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	<title>Runet Archives - InsideOver</title>
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	<title>Runet Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Putin e la sua &#8220;cortina di ferro digitale&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/putin-e-la-sua-cortina-di-ferro-digitale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2019 08:07:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Runet]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="830" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Vladimir-Putin-a-Vladivostok-La-Presse-e1567704787929.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Putin a Vladivostok" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Vladimir-Putin-a-Vladivostok-La-Presse-e1567704787929.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Vladimir-Putin-a-Vladivostok-La-Presse-e1567704787929-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Vladimir-Putin-a-Vladivostok-La-Presse-e1567704787929-768x332.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Vladimir-Putin-a-Vladivostok-La-Presse-e1567704787929-1024x443.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Era il 1946 quando Winston Churcill, diede vita all&#8217;espressione “cortina di ferro” per descrivere la cesura calata tra i due blocchi, da Stettino fino a Trieste. 73 anni dopo, quell&#8217;aria impalpabile di separazione e di invalicabilità viaggia nell&#8217;etere a suon di bite lasciandosi dietro sistemi vetusti come muri, frontiere e check point: perché nel Terzo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/putin-e-la-sua-cortina-di-ferro-digitale.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="830" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Vladimir-Putin-a-Vladivostok-La-Presse-e1567704787929.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Putin a Vladivostok" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Vladimir-Putin-a-Vladivostok-La-Presse-e1567704787929.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Vladimir-Putin-a-Vladivostok-La-Presse-e1567704787929-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Vladimir-Putin-a-Vladivostok-La-Presse-e1567704787929-768x332.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Vladimir-Putin-a-Vladivostok-La-Presse-e1567704787929-1024x443.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Era il 1946 quando Winston Churcill, diede vita all&#8217;espressione “<strong>cortina di ferro</strong>” per descrivere la cesura calata tra i due blocchi, da Stettino fino a Trieste. 73 anni dopo, quell&#8217;aria impalpabile di separazione e di invalicabilità viaggia nell&#8217;etere a suon di <em>bite</em> lasciandosi dietro sistemi vetusti come muri, frontiere e <em>check point</em>: perché nel Terzo Millennio la difesa della sovranità passa dalle maglie fittissime di internet, la grande rete mondiale che proprio in questi giorni ha spento le 50 candeline. Ed è di venerdì scorso la notizia della nascita di un nuovo muro di Berlino digitale che<a href="https://www.themoscowtimes.com/2019/11/01/russias-sovereign-internet-law-comes-into-force-a68002"> porterà Mosca a realizzare un’internet indipendente</a>, chiusa e completamente russa, con la pretestuosa motivazione di prevenire gli attacchi esterni.</p>
<h2>Cos&#8217;è RuNet</h2>
<p>Ma facciamo un passo indietro. La legge in questione, definita “internet sovrano”, era in lavorazione da anni, per poi essere approvata a marzo ed infine ricevere il <em>placet </em>del presidente russo <strong>Vladimir Putin</strong>. La ragione pubblica del provvedimento è “disconnettere la Russia dal World Wide Web se &#8216;necessario&#8217;, per difendere lo stato in caso di minacce alla stabilità, sicurezza e integrità del funzionamento di Internet e della rete di comunicazione pubblica”. La nascita dell’internet russo (<strong>RuNet)</strong> tecnicamente consentirebbe a <a href="http://rkn.gov.ru/">Roskomnadzor</a> (l’agenzia di telecomunicazioni russa) di chiudere il Paese allo scambio di traffico esterno nel caso in cui una potenza straniera (gli Stati Uniti?) interferisse con il cyberspazio russo. Se il provvedimento è abbastanza lapidario, le modalità di funzionamento lo sono molto meno, tanto da scatenare accuse di isolazionismo e censura soprattutto dall&#8217;interno del Paese, ove attivisti  e comuni