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	<title>Mosul Archives - InsideOver</title>
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	<title>Mosul Archives - InsideOver</title>
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		<title>Le mani su Mosul: la città delle eterne dispute</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/le-mani-su-mosul-la-citta-delle-eterne-dispute.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2019 05:05:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1066" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_5930228-e1572447927229.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mosul, Iraq (La presse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_5930228-e1572447927229.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_5930228-e1572447927229-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_5930228-e1572447927229-768x426.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_5930228-e1572447927229-1024x568.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mosul è il nome che gli antichi Arabi musulmani diedero a Ninive, capitale degli Assiri. E che questa città abbia una storia travagliata dalla notte dei tempi è facile capirlo dalla sua posizione geografica. Dopo la fine della Prima guerra mondiale nessuno, nelle burocrazie europee, si era preoccupato di definire il confine turco-iracheno generando quella &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/le-mani-su-mosul-la-citta-delle-eterne-dispute.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1066" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_5930228-e1572447927229.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mosul, Iraq (La presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_5930228-e1572447927229.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_5930228-e1572447927229-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_5930228-e1572447927229-768x426.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_5930228-e1572447927229-1024x568.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Mosul </strong>è il nome che gli antichi Arabi musulmani diedero a Ninive, capitale degli Assiri. E che questa città abbia una storia travagliata dalla notte dei tempi è facile capirlo dalla sua posizione geografica. Dopo la fine della Prima guerra mondiale nessuno, nelle burocrazie europee, si era preoccupato di definire il confine turco-iracheno generando quella che sarebbe diventata la &#8220;disputa di Mosul&#8221; tra Gran Bretagna e Turchia. La più grande difficoltà che la città ha dovuto affrontare negli anni è l’essenza stessa del mondo iracheno: la sua matrice tribale e lo scontro tra sunniti e sciiti. Lo aveva capito bene <strong>Saddam Hussein</strong>, anch&#8217;egli figlio di un clan, <em>deus ex machina</em> di un sistema di tribù satelliti dislocate nel Paese.</p>
<p>Tramontata l’era Saddam è stata la volta dell’Isis: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=i1pGJPMp9fY">le milizie dello Stato islamico hanno martoriato la città</a>: sono ancora impresse nelle nostre menti le immagini della distruzione di tesori come le mura dell’antica Ninive o la <strong>moschea di al-Nuri</strong>, dove proprio <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/tutti-i-segreti-di-al-baghdadi.html">Al Baghdadi si era autoproclamato Califfo</a>. Poi, la riconquista e altra distruzione.</p>
<h2>Il problema delle &#8220;dotazioni islamiche&#8221;</h2>
<p><a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/lo-stato-islamico-verso-la-caduta/mosul-libera-dallisis.html">Mosul è una città ridotta in macerie</a>. E mentre i suoi abitanti cercano di ricomporne i pezzi per ritornare ad una pseudo normalità, l’<strong>arcaica disputa tra sunniti e sciiti</strong> si riaccende, questa volta per stabilire possesso e possessori della città. Si tratta di proprietà che la comunità di Mosul gestisce da secoli e che utilizza per luoghi di culto, istruzione, assistenza sanitaria.</p>
