzare i poteri degli organismi anticorruzione e che Zelensky dovette poi ritirare per le proteste di piazza. E il nuovo capo della polizia, Tsutskiridze, è considerato un uomo di <strong>Oleh Tatarov,</strong> vice-capo dell&#8217;amministrazione presidenziale. E l&#8217;uno e l&#8217;altro sono due sopravvissuti del regime di <strong>Viktor Yanukovich</strong>, il presidente cacciato dall&#8217;Euromaidan, e sono stati entrambi coinvolti in sospetti di corruzione e abuso di potere. Molti quindi pensano che il loro arrivo al vertice possa incidere con un nuovo tentativo di sterilizzare le inchieste sulla corruzione, che sono arrivate così in alto da spazzar via persino <strong>Andrij Jermak</strong>, capo dell&#8217;amministrazione presidenziale, braccio destro di Zelensky,  ed eminenza grigia del suo potere.<br><br><br><br>In poche parole: con queste ultime nomine Zelensky si è circondato di pallidi esecutori o di uomini con le stellette. Per definizione suoi fedelissimi, almeno finché sarà lui (e se la guerra continua nulla cambierà in questo senso) l&#8217;unico possibile tramite tra gli aiuti (finanziari e militari) esterni e gli uomini che si sacrificano al fronte per proteggere il Paese. <br><br></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cambiare-tutti-per-non-cambiare-nulla-il-senso-di-zelensky-per-gli-equilibri-del-potere.html">Cambiare tutti per non cambiare nulla: il senso di Zelensky per gli equilibri del potere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Bab el-Mandeb: la Cina tratta con gli Houthi e cambia le regole della sicurezza energetica globale</title>
		<link>https://it.insideover.com/economy/bab-el-mandeb-la-cina-tratta-con-gli-houthi-e-cambia-le-regole-della-sicurezza-energetica-globale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 05:01:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1496" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-300x234.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1024x798.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-768x598.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1536x1197.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-2048x1596.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina ha individuato una soluzione pragmatica: negoziare con chi esercita il controllo senza riconoscerne formalmente la sovranità. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/bab-el-mandeb-la-cina-tratta-con-gli-houthi-e-cambia-le-regole-della-sicurezza-energetica-globale.html">Bab el-Mandeb: la Cina tratta con gli Houthi e cambia le regole della sicurezza energetica globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1496" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-300x234.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1024x798.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-768x598.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1536x1197.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-2048x1596.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per decenni <strong>Bab el-Mandeb</strong> è stato considerato uno dei pilastri della libertà di navigazione internazionale, uno stretto nel quale il diritto del mare e la deterrenza militare garantivano il passaggio delle merci indipendentemente dalla nazionalità delle navi. <a href="https://www.2duerighe.com/esteri/202250-bab-el-mandeb-il-secondo-fronte-degli-stretti.html">Oggi questo paradigma appare sempre più fragile. Le informazioni emerse nelle ultime settimane indicano infatti un&#8217;evoluzione molto più profonda di una semplice trattativa per mettere al sicuro alcune petroliere: mostrano la nascita di un sistema nel quale il transito non dipende più soltanto dal diritto internazionale, ma dalla capacità di ottenere una <strong>autorizzazione politica</strong></a>. Secondo ricostruzioni giornalistiche basate su fonti diplomatiche e marittime, funzionari cinesi avrebbero avviato contatti diretti con il movimento <strong>Houthi</strong> per garantire il passaggio di petroliere cariche di <strong>greggio saudita</strong> destinate alle raffinerie della Repubblica Popolare. La distinzione è tutt&#8217;altro che marginale: non si parla genericamente di prodotti petroliferi o petrolchimici, bensì di petrolio greggio, ossia della materia prima che alimenta la sicurezza energetica cinese.</p>



<p><strong>Il lasciapassare sostituisce il diritto</strong></p>



<p>Il dato strategicamente più rilevante non riguarda tanto il numero delle petroliere coinvolte quanto il principio che emerge da questa dinamica. Se una nave attraversa lo stretto perché ha ottenuto una <strong>clearance</strong> negoziata con un attore armato non statale, il concetto stesso di libertà di navigazione cambia natura. La sicurezza diventa selettiva. Bandiera, equipaggio, compagnia armatrice, società che ha noleggiato la nave, porto di carico e destinazione finale assumono un valore politico oltre che commerciale. La nave non rappresenta più soltanto un mezzo di trasporto, ma un&#8217;identità complessa che può essere classificata come autorizzata oppure ostile. <strong>È una trasformazione destinata ad avere effetti molto più vasti del teatro yemenita,</strong> perché introduce un precedente che potrebbe essere replicato in altri <strong>chokepoint</strong> strategici.</p>



<p><strong>La vulnerabilità dell&#8217;Arabia Saudita</strong></p>



<p>Per <strong>Riyadh</strong> il problema va ben oltre la protezione di alcune esportazioni. L&#8217;Arabia Saudita ha costruito negli ultimi anni una rete logistica pensata proprio per ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz. Attraverso l&#8217;oleodotto <strong>East-West Pipeline</strong>, il greggio può raggiungere il terminale di <strong>Yanbu</strong>, sul Mar Rosso, evitando il Golfo Persico. Questa infrastruttura costituisce la principale assicurazione energetica saudita contro eventuali blocchi nello stretto controllato militarmente dall&#8217;Iran. Se però anche <strong>Bab el-Mandeb</strong> diventa vulnerabile o soggetto a un regime di autorizzazioni selettive, la ridondanza strategica saudita viene fortemente ridimensionata. L&#8217;intero sistema logistico costruito negli ultimi decenni rischia così di perdere gran parte della propria efficacia.</p>



<p><strong>La strategia cinese: proteggere gli interessi senza assumere responsabilità</strong></p>



<p>La posizione di <strong>Pechino</strong> appare particolarmente sofisticata. La Cina dipende ancora in misura significativa dal petrolio mediorientale e non può permettersi interruzioni prolungate delle forniture. Allo stesso tempo non intende trasformarsi nel garante militare della sicurezza del Mar Rosso. <a href="https://www.vietnam.vn/it/vung-vinh-ky-vong-trung-quoc-giai-cau-do-hormuz">Da qui nasce una strategia fondata sulla <strong>deconfliction</strong>, cioè sulla gestione preventiva del rischio attraverso il dialogo con tutti gli attori coinvolti. Si tratta di un approccio coerente con la tradizionale politica estera cinese: proteggere gli interessi economici senza assumere gli oneri politici e militari della sicurezza collettiva.</a> In questo schema la diplomazia sostituisce la portaerei, mentre la trattativa risulta meno costosa di un intervento navale permanente.</p>



