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	<title>Osce Archives - InsideOver</title>
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	<title>Osce Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La NATO in Kosovo contro la Serbia: la causa e la menzogna</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-nato-in-kosovo-contro-la-serbia-la-causa-e-la-menzogna.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Apr 2024 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[massacro di Račak]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
		<category><![CDATA[Osce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="688" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522-600x215.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522-300x108.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522-1024x367.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522-768x275.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522-1536x550.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Washington stava cercando un pretesto per l’aggressione e il casus belli fu creato con il "massacro di di Račak" che si rivelò una menzogna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-nato-in-kosovo-contro-la-serbia-la-causa-e-la-menzogna.html">La NATO in Kosovo contro la Serbia: la causa e la menzogna</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="688" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522-600x215.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522-300x108.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522-1024x367.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522-768x275.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522-1536x550.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono passati 25 anni da quando la NATO decise di colpire la Serbia, entrando di fatto a gamba tesa nelle sanguinose guerre jugoslave. Con un lungo e approfondito intervento, pubblicato dal <a href="https://ronpaulinstitute.org/why-did-washington-insist-on-the-kosovo-war/">Ron Paul Institute</a> il 9 aprile, James George Jatras ha raccontato la sua versione dei fatti al Bundestag, proprio in occasione della ricorrenza dell’intervento NATO. Jatras fu testimone per la difesa al processo contro Slobodan Milošević, che all’epoca era il presidente della Repubblica Federale di Jugoslavia. Il leader serbo fu incolpato di aver dato avvio a una pulizia etnica ai danni dei musulmani del Kosovo nell’ambito del conflitto che opponeva Belgrado ai ribelli dell’Uck, che ne chiedevano l’indipendenza. Eppure, come ricorda Jatras nel suo intervento, l’accusa contro Milošević non poggiava su alcuna prova. Nessun documento, nessun testimone che provasse che egli avesse mai dato un ordine del genere.</p>



<p>A tal proposito Jatras riavvolge il nastro fino al 12 agosto 1998, data in cui, in qualità di analista presso il Comitato per la politica dei repubblicani del Senato USA, rese pubblico un documento che titolava così: “<a href="https://www.piccolenote.it/mondo/documenti-segreti-canadesi-quando-gli-usa-innescarono-la-guerra-in-bosnia">Bosnia II</a>: l’amministrazione Clinton imposta la rotta per l’intervento NATO in Kosovo”. Nel documento, antecedente di due mesi all’asserito inizio della pulizia etnica a opera di Milošević, veniva menzionata la pianificazione di un intervento della NATO nella regione contesa.&nbsp; Si legge ancora: “L’unico elemento mancante [all’intervento] sembra un evento – che abbia una copertura mediatica sufficientemente efficace – che lo renda politicamente spendibile, addirittura imperativo, come quando l’Amministrazione [statunitense] decise di intervenire in Bosnia nel 1995 dopo una serie di ‘colpi di mortaio serbi’”, che, come si seppe in seguito, potevano invece esser stati sparati dai loro nemici.</p>



<p>Facendo sempre riferimento alle carte rammentate da Jatras, si legge che “un alto funzionario del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti &#8211; come riportato nel Washington Post, il 4 agosto 1998 &#8211; disse che ‘non siamo prossimi a decidere per un intervento in Kosovo, ma credo che se si registrassero particolari livelli di atrocità, ciò potrebbe essere un fattore scatenante”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fattore scatenante: il massacro di Račak</h2>



<p>E dunque, il casus belli non tardò ad arrivare. Passò alla storia come il “massacro di Račak’, avvenuto nel gennaio del 1999 nell’omonimo villaggio. Un sopralluogo frettoloso fece da cassa di risonanza per Račak, e un ruolo cruciale fu ricoperto da William Walker, allora capo della Missione di verifica del Kosovo. Fu proprio lui a dire al mondo intero &#8211; ma soprattutto a Washington che “stava cercando un pretesto per l’aggressione” come afferma Jatras &#8211; che i 40 civili di etnia albanese i cui cadaveri erano stati &nbsp;trovati a Račak&nbsp; erano stati freddati a bruciapelo dalle forze serbe. Su questo punto Jatras menziona uno scritto di Mark Ames e Matt Taibbi, pubblicato su The Exile nel 2000: “Recatosi a Račak, con un nutrito seguito di cronisti per esaminare i 40 cadaveri rinvenuti, Walker cercò la telecamera più vicina e, di fatto, sparò il primo colpo della guerra. Da quello che ho visto, non esito a definire questo crimine un massacro, un crimine contro l’umanità, disse Walker”.</p>



<p>Nessuna inchiesta prima di tale sentenza, e la miccia della guerra si accese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il “valzer delle autopsie”</h2>



<p>In questa disamina trova spazio anche la voce di Tiziana Boari, giornalista e all’epoca dei fatti membro della missione OSCE, che era sul luogo del massacro con Walker e altri giornalisti. In un’intervista a Panorama rammenta come la scena del crimine fu letteralmente violata: tutto fu calpestato e “inquinato”. E come, il pomeriggio stesso, senza alcuna indagine professionale e scientifica, Walker additò la Serbia come unica responsabile.</p>



<p>La Boari prosegue la narrazione, rammentando come i ribelli dell’Uck abbiano preso in consegna i corpi delle vittime per portarli in un villaggio poco distante da Račak. E qui la storia si complicò ulteriormente perché Danika Marinkovic, magistrato del tribunale di Pristina che avrebbe dovuto procedere a un esame autoptico, rifiutò di raggiungere il villaggio perché la Missione di verifica del Kosovo, con a capo lo stesso Walker, le declinò la scorta armata.</p>



<p>Iniziò così il valzer delle autopsie: tutto il mondo puntava il dito contro la Serbia, eppure mancavano all’appello delle indagini medico-legali.</p>



<p>Due giorni dopo il fatto, i soldati serbi presero i corpi in questione e li portarono a Belgrado con la forza. Lì vennero analizzati da medici serbi, supervisionati da professionisti bielorussi. I risultati dell’ispezione cadaverica non furono resi noti. Tuttavia, nel 2000, la stessa Boari riuscì ad averli e a renderli pubblici: le 15 analisi da lei visionate escludevano che si fosse trattato di esecuzioni sommarie e, in aggiunta, che le mutilazioni dei corpi erano state causate probabilmente da animali e non dagli assassini.</p>



<p>In più, la giornalista ricorda che Dusan Dunjjc, patologo dell’istituto di medicina forense di Pristina, eseguì il test del guanto di paraffina, che risultò positivo per 37 cadaveri su 40. Una scoperta che porta a una conclusione: si trattava di guerriglieri, e non di civili.</p>



<p>Certo, tutto ciò poteva essere frutto di un’analisi di parte, ma la Boari ricorda che i corpi furono successivamente presi in consegna da analisti finlandesi per un’indagine indipendente. Ed ecco un nuovo colpo di scena: su 40 autopsie, 39 “esclusero l’ipotesi dell’esecuzione sommaria”.</p>



<p>Ma Helena Ranta, a capo del team finlandese, non ufficializzò mai quei risultati. Nel suo rapporto ufficioso, confuso e contraddittorio, venivano smentite alcune tesi dei serbi, ma confermata la natura delle mutilazioni dei corpi. Ma molto più, come riportava il <a href="https://www.theguardian.com/world/1999/mar/18/4">Guardian</a>, vi si leggeva: “Le indagini medico-legali non possono dare una risposta definitiva alla domanda se ci sia stata una battaglia o se le vittime siano morte in altre circostanze”, cioè assassinate.</p>