<p>Le cosiddette dotazioni islamiche sono componenti chiave del campo religioso iracheno, a Mosul più che mai. In primo luogo, moschee, santuari e altri siti religiosi pubblici ma anche campi, terreni, proprietà. Il modo in cui sono governate e strutturate è essenziale nel plasmare e nel definire le posizioni e i ruoli relativi delle autorità religiose. Moschee e santuari sono i nodi chiave delle riunioni pubbliche, offrendo piattaforme per diffondere messaggi e affermarsi nel domino religioso. Spesso dispongono di strutture che possono essere utilizzate a fini commerciali o immobiliari e ricevono donazioni da pellegrini e filantropi, generando entrate stellari da reinvestire. Il terreno delle dotazioni islamiche ha visto una grande ristrutturazione dopo la caduta di Saddam nel 2003, che ha avuto un impatto sui ruoli e sulle posizioni delle autorità religiose: ha acutizzato le rivalità tra gli attori religiosi sunniti e ha favorito il consolidamento dell&#8217;<strong>autorità religiosa di Najaf</strong> nel campo sciita.</p>
<p>L’<strong>Ufficio iracheno delle dotazioni sunnite</strong> (Wafq) accusa da mesi gli sciiti di aver saccheggiato beni nell&#8217;area sunnita di Mosul rivendicando le proprietà di moschee, santuari, terre e mercati. Uno dei luoghi ad essere conteso è il mercato di Bala: qui i sunniti accusano gli affaristi sciiti per le loro mire sulla moschea e il santuario del profeta Yunus: come la maggior parte dei siti storici, la moschea di Yunus faceva parte di un pacchetto di siti dai quali ricavare entrate sotto forma di canoni; dopo la riconquista di Mosul, Baghdad avrebbe ceduto quest’area della città ai venditori che acquistano stand nell&#8217;antico mercato e che, a loro volta, affittano questi luoghi a nuovi venditori. Quest’operazione, più volte denunciata dai sunniti di Mosul, avverrebbe dietro intimidazioni armate e su quello che era un luogo simbolo dell’autonomia sunnita, oramai campeggia un cartello che ne sancisce la proprietà sciita.</p>
<p>Le contese sulle dotazioni erano iniziate nel 2003, quando il consiglio statunitense aveva abolito il <strong>ministero delle Dotazioni e degli Affari religiosi</strong>, arbitro fra le parti in campo. Quest’ultimo è stato poi sostituito da due agenzie (l’Oshe per gli sciiti e l’Ose per i sunniti) con il compito di gestire e stabilire cosa è di chi. Ma se vecchi contratti e attestazioni di proprietà decretano la gestione di questo o quel bene, sono gli spazi neutrali a trasformarsi in terreno di scontro. Battaglie che finiscono davanti ai tribunali locali e nazionali dove l’agenzia sciita sfrutta l’<em>escamotage</em> di rivendicare l’appartenenza di alcuni beni ad ordini Sufi: battaglie molto spesso vinte, in particolar modo a Mosul, dove i gruppi sciiti pretendono una gestione al 50%. Ed è in base a questo principio che hanno rilevato alcune moschee, l’antico cimitero di Abdelaal e alcune scuole storiche nella città vecchia. Altro stratagemma sciita è quello di appellarsi alla denominazione dei luoghi: secondo l’Oshe, quei siti, la cui denominazione è legata al culto della famiglia di Alì, cugino e genero di Maometto (l’unico vero successore del Profeta per gli sciiti), sarebbero di loro competenza: una motivazione pretestuosa poiché la toponomastica di un luogo non ne conferma o smentisce la proprietà.</p>
<h2>Le ragioni finanziarie dietro lo scontro sunniti-sciiti</h2>
<p><strong>Come è facilmente intuibile, la contesa di Mosul non è una mera questione religiosa</strong>. La maggior parte delle moschee storiche si trovano in aree commerciali e ad esse sono collegate centri commerciali, locali e garage che fruttano denaro all&#8217;istituzione o ai gruppi che le gestiscono. Così, mentre il sunnismo vive una crisi di identità ed autorità, il mondo sciita ha spinto sull&#8217;acceleratore. I funzionari Oshe si trovano a gestire milioni di pellegrini e a dover rinfocolare la memoria collettiva sciita. La legge del 2005, ribattezzata <strong>legge <em>‘atabat</em> </strong>(dal nome del complesso dei siti santi agli sciiti) ha rinforzato il potere giurisdizionale sciita sui luoghi sacri attraverso la nomina di segretari generali distrettuali le cui nomine sono sottoposte all&#8217;approvazione del <em>marji’yya</em>, la massima autorità nel mondo sciita.</p>
<p>Queste figure sono riuscite  a mantenersi autonome dallo stato iracheno, poiché foraggiate da grandi magnati nazionali e internazionali e dalla stessa comunità sciita, trasformandosi in vere autorità extra costituzionali. Nel giro di pochi anni le amministrazioni sciite sono emerse come entità potenti, procedendo verso grandi operazioni che si estendevano dell&#8217;ampliamento dei cortili dei santuari alla realizzazione di nuove strutture per i pellegrini, alla costruzione di nuovi ospedali, scuole e università. In tal modo, hanno parzialmente imitato il modello del <strong>Santuario dell’Imam Reza a Mashhad in Iran</strong>, gestito da una fondazione il cui attuale presidente è <strong>Ebrahim Raisi</strong>, nominato dal leader supremo Ali Khamenei e principale rivale di Hassan Rohuani nel 2017. Le amministrazioni <em>‘atabat</em> hanno beneficiato dello stato di esenzione fiscale e di altre agevolazioni che hanno permesso loro di intraprendere diversi progetti operanti nei settori alimentari, agricolo e nelle costruzioni.</p>
