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	<title>yemen Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 01 Jan 2026 09:18:32 +0000</lastBuildDate>
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	<title>yemen Archives - InsideOver</title>
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		<title>Yemen: Riad sventa la manovra destabilizzante emiratina</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/yemen-riad-sventa-la-manovra-destabilizzante-emiratina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 2026 09:18:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[yemen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1917" height="1053" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IRAN-ARABIA-FOTO-copia2-e1767258695876.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Yemen: Riad sventa la manovra destabilizzante emiratina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IRAN-ARABIA-FOTO-copia2-e1767258695876.jpg 1917w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IRAN-ARABIA-FOTO-copia2-e1767258695876.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IRAN-ARABIA-FOTO-copia2-e1767258695876.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IRAN-ARABIA-FOTO-copia2-e1767258695876.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IRAN-ARABIA-FOTO-copia2-e1767258695876.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IRAN-ARABIA-FOTO-copia2-e1767258695876.jpg 600w" sizes="(max-width: 1917px) 100vw, 1917px" /></p>
<p>Non solo uno stop verbale quello saudita, ma un attacco militare vero e proprio, con i jet di Riad che hanno bombardato due navi cariche di armi al porto yemenita di Al-Mukalla, costringendo gli Emirati a ritirare le sue truppe dal Paese</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-riad-sventa-la-manovra-destabilizzante-emiratina.html">Yemen: Riad sventa la manovra destabilizzante emiratina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1917" height="1053" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IRAN-ARABIA-FOTO-copia2-e1767258695876.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Yemen: Riad sventa la manovra destabilizzante emiratina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IRAN-ARABIA-FOTO-copia2-e1767258695876.jpg 1917w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IRAN-ARABIA-FOTO-copia2-e1767258695876.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IRAN-ARABIA-FOTO-copia2-e1767258695876.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IRAN-ARABIA-FOTO-copia2-e1767258695876.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IRAN-ARABIA-FOTO-copia2-e1767258695876.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/IRAN-ARABIA-FOTO-copia2-e1767258695876.jpg 600w" sizes="(max-width: 1917px) 100vw, 1917px" /></p>
<p>La durissima presa di posizione dell&#8217;Arabia Saudita contro l&#8217;espansionismo degli Emirati Arabi Uniti in Yemen, e il successo nel rintuzzarlo, ha una rilevanza geopolitica primaria, dal momento che la manovra emiratina aveva il tacito sostegno di Israele, con cui Abu Dhabi condivide gli accordi di Abramo.</p>



<p>Non solo uno stop verbale quello saudita, ma un attacco militare vero e proprio, con i jet di Riad che hanno bombardato due navi cariche di armi al porto yemenita di Al-Mukalla, costringendo gli Emirati a ritirare le sue truppe dal Paese e ad abbandonare momentaneamente al proprio destino il Consiglio di transizione meridionale (STC), entità yemenita sotto il suo controllo della quale si era servita per espandere la sua influenza nel Paese confinante a scapito della zona controllata da Aden, la capitale dello Yemen legata a Riad.</p>



<p>La manovra emiratina aveva allarmato il convitato di pietra di questo piccolo quanto povero Paese del Golfo, gli Houti, che ne controllano il Nord e che vedevano con allarme l&#8217;espansione dei delegati di Abu Dhabi, dal momento che questa intrattiene rapporti intensi quanto oscuri con Israele, nemico irriducibile degli stessi Houti per il loro supporto, anche militare, alla causa palestinese.</p>



<p>Un allarme fondato anche dal parallelo riconoscimento di Tel Aviv della sovranità del Somaliland, decisa sia perché nei sogni perversi delle autorità israeliane potrebbe rappresentare una discarica alla quale destinare i palestinesi, sia perché tale entità geopolitica può rappresentare una piattaforma logistica ottimale per futuri attacchi contro gli Houti.</p>



<p>Peraltro, che l&#8217;espansionismo del STC, supportato dagli Emirati, fosse una minaccia diretta agli Houti è dimostrato non solo dai vincoli tra Abu Dhabi e Tel Aviv, ma anche dalla spinta dello stesso STC a essere riconosciuto come Stato nazionale, al modo del Somaliland.</p>



<p>Più che probabile che Tel Aviv avrebbe proceduto a riconoscere anche la nuova entità yemenita, frammentando ulteriormente e ufficialmente lo Yemen. Cosa che avrebbe creato non poche difficoltà alla popolazione locale, tra cui gli Houti, e offerto a Israele un&#8217;altra base logistica per attaccare gli stessi, stretti tra tale nuova entità e il Somaliland.</p>



<p>Che tale manovra di disgregazione del Paese fosse in fieri lo rivela anche la conversazione telefonica tra il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan Al Saud, e quello iraniano, Abbas Araqchi, nella quale i due hanno concordato sulla necessità di &#8220;<a href="https://www.tasnimnews.com/en/news/2025/12/29/3482585/iran-saudi-arabia-emphasize-need-to-rein-in-zionist-regime-s-atrocities" target="_blank" rel="noreferrer noopener">preservare l&#8217;integrità territoriale</a>&#8221; yemenita. E nella quale, probabilmente, si sono coordinati per sventare la manovra in atto, dal momento che la telefonata ha avuto luogo domenica, poco prima dell&#8217;attacco saudita al porto di al Mukalla.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.tasnimnews.com/en/news/2025/12/29/3482585/iran-saudi-arabia-emphasize-need-to-rein-in-zionist-regime-s-atrocities"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-T-2-1024x183.jpg" alt="Iran, Saudi Arabia Emphasize Need to Rein In Zionist Regime’s Atrocities" class="wp-image-79949"/></a></figure>



<p>All&#8217;orizzonte, peraltro, non era solo la frammentazione dello Yemen, ma anche la discesa dello stesso nell&#8217;inferno di una guerra civile sanguinaria. Questo l&#8217;allarme lanciato dai sauditi, che hanno parlato del rischio di una &#8220;<a href="https://www.arabnews.com/node/2627876/medio-oriente" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sudanizzazione</a>&#8221; del Paese, riproponendosi in Yemen condizioni analoghe a quelle che hanno sprofondato il Sudan in una contesa la cui efferratezza rivaleggia con quella registrata a Gaza (le autorità di Khartum hanno intentato una causa presso la Corte internazionale di giustizia <a href="https://www.bbc.com/news/articles/c3w1nzpg5dgo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">contro gli Emirati arabi per complicità nel genocidio del Sudan</a> a motivo del loro supporto alle Forze di reazione rapida sudanesi, <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2025/10/sudan-el-fasher/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">responsabili di atroci crimini di guerra</a>).</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2025/10/sudan-el-fasher/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-A-5-1024x679.jpg" alt="Sudan: RSF must end attacks and further suffering of civilians in El Fasher" class="wp-image-79950"/></a></figure>