<p><strong>Gli Houthi cercano una legittimazione internazionale</strong></p>



<p>Per il movimento <strong>Ansar Allah</strong> il vantaggio non consiste soltanto nell&#8217;evitare uno scontro con il principale partner economico dell&#8217;Iran. <strong>Ogni nave autorizzata al transito rappresenta infatti una forma implicita di riconoscimento politico. </strong>Se una grande potenza negozia direttamente con gli Houthi per ottenere garanzie, questi ultimi cessano di apparire soltanto come un&#8217;organizzazione armata e assumono progressivamente il ruolo di soggetto capace di disciplinare uno dei passaggi marittimi più importanti del pianeta. È un passaggio fondamentale nella trasformazione della forza militare in <strong>potere regolatorio</strong>. Colpire le navi significa esercitare coercizione; autorizzarne il passaggio significa invece iniziare a esercitare una forma embrionale di governance.</p>



<p><strong>L&#8217;Iran rafforza la propria profondità strategica</strong></p>



<p>Dietro questo equilibrio resta evidente il ruolo di <strong>Teheran</strong>. L&#8217;Iran continua a utilizzare gli Houthi come elemento fondamentale della propria strategia regionale, pur lasciando loro ampi margini di autonomia operativa. La possibilità di mantenere sotto pressione contemporaneamente <strong>Hormuz</strong> e <strong>Bab el-Mandeb</strong> moltiplica infatti il peso geopolitico iraniano senza rendere necessaria una chiusura totale delle rotte commerciali. Per Teheran il semplice aumento del rischio è spesso sufficiente a incrementare i costi sostenuti dagli avversari, mettendo in difficoltà Arabia Saudita, Stati Uniti ed economie occidentali senza arrivare a un confronto diretto.</p>



<p><strong>La sicurezza diventa un vantaggio competitivo</strong></p>



<p>Questa evoluzione produce effetti significativi anche sul mercato dello shipping. Le grandi compagnie sostenute da Stati forti dispongono infatti di canali diplomatici, intelligence commerciale e capacità finanziarie che consentono loro di negoziare condizioni di sicurezza irraggiungibili per operatori più piccoli. La protezione delle rotte diventa così un fattore di competitività industriale. Non è soltanto il premio assicurativo a fare la differenza, ma l&#8217;accesso alle informazioni e alle relazioni politiche necessarie per ottenere il lasciapassare. In altre parole, la <strong>sicurezza marittima</strong> diventa essa stessa una risorsa economica.</p>



<p><strong>Il nuovo ordine dei corridoi energetici</strong></p>



<p>L&#8217;episodio dimostra come la competizione geopolitica contemporanea non riguardi più soltanto il controllo territoriale, ma soprattutto la gestione delle infrastrutture attraverso cui scorrono energia, commercio e finanza. La Cina sembra aver individuato una soluzione pragmatica: negoziare con chi esercita il controllo effettivo senza riconoscerne formalmente la sovranità. Gli Houthi, invece, tentano di trasformare la capacità di interdizione in una forma stabile di autorità politica. L&#8217;Arabia Saudita si trova a dipendere da un meccanismo che non controlla, mentre l&#8217;Iran consolida indirettamente la propria influenza regionale. Il risultato è che <strong>Bab el-Mandeb</strong> rischia di non essere più semplicemente uno stretto internazionale. Sta diventando un <strong>corridoio ad accesso selettivo</strong>, nel quale il diritto di passaggio viene progressivamente sostituito dalla negoziazione politica. Se questa dinamica dovesse consolidarsi, il principio della libertà di navigazione universale, pilastro del commercio globale dalla fine della Seconda guerra mondiale, potrebbe lasciare il posto a un sistema nel quale saranno gli equilibri geopolitici, e non più il diritto internazionale, a stabilire chi può attraversare il mare in sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/bab-el-mandeb-la-cina-tratta-con-gli-houthi-e-cambia-le-regole-della-sicurezza-energetica-globale.html">Bab el-Mandeb: la Cina tratta con gli Houthi e cambia le regole della sicurezza energetica globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Giordania contro Infantino: non ci facciamo ricattare da lui. E Trump non lo difende</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-giordania-contro-infantino-trump-puo-essere-lago-della-bilancia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Moggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 14:34:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Fifa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/infantino.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Board of Peace" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/infantino.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/infantino-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/infantino-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/infantino-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/infantino-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/infantino-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il principe Ali Al-Hussein, presidente della Federcalcio della Giordania, accusa di ricatto il presidente della FIFA, Gianni Infantino, che questa volta potrebbe avere problemi a ottenere il sostegno di Trump.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-giordania-contro-infantino-trump-puo-essere-lago-della-bilancia.html">La Giordania contro Infantino: non ci facciamo ricattare da lui. E Trump non lo difende</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/infantino.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Board of Peace" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/infantino.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/infantino-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/infantino-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/infantino-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/infantino-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/infantino-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel bel mezzo della <a href="https://it.insideover.com/politica/limpero-di-infantino-e-al-collasso-quale-sara-il-futuro-della-fifa.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">guerra mondiale del calcio</a> scoppiata nell&#8217;ultima settimana, le parole del presidente della federazione della Giordania hanno fatto inaspettatamente discutere. Pochi, tra gli appassionati, conoscono <strong>Ali Al-Hussein</strong>, principe giordano e fratello di Re Abdullah II, ma si tratta di una figura molto influente e apprezzata nel mondo del calcio internazionale. Per cui, quando martedì 4 agosto ha <strong>pubblicamente accusato Gianni Infantino di ricatto</strong>, le sue parole hanno avuto una forte eco.</p>



<p>Al-Hussein ha pubblicato un comunicato in cui ha rivelato che, durante lo scorso Mondiale, Infantino gli aveva promesso l&#8217;aiuto della FIFA <strong>se la Giordania avesse appoggiato la sua rielezione a presidente della FIFA</strong>, nelle elezioni del marzo 2027. La Giordania aveva in precedenza chiesto aiuto alla FIFA per una serie di questioni: la mancata concessione del visto per gli Stati Uniti a molti dei suoi tifosi; le tasse esorbitanti che il governo USA ha imposto alla Federazione per ospitarne la delegazione durante il Mondiale (tasse che non sono state richieste alle squadre alloggiate in Canada e Messico); e il mancato pagamento del premio per la Coppa Araba del 2025, in cui la Giordania è arrivata in finale.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">There is no shortage of issues regarding FIFA. Let me start by clarifying what some of these are from an FA perspective, in particular that of Jordan going into a World Cup for the first time. <br>We are a small country with a minimal budget for our FA and had to deal with enormous…</p>&mdash; Ali Al Hussein (@AliBinAlHussein) <a href="https://x.com/AliBinAlHussein/status/2084650096117825892?ref_src=twsrc%5Etfw">August 4, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Nonostante si trattasse di richieste legittime, Infantino non aveva fatto nulla per risolvere i problemi della Giordania, salvo poi chiederne in cambio il voto. <strong>&#8220;L&#8217;intera situazione equivale a un ricatto e ci rifiutiamo di cedere&#8221;</strong>, ha commentato Al-Hussein, affermando di non avere mai dato il proprio sostegno a Infantino e di non volerlo fare adesso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giordania contro Infantino: un caso politico</h2>