<p>Mosul rappresenta oggi le mille contraddizioni di quest’Iraq in evoluzione: l’impronta etno-confessionale sulla quale si è voluto premere in nome del pluralismo religioso, tribale e culturale ha fagocitato ogni tentativo di mediazione cozzando contro sacrosanti diritti di proprietà, tradizione e storia. E adesso che la guerre delle armi è finita (forse) ne sta per iniziare un&#8217;altra: quella della ricostruzione.</p>
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		<title>In Iraq si morirà (ancora) di bombe</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/in-iraq-si-morira-ancora-di-bombe.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Pavesi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2019 15:12:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[daesh]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[mine antiuomo]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/65935258_2053222858315127_3906403052134858752_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/65935258_2053222858315127_3906403052134858752_n.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/65935258_2053222858315127_3906403052134858752_n-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/65935258_2053222858315127_3906403052134858752_n-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/65935258_2053222858315127_3906403052134858752_n-1024x680.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono morti mentre lavoravano i campi. E a ucciderli sono state le esplosioni di alcune mine antiuomo, lasciate dagli uomini dello Stato islamico durante la sua ritirata. È accaduto nelle ultime due settimane, nelle campagne a nord di Mosul, in Iraq, dove a pagare il prezzo più alto della fine di vari conflitti, durati anni, è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-iraq-si-morira-ancora-di-bombe.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/65935258_2053222858315127_3906403052134858752_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/65935258_2053222858315127_3906403052134858752_n.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/65935258_2053222858315127_3906403052134858752_n-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/65935258_2053222858315127_3906403052134858752_n-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/65935258_2053222858315127_3906403052134858752_n-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sono morti mentre lavoravano i campi. E a ucciderli sono state le esplosioni di alcune <strong>mine antiuomo</strong>, lasciate dagli uomini dello <strong>Stato islamico</strong> durante la sua ritirata. È accaduto nelle ultime due settimane, nelle campagne a nord di <strong>Mosul</strong>, in Iraq, dove a pagare il prezzo più alto della fine di vari conflitti, durati anni, è la popolazione civile.</p>
<p>Secondo quanto riportato da<em><a href="https://www.internazionale.it/opinione/zuhair-al-jezairy/2019/07/01/iraq-bombe-mine" target="_blank" rel="noopener"> Internazionale</a></em>, uno dei due contadini uccisi stava lavorando al suo raccolto insieme al figlio, rimasto ferito alla testa nel tentativo di aiutare il padre, deceduto poco dopo. In quel luogo, nel 2017, l&#8217;esercito iracheno, insieme ai combattenti curdi e con il sostegno di una coalizione internazionale guidata dagli <strong>Stati Uniti</strong>, ha liberato la regione e le aree nord-occidentali del Paese dall&#8217;occupazione di Daesh, che durava dal 2014.</p>
<h2>L&#8217;eredità &#8220;esplosiva&#8221;</h2>
<p>Secondo quanto riportato da <em><a href="https://www.voanews.com/world-news/middle-east-dont-use/un-clearing-iraqs-mosul-explosives-take-decades" target="_blank" rel="noopener">Voice of America</a></em>, per le <strong>Nazioni Unite</strong>, sotto terra e nelle zone circostanti ci sarebbero circa <strong>un milione e 700mila ordigni</strong>. Inesplosi e molto pericolosi. La maggior parte di queste<strong> bombe</strong> sarebbero rimaste lì dopo gli otto anni di guerra tra Baghdad e Teheran, ma nei tre anni di conflitto con lo Stato islamico, dal 2014 al 2017, anche gli uomini del Califfato ne avrebbero piazzate tante.</p>
