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Guerra

Netanyahu e il losco Ahmadinejad: Haarez trova conferme allo scoop del Nyt

La bomba lanciata dal New York Times sulla scelta di Tel Aviv, imposta a Washington, di scegliere l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad come nuovo leader iraniano, da intronizzare con le bombe molto più reali piovute sull’Iran dal 28 febbraio, è detonata...
Netanyahu e il losco Ahmadinejad: Haarez trova conferme allo scoop del Nyt

La bomba lanciata dal New York Times sulla scelta di Tel Aviv, imposta a Washington, di scegliere l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad come nuovo leader iraniano, da intronizzare con le bombe molto più reali piovute sull’Iran dal 28 febbraio, è detonata alta e forte, nonostante la mordacchia dei media.

Di certo Netanyahu non sarà stato contento del disvelamento di tale imbarazzante retroscena. Perché chi ha un minimo di memoria ricorda perfettamente tale losco figuro che, tra l’altro, declamava a ogni più sospinto la necessità di incenerire Israele e negava recisamente l’Olocausto. Da cui le tante domande sulla strana laison con Bibi.

Sul tema è tornato Zvi Bar’el su Haaretz, che ha di fatto accreditato la notizia, peraltro non (ancora) smentita da fonti ufficiali, ricordando un’intervista del 2012 di Meir Dagan, nella quale l’allora capo del Mossad, interpellato se Ahmadinejad fosse razionale, rispose: “La risposta è sì. Non esattamente secondo i nostri criteri razionali, ma credo che lui sia razionale”.

Trump Has to Forget About Ahmadinejad and Make Iran a Real Offer

Nell’intervista Dagan toccava altri temi, ma più interessante appare quanto registra Bar’el, cioè che l’intervistatore non gli chiese “se il suo Paese avesse preso provvedimenti per reclutare Ahmadinejad, che all’epoca era alla fine del suo secondo mandato, perché diventasse un agente di Israele all’interno del regime”.

E ricorda come non fosse la prima volta che “Dagan descriveva il ‘razionale’ Ahmadinejad come una sorta di persona grata”. Infatti, nel 2009, quando Ahmadinejad fu rieletto presidente grazie a frodi massive che avevano scatenato proteste in tutto il Paese – represse nel sangue – Dagan, convocato da una Commissione della Knesset, minimizzò i brogli dichiarandosi soddisfatto per la vittoria di Ahmadinejad sul moderato Mir-Hossein Mousavi.

“Se Mousavi avesse vinto, sarebbe stato più difficile per Israele spiegare la propria posizione al mondo”, dichiarò Dagan senza però spiegare il perché. Il motivo lo declina Bar’el: “Possiamo solo supporre che Dagan credesse che un presidente iraniano antisemita, il padre di tutti i negazionisti dell’Olocausto, un fervente sostenitore del programma nucleare, un oppositore dei negoziati con l’Occidente e che aveva affermato come Israele dovesse essere cancellato dalla carta geografica, avrebbe facilitato a Israele la propaganda sulla necessità di distruggere il programma nucleare. Infatti, sarebbe stato più facile [con Ahmadinejad] che con un leader considerato riformista e un difensore dei diritti umani e che, per di più, aveva dichiarato di sostenere la necessità di un programma nucleare non militare”.

Il nemico perfetto per forzare la propaganda anti-iraniana e trascinare gli Usa in guerra… Di interesse anche le firme dello scoop del Nyt, quattro in tutto, con relativa sintesi dei curriculum. Le prime due, le più importanti, sono di Mark Mazzetti e Julian E. Barnes, il primo specializzato in Sicurezza nazionale, il secondo in intelligence.

È notorio che le agenzie di sicurezza e di intelligence americane siano use a reclutare cronisti o a fare dei propri agenti dei cronisti specializzati in questioni che le riguardano o, comunque, ad avere a che fare con giornalisti graditi quando si tratta di temi che le riguardano. Da cui è facile intuire che l’articolo in questione sia stato suggerito dall’intelligence Usa.

Meno interessanti le successive firme, Farnaz Fassihi, coinvolto probabilmente perché specializzato in Iran, e Ronen Bergman, che scrive per il Nyt da Tel Aviv, come necessario per un articolo sugli interna corporis di Israele.

Insomma, al di là della rivelazione sul senso di Tel Aviv per Ahmadinejad, appare plausibile ipotizzare che a far trapelare una notizia tanto imbarazzante per Netanayhu sia stata l’intelligence americana. E pochi giorni dopo la pubblicazione di un altro articolo, sempre del Nyt, sulle violenze sessuali perpetrate da “soldati, coloni, agenti dello Shin Bet […] e soprattutto da guardie carcerarie” contro “uomini, donne e persino bambini” palestinesi.

The Silence That Meets the Rape of Palestinians

Un articolo che aveva fatto infuriare Tel Aviv, tanto da intentare causa al media per diffamazione. Se si è mosso il governo per un articolo che in fondo non raccontava altro che quanto si racconta sui media indipendenti dall’inizio della guerra, è evidente che c’è frizione tra Israele e parte del potere imperiale.

Alquanto ovvio trovare il focus della frizione: la crisi iraniana (ché dei palestinesi importa poco a certi ambiti), perché sta mettendo in ginocchio l’economia globale, con prospettive ancora più fosche se riprenderà il conflitto.

Sembra cioè, che parte del potere imperiale stia mettendo sotto pressione Tel Aviv perche receda dalla sua determinazione a riprendere le ostilità e a far pressioni in tal senso su Trump.

Significativo, a tale riguardo, anche il caso delle malversazioni sugli equipaggi della Flottillia. Infatti, l’indignazione che hanno suscitato in Occidente è del tutto fuori registro se si tiene conto delle complicità che ha goduto Israele nel corso del genocidio dei palestinesi (su cui i flottilleros hanno avuto il merito e il coraggio di riaccendere i riflettori).

Israele è corsa con successo ai ripari riuscendo a indirizzare le ire dei leader europei quasi esclusivamente sull’idiota/terrorista Ben-Gvir, che sarà forse terminale di inutili sanzioni e magari escluso dal governo quando, a breve, la Knesset si scioglierà (l’iter per la fine del governo è stata avviata dallo stesso Netanyahu…) e non ci sarà più bisogno di lui; che anzi, passando per vittima, prenderà ancora più voti alle elezioni prossime venture.

In realtà, Ben-Gvir è solo un’escrescenza del mostro, facile da espellere. Il mostro è altro. Era nella sala comando dell’IDF quando Netanyahu si è faceva immortalare mentre dirigeva l’assalto dei commandos alle indifese barchette umanitarie.

Israel Prison Service Says Treatment of Flotilla Activists Was 'According to Procedure'

Ed era là a imperversare sui prigionieri. Infatti, così titola Haaretz: “Il servizio penitenziario israeliano afferma che il trattamento riservato agli attivisti della flottiglia è stato ‘conforme alle procedure'”. Era ed è soprattutto a Gaza, in Cisgiordania, in Libano (e altrove), dove si è nutrito del sangue di una moltitudine di innocenti.

La levata di scudi di questi giorni conforta perché forse favorirà una de-escalation con l’Iran – possibile ma, anche no – ma non cancella le connivenze pregresse.

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