<p>La presa di posizione di Al-Hussein è particolarmente significativa in un momento in cui l&#8217;Asia ha una posizione molto ambigua nei confronti del presidente della FIFA. La settimana scorsa, la confederazione continentale AFC si era espressa all&#8217;unanimità contro il piano di Infantino di cedere delle quote del Mondiale al fondo Thrive Capital, guidato da <strong>Joshua Kushner</strong>, il fratello del genero di Trump. Ma nei giorni successivi una decina di associazioni nazionali hanno pubblicato <strong>lettere di sostegno per la rielezione di Infantino</strong>: Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bhutan, Sri Lanka, Iraq, Indonesia e altre ancora.</p>



<p>L&#8217;opposizione della Giordania è stata la prima pubblica nel mondo asiatico, ma non sorprende. <strong>Al-Hussein e Infantino non sembrano avere mai avuto un rapporto idilliaco</strong>, sebbene il primo sia anche uno dei vicepresidenti della FIFA. Il dirigente sportivo giordano si era candidato a presidente dell&#8217;associazione internazionale del calcio nel 2015 contro Joseph Blatter, ricevendo il 35,4% dei voti, e poi di nuovo un anno dopo, con minore successo, proprio contro Gianni Infantino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo di Trump</h2>



<p>Quello di Al-Hussein è però solo uno dei tanti attacchi che sta subendo Infantino in questi giorni. Il presidente della FIFA è stato duramente contestato anche da figure di primo piano della sua organizzazione, come il Chief Operating Officer <strong>Kevin Lamour </strong>e il segretario generale <strong>Mattias Grafström</strong>, tenuti all&#8217;oscuro del suo controverso progetto. Anche <strong>Arsène Wenger</strong>, celebre allenatore francese dal 2019 a capo dei progetti di sviluppo della FIFA, ha preso le distanze da Infantino, e l&#8217;ex calciatore portoghese <strong>Luís Figo</strong> ne ha chiesto esplicitamente le dimissioni.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Today I join others from across our game and call for Gianni Infantino to resign as FIFA President.<br><br>Infantino has debased the office that he promised to elevate. He has lied, deceived and tried to feather his own nest at the expense of the game he is supposed to serve. <br><br>He has…</p>&mdash; Luís Figo (@LuisFigo) <a href="https://x.com/LuisFigo/status/2084976793476276669?ref_src=twsrc%5Etfw">August 5, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Qui entra in gioco Donald Trump, da tempo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-relazione-tra-trump-e-infantino-mette-a-rischio-lindipendenza-dello-sport.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">amico fraterno</a> del dirigente sportivo svizzero. Infantino vorrebbe che Trump lo sostenesse pubblicamente, facendo pressioni sui governi stranieri per permettergli di mantenere il suo seggio alla FIFA, ma negli ultimi giorni <strong>il presidente degli Stati Uniti è stato abbastanza silente sulla vicenda</strong>. Addirittura, Trump ha negato di essere mai stato a conoscenza del piano di Infantino, sebbene coinvolgesse direttamente una persona a lui molto vicina come <strong>Joshua Kushner</strong>.</p>



<p>Il coinvolgimento della Giordania rappresenta un altro problema per Infantino, in questo momento. Trump ha infatti <strong>un rapporto molto stretto con Re Abdullah II</strong>, e in questi mesi la Giordania ha assunto un ruolo centrale nella guerra contro l&#8217;Iran, grazie alle sue basi militari. Nel Paese sono però in crescita le voci critiche verso questo compromesso con gli Stati Uniti, che stanno domandando la fine degli accordi con gli USA, come riportato <a href="https://www.middleeastmonitor.com/20260730-jordanian-figures-demand-withdrawal-of-us-forces-and-cancellation-of-military-agreement/">da <em>Middle </em></a><em><a href="https://www.middleeastmonitor.com/20260730-jordanian-figures-demand-withdrawal-of-us-forces-and-cancellation-of-military-agreement/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">E</a></em><a href="https://www.middleeastmonitor.com/20260730-jordanian-figures-demand-withdrawal-of-us-forces-and-cancellation-of-military-agreement/"><em>ast Monitor</em></a>. Trump ha bisogno del supporto giordano contro l&#8217;Iran, e questo rende molto più difficile difendere Infantino dagli attacchi di Al-Hussein.</p>



