Rex Tillerson chiude a qualsiasi accordo con la Russia sulla questione ucraina. È successo all’ultimo vertice OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Nonostante la piattaforma sia nata come opportunità di dialogo tra est e ovest già durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti non accolgono la proposta russa e dettano le condizioni per un’improbabile riapertura del dialogo tra Washington e Mosca.

Dalla Russia la proposta per risolvere il conflitto sul Donbass

Al Consiglio Ministeriale OSCE, svoltosi lo scorso venerdì, hanno partecipato i rappresentanti dei 57 Paesi membri dell’organizzazione. Tra i tanti temi affrontati sul piatto vi era anche la proposta avanzata dalla Russia per un passo in avanti sull’ancora irrisolta questione ucraina. Sono infatti ancor in corso pericolose frizioni circa il rispetto del Protocollo di Minsk, l’accordo raggiunto tra Ucraina, Russia e le Repubbliche separatiste del Donbass nel settembre 2014. Oltre a non essere stato rispettato il cessate il fuoco da entrambe le parti, si calcola che siano 10.000 le vittime degli scontri dal 2014, l’Ucraina non ha rispettato lo status d’indipendenza che gli accordi di Minsk riconoscevano alle Repubbliche di Doneck e Lugansk.

A complicare la situazione vi è poi la penisola di Crimea, annessa alla Russia a seguito di un Referendum nel 2014, il cui esito non è però riconosciuto valido dai Paesi NATO. Ora per uscire da quest’impasse e ridurre il livello di conflitto sul Donbass, la Russia ha proposta di inviare caschi blu dell’ONU nella regione sia per stabilizzare i confini tra filo russi e filo ucraini, sia per difendere gli osservatori OSCE e facilitarne il lavoro.

Tillerson chiude a qualsiasi possibilità di dialogo con la Russia

Proposta che è stata letteralmente rispedita al mittente da parte americana. Nel suo intervento durante il summit, il Segretario di Stato USA Rex Tillerson ha attaccato direttamente la Russia come unica colpevole del conflitto sul Donbass. “Non accetteremo mai l’occupazione e il tentativo di annessione della Crimea da parte della Russia. Le sanzioni relative alla Crimea rimarranno finché la Russia non restituirà il pieno controllo della penisola all’Ucraina”. Rex Tillerson pone dunque delle condizioni precise per una ripresa del dialogo tra Mosca e Washington, senza fare sconti.

La posizione americana si fa poi ancora più aggressiva nei riferimenti al rispetto degli accordi di Minsk: “Mentre l’Ucraina sta facendo passi avanti nel rispetto di questi accordi (Minsk), la Russia non sta facendo nulla. Lo scorso novembre le violazioni del cessate il fuoco nelle Repubbliche di Doneck e Lugansk sono aumentate del 60%. Dobbiamo essere chiari circa l’origine di questa violenza: la Russia sta armando, guidando, addestrando e combattendo a fianco delle forze anti governative”. Senza mezzi termini e giri di parole Rex Tillerson accusa la Russia come unica colpevole per la violazione degli accordi.

Secondo Washington i peacekeepers favoriscono i filo russi

In realtà prove a riguardo non ce ne sono ancora e l’invio dei peacekeepers servirebbe appunto per favorire una migliore osservazione da parte dei dipendenti OSCE al fine di stabilire con chiarezza da che parte della barricata avvengano le violazioni. Oltre alla motivazione etica di facciata fornita da Tillerson per il rifiuto alla proposta russa, ve ne sarebbe un’altra di natura più “logistica”. È, stranamente, il Washington Post a enunciarla tra le righe. “Loro (gli Stati Uniti e i loro alleati) sono preoccupati che una più limitata missione di protezione degli osservatori, come ha proposto la Russia, potrebbe bloccare in territori effettivi dei separatisti filo russi ciò che si vorrebbe restituire all’Ucraina”.

In pratica il giornale americano sta dicendo che i peacekeepers bloccherebbero i confini così come sono ora, rendendo effettivo ciò che è stato conquistato sul campo dai due gruppi. Inaccettabile evidentemente per Washington. Ma allora tra Russia e Stati Uniti chi è che ha più interesse a far continuare la guerra? Tra i due litiganti ci dovrebbe essere un terzo soggetto, in questo caso l’Europa, a far da paciere. Se fino ad oggi però il Vecchio Continente si è per certi versi appiattito alle scelte di Washington in fatto di non dialogo con Mosca, sembra che ora possa essere cambiato il vento.

In Germania si sono stufati della leadership americana

Il cambio di paradigma pare essere arrivato inaspettatamente dalla Germania. Il Ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel, ha infatti dichiarato che la Germania deve continuare a investire nella partnership con gli Stati Uniti, in materia economica, ma deve essere molto più decisa nel rispettare i propri interessi quando i due Paesi si trovano in disaccordo. Gabriel ha usato come esempio proprio le sanzioni americane contro la Russia che danneggiano l’economia europea. Un altro strappo che sommato alla divergenza sul riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele, allontana sempre più Bruxelles dall’influenza di Washington.