<p>Nella nota abbiamo accennato al destino parallelo dell&#8217;STC e del Somaliland, anche se tale parallelismo sembra al momento stroncato dall&#8217;intervento di Riad. Manca di accennare a come le autorità della Somalia, oltre a protestare contro la decisione israeliana di riconoscere la sovranità del Somaliland, abbiano, in parallelo, respinto &#8220;<a href="https://www.middleeastmonitor.com/20251229-somali-president-rejects-displacement-of-palestinians-from-gaza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">categoricamente</a>&#8221; la manovra sottotraccia di usare del loro Paese &#8211; sottinteso, il Somaliland &#8211; come destinazione dei palestinesi che sopravviveranno al genocidio (oggi realizzato tramite fame e stenti, meno costosi delle bombe).</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/PN-INS-1024x249.jpg" alt="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard" class="wp-image-79277"/></a></figure>
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		<title>Sanità in guerra: la lezione dallo Yemen</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/sanita-in-guerra-la-lezione-dallo-yemen.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 15:40:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile]]></category>
		<category><![CDATA[sistema sanitario]]></category>
		<category><![CDATA[yemen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914211155501_f57a496056f9084c3350936088bc509f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914211155501_f57a496056f9084c3350936088bc509f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914211155501_f57a496056f9084c3350936088bc509f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914211155501_f57a496056f9084c3350936088bc509f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914211155501_f57a496056f9084c3350936088bc509f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914211155501_f57a496056f9084c3350936088bc509f-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914211155501_f57a496056f9084c3350936088bc509f-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per oltre due decenni, lo Yemen ha visto un lento ma tangibile miglioramento delle condizioni di salute pubblica. L’aspettativa di vita alla nascita è salita da 59 anni nel 1990 a poco più di 65 nel 2021, mentre il tasso di mortalità complessivo ha mostrato un declino progressivo. Un fragile progresso che lasciava intravedere la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/sanita-in-guerra-la-lezione-dallo-yemen.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914211155501_f57a496056f9084c3350936088bc509f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914211155501_f57a496056f9084c3350936088bc509f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914211155501_f57a496056f9084c3350936088bc509f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914211155501_f57a496056f9084c3350936088bc509f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914211155501_f57a496056f9084c3350936088bc509f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914211155501_f57a496056f9084c3350936088bc509f-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250914211155501_f57a496056f9084c3350936088bc509f-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per oltre due decenni,<a href="https://it.insideover.com/video/yemen-la-guerra-dimenticata"> lo <strong>Yemen </strong></a>ha visto un lento ma tangibile miglioramento delle condizioni di <strong>salute pubblica</strong>. L’aspettativa di vita alla nascita è salita da 59 anni nel 1990 a poco più di 65 nel 2021, mentre il <strong>tasso di mortalità </strong>complessivo ha mostrato un <strong>declino </strong>progressivo. Un fragile progresso che lasciava intravedere la possibilità di un percorso di sviluppo, pur dentro i limiti di un sistema sanitario sottodimensionato e scarsamente finanziato rispetto agli altri paesi mediorientali.</p>



<p>Dal 2015 in poi, però, la guerra ha rovesciato quel fragile equilibrio. La mortalità legata ai conflitti è esplosa, passando da 1,9 a 50 decessi per 100mila abitanti negli anni più intensi della guerra civile. Questo incremento non rappresenta solo un dato statistico, ma la chiara manifestazione di un <strong>collasso</strong>: ospedali bombardati, medici senza stipendio, milioni di persone senza accesso all’acqua potabile. Le prove indicano che l&#8217;assenza di salute in Yemen non è solo un effetto collaterale della violenza, ma un esito diretto di una <strong>strategia </strong>che ha preso di mira il sistema sanitario e i bisogni primari della popolazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fragilità del sistema sanitario</h2>



<p>Le <strong>infrastrutture mediche</strong> yemenite erano già deboli, con appena<strong> 0,3 medici ogni mille abitanti</strong> alla vigilia del conflitto. Oggi metà delle strutture è fuori servizio e circa <strong><a href="https://www.hrw.org/world-report/2024/country-chapters/yemen">274 ospedali risultano distrutti</a></strong> o gravemente danneggiati. Attacchi aerei hanno colpito direttamente cliniche e pronto soccorso, costringendo organizzazioni come Medici Senza Frontiere a ritirarsi da intere aree del Paese.</p>



<p>A questa distruzione fisica si somma un<strong> collasso amministrativo</strong>: migliaia di operatori sanitari non ricevono stipendio da mesi, mentre la mancanza di farmaci e attrezzature rende impossibile affrontare anche le emergenze più comuni. Le <strong>malattie croniche</strong>, come diabete e ipertensione, che altrove sono gestibili, nello Yemen diventano <strong>condanne</strong>. La combinazione di infrastrutture distrutte, personale assente e blocchi logistici crea un circolo vizioso: meno servizi disponibili significa più malattie non curate e quindi maggiore pressione sul sistema già fragile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’acqua e cibo come arma di guerra </h2>



<p>Oltre <strong>16 milioni di persone </strong>non hanno più accesso all’<strong>acqua sicura</strong>. Il bombardamento delle reti idriche e fognarie, unito al blocco delle importazioni di carburante, ha reso il funzionamento delle stazioni di pompaggio proibitivo. In alcune zone, il <strong>prezzo dell’acqua potabile </strong>è semplicemente fuori dalla portata della popolazione. La conseguenza è intuibile: epidemie di <strong>colera </strong>tra le peggiori mai registrate, con oltre 200mila casi sospetti in soli due mesi del 2017. La mancanza di accesso a ospedali e antibiotici ha trasformato il colera in una piaga letale.</p>



<p>La guerra ha inoltre <strong>affamato </strong>lo Yemen. Oggi<strong> 7 milioni di persone</strong> soffrono di <strong>malnutrizione</strong>, tra cui 2,5 milioni di bambini sotto i cinque anni. Le donne incinte e in allattamento in stato di malnutrizione acuta superano il milione. Secondo l’<strong>Organizzazione Mondiale della Salute (Oms)</strong>, il 44% dei bambini sotto i cinque anni soffre di ritardo della crescita, mentre un rapporto ONU del 2024 segnala oltre 600 mila  casi di malnutrizione acuta, di cui 120mila gravi.  La malnutrizione aumenta la vulnerabilità alle malattie: bambini deprivati di nutrienti essenziali hanno molte più probabilità di morire per infezioni che altrove sarebbero facilmente trattabili.</p>



<p>Questi fattori spiegano anche la <strong>ricomparsa di patologie </strong>una volta sotto controllo: morbillo, difterite, malaria hanno ripreso a diffondersi rapidamente, alimentati dalla riduzione delle coperture vaccinali e dalle condizioni igieniche drammatiche nei campi per sfollati.</p>



<p><em>In questo quadro, la guerra non si limita a generare vittime dirette. Trasforma ogni malattia in un&#8217;emergenza, dove le infezioni respiratorie diventano letali senza antibiotici, l’ipertensione conduce a ictus senza farmaci di base, i traumi restano senza chirurghi. È quella che gli <a href="https://www.mdpi.com/2073-4441/12/11/3269?utm_">epidemiologi </a>chiamano “<strong>effetto cascata</strong>”, laddove una concatenazione di fallimenti sistemici che, sommati, producono un tasso di mortalità insostenibile.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il peso delle malattie cardiovascolari</h2>