<p>La Ranta, in un’<a href="https://insajder.net/english/focus/finnish-forensic-expert-helena-ranta-because-of-report-on-racak-everyone-pressured-me">intervista</a> postuma, affermò che subì forti pressioni da parte di Walker e tanti altri perché accusasse i serbi, ma di aver resistito. Resta, però, che in una conferenza stampa tenuta a Pristina in quei giorni cruciali, pur in mancanza di prove, affermò di fronte al mondo che, da essere umano, riteneva che a Račak si fosse consumato un “crimine contro l’umanità”.</p>



<p>Una frase mal interpretata, affermò l’esperta finlandese nell’intervista succitata, e per la quale disse di provare “<a href="https://insajder.net/english/focus/finnish-forensic-expert-helena-ranta-because-of-report-on-racak-everyone-pressured-me">rammarico</a>”. Ma ciò anni dopo, dopo cioè che la sua affermazione fosse usata come conferma delle accuse di Walker. Fu il casus belli. Di lì a poco le bombe Nato iniziarono a piovere sulla Serbia.</p>
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		<item>
		<title>Osce nella bufera: &#8220;Ha abbandonato lo staff ucraino al suo destino&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/osce-nella-bufera-ha-abbandonato-lo-staff-ucraino-al-suo-destino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jun 2022 08:05:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito russo]]></category>
		<category><![CDATA[esercito ucraino]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Osce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1357" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612095838244_8df9443a8a890b8cfd42ce1bc307f63b-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612095838244_8df9443a8a890b8cfd42ce1bc307f63b-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612095838244_8df9443a8a890b8cfd42ce1bc307f63b-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612095838244_8df9443a8a890b8cfd42ce1bc307f63b-1024x724.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612095838244_8df9443a8a890b8cfd42ce1bc307f63b-768x543.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612095838244_8df9443a8a890b8cfd42ce1bc307f63b-1536x1086.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612095838244_8df9443a8a890b8cfd42ce1bc307f63b-2048x1447.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre la Russia stava ammassando le sue truppe lungo i confini orientali dell’Ucraina, l’Osce, ovvero l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, pensava bene di indire a Kiev una conferenza sulla prevenzione del traffico illegale di armi. Lo scorso 15 febbraio, e cioè nove giorni prima dello scoppio della guerra, la capitale ucraina &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/osce-nella-bufera-ha-abbandonato-lo-staff-ucraino-al-suo-destino.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1357" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612095838244_8df9443a8a890b8cfd42ce1bc307f63b-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612095838244_8df9443a8a890b8cfd42ce1bc307f63b-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612095838244_8df9443a8a890b8cfd42ce1bc307f63b-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612095838244_8df9443a8a890b8cfd42ce1bc307f63b-1024x724.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612095838244_8df9443a8a890b8cfd42ce1bc307f63b-768x543.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612095838244_8df9443a8a890b8cfd42ce1bc307f63b-1536x1086.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612095838244_8df9443a8a890b8cfd42ce1bc307f63b-2048x1447.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Mentre la Russia stava ammassando le sue truppe lungo i confini orientali dell’Ucraina, l’<strong>Osce</strong>, ovvero l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, pensava bene di indire a Kiev una conferenza sulla prevenzione del traffico illegale di armi. Lo scorso 15 febbraio, e cioè nove giorni prima dello scoppio della guerra, la capitale ucraina ospitava un <strong>congresso</strong> del quale avrebbe probabilmente volentieri fatto a meno.</p>
<p>Già, perché gli allarmi di un possibile assalto russo erano sempre più numerosi, la Polonia iniziava persino ad allestire campi profughi, prevedendo un esodo di massa in caso di probabile conflitto, e i russi lanciavano messaggi ambigui. È in un clima del genere, come ha sottolineato <em>il Corriere della Sera</em>, che l’Osce ha coordinato il suddetto congresso.</p>
<p>Piccolo particolare: stiamo parlando dell’organizzazione che, da circa mezzo secolo, sarebbe incaricata di monitorare i conflitti mondiali. Il paradosso è che, praticamente alla vigilia di uno dei più importanti conflitti contemporanei, l’Organizzazione ha fatto finta di niente, perdendo tempo a coordinare un convegno  – e questa è la beffa più grande – proprio nella città che, di lì a poco, sarebbe diventata martire della cosiddetta “operazione militare speciale” del Cremlino.</p>
<h2>Osce nell’occhio del ciclone</h2>
<p>Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, le polemiche sono diventate sempre più pressanti. L’Osce è finita nell’occhio del ciclone, accusata ora di essersi “addormentata” ora di essere “Inadeguata”. Come è possibile che, all’alba di una guerra, l’Organizzazione che dovrebbe occuparsi di sicurezza regionale, promuovere la pace e dialogo politico, non si sia accorta del pericolo che stava arrivando da Mosca?</p>
<p>Dalla sede Osce respingono ogni accusa ma il <strong>terremoto</strong> ha ormai colpito l’organizzazione. Anche perché sono emersi altri particolari degni di nota. La sera del 24 febbraio, ad esempio, quasi 18 ore dopo che il Cremlino aveva ordinato l’attacco, la segretaria generale dell’Osce, Helga Schmid, ordinò l’evacuazione immediata dei quasi mille funzionari dell’organizzazione presenti in Ucraina. Attenzione però, perché l’ordine sarebbe arrivato nella confusione più totale, tanto che quasi 500 impiegati dello <strong>staff ucraino</strong> sarebbero stati addirittura abbandonati al loro destino.</p>
<h2>Ucraini abbandonati</h2>
<p>La ricostruzione dei fatti è emblematica. I 488 osservatori internazionali lasciarono l’Ucraina in fretta e furia per raggiungere Romania, Polonia e Moldova, senza portare con sé gli ucraini che, per anni e anni, avevano collaborato con loro nelle più svariate mansioni. Pare che l’Osce abbia inviato una sola e stringata <strong>mail</strong> allo staff ucraino nel quale consigliava di restare in luoghi sicuri e si limitava a fare gli auguri agli ormai ex collaboratori rimati in balia dell’esercito russo.</p>
<p>Di fatto sarebbe stata questa l’ultima mail inoltrata agli ucraini. Il personale rimato in Ucraina, infatti, finì presto sotto le grinfie degli uomini del Cremlino. Molti sono stati accusati di <strong>tradimento</strong>, altri di essere al soldo di un’organizzazione internazionale non particolarmente ben vista a Mosca e dintorni. Il sito <em>Politico</em> è sceso nei dettagli, spiegando che la ritirata dell’Osce ha creato seri problemi a numerosi dipendenti locali. Maryna Fenina, ad esempio, è stata uccisa a marzo da un bombardamento in quel di Kharkiv; Vadim Holda, addetto alla sicurezza, è stato arrestato a Donetsk; Maksym Petrov, interprete, è stato incarcerato per tradimento. E così via, in una lista lunghissima con nomi e cognomi dei dipendenti letteralmente <strong>abbandonati</strong> al loro destino.</p>