<h2>Un lungo lavoro di bonifica</h2>
<p>L&#8217;Unmas, il servizio che si occupa di monitorare le mine antiuomo dell&#8217;ONU, stima che potrebbero volerci dieci anni per liberare Mosul e, in generale, l&#8217;Iraq dal materiale esplosivo distribuito, nel tempo, nei suoi territori. Il capo del programma Unmas in Iraq, <strong>Pehr Lodhammer</strong>, ha spiegato la necessità di bonificare le zone prima che la popolazione possa tornare a vivere quei luoghi. Le operazioni di risanamento sono iniziate nell&#8217;autunno del 2017: secondo Lodhammer sarebbero stati rimossi 7,6 milioni di tonnellate di detriti dei combattimenti contenenti diversi ordigni esplosivi e, lo scorso anno, a essere portati via sono stati 17mila bombe, tra cui 2mila congegni improvvisati, come <strong>782 cinture suicide</strong>.</p>
<h2>I metodi rudimentali</h2>
<p>Negli ultimi mesi, gli abitanti che vivono nei villaggi a nord di Mosul hanno assistito all&#8217;esplosione di un&#8217;altra bomba, detonata a causa delle <strong>alte temperature</strong>. Accade di frequente, però, che la popolazione locale utilizzi metodi rudimentali per trovare gli ordigni nascosti tra il verde della flora e la terra dei campi. In molti provano a usare soltanto alcuni ramoscelli, esponendosi così rischio concreto di ferirsi gravemente o di perdere la vita.</p>
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		<title>Il contributo italiano alla battaglia di Mosul</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/il-contributo-italiano-alla-battaglia-di-mosul</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 08:46:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq26.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq26.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq26-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Le operazioni nella provincia di Ninive per liberare Mosul dalla presenza dello Stato Islamico, "stanno proseguendo bene su tutte le direttrici", ha dichiarato giovedì il premier iracheno, Haider al Abadi, mentre le milizie curde Peshmerga annunciavano di aver assunto il controllo totale di Baashiqa, un villaggio che si trova poche decine di chilometri a nord-est di Mosul, per più di due anni sotto controllo dei jihadisti. Ma i successi dei Peshmerga, protagonisti, assieme all’esercito iracheno, di queste prime settimane di offensiva per strappare Mosul all’Isis, sono anche merito del contingente italiano in Iraq, guidato dal generale Angelo Michele Ristuccia. I militari del contingente italiano, inquadrato nell'Operazione Prima Parthica, hanno addestrato, infatti, migliaia di uomini e donne delle forze curde e irachene. E il loro lavoro sarà determinante anche una volta sconfitto l’Isis, per il mantenimento della stabilità locale e regionale. Il generale Ristuccia, in collegamento telefonico da Erbil, ha spiegato a Gli Occhi della Guerra, come il nostro Paese sta contribuendo alla liberazione della roccaforte irachena del Califfato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/il-contributo-italiano-alla-battaglia-di-mosul">Il contributo italiano alla battaglia di Mosul</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq26.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq26.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq26-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Le operazioni nella provincia di Ninive per liberare Mosul dalla presenza dello Stato Islamico, &#8220;stanno proseguendo bene su tutte le direttrici&#8221;, ha dichiarato giovedì il premier iracheno, Haider al Abadi, mentre le milizie curde Peshmerga annunciavano di aver assunto il controllo totale di Baashiqa, un villaggio che si trova poche decine di chilometri a nord-est di Mosul, per più di due anni sotto controllo dei jihadisti. Ma i successi dei Peshmerga, protagonisti, assieme all’esercito iracheno, di queste prime settimane di offensiva per strappare Mosul all’Isis, sono anche merito del contingente italiano in Iraq, guidato dal generale Angelo Michele Ristuccia. I militari del contingente italiano, inquadrato nell&#8217;Operazione Prima Parthica, hanno addestrato, infatti, migliaia di uomini e donne delle forze curde e irachene. E il loro lavoro sarà determinante anche una volta sconfitto l’Isis, per il mantenimento della stabilità locale e regionale. Il generale Ristuccia, in collegamento telefonico da Erbil, ha spiegato a Gli Occhi della Guerra, come il nostro Paese sta contribuendo alla liberazione della roccaforte irachena del Califfato.