<p>Secondo un ampio studio epidemiologico pubblicato su <a href="https://pophealthmetrics.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12963-025-00363-3?utm_"><em>Population Health Metrics</em> </a>(2025), nel 2021 quasi la metà delle morti in Yemen — il 49,5% — era attribuibile a malattie non trasmissibili, con la <strong>cardiopatia ischemica</strong> e l’<strong>ictus </strong>tra le prime tre cause di decesso. Una statistica che potrebbe sorprendere se letta fuori dal contesto. </p>



<p>In un Paese devastato dalla guerra, ci si aspetterebbero come cause prevalenti i traumi da conflitto o le infezioni. In realtà, il <strong>collasso del sistema sanitario</strong> ha reso letali proprio quelle patologie croniche che altrove si controllano con terapie di base, dal monitoraggio della pressione agli antiipertensivi. Il dato non racconta quindi un “paradosso” ma una verità fattuale: nello Yemen, l’assenza di farmaci e di personale sanitario uccide silenziosamente più delle armi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Una risposta umanitaria sotto attacco</h2>



<p>Se lo Yemen non è già sprofondato in un collasso totale, il merito va agli<strong> attori umanitari</strong>. UNICEF, Oxfam, Azione contro la Fame e molte altre ONG continuano a garantire campagne di vaccinazione, distribuzione di cibo e acqua, centri nutrizionali per bambini gravemente malnutriti.</p>



<p>Ma i loro sforzi sono ostacolati su più fronti: i blocchi alle importazioni che paralizzano l’arrivo di medicine e carburante, gli attacchi diretti a ospedali e convogli, i cronici sotto-finanziamenti. Nel 2025 l’appello delle Nazioni Unite per lo Yemen era coperto solo al 25%, un dato che da solo spiega perché milioni di persone rimangano senza assistenza.</p>



<p>Il<strong> caso yemenita </strong>mostra come la guerra non sia solo una causa di morte immediata, ma un fattore che disintegra le basi della salute pubblica. Il costo della crisi non si misura solo nei decessi odierni, ma nel futuro rubato a un’intera popolazione: bambini malnutriti, giovani privati dell’istruzione, adulti segnati da malattie croniche senza cure.</p>



<p>La <strong>comunità internazionale </strong>avrebbe strumenti concreti per ridurre questa catastrofe, come garantire l’accesso sicuro e costante alle forniture mediche e alimentari, proteggere ospedali e personale sanitario dai bombardamenti, finanziare adeguatamente programmi di vaccinazione e nutrizione, sostenere progetti idrici per ripristinare l’accesso all’acqua potabile. Anche in assenza di una pace immediata, interventi mirati potrebbero salvare vite e limitare il collasso generazionale.</p>



<p>Lo Yemen non è solo una tragedia nazionale, ma un monito universale. La sanità non è mai un settore isolato, ma il fulcro di un tessuto sociale che, una volta lacerato, richiede generazioni per essere ricucito.</p>
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		<title>Usa: l&#8217;inutile, brutale, illegittima guerra contro lo Yemen</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/usa-linutile-brutale-illegittima-guerra-contro-lo-yemen.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2025 04:49:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[yemen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1181" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/YEMEN-FOTO.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Usa: l&#039;inutile, brutale, illegittima guerra contro lo Yemen" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/YEMEN-FOTO.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/YEMEN-FOTO-600x369.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/YEMEN-FOTO-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/YEMEN-FOTO-1024x630.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/YEMEN-FOTO-768x472.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/YEMEN-FOTO-1536x945.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Milioni di dollari di bombe e armi USA per combattere uno dei paesi più poveri del mondo già devastato da anni di guerra</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-linutile-brutale-illegittima-guerra-contro-lo-yemen.html">Usa: l&#8217;inutile, brutale, illegittima guerra contro lo Yemen</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>&#8220;Il presidente Trump è entrato in carica promettendo di svincolare l&#8217;esercito americano dalle sue costose guerre senza fine in Medio Oriente. Dopo tre mesi, è coinvolto nello stesso tipo di campagna militare senza fine che ha afflitto i suoi predecessori e che potrebbe portare a una guerra più ampia contro l&#8217;Iran&#8221;. Così W. J. Hennigan sul <a href="https://www.nytimes.com/2025/04/24/opinion/pete-hegseth-yemen.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">New York Times</a> sulla brutale guerra contro lo Yemen.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.nytimes.com/2025/04/24/opinion/pete-hegseth-yemen.html"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/B1-NYT-1024x236.jpg" alt="" class="wp-image-76060"/></a></figure>



<p>&#8220;L&#8217;esercito, impegnato in una controversa missione per fermare gli attacchi degli Houthi provenienti dallo Yemen contro le navi commerciali nel Mar Rosso, sta accumulando sempre più potenza di fuoco nella regione [&#8230;]. Si tratta di un&#8217;operazione in cui gli Stati Uniti non solo non sono riusciti finora a ripristinare il traffico regolare attraverso la rotta marittima che collega l&#8217;Oceano Indiano al Mediterraneo attraverso il Canale di Suez, ma che ha anche spinto l&#8217;amministrazione Trump in una spirale vorticosa con prospettive di escalation dalla quale, più passano i giorni, più sarà sempre più difficile ritirare l&#8217;esercito americano&#8221;.</p>



<p>&#8220;Si considerino le spese: due gruppi d&#8217;attacco di portaerei, la cui operatività costa circa 6,5 ​​milioni di dollari al giorno ciascuno, sono ancorati al largo delle coste dello Yemen. Bombardieri B-2 invisibili, progettati per bombardare l&#8217;Unione Sovietica e che costano circa 90.000 dollari ogni ora di volo, hanno condotto diversi attacchi aerei&#8221;.</p>



<p>&#8220;Nel primo mese dell&#8217;operazione, questi bombardieri, insieme a decine di altri aerei militari e droni, hanno sganciato munizioni per un valore di oltre 250 milioni di dollari. La Marina sta usando intercettori antimissile, che possono arrivare a costare circa 2 milioni di dollari, per colpire droni e missili Houthi che costano solo poche migliaia di dollari ognuno. Le spese per l&#8217;operazione militare in Yemen, <strong>la nazione più povera del Medio Oriente</strong>, dovrebbe raggiungere a maggio i 2 miliardi di dollari &#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bombe inutili, ma fanno strage lo stesso</h2>



<p>&#8220;[&#8230;] Sebbene l&#8217;esercito e gli armamenti appena arrivati ​​abbiano ottenuto alcune vittorie tattiche in Yemen, ripristinare le normali attività marittime nel Mar Rosso sarà quasi impossibile senza eliminare gli Houthi dal potere lungo la costa occidentale del Paese. Dopotutto, gli Houthi sono stati bombardati per oltre un decennio&#8221; senza alcun esito.</p>