cittadini gridano alla nascita di un sistema <em>China style</em> volto a censurare, reindirizzare e disattivare ogni qual volta compaiano in rete contenuti pubblicamente sensibili. Per realizzare questo macchinoso sistema di controllo la legge chiede a tutti i fornitori di servizi internet di installare <em>hardware</em> forniti proprio da Roskomnadzor: questo permetterebbe un sistema di controllo ed elaborazione dei dati prima che questi vengano inviati in rete, proprio come nel caso del Great Firewall cinese, filtrando contenuti potenzialmente dannosi. Al momento, i vertici di Roskomnadzor fanno sapere che tutti i fornitori di servizi web in Russia hanno accettato di conformarsi al provvedimento, inaugurando una fase di test locali del sistema. Il primo grande test sarebbe avvenuto lo scorso 1 novembre e, secondo quanto affermato da Medvedev vi sarà almeno un’esercitazione di questo tipo all&#8217;anno e, se dovesse essere necessario, anche più di una, sotto l’egida del Ministero delle Comunicazioni ed il Ministero della Difesa. Un provvedimento che va a completare una serie di leggi molto stringenti in materia di utilizzo del web: proprio all&#8217;inizio di quest’anno il governo russo aveva introdotto nuove norme che consentono di multare o incarcerare coloro i quali diffondo <em>fake news</em> o sbeffeggiano l’attuale <em>Politburo</em> russo.</p>
<h2>Censura, geopolitica  e contenimento atlantico</h2>
<p>Ma chi stabilisce a Mosca cosa sia <em>fake news</em> e cosa no? Ecco, appunto, il dramma politico che si palesa all&#8217;orizzonte: il provvedimento, infatti, ha scatenato immediatamente le proteste di attivisti e utenti comuni: nel caso russo si tratta di ben 100 milioni di utenti, sparsi in un territorio vastissimo e che chiedono una rete non isolazionista, senza censura ma soprattutto aperta ai nuovi sistemi di comunicazione. L’anno scorso il governo russo si era scagliato contro <strong>Telegram</strong> perché la società si era rifiutata di fornire le proprie chiavi di crittografia: sebbene fosse stato imposto l’embargo attorno alla piattaforma e al suo servizio di messaggeria, gli stessi vertici di Telegram avevano dichiarato di essere riusciti abilmente ad aggirare il divieto: lo dimostra il fatto che la piattaforma sembra ancora essere disponibile oltre gli Urali. Ma se il web-cappio si stringe ancor di più attorno ai cittadini russi, le implicazioni economiche e politiche dell’operazione sono numerose: sebbene Mosca, rispetto a Pechino, aveva optato per un sistema leggermente più libero, ora si tratta di imbarcarsi su una strada complessa che travalica la censura e la paura di attacchi esterni. Il timore numero uno è anche e soprattutto economico: Mosca si rifiuta di fare affidamento sulla tecnologia americana, scegliendo inoltre di scagliarsi contro colossi come Apple, Google e Facebook che, negli ultimi anni, sono stati strumento di crescita economica e volano commerciale per numerose attività. Scegliere la strada del web isolazionismo significherà anche reprimere la crescita e soffocare il commercio in nome della sicurezza nazionale.</p>
<p>Ciò che più sconvolge, sono le dimensioni che l’Internet chiuso (un ossimoro) sta assumendo nel mondo: Pechino e Mosca stanno dimostrando che l’<em>American way of internet </em>ha un’alternativa, un’altra metà oscura che si può aprire e chiudere selettivamente come una diga. Le due potenze, al momento, costituiscono un sistema web alternativo a quello esistente che però insiste su una popolazione complessiva di quasi un miliardo e mezzo di persone (Cina + Russia): ciò significa che un quinto della popolazione mondiale sta già trincerandosi dentro un Internet B invalicabile e censore. Inoltre, non bisogna fare l’errore di credere che la strategia di Putin &#8220;soffi solo nel vento”: la mossa di RuNet è un tassello nella nuova geopolitica russa di <strong>contenimento atlantico</strong> che comprende le grandi manovre strategiche che si estendono dal <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-mar-caspio.html">Mar Caspio</a> al Mar Nero, passando per un rafforzamento dei legami, anche energetici, con l’Iran.</p>
<p>Nel 1963, dopo la felice conclusione della crisi di Cuba, Mosca e Washington inaugurarono la nascita della <strong>linea rossa</strong>, una linea telefonica diretta che potesse tenere aperte le comunicazioni anche nei momenti di peggiore crisi. Sessant&#8217;anni dopo, un nuovo muro di Berlino cerca di silenziare il web, la più grande rivoluzione dei nostri tempi.</p>