<p>Non è finita qui, perché oltre ad aver lasciato in Ucraina uomini e donne, l’Osce avrebbe lasciato sul terreno decine e decine di <strong>veicoli blindati</strong>, oltre a <strong>computer</strong> colmi di piani di pattugliamento, report, mappe e materiale sensibile. Finito, va da sé, nelle tasche dei russi. L’Organizzazione ha replicato dicendo di essersi attenuta alle regole, respingendo accuse di impreparazione o improvvisazione. Per quanto riguarda il presunto abbandono degli ucraini, ha aggiunto la stessa Ocsce, la loro evacuazione sarebbe stata complicata dalla <strong>legge marziale</strong> imposta da Kiev (agli uomini di età compresa tra i 18 e i 60 anni è impedito l’espatrio), mentre altri avrebbero deciso di restare in Ucraina. Eppure queste spiegazioni non sembrano molto convincenti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La missione Osce in Ucraina per il conflitto in Donbass</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/la-missione-osce-in-ucraina-per-il-conflitto-in-donbass.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Nov 2019 15:39:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra civile in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Osce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="936" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Osservatori-Osce-in-Ucraina-La-Presse-e1573738893306.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ucraina, Donbass" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Osservatori-Osce-in-Ucraina-La-Presse-e1573738893306.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Osservatori-Osce-in-Ucraina-La-Presse-e1573738893306-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Osservatori-Osce-in-Ucraina-La-Presse-e1573738893306-768x374.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Osservatori-Osce-in-Ucraina-La-Presse-e1573738893306-1024x499.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra in Donbass e nelle regione orientali dell'Ucraina continua, anche se il vertice tra Putin e Zelensky potrebbe cambiare la partita</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="936" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Osservatori-Osce-in-Ucraina-La-Presse-e1573738893306.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ucraina, Donbass" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Osservatori-Osce-in-Ucraina-La-Presse-e1573738893306.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Osservatori-Osce-in-Ucraina-La-Presse-e1573738893306-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Osservatori-Osce-in-Ucraina-La-Presse-e1573738893306-768x374.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Osservatori-Osce-in-Ucraina-La-Presse-e1573738893306-1024x499.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/gallery/la-missione-osce-in-ucraina-per-il-conflitto-in-donbass.html">La missione Osce in Ucraina per il conflitto in Donbass</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>I ministri Osce si incontrano a Milano Russia e Ucraina alla resa dei conti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/osce-milano-russia-ucraina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Dec 2018 15:56:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mar d'Azov]]></category>
		<category><![CDATA[Osce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LAPRESSE_20180729164913_26982868.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LAPRESSE_20180729164913_26982868.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LAPRESSE_20180729164913_26982868-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LAPRESSE_20180729164913_26982868-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LAPRESSE_20180729164913_26982868-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il vento dell&#8217;Est spira su Milano. No, non è una previsione meteorologica, ma la descrizione di quanto sta avvenendo in queste ore nel capoluogo lombardo, dove si tiene il consiglio dei ministri dell&#8217;Osce, l&#8217;Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. A Milano sono presenti circa 40 ministri degli Esteri. Ed è l&#8217;Europa orientale, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/osce-milano-russia-ucraina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LAPRESSE_20180729164913_26982868.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LAPRESSE_20180729164913_26982868.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LAPRESSE_20180729164913_26982868-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LAPRESSE_20180729164913_26982868-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LAPRESSE_20180729164913_26982868-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il vento dell&#8217;Est spira su <strong>Milano</strong>. No, non è una previsione meteorologica, ma la descrizione di quanto sta avvenendo in queste ore nel capoluogo lombardo, dove si tiene il consiglio dei ministri dell&#8217;Osce, l&#8217;Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. A Milano sono presenti circa 40 ministri degli Esteri. Ed è l&#8217;Europa orientale, in particolare il conflitto in Ucraina, a essere il tema al centro del dibattito. </p>
<p><strong>Sergei Lavrov</strong> e <strong>Pavlo Klimkin</strong>, ministri degli Esteri di Russia e Ucraina, sono arrivati a Milano catalizzando immediatamente l&#8217;attenzione non solo dei media, ma anche dei delegati. La crisi del Mar d&#8217;Azov ha monopolizzato le discussioni, nonostante vi siano altre crisi da risolvere e altri problemi che l&#8217;Osce dovrà analizzare.</p>
<p></p>
<p>Ma è ovvio che le tensioni fra Kiev e Mosca non potevano essere messe in secondo piano. E anzi, l&#8217;Italia, proprio per i rapporti positivi che intrattiene con la Russia, può ritagliarsi un ruolo estremamente importante anche in qualità di presidente di turno dell&#8217;Organizzazione. È attraverso l&#8217;Osce, o anche attraverso l&#8217;Osce, che passa il dialogo fra i due Paesi in guerra. E quest&#8217;incontro arriva in uno dei momenti più bassi delle relazioni diplomatiche: con i marinai ucraini detenuti dalla Russia e le accuse da parte di Kiev nei confronti di Mosca sulla volontà di invadere il Paese.</p>
<p>Le tensioni non accennano a diminuire. E nemmeno il vertice di Milano sembra essere riuscito a stemperare i toni. &#8220;Questa è la quinta ministeriale dell&#8217;Osce dominata dal comportamento destabilizzante della Russia&#8221;, ha denunciato il ministro degli Esteri ucraino. E ha ribadito le sue accuse riguardo &#8220;il comportamento destabilizzante della Russia&#8221;, che, a detta del ministro ucraino &#8220;ha trasformato la <strong>Crimea</strong> in una base militare, uccidendo e ferendo 30mila persone. Occorre una risposta immediata e forte a quest&#8217;aggressione crescente&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Klimkin, durante la plenaria, ha lanciato un messaggio durissimo nei confronti di Mosca. Ha detto che la Russia ha compiuto una  vera e propria &#8220;aggressione&#8221; all&#8217;Ucraina e che &#8220;è urgente dare <strong>una risposta immediata e forte</strong>&#8221; contro Mosca, che è una &#8220;minaccia&#8221; che &#8220;semina instabilità nei Paesi Osce&#8221;.</p>
<p>Accuse che hanno trovato molte sponde da parte degli altri Paesi europei e, in particolare, da Federica Mogherini, alto rappresentante dell&#8217;Ue, che ha chiesto a Mosca il rilascio immediato dei marinai ucraini arrestati dopo quanto avvenuto nello<strong> Stretto di Kerch</strong>. Richieste a cui Lavrov ha risposto in modo del tutto negativo. I 24 marinai ucraini detenuti  &#8220;sono sotto arresto e sono salvaguardati dai trattati sui diritti umani. Saranno processati secondo le leggi russe, perché sono entrati in acque russe illegalmente. Ora dobbiamo vedere le tempistiche secondo il diritto russo&#8221;, ha commentato il capo della diplomazia russa in conferenza stampa.</p>
<p></p>
<p>Ma la diplomazia corre su binari diversi. E un conto sono le dichiarazioni pubbliche, un conto è quanto avviene nelle (non troppo) segrete stanze. <strong>Federica Mogherini</strong> ha lanciato le sue pubbliche accuse rivolte al Cremlino, ma poi ha avuto due incontri, di mezz&#8217;ora ciascuno, proprio con Lavrov e Klimkin. Sul tavolo quello che interessa particolarmente all&#8217;Ue, le conseguenze sul commercio legate al continuo blocco del<strong> Mar d&#8217;Azov</strong>, visto che è uno dei principali specchi d&#8217;acqua da cui partono grano, legname e petrolio proveniente dalla Russia verso il Mediterraneo e i Paesi dell&#8217;Unione europea.</p>