<p>&#8220;I sauditi hanno colpito gli Houthi con circa<strong> 25.000 attacchi aerei in sette anni</strong>, parte di una campagna che ha portato alla morte di circa 377.000 persone&#8221;, cifra che sale esponenzialmente se ci considerano le morti indirette del conflitto.</p>



<p>&#8220;Trump, come ogni altro presidente che ha avuto a che fare con la guerra globale al terrorismo, <strong>sbaglia a presumere che una schiacciante superiorità militare porterà a un risultato rapido e decisivo</strong>. Incapace di sloggiare gli Houthi con la sola potenza aerea, <strong>si troverà presto di fronte alla stessa decisione senza via d&#8217;uscita che ha tormentato i suoi predecessori in Medio Oriente: ritirarsi o intensificare le ostilità</strong>&#8220;.</p>



<p>&#8220;Le forze yemenite [che si oppongono agli Houti], cercando di cogliere l&#8217;opportunità offerta dai raid aerei statunitensi, <strong>starebbero pianificando un&#8217;attacco via terra contro gli Houthi. L&#8217;amministrazione sta valutando la possibilità di sostenere tali milizie, già supportate dagli Emirati Arabi Uniti,</strong> una mossa che quasi certamente si trasformerebbe in un conflitto su larga scala e prolungato, cosa che Trump ha ripetutamente affermato di voler evitare&#8221;.</p>



<p>L&#8217;unico modo realistico per porre fine a questo conflitto ed evitare ulteriore bagno di sangue, continua Hennigen, è trovare un accordo con Teheran sullo sviluppo del nucleare iraniano che abbia ricadute sui suoi alleati yemeniti. &#8220;Ma Trump finora si è rifiutato di escludere la possibilità di un attacco militare contro le infrastrutture nucleari iraniane se non si raggiungerà un accordo.<strong> La minaccia è resa ancora più inquietante dalla crescente presenza di truppe e mezzi nella regione</strong>&#8220;.</p>



<p>Quindi, ricordando come tanti esponenti dell&#8217;amministrazione Usa abbiano dichiarato che l&#8217;America si deve concentrare sul Pacifico, annota un particolare che definisce ironico, cioè che &#8220;gran parte dell&#8217;arsenale che si sta accumulando intorno allo Yemen è stato prelevato dall&#8217;Asia [&#8230;]. Questo mese l&#8217;ammiraglio della Marina Samuel J. Paparo, che sovrintende al Comando dell&#8217;Indo-Pacifico degli Stati Uniti, ha dichiarato al Congresso che <strong>un intero battaglione per la difesa missilistica Patriot dell&#8217;esercito americano è stato recentemente trasferito dal Giappone e dalla Corea del Sud in Medio Oriente. Ci sono voluti 73 voli cargo in tutto</strong>&#8220;.</p>



<p>&#8220;[&#8230;] Trump è l&#8217;ultimo comandante in capo ad arrivare alla Casa Bianca con un occhio alla Cina, solo per essere successivamente dirottato altrove. <strong>Il successo strategico a lungo termine in Medio Oriente continuerà a restare irraggiungibile se non sarà accompagnato da intensi sforzi diplomatici e politici. Se abbiamo imparato qualcosa in un quarto di secolo dall&#8217;11 settembre, è che un presidente non può risolvere un problema con le bombe</strong>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dimenticata Gaza e il silenzio sulle bombe</h2>



<p>Abbiamo riportato il testo per alcuni interessanti accenni e la conclusione e non altro, dal momento che presenta tragiche lacune. Anzitutto il fatto che gli Houti hanno chiuso quella rotta marittima cruciale alle navi mercantili israeliane e americane, e non ad altre, per far pressione su Tel Aviv perché receda dal genocidio palestinese.</p>



<p>Quindi, non può che essere questo il focus di un eventuale lavoro diplomatico; le trattative con Teheran sullo sviluppo del nucleare non possono ricomprendere la criticità yemenita, come peraltro dichiarato dalle stesse autorità iraniane, le quali, in aggiunta, hanno chiarito che gli Houti sono loro alleati e non servi da gestire a comando (c&#8217;è da scusare l&#8217;autore per l&#8217;errore, tipico della mentalità dell&#8217;establishment Usa che non contempla tale distinzione verso i Paesi clienti).</p>



<p>Sulla guerra scatenata contro lo Yemen è di interesse un altro articolo, stavolta di Ted Galen Carpenter, pubblicato sul sito del <a href="https://ronpaulinstitute.org/trumps-unconstitutional-presidential-war-against-yemen/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ron Paul Insitute</a>. &#8220;La decisione dell&#8217;amministrazione Trump di riprendere la guerra su vasta scala in Yemen è orribile e immorale&#8221;, scrive Carpenter. &#8220;Farlo senza una dichiarazione di guerra è anche incostituzionale&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://ronpaulinstitute.org/trumps-unconstitutional-presidential-war-against-yemen/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/b2-RON-PAUL-1024x642.jpg" alt="" class="wp-image-76061"/></a></figure>



<p>Di seguito Carpenter ricorda lo scandalo Signal, la riunione online nella quale gli esponenti dell&#8217;amministrazione Usa hanno definito i piani di attacco contro lo Yemen, finita nell&#8217;occhio del ciclone per l&#8217;uso di un mezzo di comunicazione non ufficiale e la presenza indebita quanto clandestina del direttore dell&#8217;Atlantic Jeffrey Goldberg.</p>



<p>Media e opposizioni stanno criticando aspramente il Segretario della Difesa per aver usato Signal e non essersi accorti dell&#8217;intruso; nessuna lamentela, invece, per la sostanza, cioè le bombe sullo Yemen.</p>



<p>Infatti, annota Carpenter, &#8220;si è registrato il silenzio dei critici che hanno denunciato l&#8217;amministrazione Trump per tutto, dai maltrattamenti degli immigrati alle molestie contro gli studi legali legati al Partito Democratico, fino agli sforzi della Casa Bianca per ridimensionare la burocrazia federale&#8221;.</p>



<p>&#8220;Tuttavia, il bipartitismo che vige sulle guerre brutali e incostituzionali [scatenate dagli Usa] resta apparentemente intatto. Data la lunga storia di prese di posizione a favore della guerra in Yemen in entrambi i partiti, non dovrebbe sorprendere particolarmente che non ci sia alcun dissenso significativo riguardo all&#8217;attuale belligeranza di Washington nei confronti di quel Paese&#8221;.</p>



