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Giudiziaria

Raul Castro incriminato come Maduro? Marco Rubio e i falchi Usa mettono nel mirino l’ex presidente cubano

Un siluro al dialogo Usa-Cuba la possibile emissione di accuse criminali contro il 94enne Raul Castro, fratello di Fidel.

Un siluro alla distensione tra Usa e Cuba o l’ennesima conferma della durezza del cambio di passo che Washington chiede a L’Avana? La notizia della possibile emissione di accuse criminali da parte del Dipartimento della Giustizia contro il 94enne Raul Castro, presidente della nazione caraibica dal 2008 al 2018, fratello del leader della Rivoluzione del 1959 Fidel Castro e unica figura di vertice ad aver attraversato tutte le epoche del confronto tra gli Stati Uniti e Cuba, giunge nel pieno di un complesso processo con cui l’amministrazione di Donald Trump sta alzando la pressione sul governo di Miguel Diaz-Canel.

Castro sotto accusa

Castro, secondo quanto ricostruito dal New York Times, potrebbe essere messo sotto accusa criminale dal Dipartimento della Giustizia per il ruolo che, come Ministro della Difesa, avrebbe giocato nell’ordinare l’abbattimento di due aerei dell’organizzazione anticastrista Brothers to Rescue colpiti nei cieli del Mar dei Caraibi da Mig dell’aviazione cubana mentre sorvolavano le acque dell’Oceano Atlantico occidentale in cerca delle barche che portavano gli esuli cubani verso la Florida nel febbraio 1996.

Si era nel pieno Periodo Speciale, la fase più dura mai vissuta dal governo socialista cubano fino ai giorni nostri, in cui Fidel Castro ordinò pesanti razionamenti, tagli alle forniture di viveri e una pesante austerità per ovviare alla crisi causata dalla fine del sostegno di Mosca a seguito del crollo dell’Unione Sovietica. Solo la vittoria dell’alleato di Castro, Hugo Chavez, in Venezuela avrebbe risollevato le sorti di Cuba e dato a L’Avana un alleato solido per le forniture energetiche, vitali per la sussistenza dell’Isla Grande, tre anni dopo. Castro, oggi 94enne, sarebbe accusato di aver ordinato l’abbattimento dei Cessna, che per il governo di L’Avana non avrebbero operato con fini umanitari ma per coprire eventuali operazioni eversive.

Un colpo alla mediazione?

Fatto sta che la mossa promuoverebbe, indubbiamente, un irrigidimento del dialogo cubano-americano mentre la situazione è già molto tesa. A Cuba la situazione è pressoché disperata sul piano energetico, economico e umanitario. Marco Rubio, Segretario di Stato e figlio di esuli cubani, da tempo aspetta il là per realizzare il sogno politico di una vita: rovesciare il castrismo una volta per tutte. L’amministrazione Trump, dopo aver colpito il Venezuela a gennaio, sta facendo di tutto per rendere concretizzabile l’obiettivo sul piano politico, forzando Cuba a cedere.

Mettere sotto accusa Castro, che a 94 anni mantiene comunque una certa influenza sul sistema, significa potenzialmente alimentare l’ala più “falca” del campo anticubano. I deputati repubblicani Mario Diaz-Balart, Maria Elvira Salazar, Carlos A. Gimenes e Nicole Malliotakis a febbraio hanno chiesto a Trump di consegnare Castro alla Giustizia, confermando una linea di ostilità a L’Avana solida nel campo delle nuove leve del Grand Old Party. Le elezioni di metà mandato si avvicinano per tutti, e il Dipartimento della Giustizia contribuisce a soddisfare anche gli appetiti di coloro per cui non esiste altro esito accettabile che lo smantellamento di ciò che resta della Rivoluzione del 1959. Anche a costo di riaprire dossier vecchi di trent’anni. Raul Castro, peraltro, è l’uomo che si fece alfiere della prima, fugace, distensione con gli Usa mediata dal Vaticano e concretizzata con la visita di Barack Obama a L’Avana nel 2016. Colpire lui significa colpire ogni volontà di ricucire gli strappi. E potrebbe avere effetti pesanti sul confronto Washington-L’Avana.

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