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		<item>
		<title>La &#8220;guerra&#8221; delle comunicazioni si gioca ancora sui cavi sottomarini</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-delle-comunicazioni-si-gioca-ancora-sui-cavi-sottomarini.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Aug 2019 07:20:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cavi sottomarini]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Pacific Light Cable Network]]></category>
		<category><![CDATA[Qwant]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="643" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cina-marina-cinese-e-russa-esercitazioni-La-Presse-e1567236035168.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cina-marina-cinese-e-russa-esercitazioni-La-Presse-e1567236035168.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cina-marina-cinese-e-russa-esercitazioni-La-Presse-e1567236035168-300x101.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cina-marina-cinese-e-russa-esercitazioni-La-Presse-e1567236035168-768x257.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cina-marina-cinese-e-russa-esercitazioni-La-Presse-e1567236035168-1024x343.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Col crescere esponenziale del traffico mondiale dei dati via reti telematiche i colossi di internet hanno bisogno di sempre maggior capacità di banda per poter continuare ad operare e per farlo, Google, Facebook, Amazon, Apple e Microsoft stanno aumentando vertiginosamente gli investimenti per la posa di nuovi cavi sottomarini. Si tende a ritenere che nel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-delle-comunicazioni-si-gioca-ancora-sui-cavi-sottomarini.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-delle-comunicazioni-si-gioca-ancora-sui-cavi-sottomarini.html">La &#8220;guerra&#8221; delle comunicazioni si gioca ancora sui cavi sottomarini</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="643" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cina-marina-cinese-e-russa-esercitazioni-La-Presse-e1567236035168.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cina-marina-cinese-e-russa-esercitazioni-La-Presse-e1567236035168.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cina-marina-cinese-e-russa-esercitazioni-La-Presse-e1567236035168-300x101.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cina-marina-cinese-e-russa-esercitazioni-La-Presse-e1567236035168-768x257.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cina-marina-cinese-e-russa-esercitazioni-La-Presse-e1567236035168-1024x343.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Col crescere esponenziale del traffico mondiale dei dati via reti telematiche i colossi di <strong>internet</strong> hanno bisogno di sempre maggior capacità di banda per poter continuare ad operare e per farlo, Google, Facebook, Amazon, Apple e Microsoft stanno aumentando vertiginosamente gli investimenti per la posa di nuovi cavi sottomarini.</p>
<p>Si tende a ritenere che nel mondo moderno computerizzato, cibernetico e iperconnesso, tutte le nostre comunicazioni siano effettuate attraverso lo Spazio utilizzando le costellazioni di satelliti messi in orbita nel corso di decenni. Non è così. La stragrande maggioranza del traffico di dati passa ancora attraverso i <strong>cablaggi</strong> che <a href="https://www.submarinecablemap.com/" target="_blank" rel="noopener">connettono i vari continenti</a> né più né meno come avveniva alla fine dell’800 quando furono stesi i primi cavi transoceanici che collegavano l’America all’Europa. Si calcola che circa il <strong>95%</strong> delle informazioni scorra attraverso una fitta rete di cavi che corrono per <strong>1,2 milioni di chilometri</strong> tra tutti i continenti. Ai satelliti è devoluto il compito – in condizioni normali – di trasmettere solo la restante percentuale, pari circa al 3-5%.</p>
<p>Un dato dovrebbe far riflettere: nel solo 2017 la domanda globale di larghezza di banda dei cablaggi sottomarini è aumentata del 57%. Si è aperto così un mercato &#8211; quello della posa di nuovi cavi &#8211; in cui le industrie del web si sono gettate a capofitto con miliardi di investimenti.</p>