<p>Non sorprende, allora, la reazione della FIFA ad accuse molto serie come quella di aver ricattato un Paese membro: non è stato fatto neppure un comunicato per smentire queste circostanze. In compenso, Infantino sembra aver <strong>cercato a tutti i costi di parlare con il Segretario di Stato Marco Rubio</strong> per chiedere il sostegno di Trump, ma senza successo. Lunedì, il <em>New York Post</em>, un giornale molto vicino all&#8217;amministrazione Trump, ha svelato che ci sarebbe stata una telefonata tra i due e subito l&#8217;assistente di Rubio, Dylan Johnson, lo ha smentito. Nonostante questo, il <em>NYP</em> ha confermato il report del suo giornalista James Franey, e lo stesso hanno fatto altre fonti. &#8220;Le persone vicine a Marco Rubio confermano un contatto in corso con Gianni Infantino&#8221; ha ribadito il giornalista Ben Jacobs di <em>GiveMeSport</em>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">There are no plans for <a href="https://x.com/SecRubio?ref_src=twsrc%5Etfw">@SecRubio</a> to speak with Infantino and there is no call this morning.<a href="https://x.com/nypost?ref_src=twsrc%5Etfw">@nypost</a> should check their sources or they could have just asked us. <a href="https://t.co/k4htVPkzar">https://t.co/k4htVPkzar</a></p>&mdash; Dylan Johnson (@ASDylanJohnson) <a href="https://x.com/ASDylanJohnson/status/2084256485983281196?ref_src=twsrc%5Etfw">August 3, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Si sta dunque facendo strada l&#8217;idea che Trump e la sua amministrazione non vogliano essere pubblicamente collegati al lato del presidente della FIFA, in questo delicato momento. Se questo era vero già la scorsa settimana, sembra esserlo ancora di più adesso, dopo l&#8217;ingresso della Giordania nella schiera degli oppositori di Infantino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-giordania-contro-infantino-trump-puo-essere-lago-della-bilancia.html">La Giordania contro Infantino: non ci facciamo ricattare da lui. E Trump non lo difende</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Italia-Spagna, quell&#8217;asse mediterraneo mancato in Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/italia-spagna-quellasse-mediterraneo-mancato-in-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 09:26:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1372" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260804071427939_6fde47a4f7d136555a83ef13ee14145c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260804071427939_6fde47a4f7d136555a83ef13ee14145c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260804071427939_6fde47a4f7d136555a83ef13ee14145c-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260804071427939_6fde47a4f7d136555a83ef13ee14145c-1024x732.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260804071427939_6fde47a4f7d136555a83ef13ee14145c-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260804071427939_6fde47a4f7d136555a83ef13ee14145c-1536x1098.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260804071427939_6fde47a4f7d136555a83ef13ee14145c-600x429.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La crisi di Ceuta ha distanziato Italia e Spagna, Paesi che la grammatica geopolitica europea vorrebbe come naturalmente convergenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-spagna-quellasse-mediterraneo-mancato-in-europa.html">Italia-Spagna, quell&#8217;asse mediterraneo mancato in Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1372" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260804071427939_6fde47a4f7d136555a83ef13ee14145c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260804071427939_6fde47a4f7d136555a83ef13ee14145c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260804071427939_6fde47a4f7d136555a83ef13ee14145c-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260804071427939_6fde47a4f7d136555a83ef13ee14145c-1024x732.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260804071427939_6fde47a4f7d136555a83ef13ee14145c-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260804071427939_6fde47a4f7d136555a83ef13ee14145c-1536x1098.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260804071427939_6fde47a4f7d136555a83ef13ee14145c-600x429.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Italia e Spagna, l&#8217;asse che non c&#8217;è. Almeno sul piano politico. <strong>Giorgia Meloni e Pedro Sanchez</strong> vedono i loro rapporti personali e politici al nadir dopo che Roma ha imposto la chiusura per un mese dello spazio Schengen con il regno iberico in seguito alla drammatica vicenda dell&#8217;esodo di massa dei migranti a Ceuta. Un <strong>fallo di reazione politico</strong> che ha fatto infuriare Madrid e che ha nuovamente distanziato Italia e Spagna, Paesi che la grammatica geopolitica europea vorrebbe come <strong>naturalmente convergenti</strong> e che invece, troppo spesso, si sono trovati a muoversi su direttrici politiche diverse. Dettate anche dai colori politici delle maggioranze <em>pro-tempore</em> di due Stati emblema del Sud dell&#8217;Unione Europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Meloni, Sanchez e la disfida di Ceuta</h2>



<p>Meloni, del resto, con la mossa su Schengen ha indubbiamente <strong>accelerato un confronto politico aperto</strong>: Ceuta ha colpito all&#8217;intersezione tra le problematiche interne della premier, pressata dall&#8217;ascesa a destra del battitore libero <strong>Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale</strong> e chiamata a tenere conto delle posizioni intransigenti della <strong>Lega</strong> su sicurezza e immigrazione, e gli scenari europei che hanno visto negli ultimi anni un avvicinamento di molti Paesi alla linea italiana sull&#8217;ampliamento delle misure di contrasto all&#8217;immigrazione clandestina. A ciò si è aggiunta, come surplus, la distanza ideologica tra l&#8217;esecutivo progressista di Madrid, guidato dal Partito Socialista di Sanchez, e la destra meloniana. </p>



<p><strong><a href="https://it.insideover.com/migrazioni/ceuta-crisi-migratoria-sahara-occidentale.html" type="post" id="524964">Ceuta </a>è exclave spagnola in Marocco</strong> e per una volta ha portato Italia e Spagna a guardare in maniera convergente sullo stesso teatro, nel Mediterraneo, a Sud. Purtroppo per entrambe, con dinamiche di confronto e non di incontro. Già, perché il Grande Mare e il suo rapporto inevitabile con l&#8217;Europa dovrebbero, potenzialmente, essere punto d&#8217;incontro e di confronto tra le due nazioni, valorizzandone le somiglianze. Ma così spesso non è stato. <strong>E non è solo una questione che riguarda Meloni e Sanchez</strong>: la storia degli ultimi anni del rapporto italo-spagnolo racconta di occasioni perse per consolidare un vero partenariato mediterraneo esteso agli altri Stati, come Grecia, Croazia, Cipro, Portogallo (atlantico ma integrato su molti fronti alla stessa Spagna), dell&#8217;Unione Europea meridionale, magari anche ammiccando a una <strong>Francia</strong> che in Europa segue preferibilmente il baricentro carolingio che porta verso la Germania.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quella sponda meridionale d&#8217;Europa che non nasce</h2>



<p>L&#8217;obiettivo? Potrebbe essere composito.Un blocco del Sud capace di mettere in campo strategie per la crescita, per la ridondanza infrastrutturale sul piano delle connessioni e dell&#8217;energia, per le politiche di cooperazione estesa con la Sponda Sud, per l&#8217;apertura alle dinamiche mediterranee nell&#8217;agenda europea. Questo blocco fatica ad emergere come soggetto politico.</p>



<p>Non c&#8217;entrano solo i governi di Meloni e Sanchez. Già nello scorso decennio <strong>Matteo Renzi e Mariano Rajoy,</strong> in una fase in cui rispetto ad oggi i governi avevano segni politici inversi (centro-sinistra in Italia, centro-destra in Spagna), pur avendo rapporti sostanzialmente cordiali e senza mai arrivare a scontri formali ebbero diversi distinguo politici. <strong>Rajoy fu molto allineato a Angela Merkel e alla Germania</strong> per spuntare margini di manovra dai programmi di aggiustamento strutturale dell&#8217;economia spagnola, Renzi si rifiutò sempre <a href="https://ilbolive.unipd.it/it/news/societa/contro-crisi-maggiore-flessibilita-lesperienza">di prendere Madrid come modello</a> rivendicando maggiori margini di manovra nel bilancio comunitario. Oggi, però, i distinguo politici, ideologici e strategici si sommano e condensano.</p>