<p><em>Ps. Piccolo esempio di come funziona l&#8217;informazione. Oggi grande risalto per l&#8217;attacco russo a Kiev, 9 i poveretti morti. Martedì 12 i morti per le bombe Usa su un <a href="https://www.aljazeera.com/program/newsfeed/2025/4/21/us-air-attack-hits-market-in-yemens-capital#flips-6371745733112:0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mercato yemenita</a>, nessun fiato. Evidentemente lo Yemen è popolato da subumani&#8230;</em></p>
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		<item>
		<title>Lo Yemen torna nel mirino: è guerra al proxy dell&#8217;Iran che minaccia il Mar Rosso</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lo-yemen-torna-nel-mirino-e-guerra-al-proxy-delliran-che-minaccia-il-mar-rosso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 04:37:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Rosso]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[US Navy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1301" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2115462.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2115462.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2115462-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2115462-768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2115462-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Trump fa bombardare lo Yemen per eliminare la minaccia nel Mar Rosso ma ancor più per ammonire l'Iran e le sue ambizioni.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lo-yemen-torna-nel-mirino-e-guerra-al-proxy-delliran-che-minaccia-il-mar-rosso.html">Lo Yemen torna nel mirino: è guerra al proxy dell&#8217;Iran che minaccia il Mar Rosso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>&#8220;<em>L&#8217;inferno si abbatterà su di voi come niente che abbiate mai visto prima</em>&#8220;. Sono toni decisamente minacciosi quelli usati da <strong>Donald Trump</strong>, che si è rivolto direttamente ai ribelli <strong>Houthi</strong>, avvertendoli che se non interromperanno immediatamente gli attacchi terroristici nel Mar Rosso, dove vengono prese di mira da oltre un anno navi mercantili e navi militari di scorta come<a href="https://it.insideover.com/difesa/gli-attacchi-houthi-nel-mar-rosso-il-rischio-escalation-e-il-piano-degli-usa-per-una-coalizione.html"> ritorsione</a> nei confronti dello <strong>Stato di Israele</strong> e dei suoi partner, aumenterà il livello dei <em>raid</em> aerei sullo <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-in-yemen-e-gli-spiragli-per-la-pace-in-un-paese-distrutto.html">Yemen</a></strong>.</p>



<p>Nella giornata di sabato lo <strong>United States Central Command</strong> ha confermato che una serie di <a href="https://www.centcom.mil/MEDIA/STATEMENTS/Statements-View/Article/4121382/centcom-forces-launch-large-scale-operation-against-iran-backed-houthis-in-yemen/">attacchi</a> portati dai jet da combattimento imbarcati sulla portaerei Uss Harry S. Truman, e attraverso i missili da crociera lanciati dai cacciatorpediniere lanciamissili che incrociano nel Mar Rosso settentrionale, forse con il coinvolgimento del sottomarino lanciamissili Uss Georgia. Obiettivo degli attacchi lanciati dagli Stati Uniti è quello di &#8220;<strong>scoraggiare</strong>&#8221; i ribelli yemeniti che sono sostenuti militarmente e logisticamente dall&#8217;Iran, a continuare la loro lotta terrorista, nonché di difendere le navi americane e quelle degli alleati che sono diventate obiettivo del <em>proxy</em> iraniano nel <strong>Mar Rosso</strong> e nel <strong>Golfo di Aden</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La risposta degli Houthi</h2>



<p>Gli attacchi lanciati sabato dai caccia F/A-18 Super Hornet, &#8220;anticipati&#8221; dai missili da crociera e del volo caccia per la guerra elettronica E/A-18 Growler, miravano a distruggere basi, difese missilistiche e figure chiave nella leadership dei ribelli Houthi, si sono concentrati in aeree dello Yemen sottoposte al loro controllo, <strong>compresa la capitale Sanaa</strong>, ma anche in altri settori, e vanno considerati come un &#8220;<strong>attacco preventivo</strong>&#8221; in risposta all&#8217;<em>ultimatum</em> che i ribelli hanno lanciato a Israele. Altri raid aerei condotti nella mattina di lunedì hanno messo nel mirino <strong>obiettivi selezionati </strong>nelle aree di Al Jaouf e Hudaydah .</p>



<p>Il portavoce degli Houthi, generale <strong>Yahya Saree</strong> ha minacciato ulteriori ritorsioni dopo aver risposto all&#8217;attacco con americano con il lancio di <strong>18 missili balistici</strong> e da crociera, oltre a un numero imprecisato di<strong> droni kamikaze,</strong> contro il <em>Carrier Strike Group</em> della portaerei Truman. Attacco, sferrato nella giornata di domenica, non ha provocato danni. È la prima volta che gli Houthi rivendicano un attacco alle navi da guerra americane da quando è entrato in vigore il <strong>cessate il fuoco </strong>tra <strong>Hamas</strong> e <strong>Israele</strong> a metà gennaio.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">CENTCOM operations against Iran-backed Houthis continue&#8230; <a href="https://t.co/DYvc3gREN8">pic.twitter.com/DYvc3gREN8</a></p>&mdash; U.S. Central Command (@CENTCOM) <a href="https://twitter.com/CENTCOM/status/1901043879496876459?ref_src=twsrc%5Etfw">March 15, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il leader dei ribelli yemeniti<strong> Abdul-Malik al-Houthi</strong> ha annunciato che il gruppo &#8220;<em>prenderà di mira le navi americane finché gli Stati Uniti continueranno a colpire il territorio degli Houthi</em>&#8220;, ignorando i toni ardimentosi della Casa Bianca che invece sta adottando un approccio di &#8220;<em>Pace attraverso la forza</em>&#8221; secondo il nuovo Segretario alla Difesa <strong>Pete Hegseth.</strong> </p>



<p>&#8220;<em>Il presidente Trump sta prendendo provvedimenti contro gli Houthi per difendere le risorse di spedizione degli Stati Uniti e scoraggiare le minacce terroristiche. Per troppo tempo le minacce economiche e nazionali americane sono state aggredite dagli Houthi. Non sotto questa presidenza</em>&#8221; hanno twittato dalla Sala ovale della Casa Bianca, ricordando che nel momento in cui &#8220;<em>gli Houthi  smetteremo di sparare alle vostre navi</em>&#8220;, gli Stati Uniti smetteranno di &#8220;<em>sparare ai loro droni</em>&#8220;, mettendo fine alla campagna del Mar Rosso. ma &#8220;fino ad allora&#8221; la reazione degli Stati Uniti sarà &#8220;<em>implacabile</em>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più libertà d&#8217;azione ai comandanti</h2>



<p>Secondo Behnam Taleblu, analista iraniano esperto in questioni di sicurezza della regione, l&#8217;azione militare lanciata dagli americani potrebbe non essere “un&#8217;azione isolata”, ma l&#8217;<a href="https://news.usni.org/2025/03/16/houthis-claim-to-attack-carrier-harry-s-truman-after-u-s-strikes-in-yemen">inizio di un&#8217;operazione</a> con una portata più ampia e lo scopo ultimo di mostrare Teheran &#8211; il protettore e sobillatore dei ribelli dello Yemen &#8211; che &#8220;<em>Washington userà la forza militare preventiva per difendere i suoi interessi in tutto il <strong>Medio Oriente</strong></em>&#8220;.</p>