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/il-contributo-italiano-alla-battaglia-di-mosul">Il contributo italiano alla battaglia di Mosul</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Verso la moschea del Califfo</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/verso-la-moschea-del-califfo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 08:36:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq24.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq24.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq24-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>"Daesh kaputt, Daesh kaputt”, lo Stato islamico è finito, urla un soldato iracheno facendo con la mano il segno della gola tagliata. I corpi speciali iracheni sono avanzati oltre il ponte Huria, il terzo sul Tigri afflosciato dai bombardamenti. Dall’altra parte del fiume, nella parte est della città, già liberata, si staglia la grande moschea voluta da Saddam. L’incrocio dove è arrivata l’avanzata sembra uscito da una scena da film sull’assedio di Stalingrado. La strada è lastricata di macerie ed i palazzi sono scarnificati dai combattimenti. Il carro armato che presiede l’incrocio tira una raffica di cannonate verso un nido di cecchini delle bandiere nere, poche centinaia di metri più in là. Un blindato è già stato centrato da un tiratore scelto dello Stato islamico.  Gli “Scorpioni”, i corpi speciali della divisione di reazione rapida irachena, che da una settimana stanno avanzando a Mosul ovest sono arrivati ad un solo chilometro dalla moschea Al Nuri. Un luogo simbolo dove dove Abu Bakr Al Baghdadi ha proclamato il Califfato nel luglio del 2014.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/verso-la-moschea-del-califfo">Verso la moschea del Califfo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq24.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq24.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq24-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>&#8220;Daesh kaputt, Daesh kaputt”, lo Stato islamico è finito, urla un soldato iracheno facendo con la mano il segno della gola tagliata. I corpi speciali iracheni sono avanzati oltre il ponte Huria, il terzo sul Tigri afflosciato dai bombardamenti. Dall’altra parte del fiume, nella parte est della città, già liberata, si staglia la grande moschea voluta da Saddam. L’incrocio dove è arrivata l’avanzata sembra uscito da una scena da film sull’assedio di Stalingrado. La strada è lastricata di macerie ed i palazzi sono scarnificati dai combattimenti. Il carro armato che presiede l’incrocio tira una raffica di cannonate verso un nido di cecchini delle bandiere nere, poche centinaia di metri più in là. Un blindato è già stato centrato da un tiratore scelto dello Stato islamico. Gli “Scorpioni”, i corpi speciali della divisione di reazione rapida irachena, che da una settimana stanno avanzando a Mosul ovest sono arrivati ad un solo chilometro dalla moschea Al Nuri. Un luogo simbolo dove dove Abu Bakr Al Baghdadi ha proclamato il Califfato nel luglio del 2014.</span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>I kamikaze si fanno esplodere a Mosul</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/i-kamikaze-si-fanno-esplodere-a-mosul</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 08:28:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Kamikaze]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1243" height="665" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq22.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq22.jpg 1243w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq22-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq22-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq22-1024x548.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1243px) 100vw, 1243px" /></p>