<p>La distanza che spesso Spagna e Italia hanno avuto sulle politiche comunitarie lo conferma. L&#8217;Italia con Meloni ha proposto dinamiche come l&#8217;istituzione dei centri in Albania per esternalizzare<a href="https://it.euronews.com/my-europe/2026/08/03/dallalbania-allafrica-litalia-porta-in-europa-il-piano-per-i-centri-migranti"> la gestione della crisi dei migranti, Madrid si è sempre detta scettica a soluzioni di questo tipo.</a> A marzo Roma e Madrid si trovarono su fronti opposti<a href="https://lespresso.it/c/mondo/2026/3/19/consiglio-europeo-ets-meloni-sanchez-macron-bruxelles/60760"> nella gestione del <strong>progetto di riforma dello schema di Ets per il mercato delle emissioni</strong></a> e, più in generale, Meloni si è detta favorevole a una maggiore deregulation europea in asse con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. A dicembre 2025 la revisione dello stop totale alle auto tradizionali entro il 2035 deciso dalla Commissione Ue <a href="https://www.vaielettrico.it/il-premier-spagnolo-attacca-la-ue-errore-storico-sul-2035/">vide l&#8217;Italia favorevole e la Spagna contraria.</a> <strong>In tal senso, anche la profonda diversità delle agende energetiche dei due Paesi</strong> incide nel dettare queste divergenze. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le problematiche politiche</h2>



<p><strong>La fuga in avanti italiana, in questa circostanza, è stata letta a Madrid come uno strappo</strong> anche sulla base di condotte dei mesi scorsi che hanno distanziato i due governi sebbene tra Meloni e Sanchez siano prevalsi, molto spesso, rapporti personali formalmente cordiali e mai interrotti ai vari summit in sede europea e atlantica che li hanno visti coinvolti. Ma oggi <strong>la distanza tra i due governi del Sud Europa sembra ampia</strong> e difficilmente colmabile, e per Roma e Madrid ciò rischia di essere pregiudizievole per i dossier di comune interesse. </p>



<p><a href="https://it.insideover.com/politica/il-governo-meloni-attiva-safe-ma-piu-che-al-riarmo-pensa-alle-sfide-nella-ue-e-alle-elezioni-2027-in-italia.html" type="post" id="524803"><strong>Le due battaglie chiave dell&#8217;Italia</strong> in Europa</a> di cui abbiamo parlato su queste colonne, bilancio comune e nuovo presidente della Banca centrale europea, per la fine del 2026 e l&#8217;inizio del 2027 sono anche d&#8217;interesse spagnolo e Madrid ha tutto l&#8217;interesse a un bilancio espansivo e a un governatore &#8220;colomba&#8221; a Francoforte (c&#8217;è in ballop anche lo spagnolo <strong><a href="https://www.luxtimes.lu/businessandfinance/lagarde-watchers-cast-aside-doubts-to-say-shell-finish-ecb-term/158793199.html#:~:text=Former%20Bank%20of%20Spain%20chief,the%20ECB's%20first%20female%20president">Pablo Hernandez de Cos</a></strong>) per cui la sponda con Roma potrebbe essere importante. Parimenti, per l&#8217;Italia strategie come quella volta a promuovere l&#8217;agenda politica verso l&#8217;Africa, incardinata nella spinta del Piano Mattei, possono avere nella Spagna un interlocutore importante. Per Meloni e Sanchez la de-escalation è strutturalmente conveniente. Concretizzarla sarà complessa ora che la questione Ceuta è già diventata materia di discussione europea e, soprattutto, tema politico in tutto il continente. Da qui a settembre 2027 sia Meloni che Sanchez, del resto, affronteranno le elezioni politiche nazionali. E questo dovrà essere messo in conto nell&#8217;analizzare l&#8217;evoluzione di un dualismo che non è rivalità ma sicuramente lascia un vuoto nell&#8217;Europa mediterranea, in una fase in cui forse servirebbe maggior coordinamento per ricordare l&#8217;importanza della sponda Sud al resto dell&#8217;Ue.</p>



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		<title>Cosa ci dice il nuovo negoziato Iran-Oman su Hormuz</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-ci-dice-il-nuovo-negoziato-iran-oman-su-hormuz.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 04:01:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1303" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420164039349_bd93905870060a40001fd67723c023d2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Le trattative di Islamabad e l&#039;ostentazione del potere imperiale" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420164039349_bd93905870060a40001fd67723c023d2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420164039349_bd93905870060a40001fd67723c023d2-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420164039349_bd93905870060a40001fd67723c023d2-1024x695.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420164039349_bd93905870060a40001fd67723c023d2-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420164039349_bd93905870060a40001fd67723c023d2-1536x1042.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420164039349_bd93905870060a40001fd67723c023d2-600x407.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'idea sarebbe di prendere a modello la gestione del canale di Malacca. Basta a indicare che c'è la mano della Cina? </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1303" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420164039349_bd93905870060a40001fd67723c023d2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Le trattative di Islamabad e l&#039;ostentazione del potere imperiale" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420164039349_bd93905870060a40001fd67723c023d2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420164039349_bd93905870060a40001fd67723c023d2-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420164039349_bd93905870060a40001fd67723c023d2-1024x695.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420164039349_bd93905870060a40001fd67723c023d2-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420164039349_bd93905870060a40001fd67723c023d2-1536x1042.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420164039349_bd93905870060a40001fd67723c023d2-600x407.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre l&#8217;Iran <a href="https://www.cbsnews.com/live-updates/iran-war-donald-trump-us-denies-negotiations-begin-strikes-called-off/">nega le nuove trattative con gli Usa annunciate dal presidente Donald Trump</a>, si muove la diplomazia tra Teheran e l&#8217;<strong>Oman, storico mediatore</strong> nel Golfo per la questione dello <strong>Stretto di Hormuz</strong>. La scorsa settimana le cronache internazionali avevano dato conto di un&#8217;iniziativa di Mascate presso Teheran per creare un <strong>meccanismo di governance</strong> della strategica via d&#8217;acqua, e nel fine settimana la <strong>Repubblica Islamica</strong> ha lasciato intendere che dei progressi sono stati fatti, perlomeno, sull&#8217;individuazione di una nuova rotta di passaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il negoziato Oman-Iran</h2>



<p>Interessante quanto detto dal portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, <strong>Esmail Baghaei</strong>, che ha indicato come Teheran e Mascate concorderanno su una nuova rotta di uscita dallo Stretto di Hormuz come frutto del loro accordo. &#8220;L&#8217;Iran e l&#8217;Oman si sono scambiati mappe di possibili rotte navali nell&#8217;ambito dei colloqui&#8221;, ha <a href="https://www.nytimes.com/2026/08/03/world/middleeast/iran-talks-us-oman-strait-hormuz-trump.html">scritto il New York Times citando lo stesso Baghaei.</a></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Iran&#39;s FM Spox. Esmail Baghaei:<br><br>The agreement between Iran and Oman on the new route has no connection to reopening the Strait of Hormuz or maintaining its closure.<br><br>The southern route through the Strait of Hormuz has been associated with making the region insecure and harming… <a href="https://t.co/QSvMdRk6sW">pic.twitter.com/QSvMdRk6sW</a></p>&mdash; Clash Report (@clashreport) <a href="https://x.com/clashreport/status/2083959059049328784?ref_src=twsrc%5Etfw">August 2, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Lo scenario parla, dunque, di un&#8217;avanzata della diplomazia tra un Paese-mediatore per eccellenza, l&#8217;Oman, e Teheran. Sicuramente ciò palesa che Mascate ha un ascendente a Teheran, ma non solo. Come avevamo scritto, era da segnalare la continuità temporale tra la ripresa del dialogo Oman-Iran sul dossier della governance di Hormuz e le rotte possibili da un lato <a href="https://it.insideover.com/politica/oman-la-proposta-iran-su-hormuz-la-mediazione-lipotesi-della-sponda-cinese.html" type="post" id="524592">e il rafforzamento dei legami tra Mascate e la Cina dall&#8217;altro</a>. </p>