<p>La stesso <strong>Donald Trump</strong> ha <a href="https://www.politico.com/news/2025/03/17/trump-iran-houthis-attacks-00232989">scritto</a> sul social Truth: &#8220;<em>Ogni colpo sparato dagli Houthi sarà considerato, da questo momento in poi, come un colpo sparato dalle armi e dalla leadership dell&#8217;Iran, e l&#8217;Iran sarà ritenuto responsabile e ne subirà le conseguenze, e quelle conseguenze saranno terribili!</em>&#8220;. È importante ricordare come gli attacchi di questi giorni siano &#8220;ordinati&#8221; dai comandanti militari che in seguito a una serie di modifiche del sistema della Difesa ora &#8220;possono effettuare attacchi dove ritengono opportuno&#8221;, in <strong>Medio Oriente</strong> e <strong>Africa</strong>, senza chiedere l&#8217;approvazione della Casa Bianca.</p>



<p>Dal novembre del 2023 gli <a href="https://www.bbc.com/news/world-middle-east-67614911">Houthi</a> sostenuti da Teheran e, si sospetta, anche &#8220;<em><a href="https://it.insideover.com/spionaggio/chi-indica-agli-houthi-dello-yemen-le-navi-da-colpire-ce-chi-pensa-siano-i-russi.html">consigliati</a></em>&#8221; da ufficiali iraniani (o addirittura russi), hanno preso di mira decine di navi mercantili con missili, droni e attacchi di piccole imbarcazioni nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden, affondando due navi e sequestrandone una terza. Il pugno duro di Trump, annunciato dal segretario alla Difesa degli Stati Uniti che ha promesso l&#8217;inizio di una &#8220;<strong>campagna missilistica implacabile</strong>&#8221; per limitare le capacità dei ribelli in virtù della &#8220;<em>libertà di navigazione</em>&#8221; e il &#8220;<em>ripristino della deterrenza</em>&#8220;, potrebbe <em>funzionare </em>come aumentare il livello della crisi del Mar Rosso che sembrava essere scomparsa dagli schemi della <strong>cronaca internazionale</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lo-yemen-torna-nel-mirino-e-guerra-al-proxy-delliran-che-minaccia-il-mar-rosso.html">Lo Yemen torna nel mirino: è guerra al proxy dell&#8217;Iran che minaccia il Mar Rosso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Chi indica agli Houthi dello Yemen le navi da colpire? C&#8217;è chi pensa siano i russi&#8230; </title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/chi-indica-agli-houthi-dello-yemen-le-navi-da-colpire-ce-chi-pensa-siano-i-russi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2024 06:45:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[Canale di suez]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito russo]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1250" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Yemen" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-600x391.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-1024x667.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-1536x1000.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I servizi segreti americani sospettano che la Russia "consigli" gli Houthi come risposta agli attacchi ucraini nel Mar Nero. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/chi-indica-agli-houthi-dello-yemen-le-navi-da-colpire-ce-chi-pensa-siano-i-russi.html">Chi indica agli Houthi dello Yemen le navi da colpire? C&#8217;è chi pensa siano i russi&#8230; </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>L&#8217;intelligence di Mosca potrebbe aver fornito &#8211; o stare ancora fornendo &#8211; consulenze logistiche ai ribelli <strong>Houthi </strong>nello <strong>Yemen</strong> impegnati nelle &#8220;azioni di disturbo&#8221; ai danni delle rotte commerciali che attraversano il Golfo di Aden e il Mar Rosso come risposta alle operazioni militari israeliane nella<strong> Striscia di Gaza</strong>. Uno scenario complesso che puntava a interdire il traffico di armi e materie prime dirette in Israele, pesando allo stesso tempo sull&#8217;economia dei suoi partner occidentali.</p>



<p>Al Pentagono sono convinti che al Cremlino qualcuno abbia approvato l&#8217;invio di ufficiali dell’intelligence militare del<strong> GRU</strong> per consigliare gli Houthi riguardo alle &#8220;navi commerciali&#8221; da prendere di mira nel Mar Rosso. Un simile supporto era già stato fornito, sempre secondo gli americani, da un alto comandante della <strong>Forza Quds</strong>, unità speciale dell&#8217;Iran adibita alla &#8220;<em>raccolta informazioni e alla conduzione di operazioni al di fuori del territorio iraniano</em>&#8220;. Teheran si avvaleva di <a href="https://www.ilgiornale.it/news/difesa/lombra-delliran-dietro-yemen-generali-e-navi-spia-2302574.html">una nave spia</a> per &#8220;segnalare&#8221; gli obiettivi da prendere di mira con i missili forniti sempre e comunque dagli ayatollah.</p>



<p>A <a href="https://www.middleeasteye.net/news/exclusive-russian-military-advising-houthis-inside-yemen-us-intelligence-suggests">rivelare</a> il &#8220;suggerimento&#8221; è stato per primo il <em>Middle East Eye.</em> E ora che Teheran e Mosca sembrano essere sempre più legate in una collaborazione militare iniziata con la fornitura di droni kamikaze, e proseguita con la fornitura di missili a corto raggio, è lecito domandarsi se esista davvero una &#8220;connessione tra gli interessi&#8221; per le rotte che attraversano i <strong>mari caldi</strong> e quelle che attraverseranno sempre più spesso le rotte rese navigabili dal surriscaldamento globale dei mari artici, interessati da una nuova<a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-per-le-rotte-dellartico-dossier.html"> corsa al controllo</a> della Regione.</p>



<p>Secondo alcuni collegamenti, la <strong>Russia</strong> potrebbe avere degli <em>interessi</em> affinché la <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/navi-da-guerra-schierate-e-rotte-commerciali-dirottate-massima-tensione-nel-mar-rosso.html">crisi del Mar Rosso</a> non si risolva, mai. Mentre La <em>longa manus</em> dell&#8217;<strong>Iran</strong> negli affari e nelle strategie degli Houthi è una cosa risaputa. Ma è davvero plausibile pensare che Mosca intenda soffiare sul fuoco della ribellione in Yemen?</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ombra del GRU in Yemen</h2>



<p>&#8220;<em>Membri dell’intelligence militare russa del GRU operano nel territorio dello Yemen controllato dagli Houthi con un ruolo consultivo</em>&#8220;. È quanto afferma un un alto funzionario americano, che ha parlato nella più consueta &#8220;condizione di anonimato&#8221; citando <strong>fonti d’intelligence</strong>. E anche se l&#8217;esatta natura della presenza russa in Yemen rimane &#8220;dubbia e oscura&#8221;, si possono fare <strong>ipotesi </strong>sul ruolo giocato dagli ufficiali del GRU in Yemen: contribuire a destabilizzare l&#8217;equilibrio in connessione con gli interessi di Mosca. La <strong>guerra</strong> <strong>condotta dalle spie</strong> è questa del resto: silenziosa, ambigua, lungimirante.</p>