<p>Mosul. Il minareto che pende dalla moschea Al Nuri spicca fra le colonne di fumo della battaglia per conquistare il luogo simbolo di Mosul ovest dove Abu Bakr al Baghdadi proclamò il Califfato nel 2014. Gli elicotteri lanciano dal cielo una gragnola di colpi. Le truppe speciali - gli "Scorpioni" addestrati dagli italiani - avanzano metro per metro all'ingresso della città vecchia, diventata ormai un dedalo mortale di viuzze. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1243" height="665" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq22.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq22.jpg 1243w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq22-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq22-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq22-1024x548.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1243px) 100vw, 1243px" /></p><p><span>Mosul. Il minareto che pende dalla moschea Al Nuri spicca fra le colonne di fumo della battaglia per conquistare il luogo simbolo di Mosul ovest dove Abu Bakr al Baghdadi proclamò il Califfato nel 2014. Gli elicotteri lanciano dal cielo una gragnola di colpi. Le truppe speciali &#8211; gli &#8220;Scorpioni&#8221; addestrati dagli italiani &#8211; avanzano metro per metro all&#8217;ingresso della città vecchia, diventata ormai un dedalo mortale di viuzze. </span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;esercito iracheno circonda la moschea Al Nuri</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/lesercito-iracheno-circonda-la-moschea-al-nuri</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 08:23:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq21.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq21.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq21-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>MOSUL OVEST - La palla di fuoco rossa esplode verso il cielo per un centinaio di metri. Il boato e lo spostamento d’aria ci investono, come il soffio della morte. Il kamikaze al volante della macchina minata si è fatto esplodere ad un paio di isolati di distanza. Dal fuoristrada osserviamo la scena con terrore. Pochi minuti prima gli agenti della polizia federale si erano messi ad urlare “tre autobombe in arrivo" facendoci salire in fretta e furia sui mezzi per partire a tutta velocità. Nella battaglia di Mosul le bandiere nere lanciano i loro arieti suicidi nel disperato tentativo di fermare l’offensiva delle truppe irachene</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq21.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq21.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq21-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>MOSUL OVEST &#8211; La palla di fuoco rossa esplode verso il cielo per un centinaio di metri. Il boato e lo spostamento d’aria ci investono, come il soffio della morte. Il kamikaze al volante della macchina minata si è fatto esplodere ad un paio di isolati di distanza. Dal fuoristrada osserviamo la scena con terrore. Pochi minuti prima gli agenti della polizia federale si erano messi ad urlare “tre autobombe in arrivo&#8221; facendoci salire in fretta e furia sui mezzi per partire a tutta velocità. Nella battaglia di Mosul le bandiere nere lanciano i loro arieti suicidi nel disperato tentativo di fermare l’offensiva delle truppe irachene</span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Pozzi di petrolio in fiamme</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/pozzi-di-petrolio-in-fiamme</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 08:14:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1270" height="643" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19.jpg 1270w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19-768x389.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19-1024x518.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1270px) 100vw, 1270px" /></p>
<p>Il fumo appare già a molti chilometri di distanza. Più ci si avvicina, più sembra una scena da film. Una nuvola di colore grigio scuro, quasi nero, sovrasta la cittadina di Qayyara, a circa 70 chilometri a sud di Mosul, liberata ad agosto dalle forze irachene. La riconquista di Qayyara è stata molto importante per due ragioni: ha aperto le porte alla riconquista della "capitale" irachena del Califfato, e soprattutto, ha permesso a Baghdad di impossessarsi nuovamente degli importanti giacimenti di petrolio che rendono celebre questa cittadina e che, secondo diverse stime, producono un ricavo di circa 1 milione di dollari al giorno. Lo Stato islamico, dopo aver perso terreno, ha completamente distrutto i 13 pozzi, lasciandoli inagibili. Ancora oggi, a tanti mesi dalla liberazione, questi pozzi rappresentano più un costo che un ricavo per Baghdad.</p>