<p>Ma Lavrov e Klimkin non hanno avuto incontri solo con la Mogherini. I due ministri hanno incontrato separatamente anche il ministro degli Esteri tedesco, <strong>Heiko Maas</strong>. Due vertici particolarmente interessanti, visto che è la Germania ad essere considerata la potenza europea che può fare da mediatore fra Kiev e Mosca. Il commento di Maas non è stato particolarmente positivo al termine dei due colloqui, visto che ha definito &#8220;difficili&#8221; le conversazioni con i suoi interlocutori di Russia e Ucraina. Ma è un segnale che qualcosa si sta muovendo. E che l&#8217;asse Roma-Berlino esiste. Il ministro degli Esteri tedesco ha proposto di estendere al Mare d&#8217;Azov la missione di monitoraggio dell&#8217;Osce. &#8220;Penso che gli ucraini considerino la proposta ragionevole, mentre i russi al contrario l&#8217;hanno presa in modo molto scettico&#8221; ha commentato Maas. E l&#8217;arrivo di una nuova nave da guerra americana nel Mar Nero non aiuterà a far cambiare idea al Cremlino.</p>
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		<title>Nella crisi fra Russia e Ucraina  l&#8217;Italia avrà un ruolo fondamentale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/russia-ucraina-italia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Nov 2018 07:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mar d'Azov]]></category>
		<category><![CDATA[Osce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1443" height="963" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8695969.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8695969.jpg 1443w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8695969-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8695969-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8695969-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1443px) 100vw, 1443px" /></p>
<p>L&#8217;Italia può giocare un ruolo chiave nella crisi fra Russia e Ucraina. E il governo di Giuseppe Conte, apparso distante rispetto agli altri Stati europei nei riguardi dell&#8217;escalation fra Kiev e Mosca, va considerato in realtà un attore quasi essenziale nella de-escalation fra i due Paesi. La presidenza Osce Il motivo è di natura formale, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-ucraina-italia.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1443" height="963" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8695969.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8695969.jpg 1443w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8695969-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8695969-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8695969-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1443px) 100vw, 1443px" /></p><p>L&#8217;<strong>Italia</strong> può giocare un ruolo chiave nella <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/perche-russia-ucraina-azov/">crisi fra Russia e Ucraina</a>. E il governo di Giuseppe Conte, apparso distante rispetto agli altri Stati europei nei riguardi dell&#8217;escalation fra Kiev e Mosca, va considerato in realtà un attore quasi essenziale nella de-escalation fra i due Paesi.</p>
<p>La presidenza Osce</p>
<p>Il motivo è di natura formale, ma anche sostanziale: <strong>l&#8217;Italia ha la presidenza dell&#8217;Osce</strong>, l&#8217;Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Ed è questa organizzazione a essere l&#8217;unica in grado di far dialogare Russia e Ucraina nella guerra iniziata nel 2014 e che con le tensioni nel Mar d&#8217;Azov non sembra destinata a chiudersi nel breve termine.</p>
<p>Il 6 e il 7 dicembre, a <strong>Milano</strong>, si terrà il consiglio dei ministri dell&#8217;Organizzazione. Un momento particolarmente importante, visto che si riuniranno i delegati di tutti gli Stati membri, comprese quelle coinvolte nella crisi del Mar d&#8217;Azov: non solo Russia e Ucraina, ma anche potenze europee e Stati Uniti. E vista la prossimità temporale con quanto sta avvenendo sulle rive del Mar Nero, è chiaro che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/stretto-kerch-tanti-perche-della-crisi-russia-ucraina/">lo scontro fra Kiev e Mosca</a> sarà un tema centrale nel vertice milanese.</p>
<p></p>
<p>In questo senso, l&#8217;Italia ha un ruolo essenziale. Non solo perché è presidente dell&#8217;Osce, ma anche perché è uno dei Paesi che in sede Osce e all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea ha dimostrato più aperture nei confronti della <strong>Russia</strong>, pur non rinunciando mai alla sua appartenenza al blocco occidentale e atlantico. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/europa-usa-russia-cina-italia/">Una forma di equilibrismo</a> che ha permesso al <strong>governo Conte</strong> di non auto-escludersi dalla cooperazione con Mosca nonostante la polarizzazione del mondo. E che adesso, grazie anche al ruolo formale di presidente dell&#8217;organizzazione, concede all&#8217;Italia una chance estremamente importante per giocare un ruolo di primissimo piano nella crisi del Mar d&#8217;Azov.</p>
<p>L&#8217;alleato che non ti aspetti: la Germania</p>
<p>Chance importante in cui l&#8217;Italia ha come miglior alleato un Paese che storicamente non ha rapporti positivi con Roma, specialmente in questi ultimi mesi: la <strong>Germania</strong>. Angela Merkel è l&#8217;unico leader europeo a poter essere effettivamente un mediatore fra Russia e Ucraina. Ha relazioni consolidate e fondamentali con la Russia, in particolare sul fronte del gas, ma ha anche ottime relazioni con l&#8217;Ucraina di <strong>Petro Poroshenko</strong>. </p>
<p>Ieri, il ministro degli Esteri russo, <strong>Sergei Lavrov</strong>, è stato molto netto a dire che il Cremlino <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/schiaffo-russia-macron-e-merkel-non-ci-servono-mediatori-1608090.html">non ha bisogno di alcuna mediazione</a> nello scontro con Kiev. Ma nell&#8217;ambito Osce, la situazione potrebbe essere diversa. Ed è proprio per questo che la cancelliera tedesca ha fornito un assist molto importante all&#8217;Italia dicendo che la Germania punta fortemente sulla mediazione dell&#8217;Organizzazione. E non va sottovalutato lo stesso endorsement di <strong>Vladimir Putin</strong> <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agi.it/estero/scontro_russia_ucraina_navi-4680408/news/2018-11-28/">che ha auspicato</a> che &#8220;Berlino possa influenzare le autorità ucraine per impedirne ulteriori passi sconsiderati&#8221;, sebbene abbia anche ribadito di non volere intermediari. Un&#8217;apertura che dimostra come Mosca cerchi sponde in Europa per isolare il governo ucraino e il suo dinamismo nel Mar Nero.</p>
<p></p>
<p>Roma e Berlino si trovano quindi a giocare una partita difficile. Ma per una volta <strong>unite dallo stesso interesse</strong>: evitare che questa crisi porti a uno scontro con la Russia. Per motivi diversi, e soprattutto per interesse nazionale, Germania e Italia non vogliono che l&#8217;Europa e l&#8217;Occidente aumentino la pressione su Mosca. Soprattutto perché le sanzioni implicano pesanti ricadute sulle rispettive economie. E in questo senso, per Putin potrebbe essere una situazione estremamente positiva. Visto che si trova i suoi due migliori alleati europei uniti nella stessa direzione. </p>
<p>Prime aperture a Mosca</p>
<p>E infatti, da Italia e Germania sono arrivate parole non particolarmente dure nei confronti del Cremlino. In controtendenza rispetto a molte altre dichiarazioni europee che hanno quasi sempre dato ampio risalto soltanto alle colpe russe. Il ministro degli Esteri <strong>Enzo Moavero Milanesi</strong> ha detto osservato che &#8220;quelle tra Ucraina e Russia sono situazioni complesse&#8221; chiedendo a entrambi i Paesi di risolvere la crisi &#8220;in modo pacifico con gli strumenti delle norme internazionali&#8221; e di &#8220;non entrare in un&#8217;escalation militare&#8221;.</p>
<p>E anche un altro partner dell&#8217;Europa centrale, l&#8217;Austria, ha avuto modo di dimostrare la sua apertura nei confronti di Mosca, soprattutto sul fronte delle sanzioni. <strong>Karin Kneissel</strong>, ministro degli Esteri austriaco, ha dichiarato: &#8220;Tutto dipende dal comportamento dei due belligeranti. Ma dovrà essere allo studio&#8221;.</p>
<p></p>
