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La Russia potrebbe staccarsi dal world wide web e creare a tutti gli effetti una propria rete autonoma che le permetterebbe di migliorare notevolmente le proprie difese nel campo del Cyber Warfare. La Camera bassa del Parlamento russo – la Duma – ha recentemente approvato un disegno di legge presentato lo scorso dicembre che dà il via alle modifiche tecniche necessarie per operare in modo indipendente nel cyberspazio del web. Il sistema russo, alternativo al “www” che nacque ufficialmente nel 1991 ma la cui idea fu sviluppata presso il Cern di Ginevra due anni prima, si chiama Runet.

Secondo quanto riportato dall’agenzia russa Rbk (RosBiznesKonsalting) la Russia effettuerà un test generale del sistema internet nazionale scollegandosi temporaneamente dai server internazionali che gestiscono il web come noi lo conosciamo.

Come riporta il sito Corcom, il test si svolgerà nelle prossime settimane per verificare, ed eventualmente adeguare, le disposizioni previste dalla legge presentata a dicembre che modifica quella attuale sulle comunicazioni e sulla protezione delle informazioni, al fine di preparare il Paese a un possibile scenario di guerra cibernetica. L’obiettivo è creare una rete nazionale capace di garantire le comunicazioni elettroniche in tutta la Russia nel caso la si rendesse necessario scollegarsi da internet.

Il test, che con ogni probabilità sarà effettuato a breve considerando che il termine ultimo per presentare emendamenti al nuovo disegno di legge è fissato al primo aprile, consisterà nel far passare tutte le comunicazioni digitali della Russia su server autoctoni. Il Cremlino ha già garantito l’investimento dei fondi necessari affinché il progetto di Runet, che richiede la non facile creazione di nuovi server approvati dal regolatore Roskomnazor, possa prendere corpo.

Perché Runet?

La necessità di un sistema internet autonomo completamente slegato dai server mondiali, che sono tutti in occidente, ha cominciato a farsi sentire da quasi un decennio in Russia. Di Runet, infatti, si parlava già nel 2011 quando i rapporti tra Mosca e l’Occidente non erano tesi come quelli odierni.

Attraverso le reti cibernetiche, infatti, non passano solamente le comunicazioni civili, che comunque sono importanti per un Paese – basti pensare ai sistemi telematici dei mercati azionari o più semplicemente quelli bancari – ma anche quelle militari.

La Cyber Warfare, la guerra cibernetica, in senso moderno non si combatterà solo attraverso l’attacco di hacker a sistemi informatici per rubare dati o bloccare server, ma è già presente sul tradizionale campo di battaglia, anzi, sarà uno degli strumenti attraverso i quali sarà possibile inibire le capacità del nemico di recare offesa, costringendo, ad esempio, le sue forze aeree a restare a terra.

Gli asset militari moderni, infatti, sono sempre più interconnessi tra loro attraverso la comunicazione di dati via rete cibernetica, più o meno chiusa, la cui sicurezza diventa quindi sempre più vitale per il successo in combattimento. Pensiamo ad esempio al programma netcentrico italiano “Soldato futuro”, alla tuta russa Ratnik – per restare in tema – o allo stesso F-35 che è in grado di comunicare in tempo reale con i vari sistemi presenti sul campo di battaglia scambiando informazioni vitali. Da qui la necessità di mettere al sicuro la propria rete ma soprattutto quella di attaccare la rete del nemico, cosa che spiega la decisione russa di dotarsi di propri server per scollegarsi, qualora necessario, da quelli internazionali.

Runet, che dovrebbe quindi diventare operativa nel 2020, si configura come una rete internet sicura, chiusa e completamente controllata dallo Stato che non ha solo scopi difensivi ma che avrà un profondo impatto nell’equilibrio militare della Cyber Power creando uno squilibrio tra l’Occidente, in cui il web è ancora fondamentalmente privo di confini, e l’Oriente.

La scelta si pone perfettamente nel solco dell’approccio russo al concetto di deterrenza, più onnicomprensivo rispetto a quello occidentale, e nella corrispondente costante ricerca di un vantaggio strategico che crei un disequilibrio.

Si può definire in questo caso la strategia russa come la ricerca di una “asimmetria cibernetica” che ha, però, delle precise motivazioni storiche e perfino culturali. Sin dai tempi dell’Unione Sovietica a Mosca si è sempre cercato un approccio “asimmetrico” rispetto alle minacce occidentali (come avvenne ad esempio in occasione della Strategic Defense Initative americana) ed in particolare, oggi, per quanto riguarda il campo dello spazio cibernetico, la Russia ha cercato – con successo – di essere autonoma anche per una questione di prestigio.

Chi è stato in Russia sa, per esempio, che il motore di ricerca usato dalla stragrande maggioranza della popolazione non è Google ma la controparte locale Yandex, che, proprio come il suo analogo americano, offre una vastissima serie di servizi compresa la geolocalizzazione (attraverso il sistema locale Glonass ma appoggiandosi anche al Gps) tramite Yandex Maps.

Il mondo dei social network, monopolizzato in occidente da Facebook, in Russia ha come corrispondenti VKontakte o MoiMir, mentre il portale di posta elettronica più usato è Mail.Ru.

Una Cortina di Ferro telematica?

La Russia quindi è già, per larga parte, una realtà telematica a sé stante rispetto al resto del mondo, e l’introduzione di Runet sarà il passo finale che permetterà al Paese di staccarsi, qualora necessario, dai sistemi web occidentali e procedere in modo del tutto autonomo. Una sorta di Cortina di Ferro telematica da calare alla bisogna.

C’è chi, in Occidente, ha sollevato il sospetto che, siccome Runet sarà controllata dallo Stato, funzionerà come un enorme firewall che filtrerà i contenuti web in entrata così come avviene attualmente in Cina, dove, lo ricordiamo, servizi di messaggistica istantanea come Whatsapp o i social network occidentali non funzionano.

Il Vice Ministro Oleg Ivanov però smentisce, affermando che Runet “non vuole mettere in atto restrizioni alla libertà di accesso alla rete ma solo installare in ogni abitazione un generatore in modo da proteggere l’accesso alla rete anche se l’elettricità dovesse venire meno”.

Al di là di queste speculazioni c’è da fare una considerazione fondamentale: la Russia sta, a tutti gli effetti, muovendosi verso la nazionalizzazione del web e, dopo la Cina, ha evidenziato definitivamente la nascita di una sorta di “Trattato di Westfalia” del mondo cibernetico che avrà sicuramente risvolti rivoluzionari anche in Occidente, dove già qualcuno sta pensando di volgere le spalle al mondo a “stelle e strisce” di Google per dotarsi di un sistema autonomo: la Francia con Qwant.