<p>Un rapporto pubblicato a luglio dal <em>Wall Street Journal</em> ha confermato che Putin aveva accarezzato l&#8217;idea di appoggiare seriamente gli Houthi, ma sarebbe stato dissuaso dai sauditi. Tuttavia, riporta sempre il <em>Middle East Eye</em>, al Pentagono qualcuno è ancora &#8220;preoccupato&#8221; dall&#8217;idea che il Cremlino abbia intenzione di armare gli Houthi come opzione per &#8220;<em>dissuadere gli Stati Uniti dal consentire all’Ucraina di colpire più in profondità nel territorio russo</em>&#8220;. Un&#8217;opzione che attualmente non è ancora stata contemplata da Washington che &#8220;tentenna&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal Mar Rosso all&#8217;Artico</h2>



<p>Secondo <em>Formiche.it </em>, che sta seguendo la pista degli <a href="https://formiche.net/2024/08/la-russia-sta-aiutando-gli-houthi-a-destabilizzare-lindo-mediterraneo/?amp">interessi russi e cinesi</a> nell&#8217;<strong>Artico </strong>in connessione con la crisi del Mar Rosso, con la presenza del Gru in Yemen<em>: &#8220;La Russia potrebbe aumentare l’impegno al fianco degli Houthi con progetti di influenza regionale e in un’ottica geostrategica che dall’Indo Mediterraneo arriva fino all’Artico</em>&#8220;, scrive Emanuele Rossi.</p>



<p>In un <a href="https://formiche.net/2024/09/russia-cina-houthi-globalizzazione-artica/#content">articolo dedicato</a>, il giornalista di Formiche cita il comandante della Quinta Flotta statunitense, l’Ammiraglio&nbsp;G. M. Wikoff, che da coordinatore delle operazioni navali nel settore mediorientale sostiene l&#8217;esistenza di una &#8220;nuova linea di rifornimento&#8221; di armi agli Houthi che gli americani starebbero monitorando: &#8220;<em>Non crediamo che queste operazioni siano limitate solo agli iraniani</em>”, afferma.</p>



<p>Secondo l&#8217;esperto di politica estera russa in Medio Oriente e Africa dei Royal United Services Institute (RUSI), Samuel Ramani, “<em>se la Russia dovesse fornire armi agli Houthi, mettere sul posto consulenti tecnici sarebbe il primo passo</em>”. Tuttavia limitarsi all&#8217;invio di consiglieri militari come ai tempo del <strong><em>Grande Gioco</em></strong> potrebbe essere sufficiente e meno &#8220;invasivo&#8221; poiché difficilmente verificabile.</p>



<p>Una mossa adeguata &#8220;<em>date le preoccupazioni dei sauditi..  una via di mezzo dato che Putin si trattiene dall’armare gli Houthi</em>”, afferma Ramani, inquadrabile nel cosiddetto “a<em>sse della resistenza</em>” iraniano che comprende gli Houthi dello Yemen, gli <strong>Hezbollah</strong> libanesi e le forze di mobilitazione popolare irachene, che potrebbe giustificare il coinvolgimento di Mosca nella logica &#8220;<em>il nemico del mio nemico è mia amico</em>&#8220;. In questa versione dei fatti la questione religiosa verrebbe messa in secondo piano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutta parte di una strategia più ampia</h2>



<p>Se “<em>esiste un collegamento tra la guerra della Russia contro l’Ucraina e il Mar Rosso</em>”, questo potrebbe essere ricondotto al fatto che “Putin considera gli Stati Uniti responsabili degli attacchi ucraini alle <strong>navi russe nel Mar Nero</strong>&#8220;, aveva detto al <em>Middle East Eye</em> il generale F. Mckenzie, ex-vertice del Comando Centrale degli Stati Uniti. Ma come trascurare un possibile collegamento a breve-medio termine con l&#8217;avvenire delle rotte commerciali che interessano l&#8217;Artico?</p>



<p>La decisione di Putin di inviare consiglieri militare del GRU in Yemen, &#8220;<em>motivata dal desiderio di organizzare meglio le capacità di intelligence degli Houthi</em>&#8220;, e le operazioni grigie condotte in <strong>Libia</strong> e nel <strong>Sahel</strong> dai mercenari della Wagner, potrebbero essere connesse in una grande strategia russa che ci riporta indietro nel tempo. Alle ambizioni e alle promesse di <strong>Pietro Il Grande</strong>. Che vennero perseguite, per quasi un secolo, da agenti segreti russi in terre contese e inospitali.</p>
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		<title>Medio Oriente, perché nessuno si muove (né si muoverà) per aiutare i palestinesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/medio-oriente-perche-nessuno-si-muove-ne-si-muovera-per-aiutare-i-palestinesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Feb 2024 18:57:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1229" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-scaled-600x384.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-300x192.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-1024x655.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-768x492.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-1536x983.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-2048x1311.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Molte parole, anche forti, ma nella pratica... Perché Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Iran ed Egitto non vogliono farsi coinvolgere in uno scontro aperto con Israele.</p>
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<p>&nbsp; &nbsp; La crisi di Gaza, ben lungi dall’essere avviata a soluzione, ha provocato e provoca una continua serie di analisi sulle conseguenze che potrebbe avere, anche sull’economia mondiale, un allargamento del conflitto all’intera regione mediorientale. È una preoccupazione più che legittima, alla luce tra l’altro dello scontro aperto da due anni tra la Russia e l’Occidente. Ma la postura dei diversi Paesi del Medio Oriente, a dispetto della pomposa retorica pro-Palestina esibita dai loro leader, induce a pensare l’esatto opposto, e cioè che nessuno di essi voglia essere coinvolto in uno scontro aperto con Israele e la sua potenza militare, oltre che con lo scontato intervento degli Usa a fianco dello Stato ebraico.</p>



<p>&nbsp; &nbsp; Cominciamo dal caso più clamoroso, almeno per quanto riguarda la distanza tra le dichiarazioni e i fatti: <strong>la Turchia. Recep Tayyep Erdogan</strong> in questi mesi non si è risparmiato. Israele Stato terrorista, Netanyahu come Hitler, Hamas movimento di liberazione della Palestina, non lasceremo mai soli i palestinesi, e così via. In realtà, il Governo di Erdogan, anche dopo il 7 ottobre dell’attacco di Hamas e dell’inizio della reazione di Israele, ha continuato imperterrito a fare affari con lo Stato ebraico. Il giornalista turco in esilio <strong>Metin Cihan</strong> ha documentato l’intenso traffico di navi turche verso Israele, con carichi di armi e altri materiali anche di uso bellico, compreso l’acciaio di cui la Turchia è il primo fornitore. Non solo. <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/perche-israele-ha-armato-l-azerbaigian-contro-l-armenia-e-cosa-c-entra-l-iran-AFdtsD7">Turchia e Israele hanno un concretissima e privilegiata relazione per quanto riguarda l’Azerbaigian.</a> Entrambi hanno collaborato, con armi e <em>intelligence</em>, alla riconquista militare azera del Nagorno Karabkah, e per entrambi la collaborazione in quell’area è fondamentale. Per la Turchia, che non cessa di perseguire il sogno panturco, di cui è stato un capitolo fondamentale la costituzione, nel 2021, del Consiglio degli Stati turchi, di cui sono membri appunto Turchia e Azerbaigian ma anche Uzbekistan, Kazakstan e Kirghizistan, con un evidente proiezione verso l’Asia Centrale in concorrenza con Russia (soprattutto) e Cina. Ma anche per <strong>Israele, che dall’osservatorio azero può tener d’occhio l’Iran</strong>, il più dichiarato dei suoi nemici e Paese “scomodo” anche per la Turchia. Difficile, anzi impossibile, che Erdogan metta a rischio tutto questo per amore di Hamas. Prevedibile, invece, a crisi di Gaza spenta, un’ennesima sua piroetta.</p>