<p>L&#8217;idea è che questa volta Kiev abbia commesso un errore. L&#8217;Unione europea ha sempre dato ragione all&#8217;Ucraina nello scontro con la Federazione russa. Ma i dubbi sulle operazioni della marina ucraina e l&#8217;ammissione della <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/tensione-russia-ucraina-bordo-nelle-navi-cerano-spie-kiev-1607897.html">presenza di agenti del controspionaggio</a> sulle motovedette sequestrate, non depone a favore delle tesi ucraine. E <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ucraina-sale-tensione-approvata-legge-marziale-1607971.html">l&#8217;imposizione della legge marziale</a> da parte di Poroshenko è stata una scelta che l&#8217;Unione europea, che si proclama alfiere della democrazia, non può certo dire di accogliere benevolmente.</p>
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		<title>Russia, perché le notizie sui brogli  non intaccano il consenso di Putin</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/russia-perche-le-notizie-sui-brogli-non-intaccano-consenso-putin.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Mar 2018 14:55:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Osce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318220148_25985487.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318220148_25985487.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318220148_25985487-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318220148_25985487-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318220148_25985487-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Accanto ai risultati clamorosi che hanno decretato la vittoria con maggioranze bulgare di Vladimir Putin, tanti osservatori, interni ed internazionali, hanno seguito con attenzione lo svolgimento delle procedure di voto.  Oltre 1300 osservatori provenienti in tutto il mondo hanno assistito nelle varie sezioni del Paese alle modalità in cui si sono tenute le consultazioni, non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-perche-le-notizie-sui-brogli-non-intaccano-consenso-putin.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318220148_25985487.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318220148_25985487.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318220148_25985487-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318220148_25985487-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318220148_25985487-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Accanto ai risultati clamorosi che hanno decretato la vittoria con maggioranze bulgare di <strong>Vladimir Putin</strong>, tanti osservatori, interni ed internazionali, hanno seguito con attenzione lo svolgimento delle procedure di voto. </p>
<p>Oltre <strong>1300 osservatori</strong> provenienti in tutto il mondo hanno assistito nelle varie sezioni del Paese alle modalità in cui si sono tenute le consultazioni, non senza una esternazione di perplessità da molti angoli dell&#8217;immenso continente. </p>
<p>Gli <strong>osservatori Osce</strong> presenti in Russia per l&#8217;occasione sono stati <strong>481</strong>, sparsi un po&#8217; ovunque, ma hanno tenuto in particolare considerazione alcune regioni del Paese, come ad esempio la <strong>Crimea</strong>, considerando anche la mai risolta questione dell&#8217;annessione della penisola a Mosca, di cui proprio domenica 18 marzo ricorreva il <strong>quarto anniversario</strong>. </p>
<p></p>
<p>Gli osservatori tedeschi, americani ed ucraini presenti a <strong>Sebastopoli</strong> si sono detti sorpresi delle grandi file ai seggi. La Crimea ha rappresentato sicuramente un bacino elettorale importante per Putin, che ha registrato punte di consensi del <strong>92% nella penisola</strong>. Altrettanto è successo in <strong>Daghestan</strong> e in <strong>Cecenia</strong>. </p>
<p>Alcune, molte segnalazioni sono tuttavia giunte agli osservatori indipendenti di &#8220;<strong>Golos</strong>&#8220;, la cui sede, nell&#8217;isolotto al centro della Moscova dove sorgeva la fabbrica di caramelle &#8220;<strong>Krasny Oktyabr</strong>&#8221; (Ottobre Rosso), è stato detto essere stata sgomberata dalla polizia moscovita in quanto era stata segnalata la <strong>presenza di agenti stranieri</strong>. </p>
<p>L&#8217;osservatorio indipendente &#8220;Golos&#8221; (che in russo vuol dire sia <strong>voto</strong> che <strong>voce</strong>), è in funzione dal 2000, ed ha dei referenti <strong>in 40 degli 89 soggetti federali</strong> della Federazione Russa, dai quali ha potuto apprendere delle<strong> oltre 1700 violazioni</strong> <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.golosinfo.org/ru/articles/142561">segnalate alla sede centrale</a>. Alcune sono giunte via webcam, altre semplici telefonate. In alcuni casi si sono resi noti casi di<strong> percosse</strong> a carico di alcuni osservatori. Alcune scene riprese con le webcam segnalano responsabili di seggio che infilano pacchi di schede precompilate nelle urne, in alcuni casi le webcam venivano <strong>oscurate</strong> con dei palloncini. </p>
<p></p>
<p>L&#8217;Osce, invece, <strong>non ha segnalato particolari disordini</strong> durante le procedure di voto, <a href="https://www.osce.org/odihr/elections/russia/363766">commentando le elezioni</a> come un evento quasi evitabile, a causa delle attività precedenti a domenica 18 marzo, parlando di <strong>misure repressive</strong> da parte del governo sulle opposizioni, con una forte <strong>coercizione</strong> sulle attività propagandistiche e sulle manifestazioni. </p>
<p>Si è rilanciato, ancora una volta, il caso <strong>Navalny</strong>, cui è stato negato il diritto alla candidatura per la <strong>condanna penale</strong> pendente sulla sua testa. Lo stesso attivista aveva esortato i cittadini a disertare le urne in massa, ma <strong>l&#8217;astensionismo si è limitato</strong>: è vero che Putin puntava al 70% dell&#8217;affluenza, cercando di battere il record delle elezioni del 2008 (<strong>69,8%</strong>), ma comunque, con un&#8217;affluenza al 67% ha registrato il <strong>secondo dato più alto</strong> di sempre, sfondando la barriera dei <strong>56 milioni</strong> di voti.</p>
<p>Anche dietro al dato della consistente partecipazione popolare gli osservatori hanno avuto da ridire: secondo le segnalazioni di Golos e dell&#8217;Osce fra tutti, si è detto della presenza di <strong>numerosi pullman</strong> carichi di persone portate presso le sezioni elettorali per votare in massa, con l&#8217;<strong>allestimento di banchetti e di postazioni ricreative</strong> per coloro che avessero espresso la loro preferenza. </p>
<p></p>
<p>Nonostante una serie di eventi sicuramente non chiari, e sicuramente in molti casi spiacevoli, <strong>nessuno mette in dubbio la leadership</strong> incontrastata di Putin. La Russia probabilmente non gode della fama di essere un Paese particolarmente liberale, secondo canoni prettamente occidentali. Tuttavia, spesso è necessario anche analizzare una <strong>coscienza collettiva</strong> ed un<strong> retroterra culturale diverso</strong> da quello occidentale, per comprendere quanto Putin possa comunque contare su una <strong>base di consensi molto ampia</strong>, legittima e al momento senza una valida alternativa da opporre. Il secondo e terzo partito per numero di voti, i <strong>Comunisti</strong> e <strong>Ldpr</strong>, hanno delle connotazioni piuttosto conservatrici, e insieme a Putin, coagulano <strong>oltre il 90% dei voti</strong> del Paese. </p>
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		<title>Ecco tutto quello che c&#8217;è da sapere sul voto in Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/quello-ce-sapere-sul-voto-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Mar 2018 07:40:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Osce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="643" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/1513325189-ksenia-sobchak.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/1513325189-ksenia-sobchak.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/1513325189-ksenia-sobchak-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/1513325189-ksenia-sobchak-768x494.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Quelle di oggi, domenica 18 marzo, sono le settime elezioni presidenziali che si tengono in Russia, dal crollo dell&#8217;URSS in avanti. Dal 1991 ad oggi, si sono avvicendati soltanto tre presidenti, e dalle urne di domenica non è previsto che un quarto nome vada a sommarsi a quelli di Eltsin, Medvedev e Putin.  Il presidentissimo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/quello-ce-sapere-sul-voto-russia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="643" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/1513325189-ksenia-sobchak.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/1513325189-ksenia-sobchak.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/1513325189-ksenia-sobchak-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/1513325189-ksenia-sobchak-768x494.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p><p>Quelle di oggi, domenica 18 marzo, sono le <strong>settime elezioni</strong> presidenziali che si tengono in Russia, dal crollo dell&#8217;URSS in avanti. Dal 1991 ad oggi, si sono avvicendati soltanto <strong>tre presidenti</strong>, e dalle urne di domenica non è previsto che un quarto nome vada a sommarsi a quelli di <strong>Eltsin</strong>, <strong>Medvedev</strong> e <strong>Putin</strong>. </p>