<p>Storicamente i cavi sono di proprietà di compagnie private, di solito telefoniche, che affittavano l&#8217;utilizzo degli stessi a Google, Microsoft e alle altre società di internet. Ora sono proprio i colossi di internet a costruire e posare i cablaggi: a partire dal <strong>2016</strong> c&#8217;è stato un vero e proprio boom di posa di cavi da parte di <strong>Google</strong>, Facebook, Amazon e Microsoft. A farla da padrone è proprio il motore di ricerca più famoso del mondo con più di <strong>100mila chilometri</strong> di cavi posati, a seguire Facebook con 91mila, Amazon con 30mila e Microsoft con seimila.</p>
<p>Solo cinque anni fa, queste aziende del web, insieme, arrivavano a malapena al 5% delle quote di mercato nella zona dell&#8217;Atlantico del Nord, dove si ha il maggior volume di traffico essendo la via che collega l&#8217;Europa all&#8217;America, ma entro 3 o 4 anni, stante gli attuali investimenti, arriveranno al 90%.</p>
<h2>Una &#8220;nuvola&#8221; che passa in una fitta rete di fragili cavi</h2>
<p>Comunemente si pensa che internet sia il &#8220;Cloud&#8221;, ovvero una sorta di non luogo informatico che è &#8220;aereo&#8221;. La realtà è diversa: senza le connessioni sottomarine il trasferimento e stoccaggio di dati sarebbe praticamente impossibile stante la mole di traffico attuale.</p>
<p>Un cavo, però, è <strong>strategicamente fragile</strong> ed in caso di guasto o rottura diventa dispendioso in termini di tempo (e denaro) poterlo riparare o sostituire per delle ragioni facilmente intuibili (individuazione della rottura, profondità, utilizzo di assetti altamente specializzati in alto mare). Lo sanno bene le potenze mondiali come <strong>Russia</strong>, <strong>Stati Uniti</strong> e <strong>Cina</strong> che hanno da tempo posto l&#8217;attenzione ad un nuovo tipo di conflitto sottomarino che vede proprio il suo fulcro nel <a href="https://it.insideover.com/politica/adesso-lo-scontro-potenze-passa-spionaggio-sabotaggio.html" target="_blank" rel="noopener">sabotaggio dei cablaggi del nemico</a>.</p>
<p>Apposite unità navali sottomarine sono state costruite per condurre una &#8220;guerra dei cavi&#8221; che, oltre al sabotaggio, prevede anche lo spionaggio: il russo sottomarino russo <a href="https://it.insideover.com/guerra/missione-sottomarino-russo-losharik-incidente.html" target="_blank" rel="noopener">As-12 Losharik recentemente protagonista di un incidente in mare</a> è in grado di raggiungere i <strong>6mila metri di profondità</strong> massima &#8211; come i moderni batiscafi &#8211; anche per questo scopo.</p>
<p>Il Losharik, grazie alla possibilità di essere trasportato dal più grande <strong>Podmoskovye</strong>, un vascello classe Delfin &#8211; Delta IV in codice Nato &#8211; modificato e allungato (misura 175 metri al posto dei 166 tradizionali per questa classe), è in grado di essere dispiegato rapidamente in tutti gli oceani del globo.</p>
<p>Entrambe le unità, insieme al più piccolo Paltus, fanno parte della 29esima Brigata Autonoma della Flotta del Nord, ma sono a tutti gli effetti dipendenti dal <strong>GRU</strong> (Glavnoe Razvedyvatel’noe Upravlenie) ovvero il servizio informazioni militari russo.</p>
<p>Gli Stati Uniti hanno a disposizione il<strong> Jimmy Carter</strong> della nuova classe Seawolf americana – varato nel 2004 – che nasce con delle sostanziali modifiche atte a trasformarlo da sommergibile d’attacco (facoltà che comunque resta primaria) in vascello per operazioni speciali come sorveglianza, intelligence e ricognizione e, cosa ancor più interessante, mini batiscafi a pilotaggio remoto (tipo Uav) che possono anche essere utilizzati per missioni di spionaggio proprio rivolte verso i cablaggi oceanici.</p>
<p>In caso di conflitto, questi mezzi subacquei passerebbero dall&#8217;attività di spionaggio e controspionaggio a quella di sabotaggio troncando i cavi sottomarini in un qualsiasi punto della loro lunghezza, essendo molto difficile la possibilità della loro sorveglianza e difesa.</p>
<p>Esistono i <strong>satelliti</strong>, certamente, ma questi reggono solo una piccola percentuale del traffico delle comunicazioni (dal 3 al 5%) e sono inoltre relativamente facili da colpire coi nuovi sistemi <strong>Asat</strong> (Anti Satellite) basati su razzi o laser a causa della prevedibilità della loro traiettoria, e questo nonostante l’elevata velocità a cui viaggiano.</p>
<h2>Un problema di monopolio</h2>