<p>Una manifestazione di una possibile mano cinese dietro la spinta alla diplomazia? <strong>Presto per dirlo, anche se l&#8217;apertura di un discorso diplomatico parallelo sull&#8217;asse Oman-Iran</strong> va registrato come interessante. La proposta iniziale dell&#8217;Oman, anticipata da Reuters, parlava di un uso del modello del Canale di Malacca, ben osservato anche dalla Cina che ha in esso una giugulare economica fondamentale, che apre a un meccanismo di gestione condiviso tra più Paesi. Spiegando la proposta, <a href="https://www.aa.com.tr/en/economy/-in-5-questions-how-the-strait-of-hormuz-is-managed-and-what-could-change/4017050"><em>Anadolu</em> in un approfondimento utile a capire come funziona la gestione dello Stretto di Hormuz. ha segnalato </a>che secondo la proposta di Mascate <strong>&#8220;Iran e Oman coopererebbero nella gestione della sicurezza del passaggio,</strong> anziché lasciare il controllo dei movimenti navali prevalentemente nelle mani di una sola delle due parti&#8221;. Aggiungendo che per alzare il suo potere negoziale la Repubblica Islamica non ha accettato la prima bozza omanita e nei suoi <em>desiderata</em> &#8220;Teheran vuole gestire la rotta marittima sul suo lato dello stretto, mentre l&#8217;Oman supervisionerebbe solo una parte, e non l&#8217;intera, della rotta opposta&#8221;.</p>



<p>Sarà dunque utile capire se, quando sarà formalizzata, l&#8217;intesa Oman-Iran troverà una quadra tra le varie visioni. <strong>In attesa di un accordo ufficiale, però</strong>, è ancora presto per dire che forma potrebbe trovare questo compromesso. Ma si possono fare almeno due considerazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Due temi da osservare</h2>



<p><a href="https://www.ft.com/content/ffdeacf0-91b8-48fd-9ff8-d8d134ef5f11?syn-25a6b1a6=1">La prima è che si conferma il ruolo diplomatico dell&#8217;Oman,  storicamente un&#8217;avanguardia negoziale per tutto il Medio Oriente</a>: in genere, Mascate è <strong>ritenuta una buona ambasciatrice a Teheran</strong> e anche in questa fase il dialogo può sondare la buona volontà del regime di Teheran a cercare un nuovo accomodamento con gli attori dell&#8217;area dopo la ripresa sostanziale della guerra con gli Stati Uniti. La geografia del potere in Iran dopo la guerra resta tutta da decifrare, ma è possibile che al Ministero degli Esteri siano presenti orecchie ben recettive a spiragli di mediazione. La diplomazia è in movimento e lo confermano i colloqui riferiti dai media iraniani che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto nel fine settimana mostrano che i canali diplomatici restano aperti: <a href="https://www.arabnews.com/node/2653191/pakistan">Araghchi ha parlato</a> con il capo delle forze armate pakistane, Asim Munir, che fu centrale nella prima mediazione per il cessate il fuoco, e con gli omologhi di Turchia, Hakan Fidan, e Arabia Saudita, Faisal bin Farhan. Treinterlocuzioni di peso: Riad, Ankara e Islamabad sono capitali che hanno la capacità di trovare ottimo ascolto a Washington.</p>



<p>La seconda è che la <strong>riapertura di Hormuz appare un obiettivo strategico di molti Paesi,</strong> e che in tal senso il confronto tra Oman e Iran può anticipare possibili futuri meccanismi di gestione di uno stretto strategico per i traffici energetici e commerciali. Ma non risolve il vero dilemma, che riguarda la strategia di Teheran: <strong>in che misura e fino a che punto intende sfruttare la leva del controllo di Hormuz</strong> e in che prospettive, invece, la Repubblica Islamica possa fare concessioni a riguardo è difficile dirlo. E contribuisce a rendere incerta la possibilità di capire se in prospettiva l&#8217;Iran sia pronto a dialogare, nuovamente, con gli Usa su questo dossier. <strong>Rendendo nebulose le prospettive per la fine della guerra. </strong>In tal senso, la proposta omanita potrebbe avere un valore per capire fin dove Teheran ritiene possibile spingersi con un Paese che non è visto come un avversario e in che misura riuscirebbe a gestire e mantenere il frutto di una trattativa avulsa da quella con il suo rivale militare, ma non priva di conseguenze a lungo raggio.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-ci-dice-il-nuovo-negoziato-iran-oman-su-hormuz.html">Cosa ci dice il nuovo negoziato Iran-Oman su Hormuz</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La giravolta di Trump: non bombardo più&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-giravolta-di-trump-non-bombardo-piu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 18:58:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La giravolta di Trump: non bombardo più..." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nuova giravolta di Trump: dopo la tanto minacciata escalation, ieri ha dichiarato che, su sollecitazione dell'Iran e dei Paesi arabi, ha riposto le pistole nelle fondine "in quanto i parametri di un accordo sono stati concordati"</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La giravolta di Trump: non bombardo più..." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nuova giravolta di Trump: dopo la tanto minacciata escalation, ieri ha dichiarato che, su sollecitazione dell&#8217;Iran e dei Paesi arabi, ha riposto le pistole nelle fondine &#8220;<a href="https://truthsocial.com/@realDonaldTrump/posts/117023461141824050" target="_blank" rel="noreferrer noopener">in quanto i parametri di un accordo sono stati concordati</a>&#8220;, come ha scritto su Truth social (quel &#8220;parametri concordati&#8221; non sembra farina del suo sacco, lessico troppo elaborato&#8230; il fatto che si sia affidato a qualcuno più competente ha la sua importanza).</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://truthsocial.com/@realDonaldTrump/posts/117023461141824050"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-T-8-1024x479.jpg" alt="" class="wp-image-83105"/></a></figure>



<p>Nello specifico, come si legge nel post, si sarebbe trovata un&#8217;intesa sul transito commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz e sul nucleare iraniano. Al solito ha aggiunto che Iran e Stati Uniti stanno negoziando, attirandosi le usuali smentite iraniane. Nondimeno, gli immaginifici scenari di Trump sembrano avere un fondo di verità.</p>