<p>Il presidentissimo russo, infatti, dovrebbe riconfermarsi alla guida del Paese per altri <strong>sei anni</strong>, fino al 2024, quando completerà per la seconda volta il suo secondo mandato consecutivo, andando a concludere un percorso di presidenza di <strong>12 anni</strong>, sei per mandato, dopo che nel 2012 è stata <strong>modificata la Costituzione</strong> russa, che ha <strong>prolungato la durata</strong> del mandato presidenziale da 4 a 6 anni. </p>
<p>Durante il periodo pre-elettorale, un piccolo incidente di percorso provocato dalla candidata indipendente <strong>Kseniya Sobchak</strong> ha <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/putin-non-pu-candidarsi-commissione-elettorale-smentisce-1498260.html">messo a rischio</a> la candidatura di Putin, sulla quale la Commissione Elettorale Centrale ha <strong>fugato ogni dubbio</strong> di legittimità. Dunque domenica procederà tutto secondo i piani, con i seggi aperti in tutto il Paese per 12 ore, <strong>dalle ore 8 alle ore 20</strong> (6-18 ora italiana).</p>
<p></p>
<p>Da <strong>Kaliningrad</strong> alla <strong>Chukotka</strong> vi saranno circa <strong>96mila sezioni</strong> aperte, più 378 per i circa 2 milioni di russi residenti all&#8217;estero. In totale, 110 milioni di cittadini, sui <strong>142 milioni</strong> di abitanti, avranno diritto ad esprimere la propria preferenza per uno degli <strong>otto candidati</strong> ad occupare le stanze del Cremlino fino al 2024. </p>
<p>La questione che gli osservatori internazionali si porranno sarà solo accertarsi con <strong>quale percentuale</strong> Vladimir Putin si riconfermerà alla guida della Federazione, vista e considerata una concorrenza che non sembra spaventare il buon operato del presidente uscente. <strong>Pavel Grudinin</strong> ha sostituito <strong>Gennady Zjuganov</strong> in qualità di candidato per il <strong>Partito Comunista</strong> russo, mentre <strong>Vladimir Zhirinovsky</strong>, dei liberaldemocratici di<strong> LDPR</strong> sarà l&#8217;unico candidato ad aver affrontato <strong>tutte e sette le tornate</strong> elettorali presidenziali dal 1991 ad oggi, all&#8217;età di 71 anni. </p>
<p>Tra i candidati che spiccano, troviamo sicuramente <strong>Kseniya Sobchak</strong>, la star televisiva figlia di <strong>Anatoly Sobchak</strong>, padre politico di Vladimir Putin, che però non sembra, secondo i sondaggi, superare il 3%. Non ci sarà l&#8217;eccellente nome di <strong>Alexey Navalny</strong>, tanto osannato in Occidente quale antagonista principale di Putin, ma che ha il solo merito di aver raccolto un buon 27% nelle ultime elezioni per il sindaco di Mosca. Ad oggi risulta <strong>non candidabile</strong>, per alcuni precedenti penali ed una <strong>condanna</strong> per il caso <em>Kirovlets</em>. </p>
<p></p>
<p>Non vi sono grosse novità sul fronte del conteggio dei voti: passa al primo turno il candidato che ottiene il <strong>50% +1</strong> dei voti validi, altrimenti i due più suffragati andranno a <strong>ballottaggio</strong> l&#8217;8 aprile. Una novità è rappresentata dalla &#8220;<strong>propiskà</strong>&#8220;, ovvero la possibilità per i cittadini russi di poter <strong>votare ovunque</strong> si trovino domenica 18 marzo, senza dover rispettare l&#8217;indirizzo di residenza e la sezione correlata, così come riportato sul passaporto, interno o internazionale. Si prevede, infatti, che tale decisione sia correlata alla volontà di Putin di recarsi al voto nella <strong>Penisola di Crimea</strong>, della quale il 18 marzo ricorre il <strong>quarto anniversario</strong> della riannessione al territorio russo, a seguito del <strong>referendum del 16 marzo</strong> 2013, mai riconosciuto dalla maggioranza degli attori della Comunità Internazionale, e dove voteranno circa 2,3 milioni di persone. </p>
<p>Per le consultazioni sono occorsi ben <strong>1300 osservatori</strong> internazionali, che si accerteranno del corretto espletamento delle procedure di voto. 600 di questi sono registrati come <strong>osservatori OSCE</strong>. Oltre 17mila, tra <strong>MVD</strong> (polizia del ministero dell&#8217;Interno), <strong>Rosgvardiya</strong> (Guardia nazionale), volontari e guardie private, supervisioneranno alle operazioni di voto, e si assicureranno che per tutta la durata delle elezioni non avranno luogo <strong>manifestazioni non autorizzate</strong> per la giornata. </p>
<p>Una volta terminate le operazioni di conteggio. la Commissione Elettorale Centrale approverà il risultato delle urne, e provvederà a ratificarlo <strong>entro 10 giorni</strong>. L&#8217;eventuale vincitore assumerà effettivamente la carica entro due mesi, divenendo l&#8217;inquilino del Cremlino fino al 2024, data in cui <strong>Putin dovrà lasciare il testimone</strong> ad una nuova figura, attorno alla quale si è già aperta una <strong>lotta</strong> rilevante. </p>
<p></p>
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		<title>Tillerson, nessuna apertura a Mosca  finché non restituisce la Crimea</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tillerson-nessuna-apertura-mosca-finche-non-restituisce-la-crimea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Dec 2017 08:39:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Accordi di Minsk]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Donbass]]></category>
		<category><![CDATA[Osce]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2643" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-1024x677.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>Rex Tillerson chiude a qualsiasi accordo con la Russia sulla questione ucraina. È successo all’ultimo vertice OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Nonostante la piattaforma sia nata come opportunità di dialogo tra est e ovest già durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti non accolgono la proposta russa e dettano le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tillerson-nessuna-apertura-mosca-finche-non-restituisce-la-crimea.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2643" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/crimea-1024x677.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>Rex Tillerson chiude a qualsiasi accordo con la Russia sulla questione ucraina. È successo all’ultimo vertice OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Nonostante la piattaforma sia nata come opportunità di dialogo tra est e ovest già durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti non accolgono la proposta russa e dettano le condizioni per un’improbabile riapertura del dialogo tra Washington e Mosca.</p>
<p>Dalla Russia la proposta per risolvere il conflitto sul Donbass</p>
<p>Al <a href="http://www.osce.org/event/mc_2017">Consiglio Ministeriale OSCE</a>, svoltosi lo scorso venerdì, hanno partecipato i rappresentanti dei 57 Paesi membri dell’organizzazione. Tra i tanti temi affrontati sul piatto vi era anche la proposta avanzata dalla Russia per un passo in avanti sull’ancora irrisolta questione ucraina. Sono infatti ancor in corso pericolose frizioni circa il rispetto del Protocollo di Minsk, l’accordo raggiunto tra Ucraina, Russia e le Repubbliche separatiste del Donbass nel settembre 2014. Oltre a non essere stato rispettato il cessate il fuoco da entrambe le parti, si calcola che siano 10.000 le vittime degli scontri dal 2014, l’Ucraina non ha rispettato lo status d’indipendenza che gli accordi di Minsk riconoscevano alle Repubbliche di Doneck e Lugansk.</p>