<p>Oltre alla fragilità del sistema di cablaggi sottomarino in caso di conflitto, esiste anche un non indifferente problema legato al <strong>monopolio</strong> degli stessi: come abbiamo visto, Google detiene la maggioranza dei chilometri di cavi oceanici ed insieme alle altre società americane si può dire che esista un cartello Usa che ne regola l&#8217;attività.</p>
<p>La Cina, attraverso <strong>Huawei</strong>, lavora per cercare di contrastare questo monopolio, spesso consorziandosi anche con le stesse aziende Usa, ma attualmente si trova in difficoltà proprio a causa della politica del presidente Trump: Huawei Submarine Systems era stata messa in lista nera dall&#8217;amministrazione Usa prima di aver ceduto la propria attività nel settore ad un altro gruppo, la Hengtong, tuttavia permangono zone d&#8217;ombra sulla reale natura del passaggio di consegne tra le due aziende.</p>
<p>I <a href="https://www.datacenterknowledge.com/archives/2017/03/03/here-are-the-submarine-cables-funded-by-cloud-giants" target="_blank" rel="noopener">progetti di sviluppo</a>, come gli investimenti, sono enormi: Facebook e Google hanno in costruzione, insieme a China Mobile, il <a href="https://it.insideover.com/politica/geopolitica-dei-cavi-sottomarini-a-rischio-il-progetto-cinese-los-angeles-hong-kong.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Pacific Light Cable Network</strong></a> che collegherà Los Angeles a Hong Kong, mentre sempre Facebook con Microsoft sono consociate per <strong>Marea</strong>, il cavo che connetterà gli Stati Uniti all&#8217;Europa attraverso due stazioni in Virginia e a Bilbao, in Spagna.</p>
<p>Quello dei cavi sottomarini è forse il settore dove più è concentrata l&#8217;<strong>attività dei privati</strong>, almeno per quanto riguarda l&#8217;Occidente, e questo pone dei rischi di trasparenza e sicurezza non indifferenti: può uno Stato affidare le proprie comunicazioni coi suoi territori oltremare, o coi suoi alleati, ad enti privati che non sono legati a nessun vincolo di tutela delle informazioni? Può uno Stato considerare di lasciare la gestione di una rete strategica per la nazione ad un privato che, animato dal profitto, può decidere arbitrariamente di implementare una connessione a scapito di un&#8217;altra? Sono domande che qualcuno si è cominciato a porre anche in Europa se pur in animato più dalla volontà di svincolarsi dalla dipendenza da oltre Atlantico della rete internet.</p>
<p>La <strong>Francia</strong> sta gradualmente abbandonando Google come motore di ricerca e navigazione principale nel suo sistema amministrativo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-francia-volta-le-spalle-a-google-e-passa-a-qwant-per-tutelare-la-sicurezza-digitale.html" target="_blank" rel="noopener">per passare a <strong>Qwant</strong></a>, di matrice franco-tedesca e considerato più affidabile sotto il profilo della privacy. Dal punto di vista dei cablaggi Asn, ex filiale di Alcatel dedicata ai cavi sottomarini e alla loro posa, è sempre in vendita. <strong>Orange</strong>, la società telefonica d&#8217;oltralpe, sembra interessata all&#8217;acquisto, ma si tratta di un affare complicato visti gli interessi nazionali in campo.</p>
<p>La <strong>Russia</strong> si è mossa nello stesso senso e sta andando anche oltre con lo sviluppo del <a href="https://it.insideover.com/politica/runet-cortina-di-ferro-telematica-russia.html" target="_blank" rel="noopener">proprio sistema web chiamato Runet</a> che è in grado di entrare in funzione scollegandosi totalmente dai server del World Wide Web tutti basati negli Stati Uniti.</p>
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		<title>Runet, la nuova Cortina di Ferro che separerà Russia e Occidente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/runet-cortina-di-ferro-telematica-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Feb 2019 13:58:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber warfare]]></category>
		<category><![CDATA[Runet]]></category>
		<category><![CDATA[World Wide Web]]></category>