<p>Infatti, nonostante non ci sia traccia di un dialogo tra Iran e Stati Uniti, è vero che qualcosa si sta muovendo. Anzitutto, domenica il principe ereditario saudita Mohamed bin Salman ha telefonato a Trump chiedendogli di accordare spazio alla diplomazia.</p>



<p>Per comprendere la portata della richiesta va tenuto conto &#8211; oltre che dell&#8217;importanza della petromonarchia per la regione e per gli States in particolare &#8211; che solo quattro giorni prima Riad ha partecipato a un raid contro le milizie irachene alleate dell&#8217;Iran, sviluppo che avrebbe potuto preludere all&#8217;adesione del Regno alla jihad contro Teheran.</p>



<p>Inoltre, appare più che significativa l&#8217;evoluzione del dialogo tra Iran e Oman sul transito di Hormuz, un bilaterale che va avanti da mesi e che finora non ha prodotto risultati concreti.</p>



<p>Anzi, quando l&#8217;Iran alcuni giorni fa ha respinto l&#8217;ennesima ipotesi omanita, che prevedeva di applicare a Hormuz il modello dello Stretto di Malacca (proposta sulla quale Muscat aveva trovato ampie convergenze internazionali), gli ambiti guerrafondai e i loro corifei avevano gioito. A loro parere, era la conferma che è impossibile trovare un compromesso con l&#8217;Iran.</p>



<p>Invece, nonostante le distanze, il dialogo tra i due Paesi è proseguito e ha prodotto risultati, tanto che gli interessati hanno dichiarato che sono giunti alla fase conclusiva delle trattative. Va sottolineato che Muscat non parla solo con Teheran, ma con il mondo, quindi è davvero difficile credere che le proposte avanzate all&#8217;interlocutore regionale non siano passate al vaglio dei tanti Paesi interessati a riaprire al traffico internazionale quella vitale strozzatura marittima.</p>



<p>A quanto pare, Iran e Oman avrebbero trovato una convergenza sull&#8217;ipotesi di aprire al traffico commerciale un&#8217;unica rotta marittima temporanea attraverso lo Stretto, che sarebbe vigilata da entrambi.</p>



<p>In questo modo si supererebbe lo sciocco stratagemma americano che, per vanificare il controllo iraniano sullo Stretto che impone alle navi commerciali di ricercare l&#8217;autorizzazione di Teheran per attraversarlo, richiede alle imbarcazioni suddette di utilizzare una rotta parallela, prossima alle coste omanite, al riparo dai mezzi di intercettazioni iraniani.</p>



<p>Sciocco perché, anche se le navi che hanno aderito all&#8217;opzione americana hanno usato la rotta omanita di notte e con i transponder spenti, spesso sono state ugualmente individuate dai sistemi di rilevamento iraniani e ricacciate indietro o, peggio, colpite quando le intimazioni a farlo sono state ignorate.</p>



<p>Probabilmente, quando Trump sul post accenna a uno sviluppo proficuo dei negoziati con l&#8217;Iran, con il quale si sarebbero trovate intese sui parametri fondamentali per un accordo su Hormuz, si riferiva proprio ai negoziati tra Muscat e Teheran.</p>



<p>Non sappiamo se a margine di tali trattative se ne siano svolte altre sul dossier nucleare, l&#8217;altro punto nodale di cui ha fatto cenno Trump nel post citato. Possiamo solo ricordare che prima che tutto precipitasse lo scorso 28 ottobre, i negoziati sul nucleare iraniano (focus della precedente conflittualità Usa-Iran) erano stati mediati proprio dall&#8217;Oman, in particolare dal ministro degli Esteri Badr bin Hamad al Busaidi (che peraltro, il giorno prima del proditorio attacco Israele-Usa contro Teheran aveva dichiarato che il dialogo con l&#8217;Iran aveva prodotto risultati molto positivi e che l&#8217;accordo era &#8220;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=Pg5sXQDR8NY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">alla portata</a>&#8220;).</p>



<p>Probabile che lo stop di Trump all&#8217;escalation contro Teheran sia stata imposto anche dalla scarsità di vettori atti all&#8217;intercettazione e di altre risorse belliche, erosione su cui si stanno moltiplicando gli allarmi provenienti dagli alti gradi dell&#8217;U.S. Army, ultimo dei quali quello del generale Alexus Grynkewich, a capo del Comando europeo degli Stati Uniti.</p>



<p>Questi ha avvertito che la flotta dispiegata contro l&#8217;Iran non è bastevole a difendere le forze statunitensi e Israele, quindi, nel caso di escalation, sarebbe costretto a decidere chi difendere.</p>



<p>Abbiamo riportato il suo allarme perché giocoforza coinvolge Tel Aviv in una guerra nella quale per ora non vuole essere coinvolta. Infatti, come ha <a href="https://www.piccolenote.it/mondo/iran-trump-dichiara-lescalation" target="_blank" rel="noreferrer noopener">affermato</a> di recente il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, a Israele va benissimo che ad affrontare l&#8217;Iran siano solo gli Stati Uniti, con Israele preservata dalle rappresaglie.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://x.com/ForeignOfficePk/status/2084284593533067605?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E2084284593533067605%7Ctwgr%5E5271f09df470918884c8bfdb75c3f67f7390e4da%7Ctwcon%5Es1_&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fwww.dawn.com%2Flive%2Firan-israel-war"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-X-7-1024x406.jpg" alt="" class="wp-image-83107"/></a></figure>



<p>Di interesse un&#8217;altra notizia sul fronte diplomatico: il Ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar ha <a href="https://x.com/ForeignOfficePk/status/2084284593533067605?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E2084284593533067605%7Ctwgr%5E5271f09df470918884c8bfdb75c3f67f7390e4da%7Ctwcon%5Es1_&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fwww.dawn.com%2Flive%2Firan-israel-war" target="_blank" rel="noreferrer noopener">parlato</a> oggi con il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi invitandolo a visitare Islamabad &#8220;al più presto&#8221;.</p>



