Il vento dell’Est spira su Milano. No, non è una previsione meteorologica, ma la descrizione di quanto sta avvenendo in queste ore nel capoluogo lombardo, dove si tiene il consiglio dei ministri dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. A Milano sono presenti circa 40 ministri degli Esteri. Ed è l’Europa orientale, in particolare il conflitto in Ucraina, a essere il tema al centro del dibattito. 

Sergei Lavrov e Pavlo Klimkin, ministri degli Esteri di Russia e Ucraina, sono arrivati a Milano catalizzando immediatamente l’attenzione non solo dei media, ma anche dei delegati. La crisi del Mar d’Azov ha monopolizzato le discussioni, nonostante vi siano altre crisi da risolvere e altri problemi che l’Osce dovrà analizzare.

Ma è ovvio che le tensioni fra Kiev e Mosca non potevano essere messe in secondo piano. E anzi, l’Italia, proprio per i rapporti positivi che intrattiene con la Russia, può ritagliarsi un ruolo estremamente importante anche in qualità di presidente di turno dell’Organizzazione. È attraverso l’Osce, o anche attraverso l’Osce, che passa il dialogo fra i due Paesi in guerra. E quest’incontro arriva in uno dei momenti più bassi delle relazioni diplomatiche: con i marinai ucraini detenuti dalla Russia e le accuse da parte di Kiev nei confronti di Mosca sulla volontà di invadere il Paese.

Le tensioni non accennano a diminuire. E nemmeno il vertice di Milano sembra essere riuscito a stemperare i toni. “Questa è la quinta ministeriale dell’Osce dominata dal comportamento destabilizzante della Russia”, ha denunciato il ministro degli Esteri ucraino. E ha ribadito le sue accuse riguardo “il comportamento destabilizzante della Russia”, che, a detta del ministro ucraino “ha trasformato la Crimea in una base militare, uccidendo e ferendo 30mila persone. Occorre una risposta immediata e forte a quest’aggressione crescente”.

Klimkin, durante la plenaria, ha lanciato un messaggio durissimo nei confronti di Mosca. Ha detto che la Russia ha compiuto una  vera e propria “aggressione” all’Ucraina e che “è urgente dare una risposta immediata e forte” contro Mosca, che è una “minaccia” che “semina instabilità nei Paesi Osce”.

Accuse che hanno trovato molte sponde da parte degli altri Paesi europei e, in particolare, da Federica Mogherini, alto rappresentante dell’Ue, che ha chiesto a Mosca il rilascio immediato dei marinai ucraini arrestati dopo quanto avvenuto nello Stretto di Kerch. Richieste a cui Lavrov ha risposto in modo del tutto negativo. I 24 marinai ucraini detenuti  “sono sotto arresto e sono salvaguardati dai trattati sui diritti umani. Saranno processati secondo le leggi russe, perché sono entrati in acque russe illegalmente. Ora dobbiamo vedere le tempistiche secondo il diritto russo”, ha commentato il capo della diplomazia russa in conferenza stampa.

Ma la diplomazia corre su binari diversi. E un conto sono le dichiarazioni pubbliche, un conto è quanto avviene nelle (non troppo) segrete stanze. Federica Mogherini ha lanciato le sue pubbliche accuse rivolte al Cremlino, ma poi ha avuto due incontri, di mezz’ora ciascuno, proprio con Lavrov e Klimkin. Sul tavolo quello che interessa particolarmente all’Ue, le conseguenze sul commercio legate al continuo blocco del Mar d’Azov, visto che è uno dei principali specchi d’acqua da cui partono grano, legname e petrolio proveniente dalla Russia verso il Mediterraneo e i Paesi dell’Unione europea.

Ma Lavrov e Klimkin non hanno avuto incontri solo con la Mogherini. I due ministri hanno incontrato separatamente anche il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas. Due vertici particolarmente interessanti, visto che è la Germania ad essere considerata la potenza europea che può fare da mediatore fra Kiev e Mosca. Il commento di Maas non è stato particolarmente positivo al termine dei due colloqui, visto che ha definito “difficili” le conversazioni con i suoi interlocutori di Russia e Ucraina. Ma è un segnale che qualcosa si sta muovendo. E che l’asse Roma-Berlino esiste. Il ministro degli Esteri tedesco ha proposto di estendere al Mare d’Azov la missione di monitoraggio dell’Osce. “Penso che gli ucraini considerino la proposta ragionevole, mentre i russi al contrario l’hanno presa in modo molto scettico” ha commentato Maas. E l’arrivo di una nuova nave da guerra americana nel Mar Nero non aiuterà a far cambiare idea al Cremlino.

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