		<category><![CDATA[Yandex]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="629" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793-768x503.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>La Russia potrebbe staccarsi dal world wide web e creare a tutti gli effetti una propria rete autonoma che le permetterebbe di migliorare notevolmente le proprie difese nel campo del Cyber Warfare. La Camera bassa del Parlamento russo – la Duma – ha recentemente approvato un disegno di legge presentato lo scorso dicembre che dà &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/runet-cortina-di-ferro-telematica-russia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/runet-cortina-di-ferro-telematica-russia.html">Runet, la nuova Cortina di Ferro che separerà Russia e Occidente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="629" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793-768x503.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p>La <strong>Russia</strong> potrebbe staccarsi dal <em>world wide web</em> e creare a tutti gli effetti una propria rete autonoma che le permetterebbe di migliorare notevolmente le proprie difese nel campo del <strong>Cyber Warfare</strong>. La Camera bassa del Parlamento russo – la Duma – ha recentemente approvato un disegno di legge presentato lo scorso dicembre che dà il via alle modifiche tecniche necessarie per operare in modo indipendente nel cyberspazio del web. Il sistema russo, alternativo al “www” che nacque ufficialmente nel 1991 ma la cui idea fu sviluppata presso il Cern di Ginevra due anni prima, si chiama <strong>Runet</strong>.</p>
<p>Secondo quanto riportato dall’agenzia russa <em>Rbk</em> (RosBiznesKonsalting) la Russia effettuerà un test generale del sistema internet nazionale scollegandosi temporaneamente dai server internazionali che gestiscono il web come noi lo conosciamo.</p>
<p>Come riporta il <a style="color: #0000ff" href="https://www.corrierecomunicazioni.it/cyber-security/la-russia-si-disconnette-da-internet-via-ai-test-per-una-rete-nazionale/" target="_blank">sito <em>Corcom</em></a>, il test si svolgerà nelle prossime settimane per verificare, ed eventualmente adeguare, le disposizioni previste dalla legge presentata a dicembre che modifica quella attuale sulle comunicazioni e sulla protezione delle informazioni, al fine di preparare il Paese a un possibile scenario di guerra cibernetica. L’obiettivo è <strong>creare una rete nazionale</strong> capace di garantire le comunicazioni elettroniche in tutta la Russia nel caso la si rendesse necessario <strong>scollegarsi da internet</strong>.</p>
<p>Il test, che con ogni probabilità sarà effettuato a breve considerando che il termine ultimo per presentare emendamenti al nuovo disegno di legge è fissato al primo aprile, consisterà nel far passare tutte le comunicazioni digitali della Russia su server autoctoni. Il Cremlino ha già garantito l’investimento dei fondi necessari affinché il progetto di Runet, che richiede la non facile creazione di nuovi server approvati dal regolatore <strong>Roskomnazor</strong>, possa prendere corpo.</p>
<p>Perché Runet?</p>
<p>La necessità di un sistema internet autonomo completamente slegato dai server mondiali, che sono tutti in occidente, ha cominciato a farsi sentire da quasi un decennio in Russia. Di Runet, infatti, <strong><a style="color: #0000ff" href="https://www.corrierecomunicazioni.it/cyber-security/la-russia-si-disconnette-da-internet-via-ai-test-per-una-rete-nazionale/" target="_blank">si parlava già nel 2011</a></strong> quando i rapporti tra Mosca e l’Occidente non erano tesi come quelli odierni.</p>

<p>Attraverso le reti cibernetiche, infatti, non passano solamente le comunicazioni civili, che comunque sono importanti per un Paese – basti pensare ai sistemi telematici dei mercati azionari o più semplicemente quelli bancari – ma anche quelle militari.</p>
<p>La <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-guerra-del-futuro-gia-si-chiama-cyber-warfare/" target="_blank">Cyber Warfare, la guerra cibernetica</a>, in senso moderno non si combatterà solo attraverso l’attacco di <em>hacker</em> a sistemi informatici per rubare dati o bloccare server, ma è già presente sul tradizionale campo di battaglia, anzi, sarà uno degli strumenti attraverso i quali sarà possibile inibire le capacità del nemico di recare offesa, costringendo, ad esempio, le sue forze aeree a restare a terra.</p>