<p>A complicare la situazione vi è poi la penisola di Crimea, annessa alla Russia a seguito di un Referendum nel 2014, il cui esito non è però riconosciuto valido dai Paesi NATO. Ora per uscire da quest’impasse e ridurre il livello di conflitto sul Donbass, la Russia ha proposta di inviare caschi blu dell’ONU nella regione sia per stabilizzare i confini tra filo russi e filo ucraini, sia per difendere gli osservatori OSCE e facilitarne il lavoro.</p>
<p>Tillerson chiude a qualsiasi possibilità di dialogo con la Russia</p>
<p>Proposta che è stata letteralmente rispedita al mittente da parte americana. Nel<a href="http://www.osce.org/chairmanship/361516?download=true"> suo intervento</a> durante il summit, il Segretario di Stato USA Rex Tillerson ha attaccato direttamente la Russia come unica colpevole del conflitto sul Donbass. “Non accetteremo mai l’occupazione e il tentativo di annessione della Crimea da parte della Russia. Le sanzioni relative alla Crimea rimarranno finché la Russia non restituirà il pieno controllo della penisola all’Ucraina”. Rex Tillerson pone dunque delle condizioni precise per una ripresa del dialogo tra Mosca e Washington, senza fare sconti.</p>
<p>La posizione americana si fa poi ancora più aggressiva nei riferimenti al rispetto degli accordi di Minsk: “Mentre l’Ucraina sta facendo passi avanti nel rispetto di questi accordi (Minsk), la Russia non sta facendo nulla. Lo scorso novembre le violazioni del cessate il fuoco nelle Repubbliche di Doneck e Lugansk sono aumentate del 60%. Dobbiamo essere chiari circa l’origine di questa violenza: la Russia sta armando, guidando, addestrando e combattendo a fianco delle forze anti governative”. Senza mezzi termini e giri di parole Rex Tillerson accusa la Russia come unica colpevole per la violazione degli accordi.</p>
<p>Secondo Washington i peacekeepers favoriscono i filo russi</p>
<p>In realtà prove a riguardo non ce ne sono ancora e l’invio dei peacekeepers servirebbe appunto per favorire una migliore osservazione da parte dei dipendenti OSCE al fine di stabilire con chiarezza da che parte della barricata avvengano le violazioni. Oltre alla motivazione etica di facciata fornita da Tillerson per il rifiuto alla proposta russa, ve ne sarebbe un’altra di natura più “logistica”. È, stranamente, il <a href="https://www.washingtonpost.com/world/europe/tillerson-vows-no-warming-with-russia-until-it-leaves-ukraine/2017/12/07/2d1b8e0c-d7b6-11e7-9ad9-ca0619edfa05_story.html?utm_term=.1a0f71be49ca">Washington Post</a> a enunciarla tra le righe. “Loro (gli Stati Uniti e i loro alleati) sono preoccupati che una più limitata missione di protezione degli osservatori, come ha proposto la Russia, potrebbe bloccare in territori effettivi dei separatisti filo russi ciò che si vorrebbe restituire all’Ucraina”.</p>
<p>In pratica il giornale americano sta dicendo che i peacekeepers bloccherebbero i confini così come sono ora, rendendo effettivo ciò che è stato conquistato sul campo dai due gruppi. Inaccettabile evidentemente per Washington. Ma allora tra Russia e Stati Uniti chi è che ha più interesse a far continuare la guerra? Tra i due litiganti ci dovrebbe essere un terzo soggetto, in questo caso l’Europa, a far da paciere. Se fino ad oggi però il Vecchio Continente si è per certi versi appiattito alle scelte di Washington in fatto di non dialogo con Mosca, sembra che ora possa essere cambiato il vento.</p>
<p>In Germania si sono stufati della leadership americana</p>
<p>Il cambio di paradigma pare essere arrivato inaspettatamente dalla Germania. Il Ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel, <a href="https://www.reuters.com/article/us-germany-foreign/germany-must-stop-relying-on-u-s-for-foreign-policy-foreign-minister-idUSKBN1DY2U1">ha infatti dichiarato</a> che la Germania deve continuare a investire nella partnership con gli Stati Uniti, in materia economica, ma deve essere molto più decisa nel rispettare i propri interessi quando i due Paesi si trovano in disaccordo. Gabriel ha usato come esempio proprio le sanzioni americane contro la Russia che danneggiano l’economia europea. Un altro strappo che sommato alla divergenza sul riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele, allontana sempre più Bruxelles dall’influenza di Washington. </p>
<p></p>
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		<title>Artiglieria, raid e cyber attacchi:  tutti i fronti della guerra in Donbass</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/artiglieria-propaganda-cyber-attacchi-tutti-fronti-della-guerra-donbass.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Oct 2017 16:20:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Donbass]]></category>
		<category><![CDATA[Kiev]]></category>
		<category><![CDATA[Osce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1477043190-olycom-20161007154044-20883310.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1477043190-olycom-20161007154044-20883310.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1477043190-olycom-20161007154044-20883310-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1477043190-olycom-20161007154044-20883310-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1477043190-olycom-20161007154044-20883310-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il conflitto nel Donbass sta tornando ad infiammarsi. A dirlo all’inviata a Kiev del quotidiano La Stampa, Francesca Sforza, è uno dei membri della Missione Speciale di Monitoraggio dell’Osce. Gli accordo di Minsk per il cessate il fuoco, di fatto, non sono mai entrati pienamente in vigore. Ma se nell&#8217;ultimo anno il lancio dei proiettili di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/artiglieria-propaganda-cyber-attacchi-tutti-fronti-della-guerra-donbass.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/artiglieria-propaganda-cyber-attacchi-tutti-fronti-della-guerra-donbass.html">Artiglieria, raid e cyber attacchi:  tutti i fronti della guerra in Donbass</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1477043190-olycom-20161007154044-20883310.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1477043190-olycom-20161007154044-20883310.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1477043190-olycom-20161007154044-20883310-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1477043190-olycom-20161007154044-20883310-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1477043190-olycom-20161007154044-20883310-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il conflitto nel <strong>Donbass</strong> sta tornando ad infiammarsi. A dirlo all’inviata a Kiev del quotidiano <a href="http://www.lastampa.it/2017/10/20/esteri/artiglieria-cyberattacchi-e-propaganda-i-fronti-della-nuova-guerra-in-ucraina-i0AiDxRCrPGV4h5j2FlX6M/pagina.html"><em>La Stampa</em></a>, Francesca Sforza, è uno dei membri della Missione Speciale di Monitoraggio dell’<strong>Osce</strong>. Gli accordo di Minsk per il cessate il fuoco, di fatto, non sono mai entrati pienamente in vigore. Ma se nell&#8217;ultimo anno il lancio dei proiettili di artiglieria sulla linea del fronte, da una parte e dell’altra, iniziava nel tardo pomeriggio per finire nelle prime ore del mattino, ora secondo gli osservatori dell’Osce <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lastampa.it/2017/10/20/esteri/artiglieria-cyberattacchi-e-propaganda-i-fronti-della-nuova-guerra-in-ucraina-i0AiDxRCrPGV4h5j2FlX6M/pagina.html">citati dal quotidiano torinese</a> gli scambi di colpi vanno avanti dall’alba al tramonto, senza interruzioni. Secondo gli osservatori si registrano al giorno &#8220;circa 150 esplosioni&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Ma la guerra in Ucraina non si combatte solo con le armi convenzionali. Lo scorso 25 settembre, infatti, il presidente Petro Poroshenko, ha firmato una legge che stabilisce l’obbligo di utilizzare l’<strong>ucraino</strong> come lingua principale in tutte le scuole del Paese a partire dalla quinta elementare. E in un Paese con quasi mezzo milione di bambini appartenenti a minoranze linguistiche ed etniche, <em>in primis</em> quella russa, il provvedimento ha finito per provocare nuove tensioni, sia all’interno del Paese, sia a livello internazionale. Non c’è stata solo Mosca, infatti, a stigmatizzare il provvedimento. Durissimo è stato il ministro degli Esteri ungherese, Peter Siyarto, che è intervenuto a difesa delle minoranze magiare di Vinogradovsky e Beregovsky, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ungheria-sbatte-porta-kiev-noi-ucraina-mai-nellue-1446296.html">annunciando di essere pronto, per rappresaglia, a chiedere una una revisione</a> del trattato di associazione dell&#8217;Unione Europea con l’Ucraina. A Kiev, ha aggiunto Siyarto, le minoranze sarebbero “in una situazione peggiore rispetto all’ex Unione Sovietica”. Per protestare contro la misura approvata dalla Verkhovna Rada lo scorso 5 settembre, anche il presidente rumeno Klaus Iohannis aveva rinunciato a recarsi in visita ufficiale nel Paese.</p>
