La geopolitica della corsa allo spazio
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Mentre la Russia stava ammassando le sue truppe lungo i confini orientali dell’Ucraina, l’Osce, ovvero l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, pensava bene di indire a Kiev una conferenza sulla prevenzione del traffico illegale di armi. Lo scorso 15 febbraio, e cioè nove giorni prima dello scoppio della guerra, la capitale ucraina ospitava un congresso del quale avrebbe probabilmente volentieri fatto a meno.

Già, perché gli allarmi di un possibile assalto russo erano sempre più numerosi, la Polonia iniziava persino ad allestire campi profughi, prevedendo un esodo di massa in caso di probabile conflitto, e i russi lanciavano messaggi ambigui. È in un clima del genere, come ha sottolineato il Corriere della Sera, che l’Osce ha coordinato il suddetto congresso.

Piccolo particolare: stiamo parlando dell’organizzazione che, da circa mezzo secolo, sarebbe incaricata di monitorare i conflitti mondiali. Il paradosso è che, praticamente alla vigilia di uno dei più importanti conflitti contemporanei, l’Organizzazione ha fatto finta di niente, perdendo tempo a coordinare un convegno  – e questa è la beffa più grande – proprio nella città che, di lì a poco, sarebbe diventata martire della cosiddetta “operazione militare speciale” del Cremlino.

Osce nell’occhio del ciclone

Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, le polemiche sono diventate sempre più pressanti. L’Osce è finita nell’occhio del ciclone, accusata ora di essersi “addormentata” ora di essere “Inadeguata”. Come è possibile che, all’alba di una guerra, l’Organizzazione che dovrebbe occuparsi di sicurezza regionale, promuovere la pace e dialogo politico, non si sia accorta del pericolo che stava arrivando da Mosca?

Dalla sede Osce respingono ogni accusa ma il terremoto ha ormai colpito l’organizzazione. Anche perché sono emersi altri particolari degni di nota. La sera del 24 febbraio, ad esempio, quasi 18 ore dopo che il Cremlino aveva ordinato l’attacco, la segretaria generale dell’Osce, Helga Schmid, ordinò l’evacuazione immediata dei quasi mille funzionari dell’organizzazione presenti in Ucraina. Attenzione però, perché l’ordine sarebbe arrivato nella confusione più totale, tanto che quasi 500 impiegati dello staff ucraino sarebbero stati addirittura abbandonati al loro destino.

Ucraini abbandonati

La ricostruzione dei fatti è emblematica. I 488 osservatori internazionali lasciarono l’Ucraina in fretta e furia per raggiungere Romania, Polonia e Moldova, senza portare con sé gli ucraini che, per anni e anni, avevano collaborato con loro nelle più svariate mansioni. Pare che l’Osce abbia inviato una sola e stringata mail allo staff ucraino nel quale consigliava di restare in luoghi sicuri e si limitava a fare gli auguri agli ormai ex collaboratori rimati in balia dell’esercito russo.

Di fatto sarebbe stata questa l’ultima mail inoltrata agli ucraini. Il personale rimato in Ucraina, infatti, finì presto sotto le grinfie degli uomini del Cremlino. Molti sono stati accusati di tradimento, altri di essere al soldo di un’organizzazione internazionale non particolarmente ben vista a Mosca e dintorni. Il sito Politico è sceso nei dettagli, spiegando che la ritirata dell’Osce ha creato seri problemi a numerosi dipendenti locali. Maryna Fenina, ad esempio, è stata uccisa a marzo da un bombardamento in quel di Kharkiv; Vadim Holda, addetto alla sicurezza, è stato arrestato a Donetsk; Maksym Petrov, interprete, è stato incarcerato per tradimento. E così via, in una lista lunghissima con nomi e cognomi dei dipendenti letteralmente abbandonati al loro destino.

Non è finita qui, perché oltre ad aver lasciato in Ucraina uomini e donne, l’Osce avrebbe lasciato sul terreno decine e decine di veicoli blindati, oltre a computer colmi di piani di pattugliamento, report, mappe e materiale sensibile. Finito, va da sé, nelle tasche dei russi. L’Organizzazione ha replicato dicendo di essersi attenuta alle regole, respingendo accuse di impreparazione o improvvisazione. Per quanto riguarda il presunto abbandono degli ucraini, ha aggiunto la stessa Ocsce, la loro evacuazione sarebbe stata complicata dalla legge marziale imposta da Kiev (agli uomini di età compresa tra i 18 e i 60 anni è impedito l’espatrio), mentre altri avrebbero deciso di restare in Ucraina. Eppure queste spiegazioni non sembrano molto convincenti.

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