<p>Gli asset militari moderni, infatti, sono sempre più interconnessi tra loro attraverso la comunicazione di dati via rete cibernetica, più o meno chiusa, la cui sicurezza diventa quindi sempre più vitale per il successo in combattimento. Pensiamo ad esempio al programma netcentrico italiano “Soldato futuro”, alla <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-super-armatura-del-soldato-russo/" target="_blank">tuta russa Ratnik</a> – per restare in tema – o allo stesso <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/programma-f-35/" target="_blank">F-35</a> che è in grado di comunicare in tempo reale con i vari sistemi presenti sul campo di battaglia scambiando informazioni vitali. Da qui la necessità di mettere al sicuro la propria rete ma soprattutto quella di <strong>attaccare la rete del nemico</strong>, cosa che spiega la decisione russa di dotarsi di propri server per scollegarsi, qualora necessario, da quelli internazionali.</p>
<p>Runet, che dovrebbe quindi diventare <strong>operativa nel 2020</strong>, si configura come una rete internet sicura, chiusa e completamente controllata dallo Stato che non ha solo scopi difensivi ma che avrà un profondo impatto nell&#8217;equilibrio militare della Cyber Power creando uno squilibrio tra l’Occidente, in cui il web è ancora fondamentalmente privo di confini, e l’Oriente.</p>
<p>La scelta si pone perfettamente nel solco dell’approccio russo al concetto di deterrenza, più onnicomprensivo rispetto a quello occidentale, e nella corrispondente costante ricerca di un vantaggio strategico che crei un disequilibrio.</p>
<p>Si può definire in questo caso la strategia russa come la ricerca di una “asimmetria cibernetica” che ha, però, delle precise motivazioni storiche e perfino culturali. Sin dai tempi dell’Unione Sovietica a Mosca si è sempre cercato un approccio “asimmetrico” rispetto alle minacce occidentali (come avvenne ad esempio in occasione della Strategic Defense Initative americana) ed in particolare, oggi, per quanto riguarda il campo dello spazio cibernetico, la Russia ha cercato – con successo – di essere autonoma anche per una questione di prestigio.</p>

<p>Chi è stato in Russia sa, per esempio, che il motore di ricerca usato dalla stragrande maggioranza della popolazione non è Google ma la controparte locale <strong>Yandex</strong>, che, proprio come il suo analogo americano, offre una vastissima serie di servizi compresa la geolocalizzazione (attraverso il sistema locale Glonass ma appoggiandosi anche al Gps) tramite <a style="color: #0000ff;" href="http://www.occhidellaguerra.it/yandex-censura-le-immagini-satellitari-cosi-individua-le-basi-militari/" target="_blank">Yandex Maps</a>.</p>
<p>Il mondo dei social network, monopolizzato in occidente da Facebook, in Russia ha come corrispondenti <strong>VKontakte</strong> o MoiMir, mentre il portale di posta elettronica più usato è <strong>Mail.Ru</strong>.</p>
<p>Una Cortina di Ferro telematica?</p>
<p>La Russia quindi è già, per larga parte, <strong>una realtà telematica a sé stante</strong> rispetto al resto del mondo, e l’introduzione di Runet sarà il passo finale che permetterà al Paese di staccarsi, qualora necessario, dai sistemi web occidentali e procedere in modo del tutto autonomo. Una sorta di <strong>Cortina di Ferro telematica</strong> da calare alla bisogna.</p>
<p>C’è chi, in Occidente, ha sollevato il sospetto che, siccome Runet sarà controllata dallo Stato, funzionerà come un enorme<strong> <em>firewall</em></strong> che filtrerà i contenuti web in entrata così come avviene attualmente in Cina, dove, lo ricordiamo, servizi di messaggistica istantanea come Whatsapp o i social network occidentali non funzionano.</p>
<p>Il Vice Ministro Oleg Ivanov però smentisce, affermando che Runet “non vuole mettere in atto restrizioni alla libertà di accesso alla rete ma solo installare in ogni abitazione un generatore in modo da proteggere l’accesso alla rete anche se l’elettricità dovesse venire meno”.</p>

<p>Al di là di queste speculazioni c’è da fare una considerazione fondamentale: la Russia sta, a tutti gli effetti, muovendosi verso la <strong>nazionalizzazione del web</strong> e, dopo la Cina, ha evidenziato definitivamente la nascita di una sorta di “Trattato di Westfalia” del mondo cibernetico che avrà sicuramente risvolti rivoluzionari anche in Occidente, dove già qualcuno sta pensando di volgere le spalle al mondo a “stelle e strisce” di Google per dotarsi di un sistema autonomo: la <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-francia-volta-le-spalle-a-google-e-passa-a-qwant-per-tutelare-la-sicurezza-digitale/" target="_blank">Francia con Qwant</a>.</p>
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