Sono morti mentre lavoravano i campi. E a ucciderli sono state le esplosioni di alcune mine antiuomo, lasciate dagli uomini dello Stato islamico durante la sua ritirata. È accaduto nelle ultime due settimane, nelle campagne a nord di Mosul, in Iraq, dove a pagare il prezzo più alto della fine di vari conflitti, durati anni, è la popolazione civile.

Secondo quanto riportato da Internazionale, uno dei due contadini uccisi stava lavorando al suo raccolto insieme al figlio, rimasto ferito alla testa nel tentativo di aiutare il padre, deceduto poco dopo. In quel luogo, nel 2017, l’esercito iracheno, insieme ai combattenti curdi e con il sostegno di una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, ha liberato la regione e le aree nord-occidentali del Paese dall’occupazione di Daesh, che durava dal 2014.

L’eredità “esplosiva”

Secondo quanto riportato da Voice of America, per le Nazioni Unite, sotto terra e nelle zone circostanti ci sarebbero circa un milione e 700mila ordigni. Inesplosi e molto pericolosi. La maggior parte di queste bombe sarebbero rimaste lì dopo gli otto anni di guerra tra Baghdad e Teheran, ma nei tre anni di conflitto con lo Stato islamico, dal 2014 al 2017, anche gli uomini del Califfato ne avrebbero piazzate tante.

Un lungo lavoro di bonifica

L’Unmas, il servizio che si occupa di monitorare le mine antiuomo dell’ONU, stima che potrebbero volerci dieci anni per liberare Mosul e, in generale, l’Iraq dal materiale esplosivo distribuito, nel tempo, nei suoi territori. Il capo del programma Unmas in Iraq, Pehr Lodhammer, ha spiegato la necessità di bonificare le zone prima che la popolazione possa tornare a vivere quei luoghi. Le operazioni di risanamento sono iniziate nell’autunno del 2017: secondo Lodhammer sarebbero stati rimossi 7,6 milioni di tonnellate di detriti dei combattimenti contenenti diversi ordigni esplosivi e, lo scorso anno, a essere portati via sono stati 17mila bombe, tra cui 2mila congegni improvvisati, come 782 cinture suicide.

I metodi rudimentali

Negli ultimi mesi, gli abitanti che vivono nei villaggi a nord di Mosul hanno assistito all’esplosione di un’altra bomba, detonata a causa delle alte temperature. Accade di frequente, però, che la popolazione locale utilizzi metodi rudimentali per trovare gli ordigni nascosti tra il verde della flora e la terra dei campi. In molti provano a usare soltanto alcuni ramoscelli, esponendosi così rischio concreto di ferirsi gravemente o di perdere la vita.

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