Quelle di oggi, domenica 18 marzo, sono le settime elezioni presidenziali che si tengono in Russia, dal crollo dell’URSS in avanti. Dal 1991 ad oggi, si sono avvicendati soltanto tre presidenti, e dalle urne di domenica non è previsto che un quarto nome vada a sommarsi a quelli di Eltsin, Medvedev e Putin

Il presidentissimo russo, infatti, dovrebbe riconfermarsi alla guida del Paese per altri sei anni, fino al 2024, quando completerà per la seconda volta il suo secondo mandato consecutivo, andando a concludere un percorso di presidenza di 12 anni, sei per mandato, dopo che nel 2012 è stata modificata la Costituzione russa, che ha prolungato la durata del mandato presidenziale da 4 a 6 anni. 

Durante il periodo pre-elettorale, un piccolo incidente di percorso provocato dalla candidata indipendente Kseniya Sobchak ha messo a rischio la candidatura di Putin, sulla quale la Commissione Elettorale Centrale ha fugato ogni dubbio di legittimità. Dunque domenica procederà tutto secondo i piani, con i seggi aperti in tutto il Paese per 12 ore, dalle ore 8 alle ore 20 (6-18 ora italiana).

Da Kaliningrad alla Chukotka vi saranno circa 96mila sezioni aperte, più 378 per i circa 2 milioni di russi residenti all’estero. In totale, 110 milioni di cittadini, sui 142 milioni di abitanti, avranno diritto ad esprimere la propria preferenza per uno degli otto candidati ad occupare le stanze del Cremlino fino al 2024. 

La questione che gli osservatori internazionali si porranno sarà solo accertarsi con quale percentuale Vladimir Putin si riconfermerà alla guida della Federazione, vista e considerata una concorrenza che non sembra spaventare il buon operato del presidente uscente. Pavel Grudinin ha sostituito Gennady Zjuganov in qualità di candidato per il Partito Comunista russo, mentre Vladimir Zhirinovsky, dei liberaldemocratici di LDPR sarà l’unico candidato ad aver affrontato tutte e sette le tornate elettorali presidenziali dal 1991 ad oggi, all’età di 71 anni. 

Tra i candidati che spiccano, troviamo sicuramente Kseniya Sobchak, la star televisiva figlia di Anatoly Sobchak, padre politico di Vladimir Putin, che però non sembra, secondo i sondaggi, superare il 3%. Non ci sarà l’eccellente nome di Alexey Navalny, tanto osannato in Occidente quale antagonista principale di Putin, ma che ha il solo merito di aver raccolto un buon 27% nelle ultime elezioni per il sindaco di Mosca. Ad oggi risulta non candidabile, per alcuni precedenti penali ed una condanna per il caso Kirovlets

Non vi sono grosse novità sul fronte del conteggio dei voti: passa al primo turno il candidato che ottiene il 50% +1 dei voti validi, altrimenti i due più suffragati andranno a ballottaggio l’8 aprile. Una novità è rappresentata dalla “propiskà“, ovvero la possibilità per i cittadini russi di poter votare ovunque si trovino domenica 18 marzo, senza dover rispettare l’indirizzo di residenza e la sezione correlata, così come riportato sul passaporto, interno o internazionale. Si prevede, infatti, che tale decisione sia correlata alla volontà di Putin di recarsi al voto nella Penisola di Crimea, della quale il 18 marzo ricorre il quarto anniversario della riannessione al territorio russo, a seguito del referendum del 16 marzo 2013, mai riconosciuto dalla maggioranza degli attori della Comunità Internazionale, e dove voteranno circa 2,3 milioni di persone. 

Per le consultazioni sono occorsi ben 1300 osservatori internazionali, che si accerteranno del corretto espletamento delle procedure di voto. 600 di questi sono registrati come osservatori OSCE. Oltre 17mila, tra MVD (polizia del ministero dell’Interno), Rosgvardiya (Guardia nazionale), volontari e guardie private, supervisioneranno alle operazioni di voto, e si assicureranno che per tutta la durata delle elezioni non avranno luogo manifestazioni non autorizzate per la giornata. 

Una volta terminate le operazioni di conteggio. la Commissione Elettorale Centrale approverà il risultato delle urne, e provvederà a ratificarlo entro 10 giorni. L’eventuale vincitore assumerà effettivamente la carica entro due mesi, divenendo l’inquilino del Cremlino fino al 2024, data in cui Putin dovrà lasciare il testimone ad una nuova figura, attorno alla quale si è già aperta una lotta rilevante. 

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