<p>E poi c’è, naturalmente, l’altro gigante della regione, <strong>l’Arabia Saudita.</strong> Toni molto meno aspri, qui, anzi: da un certo punto di vista conciliatori. <a href="https://legrandcontinent.eu/it/2023/11/15/israele-hamas-il-piano-dellarabia-saudita-per-pesare-sul-futuro/">I sauditi hanno convocato a Ryadh un vertice della Lega araba</a> e dell’Organizzazione per la cooperazione islamica per chiedere un cessate il fuoco a Gaza, e hanno affermato che non riconosceranno Israele fino a quando la crisi non sarà risolta. Questo, però, equivale a dire che l’intenzione di riconoscere Israele non è stata archiviata ma solo rimandata. E si capisce bene perché. Un accordo con lo Stato ebraico, e l’eventuale accesso al suo grande <em>know how</em> tecnologico, potrebbe dare una grossa spinta ai piani di sviluppo del principe <strong>Mohammed bin Salman</strong>. Per arrivare al riconoscimento tra i due Stati, inoltre, gli Usa erano (e sono) disponibili a fare grosse concessioni all’Arabia Saudita: prima dei massacri di Hamas del 7 ottobre, Biden sembrava incline a siglare con Ryadh un accordo di difesa reciproca (essendo difficile che qualcuno attacchi gli Usa, l’accordo era ovviamente una garanzia di appoggio militare per l’Arabia Saudita) e di collaborazione spinta nel settore del nucleare, nell’evidente tentativo di riequilibrare le pulsioni atomiche del vicino Iran. <a href="https://www.orizzontipolitici.it/corridoio-economico-india-medio-oriente-europa/">I sauditi, inoltre, stavano accarezzando le prospettive del corridoio India-Medio Oriente-Europa</a> progettato durante l’ultimo vertice del G20 in India: un’autostrada commerciale che, partendo dai porti indiani di Mumbai e Mundra, doveva far tappa negli Emirati Arabi Uniti (Dubai), in Arabia Saudita (Al-Ghuwaifat e Ryadh), in Israele (Haifa) e da lì raggiungere il porto greco del Pireo. Un disegno che avrebbe moltiplicato il già notevole peso specifico saudita sulla scena internazionale. L’appoggio saudita alla causa palestinese, quindi, pare più che altro di facciata, ribadito anche per evitare rigurgiti interni di estremismo islamista. Ma lo sguardo di Bin Salman e dei suoi è puntato su ben altri orizzonti.</p>



<p><strong>Il Qatar.</strong> Come nel caso del principe saudita Mohammed bin Salman, l’emiro quatariota <strong>Tamim bin Hamad Al Thani</strong> sembra preoccupato soprattutto di difendere e magari incentivare il ruolo internazionale del proprio Paese, sfruttando le ricadute del conflitto tra Israele e palestinesi. Il Qatar ospita sul proprio territorio <strong>la base americana di Al Udeid</strong> (costruita con fondi qatarioti) dove ha sede il CENTCOM (il comando centrale Usa per le operazioni in Medio Oriente, Nord Africa e Asia Centrale). Solidissima quindi è la relazione con la Casa Bianca. <strong>Ancor più solida, però, è la relazione con Hamas</strong>, che dal 2007 (cioè dalla presa di potere a Gaza) ha ricevuto dal Qatar una montagna di miliardi, come pure molti altri movimenti del radicalismo islamico. Da questa posizione particolare il Qatar ha molto lavorato, in queste settimane, come mediatore tra Usa e Israele e Hamas, nell’obiettivo di arrivare alla liberazione degli ostaggi israeliani e a un cessate il fuoco per i palestinesi. In altre parole, ha cercato di ripetere quanto fece nel 2021 con il ritiro degli americani dalll’Afghanistan, quando la sua funzione di intermediario fu da entrambe le parti riconosciuta come essenziale. A Gaza l’impresa non è riuscita ma oltre ai buoni uffici diplomatici l’amico qatariota non è proprio disposto ad andare.</p>



<p><strong>Eccoci quindi al grande nemico di Israele, l’Iran</strong>, il Paese che non ha mai smesso di ipotizzare la distruzione o la scomparsa di Israele. Anche in questo caso, non lasciamo ingannare dall’attivismo dei <em>proxy</em> di Teheran, gli Houthi dello Yemen e l’hezbollah del Libano: la minaccia alle navi nel Mar Rosso dei primi e i razzi contro Israele dei secondi tengono alta la tensione ma, soprattutto, evitano all’Iran di intervenire in prima persona. La Guida Suprema, <strong>l’ayatollah All Khamenei</strong>, del resto, ha detto subito che <a href="https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/452927/khamenei-all-iran-ora-serve-calma-.shtml">“l’Iran deve mostrare calma” </a>e, a dispetto del grande sfoggio di nuovi armamenti e della strage di palestinesi, a quella linea si è attenuto. A questo hanno contribuito le pressioni della Cina e della Russia, partner politici ed economici decisivi per l’Iran, e il desiderio di non interrompere il disgelo in corso con l’Arabia Saudita. Per non parlare della prospettiva di scontrarsi militarmente con Israele, che non vedrebbe l’ora di regolare i conti con la Repubblica islamica, bene sapendo che in quel caso avrebbe tutto l’appoggio necessario da parte degli Usa.</p>



<p><strong>Per finire l’Egitto</strong>. Legato a Israele dal Trattato di pace firmato nel 1979 e impelagato nella crisi economica più acuta della sua storia recente (inflazione al 40%), <a href="https://it.euronews.com/video/2024/02/11/gaza-legitto-minaccia-israele-se-invadete-rafah-sospendiamo-la-pace-allarme-anche-di-usa-e">l’Egitto ha minacciato ritorsioni</a> nel caso di un attacco israeliano a Rafah, il centro della Striscia di Gaza ai suoi confini. Ma in questa crisi <strong>il Cairo sembra più destinato a indossare i panni della vittima che dell’aggressore.</strong> Le autorità di Israele accarezzano il sogno di vedere i palestinesi di Gaza defluire verso il Sinai egiziano per poter così di fatto annettere la Striscia, e non si vede come gli egiziani potrebbero impedirlo se le operazioni militari israeliane portarono a uno sfondamento del confine. Resta, in pura teoria, l’ipotesi di una reazione militare. Ma è, appunto, una pura teoria.&nbsp;</p>



<p></p>
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