È notizia della scorsa settimana che gli Stati del Mar Caspio hanno raggiunto, dopo più di 20 anni di lotte, un accordo su questo mare. Riuniti nella città kazaka di Aktau, i leader dei cinque Paesi del Mar Caspio – Azerbaigian, Iran, Kazakistan, Russia e Turkmenistan – hanno firmato un accordo che cambia radicalmente il quadro regionale. E che consente ai Paesi di cooperare, finalmente, nello sfruttamento delle risorse e nella tutela di questo particolarissimo (e ricco) mare.

Il Mar Caspio è ufficialmente un “mare”

Già su questa definizione, la battaglia è stata da sempre piuttosto articolata. Anzi, se vogliamo è sempre stata questa una delle grandi pietre dello scandalo che non hanno permesso di raggiungere un trattato prima di questo vertice di Aktau. Perché se da questo mese il Mar Caspio, almeno per i Paesi rivieraschi, è ufficialmente un mare – pur con uno “status giuridico speciale” come detto dal viceministro russo Grigory Karasin -, in molti hanno considerato da sempre il Caspio un lago.

Da un punto di vista giuridico, questo ha reso per decenni molto distanti le posizioni dei singoli Stati. Non è pura definizione: ballano decine (forse centinaia) di miliardi di dollari.

Se è designato come un lago, i diritti di sfruttamento delle acque vengono suddivisi in parti uguali. In sostanza, ogni Paese dell’accordo di Aktau avrebbe un 20 per cento di diritti sulle risorse Mar Caspio. Se invece è considerato un mare, come sembra dall’ultimo accordi siglato, il diritto allo sfruttamento viene diviso tra le nazioni in proporzione alla quota di costa. Proprio per questo motivo, l’Iran si è sempre battuto contro la definizione di “mare” propendendo per quella lacustre.

L’Iran diviso fra favorevoli e contrari

Ma perché l’Iran ha sempre avuto un problema ad accettare questa definizione? Il problema nasce sostanzialmente da un errore storico. Prima della caduta dell’Unione sovietica, ovviamente il Mar Caspio aveva due soli attori statali: l’Urss e la Repubblica islamica dell’Iran. Crollata la costruzione sovietica, i Paesi rivieraschi non sono più stati due, ma cinque.

Per molti anni però ha continuato a sopravvivere l’idea per cui Teheran e Mosca si fossero divise il Mar Caspio equamente, con un’uguale spartizione dei diritti d’accesso a questo spazio acquatico. A detta degli iraniani, questa spartizione sarebbe risalita al Trattato di amicizia russo-persiano del 1921 e al Trattato di Commercio e Navigazione del 1940. Tuttavia, come spiega Al Monitor, “nessuno di questi trattati conteneva una divisione esatta del fondo o della superficie del mare, riferendosi solo all’utilizzo congiunto del Mar Caspio da parte delle due parti”.

Quando nel bacino caspico sono emersi altri tre nuovi Stati, la questione dell’accesso alle risorse idriche e del fondale è diventata decisamente più spinosa.I nuovi stati indipendenti, e cioè Turkmenistan, Kazakistan e Azerbaigian, hanno sempre visto nel Mar Caspio un volano per la crescita economica.  Ma a quel punto, l’Iran ha puntato tutto sulla definizione di “lago” proprio per permettere quella spartizione equa al 20% a prescindere dai chilometri di coste dei singoli Paesi.

Le differenze fra Nord e Sud

La parte settentrionale e quella meridionale del Mar Caspio sono sempre state profondamente diverse. La presenza di una potenza come la Russia, a nord, ha di fatto reso da subito chiaro chi potesse controllare la road-map per un accordo su quello specchio d’acqua. E infatti, mentre si cercava di trovare un concordato a cinque, la Russia avviò da subito colloqui separati con il Kazakistan e l’Azerbaigian sullo status della parte settentrionale del mare. A dimostrazione della volontà del Cremlino di giungere a un accordo, nel 2003, quei tre Paesi sono riusciti a determinare le loro quote spartendosi oltre il 60% del Caspio.

Il problema però è sempre stato il Caspio meridionale. I disaccordi tra Azerbaijan, Iran e Turkmenistan non sono mai stati risolti fino all’incontro di Aktau. Ed è un segnale particolarmente importante della capacità di Vladimir Putin di riuscire a trovare un accordo anche con Teheran, soprattutto in una fase storica come questa in cui il governo di Hassan Rouhani si trova a dover assistere a un assedio da parte di Stati Uniti e Israele.

Insomma, l’Iran ha capito che non poteva permettersi di continuare a scontrarsi sul Mar Caspio, ma era molto più utile iniziare a intavolare un accordo che, in futuro, segnerà definitivamente la parola fine a una diatriba ventennale.

Solo i cinque Stati potranno avere truppe nel mar Caspio

Per l’Iran e la Russia, il problema del Mar Caspio è stato anche il suo possibile sfruttamento militare. La Flottiglia del Caspio della marina russa, per esempio, è stata fondamentale nel lancio degli attacchi contro l’Isis in Siria. Ma quello premeva ha Mosca e Teheran era evitare che il mare diventasse oggetto di mire da parte della Nato.

L’articolo 3, che afferma la “non presenza nel Mar Caspio di forze armate non appartenenti alle parti contraenti“, è un’importante garanzia di sicurezza. Gli Stati Uniti non hanno mai rinunciato alle loro mire su quel mare. Di recente si è vociferato di un possibile accordo fra Washington e Astana per una base Usa sulle coste kazake. Probabilmente si è trattato di notizie ingigantite visto il forte legame che lega il Kazakistan a Cina e Russia. Ma era un campanello d’allarme.

Allo stesso tempo, non va sottovalutato il fatto che Washington abbia più volte cercato di utilizzare il Mar Caspio come via per il trasferimento di equipaggiamento militare e mezzi dall’Azerbaijan all’Afghanistan, passando attraverso il Kazakistan e l’Uzbekistan. Questa possibilità p stata considerata come una minaccia sia da parte iraniana che russa.

A queste clausole scritte, se ne aggiunge una “tacita” di cui ha parlato l’Independent. Stando a quanto scrive il quotidiano britannico, è evidente che la Russia avrà la piena predominanza sulla regione dal momento che, escluse per trattato le altre superpotenze, l’unica che può avere una flotta in quel mare è proprio Mosca.

Accordo sull’energia

Un’altra questione importante affrontata nella convenzione di Aktau è la costruzione del Trans-Caspian Pipeline. Il progetto prevede la costruzione di un gasdotto da Türkmenbaşy in Turkmenistan, a Baku in Azerbaijan. In questo modo, il Turkmenistan potrebbe esportare gas naturale sui mercati europei.

L’idea di costruire un gasdotto nel Caspio è stata da sempre sostenuta dagli Stati Uniti e dall’Unione europea. È evidente che questo gasdotto consentirebbe di bypassare Russia e Iran. Ed è per questo che le due potenze sono sempre state contrarie. L’articolo 14 della convenzione di Aktau consente la costruzione di “oleodotti sul letto del Mar Caspio”, ma c’è una clausola che dà a Iran e Russia un potere di veto fondamentale.

La convenzione parla dei Protocolli a cui attenersi. Fra questi, c’è quello sulla valutazione dell’impatto ambientale che vieta agli Stati rivieraschi di svolgere attività con un impatto che vada oltre le loro acque territoriali. Basterà far scattare questo Protocollo per bloccare il gasdotto.