<p>Montaggio di Roberto Di Matteo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1270" height="643" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19.jpg 1270w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19-768x389.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq19-1024x518.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1270px) 100vw, 1270px" /></p><p><span>Il fumo appare già a molti chilometri di distanza. Più ci si avvicina, più sembra una scena da film. Una nuvola di colore grigio scuro, quasi nero, sovrasta la cittadina di Qayyara, a circa 70 chilometri a sud di Mosul, liberata ad agosto dalle forze irachene. La riconquista di Qayyara è stata molto importante per due ragioni: ha aperto le porte alla riconquista della &#8220;capitale&#8221; irachena del Califfato, e soprattutto, ha permesso a Baghdad di impossessarsi nuovamente degli importanti giacimenti di petrolio che rendono celebre questa cittadina e che, secondo diverse stime, producono un ricavo di circa 1 milione di dollari al giorno. Lo Stato islamico, dopo aver perso terreno, ha completamente distrutto i 13 pozzi, lasciandoli inagibili. Ancora oggi, a tanti mesi dalla liberazione, questi pozzi rappresentano più un costo che un ricavo per Baghdad.</span></p>
<p>Montaggio di Roberto Di Matteo</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La propaganda dell&#8217;Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/la-propaganda-dellisis</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 08:11:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq18.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq18.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq18-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Vivere due anni e mezzo sotto un regime di terrore non è cosa da poco. In un periodo così lungo è possibile cambiare molte cose. Ed è quello che ha tentato di fare lo Stato islamico: attraverso una campagna di propaganda ha cercato di inculcare alle persone la sua ideologia, creata su principi storici ma anche basata su semplice fanatismo.</p>
<p>Montaggio di Roberto Di Matteo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq18.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq18.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq18-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Vivere due anni e mezzo sotto un regime di terrore non è cosa da poco. In un periodo così lungo è possibile cambiare molte cose. Ed è quello che ha tentato di fare lo Stato islamico: attraverso una campagna di propaganda ha cercato di inculcare alle persone la sua ideologia, creata su principi storici ma anche basata su semplice fanatismo. </span></p>
<p>Montaggio di Roberto Di Matteo</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/la-propaganda-dellisis">La propaganda dell&#8217;Isis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le trincee mobili nel deserto iracheno</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/le-trincee-mobili-nel-deserto-iracheno</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 08:06:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraqdeserto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraqdeserto.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraqdeserto-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>La collina di al-Houthi sorge in mezzo ad una pianura a circa una decina di chilometri a ovest di Tal Afar (uno dei principali poli dell’Iraq settentrionale ancora controllati dal Califfato). Dall’alto si possono vedere tutte le zone controllate da Daesh ed è per questo che la collina di al-Houti ha un’importanza strategica. A pochi chilometri da essa, passa la strada che collega la frontiera siriana a Mosul e che rappresenta quindi un'importante via di rifornimento dei terroristi. “Cercheranno di combattere fino alla fine per quella strada, ma non ce la faranno” dice Ammar, comandante del “War Media Team” di al-Hashd al-Shaabi (dall’arabo, Forze di mobilitazione popolare).</p>
<p>Montaggio di Roberto Di Matteo</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/le-trincee-mobili-nel-deserto-iracheno">Le trincee mobili nel deserto iracheno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraqdeserto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraqdeserto.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraqdeserto-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>La collina di al-Houthi sorge in mezzo ad una pianura a circa una decina di chilometri a ovest di Tal Afar (uno dei principali poli dell’Iraq settentrionale ancora controllati dal Califfato). Dall’alto si possono vedere tutte le zone controllate da Daesh ed è per questo che la collina di al-Houti ha un’importanza strategica. A pochi chilometri da essa, passa la strada che collega la frontiera siriana a Mosul e che rappresenta quindi un&#8217;importante via di rifornimento dei terroristi. “Cercheranno di combattere fino alla fine per quella strada, ma non ce la faranno” dice Ammar, comandante del “War Media Team” di al-Hashd al-Shaabi (dall’arabo, Forze di mobilitazione popolare). </span></p>
