Accanto ai risultati clamorosi che hanno decretato la vittoria con maggioranze bulgare di Vladimir Putin, tanti osservatori, interni ed internazionali, hanno seguito con attenzione lo svolgimento delle procedure di voto. 

Oltre 1300 osservatori provenienti in tutto il mondo hanno assistito nelle varie sezioni del Paese alle modalità in cui si sono tenute le consultazioni, non senza una esternazione di perplessità da molti angoli dell’immenso continente. 

Gli osservatori Osce presenti in Russia per l’occasione sono stati 481, sparsi un po’ ovunque, ma hanno tenuto in particolare considerazione alcune regioni del Paese, come ad esempio la Crimea, considerando anche la mai risolta questione dell’annessione della penisola a Mosca, di cui proprio domenica 18 marzo ricorreva il quarto anniversario

Gli osservatori tedeschi, americani ed ucraini presenti a Sebastopoli si sono detti sorpresi delle grandi file ai seggi. La Crimea ha rappresentato sicuramente un bacino elettorale importante per Putin, che ha registrato punte di consensi del 92% nella penisola. Altrettanto è successo in Daghestan e in Cecenia

Alcune, molte segnalazioni sono tuttavia giunte agli osservatori indipendenti di “Golos“, la cui sede, nell’isolotto al centro della Moscova dove sorgeva la fabbrica di caramelle “Krasny Oktyabr” (Ottobre Rosso), è stato detto essere stata sgomberata dalla polizia moscovita in quanto era stata segnalata la presenza di agenti stranieri

L’osservatorio indipendente “Golos” (che in russo vuol dire sia voto che voce), è in funzione dal 2000, ed ha dei referenti in 40 degli 89 soggetti federali della Federazione Russa, dai quali ha potuto apprendere delle oltre 1700 violazioni segnalate alla sede centrale. Alcune sono giunte via webcam, altre semplici telefonate. In alcuni casi si sono resi noti casi di percosse a carico di alcuni osservatori. Alcune scene riprese con le webcam segnalano responsabili di seggio che infilano pacchi di schede precompilate nelle urne, in alcuni casi le webcam venivano oscurate con dei palloncini. 

L’Osce, invece, non ha segnalato particolari disordini durante le procedure di voto, commentando le elezioni come un evento quasi evitabile, a causa delle attività precedenti a domenica 18 marzo, parlando di misure repressive da parte del governo sulle opposizioni, con una forte coercizione sulle attività propagandistiche e sulle manifestazioni. 

Si è rilanciato, ancora una volta, il caso Navalny, cui è stato negato il diritto alla candidatura per la condanna penale pendente sulla sua testa. Lo stesso attivista aveva esortato i cittadini a disertare le urne in massa, ma l’astensionismo si è limitato: è vero che Putin puntava al 70% dell’affluenza, cercando di battere il record delle elezioni del 2008 (69,8%), ma comunque, con un’affluenza al 67% ha registrato il secondo dato più alto di sempre, sfondando la barriera dei 56 milioni di voti.

Anche dietro al dato della consistente partecipazione popolare gli osservatori hanno avuto da ridire: secondo le segnalazioni di Golos e dell’Osce fra tutti, si è detto della presenza di numerosi pullman carichi di persone portate presso le sezioni elettorali per votare in massa, con l’allestimento di banchetti e di postazioni ricreative per coloro che avessero espresso la loro preferenza. 

Nonostante una serie di eventi sicuramente non chiari, e sicuramente in molti casi spiacevoli, nessuno mette in dubbio la leadership incontrastata di Putin. La Russia probabilmente non gode della fama di essere un Paese particolarmente liberale, secondo canoni prettamente occidentali. Tuttavia, spesso è necessario anche analizzare una coscienza collettiva ed un retroterra culturale diverso da quello occidentale, per comprendere quanto Putin possa comunque contare su una base di consensi molto ampia, legittima e al momento senza una valida alternativa da opporre. Il secondo e terzo partito per numero di voti, i Comunisti e Ldpr, hanno delle connotazioni piuttosto conservatrici, e insieme a Putin, coagulano oltre il 90% dei voti del Paese. 

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