<p>Spiragli di ragionevolezza che potrebbero essere spazzati via domani dal volatile Trump o dagli agguerriti guerrafondai che lo incalzano. Ma val la pena registrarli con la speranza del caso, in questi tempi si vive alla giornata.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/PICCOLENOTE-INSIDOVER-1024x205.jpg" alt="AAA" class="wp-image-82196"/></a></figure>
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		<title>Alain De Benoist: remigrazione, un mito che non diventerà progetto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/alain-de-benoist-remigrazione-un-mito-che-non-diventera-progetto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 14:47:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802144038552_70fdc4884d358abc18d87525d5ac7e06.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802144038552_70fdc4884d358abc18d87525d5ac7e06.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802144038552_70fdc4884d358abc18d87525d5ac7e06-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802144038552_70fdc4884d358abc18d87525d5ac7e06-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802144038552_70fdc4884d358abc18d87525d5ac7e06-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802144038552_70fdc4884d358abc18d87525d5ac7e06-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802144038552_70fdc4884d358abc18d87525d5ac7e06-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un'approfondita analisi sulla remigrazione scritta da Alain De Benoist. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/alain-de-benoist-remigrazione-un-mito-che-non-diventera-progetto.html">Alain De Benoist: remigrazione, un mito che non diventerà progetto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802144038552_70fdc4884d358abc18d87525d5ac7e06.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802144038552_70fdc4884d358abc18d87525d5ac7e06.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802144038552_70fdc4884d358abc18d87525d5ac7e06-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802144038552_70fdc4884d358abc18d87525d5ac7e06-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802144038552_70fdc4884d358abc18d87525d5ac7e06-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802144038552_70fdc4884d358abc18d87525d5ac7e06-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802144038552_70fdc4884d358abc18d87525d5ac7e06-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La <strong>remigrazione </strong>è auspicabile e possibile? Se non è possibile (se non che in astratto), non parliamone più. È auspicabile? Tutto dipende da che cosa si intende con questa parola. È evidente che l’immigrazione extraeuropea in <strong>Europa</strong>, che è diventata un’<strong>immigrazione di popolamento</strong> e che comporta patologie sociali ormai ben note, deve essere frenata con tutti i mezzi possibili. Tutti i sondaggi lo confermano: <strong>i popoli autoctoni non ne vogliono più e non ne possono più.</strong> È la ragione per la quale un certo numero di gruppi e di partiti politici (talvolta facenti parte di governi) sono oggi sostenitori della &#8220;remigrazione&#8221;. Il problema, quando lo si affronta più in profondità, è che non sempre ne danno la medesima definizione. La maggior parte di essi, ad esempio, mette in primo piano il carattere volontario della scelta del rientro (che certamente può essere incoraggiata), mentre non è necessariamente così nel caso degli altri.</p>



<p>La remigrazione è stata presentata come un &#8220;<strong>mito mobilitante</strong>&#8220;. Si pone allora il problema di capire come il mito viene trasposto in un <strong>progetto</strong> che non abbia a che fare, come tanti altri, con la pura e semplice impolitica. Combattere l’immigrazione non significa combattere gli immigrati per il solo motivo che sono degli immigrati, ma combattere coloro che, per amore del profitto e ignoranza volontaria della fisiologia delle culture, hanno reso possibile l’immigrazione di massa, l’hanno incoraggiata e continuano ad incoraggiarla, o per soddisfare le esigenze del <strong>sistema capitalista</strong>, o per<strong> irenismo umanitario</strong> o <strong>universalismo morale</strong>, oppure nell’intenzione perversa di modificare in profondità la costituzione dei popoli europei, negando loro ogni diritto alla continuità storica.</p>



<p>Il blocco dei flussi d’ingresso è sicuramente possibile, perlomeno in una certa misura (e senza tenere conto del potere di interdizione dei giudici acquisiti all’ideologia dominante). Il «ritorno al Paese d’origine» non ha senso, viceversa, quando per una stessa famiglia ne esistono più di uno, <strong>quando i Paesi d’origine rifiutano di riprendersi i connazionali che li hanno abbandonat</strong>i, e nel caso delle coppie e delle famiglie miste, che molto probabilmente sono destinate ad aumentare.</p>



<p>Con le espulsioni, si spera di ottenere una diminuzione dei volumi degli stock (si può defininirli così per opposizione ai volumi di flusso). Questo vale per i clandestini, per i delinquenti stranieri, per gli agitatori ostili, per coloro che sono venuti esclusivamente per beneficiare di un sistema di assistenza sociale, <strong>ma questo insieme non rappresenta la maggioranza degli immigrati. </strong>Dopodiché si entra in un terreno instabile, dove i <em>motivi</em> dell’espulsione a poco a poco scompaiono. Non vedo come si possa procedere oltre, se non ricorrendo a una nuova forma di <strong>arbitrarietà </strong>che, ad ogni modo, non potrà essere messa in atto. Come si può valutare il numero di coloro che sono un po’, molto, per niente assimilati? Di coloro che amano un po’, molto, per niente il Paese nel quale vivono? <strong>Le persone possono essere giudicate e sanzionate sulla base di quello che fanno, non di quello che sono</strong> (e non bisogna credere che facciano quello che sono; è il contrario: sono quello che fanno).</p>



<p>I sostenitori della remigrazione (in precedenza parlavano di <em>reconquista</em>) in definitiva sono dei grandissimi ottimisti. Pensano che la catastrofe possa ancora essere evitata. <strong>Io penso invece che la catastrofe si sia già verificata.</strong> Quando una biglia corrispondente ad un determinato processo scende su un piano inclinato su cui sono piantate delle borchie, si può tentare di riorientarne la corsa o di dirigerla in questa o in quella direzione; l’unica cosa che non si può fare è farla risalire. Fare questa constatazione significa semplicemente dare prova di realismo.</p>



<p>Aggiungo che, per prendere posizione su questo problema, io non mi colloco in una prospettiva nazionale o nazionalista (non sono nazionalista), ma in una <strong>prospettiva imperiale</strong>, il che è molto differente: la presenza di minoranze etniche all’interno della società avrebbe tutto l’interesse ad essere analizzata dal punto di vista del federalismo imperiale, non del giacobinismo dello Stato nazionale. Preciso di non credere neppure all’assimilazione, che a mio modo di vedere non è né possibile né desiderabile, e che detesterei vedere la Francia diventare uno Stato razzista (in questo campo, la storia ha già dato).</p>



<p>Articolo tratto dal numero 392 (luglio-agosto) di Diorama.&nbsp;<em>Per abbonarsi alla rivista&nbsp;<strong>Diorama Letterario</strong>&nbsp;(10 numeri in un anno) versare&nbsp;<strong>35 euro</strong>&nbsp;sul&nbsp;<strong>conto corrente postale 14898506</strong>&nbsp;intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze&nbsp;<strong>oppure&nbsp;</strong>effettuare un bonifico sul ccb<strong>&nbsp;IBAN IT72Y0760102800000014898506</strong>&nbsp;intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a&nbsp;<strong>mtdiorama@gmail.com</strong>&nbsp;per comunicare l’indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</em></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/alain-de-benoist-remigrazione-un-mito-che-non-diventera-progetto.html">Alain De Benoist: remigrazione, un mito che non diventerà progetto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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