<p>Montaggio di Roberto Di Matteo</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/le-trincee-mobili-nel-deserto-iracheno">Le trincee mobili nel deserto iracheno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le ultime ore di Mosul</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/le-ultime-ore-di-mosul-2</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 08:01:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?post_type=video&#038;p=201100</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq16.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq16.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq16-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>I proiettili sibilano sopra le nostre teste o rimbalzano impazziti sulle macerie nell’ultima, feroce battaglia che ha liberato Mosul, la “capitale” del Califfato in Iraq. Il generale Shaker Jawdat, capo della polizia federale irachena, ha annunciato ieri la conquista della città vecchia nella zona ovest. L’ultimo bastione jihadista, dove, in realtà, rimangono ancora cellule e sacche di irriducibili, ma le bandiere nere sono oramai sconfitte. Nonostante lo Stato islamico abbia risposto che i suoi uomini continueranno a combattere fino alla morte. E così è stato durante la battaglia finale di venerdì nella parte antica di Mosul. Il paesaggio nella città vecchia, ultimo ridotta dello Stato islamico, è lunare: le case, una attaccata all’altra sono sventrate, annerite delle fiamme o fatte a pezzi dagli attacchi aerei, dopo 9 mesi di furiosi scontri. Le raffiche di mitragliatrice degli ultimi jihadisti di Mosul sono rabbiose, ma è al fruscio della morte che non ti abitui. L’artiglieria tuona da chilometri di distanza. Quando il colpo arriva sopra le nostre teste fendendo l’aria, come una sciabola sguainata, sembra sempre che ti piombi addosso. Pochi secondi dopo la granata  esplode sulle postazioni delle bandiere nere con un pauroso boato. Un manipolo di 200 miliziani votati alla morte era asserragliato, con le unghie e con i denti, in un fazzoletto dell’antica Mosul. I seguaci del Califfo, completamente circondati e con alle spalle il fiume Tigri hanno continuato a combattere senza speranza. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq16.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq16.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq16-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>I proiettili sibilano sopra le nostre teste o rimbalzano impazziti sulle macerie nell’ultima, feroce battaglia che ha liberato Mosul, la “capitale” del Califfato in Iraq. Il generale Shaker Jawdat, capo della polizia federale irachena, ha annunciato ieri la conquista della città vecchia nella zona ovest. L’ultimo bastione jihadista, dove, in realtà, rimangono ancora cellule e sacche di irriducibili, ma le bandiere nere sono oramai sconfitte. Nonostante lo Stato islamico abbia risposto che i suoi uomini continueranno a combattere fino alla morte. E così è stato durante la battaglia finale di venerdì nella parte antica di Mosul. Il paesaggio nella città vecchia, ultimo ridotta dello Stato islamico, è lunare: le case, una attaccata all’altra sono sventrate, annerite delle fiamme o fatte a pezzi dagli attacchi aerei, dopo 9 mesi di furiosi scontri. Le raffiche di mitragliatrice degli ultimi jihadisti di Mosul sono rabbiose, ma è al fruscio della morte che non ti abitui. L’artiglieria tuona da chilometri di distanza. Quando il colpo arriva sopra le nostre teste fendendo l’aria, come una sciabola sguainata, sembra sempre che ti piombi addosso. Pochi secondi dopo la granata esplode sulle postazioni delle bandiere nere con un pauroso boato. Un manipolo di 200 miliziani votati alla morte era asserragliato, con le unghie e con i denti, in un fazzoletto dell’antica Mosul. I seguaci del Califfo, completamente circondati e con alle spalle il fiume Tigri hanno continuato a combattere senza speranza. </span></p>
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