<p></p>
<p>Intanto il Paese deve fare i conti anche con i problemi interni. In questi giorni ci sono stati <strong>scontri a Kiev tra polizia e manifestanti</strong> che si sono accampati con almeno cinquanta tende davanti alla Rada per protestare contro la corruzione. I manifestanti, circa 4mila, tra cui l’ex governatore di Odessa, il georgiano <strong>Mikhail Saakashvili</strong>, accusano il presidente Poroshenko di non aver introdotto le riforme contro la corruzione e di non essere in grado di risolvere la crisi nel Donbass. Ieri il Parlamento ha messo in agenda la discussione di alcune delle proposte dei manifestanti, tra cui ci sono anche alcuni rappresentanti delle forze ultranazionaliste del Paese, come la rimozione dell’immunità parlamentare per i depuutati e la riforma del sistema elettorale. Ma in caso di risposta negativa alle richieste della piazza, “Misha”, come l’ex premier georgiano si fa chiamare dagli amici, chiede a gran voce la convocazione di <strong>elezioni anticipate</strong>, legislative e presidenziali.</p>
<p></p>
<p>Non si tratta di una nuova <strong>Maidan</strong>, assicurano i manifestanti. Ma la situazione di forte instabilità in cui versa il Paese preoccupa molti, compreso il Cremlino. E potrebbe portare ad un ulteriore inasprimento del conflitto nelle regioni del Sud-Est. Mosca &#8220;segue con attenzione gli sviluppi della situazione a Kiev”, ha affermato nei giorni scorsi il portavoce del Cremlino, Dmitrj Peskov. La risoluzione del conflitto nel <strong>Donbass</strong>, insomma, è un fatto prima di tutto politico, legato agli equilibri regionali e internazionali. Del resto, confermano <a href="http://www.lastampa.it/2017/10/20/esteri/artiglieria-cyberattacchi-e-propaganda-i-fronti-della-nuova-guerra-in-ucraina-i0AiDxRCrPGV4h5j2FlX6M/pagina.html">gli osservatori dell’Osce intervistati dalla <em>Stampa</em></a>, le parti in conflitto comunicano regolarmente, hanno il controllo del territorio e le tregue, quando vengono stabilite, vengono anche rispettate. Manca però la volontà politica di mettere la parola fine al conflitto, che, ora, un cambiamento degli equilibri a Kiev potrebbe condurre verso una nuova escalation.</p>
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		<title>Nelle trincee di Donetsk</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/la-guerra-congelata-del-donbass/nelle-trincee-donetsk.html</link>
		
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		<pubDate>Thu, 10 Aug 2017 08:35:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1441" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/2430616.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/2430616.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/2430616-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/2430616-768x577.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/2430616-1024x769.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella periferia di Donetsk si continua a combattere. A tre anni dall&#8217;inizio della guerra civile del Donbass, che vede contrapposti l&#8217;esercito regolare ucraino e le forze separatiste filorusse, e nonostante i numerosi accordi di pace, i cannoni seguitano a sparare. Impossibile stabilire il numero delle vittime. Le fonti ufficiali parlano di dodicimila caduti, ma tutti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/la-guerra-congelata-del-donbass/nelle-trincee-donetsk.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1441" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/2430616.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/2430616.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/2430616-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/2430616-768x577.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/2430616-1024x769.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nella periferia di <strong>Donetsk</strong> si continua a combattere. A tre anni dall&#8217;inizio della guerra civile del Donbass, che vede contrapposti l&#8217;esercito regolare ucraino e le forze separatiste filorusse, e nonostante i numerosi accordi di pace, i cannoni seguitano a sparare. Impossibile stabilire il numero delle vittime. Le fonti ufficiali parlano di <strong>dodicimila caduti</strong>, ma tutti sanno che le vere cifre sono molto più alte.</p>
<p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/iOPTnMzv8qk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>Nel centro della capitale della autoproclamata repubblica popolare la vita scorre normalmente: sola la notte, quanto il vento soffia verso sud, capita di sentire il lontano boato di qualche esplosione. Il fronte si trova oltre gli ultimi sobborghi operai. Qui, in uno scenario da prima guerra mondiale, uomini e ragazzi vengono feriti e uccisi ogni giorno. Abbiamo raggiunto una delle trincee avanzate della milizia separatista. &#8220;Gli sniper lavorano giorno e notte &#8211; spiega il comandante del presidio -. Usano <strong>proiettili incendiari</strong>, in modo da poter individuare meglio i bersagli dopo il calare delle tenebre&#8221;.</p>
<p>È col crepuscolo, infatti, dopo che gli osservatori dell&#8217;Osce sono rientrati alle proprie basi, che gli opposti contendenti iniziano a far tuonare le armi. A volte, in alcuni settori, ci si limita ai <em>pulemyot</em> e alle mitragliatrici pesanti. Più spesso, entrano in azione <strong>tank</strong>, <strong>mortai</strong> e <strong>cannoni</strong>. I bollettini di guerra parlano, ogni giorno, di decine di violazioni del coprifuoco. Solo nell&#8217;ultima settimana, nel territorio della repubblica di Donetsk, ci sono stati nove morti e undici feriti, ai quali bisogna aggiungere i caduti della repubblica di Lugansk e quelli dell&#8217;esercito ucraino.</p>
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<p>&#8220;Siamo in una situazione di stallo &#8211; raccontano i miliziani -. Sono ormai due anni che non si registrano grossi attacchi. Perciò abbiamo scavato le nostre trincee: difendiamo il nostro territorio e aspettiamo che succeda qualcosa&#8221;. La zona più martoriata è quella dell&#8217;aeroporto di Donetsk: il villaggio di Pisky, a ovest, la zona della piste di atterraggio, dove le trincee corrono a poche decine di metri di distanza, il sobborgo di Spartak e la periferia di Adeevka, dove negli scorsi mesi le fanterie hanno ingaggiato una disperata battaglia casa per casa. Le possibilità di una vera tregua, secondo i politici locali, sono praticamente nulle: &#8220;Il territorio della nostra repubblica dovrà espandersi fino a raggiungere i confini del vecchio oblast&#8217; di Donetsk &#8211; ha dichiarato negli scorsi giorni il presidente della repubblica separatista, <strong>Alexander Zakharchenko</strong> -. Fino a che il governo ucraino manterrà l&#8217;atteggiamento che ha tenuto negli ultimi tre anni, non credo che ci potranno essere trattative&#8221;. La pace è ancora lontana, all&#8217;orizzonte di Donetsk.</p>
<p><em><strong><a style="color: #0000ff;" href="http://www.alfredobosco.com/" target="_blank" rel="noopener">Foto di Alfredo Bosco</a></strong></em></p>
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